{"id":5115,"date":"2020-01-01T08:18:46","date_gmt":"2020-01-01T08:18:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=942174"},"modified":"2020-01-01T08:18:46","modified_gmt":"2020-01-01T08:18:46","slug":"luci-e-ombre-del-ventennio-targato-vladimir-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=5115","title":{"rendered":"Luci e ombre del ventennio targato Vladimir Putin"},"content":{"rendered":"<p>L'ascesa al potere da semi-sconosciuto. Gli anni d'oro, suoi e della Russia. Le crisi economiche e quelle diplomatiche. Com'\u00e8 cambiato il capo del Cremlino dal 1999 a oggi.<\/p>\n<p>Il fatto che fosse gi\u00e0 primo ministro non rendeva la scelta poi cos\u00ec ovvia. Di primi ministri <strong>Boris Yeltsin<\/strong> ne aveva gi\u00e0 consumati parecchi. Ma quando il presidente, il 31 gennaio del 1999, si dimise e lo nomin\u00f2 suo successore ad interim, <strong><a target=\"_blank\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/russia-economia-putin\/\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Vladimir Putin (apre in una nuova scheda)\">Vladimir Putin<\/a><\/strong> non era pi\u00f9 un premier qualsiasi. Durante i cinque mesi scarsi del suo governo era diventato molto popolare. Dopo<strong> gli attentati agli edifici residenziali <\/strong>che in settembre avevano provocato oltre 300 morti e un migliaio di feriti nella capitale e in due altre citt\u00e0 della <strong>Russia<\/strong>, Putin aveva immediatamente accusato<strong> i separatisti della Cecenia<\/strong> e ordinato il bombardamento di Grozny. \u00abLi annienteremo anche gi\u00f9 per il cesso, se \u00e8 il caso\u00bb, aveva dichiarato mentre scatenava la seconda e definitiva <strong>guerra di Mosca<\/strong> contro la repubblica caucasica ribelle. <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Lo stile di Putin era in linea con la necessit\u00e0 di riaffermare il potere statale disgregatosi insieme all\u2019Urss <\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il suo stile \u201cda gangster\u201d ai russi era piaciuto. Era in linea con la necessit\u00e0 di riaffermare <strong>il potere statale<\/strong> disgregatosi insieme all\u2019<strong>Urss<\/strong> e di uscire dagli sconvolgimenti politici, economici e sociali che negli Anni 90 avevano devastato la vita dei cittadini. Una certa dose di brutalit\u00e0 si confaceva ai tempi: poteva esser considerato un prezzo da pagare in vista di <strong>una futura normalit\u00e0<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2>L'&#8221;OPERAZIONE SUCCESSORE&#8221; DI YELTSIN<\/h2>\n\n\n\n<p>Le ipotesi secondo cui gli attentati ai condom\u00ecni fossero stati <strong>organizzati dai servizi di sicurezza <\/strong>per chiudere i conti con la secessione cecena e per portare Putin alla presidenza sono circostanziate. Il Cremlino anzich\u00e9 fugare i dubbi li ha alimentati intralciando <strong>la ricerca della verit\u00e0<\/strong>. Comunque stiano le cose, in seguito a quegli eventi l\u2019uomo che nell\u2019ultimo giorno del millennio fu messo a capo della Russia aveva ormai un gradimento sufficientemente alto da far prevedere un\u2019agevole conferma <strong>elettorale alle presidenziali <\/strong>che ci sarebbero state in primavera. L\u2019\u201doperazione successore\u201d&nbsp; studiata da Yeltsin e dal suo entourage poteva dirsi riuscita.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni--1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-942197\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni--1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni--300x200.jpg 300w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni--768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Vladimir Putin \u00e8 al quarto mandato da presidente della Federazione Russa.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Mentre i rating e la salute del capo andavano a picco e si faceva sempre pi\u00f9 concreta la possibilit\u00e0 di azioni penali legate alle <strong>liberalizzazioni selvagge<\/strong> che avevano messo l\u2019economia ex-sovietica in mano agli oligarchi, si trattava di dare il potere a qualcuno in grado di garantire che il presidente uscente e le persone a lui vicine non fossero perseguite, e che<strong> gli asset<\/strong> creati da quella che \u00e8 stata definita \u201cla svendita del secolo\u201d non fossero messi in discussione. Fu scelto un burocrate con un <strong>background nei servizi segreti<\/strong>, di cui erano noti efficienza, pragmatismo scevro da pretese ideologiche e assoluta fedelt\u00e0 ai superiori. Ma <strong>senza alcuna esperienza politica<\/strong>. Non aveva quasi mai parlato in pubblico ed era sconosciuto ai cittadini. In meno di 150 giorni da premier, Putin aveva ovviato a questi svantaggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2>UN REGIME CHE NON SI \u00c8 FATTO STATO<\/h2>\n\n\n\n<p>Vent\u2019anni dopo, Putin \u00e8 il leader di un regime diventato<strong> il faro dei populismi e delle destre <\/strong>alternative mondiali, impegnato in un confronto politico con l\u2019Occidente condito di idee sovraniste e tradizionaliste, a scapito di ogni tentativo serio di <strong>modernizzare e sviluppare l\u2019economia<\/strong>. Lo zar ha raggiunto gli obiettivi di <strong>preservare l\u2019unit\u00e0 della Russia<\/strong>, costruendo una verticale del potere sulle basi autoritarie proprie della tradizione nazionale, e di ristabilirne il ruolo di grande potenza. Ha fallito nel creare una <strong>classe dirigente <\/strong>che abbia a cuore i reali interessi del paese. Come ha scritto lo storico Dmitri Trenin, \u00abil regime politico che ha rimpiazzato il caos degli Anni 90 non \u00e8&nbsp; riuscito a maturare in uno Stato a pieno titolo: \u00e8 prevalentemente al servizio di una<strong> stretta \u00e9lite<\/strong> che sfrutta le risorse seguendo interessi personali e collettivi\u00bb. E gli interessi dei <em>siloviki<\/em>, gli uomini legati ai servizi di sicurezza a cui Putin ha messo in mano la Russia, hanno avuto la meglio sull\u2019esigenza di dare prospettive strutturali alla<strong> forte crescita economica <\/strong>coincisa con i primi due mandati del presidente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2>UN VENTENNIO SPACCATO IN DUE<\/h2>\n\n\n\n<p>\u00abSe Putin avesse lasciato nel 2008 sarebbe passato alla storia come uno dei leader russi di maggior successo\u00bb, notava<strong> il politologo Kirill Rogov<\/strong> in un articolo sul quotidiano <em>Vedemosti<\/em>. Dal 1999 al 2008 <strong>la ricchezza nazionale crebbe del 94%<\/strong>, e il Pil pro capite raddoppi\u00f2. Soprattutto grazie all\u2019aumento dei prezzi petroliferi, ma anche alle <strong>riforme fiscali<\/strong> e alle facilitazioni per l\u2019apertura di nuove imprese introdotte da Putin. L\u2019inizio delle trattative per <strong>l\u2019entrata della Russia nel Wto <\/strong>spinse gli investimenti stranieri e contribu\u00ec al rafforzamento del rublo. Il presidente si presentava come uno statista pragmatico e orientato al mercato. In <strong>politica internazionale<\/strong>, era dichiaratamente filo-occidentale. Chiese di partecipare alla <strong>Nato<\/strong>, assicur\u00f2 supporto a Washington nella campagna militare in Afghanistan segu\u00ecta all\u201911 settembre; in un discorso in tedesco al Bundestag auspic\u00f2 la costruzione di<strong> una grande Europa \u00abda Lisbona a Vladivostok\u00bb<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni-1024x600.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-942198\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni-1024x600.jpg 1024w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni-300x176.jpg 300w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/vladimir-putin-20-anni-768x450.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Putin \u00e8 nato a San Pietroburgo nel 1952.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La seconda parte del ventennio putiniano pu\u00f2 essere letta come l\u2019opposto della precedente, ed \u00e8 all\u2019insegna delle crisi. Due furono <strong>crisi economiche<\/strong>: nel 2009 e nel 2015, quando&nbsp; andamenti al ribasso dei <strong>corsi del greggio<\/strong> punirono la mai risolta dipendenza dell\u2019economia russa dalle esportazioni di idrocarburi. Di fronte a un modello di crescita chiaramente esaurito, e all\u2019obsolescenza di impianti produttivi e infrastrutture, sarebbe servito accelerare le riforme. Che invece si sono sostanzialmente fermate. I <strong>decreti per i \u201dprogetti nazionali\u201d<\/strong> firmati dal Putin nel maggio 2018 prevedono investimenti statali su larga scala che costeranno ai contribuenti migliaia di miliardi di rubli e che rischiano di essere poco efficaci, in un Paese dove la <strong>corruzione <\/strong>\u00e8 imperante. Esperti e finanzieri internazionali hanno poca fiducia. \u00abLa soluzione ai problemi della Russia va proprio nella direzione opposta\u00bb, secondo Sergey Guriev, capo economista della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo: \u00abServirebbe implementare riforme lungamente promesse per la <strong>protezione dei diritti di propriet\u00e0<\/strong>, per la <strong>concorrenza<\/strong>, per la riduzione del <strong>ruolo dello Stato nell\u2019economia<\/strong>, per la lotta alla corruzione e per la reintegrazione nell\u2019economia globale\u00bb, ha scritto Guriev su Vedemosti. Intanto, dalla crescita vertiginosa della \u201dprima era\u201d di Putin, nella seconda si \u00e8 passati alla <strong>stagnazione<\/strong>: nel 2008 il Pil pro capite era arrivato ad essere pari al 22,5% di quello Usa e al 32% di quello della media Ue, nel 2018 le percentuali erano rispettivamente del 21,5 e del 31.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2>L&#8217;ERA DELLE CRISI E DELLE GUERRE<\/h2>\n\n\n\n<p>Alla frenata economica hanno contribuito pesantemente le<strong> crisi politiche e diplomatico-militari <\/strong>che hanno caratterizzato la \u201cseconda era\u201d dei venti anni di Putin al potere. Le <strong>proteste di massa <\/strong>contro il regime a Mosca nel 2011-2012 determinarono l\u2019inasprimento dei caratteri autoritari del sistema e l\u2019aumento dell\u2019influenza degli apparati di sicurezza nelle decisioni del Cremlino. L\u2019<strong>annessione della Crimea<\/strong> a il <strong>conflitto nell\u2019Ucraina orientale<\/strong> ne furono in buona parte una conseguenza. Cos\u00ec come il successivo intervento nel <strong>conflitto siriano<\/strong>. Il confronto con l\u2019Occidente divent\u00f2 il tema centrale dell\u2019azione della Russia e della sua narrativa propagandistica. Il costo non \u00e8 solo quello delle <strong>sanzioni internazionali<\/strong> a cui Mosca \u00e8&nbsp;oggi&nbsp;sottoposta. <\/p>\n\n\n\n<h2>LE RICADUTE SULLA VITA DEI CITTADINI<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento delle spese per la difesa ha ricadute sui servizi sociali e sul <strong>tenore di vita dei cittadini<\/strong>. E rischia di diventare esponenziale in seguito allo smantellamento del sistema di controllo sugli armamenti iniziato dagli Usa in questo clima da nuova Guerra Fredda. Putin potrebbe finire per pagarla cara anche politicamente, sullo scacchiere internazionale: \u00abL\u2019assenza di una <strong>strategia di lungo termine<\/strong> e il gusto per astuzie opportunistiche e manovre tattiche espone la politica estera a rischi sostanziali\u00bb, sostiene Trenin. \u00abL\u2019ossessione di Putin per cambiare l\u2019ordine esistente, ovvero per cercare attivamente di eliminare l\u2019<strong>egemonia globale degli Usa<\/strong>, \u00e8 dannoso, perch\u00e9 non rafforza necessariamente le proprie posizioni ma crea problemi aggiuntivi. Quel che \u00e8 importante per la Russia non \u00e8 l\u2019ordine globale di per s\u00e9, ma il posto della Russia in questo ordine\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p> Paradossalmente, Putin \u00e8 rimasto ostaggio di quegli Anni 90 di cui doveva esser l\u2019antidoto <\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Putin ha davanti a s\u00e9 <strong>altri quasi cinque anni di mandato<\/strong>.&nbsp;<a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/putin-termine-secondo-mandato\/\">Come minimo<\/a>. Difficile dar giudizi su un periodo che \u00e8 ancora in corso. Certamente, il presidente ha dato al suo Paese una relativa stabilit\u00e0, e su di essa fonda la <strong>legittimit\u00e0 del suo regime<\/strong>. Ma non l\u2019ha reso quel Paese finalmente normale che i russi auspicavano alla fine degli Anni 90. Come in quel periodo, la prosperit\u00e0 finanziaria \u00e8 spesso direttamente proporzionale alla <strong>vicinanza col potere<\/strong>, e la certezza del diritto \u00e8 aleatoria. E tipica degli Anni 90 \u00e8 la retorica \u201cda gangster\u201d che accompagna l\u2019azione del Cremlino in politica interna, con la pi\u00f9 o meno spudorata repressione di ogni reale <strong>opposizione<\/strong>, e in politica estera. Paradossalmente, Putin \u00e8 rimasto ostaggio di quegli Anni 90 di cui doveva esser l\u2019antidoto. Normalit\u00e0, giustizia e reale sviluppo continuano a esser relegate a un futuro indefinito. Per non parlar di democrazia.&nbsp;<\/p>\n<p>Leggi tutte le notizie di <a href=\"https:\/\/news.google.com\/publications\/CAAqBwgKMIukoAkwvJVw?oc=3&amp;ceid=IT:it.\">Lettera43<\/a> su Google News oppure sul nostro sito <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/\">Lettera43.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ascesa al potere da semi-sconosciuto. 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