{"id":2000,"date":"2019-11-24T08:00:57","date_gmt":"2019-11-24T08:00:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=925371"},"modified":"2019-11-24T08:00:57","modified_gmt":"2019-11-24T08:00:57","slug":"dietro-la-violenza-sulle-donne-ci-sono-troppe-madri-sbagliate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=2000","title":{"rendered":"Dietro la violenza sulle donne ci sono troppe madri sbagliate"},"content":{"rendered":"<p>In tante famiglie l\u2019educazione viene differenziata per genere. L\u00ec si piantano i semi del senso di superiorit\u00e0 e si rafforzano i geni dell\u2019egoismo e del senso di possesso. I Telefoni Rosa arrivano, purtroppo, quando il danno \u00e8 irrimediabile. <\/p>\n<p>Per tutta la giornata di venerd\u00ec e di sabato, nelle lounge di <strong>Italo <\/strong>di <strong>Napoli, Roma Termini e Milano Centrale<\/strong>, si sono alternate professioniste, attrici e volti noti a vario titolo per posare a favore di<strong> Telefono Rosa<\/strong>: le immagini verranno diffuse sui social il 25 novembre, in occasione della&nbsp;Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della <strong>violenza contro le donne<\/strong>,&nbsp;per accompagnare il lancio di una campagna di raccolta fondi e <strong>sensibilizzazione <\/strong>che durer\u00e0 tutta la settimana. Con il&nbsp;contributo raccolto, dice la comunicazione che sostiene l\u2019iniziativa, \u00abTelefono Rosa potr\u00e0 dare la possibilit\u00e0 alle donne di poter vivere al sicuro nelle case rifugio e ai loro bambini di crescere senza violenza\u00bb. Tutto corretto, giusto, condivisibile. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"videoContainer video-p-movingup\" data-idp=\"5dd7eb1dbe727f3df23d750c\" class=\"wp-block-dgt-mup-video\"><script src=\"https:\/\/cdn.movingplay.it\/video\/lettera43\/player\/letteraplayer.load.min.js?idp=5dd7eb1dbe727f3df23d750c&amp;vid=8b9b94ddf3049e5a5ccd9591194e2491&amp;autoplay=1&amp;mute=0&amp;popupholder=1&amp;ima=1&amp;opt=1\" async><\/script><div id=\"mov-5dd7eb1dbe727f3df23d750c\" class=\"movingplayer\"><\/div><\/div>\n\n\n\n<p>In queste ore, qualunque quotidiano, cartaceo o online, ha portato in prima pagina <a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"i dati pi\u00f9 recenti disponibili (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/violenza-sulle-donne-femminicidio\/\" >i <\/a><strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"i dati pi\u00f9 recenti disponibili (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/violenza-sulle-donne-femminicidio\/\" >dati pi\u00f9 recenti <\/a><\/strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"i dati pi\u00f9 recenti disponibili (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/violenza-sulle-donne-femminicidio\/\" >disponibili<\/a> sulla violenza inflitta alle donne. Tutti, segnalano un\u2019escalation, un anno dopo l\u2019altro, una giornata dopo l\u2019altra (ogni 15 minuti, dicono, una donna subisce una qualche forma di violenza), e la prima domanda che ci facciamo tutti, da anni, \u00e8 se questi numeri indichino davvero una <strong>tendenza in aumento<\/strong>, nonostante le campagne di sensibilizzazione che crescono a loro volta, o se le violenze siano state sempre le stesse negli ultimi secoli, endemiche al patriarcato (una orribile, costante percentuale di schiaffi, pugni, coltellate, bruciature, pressioni psicologiche e ricatti economici che, come abbiamo avuto spesso modo di scrivere in questo spazio, sono la prima, grande arma a cui gli uomini fanno ricorso per assoggettare le proprie vittime) e che solo oggi trovino, almeno in parte, il coraggio di venire alla luce. Ce ne \u00e8 venuto, fortissimo, il dubbio, di fronte alle radiografie che <strong>Maria Grazia Vantadori<\/strong>, chirurga e referente Casd presso il Pronto Soccorso dell\u2019Ospedale san Carlo di Milano, ha portato in mostra per <strong>Pangea onlus <\/strong>come la pi\u00f9 sconvolgente, fattuale delle denunce. <\/p>\n\n\n\n<h2>NON SI PARLI DI &#8220;AMORE MALATO&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p>I <strong>nastrini rosa<\/strong>, il simbolo della conchiglia sono infatti tutte cose bellissime, poetiche ed evocative, soprattutto se aiutano a raccogliere denaro per aiutare le case famiglia che ospitano le donne in fuga; ma essere messi di fronte ai raggi X di polsi fratturati, nasi schiacciati, di un coltello fra le vertebre dorsali, lascia intendere, senza fraintendimenti, che questi non sono casi di \u201c<strong>amore malato<\/strong>\u201d, secondo il pi\u00f9 trito e il pi\u00f9 sbagliato lessico a cui noi giornalisti facciamo ricorso: sono tentativi, fin troppo spesso riusciti, di <strong>omicidio<\/strong>. Il modo in cui si forma questo desiderio di uccidere, di fare del male, di sfogare la propria violenza, di dimostrare la propria presunta <strong>superiorit\u00e0<\/strong>, fosse anche solo nel possesso, resta in buona parte da indagare, anche se, come abbiamo avuto sempre modo di scrivere in questo spazio, le donne stesse vi contribuiscono in maniera determinante. Ne abbiamo avuto un\u2019ennesima prova salendo sul treno che ci portava da Roma a Firenze dopo il passaggio in saletta per testimoniare a favore di Telefono Rosa. <\/p>\n\n\n\n<h2>SE I DOVERI DELL&#8217;UNO NON SONO QUELLI DELL&#8217;ALTRO<\/h2>\n\n\n\n<p>Dietro di noi \u00e8 montata in carrozza una famigliola di quattro persone, nella pi\u00f9 classica delle composizioni: <strong>mamma, pap\u00e0, bambina di circa 10 anni, ragazzino di sei<\/strong>, forse meno. \u00abVale, vatti a sedere l\u00ec\u00bb, ha detto la mamma alla figlia: \u00abE tu, dove vuoi sederti?\u00bb, si \u00e8 rivolta al piccolo, cambiando non solo atteggiamento, ma letteralmente tono di voce. Da autoritario si \u00e8 fatto mieloso. Lui si \u00e8 accomodato, comunque si chiamasse, si \u00e8 accomodato senza dire una parola e senza distogliere gli occhi dallo <strong>smartphone <\/strong>o dal giochino elettronico che aveva fra le mani. Uno dei piccoli tanti reucci di cui \u00e8 popolata la nostra penisola. Quello a cui era data facolt\u00e0 di scegliere, mentre<strong> alla sorella veniva chiesto di ubbidire<\/strong>. Ci siamo figurate la vita quotidiana nella famigliola borghese, con \u201cVale\u201d che aiuta la mamma a sparecchiare e <strong>il reuccio<\/strong> che fa i capricci. La sensazione di onnipotenza, e in parallelo il senso di profonda frustrazione data dai possibili, e in realt\u00e0 inevitabili fallimenti, anche da un semplice no, nascono<strong> in queste famiglie<\/strong>, nelle tante famiglie dove l\u2019<strong>educazione viene differenziata per genere<\/strong>, dove i doveri dell\u2019uno non sono quelli dell\u2019altro, dove si piantano i semi del senso di superiorit\u00e0 e si rafforzano i geni dell\u2019egoismo e del senso di possesso. I Telefoni Rosa arrivano, purtroppo, quando il danno \u00e8 irrimediabile. <\/p>\n<p>Leggi tutte le notizie di <a href=\"https:\/\/news.google.com\/publications\/CAAqBwgKMIukoAkwvJVw?oc=3&amp;ceid=IT:it.\">Lettera43<\/a> su Google News oppure sul nostro sito <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/\">Lettera43.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In tante famiglie l&rsquo;educazione viene differenziata per genere. L&igrave; si piantano i semi del senso di superiorit&agrave; e si rafforzano i geni dell&rsquo;egoismo e del senso di possesso. 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