{"id":825480,"date":"2026-03-02T15:33:03","date_gmt":"2026-03-02T15:33:03","guid":{"rendered":"http:\/\/nugnes.com\/?guid=0c1890638c3f223a84435c19ead9706e"},"modified":"2026-03-02T15:33:03","modified_gmt":"2026-03-02T15:33:03","slug":"lomicidio-del-dissidente-naghdi-a-roma-un-mistero-irrisolto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=825480","title":{"rendered":"L&#8217;omicidio del dissidente Naghdi a Roma, un mistero irrisolto"},"content":{"rendered":"AGI - Il 16 marzo 1993 in via delle Egadi, nei pressi di piazza Elba, nel quartiere Montesacro di Roma, un <strong>agguato<\/strong> scosse l\u2019Italia e la <strong>comunit\u00e0 iraniana<\/strong> che si opponeva al <strong>regime degli Ayatollah<\/strong>. Due uomini in sella ad una motocicletta, intorno alle 9.30, aprirono il fuoco con una <strong>mitraglietta Skorpion 7.65<\/strong>, con silenziatore, colpendo a morte <strong>Mohammad Hossein Naghdi<\/strong>, 42 anni, membro del <strong>Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)<\/strong> mentre stava uscendo dalla sua auto per recarsi nell\u2019ufficio dell\u2019associazione. \n<p>Due colpi lo raggiunsero al volto e all\u2019addome mentre un terzo proiettile rimase inceppato nell\u2019arma che fu ritrovata poco dopo dalla polizia in un cassonetto in via Monte Rocchetta. La <strong>Skorpion<\/strong> aveva per\u00f2 la <strong>matricola abrasa<\/strong>. L\u2019attacco, compiuto in una mattina primaverile, mostrava una <strong>pianificazione accurata<\/strong>: la sua abitazione e il suo ufficio erano sorvegliati, ma non il breve tragitto che li separava. Un dettaglio che gli <strong>assassini<\/strong> sfruttarono con precisione.<\/p>\n<h2>Le prime indagini e la pista politica<\/h2>\n<p>Le <strong>autorit\u00e0 italiane<\/strong> parlarono fin da subito di un <strong>omicidio di natura politica<\/strong> e affidarono il caso agli specialisti dell\u2019<strong>antiterrorismo<\/strong> e il fascicolo venne affidato al pm Franco Ionta.<\/p>\n<h2>La storia di Mohammad Hossein Naghdi<\/h2>\n<p><strong>Mohammad Hossein Naghdi<\/strong> era nato nel 1951 a Yazd, in <strong>Iran<\/strong>, ed aveva alle spalle una <strong>storia politica complessa<\/strong>. Negli anni Sessanta e Settanta era stato arrestato e perseguitato per <strong>attivit\u00e0 studentesche<\/strong> contro il <strong>regime dello Shah<\/strong>. Geologo di formazione, aveva lavorato anche presso l\u2019<strong>Organizzazione iraniana per l\u2019Energia Atomica<\/strong>.<\/p>\n<h2>Dal ruolo diplomatico all'opposizione<\/h2>\n<p>Fino al 1982 ricopr\u00ec il ruolo di <strong>incaricato d\u2019affari dell\u2019ambasciata iraniana a Roma<\/strong>, rappresentando <strong>Teheran<\/strong> presso il <strong>governo italiano<\/strong> e la <strong>Santa Sede<\/strong>. Subito dopo la <strong>rottura con la Repubblica islamica<\/strong> e la scelta dell\u2019<strong>opposizione<\/strong>. Tra il 1982 e il 1984 ader\u00ec al <strong>Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)<\/strong>, diventandone dal 1984 il <strong>rappresentante ufficiale in Italia<\/strong>. Figura centrale della <strong>diaspora<\/strong>, dirigeva l\u2019ufficio romano del movimento nel quartiere Montesacro.<\/p>\n<h2>La protezione e l'assassinio di Kazem Rajavi<\/h2>\n<p>Sposato con l\u2019italiana Ferminia Moroni, viveva sotto <strong>protezione in Italia<\/strong> da tre anni, dopo l\u2019<strong>assassinio in Svizzera<\/strong> di <strong>Kazem Rajavi<\/strong>, fratello del leader dell\u2019opposizione Massoud Rajavi.<\/p>\n<h2>Accuse e smentite sull'omicidio<\/h2>\n<p>Gli <strong>esuli iraniani<\/strong> dopo la morte di Naghdi attribuirono la responsabilit\u00e0 dell\u2019<strong>omicidio al governo di Teheran<\/strong> e in una dichiarazione, il <strong>Consiglio della Resistenza<\/strong> parl\u00f2 di \u201c<strong>diplomatici-terroristi<\/strong>\u201d al servizio del regime. L\u2019<strong>ambasciata iraniana<\/strong> respinse con fermezza ogni accusa. A Teheran, l\u2019agenzia ufficiale Islamic Republic News Agency sostenne invece che l\u2019omicidio potesse essere legato a <strong>contrasti interni tra esuli<\/strong>.<\/p>\n<h2>La campagna contro i dissidenti iraniani<\/h2>\n<p>Tra gli anni Ottanta e Novanta numerosi <strong>oppositori iraniani<\/strong> furono uccisi all\u2019estero. Diverse ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie parlarono di una <strong>campagna sistematica<\/strong> contro i <strong>dissidenti<\/strong> fuori dai confini nazionali.<\/p>\n<h2>Le indagini della Procura di Roma e il procedimento giudiziario<\/h2>\n<p>Le <strong>indagini della Procura di Roma<\/strong> si orientarono rapidamente verso la pista dei <strong>servizi segreti iraniani<\/strong> ed emersero nomi di presunti <strong>esecutori e facilitatori<\/strong>. Successivamente nel 1996 fu avviato il <strong>procedimento giudiziario<\/strong> ma l\u2019unico imputato risult\u00f2 latitante e non comparve mai in aula.<\/p>\n<p>A oltre trent\u2019anni dall\u2019omicidio, nessun <strong>esecutore materiale<\/strong> \u00e8 stato arrestato o condannato in via definitiva. Il <strong>caso Naghdi<\/strong> resta formalmente <strong>irrisolto<\/strong> ed \u00e8 considerato uno degli <strong>omicidi politici<\/strong> pi\u00f9 emblematici degli <strong>anni Novanta in Italia<\/strong>.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; Il 16 marzo 1993 in via delle Egadi, nei pressi di piazza Elba, nel quartiere Montesacro di Roma, un agguato scosse l\u2019Italia e la comunit\u00e0 iraniana che si opponeva al regime degli Ayatollah. 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