La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Stefano Di Stefano, dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze e membro del cda del Monte dei Paschi di Siena, finito sotto la lente dei pm dopo l’analisi del suo smartphone, sequestrato a novembre dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta sul risiko bancario. Ipotizzato il reato di insider trading: a ridosso dell’Ops di Siena su Piazzetta Cuccia, Di Stefano avrebbe comprato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100 mila euro, ottenendo un guadagno di alcune migliaia di euro.
Stefano Di Stefano (Mef).
Gli incarichi di Di Stefano in Mps e al Mef
Componente del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena da aprile 2022, nel cui ambito ricopre anche l’incarico di componente del Comitato Rischi e Sostenibilità, Di Stefano al Mef è Direttore Generale della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici del Dipartimento dell’Economia.
Durante la riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), gli Stati membri dell’Unione europea hanno indicato il francese François-Louis Michaud come nuovo presidente dell’Autorità bancaria europea (EBA), agenzia dell’Ue creata nel 2011 e incaricata di attuare un corpus di norme standard per regolamentare e vigilare sul settore bancario in tutti i Paesi dei Ventisette. Michaud ricopre da settembre del 2020 l’incarico di direttore esecutivo della stessa EBA. La nomina dovrà ora essere confermata dal Parlamento europeo e successivamente approvata formalmente dal Consiglio Ue, secondo la procedura istituzionale prevista. Michaud prenderà il posto dello spagnolo José Manuel Campa, che ha concluso prematuramente il suo secondo mandato il 31 gennaio per motivi personali e familiari.
La possibile fusione tra Monte dei Paschi di Siena (la cui assemblea mercoledì ha approvato le modifiche statutarie per la lista del cda) e la controllata Mediobanca è diventata il nuovo terreno di scontro nel sistema finanziario italiano. Un’operazione che l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, starebbe spingendo con determinazione, convinto che sia l’unica strada per centrare i 700 milioni di sinergie promesse alla Bce. Il nuovo piano industriale, atteso nelle prossime settimane, non è ancora passato sul tavolo del Cda – impegnato nel proprio rinnovo – ma già solleva più di un dubbio.
La sede del Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).
I dubbi sui costi del delisting
Il primo riguarda i costi del delisting di Mediobanca. Ai valori dell’Opas lanciata lo scorso autunno, l’operazione peserebbe per circa 3 miliardi di euro. Da allora, infatti, i titoli di Piazzetta Cuccia hanno perso terreno (-9,7 per cento), mentre Mps ha corso (+16,3 per cento). Il risultato è un paradosso: l’offerta di Lovaglio – 2,533 azioni Mps più 0,90 euro cash per ogni titolo Mediobanca – oggi equivarrebbe a 24,25 euro per azione, contro un valore di mercato fermo a 18,8 euro. Una forbice che rende l’operazione sempre più costosa per Siena. Se si aggiungono i circa 500 milioni necessari per attivare le sinergie, il conto finale sfiora i 3,5 miliardi per ottenere risparmi stimati in 700 milioni.
La sede di Mediobanca in Piazzetta Cuccia a Milano (Imagoeconomica).
La narrazione degli impegni presi con la Bce non regge
A giustificare il delisting viene evocata la necessità di rispettare gli impegni presi con la Bce al momento dell’Opas. Ma basta leggere il prospetto depositato il 3 luglio – ancora disponibile sul sito della banca – per scoprire che la narrazione non regge. A pagina 79 si specifica che, con una partecipazione inferiore al 90 per cento (oggi Mps è all’86,35), è previsto il mantenimento della quotazione di Mediobanca, salvo casi di flottante insufficiente. E a pagina 181 si chiarisce che l’integrazione tra i due istituti non richiede affatto una fusione per incorporazione.
La sede della Bce a Francoforte (Imagoeconomica).
Le possibili alternative alla strategia di Lovaglio
In altre parole, il delisting non è un obbligo regolamentare, ma una scelta strategica di Lovaglio. Una scelta che potrebbe rivelarsi onerosa per gli azionisti di Mps, mentre esistono alternative meno traumatiche: dalla fusione tra Widiba e Mediobanca Premier a un più deciso intervento sui costi. C’è persino chi ipotizza l’opzione opposta: aumentare il flottante di Mediobanca, consentendo a Mps di monetizzare una parte della partecipazione e finanziare nuove iniziative.
Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).
L’occhio della Consob sulle possibili speculazioni
Nel frattempo, l’incertezza alimenta la speculazione. Il titolo Mediobanca è balzato di circa il 6 per cento, un movimento che avvantaggia gli investitori più aggressivi ma aumenta i rischi per entrambe le platee di azionisti. Una dinamica che Consob sta seguendo con crescente attenzione.
Qualcuno l’ha letta come una sorta di sgarbo postumo per l’accoglienza non certo entusiastica riservata dagli analisti di Banca Intesa all’ops di Montepaschi su Mediobanca. Ma sicuramente è solo malizioso gossip. Sta di fatto però che, all’indomani della pubblicazione dei risultati 2025 e del piano di impresa della banca guidata da Carlo Messina (utili per 9,3 miliardi, il miglior risultato di sempre, e una proiezione che li porterà a oltre 11,5 nel 2029) dall’istituto di Piazzetta Cuccia, per mano dell’analista Andrea Filtri, è arrivato un giudizio freddino. «Sì, tutto bene. Ma vediamo che il titolo sta già scontando gli effetti del nuovo piano», è la sintesi di Filtri. Il quale, sempre nello stesso report, tesse l’elogio di Generali, di cui non manca di sottolineare «la qualità elevata degli utili, la forte gestione di cassa, la forte generazione di cassa… che supportano rendimenti interessanti per gli azionisti».
Andrea Filtri, analista di Mediobanca.
Insomma, tradotto come lo direbbe la casalinga di Voghera, se dovete investire piuttosto che a Milano guardate a Trieste. Su cui per altro niente da dire, visto che il Leone sotto la gestione di Philippe Donnet ha registrato performance brillantissime. In questo senso il giudizio di Mediobanca coincide con quello di altre banche d’affari, ma il diavolo si annida sempre nei dettagli, e qui il dettaglio non è da poco e sta nel fatto visto che che Piazzetta Cuccia è il socio di riferimento delle Generali.
Certo, l’invalicabile muraglia tra chi fa analisi e chi investe…
D’accordo, ci sono i chinese walls, le barriere che dentro le società finanziarie dovrebbe erigere una invalicabile muraglia tra chi fa analisi da chi investe, in modo da scongiurare il rischio di insider trading e conflitti di interessi. E nessuno dubita che Filtri rispetti in pieno la regola. Resta il fatto però che, per evitare la sindrome dell’oste che elogia come migliore il suo vino, bisognerebbe – là dove possibile – apprezzarlo con sobrietà.
Il Governatore e il Consiglio Superiore della Banca d’Italia, riuniti il 30 gennaio, hanno preso atto della decisione del direttore generale Luigi Federico Signorini di concludere in anticipo il proprio mandato per ragioni personali, con effetto dal 31 marzo. Nella stessa giornata, in una seduta straordinaria convocata su proposta del Governatore, il Consiglio Superiore ha deliberato la nomina di Paolo Angelini, attuale vice direttore generale, alla carica di direttore generale, e di Gian Luca Trequattrini, funzionario generale e segretario del direttorio, a vice direttore generale. Con l’assunzione del nuovo incarico, Angelini subentra inoltre alla guida dell’Ivass, prendendo il posto lasciato da Signorini.
«Non sussiste il patto occulto» tra i soci Delfin e Caltagirone e nemmeno «il concerto» con Monte dei Paschi di Siena. È quanto si legge in un documento della divisione vigilanza emittenti della Consob, risalente al 15 settembre e riportato da Il Sole 24 Ore, che fa riferimento al presunto concerto tra Francesco Milleri, presidente di Delfin, Francesco Gaetano Caltagirone, fondatore dell’omonimo gruppo, e Luigi Lovaglio, ceo di Mps per prendere il controllo di Mediobanca e Generali aggirando l’obbligo di offerta pubblica di scambiosull’istituto di Piazzetta Cuccia.
Una filiale del Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).
Le conclusioni della Consob
Dopo mesi di indagini, la Consob è arrivata alla conclusione che «nessuna delle condotte riferite da Mediobanca – peraltro non supportate da evidenze probatorie di alcun genere – è parsa essere caratterizzata da profili di potenziale criticità o allarme», a maggior ragione perché «non sono stati rilevati accordi verbali o scritti, espressi o taciti, ancorché invalidi o inefficaci» tra i soggetti citati, che rappresenterebbero «il presupposto della relazione consensuale in cui si sostanza l’azione di concerto, né la sussistenza di tali accordi pare potersi inferire in via indiziaria, attraverso la valorizzazione di elementi fattuali, quali la constatazione di una condotta allineata». Insomma, le azioni di Delfin e Caltagirone, «sebbene allineate, non appaiono sufficienti a rilevare unicamente una linea di azione concordata avente l’obiettivo specifico di controllare Mediobanca e Generali, essendo condotte coerenti anche con il perseguimento di interessi economici propri di ciascuno di detti azionisti, autonomi e diversi dalla volontà di acquisizione e gestione congiunta del controllo» dei due istituti.
S&P Global ha nominato tre dirigenti per guidare la divisione Mobility. Si tratta di Larissa Cerqueira, Tasha Matharu e Joseph Lenz. La prima, ex Chief Human Resources Officer di Fluence Energy, assumerà il ruolo di Chief People Officer dal primo gennaio 2026. La seconda, oggi Deputy General Counsel di S&P, sarà Chief Legal Officer. Il terzo, che è stato Cto di Carfax, sarà Chief Information Officer. Con la scelta dei tre manager S&P Global sta proseguendo nella strada verso una divisione Mobility scorporata dal resto della società. Quando la separazione accadrà, il nuovo Ceo sarà Bill Eager, attualmente presidente di Mobility. Per completare l’operazione, secondo i media americani, ci vorranno tra i 12 e i 18 mesi.
Schroders, società leader al mondo nella gestione attiva, ha nominato il suo primo Head of ETF (Exchange-Traded Funds). Si tratta di Tom Stephens, manager che proviene da JP Morgan AM dove ha lavorato per otto anni ricoprendo il ruolo di International Head of ETF Capital Markets. A lui toccherà definire la strategia globale di Schroders sugli ETF, tra prodotti, distribuzioni ed engagement dei clienti.
Oomen: «La profonda conoscenza di Tom ci aiuterà»
Matt Oomen, Global Head of Client Group di Schroders, parlando di Stephens ha spiegato che i «suoi 20 anni di leadership in questo settore saranno fondamentali per rafforzare il nostro vantaggio competitivo nella gestione attiva in formato ETF. I nostri recenti lanci di ETF attivi in Europa ci consentiranno di raggiungere più investitori che mai, e la profonda conoscenza ed esperienza di Tom nel mercato degli ETF contribuirà a connettere l’espansione delle nostre competenze con l’interesse crescente da parte della clientela».
JP Morgan ha annunciato la nomina di Vittorio Rivaroli a responsabile dell’ECM, l’Equity Capital Markets, per l’Europa Continentale. Il manager lavorerà dalla sede di Milano e riporterà direttamente all’Head of ECM per l’area EMEA, Ashish Jhajharia. Rivaroli vanta un lungo percorso in JP Morgan. Dopo il suo ingresso nella società 16 anni fa, ha lavorato a supporto dei clienti in Italia, Grecia e nei Paesi del Nord Europa. Per dieci anni, inoltre, ha lavorato nella sede di Londra. Tra le sue responsabilità ci sarà quella di coordinamento dell’ECM, passando da IPO, aumenti di capitale e operazioni di vario tipo, volte a rafforzare la presenza di JP Morgan sul territorio.
Brendan Nelson è il nuovo presidente di Hsbc Holdings. In carica ad interim dal primo ottobre scorso, aveva preso il posto di Mark Tucker, dimessosi il 30 settembre, e ora assume il ruolo in via definitiva. La mossa dell’istituto di credito arriva a sorpresa dopo una ricerca lunga sette mesi per trovare un sostituto e terminata, come riporta il Wall Street Journal, senza che il consiglio di amministrazione trovasse un accordo. «Non vedo l’ora di continuare a lavorare con il cda, l’ad e il team dirigenziale per raggiungere gli obiettivi strategici e finanziari», ha dichiarato il manager 76enne. Secondo Ann Godbehere, Senior Independent Director che ha guidato la selezione, ha dimostrato un’eccellente leadership.
Una sede di Hsbc (Imagoeconomica).
Chi è Brendan Nelson, presidente di Hsbc
Membro del consiglio di amministrazione di Hsbc Holdings da settembre 2023, Brendan Nelson ha una profonda esperienza nel settore finanziario con una lunga carriera nel Regno Unito. Ancor prima di entrare nell’istituto di credito con sede a Londra, ma focalizzato sul mercato asiatico, era stato per 25 anni in Kpmg, di cui è stato anche responsabile globale del settore bancario e, tra il 2006 e il 2010, vicepresidente. Precedentemente, aveva avuto incarichi non esecutivi nel Cda di BP e NatWestGroup oltre che di alcune controllate. Nel suo curriculum, anche un passato in Ulster Bank Ireland e Royal Bank of Ireland. In qualità di nuovo presidente di Hsbc, Nelson avrà il compito di supervisionare gli sforzi del Ceo Georges Elhedery volti ad aumentare i ricavi della banca basati sulle commissioni, per compensare il calo degli interessi derivanti dal taglio dei tassi da parte delle banche centrali.