L’errore umano nell’epoca dell’IA

Smascherare articoli e post scritti dall’Intelligenza artificiale è diventato sui social uno sport molto praticato: le bolle dei cosiddetti “intelligenti” esondano di sarcastici «la prossima volta scrivilo tu», «puzza di IA lontano un miglio», «ora prova a dirlo con parole tue». È ormai talmente facile accorgersi quando un post è stato scritto da Claude, da ChatGPT, da Gemini, da Grok, da Copilot o dalle altre numerose opzioni proposte dal pensiero sintetico dei grandi player tech che soltanto pochi irriducibili ingenui cadono nel trabocchetto. Ma sono sempre loro a credersi più furbi delle macchine e, infatti, come rileva un articolo uscito recentemente sul Wall Street Journal (“Writers Are Going to Extremes to Prove They Didn’t Use AI“, 8 maggio 2026), si ingegnano ora a trovare modi per non essere scoperti o per non essere tacciati di ricorrere al bot: per esempio inseriscono nei testi che spediscono al caporedattore o all’editor errori di grammatica o di punteggiatura: sarebbe la prova che il testo che hanno inviato non è stato scritto da una IA perché, si sa, le macchine non fanno errori.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Le icone delle app di IA (Ansa).

L’attualità degli esperimenti di Turing e Searle

Nel 1950 il logico matematico Alan Turing propose un test nel suo saggio, uscito sulla rivista Mind, “Computing Machinery and Intelligence” (Oxford University Press): un giudice umano conversa per iscritto con due interlocutori, uno umano e uno macchina. Se non riesce a distinguerli con affidabilità, la macchina ha “superato” il test. La domanda originale non era: «Le macchine pensano?», che Turing considerava troppo vaga, ma se una macchina riesce a riprodurre, in termini operativi e comportamentali, il linguaggio umano. Nel 1980 John Searle (Denver, 1932), filosofo del linguaggio, si spinse più avanti. Immaginò una persona chiusa in una stanza. Questa persona non conosce il cinese ma le vengono passati sotto la porta dei foglietti con simboli cinesi (le domande). Lei dispone di un manuale di regole: «Se vedi questo simbolo, rispondi con quest’altro simbolo». Seguendo meccanicamente le regole, produce risposte in cinese perfettamente sensate. Chi è fuori dalla stanza è convinto di parlare con qualcuno che capisce il cinese. Ma la persona non capisce nulla, manipola simboli secondo regole sintattiche senza alcuna comprensione semantica. Secondo Searle, questo è esattamente ciò che fa un computer: sintassi senza semantica, elaborazione senza comprensione. Le obiezioni non mancarono. La più nota è la systems reply: forse la singola persona non capisce, ma il sistema nel suo insieme – persona più manuale più stanza – capisce. Searle la respinse, ma il dibattito non si è mai chiuso davvero ed è rimasto uno degli esperimenti mentali più discussi della filosofia analitica del Novecento: nell’era dei grandi modelli linguistici, sembra più attuale che mai.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Un’immagine di Alan Turing (Ansa).

Il grande paradosso: l’uomo simula l’imperfezione umana

Il paradosso è che chi scrive oggi usando il suo cervello deve trovare il modo di sembrare più umano di una macchina addestrata ad imitarlo alla perfezione. Nel Libro degli errori Gianni Rodari ci conferma che gli errori fanno parte della natura umana, il grande scrittore sosteneva che gli errori non stanno nelle parole ma nelle cose – i veri errori, dai quali dovremmo liberarci, sono la guerra, il razzismo, l’ingiustizia, non le parole che li designano – ma chi inserisce deliberatamente degli errori in un testo generato da un’IA, non usa l’errore per liberarsi della grammatica ma per simulare l’imperfezione umana, per nascondersi dietro di essa. Usa l’errore come un travestimento e il paradosso è raffinato: Claude e Copilot scrivono “troppo” bene e proprio questa perfezione sintattica le tradisce.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Un frame di un filmato di Gianni Rodari (Ansa).

L’errore, per secoli considerato segno di debolezza umana, diventa un certificato di autenticità, la prova che dietro a un testo scritto c’è una persona invece di una macchina. Rodari voleva che i bambini imparassero divertendosi. Noi adulti impariamo oggi a fingerci umani sbagliando apposta. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo simulare i nostri difetti per dimostrare di esistere e non è un problema di grammatica, è un problema profondo di identità. Le macchine vincono quando cominciamo a imitarle, e noi perdiamo quando dobbiamo esasperare un tratto fallace, l’imperfezione, per distanziarci da loro, per dimostrare di essere ancora umani.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?

Gli editori di quotidiani hanno sempre avuto un po’ il complesso di inferiorità nei confronti della televisione. E perciò, quando la tecnologia digitale ha abbattuto le barriere all’ingresso, ci si sono spesso buttati. Picchiandoci però frequentemente la testa. Ed è quello che potrebbe succedere di nuovo.

Crisi immediate, agonie e chiusure definitive

Ancora viene ricordato, per esempio, il bagno di sangue di 24ore.tv, canale televisivo de Il Sole 24 Ore che Confindustria fece debuttare nell’aprile 2001 sul digitale terrestre, con palinsesto ricco e investimenti importanti. Crisi quasi immediata, agonia durata qualche stagione, chiusura definitiva al termine del 2006.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il vecchio logo di 24ore.tv.

Repubblica radio Tv dove scalpitavano Zucconi e Giannini

Nel frattempo, il 10 aprile 2006, esattamente 20 anni fa, nasceva Repubblica radio Tv. Un canale televisivo che si vedeva al 50 del digitale terrestre, e nel cui palinsesto, due ore al giorno in replica a nastro, esondavano Vittorio Zucconi e l’ambizioso Massimo Giannini, talk su talk. Nel novembre 2011 il canale cambiava nome: solo Repubblica tv. E nel 2013 chiudeva i battenti, per mancanza di pubblico e di risorse, sostituito da LaEffe tv (canale di Feltrinelli, anch’esso con vita breve).

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?

Quel progetto di Warner Bros Discovery poi andato in fumo

Nel 2024, quando Warner Bros Discovery sembrava ancora avere grandi ambizioni di broadcaster generalista televisivo, tra Fabio Fazio, Maurizio Crozza e Amadeus, erano corse voci di un’operazione Cnn (marchio internazionale del gruppo WBD) in Italia: o con pezzi di palinsesto brandizzati Cnn su Nove, oppure con l’acquisizione di La7. Avrebbe dovuto essere coinvolto pure Enrico Mentana. Tutto si risolse, però, in tanto fumo e niente arrosto. E nulla accadde.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il logo di Warner (Ansa).

Il difficile equilibrio economico-finanziario dei canali all-news

Soprattutto perché in Italia ci sono già tre canali all-news – Rai News, Tgcom, SkyTg24 – e poi una radio di news col video, ossia La7. Il panorama, quindi, sembra già piuttosto affollato, con il dilemma di una rete all-news che, per definizione, fa fatica ad andare in equilibrio economico-finanziario, e acquisisce senso o in offerte pay o in grandi gruppi come Rai o Mediaset.

I giornalisti e la smania di andare in video…

Ma, si sa, editori e giornalisti, cioè gli esseri più vanitosi del Pianeta, impazziscono per andare in video. Dal 19 giugno 2025 in Confindustria ci hanno riprovato, col lancio di Radio 24-IlSole24oreTv, disponibile sul digitale terrestre al canale 246. È passato quasi un anno e, a dire il vero, in pochi se ne sono accorti.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il Sole 24 Ore Tv.

Ora nella nuova Gedi alla greca targata Antenna group (in cui comincia a rotolare qualche testa…) c’è voglia di un ritorno di qualcosa di simile a Repubblica tv, però targata Cnn che fa più figo, stringendo una collaborazione con WBD, proprietaria del brand. Perché i nuovi azionisti di Gedi ritengono che in un’offerta complessiva di contenuto crossmediale, oltre alla radio, a Repubblica e alla sua proposta video e assieme al resto degli asset, ce ne debba essere una di tipo televisivo tarata sull’informazione.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).

Questa nuova piattaforma informativa, con la parte video preponderante, dovrebbe essere distribuita in primis su Dazn dall’11 giugno, in concomitanza con il debutto del Mondiale di calcio americano trasmesso integralmente dalla piattaforma in streaming.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Urbano Cairo (foto Imagoeconomica).

Cairo aspetta sul fiume, in attesa di occasioni

Una sorta di sperimentazione, prima di arrivare alla fase due, cioè il lancio di un canale televisivo sul digitale terrestre, approfittando di uno slot su Persidera che dovrebbe essere lasciato libero da Warner Bros Discovery Italia, in fase di razionalizzazione del suo portfolio canali. Immaginiamo già le folle di telespettatori adoranti. Nel frattempo Urbano Cairo, che tanti corteggiano per La7 ma che non vende a nessuno, guarda sornione. E aspetta sul fiume, in attesa di qualche buona occasione. Magari proprio a Repubblica.