{"id":826897,"date":"2026-03-31T02:04:00","date_gmt":"2026-03-31T02:04:00","guid":{"rendered":"http:\/\/nugnes.com\/?guid=79c3d6689a37721d2d3846700ee390d3"},"modified":"2026-03-31T02:04:00","modified_gmt":"2026-03-31T02:04:00","slug":"ne-troppo-ne-troppo-poco-quanto-sale-serve-davvero-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=826897","title":{"rendered":"N\u00e9 troppo n\u00e9 troppo poco: quanto sale serve davvero"},"content":{"rendered":"<p>AGI - Da anni ci dicono di nascondere la saliera, perch\u00e9 <strong>il sale fa male<\/strong>. Oggi, nuove evidenze scientifiche suggeriscono che per il cuore, il cervello e il metabolismo, meno non significa sempre meglio. Gli esiti di salute correlati all'assunzione di sodio seguono, infatti, una relazione a U, per cui sia un apporto eccessivo sia un apporto insufficiente di sale sono associati a un aumento del rischio per la salute, rafforzando l'importanza di evitare tanto la sovraesposizione cronica quanto la <strong>restrizione estrema<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il sale di per s\u00e9 non \u00e8 dannoso; \u00e9 lo squilibrio a esserlo<\/strong>. \u00c8 questo, in sintesi, ci\u00f2 che emerge dal nuovo White Paper, patrocinato e redatto da un pool di ricercatori dell'Universit\u00e0 Campus Bio Medico di Roma su invito di Compagnia Italiana Sali e Atisale, con l'obiettivo non di assolvere ma riabilitare il sale, evidenziando, su basi scientifiche aggiornate, il ruolo fisiologico del sale nell'organismo umano, promuovendone una visione equilibrata, fondata sul concetto di moderazione e consapevolezza piuttosto che su logiche di demonizzazione o proibizione, e offrendo uno strumento comunicativo responsabile a decisori, operatori sanitari, giornalisti.<\/p>\n<h2>Per decenni la comunicazione relativa al consumo di sale \u00e8 stata univoca<\/h2>\n<p>Per decenni la comunicazione relativa al consumo di sale \u00e8 stata univoca: \"Tagliare il sale, per salvare il cuore\". Ma la fisiologia umana non \u00e8 semplice. Studi epidemiologici massivi, come il celebre PURE Study su oltre 90.000 persone, hanno disegnato una realta' diversa, una curva a forma di \"U\".<\/p>\n<p>Cosa significa? Che la mortalit\u00e0 aumenta se si mangia troppo sale (oltre i 5-6g di sodio), ma aumenta drasticamente anche se ne si assume troppo poco (sotto i 3g). Il nostro corpo, infatti, \u00e8 una macchina elettrica: senza sodio, gli impulsi non partono, i liquidi non si regolano, la vita si ferma. I concetti di \"eccesso\" e \"carenza\" diventano pertanto centrali, poich\u00e9 spostano la discussione dal sale in se' all'equilibrio, ovvero a un apporto appropriato di sale. Non solo. Il concetto stesso di equilibrio non \u00e8 necessariamente legato a valori assoluti, poich\u00e9 gli organismi viventi sono caratterizzati da equilibri dinamici, strettamente connessi agli stili di vita e alle abitudini alimentari individuali.<\/p>\n<h2>Mentre tutti guardano la pressione alta<\/h2>\n<p>Mentre tutti guardano la pressione alta, negli ambulatori si sta consumando un dramma opposto, spesso ignorato migliaia di anziani arrivano al pronto soccorso per cadute inspiegabili o stati confusionali che sembrano l'inizio di una demenza. La causa? Spesso \u00e8 l'iponatriemia (basso sodio nel sangue), causata da diete iposodiche troppo rigide. Il cervello, privo del suo \"conduttore\", va in tilt. Ridare il giusto sale a queste persone significa spesso vederle \"rinascere\" cognitivamente e ritrovare l'equilibrio.<\/p>\n<h2>Per anni si \u00e8 tolto il sale anche ai pazienti con scompenso cardiaco<\/h2>\n<p>Per anni si \u00e8 tolto il sale anche ai pazienti con scompenso cardiaco. Oggi, meta-analisi su riviste come il JACC ci mostrano un paradosso inquietante: una restrizione aggressiva pu\u00f2 aumentare la mortalit\u00e0. Senza sodio, il volume del sangue si riduce troppo e il corpo reagisce producendo ormoni dello stress che affaticano un cuore gi\u00e0 debole. Il sale serve a <strong>trasportare il glucosio nelle cellule<\/strong>. Se lo eliminiamo, il corpo diventa meno sensibile all'insulina (insulino-resistenza), aprendo la porta a disfunzioni metaboliche e pre-diabete.<\/p>\n<h2>C'e' poi un equivoco di fondo<\/h2>\n<p>C'\u00e8 poi un equivoco di fondo. Quando si parla di \"sale\", si pensa alla molecola pura chimica (NaCl) che si trova nei cibi ultra-processati industriali. Ma il Sale Marino, raccolto nelle saline, e' una \"matrice complessa\". Porta con se' oligoelementi - magnesio, potassio, calcio - che modulano il sapore e interagiscono con l'organismo in modo diverso. Un sale integrale sala di piu' e meglio, permettendoci di usarne meno per avere pi\u00f9 gusto.<\/p>\n<p>\u00c8 un paradosso gastronomico: la qualit\u00e0 permette la moderazione, l'assenza di qualit\u00e0 porta all'abuso.<\/p>\n<h2>Infine, non bisogna dimenticare che il sale iodato<\/h2>\n<p>Infine, non bisogna dimenticare che il sale iodato rimane uno strumento cardine di Sanit\u00e0 Pubblica per la prevenzione della carenza di iodio e per il supporto della normale funzione tiroidea e dello sviluppo neurologico, ed \u00e8 ampiamente riconosciuto come una delle strategie preventive pi\u00f9 costo-efficaci nelle politiche di salute globale.<\/p>\n<p>\"A fronte dei risultati di questo studio - dichiara Marta Bertolaso, research onit of Philosophy of Science and Human Development dell'Universit\u00e0 Campus Bio-Medico di Roma -, che evidenziano una relazione a forma di U tra assunzione di sodio e esiti di salute, rafforzando la necessita' di evitare sia un eccesso cronico sia una restrizione severa prolungata, e' necessario un rinnovato approccio non solo alle strategie di Sanita' Pubblica, ma anche alla comunicazione nutrizionale, che raggiunga efficacemente la popolazione piu' ampia. La demonizzazione storica del sale puo' e deve essere riformulata enfatizzando l'equilibrio anziche' la condanna. Un'educazione ad un consumo consapevole, equilibrato e quindi responsabile e' una sfida socio-culturale piu' generale e di cui il sale puo' essere considerato, con buone ragioni, paradigmatico\".<\/p>\n<p>Se l'eccesso rimane dunque un errore, la paura indiscriminata e' un errore uguale e contrario. Il nuovo White Paper propone un cambiamento nelle strategie di Sanita' Pubblica e di comunicazione, passando da una riduzione generalizzata del sodio a un approccio basato su moderazione, personalizzazione e contestualizzazione dell'assunzione, tenendo conto dello stile di vita, del livello di attivita' fisica e delle esigenze fisiologiche individuali, valutandolo all'interno di modelli dietetici complessivi, piuttosto che come nutriente isolato.&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; Da anni ci dicono di nascondere la saliera, perch\u00e9 il sale fa male. Oggi, nuove evidenze scientifiche suggeriscono che per il cuore, il cervello e il metabolismo, meno non significa sempre meglio. 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