Tre genitori su 4 controllano i figli, ma 2 su 3 risolvono i problemi

AGI - L’immagine dei genitori italiani contemporanei è sospesa tra il desiderio di promuovere l’indipendenza dei figli e un monitoraggio pervasivo che ne limita l’effettiva libertà. Secondo il Rapporto “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, presentato a Roma dal Censis, il 60% dei padri e delle madri si definisce “discreto e non invadente”.

Tuttavia, i dati smentiscono parzialmente questa percezione: il 78,1% supervisiona costantemente amicizie, studi e interessi, mentre il 31,6% controlla regolarmente diari o cellulari.

La gestione del controllo e dell’autonomia dei genitori

Nonostante il 92,3% dei genitori dichiari che per crescere bene sia utile confrontarsi con errori e fallimenti, la tendenza all'intervento diretto resta elevata. Il 66,1% del campione ammette infatti di risolvere spesso i problemi al posto dei figli.

La fiducia sembra aver guadagnato terreno rispetto al passato: oggi il 21,3% dei genitori dichiara di averne abbastanza nei figli, contro il 29,3% del 2002, anno in cui la quota di chi si definiva apprensivo era sensibilmente più alta (32,5% contro l'attuale 14,8%).

Il percorso verso l'indipendenza appare lento. Sebbene l’83,9% cerchi di responsabilizzare i figli con compiti domestici quotidiani, la vera autonomia è posticipata. Per il 25,2% degli intervistati, l’età giusta per lasciare il “nido” è dai 25 anni in su. Solo il 15% ritiene appropriato andare a vivere da soli a 18 anni.

La trasformazione demografica e sociale dei genitori

Il rapporto evidenzia una drastica contrazione della famiglia tradizionale. Le coppie con figli sono passate dal 47,9% del 1994 al 29,2% del 2024. Parallelamente, le famiglie unipersonali sono diventate la tipologia più diffusa nel Paese (36,2%).

I principali indicatori demografici confermano la crisi: nascite -32,4% dal 1994; matrimoni -40,6%; età media al primo figlio salita a 31,9 anni (era 27,7 nel 1994); figli nati fuori dal matrimonio aumentati dal 7,8% al 43,2%.

Tra le ragioni che frenano l'allargamento della famiglia, spiccano la carenza di forze psicologiche (27,4%) e la percezione di un mondo troppo ostile (12,7%).

L'ostacolo professionale e il divario di genere

Il lavoro rimane una criticità per il 73,4% dei genitori. Il conflitto tra carriera e famiglia colpisce in modo asimmetrico: il tasso di occupazione delle donne scende dal 68,5% (senza figli) al 61,5% (con figli), mentre per gli uomini accade l'opposto, salendo dal 78,4% al 91,7%.

Nelle richieste di supporto emerge una differenza di genere netta: il 77,1% delle madri vorrebbe più risorse economiche, l’83,8% dei padri vorrebbe più tempo.

Digitale e scuola: il nuovo campo di battaglia

L'accesso alla tecnologia è sempre più precoce: il 46,4% dei bambini dispone di uno smartphone entro i 10 anni. Nonostante il 69,1% dei genitori dichiari di contare sul senso di responsabilità dei figli, le misure di sicurezza sono stringenti: il 55,1% utilizza il parental control e il 43% ricorre alla geolocalizzazione dei dispositivi.

In ambito scolastico, prevale la fiducia verso il corpo docente (72,4%). Significativo il dato sull’innovazione: il 66,7% dei genitori favorevole al divieto degli smartphone in classe deve confrontarsi con una realtà in cui il 32,5% dei figli utilizza già l’Intelligenza Artificiale per svolgere i compiti a casa.

Nonostante le difficoltà economiche, indicate come principale ostacolo dal 35,7% del campione, il sentimento prevalente verso il futuro resta l’ottimismo: il 67,3% dei genitori guarda al domani dei propri figli con speranza e serenità.

Falso diplomatico in giro a Palermo, non aveva neanche la patente

AGI - Impegnato in una missione umanitaria per conto di un sedicente servizio segreto: come nella scena di un film della commedia all'italiana, cercava di farsi spacciare per un diplomatico un uomo di 64 anni, noto alle forze dell'ordine, fermato dai carabinieri a Palermo durante un normale controllo del territorio.

In via Simone Guli i militari hanno intercettato l'autovettura che esponeva la targhetta riservata al Corpo Diplomatico: alla guida c'era l'uomo, che ha mostrato ai militari un passaporto con la denominazione "laissez passer", caratterizzato da una copertina nera con le scritte "Onu", "Nato" e l'intestazione "Diplomatic Intelligence Service".

Le spiegazioni fornite ai militari

Con estrema disinvoltura ha dato le sue spiegazioni, chiamando in causa una vaga operazione di intelligence. Il documento appariva accurato, ma già a un primo esame si mostrava come un assemblaggio di sigle internazionali e privo di qualsiasi validità legale.

Il sedicente diplomatico era privo di un passaporto valido e perfino della patente di guida: è stato arrestato in flagranza con le accuse di uso di atto falso, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

Le conseguenze giudiziarie

Oltre alle contestazioni penali, nei suoi confronti è scattata la sanzione amministrativa per la guida senza patente. L'uomo è stato trasferito nel carcere Pagliarelli, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Mattarella e Meloni a Gemona alla mostra “Friuli 1976. Una gran voglia di vivere”

AGI - Centinaia di foto di famiglia, ricordi, strumentazioni, pagine di giornale. Un racconto di umanità e quotidianità quello che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato nella mostra allestita a Gemona del Friuli (Udine) dal Messaggero Veneto in occasione dei 50 anni dal terremoto del Friuli del 1976.

Assieme al Capo dello Stato anche la premier Giorgia Meloni, accompagnati nella visita dal direttore e dal vicedirettore del quotidiano, rispettivamente Paolo Possamai e Paolo Monsanghini, e da Arnaldo Anichi, sindaco del Consiglio Comunale due ragazzi. Capo dello Stato e premier si sono soffermati a lungo davanti alle teche che mostravano le foto di lutto e di rinascita che hanno accompagnato e seguito le terribili scosse del 1976, le ricetrasmittenti dell'epoca con cui si è tentato di dialogare nei momenti immediatamente successivi alla scossa quando i telefoni non funzionavano e la colonna che contiene i nomi dei circa mille morti provocati dal sisma.

Centinaia di ricordi raccolti dal quotidiano tra i cittadini in un "collection day" accanto a molte prime pagine che alternavano racconti luttuosi a storie di rinascita. Al termine della visita il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha omaggiato il Capo dello Stato con la maglia speciale dell'Udinese con la frase diventata un'icona del modello di ricostruzione post-sismico: "Il Friuli ringrazia e non dimentica".

Ad accogliere Mattarella e Meloni all'uscita dalla mostra, alla loggia del Consiglio comunale, oltre un centinaio di bambini con tricolore in mano hanno intonato l'Inno d'Italia soffermandosi a lungo a strappare selfie e autografi.
 

Kate Middleton a Reggio Emilia e l’omaggio a Max Mara

AGI - C’è un silenzio operoso, quasi millimetrico, che in queste ore avvolge i portici di Piazza Prampolini. È il silenzio delle grandi attese, quello che precede i momenti destinati a restare negli archivi fotografici per decenni. Mentre il mondo osserva i bollettini di Kensington Palace, Reggio Emilia si prepara a diventare, il prossimo 13 maggio, l'ombelico del mondo reale.

Non è un viaggio di piacere, né una semplice visita di cortesia. Quello di Catherine è un ritorno alla vita pubblica internazionale carico di simbolismo. Il quesito che agita le redazioni di moda di mezzo mondo è uno solo: Kate vestirà a chilometro zero?

La moda come linguaggio diplomatico

La risposta sembra scritta nelle pieghe dei suoi cappotti più famosi. Reggio Emilia è la culla del Gruppo Max Mara, fondato nel 1951 da quel visionario di Achille Maramotti che intuì prima di tutti come vestire la donna moderna con linee pulite e tessuti nobili. Una filosofia che sembra coincidere esattamente con il manifesto estetico della Principessa.

Un armadio che parla reggiano

Il suo armadio parla reggiano da oltre un decennio. Come dimenticare il debutto nel 2012 a Cambridge, quando un cappotto Max Mara color sabbia con collo a imbuto divenne istantaneamente l'oggetto del desiderio globale? O le più recenti apparizioni tra il 2022 e il 2023, dove il cappotto “Longrun” di Max&Co (linea giovane del gruppo) è diventato la sua “uniforme” per le missioni più toccanti.

Scegliere un capo disegnato e prodotto a pochi chilometri da via Giulia Guicciardi il prossimo 13 maggio non sarebbe solo una scelta di stile, ma un omaggio diplomatico senza precedenti: la Principessa che rende grazia agli artigiani che l'hanno vestita nei momenti della gioia e in quelli della prova.

I luoghi simbolo della visita

Il percorso ufficiale di Kate si snoderà tra luoghi che trasudano storia e futuro. La visita alla Sala del Tricolore, dove nel 1797 nacque la bandiera italiana, rappresenta un corto circuito simbolico potentissimo: la rappresentante della monarchia più celebre al mondo che rende omaggio al luogo dove è nata l'identità repubblicana.

Ma il cuore della visita batte per i bambini. Il Reggio Emilia Approach, il metodo educativo dei “cento linguaggi” nato dalla mente di Loris Malaguzzi, è il vero motivo tecnico della visita. Kate, con la sua fondazione Shaping Us, viene qui per imparare.

Educazione e bellezza come cura

Immaginarla tra le mura quattrocentesche di Palazzo da Mosto, seduta su quegli sgabelli di legno chiaro circondata da atelier di luce e argilla, restituisce l'immagine di una donna che vuole ripartire dai fondamentali, ovvero l'educazione e la bellezza come cura.

Il parallelo con il Parmigiano Reggiano

Se la diplomazia passa per la moda, la narrazione della visita si nutre anche di suggestioni gastronomiche. C’è un parallelo affascinante, tutto emiliano, tra la solidità della Royal Family e quella di una forma di Parmigiano Reggiano.

Entrambi sono simboli di un’eccellenza che non accetta scorciatoie. Proprio come il “Re dei formaggi”, che richiede mesi di paziente stagionatura, silenzio e controllo costante per raggiungere quella perfezione granulosa e saporita, anche la figura di Kate Middleton ha subito una “stagionatura” pubblica esemplare.

Il Kate Effect in città

In via Farini e lungo Corso Garibaldi, i commercianti lucidano le vetrine. Sanno che il cosiddetto Kate Effect è una forza della natura. Quando Catherine indossa un capo, questo sparisce dai negozi in meno di un'ora.

Se il 13 maggio la Principessa dovesse scende dall'auto ufficiale avvolta in un pezzo delle collezioni locali, l'impatto mediatico ed economico per il distretto della moda reggiano sarà incalcolabile. Non è solo gossip, è economia reale.

È la celebrazione di un'Italia che esporta pensiero (pedagogico) e bellezza (sartoriale). Mentre il sole tramonta dietro le torri della città e le campane segnano il countdown, Reggio Emilia non si sente più solo una provincia laboriosa dell'Emilia “rossa”. Si sente, per un giorno, la passerella più nobile del mondo.

Farmaci e biopsie saranno sostituiti da microrobot

AGI - Uno studio guidato da Ling Li della Johns Hopkins University School of Medicine e presentato al congresso Digestive Disease Week descrive una nuova classe di microrobot interamente metallici, biodegradabili e in grado di cambiare forma, progettati per il rilascio di farmaci e il prelievo di biopsie nel tratto gastrointestinale.

I risultati mostrano che questi dispositivi combinano resistenza meccanica e sicurezza, riuscendo a penetrare i tessuti senza causare danni e dissolvendosi successivamente senza necessità di rimozione.

Test su modelli animali

Nei test su modelli murini, i microrobot hanno dimostrato di poter attraversare la mucosa intestinale e trasformarsi in micro-pinze per raccogliere campioni o in microiniettori per somministrare farmaci direttamente nei tessuti bersaglio. "I microrobot biodegradabili esistenti, realizzati con polimeri o idrogel, non hanno la rigidità necessaria per penetrare i tessuti, mentre i nostri dispositivi metallici mantengono questa capacità senza lasciare tracce", ha spiegato Ling Li.

Applicazioni cliniche future

I dispositivi, contenuti in capsule ingeribili, potrebbero in futuro sostituire alcune procedure endoscopiche invasive, consentendo interventi meno dolorosi e più mirati. Il sistema permette inoltre di veicolare farmaci biologici, come agenti anti-Tnf e farmaci Glp-1, direttamente sotto la mucosa, migliorandone l'assorbimento e riducendo la necessità di iniezioni ripetute o infusioni endovenose.

Struttura e degradazione dei microrobot

La tecnologia si basa su una struttura a strati metallici la cui variazione di spessore consente di controllare la trasformazione da forme bidimensionali a tridimensionali e di modulare i tempi di degradazione, che possono variare da pochi minuti a diversi mesi. "Possiamo regolare la velocità di degradazione in base all'applicazione", ha spiegato Wangqu Liu, coautore dello studio.

Sicurezza e prospettive

Il processo produttivo, privo di liquidi, utilizza quantità minime di metallo, nell'ordine di microgrammi, mantenendosi entro limiti di sicurezza. Secondo gli autori, questa innovazione rappresenta un passo avanti significativo nello sviluppo di microrobot medicali, superando il compromesso tra robustezza e biodegradabilità. "Non dobbiamo scegliere tra resistenza e sicurezza: possiamo avere entrambe", ha concluso Li.

Bufale nel piatto, quanto ne sappiamo di cibo

AGI - Quando si parla di cibo, dal glutine allo zucchero, sono numerose le false credenze sull'alimentazione che circolano sul web. Saperle riconoscere è fondamentale per tutelare la propria salute e fare scelte consapevoli a tavola.

Per aiutare i cittadini a orientarsi, l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) lancia il questionario "Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull'alimentazione". Si tratta di un breve test composto da cinque domande, elaborato dal Reparto alimentazione, nutrizione e salute, che prende spunto da alcune delle notizie false più diffuse.

Obiettivi e appuntamenti dell'iniziativa

"L'obiettivo non è solo testare le conoscenze, ma anche stimolare un approccio più critico verso ciò che si legge online" - sottolinea Laura Rossi, direttrice del Reparto alimentazione, nutrizione e salute dell'Iss -. Il questionario è pensato per una rapida compilazione e invitiamo tutti i partecipanti a rispondere anche alla domanda aperta, indicando un argomento che desidererebbero approfondire". Le risposte raccolte fino al 3 giugno, data di chiusura del sondaggio, saranno discusse durante il convegno "Fake news, paure e fiducia: sicurezza alimentare e nutrizione nell'era dell'infodemia", in programma il 5 giugno presso l'Iss e fruibile anche online.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.

L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».

Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda

Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).

Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio

Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.

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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.

L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»

A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».

Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola

Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa

SpaceX ha adottato politiche di governance aziendale che eroderanno in maniera sostanziale le tipiche tutele degli azionisti, conferendo al fondatore Elon Musk un’autorità esecutiva praticamente illimitata quando – entro la fine dell’anno – l’azienda produttrice di razzi verrà quotata in Borsa.

Le “precauzioni” adottate da Musk con SpaceX

Alcuni estratti del prospetto informativo per l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, forniti alla Securities and Exchange Commission e esaminati da Reuters, mostrano che la società sta combinando azioni con diritto di voto plurimo, arbitrato obbligatorio, norme più severe sulle proposte degli azionisti e la legge societaria del Texas per conferire a Musk e altri dirigenti un ampio controllo. Allo stesso tempo, è prevista una drastica limitazione della facoltà degli investitori di contestare il management, intentare cause legali e imporre votazioni su questioni di governance. Insomma, l’unica persona che potrà licenziare Musk sarà Musk stesso, visto che manterrà il controllo della maggioranza.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa
Componenti di un razzo realizzato da SpaceX (Imagoeconomica).

Le limitazioni non scoraggeranno gli investimenti

Secondo gli esperti di corporate governance, Musk sta strutturando SpaceX in modo da proteggere l’azienda dalle critiche degli azionisti, come successo con Tesla. Gli investitori del marchio di veicoli elettrici hanno contestato Musk su diverse questioni, ad esempio per il suo pacchetto retributivo da mille miliardi di dollari all’acquisizione della sua azienda di energia solare SolarCity. Per gli analisti, queste limitazioni non dovrebbero scoraggiare i potenziali investitori, disposti ad accettare di rinunciare ad alcuni dei loro diritti come il prezzo da pagare per partecipare a quella che si preannuncia come la più grande offerta pubblica iniziale della storia. SpaceX punta a incassare fino a 75 miliardi di dollari e raggiungere una capitalizzazione di 1.750 miliardi di dollari.

Irama giudice di X Factor al posto di Achille Lauro

Irama è stato scelto da Sky come quarto giudice di X Factor 2026 al posto di Achille Lauro, che si è chiamato fuori dal talent show dopo due edizioni. Lo scrive Luca Dondoni, speaker di RTL 102.5 e giornalista de La Stampa. Come “erede” di Achille Lauro continua a girare anche il nome di Tananai.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»

È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).

Sempio, rimasto in Procura quattro ore, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia (Ansa).

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Secondo quanto riportato dal Tg1, a Sempio sarebbe stata contestate delle intercettazioni in cui, parlando da solo, avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.

Ieri erano invece state sentite come testimoni le gemelle Cappa

Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.