{"id":829623,"date":"2026-05-24T11:47:00","date_gmt":"2026-05-24T11:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lettera43.it\/?p=1302160"},"modified":"2026-05-24T11:47:00","modified_gmt":"2026-05-24T11:47:00","slug":"lerrore-umano-nellepoca-dellia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nugnes.com\/?p=829623","title":{"rendered":"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA"},"content":{"rendered":"\n<p>Smascherare articoli e post scritti dall&#8217;<strong>Intelligenza artificiale<\/strong> \u00e8 diventato sui social uno sport molto praticato: le bolle dei cosiddetti &#8220;intelligenti&#8221; esondano di sarcastici \u00abla prossima volta scrivilo tu\u00bb, \u00abpuzza di IA lontano un miglio\u00bb, \u00abora prova a dirlo con parole tue\u00bb. \u00c8 ormai talmente facile accorgersi quando un post \u00e8 stato scritto da <strong>Claude<\/strong>, da<strong> ChatGPT<\/strong>, da <strong>Gemini<\/strong>, da Grok, da <strong>Copilot <\/strong>o dalle altre numerose opzioni proposte dal pensiero sintetico dei grandi player tech che soltanto pochi irriducibili ingenui cadono nel trabocchetto. Ma sono sempre loro a credersi pi\u00f9 furbi delle macchine e, infatti, come rileva un articolo uscito recentemente sul&nbsp;<em>Wall Street Journal <\/em>(&#8220;<a href=\"https:\/\/www.wsj.com\/tech\/ai\/writers-are-going-to-extremes-to-prove-they-didnt-use-ai-46e7c3f7\">Writers Are Going to Extremes to Prove They Didn\u2019t Use AI<\/a>&#8220;, 8 maggio 2026), si ingegnano ora a trovare modi per non essere scoperti o per non essere tacciati di ricorrere al bot: per esempio inseriscono nei testi che spediscono al caporedattore o all&#8217;editor <strong>errori di grammatica<\/strong> o di punteggiatura: sarebbe la prova che il testo che hanno inviato non \u00e8 stato scritto da una IA perch\u00e9, si sa, le macchine non fanno errori. <\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1302160\/1302210\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"828\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA.jpg\" alt=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" class=\"wp-image-1302210 lazyload\" title=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-800x552.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-390x269.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Le icone delle app di IA (Ansa).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;attualit\u00e0 degli esperimenti di Turing e Searle<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 1950 il logico matematico<strong> Alan Turing<\/strong> propose un test nel suo saggio, uscito sulla rivista&nbsp;<em>Mind<\/em>, &#8220;Computing Machinery and Intelligence&#8221; (Oxford University Press): un <strong>giudice umano<\/strong> conversa per iscritto con due interlocutori, uno umano e uno macchina. Se non riesce a distinguerli con affidabilit\u00e0, la macchina ha &#8220;superato&#8221; il test.&nbsp;La domanda originale non era: \u00abLe macchine pensano?\u00bb, che Turing considerava troppo vaga, ma se una macchina riesce a riprodurre, in termini operativi e comportamentali, il linguaggio umano. Nel 1980 <strong>John Searle<\/strong> (Denver, 1932), filosofo del linguaggio, si spinse pi\u00f9 avanti. Immagin\u00f2 una persona chiusa in una stanza. Questa persona non conosce il cinese ma le vengono passati sotto la porta dei foglietti con simboli cinesi (le domande). Lei dispone di un manuale di regole: \u00abSe vedi questo simbolo, rispondi con quest&#8217;altro simbolo\u00bb. Seguendo<strong> meccanicamente le regole<\/strong>, produce risposte in cinese perfettamente sensate. Chi \u00e8 fuori dalla stanza \u00e8 convinto di parlare con qualcuno che capisce il cinese. Ma la persona non capisce nulla, <strong>manipola simboli <\/strong>secondo regole sintattiche senza alcuna comprensione semantica. Secondo Searle, questo \u00e8 esattamente ci\u00f2 che fa un computer: <strong>sintassi senza semantica<\/strong>, elaborazione senza comprensione. Le obiezioni non mancarono. La pi\u00f9 nota \u00e8 la <em><strong>systems reply<\/strong><\/em>: forse la singola persona non capisce, ma il sistema nel suo insieme &#8211; persona pi\u00f9 manuale pi\u00f9 stanza &#8211; capisce. Searle la respinse, ma il dibattito non si \u00e8 mai chiuso davvero ed \u00e8 rimasto uno degli<strong> esperimenti mentali<\/strong> pi\u00f9 discussi della filosofia analitica del Novecento: nell&#8217;era dei grandi modelli linguistici, sembra pi\u00f9 attuale che mai. <\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1302160\/1302211\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"799\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-2.jpg\" alt=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" class=\"wp-image-1302211 lazyload\" title=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-2.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-2.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-2-800x533.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-2-390x260.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un&#8217;immagine di Alan Turing (Ansa).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il grande paradosso: l&#8217;uomo simula l&#8217;imperfezione umana<\/h2>\n\n\n\n<p>Il <strong>paradosso<\/strong> \u00e8 che chi scrive oggi usando il suo cervello deve trovare il modo di sembrare pi\u00f9 umano di una macchina addestrata ad imitarlo alla perfezione. Nel\u00a0<em>Libro degli errori<\/em>\u00a0<strong>Gianni Rodari<\/strong> ci conferma che gli<strong> errori <\/strong>fanno<strong> parte della natura umana<\/strong>, il grande scrittore sosteneva che gli errori non stanno nelle parole ma nelle cose &#8211; i veri errori, dai quali dovremmo liberarci, sono la guerra, il razzismo, l&#8217;ingiustizia, non le parole che li designano &#8211; ma chi inserisce deliberatamente degli errori in un testo generato da un&#8217;IA, non usa l&#8217;errore per liberarsi della grammatica ma per <strong>simulare l&#8217;imperfezione umana<\/strong>, per nascondersi dietro di essa. Usa l&#8217;errore come un travestimento e il paradosso \u00e8 raffinato: Claude e Copilot scrivono &#8220;troppo&#8221; bene e proprio questa <strong>perfezione sintattica<\/strong> le tradisce. <\/p>\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.lettera43.it\/galleria\/1302160\/1302212\"><img data-has-syndication-rights=\"1\" data-portal-copyright=\"Lettera43\" data-licensor-name=\"Lettera43\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"900\" src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-rodari.jpg\" alt=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" class=\"wp-image-1302212 lazyload\" title=\"L\u2019errore umano nell\u2019epoca dell\u2019IA\" data-src=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-rodari.jpg\" loading=\"lazy\" data-has-syndication-rights=\"1\" data-licensor-name=\"Lettera43\" srcset=\"https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-rodari.jpg 1200w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-rodari-800x600.jpg 800w, https:\/\/www.lettera43.it\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Lerrore-umano-nellepoca-dellIA-rodari-390x293.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Un frame di un filmato di Gianni Rodari (Ansa).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n<p>L&#8217;errore, per secoli considerato<strong> segno di debolezza umana<\/strong>, diventa un <strong>certificato di autenticit\u00e0<\/strong>, la prova che dietro a un testo scritto c&#8217;\u00e8 una persona invece di una macchina. Rodari voleva che i bambini imparassero divertendosi. Noi adulti impariamo oggi a <strong>fingerci umani <\/strong>sbagliando apposta. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo simulare i nostri difetti per dimostrare di esistere e non \u00e8 un problema di grammatica, \u00e8 un problema profondo di<strong> identit\u00e0<\/strong>. Le macchine vincono quando cominciamo a imitarle, e noi perdiamo quando dobbiamo esasperare un tratto fallace, l&#8217;imperfezione, per distanziarci da loro, per dimostrare di essere ancora umani.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sempre pi\u00f9 scrittori e giornalisti inseriscono refusi nei testi per dimostrare che non sono ricorsi all&#8217;intelligenza artificiale. Siamo arrivati a mascherarci da umani per non essere scambiati per macchine che imitano gli umani.<\/p>\n","protected":false},"author":754,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[31],"tags":[],"class_list":["post-829623","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/829623","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/754"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=829623"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/829623\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":829624,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/829623\/revisions\/829624"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=829623"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=829623"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nugnes.com\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=829623"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}