{"id":825677,"date":"2026-03-05T08:05:57","date_gmt":"2026-03-05T08:05:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=1289733"},"modified":"2026-03-05T08:05:57","modified_gmt":"2026-03-05T08:05:57","slug":"la-vendita-della-stampa-e-il-necrologio-del-giornalismo-tradizionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=825677","title":{"rendered":"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>La Stampa<\/strong><\/em>, il quotidiano torinese fondato nel 1867 e per oltre un secolo custodito dalla<strong> famiglia Agnelli<\/strong> come uno scrigno di <strong>rispettabilit\u00e0 borghese<\/strong> e <strong>potere sabaudo<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/gedi-elkann-venduto-la-stampa-sae\/\"  rel=\"noreferrer noopener\">viene ceduta quasi in sordina ad <strong>Alberto Leonardis<\/strong><\/a>, patron del <strong>gruppo Sae<\/strong>, un pugno di giornali locali e agenzie di comunicazione. Un nome che fino a ieri conoscevano solo gli addetti ai lavori.&nbsp;Suona&nbsp;un po&#8217; il <strong>necrologio<\/strong> del <strong>giornalismo vecchio stile<\/strong>, quello che aveva piantato le radici nel Novecento e che nell&#8217;era digitale,&nbsp;nonostante i proclami (<em>Digital First<\/em>, era il refrain con cui <strong>John Elkann<\/strong> preannunciava il ritorno al futuro), non ha mai saputo rinnovarsi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1289733\/1289747\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1200\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/LEONARDINIS.jpg\" alt=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" class=\"wp-image-1289747 lazyload\" title=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/LEONARDINIS.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/LEONARDINIS.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/LEONARDINIS-390x585.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Alberto Leonardis (Imagoeconomica).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cedere cos\u00ec un giornale dice molto sul valore che oggi si attribuisce all&#8217;informazione<\/h2>\n\n\n\n<p>I colleghi della<em> Stampa<\/em> giustamente non si capacitano e molti ne fanno innanzitutto una <strong>questione di stile<\/strong>. Venduti s\u00ec, ma questi modi spicci fanno male. L\u2019Avvocato avrebbe storto il naso: lui la Fiat, nonostante le pressioni,&nbsp;non la vendette mai agli&nbsp;americani. Ma non \u00e8 questo il punto. Anche se, va detto, di <strong>eleganza<\/strong> in questa vicenda se n&#8217;\u00e8 vista poca.&nbsp;Vendere un giornale cos\u00ec, con la fretta e la discrezione che di solito si riservano alle <strong>pratiche scomode<\/strong>, dice qualcosa di definitivo sul <strong>valore<\/strong> che oggi si attribuisce all&#8217;<strong>informazione<\/strong>.&nbsp;Lo sa bene chi ha avuto il privilegio, oggi tramutatosi in dispiacere, di fare per molti anni il mestiere quando ancora era in spolvero. Non \u00e8 un tramonto romantico, foriero di nuove magnifiche sorti. \u00c8 una <strong>demolizione per abbandono<\/strong>: lenta, grigia, senza che nessuno voglia assumersene la piena consapevolezza.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1289733\/1289748\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"803\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AGNEL.jpg\" alt=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" class=\"wp-image-1289748 lazyload\" title=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AGNEL.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AGNEL.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AGNEL-800x535.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/AGNEL-390x261.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un ritratto di Gianni Agnelli (Imagoeconomica).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Da tempo il patto con il lettore \u00e8 morto&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Il <strong>mestiere del giornalista<\/strong> ha perso peso, status e senso. E non per colpa del digitale, o dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale<\/strong>. \u00c8 che il <strong>patto con il lettore <\/strong>si \u00e8 rotto. Per decenni i giornali hanno <strong>intermediato&nbsp;la realt\u00e0<\/strong>&nbsp;dall\u2019alto della loro riconosciuta <strong>autorevolezza<\/strong>: il loro compito era raccogliere i fatti, selezionarli, dare loro una gerarchia e consegnare il tutto ogni mattina in edicola. Un servizio prezioso, in cambio del quale editori e giornalisti chiedevano fiducia, attenzione e un paio di euro a copia, meglio ancora il pi\u00f9 fidelizzante abbonamento.&nbsp;Oggi quel patto non esiste pi\u00f9. Il pubblico giovane ha disertato le edicole, sceglie <em>on demand<\/em>. Il vecchio si estingue progressivamente per ovvi motivi generazionali. La realt\u00e0 arriva direttamente, cruda, non filtrata: su TikTok, Instagram, X o&nbsp;Substack. Chi ha voglia di aspettare una <strong>redazione<\/strong> che la rielabori per i suoi lettori? E soprattutto: chi ha pi\u00f9 voglia di <strong>pagare<\/strong> per questo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;ascesa di Corona e il crollo dei quotidiani&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Lo mostra bene il <a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/caso-corona-signorini-frattura-insanabile-media-tradizionali-social\/\"  rel=\"noreferrer noopener\">fenomeno&nbsp;<strong>Fabrizio&nbsp;Corona<\/strong><\/a>, personaggio per anni trattato dalle redazioni come un pregiudicato, uno scandalo, un poco di buono da maneggiare con le pinze.&nbsp;Sta di fatto che oggi l\u2019\u201dimpresentabile\u201d&nbsp;ha un esercito di <strong>follower<\/strong> il cui aumento \u00e8 direttamente proporzionale al calo dei lettori sui media tradizionali, e un numero iperbolico di visualizzazioni che hanno stravolto le classifiche. Non \u00e8 un caso. \u00c8 un <strong>sintomo<\/strong>.&nbsp;Corona fa quello che i giornali non sanno o non possono pi\u00f9 fare: parlare direttamente, senza mediazioni o liturgie. Magari sbaglia, spesso esagera, ma non annoia mai. E nell&#8217;economia dell&#8217;attenzione questo, non l&#8217;informazione, \u00e8 il primo requisito.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1289733\/1272504\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Il-caso-Corona-Signorini-e-la-frattura-insanabile-tra-media-tradizionali-e-social-2.jpg\" alt=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" class=\"wp-image-1272504 lazyload\" title=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Il-caso-Corona-Signorini-e-la-frattura-insanabile-tra-media-tradizionali-e-social-2.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Il-caso-Corona-Signorini-e-la-frattura-insanabile-tra-media-tradizionali-e-social-2.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Il-caso-Corona-Signorini-e-la-frattura-insanabile-tra-media-tradizionali-e-social-2-800x533.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Il-caso-Corona-Signorini-e-la-frattura-insanabile-tra-media-tradizionali-e-social-2-390x260.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Fabrizio Corona (foto Ansa).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">La fuga in&nbsp;tiv\u00f9&nbsp;e la polverizzazione del mercato&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p>Il giornalismo tradizionale si \u00e8 innamorato di s\u00e9 stesso. Ha confuso la forma con la sostanza, ha prodotto oceani di carta in cui la notizia annegava nel commento e nella ricostruzione posticcia, mentre fuori il mondo correva. Cos\u00ec i giornalisti bravi, quelli con l&#8217;istinto e il carattere, hanno cominciato a emigrare. I pi\u00f9 lungimiranti sul <strong>web<\/strong>, gli altri in <strong>televisione<\/strong>. Come se mostrare la faccia fosse una soluzione, una salvezza, e il teleschermo potesse restituire loro quella visibilit\u00e0 che la firma sul giornale non garantiva pi\u00f9. \u00c8 una fuga comprensibile, ma \u00e8 anche una resa.&nbsp;Il<strong> volto in video<\/strong> non \u00e8 un&#8217;idea, \u00e8 una <strong>performance<\/strong>. E insieme una sudditanza a un media alle cui regole ti sottometti. Confondere le due cose \u00e8 esattamente il problema da cui si sta cercando di scappare.\u200b&nbsp;La scena si \u00e8 nel frattempo polverizzata. <strong>Influencer<\/strong>, creator,&nbsp;<strong>podcaster<\/strong>, <strong>autori di newsletter<\/strong>, <strong>commentatori<\/strong> che in un&nbsp;thread&nbsp;di 10&nbsp;post dicono pi\u00f9 cose sensate di un&#8217;intera pagina di quotidiano. Non tutti, certo. Ma abbastanza da spostare l&#8217;interesse, e con esso la <strong>pubblicit\u00e0<\/strong>, e di conseguenza la sempre pi\u00f9 schiacciante invasivit\u00e0 che essa esercita con soddisfazione degli editori cui non par vero di trasformare pi\u00f9 spazi possibili in contenuti sponsorizzati.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1289733\/1289746\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"801\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/STAMP.jpg\" alt=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" class=\"wp-image-1289746 lazyload\" title=\"La vendita della Stampa e il necrologio del giornalismo tradizionale\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/STAMP.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/STAMP.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/STAMP-800x534.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/STAMP-390x260.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Jeff Bezos, John Elkann, Maurizio Molinari allora direttore della Stampa nel 2017 (Imagoeconomica).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Fine di una concezione del giornalismo&nbsp;<\/h2>\n\n\n\n<p><em>La Stampa<\/em> che passa di mano racconta tutto questo. Non \u00e8 la fine di un giornale: \u00e8 la fine di una concezione del giornalismo come presidio, istituzione e contropotere. L&#8217;autorevolezza, il rapporto con i lettori, la capacit\u00e0 di orientare l&#8217;opinione pubblica si stanno ineluttabilmente dissolvendo, senza che nessuno senta il bisogno di versarci sopra pi\u00f9 lacrime se non quelle di circostanza.&nbsp;Elkann, a cui preservare la<strong> tradizione di famiglia<\/strong> evidentemente interessa poco, si \u00e8 mosso nella <strong>logica imprenditoriale <\/strong>di quando un asset ha smesso di&nbsp;rendere: lo ha venduto. Senza sentimentalismi o appelli a un passato glorioso. Un lusso che ci si pu\u00f2 permettere quando i conti tornano, meno quando il <strong>modello di business<\/strong> non regge pi\u00f9. Anche se ci\u00f2 suona come ammissione di essere stato un pessimo editore. \u200bIl giornalismo del futuro, ammesso lo si possa chiamare ancora cos\u00ec, esiste gi\u00e0, e ha poco a che spartire con quello del passato: \u00e8 pi\u00f9 veloce, diretto, personale. Ha bisogno di voci pi\u00f9 che di testate, di autori pi\u00f9 che di redazioni. Chi sapr\u00e0 adattarsi sopravviver\u00e0. Come in tutte le rivoluzioni, del resto. Solo che questa non la celebra nessuno. Avviene&nbsp;nel sostanziale <strong>disinteresse dell\u2019opinione pubblica<\/strong>, tra una svendita e l\u2019altra, tra il vecchio mondo che passa e il nuovo in piena caotica trasformazione.\u200b&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si tratta solo del passaggio di propriet\u00e0 di un quotidiano storico. La cessione di Elkann fotografa la crisi dell&#8217;informazione stessa. 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