{"id":3232,"date":"2019-12-05T13:00:25","date_gmt":"2019-12-05T13:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=932433"},"modified":"2019-12-05T13:00:25","modified_gmt":"2019-12-05T13:00:25","slug":"la-riforma-del-mes-e-lunione-bancaria-viste-da-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=3232","title":{"rendered":"La riforma del Mes e l\u2019unione bancaria viste da Berlino"},"content":{"rendered":"<p>Scholz, vice di Merkel, ha un piano soft per assicurare i risparmi nell\u2019Ue. Anche attraverso il fondo Salva-Stati. Ma restano le resistenze della Bundesbank. E, sullo sfondo, aleggia la crisi della Grande Coalizione. L'analisi. <\/p>\n<p>L<strong>\u2019Italia<\/strong> \u00e8 il secondo Paese con il debito pubblico pi\u00f9 alto dell<strong>&#8216;Eurozona<\/strong> dopo la Grecia. Ma \u00e8 anche la terza potenza dell&#8217;area dopo la <strong>Germania<\/strong> e la <strong>Francia<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Su questa contrapposizione si basa la dialettica tra il <strong>ministro<\/strong> delle <strong>Finanze <\/strong>italiano <strong>Roberto Gualtieri<\/strong> e l\u2019omologo tedesco<strong> Olaf Scholz<\/strong>. Appendice della battaglia che sta portando avanti il nostro Paese per strappare pi\u00f9 concessioni possibili sul<strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/lega-mes-giuseppe-conte\/\" > Fondo salva-Stati<\/a><\/strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/lega-mes-giuseppe-conte\/\" > Ue<\/a> (il Meccanismo europeo di stabilit\u00e0,<strong> Mes<\/strong>), come parte della riforma complessiva dell\u2019Unione economica e monetaria per un\u2019unione bancaria tra i gli Stati membri. <\/p>\n\n\n\n<p>Il premier <strong>Giuseppe Conte<\/strong> c\u2019\u00e8, la<strong> cancelliera Angela Merkel<\/strong> all&#8217;apparenza molto meno. Preferisce stare dietro le quinte, disposta molto pi\u00f9 di anni fa a sostanziali compromessi. Ma solo se costretta e soprattutto senza darlo a vedere, per non scatenare un vespaio. <\/p>\n\n\n\n<h2>IL SILENZIO DI MERKEL <\/h2>\n\n\n\n<p>In un mese Merkel non si \u00e8 espressa sulla proposta di unione bancaria del suo ministro e vice socialdemocratico Scholz, che in Italia ha fatto sollevare i<a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/mes-salva-stati-banca-italia-visco\/\" > vertici di <\/a><strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/mes-salva-stati-banca-italia-visco\/\" >Bankitalia<\/a><\/strong> e di <strong>Palazzo Chigi<\/strong>. Ma che in Germania non \u00e8 mai diventata oggetto di dibattito tra i <strong>conservatori (Cdu-Csu)<\/strong> e i <strong>socialdemocratici (Spd)<\/strong> della <strong>Grande coalizione<\/strong>. Si attendeva, e non a torto, l\u2019esito della consultazione tra gli iscritti del partito socialdemocratico per la nuova leadership. Al primo turno era prevalso proprio il vice-cancelliere che, anche per accendere i riflettori su di s\u00e9, con un editoriale sul <em>Financial Times <\/em>aveva presentato la proposta di unione bancaria come un modo \u00abper sbloccare lo stallo che si ripercuote sul mercato interno e sulla fiducia dei cittadini europei\u00bb. Scholz, ex <strong>ministro<\/strong> del <strong>Lavoro<\/strong> del Merkel II e<strong> sindaco<\/strong> di <strong>Amburgo<\/strong> fino alla seconda chiamata a Berlino nel 2018, tra i pi\u00f9 borghesi e competenti della Spd, sperava di dare cos\u00ec prova di leadership. Aumentando sia il suo consenso interno e sia la visibilit\u00e0 nell\u2019Ue. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/MerkelScholz.jpg?x73881\" alt=\"Germania Scholz unione bancaria Mes\" class=\"wp-image-932092\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/MerkelScholz.jpg 700w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/MerkelScholz-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption>Angela Merkel (Cdu) con il vice cancelliere Olaf Scholz (Getty).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2>GLI IMPRONUNCIABILI EUROBOND  <\/h2>\n\n\n\n<p>Il ricambio all\u2019Europarlamento e a Bruxelles &#8211; determinato dal s\u00ec di Merkel al presidente francese Emmanuel Macron &#8211; permetteva a Scholz di distanziarsi dalla rigida <strong>austerity<\/strong> del predecessore <strong>Wolfgang Sch\u00e4uble<\/strong>. Nell&#8217;Ue c\u2019erano, e ci sono, i margini per compiere dei progressi. La Francia e la <a  href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/mes-eurogruppo-mario-centeno\/\">Commissione Ue guardano con favore <\/a>all\u2019iniziativa del ministro tedesco, sebbene il vice di Merkel non possa permettersi (n\u00e9 probabilmente neanche la vorrebbe) la parola <strong>eurobond<\/strong> &#8211; da sempre amata dall\u2019Italia &#8211; per lo stesso motivo per il quale la cancelliera resta cos\u00ec cauta. Il silenzio della Germania \u00e8 dovuto per\u00f2 a ragioni opposte rispetto a quelle che hanno scatenato il frastuono dell\u2019Italia su Mes e unione bancaria all\u2019<strong>Eurogruppo<\/strong> del 4 dicembre a cui seguir\u00e0 il <strong>Consiglio europeo<\/strong> del 12. Il cuore finanziario protezionista della <strong>Bundesbank<\/strong> rema contro, come i Paesi nordici e il blocco sovranista dell\u2019Est, anche alla proposta ponderata di Scholz, ben accolta invece a sorpresa da parte delle banche tedesche. <\/p>\n\n\n\n<h2>UN\u2019ASSICURAZIONE DELL\u2019UE CONTRO L\u2019INSOLVENZA <\/h2>\n\n\n\n<p>La cancelliera deve fronteggiare il <strong>dissenso dei bavaresi <\/strong>(Csu) e di frange pi\u00f9 a destra della <strong>Cdu<\/strong>. Ma a maggior ragione in queste settimane l\u2019Italia pu\u00f2 spingere l\u2019acceleratore sulle sue pretese, di fronte a una Germania indebolita dalla <strong>frenata economica<\/strong> e da una Grande coalizione tornata molto fragile. La<strong> linea moderata<\/strong> di Scholz \u00e8 sconfessata dalla maggioranza degli iscritti ai socialdemocratici, che gli ha preferito<a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans, (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/germania-sinistra-spd-walter-borjans-esken\/\" > Saskia Esken e Norbert Walter-Borjans,<\/a> il duo dell\u2019ala pi\u00f9 solidale e comunarda, probabilmente anche pi\u00f9 favorevole agli eurobond per spalmare i debiti dell\u2019Ue. Il vice-cancelliere, visibilmente deluso, partecipa all\u2019Eurogruppo fresco di sconfitta mentre il quarto <a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\" (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/spd-angela-merkel-governo-afd\/\" >governo Merkel traballa<\/a>: il progetto di rilancio della Spd a sua immagine \u00e8 fallito. Ma se non altro l\u2019intenzione di \u00abriattivare un dibattito morto\u00bb nell\u2019Ue ha avuto successo: la sua proposta di creare un <strong>sistema comunitario<\/strong> di <strong>assicurazione <\/strong>sui <strong>depositi<\/strong>, anche attraverso il paracadute del fondo Salva-Stati europeo, per integrare il settore finanziario dell\u2019Eurozona a tutela dei <strong>risparmiatori <\/strong>degli istituti insolventi, ha un senso per tutti i 19 Stati nell\u2019euro. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ConteGualteri.jpg?x73881\" alt=\"Germania Scholz unione bancaria Mes Conte\" class=\"wp-image-932091\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ConteGualteri.jpg 700w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ConteGualteri-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption>Il premier italiano Giuseppe Conte con il ministro delle Finanze Roberto Gualtieri (Getty).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h2>UN\u2019UNIONE A IMMAGINE DELLA GERMANIA?<\/h2>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 da evitare che con l\u2019unione bancaria si ripetano i soliti squilibri dell\u2019euro a vantaggio della Germania, per i rapporti di forza che hanno prodotto anche i vincoli del Mes attuale, in vigore dal 2012 e figlio dell\u2019austerity di Sch\u00e4uble. Scholz non \u00e8 cos\u00ec fiscale, vuole mitigare: \u00abAccettare un meccanismo comune di assicurazione dei depositi non \u00e8 un piccolo passo per un ministro delle Finanze tedesco\u00bb, ha scritto pensando a un sistema di riassicurazione che aiuterebbe i fondi nazionali a coprire i <strong>risparmi <\/strong>bancari fino a<strong> 100 mila euro<\/strong>. Il contraltare dell\u2019unione bancaria sarebbe valutare i <strong>titoli <\/strong>di <strong>Stato<\/strong> in base al loro <strong>fattore <\/strong>di <strong>rischio<\/strong>, impiccando l\u2019Italia (con un debito pubblico pari al 138% del Pil) e gli altri Stati dell\u2019Eurozona esposti sui Btp come la Spagna. Allora s\u00ec, costretti a interventi di salvataggio del Mes. Comprensibile che il governatore della Banca d\u2019Italia<strong> Ignazio Visco<\/strong> e Gualtieri siano inorriditi di fronte alla prospettiva di un possibile scaricabarile a Bruxelles sui bond statali, dati in pasto allo <strong>spread<\/strong> assieme alle banche italiane che ne sono piene.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<h2>IL NODO DEUTSCHE BANK <\/h2>\n\n\n\n<p>Va poi capito quanto bisogno abbia ora anche la Germania di un&#8217;unione bancaria. Prima della <strong>crisi<\/strong> di <strong>Deutsche Bank <\/strong>e del calo interno di produzione a causa dei dazi degli Usa all&#8217;Ue e alla Cina, i <strong>fortini finanziari di Francoforte<\/strong> dietro i governi di Berlino respingevano piani europei che esponessero i <strong>contribuenti tedeschi<\/strong> ad alleggerire i crac in altri Paesi. Abbattere le barriere nazionali \u2013 con particolari garanzie \u2013 faciliterebbe per\u00f2 di questi tempi la <strong>fusione<\/strong> tra <strong>Deutsche Bank<\/strong> e <strong>Commerzbank<\/strong>, fallita per il rischio che il secondo gigante tedesco affondasse sotto il peso del primo. Tra le precondizioni per l&#8217;unione bancaria, nella proposta di Scholz non si accenna alle<strong> masse di derivati<\/strong> presenti in gruppi come Deutsche Bank. Mentre si chiede per esempio di ridurre sotto il 5% dei crediti totali i <strong>crediti inesigibili <\/strong>che affliggono gli istituti italiani in sofferenza. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi se le reazioni della finanza su Scholz riflettono gli interessi in gioco: per Deutsche Bank \u00abcarte molto benvenute\u00bb, per Commerzbank un&#8217;unione che \u00abrafforzerebbe l&#8217;Europa\u00bb. Gruppi tedeschi pi\u00f9 sani sono molto pi\u00f9 prudenti. <br><\/p>\n<p>Leggi tutte le notizie di <a href=\"https:\/\/news.google.com\/publications\/CAAqBwgKMIukoAkwvJVw?oc=3&amp;ceid=IT:it.\">Lettera43<\/a> su Google News oppure sul nostro sito <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/\">Lettera43.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scholz, vice di Merkel, ha un piano soft per assicurare i risparmi nell&rsquo;Ue. Anche attraverso il fondo Salva-Stati. Ma restano le resistenze della Bundesbank. E, sullo sfondo, aleggia la crisi della Grande Coalizione. 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