{"id":5686,"date":"2020-01-12T11:00:50","date_gmt":"2020-01-12T11:00:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=944153"},"modified":"2020-01-12T11:00:50","modified_gmt":"2020-01-12T11:00:50","slug":"david-grossman-sul-suo-nuovo-romanzo-e-il-potere-della-parola-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=5686","title":{"rendered":"David Grossman sul suo nuovo romanzo e il potere della parola"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019ultimo libro dell'autore israeliano, La vita gioca con me, \u00e8 una genealogia della colpa: dietro a un male presente ce n\u2019\u00e8 sempre uno passato, ferite e cicatrici rimosse dalla propria consapevolezza. Ma non \u00e8 sempre il perdono a interrompere la catena dell\u2019odio.<\/p>\n<p>Vale anche per i personaggi di <strong>David Grossman<\/strong> quello che <strong>Nietzsche <\/strong>sosteneva nella sua introduzione alla <em>Genealogia della morale<\/em>: \u00abSiamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: \u00e8 questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi &#8211; come potrebbe mai accadere, un bel giorno, di trovarsi?\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo <strong>romanzo<\/strong> di <strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Grossman, La vita gioca con me (Mondadori (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.librimondadori.it\/libri\/la-vita-gioca-con-me-david-grossman\/\">Grossman<\/a><\/strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Grossman, La vita gioca con me (Mondadori (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.librimondadori.it\/libri\/la-vita-gioca-con-me-david-grossman\/\">, <\/a><em><strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Grossman, La vita gioca con me (Mondadori (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.librimondadori.it\/libri\/la-vita-gioca-con-me-david-grossman\/\">La vita gioca con me<\/a><\/strong><\/em><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"Grossman, La vita gioca con me (Mondadori (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.librimondadori.it\/libri\/la-vita-gioca-con-me-david-grossman\/\"> (Mondadori<\/a>, pagg. 300, euro 21) nella efficace traduzione di <strong>Alessandra Shmoroni<\/strong>, \u00e8 una genealogia della \u00abcolpa\u00bb, pi\u00f9 che della morale: dietro a un male presente ce n\u2019\u00e8 sempre uno passato, nodi che non si sono ancora sciolti, ferite e cicatrici rimosse dalla propria consapevolezza. E questo male, Grossman lo sa molto bene avendo vissuto quasi dagli inizi l\u2019epopea del neo-Stato ebraico, si trasmette di generazione in generazione, fino a che non si arriva, talvolta, alla possibilit\u00e0 di un chiarimento. Ed ecco, allora, il corto circuito improvviso che scatena a terra la forza distruttrice del passato e ricrea nuovi spazi per la libert\u00e0 e l\u2019amore. Non sempre per il perdono, ma quello che possiamo fare \u00e8 interrompere la catena dell\u2019odio e riprendere in mano le nostre vite. Pu\u00f2 sembrare poco, ma \u00e8 gi\u00e0 tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo romanzo di Grossman, a differenza dei precedenti, \u00e8 costruito su una storia reale, quella di <strong>Eva Nahir-Panic<\/strong>, un\u2019ebrea-croata trasferitasi in <strong>Israele <\/strong>dopo la morte del marito, ufficiale serbo. Dal punto di vista narrativo il romanzo ha una struttura a pi\u00f9 livelli che intreccia microcosmo e macrocosmo, vita privata e frammenti di storia del Novecento, in un continuo elastico tra presente, passato e perfino futuro. Ci sono tre donne di generazioni successive che si incontrano in un <strong>kibbutz <\/strong>in Israele per la festa di compleanno della pi\u00f9 anziana, Vera, che festeggia novant\u2019anni con la figlia Nina, la nipote Ghili, che \u00e8 anche l\u2019io narrante del libro, e il figliastro e padre di Ghili, Rafael. Tre donne segnate dalla perdita devastante di un amore. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/978880471979HIG-234x360.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-944196\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/978880471979HIG-234x360.jpg 234w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/978880471979HIG-234x360-195x300.jpg 195w\" sizes=\"(max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quando il marito di Vera, Milo\u0161 Novak, muore suicida in Croazia per sfuggire alle torture della polizia di Tito, Vera rifiuta di infangarne la memoria e per questo viene condannata alla prigionia nel terribile <strong><a target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"campo di rieducazione di Goli Otok (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/croazia-sulle-orme-di-tito\/\">campo di rieducazione di Goli Otok<\/a><\/strong>, una piccola isola selvaggia di fronte a<strong> Zara <\/strong>convertita a luogo di prigionia per dissidenti politici e criminali comuni. Ma la decisione di Vera ha un prezzo: l\u2019abbandono al suo destino della figlia di sei anni e mezzo. Ecco il secondo amore infranto. Nina vivr\u00e0 l\u2019allontanamento dalla madre come un rifiuto e inizier\u00e0 una vita infelice e raminga, incapace di costruire relazioni solide, neppure con il marito Rafael che continuer\u00e0 ad amarla devotamente nelle sue fughe dalla famiglia e da Israele. Cos\u00ec, anche Ghili, la figlia di Nina, vive la stessa esperienza di dolore e abbandono, i medesimi rancori riversati sulla madre, generazione dopo generazione. Quando avviene l\u2019incontro per il compleanno di Vera, il \u00abquadrilatero degli affetti\u00bb sembra ritrovare una sua geometria, o almeno un tentativo di realizzarla. Ma la ricomposizione richiede un\u2019ulteriore catarsi, un pellegrinaggio dei quattro personaggi nel passato di Vera in Croazia, fino al campo di Goli Otok. <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Nel raccontare si riscopre la verit\u00e0 o, almeno, una parte di essa, finalmente condivisa e capace di guarire la memoria<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Il pretesto narrativo \u00e8 il documentario che Ghili propone di girare sulla storia della nonna, un modo per provare a rileggere il passato da un altro punto di vista, con la mediazione dell\u2019obiettivo di una telecamera, come se le ferite, cos\u00ec profonde, rendessero impossibile alle tre donne raccontare il proprio destino direttamente alle altre. E, a Goli Otok, la genealogia della colpa si risolve finalmente nella catarsi, con le tre protagoniste che riemergono dolorosamente dal proprio passato con la prospettiva di una riconciliazione di nuovo possibile. Alla fine, la telecamera e il documentario famigliare diventano inutili, la parola, che per Grossman, come tutti gli ebrei, ha echi ben pi\u00f9 profondi di quelli comuni, compie il miracolo: nel raccontare si riscopre la verit\u00e0 o, almeno, una parte di essa, finalmente condivisa e capace di guarire la memoria. <em>Lettera43<\/em> ha incontrato lo scrittore israeliano in Italia per la presentazione del libro.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LP_5141553-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-944193\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LP_5141553-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LP_5141553-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2020\/01\/LP_5141553-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>David Grossman (foto di Roberto Monaldo\/LaPresse).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>DOMANDA. Sono la parola, il racconto che guariscono dall\u2019odio. Nel caso dell\u2019ebraico \u00e8 una \u201cparola\u201d che ha radici antichissime: quanto pesa questa eredit\u00e0 su uno scrittore? <\/strong><br><strong>RISPOSTA. <\/strong>C&#8217;\u00e8 certamente un peso nella lingua ebraica: ha 4 mila anni di storia. \u00c8 la lingua del ricordo, dell&#8217;identit\u00e0 nazionale che \u00e8 costitutiva dell\u2019universo mentale dei parlanti ebraico. Ma ha anche molti strati: il Talmud, la lingua medievale, quella attuale, di cui l\u2019io narrante Ghili \u00e8 espressione. Questo non lo vedo come un fardello, ma come un privilegio, perch\u00e9 nella mia scrittura c&#8217;\u00e8 l&#8217;eco di tutto questo passato. <br> &nbsp;<br><strong>Questo \u00e8 un libro sulla memoria, quella del passato che aiuta le tre donne a trovare una riconciliazione, e quella che andr\u00e0 a perdersi nella mente di Nina, afflitta demenza senile.  <\/strong><br>\u00c8 vero, questo \u00e8 un libro sulla memoria: dolorosa, ma allo stesso tempo piena di freschezza, di verit\u00e0. La memoria costa moltissimo sforzo, perch\u00e9 ti richiede di ricordare tutto in modo esatto, individuando il momento in cui sei diventato dipendente dal ricordo e come questo ti ha cambiato la vita. Ci sono popoli e persone che diventano prigionieri della memoria. Scelgono di aggrapparsi a essa e non vogliono muoversi su nuovi territori dove sarebbero molto pi\u00f9 liberi di guardare al futuro. Soffrono dalla loro infanzia e questi sentimenti di dolore se li portano come un fardello per tutta la vita. Solo facendo posto a qualcosa d&#8217;altro possiamo riprendere a muoverci senza essere influenzati dal passato, ritornando a respirare a pieni polmoni. In questo modo possiamo riporre il dolore al suo posto, gli assegniamo un confine. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le donne, tra cui l\u2019io narrante, sono le protagoniste del racconto. Com\u2019\u00e8 possibile per uno scrittore identificarsi completamente nell\u2019animo femminile?<\/strong><br>Ho voluto scrivere questo romanzo come se non sapessi di essere io a scriverlo. Volevo capire innanzittutto chi erano queste tre donne. Ci sono tanti modi di essere donna, tanti quanto sono le donne al mondo. Non \u00e8 un processo facile perch\u00e9 la tua anima ha una comfort zone da cui non vuole uscire. Il personaggio principale di <em>A un cerbiatto somiglia il mio amore<\/em> \u00e8 Ora (in ebraico luce), una donna, appunto. Non riuscivo a impersonarlo pienamente, era come se io stessi mettendo delle parole che mancavano di un filamento. Quindi, preso dallo sconforto le scrissi una lettera: perch\u00e9 non ti arrendi a me, perch\u00e9 non ti lasci capire? Dopo compresi che non era Ora a doversi arrendere a me, ma io a lei. Solo dopo aver superato questi meccanismi di difesa ed essermi completamente esposto ho capito che cosa Ora rappresentava per me e per il romanzo. <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Il mio \u00e8 un libro su sulle tempeste che stravolgono una famiglia: \u00e8 come se avessi riportato alla luce l&#8217;infrastruttura dell&#8217;essere<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>In questo caso non si \u00e8 trattato solo di costruire un personaggio femminile, ma di mettere in scena una relazione molto problematica tra tre donne forti e complesse.<\/strong><br>Nel libro c\u2019\u00e8 un forte conflitto tra di loro, si vede come sono vicine e poi si allontanano. Ma, se ci pensiamo, solo nelle famiglie troviamo questo dramma dell&#8217;essere vicini e dell\u2019allontanarsi. \u00c8 come una danza la cui intensit\u00e0 si sviluppa dentro ogni famiglia ed \u00e8 determinata dagli eventi pi\u00f9 o meno difficili che vi avvengono. Il mio \u00e8 un libro su sulle tempeste che stravolgono una famiglia: \u00e8 come se avessi riportato alla luce l&#8217;infrastruttura dell&#8217;essere. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perche il narratore \u00e8 Ghili, la donna pi\u00f9 giovane delle tre?<\/strong><br>Io volevo che fosse una delle tre donne a essere il narratore del romanzo, ma non poteva essere Vera troppo suscettibile di essere caricaturizzata per il forte accento della sua lingua croata d\u2019origine. Nina, poi, \u00e8 cos\u00ec lontana dagli altri, chiusa in s\u00e9 stessa, non poteva essere la storyteller. Ghili m\u2019ispirava un\u2019aria di maggiore leggerezza, non era vittima dello scontro tremendo tra madre e figlia. E poi \u00e8 ironica e mi permetteva di usare un ebraico pi\u00f9 moderno. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>C\u2019\u00e8 un unico protagonista maschio, Rafael, non certamente il punto forte del quadrilatero<\/strong>.<br>Rafael \u00e8 dipendente dalle tre donne, ma serve a rendere stabile il rapporto tra di loro: \u00e8 figlio di Vera anche se non biologico, \u00e8 marito di Nina anche se non vivono insieme ed \u00e8 un buon padre di Ghila. Rafel \u00e8 apparentemente un carattere debole, \u00e8 diventato un semplice assistente sociale e non un regista cinematografico come anelava a essere, ma \u00e8 il luogo in cui le tre donne possono riposare prima di ripartire per le loro battaglie. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La conclusione del suo libro apre uno spiraglio alla speranza: possiamo davvero perdonare chi ci ha fatto del male? <\/strong><br>Non so se \u00e8 sempre possibile. Ma, se guardo indietro alla mia vita, devo riconoscere che sono stato condizionato dal voler tenere vivo il fuoco della vendetta, ed \u00e8 come se una parte di me fosse rimasta sospesa. La sensazione che provo oggi \u00e8 che forse non riesco a perdonare, ma ho preso una distanza da questo dolore. Non voglio pi\u00f9 dipendere da esso. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>La scrittura aiuta in questo?<\/strong><br>L&#8217;arte, e quindi anche la scrittura, \u00e8 sentirsi simultaneamente parte sia del nulla, di tutto quello che non conosciamo, il vuoto e il baratro che attende ciascuno di noi rappresentato dalla morte, e, al tempo, stesso della vita nella sua pienezza. Io, che non sono credente in senso religioso, nell\u2019arte credo fortemente.<\/p>\n<p>Leggi tutte le notizie di <a href=\"https:\/\/news.google.com\/publications\/CAAqBwgKMIukoAkwvJVw?oc=3&amp;ceid=IT:it.\">Lettera43<\/a> su Google News oppure sul nostro sito <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/\">Lettera43.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;ultimo libro dell&#8217;autore israeliano, La vita gioca con me, &egrave; una genealogia della colpa: dietro a un male presente ce n&rsquo;&egrave; sempre uno passato, ferite e cicatrici rimosse dalla propria consapevolezza. 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