{"id":825572,"date":"2026-03-04T09:11:53","date_gmt":"2026-03-04T09:11:53","guid":{"rendered":"http:\/\/nugnes.com\/?guid=1408d53a51f5abbbc8c9ad4a48698d22"},"modified":"2026-03-04T09:11:53","modified_gmt":"2026-03-04T09:11:53","slug":"confiscato-lultimo-covo-del-boss-stragista-messina-denaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=825572","title":{"rendered":"Confiscato l&#8217;ultimo covo del boss stragista Messina Denaro"},"content":{"rendered":"<p>AGI - L'ultimo covo di&nbsp;<strong>Matteo Messina Denaro<\/strong>&nbsp;passa definitivamente nel&nbsp;<strong>patrimonio dello Stato<\/strong>. Eseguito un provvedimento di&nbsp;<strong>confisca<\/strong>&nbsp;nei confronti di uno dei favoreggiatori della&nbsp;<strong>latitanza del boss di Castelvetrano<\/strong>. I finanzieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito il decreto emesso dal Tribunale di Trapani - Sezione Misure di Prevenzione, che fa seguito al sequestro eseguito a marzo 2025 e ha riguardato l'appartamento di&nbsp;<strong>Campobello di Mazara<\/strong>&nbsp;utilizzato come&nbsp;<strong>ultimo covo del latitante<\/strong>&nbsp;catturato il <strong>16 gennaio 2023<\/strong> e morto nel settembre successivo, nonch\u00e9 l'auto di cui il&nbsp;<strong>padrino stragista<\/strong>&nbsp;si serviva per i suoi spostamenti.<\/p>\n<p>Con lo stesso provvedimento, il Tribunale ha applicato nei confronti dell'indagato anche la misura personale di prevenzione della&nbsp;<strong>sorveglianza speciale di pubblica sicurezza<\/strong>&nbsp;per la durata di quattro anni, accompagnata dall\u2019obbligo di soggiorno nel comune di residenza.<\/p>\n<h2>La fine normale di un boss sconfitto dallo Stato&nbsp;<\/h2>\n<p>C'era tutto un mondo che ruotava attorno a lui:&nbsp;<strong>Matteo Messina Denaro<\/strong>, quando fu&nbsp;<strong>catturato<\/strong>,&nbsp; la mattina del&nbsp;<strong>16 gennaio 2023<\/strong>, appena fuori la clinica La Maddalena di Palermo, aveva 60 anni, circa la met\u00e0 dei quali trascorsi in&nbsp;<strong>latitanza<\/strong>&nbsp;e tra sentenze di condanna in contumacia per&nbsp;<strong>stragi<\/strong>,&nbsp;<strong>omicidi<\/strong>,&nbsp;<strong>estorsioni<\/strong>.<\/p>\n<p>Viaggi, relazioni sentimentali, rapporti mafiosi anche internazionali, uno stretto legame con i familiari nonostante decenni di&nbsp;<strong>ricerche<\/strong>&nbsp;condotte con i mezzi tecnologici pi\u00f9 sofisticati disponibili, avevano scandito una&nbsp;<strong>vita segreta e impenetrabile<\/strong>&nbsp;ai tanti esponenti delle istituzioni che si erano impegnati per cercare di interrompere una&nbsp;<strong>fuga cominciata a giugno del 1993<\/strong>.<\/p>\n<h2>Non fu una latitanza da eremita&nbsp;<\/h2>\n<p>In alcuni periodi, soprattutto a cavallo della cattura di&nbsp;<strong>Bernardo Provenzano<\/strong>, si era pensato a una latitanza da eremiti, come quella dello \"Zu Binu\", che viveva in una masseria, come si disse, tra ricotta e cicoria. Questa immagine bucolica per \"Matt\u00e9\" svan\u00ec presto, per\u00f2, nella mente degli&nbsp;<strong>investigatori<\/strong>&nbsp;che si affannavano nel tentativo di dare un volto all'ultimo grande&nbsp;<strong>latitante di Cosa nostra<\/strong>: polizia, guardia di finanza e carabinieri (alla fine la spuntarono questi ultimi, col&nbsp;<strong>Ros<\/strong>) avevano ben chiaro che Messina Denaro, originario di&nbsp;<strong>Castelvetrano (Trapani)<\/strong>, nella sua provincia aveva una&nbsp;<strong>rete di protezione impermeabile<\/strong>&nbsp;a tutti i tentativi di infiltrazione da parte di chi gli dava la caccia.<\/p>\n<h2>La vita segreta di 'Iddu'<\/h2>\n<p>Una persona relativamente giovane come \"Iddu\" (lui) - cos\u00ec come veniva chiamato, senza mai nominarlo, nelle conversazioni intercettate di familiari e fiancheggiatori - <strong>non si privava di nulla,<\/strong> nella vita, soprattutto i&nbsp;<strong>mezzi tecnologici all'avanguardia<\/strong>&nbsp;e le donne.<\/p>\n<p>La conferma di avere di fronte un enigma, pi\u00f9 di un \"normale\"&nbsp;<strong>boss latitante<\/strong>, venne dal carteggio che \"Alessio\", nom de plume di Messina Denaro, intrattenne a met\u00e0 degli anni Duemila con \"Svetonio\", alias&nbsp;<strong>Tonino Vaccarino<\/strong>, l'ex sindaco, oggi scomparso, di Castelvetrano, condannato per&nbsp;<strong>traffico di stupefacenti<\/strong>&nbsp;ma assolto dalle accuse di mafia e di omicidio di un altro ex sindaco, Vito Lipari.<\/p>\n<h2>Le confidenze della primula rossa di Cosa nostra&nbsp;<\/h2>\n<p>Scambi intellettuali, sforzi culturali, insomma un personaggio particolare. Nemmeno con le confidenze di Vaccarino ai&nbsp;<strong>Servizi segreti<\/strong>&nbsp;su questi scambi epistolari si riusc\u00ec a risalire alla prudente (ma nemmeno troppo)&nbsp;<strong>primula rossa di Cosa nostra<\/strong>. Capace anche di procreare, durante la lunga fuga, e di avere una figlia - chiamata&nbsp;<strong>Lorenza<\/strong>, come la nonna, e riconosciuta prima di morire - in latitanza, una giovane dal rapporto tormentato col padre e considerata \"fuori razza\", visto che non accettava di avere un genitore criminale e mafioso.<\/p>\n<h2>La strategia degli inquirenti<\/h2>\n<p>La&nbsp;<strong>Direzione distrettuale antimafia di Palermo<\/strong>, sotto la guida di vari procuratori, aveva mantenuto il coordinamento delle ricerche in mano a&nbsp;<strong>Paolo Guido<\/strong>, nominato aggiunto con Francesco Lo Voi e rimasto anche con l'attuale capo della Dda,&nbsp;<strong>Maurizio de Lucia<\/strong>. La strategia del magistrato, oggi procuratore di Bologna, era stata quella di \"<strong>togliere l'acqua al pesce<\/strong>\": e cos\u00ec, operazione dopo operazione, retata dopo retata, arresto dopo arresto, era stata assottigliata la&nbsp;<strong>rete di chi lo aiutava<\/strong>.<\/p>\n<h2>La scoperta della malattia&nbsp;<\/h2>\n<p>Eppure \"il pesce\" non veniva fuori. Fino a quando una accuratissima&nbsp;<strong>perquisizione<\/strong>&nbsp;in una una delle abitazioni della sorella del latitante,&nbsp;<strong>Rosalia Messina Denaro<\/strong>, a Castelvetrano, non aveva dato l'esito sperato: nella gamba metallica cava di una sedia era stato trovato un \"<strong>pizzino<\/strong>\" con una serie di appunti riferiti a una probabile&nbsp;<strong>malattia molto grave<\/strong>, un&nbsp;<strong>carcinoma in stadio avanzato<\/strong>.<\/p>\n<p>Erano partite cos\u00ec le verifiche su pazienti in et\u00e0 compatibile con quella di Messina Denaro e si era arrivati a un tale&nbsp;<strong>Andrea Bonafede<\/strong>, nato nel 1963 e residente a Campobello di Mazara (Trapani), che - pur scoppiando apparentemente di salute - risultava essere stato operato a Mazara del Vallo (Trapani) ed essersi recato pi\u00f9 volte a fare cicli di&nbsp;<strong>chemioterapia<\/strong>&nbsp;nella clinica palermitana conosciuta in tutta la Sicilia. Proprio alla&nbsp;<strong>Maddalena<\/strong>, la mattina del&nbsp;<strong>16 gennaio 2023<\/strong>, trent'anni e un giorno dopo la cattura di&nbsp;<strong>Tot\u00f2 Riina<\/strong>&nbsp;(15 gennaio 1993, Palermo), scatt\u00f2 un nuovo&nbsp;<strong>blitz dei carabinieri del Raggruppamento operativo speciale<\/strong>, lo stesso corpo di eccellenza investigativa che aveva preso \"il capo dei capi\".<\/p>\n<h2>La cattura del boss&nbsp;<\/h2>\n<p>Il primo e l'ultimo grande&nbsp;<strong>latitante di mafia<\/strong>&nbsp;finiti nelle mani del&nbsp;<strong>Ros<\/strong>&nbsp;e dello Stato, un ciclo che si chiudeva. Dopo, soltanto dopo, si scoprirono amori, cellulari, conversazioni, messaggi vocali, automobili rombanti, soprattutto una&nbsp;<strong>rete di personaggi collusi<\/strong>&nbsp;come medici, impiegati, insegnanti (tutte donne) affascinati dal&nbsp;<strong>boss inafferrabile<\/strong>, con molte signore che se ne innamoravano perdutamente, venendo sostanzialmente \"cedute\" dai mariti al loro capo.<\/p>\n<h2>Un latitante normale&nbsp;<\/h2>\n<p>Un&nbsp;<strong>latitante normale<\/strong>, normalissimo, dunque, che proprio della normalit\u00e0 aveva fatto il suo mantra: \"Un albero se si nasconde nella foresta non si trova\", aveva detto Messina Denaro al procuratore de Lucia e all'aggiunto Guido durante un interrogatorio nel&nbsp;<strong>carcere di L'Aquila<\/strong>: \"E se non fosse stato per la malattia - aveva aggiunto sprezzante - non mi avreste trovato mai\".<\/p>\n<h2>La morte in carcere&nbsp;<\/h2>\n<p>La&nbsp;<strong>malattia<\/strong>, dopo soli otto mesi di carcere, a fronte di trent'anni di latitanza, se lo port\u00f2 via, il&nbsp;<strong>25 settembre 2023<\/strong>, nel penitenziario del capoluogo abruzzese. Una&nbsp;<strong>morte normale<\/strong>, per un&nbsp;<strong>capomafia<\/strong>&nbsp;che aveva trascorso la vita a cercare di dimostrare al mondo di non essere \"uno qualsiasi\", dopo avere commesso&nbsp;<strong>omicidi e stragi<\/strong>&nbsp;in nome di una&nbsp;<strong>mafia sanguinaria e potente<\/strong>, tornata - grazie al lavoro di magistrati e investigatori - a essere una&nbsp;<strong>mafia normale<\/strong>, che lo Stato riesce a frenare.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; L&#8217;ultimo covo di&nbsp;Matteo Messina Denaro&nbsp;passa definitivamente nel&nbsp;patrimonio dello Stato. Eseguito un provvedimento di&nbsp;confisca&nbsp;nei confronti di uno dei favoreggiatori della&nbsp;latitanza del boss di Castelvetrano. 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