Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio

Dal 25 dicembre, Buen Camino di Gennaro Nunziante e Checco Zalone ha battuto record su record: è diventato il miglior incasso di sempre del box office italiano, il film che ha raccolto più spettatori nell’epoca di Cinetel (superando anche Quo Vado?) e ha superato la soglia dei 75 milioni di euro. Per alcuni addetti ai lavori questo sembra essere più che sufficiente per salvare il cinema italiano (attenzione: non ci stiamo riferendo solamente alla filiera produttiva, ma al cinema nella sua interezza). È vero che, nei primi mesi del 2026, i film italiani stanno andando bene. O comunque: meglio che in passato. Basta dare un’occhiata agli ultimi dati del box office, con Le cose non dette di Gabriele Muccino al primo posto, Agata Christian di Eros Puglielli al secondo; Lavoreremo da grandi di Antonio Albanese al terzo e La grazia di Paolo Sorrentino all’ottavo (dati aggiornati al 9 febbraio). Ed è innegabile che un ruolo importante in questa nuova spinta del cinema italiano l’ha avuto proprio Zalone.

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Se un film va bene, più persone vanno in sala; se più persone vanno in sala, si creano, quasi automaticamente, due effetti. Il primo: un pubblico che solitamente non va al cinema è di nuovo al cinema. Il secondo: se le sale sono piene, spesso si ripiega su altro, su quello che è in cartellone, e si ritorna poi un altro giorno per recuperare il film che si aveva in mente. Ma c’è pure la visibilità, diretta e indiretta, alle sale, ai film programmati, ai trailer, ai poster, eccetera eccetera. C’è soprattutto un’attenzione diversa da parte della stampa, che torna a parlare di cinema non per denunciare questo o quel flop o il modo in cui sono stati utilizzati i fondi pubblici (parliamo, chiaramente, della stampa generalista), ma per riconoscere che qualcosa si sta muovendo e che dei risultati – risultati eccezionali, beninteso – ci sono stati.

L’industria cinematografica, ma più in generale quella audiovisiva, resta in bilico

Zalone, però, non è la regola. Questa è una fase. E in quanto fase andrebbe considerata per ciò che è davvero, per i risultati raggiunti in questo momento, senza credere che sarà così per sempre: potrebbe succedere, mai dire mai; ma non stiamo parlando di probabilità o di statistiche, stiamo cercando di dare una lettura effettiva e realistica del mercato italiano. L’industria cinematografica, ma più in generale quella audiovisiva, è in bilico: molti set vengono anticipati proprio per l’incertezza delle regole future, mentre altri, per avere una copertura più o meno garantita (che non significa guadagno per i produttori, ma, appunto, copertura delle spese), vengono spostati all’estero, con il coinvolgimento di altre società.

Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio

Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 è previsto l’ennesimo ribaltamento nella quantità (e nella qualità) della programmazione: i film italiani tenderanno a diminuire (di quanto, per ora, è impossibile saperlo), mentre torneranno a crescere le acquisizioni internazionali (o almeno, avranno un peso e uno spazio maggiore). E chi lavora nel cinema, invece? Parliamo di centinaia e centinaia di migliaia di persone, che non hanno più nessuna garanzia e che sono quasi costrette a cambiare lavoro o a reinventarsi. La situazione, oggi, non è solo precaria. È assolutamente imprevedibile. Soprattutto per i piccoli e, talvolta, medi produttori. Le grandi realtà lavorano quasi nello stesso modo, come se non fosse successo niente. Perché sono più strutturate e hanno più risorse.

Il prezzo più caro lo pagano gli aspiranti cineasti

Chi pagherà il prezzo più salato saranno gli esordienti, con le opere prime e seconde, e sarà coinvolta un’intera generazione di aspiranti cineasti (o di cineasti che hanno appena cominciato a lavorare). Se nel breve periodo questo non sembra avere degli effetti sull’offerta e, soprattutto, sul pluralismo delle voci, con il passare del tempo le cose cambieranno. Se diamo un’occhiata ai risultati del box office, a parte i già citati Nunziante e Zalone, che rappresentano un’eccezione, buona parte dei film che sono andati meglio al cinema porta la firma di autori in attività da diversi anni, consolidati, con un loro pubblico e un loro seguito: Paolo Sorrentino, Gabriele Muccino e Antonio Albanese.

Se allarghiamo ulteriormente lo sguardo, ci rendiamo conto che il nostro cinema ha sempre più bisogno di autori simili (un altro esempio da non dimenticare è quello di Ferzan Özpetek, che a Natale tornerà in sala con il suo nuovo film, Nella gioia e nel dolore). Chi c’è, esattamente, tra i 30-40enni? Chi può prendere il testimone di questi autori? Soprattutto, chi ha la capacità – qui stiamo parlando di pura attrattiva commerciale, non di qualità delle storie – di portare il pubblico al cinema?

Il boom di Zalone ha salvato il cinema italiano? Non proprio
Ferzan Ozpetek, regista turco naturalizzato italiano (foto Ansa).

Le opere prime e le opere seconde restano l’ultima ruota del carro, e questo è un problema. È un problema anche l’incapacità di riconoscere l’importanza di avere un modello alternativo, più indipendente, con la produzione e lo sviluppo di film più piccoli e curati, capaci di offrire al pubblico qualcosa di effettivamente diverso. E questo perché costano anche di meno, e sono decisamente più sostenibili per un’industria come la nostra, che non ha ben chiaro il suo futuro fra tax credit e finanziamenti pubblici. Chi lavora nel cinema – registi, sceneggiatori e attori alle prime esperienze in particolare – sempre più spesso è costretto ad avere più impieghi per poter sopravvivere. Il lungo articolo pubblicato qualche giorno fa su Rivista Studio è un’ottima testimonianza in questo senso.

Il cortocircuito del cambiamento che non arriva mai

Ci ritroviamo, insomma, davanti all’ennesimo cortocircuito: non si cambia perché non ci sono certezze, e non ci sono certezze perché non si cambia e, di conseguenza, non si ha una contezza più profonda di quello che sta succedendo e dei gusti del pubblico. Le città di pianura di Francesco Sossai, uscito ormai diversi mesi fa e ora disponibile su MUBI, si trova esattamente dall’altra parte dello spettro degli incassi rispetto a Buen Camino. È andato bene per il film che è e anche per le aspettative che l’industria nutriva nei suoi confronti, ma parliamo di un film piccolo, indipendente, che si è fatto avanti quasi esclusivamente grazie al passaparola. Ed è, come Buen Camino, un’eccezione. Non la regola.

Forse, prima ancora di riscrivere le leggi, sarebbe importante ripensare al sistema cinema come spazio artistico-creativo. Le commedie, ci diciamo, non vanno più bene. Eppure, se diamo un’occhiata alle ultime uscite tra i titoli italiani più forti, sostenuti cioè dalle distribuzioni più importanti, non troviamo altro che commedie. O, al massimo, dei drammi intensi, riletture viste e straviste della stessa cosa e delle stesse dinamiche. Il problema più grande del cinema italiano è la sua tendenza ad abbandonarsi ai successi, a credere che tutto andrà bene, che dopo lo Zalone di turno la strada sarà tutta in discesa. E invece, sorpresa, non è così.

Frane e allagamenti, la Ciociaria nella morsa del maltempo

AGI - Un’intera provincia sotto pressione per l’ondata di maltempo che dalla notte sta flagellando l’intero territorio, provocando frane, allagamenti, strade chiuse e l’innalzamento preoccupante dei corsi d’acqua.

La frana ad Atina 

L’episodio più grave si è registrato ad Atina, dove un improvviso distacco di massi ha reso necessaria la chiusura al traffico di via Capodichino, nel tratto che collega il centro storico alla zona della discoteca Millaenya.

Il crollo, causato dalle intense precipitazioni, ha riversato un grosso masso sulla carreggiata imponendo l’immediata interdizione della strada per garantire la sicurezza degli automobilisti. Sul posto sono intervenuti il Nucleo operativo della Protezione civile di Atina e i vigili del fuoco, impegnati nella rimozione del materiale e nelle verifiche tecniche sulla stabilità del costone roccioso. Prima della riapertura saranno completati i controlli per escludere ulteriori distacchi.

La Ciociaria assediata dal maltempo 

Le criticità, però, sono diffuse da nord a sud della Ciociaria. Allagamenti e disagi alla circolazione si segnalano lungo diverse arterie principali.

Emrgenza nel Cassinate 

Situazione delicata nel Cassinate, dove il livello del fiume Rapido si è innalzato in modo significativo, con esondazioni in più punti tra Cassino e Sant’Elia Fiumerapido. Sott’acqua anche alcune aree periferiche e il cimitero di Cassino. Le forze dell’ordine e la Polizia locale monitorano costantemente l’evoluzione del fiume.

Frana a Frosinone 

A Frosinone si è verificato un movimento franoso in via Ciamarra, nei pressi dell’ingresso del parcheggio multipiano. Il sindaco Riccardo Mastrangeli ha disposto l’immediata attivazione del Centro operativo comunale di Protezione civile e un sopralluogo congiunto di tecnici comunali, Polizia locale, Protezione civile e vigili del fuoco.

L’area è stata temporaneamente interdetta alla circolazione pedonale e veicolare per il rischio di ulteriori evoluzioni del fenomeno, legate al deflusso delle acque superficiali.

Un sabato di allerta arancione 

L’allerta arancione, diramata già nella giornata di ieri per l’intero territorio provinciale, resterà in vigore per tutta la giornata di oggi. I sindaci hanno attivato i Coc per coordinare gli interventi e seguire l’evolversi delle condizioni meteo.

Le autorità raccomandano di limitare gli spostamenti allo stretto necessario e di prestare la massima attenzione alla guida. La perturbazione è attesa in attenuazione nelle prossime ore, ma resta alto il rischio di frane e smottamenti nelle aree collinari e montane già provate dalle piogge delle ultime settimane.

Tra ‘bugie’ e castagnole, a Carnevale trionfa la frittura

AGI - Frappechiacchierebugie o anche cenci a Carnevale. Chiamiamole come vogliamo, ma sempre quelle sono, delle gustose sfoglie sottili fritte, spolverate di zucchero a velo, che fanno subito 'coriandoli'. 

Il nome cambia a seconda delle Regioni nelle quali le compri: e così se le frappe le trovi nel Lazio, in Umbria, nelle Marche e in parte dell’Abruzzo; le ‘chiacchiere’ le puoi mangiare in LombardiaEmilia RomagnaCampaniaBasilicataPugliaCalabria e Sicilia.

'Bugie' e 'cenci' di Carnevale 

Bugie’ è invece il nome tipico di questi dolci in PiemonteLiguria e Valle d’Aosta. Mentre i ‘cenci’ sono la denominazione dello stesso dolce in Toscana.

E non finisce qui, perché in altre Regioni ci sono ancora altri innumerevoli modi di chiamarli, ma per non fare un’infinita lista e siete curiosi vi lasciamo liberi di andare a scoprirlo da soli.

I dolci fritti dei Baccanali 

La loro tradizione risale a quella delle frictilia, i dolci fritti nel grasso animale in occasione dei Saturnali e Baccanali, poi nel Medioevo nelle cosiddette ‘feste dei folli’. Il Carnevale è famoso come festa degli eccessi e dell’abbondanza, prima che arrivi la Quaresima – al via dal 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri – periodo al contrario di digiuno e sobrietà.

Dalle castagnole agli struffoli 

Ma siamo ancora in clima di festa, con il clou il prossimo martedì grasso, e le prelibatezze non mancano. Di certo, in questi giorni si eccede con i dolci. Oltre alle frappe (e simili) ci sono anche le castagnole, diffuse in tutto il Paese: piccole palline di impasto fritte con un cuore soffice – alcune sono ripiene di ricotta o creme varie a piacere – chiamate così per la forma che ricorda vagamente quella di una castagna.

E poi, c’è solo l’imbarazzo della scelta: pignolatafrittelle di risozeppolestruffoli. E questo solo per citarne alcuni e per parlare dei dolci che sono golosissimi e rappresentano il vero simbolo del Carnevale, alla stregua di stelle filanti e coriandoli.

La frittura 'Tricolore' 

In ogni caso, come sempre in Italia, città che vai dolce che trovi. C’è però una cosa che accomuna tutto il Paese, dal Nord al Sud: la frittura. I dolci, quasi tutti, sono fritti. E non fatevi incantare da chi vi dice che quelle frappe/chiacchiere sono cotte al forno: un pasticcere, un giorno, mi svelò che prima del passaggio in forno, erano comunque state fritte.

Una tradizione – quella del friggere, e in grande quantità – che secondo gli esperti sarebbe legata storicamente alla necessità di preparare velocemente i dolci per poterli offrire in abbondanza a più persone possibile e soprattutto per risparmiare sui costi. A Roma, dove si frigge molto, per tradizione si dice: “nel dubbio, friggi” perché sai che farai felice coloro che siederanno alla tua tavola.

Quindi, per oggi e fino a martedì grasso, lasciamo da parte il conto delle calorie, e gustiamo tanta bontà. Con la Quaresima, per chi ci crede, ci sarà tempo per recuperare.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario

Sicuramente è una storia di successo. Parliamo del Como Calcio 1907, tornato in Serie A nella stagione 2024-2025 e subito proiettato verso l’élite del calcio italiano con la prospettiva di affermarsi anche nello scenario internazionale. Altrettanto indiscutibile è che la squadra allenata dal tecnico catalano Cesc Fabregas stia giocando un calcio di alta qualità, che ne legittima lo statuto emergente. Ma il Como può essere anche proposto come un modello? Be’, qui il discorso cambia.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario
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Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario

Lo strapotere del denaro e il rischio di veder falsare l’equità competitiva

Il Como è un esperimento che si sottrae a qualsiasi tipizzazione. Lo è sotto diversi punti di vista, a partire da una peculiare pretesa di essere il principale agente di un progetto di sviluppo territoriale al cui tavolo la società politica e quella economica si stanno “attovagliando” in modo parecchio succube. Ma questo è un piano della questione che andrebbe affrontato a parte. Ciò che qui interessa è la dimensione economico-finanziaria del club lariano. Che rispetto al suo bacino d’utenza è un Ogm, un organismo geneticamente modificato: un soggetto che una volta di più certifica nel calcio lo strapotere del denaro e il rischio di veder falsare qualsiasi traccia di equità competitiva. Basta illustrare le cifre dell’ultimo esercizio di bilancio per comprendere l’abnormità del caso.

Un’inesauribile iniezione di soldi da parte della proprietà

Già i dati del precedente esercizio, quello chiuso il 30 giugno 2024, fornivano un’istantanea efficace. Quei numeri facevano riferimento alla stagione della promozione dalla Serie B alla Serie A. Passando in rassegna l’analitico delle voci sul valore della produzione, è sufficiente lasciare parlare le cifre.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario

Ricapitolando: nella stagione 2023-24 i ricavi da botteghino (abbonamenti più biglietti) ammontavano a 1,546 milioni di euro e contribuivano al fatturato per il 15,75 per cento. La somma delle voci da sponsorizzazioni, pubblicità e proventi commerciali offriva numeri poverissimi: 652 mila euro, il 6,64 per cento del fatturato. C’era quindi una voce residua e generica etichettata come “altri ricavi e proventi diversi”, che fruttava la marginale cifra di 261 mila euro, incidendo per il 2,66 per cento.

I fratelli indonesiani Hartono e il loro manager di fiducia Mirwan Suwarso

I proventi da movimento calciatori (plusvalenze, prestiti, premi di valorizzazione et similia) si attestavano a zero. Insomma, un valore della produzione che non toccherebbe i 2,5 milioni di euro: livello da bassa Serie B/alta Lega Pro. Ma poi, a completare il quadro, ecco la voce “contributi in conto esercizio”. Che sono i versamenti dell’azionista di riferimento, la Sent Entertainment, emanazione dei ricchissimi fratelli indonesiani Hartono che controllano il Como attraverso il loro manager di fiducia Mirwan Suwarso.

LEGGI ANCHE: I ricchissimi padroni indonesiani del Como, gli affari con le sigarette e il progetto nel calcio

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario
Il presidente del Bologna Joey Saputo con Mirwan Suwarso (foto Ansa).

Pompato nelle casse del club tre quarti del valore della produzione

E già il fatto che questa iniezione di denaro sia stata inserita sotto la rubrica del valore della produzione è indicativo. A ogni modo, durante l’esercizio 2023-24 la proprietà ha pompato nelle casse del club lariano 7,356 milioni di euro, corrispondente al 74,95 per cento del valore della produzione. Proprio così: stiamo parlando dei tre quarti del totale.

Copertura delle perdite e aumento dei diritti televisivi

Inoltre è stata predisposta una riserva per copertura perdite da 49 milioni 698 mila 453 euro che di fatto ha permesso di assorbire le perdite di esercizio, che toccavano quota 47 milioni 756 mila 634 euro. Le cifre relative al penultimo esercizio fanno da premessa, anche perché il salto dalla Serie B alla Serie A comporta una serie di cambiamenti nella struttura dei ricavi che deve tenere conto innanzitutto dei diritti televisivi. Proprio questa voce ha contribuito a fare impennare il valore della produzione, che è passata dagli 8,27 milioni dell’ultima stagione di Serie B ai 49,476 milioni della prima stagione di A.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario
Nico Paz, trascinatore del Como (foto Ansa).

Il totale del valore della produzione nel 2024-25 ha toccato quota 55,397 milioni di euro, coi “proventi da cessione dei diritti televisivi” che hanno contribuito per 31,782 milioni, il 57,3 per cento. Il valore della cessione delle prestazioni, pur balzando da 1,546 milioni di euro a 5,921 milioni di euro, è rimasto un decimo nella struttura dei ricavi. Si segnala la conferma della voce “contributo in conto esercizio”: 4,671 milioni, in chiara diminuzione rispetto all’anno precedente.

Il Como spende il triplo di ciò che produce

Tuttavia, c’è un’altra voce che richiama l’attenzione. Si trova nella rubrica del passivo e riguarda i “versamenti a copertura perdite”. Nel bilancio al 30 giugno 2024, come si è visto, ammontavano a oltre 49 milioni. Nel bilancio al 30 giugno 2025 sono balzati a 135 milioni 491 mila 818 euro. Una cifra sensazionale, così come è eclatante lo scarto tra valore della produzione e costo della produzione: 55 milioni 396 mila 617 euro contro 156 milioni 610 mila 937 euro, con una differenza in negativo di 103 milioni 214 mila 320 euro. Il Como spende il triplo di ciò che produce.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario

Di fatto, il Como si mantiene in equilibrio e costruisce una crescente competitività sportiva grazie alla continua provvista di denaro dell’azionista di riferimento. Quanto continua? Lasciamocelo dire dal testo della nota integrativa al bilancio, paragrafo dedicato alla continuità aziendale.

Perché il Como di Fabregas non può essere un modello economico-finanziario

Come si evince dalla lettura, tutti i santi mesi (e spesso due volte al mese) c’è stata iniezione di denaro nelle casse della società. In particolare, vanno segnalati i due versamenti del mese di giugno, quello della chiusura di esercizio: 3,6 milioni di euro il giorno 6 e poi 8,5 milioni di euro il giorno 23, per un totale di 12,1 milioni di euro. C’è da aggiungere che, come è prassi nelle note integrative, è stato dato conto anche di alcuni fatti rilevanti avvenuti nel periodo compreso fra la data di chiusura dell’esercizio annuale e quella dell’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea dei soci (fine ottobre 2025).

I principi del fair play finanziario ormai ridotti a simulacro

Anche durante questo lasso di tempo c’è stato un continuo apporto di liquidità. Impressionante quello del mese di ottobre, con tre versamenti rispettivamente da 2 milioni di euro (il giorno 2), da 15,5 milioni di euro (il giorno 10) e da 10,5 milioni di euro (il giorno 24). Il totale fa 28 milioni di euro. In un solo mese. Un indice di costi crescenti che nemmeno le società metropolitane da Champions League riuscirebbero ad affrontare in questa misura. Il Como può. Tanto più che i sacrosanti principi del fair play finanziario sono ormai ridotti a simulacro.

L’uomo di Musk in Italia, Andrea Stroppa indagato per omicidio stradale

AGI - Andrea Stroppa, 32 anni, considerato il referente di Elon Musk in Italia, è indagato per omicidio stradale in relazione alla morte di un 18enne residente nel comune di Artena, investito e ucciso la sera del 31 gennaio nel quartiere romano Collatino. Lo scrive 'Il Messaggero'.

Stroppa, secondo quanto si legge sul quotidiano, "era alla guida della Smart" che, ha travolto e ucciso il giovane. Le indagini della polizia locale di Roma Capitale per stabilire la dinamica sono ancora in corso ma intanto, d'ufficio e a sua tutela, Stroppa "è indagato per omicidio stradale".

Ancora sabotaggi sull’Alta velocità, ritardi fino a 150 minuti sulla linea Roma-Napoli

AGI - Ancora sabotaggi sull'alta velocità, danni sulla Roma-Napoli Ancora sospetti atti di sabotaggio che compromettono la circolazione ferroviaria. Tre gli episodi su cui indaga la Digos e disagi per i passeggeri.

Cavi bruciati sulla Roma Napoli 

Questa mattina, per la linea dell'alta velocità Roma - Napoli, la sala operativa di Rfi ha segnalato un'anomalia fra Salone e Labico e i tecnici intervenuti sul posto hanno riscontrato danni ai cunicoli contenenti i cavi che gestiscono la circolazione dei treni e la bruciatura dei cavi, con il rallentamento dei convogli.

Atti dolosi sulla linea tra Roma e Firenze 

Per la linea dell'alta velocità Roma - Firenze, per un altro atto doloso fra Tiburtina e Settebagni, i treni stanno registrando ritardi e deviazioni. In corso accertamenti per un terzo episodio fra Capena e Gallese, sempre sulla linea AV Roma - Firenze. Solo al termine dei rilievi, informa Rfi, sarà possibile effettuare l'intervento dei tecnici per il ripristino completo dell'infrastruttura.

Ritardi fino a 150 minuti, circolazione in ripresa 

Dopo l’intervento dei tecnici di Rfi che hanno ripristinato la piena funzionalità è in graduale ripresa la circolazione ferroviaria sulla Alta Velocità, Roma - Napoli precedentemente rallentata in prossimità di Salone. Lo si legge sul sito di Rfi.

I treni Alta Velocità hanno registrato ritardi, sulla linea Roma-Napoli, i particolare nella Capitale, fino a 120 minuti. Alcuni convogli sono stati anche limitati nel percorso o cancellati.

Salvini, "staneremo questi delinquenti" 

"Odiosi atti criminali contro i lavoratori e contro l’Italia. È stata aumentata la vigilanza e abbiamo incrementato i controlli per stanare questi delinquenti, sperando che nessuno minimizzi o giustifichi gesti criminali che mettono a rischio la vita delle persone". Lo dice Matteo Salvini dopo la notizia di nuovi sabotaggi sull'alta velocità.

Il sabotaggio in Valtellina 

Non è la prima volta che negli ultimi giorni, nel pieno dei Giochi Olimpici, gli investigatori indagano su atti di sabotaggio ai treni.

L’ultimo episodio in ordine di tempo risale all’11 febbraio scorso quando è stata colpita la linea ferroviaria Lecco-Colico-Tirano che porta in Valtellina e da qui – utilizzando l’auto – fino a Bormio e Livigno, sedi di gare olimpiche. Sette cavi di una centralina elettrica sono andati a fuoco sui binari all’altezza di Abbadia, in provincia di Lecco.

Chi indaga sospetta che sia stato un incendio doloso. Non ci sono state ripercussioni sulla circolazione ferroviaria.

Gli ordigni a Bologna e Pesaro 

Il sabotaggio alla rete dell'Alta Velocità nel nodo di Bologna è avvenuto nelle prime ore di sabato 7 febbraio 2026. Gli inquirenti stanno scandagliando la galassia anarchica per risalire agli autori del sabotaggio, il 7 febbraio scorso, alle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro.

Un atto che ha mandato in tilt il flusso dei treni di mezza Italia proprio poche ore prima delle gare dei Giochi. Un sabato di forti disagi per migliaia di passeggeriOrdigni rudimentali composti da liquido infiammabile versato in una bottiglia collegata a un timer sono stati trovati dagli investigatori nei pozzetti della ferrovia a Castel Maggiore, Bologna.

La procura felsinea indaga per associazione con finalità di terrorismo e attentato alla sicurezza dei trasporti.

Il blog anarchico 

Un sito anarchico ("sottobosko.noblogs") ha esultato per i sabotaggi di sabato 7 febbraio e alcuni giorni dopo le azioni contro il nodo di Bologna ha  pubblicato il messaggio:  "Fuoco alle Olimpiadi e a chi le produce".  

Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie


Matteo Salvini vuole diventare la terza mascotte di Milano-Cortina 2026. Dopo Milo e Tina, il segretario leghista – da una vita ‘Teo’ per gli amici – vuole essere il politico più visto delle Olimpiadi invernali in corso. Ed è così che, mentre precetta ottenendo il rinvio dello sciopero del trasporto aereo, ha i piedi ancorati alle piste sulle Dolomiti.

Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Matteo Salvini alla mostra Dal sogno alla realtà (Imagoeconomica).

Il segretario della Lega cavalca i Giochi

Mercoledì a Roma c’è stata la riunione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alle nuove norme sull’immigrazione ma lui non c’era: la priorità era la pista del bob, tanto criticata dagli avversari politici, che ha regalato due medaglie d’oro all’Italia nel doppio maschile e femminile di slittino. Giovedì Salvini ha rilanciato sui social un video con Federica Brignone dopo il trionfo nel SuperG.

Insomma, in questa prima settimana di Giochi ha abbandonato piste e stadi solo per visitare la mostra allestita nella stazione centrale di Milano, Dal sogno alla realtà. Sulle Olimpiadi, appunto. Ma c’è da giurare che anche la prossima sarà così. Salvini lo ha spiegato bene venerdì ai suoi, riuniti per il consiglio federale della Lega. «È solo grazie al lavoro della Lega che l’Italia ha ottenuto queste Olimpiadi», ha rivendicato, «ed è mia intenzione occupare lo spazio che ci spetta per tutta la durata dell’evento. L’immagine delle Olimpiadi deve essere l’immagine della Lega».

Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
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Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie

Stefani in secondo piano mentre Zaia è una trottola

Ed è così che il segretario di via Bellerio non ha intenzione di togliere le tende fino alla fine della manifestazione, Paralimpiadi comprese. «Non crediate che mi diverta», ha detto ai suoi, «ma è il mio dovere». E la presenza di Salvini non è passata inosservata sulle piste. Qualche calice di buon vino in mano, un super pass per arrivare ovunque, sarebbe stato visto spesso in compagnia dell’amico albergatore veneziano, Fabio Depietri. Più sotto traccia la presenza del governatore veneto, Alberto Stefani. Quanto a Luca Zaia, che con l’idea di schierare Cortina ha avuto un ruolo centrale nella candidatura, è una trottola: riceve Sergio Mattarella e Giovanni Malagò (che aveva anche inaugurato Il Fienile, il videopodcast dell’ex Doge), fa video e selfie con gli atleti e i turisti venuti da tutto il mondo, cucina gli gnocchi della Lessinia, mentre il suo successore non sembra puntare troppo sull’evento, limitandosi a qualche post di congratulazioni per le medaglie sui social.

E, raccontano, non era tra le autorità a ricevere il capo dello Stato al suo arrivo giovedì a Cortina. Per tifare Brignone, la cittadina veneta poteva contare su Mattarella e le Frecce Tricolori. E su un governatore arrivato con 20 minuti di ritardo.

Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
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Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie
Milano-Cortina, Salvini terza mascotte tra piste, medaglie e selfie

Disabile picchiato e gettato in un cassonetto, indagati 2 minorenni

AGI - Buttato in un cassonetto e picchiato da alcuni coetanei: il fatto è avvenuto a Silvi ai danni di un 17enne disabile ed è poi rimbalzato sui social. L'inchiesta avviata dalla Procura minorile dell'Aquila vede due indagati e l'audizione delle prime persone informate sul grave episodio.

Il fatto è avvenuto dieci giorni fa nella piazza del piccolo comune costiero. Secondo quanto riferito dal padre, il ragazzo, che frequenta un istituto scolastico superiore, sarebbe stato oggetto di bullismo da settimane dal gruppo di coetanei pronti a insultarlo e spintonarlo. Il genitore, nel denunciare l'accaduto, ha spiegato di aver acquistato da poco un telefono cellulare al figlio per favorirne l'autonomia e permettergli di vivere momenti di socialità.

La dinamica dell'aggressione 

Nella ricostruzione fatta dal padre, il 17enne sarebbe stato avvicinato da alcuni ragazzi che, tra risate e schiamazzi, lo avrebbero dapprima privato del cellulare, poi sollevato di peso per gettarlo all'interno di un cassonetto dei rifiuti posizionato sul lato mare della piazza. Una prima volta il ragazzo è uscito da solo, ma gli aggressori lo hanno nuovamente buttato all'interno del cassonetto colpendolo con un bastone.

Alcuni passanti sono subito intervenuti urlando contro gli aggressori e chiamando le forze dell'ordine che sono arrivate sul posto in poco tempo. Successivamente il giovane è stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale di Atri con una prognosi di 10 giorni.

Viterbo, ultrà della Lazio ucciso a coltellate dopo la lite con un amico

AGI - Tra le 15 e le 25 coltellate al corpo e al volto: è morto così Giovanni Bernabucci52 anni, detto 'la Iena', ultrà della Lazioucciso nella tarda serata di ieri a Viterbo per mano di quello che era considerato un suo grande amico: Davide Ernesti. I due erano anche vicini di casa e colleghi di lavoro.

Prima la lite poi l'omicidio 

Secondo quanto ricostruito dai poliziotti della Squadra mobile di Viterbo e dai colleghi della Digos della Questura di Roma, coordinati dal procuratore di Viterbo Mario Palazzi, i due avrebbero cominciato a discutere per un banale motivo legato probabilmente al lavoro, e poi la lite sarebbe sfociata in tragedia.

La lite, iniziata nel pomeriggio, avrebbe avuto alle 20, il suo tragico epilogo, quando Ernesti ha accoltellato varie volte e con inaudita furia il suo amico. Lo stesso uomo subito dopo avrebbe chiamato la polizia per avvertire che aveva ucciso l'amico mentre si trovava nel proprio appartamento.

Ed è proprio qui che gli agenti hanno trovato l'ultrà ferito a morte e agonizzante, disteso sul pavimento. Sul tavolo accanto, il coltello ancora sporco di sangue.

Le indagini della squadra mobile 

L'aggressore, in evidente stato di alterazione, è stato sedato e accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove tutt'ora si trova piantonato dalla Mobile.

Le indagini sono affidate alla pm Veronica Buonocore che in serata si è recata sul luogo dell'omicidio accompagnata dal procuratore Palazzi che ha aperto un fascicolo per omicidio e, nei prossimi giorni, interrogherà Ernesti.

Il bimbo con il cuore bruciato resta in lista. I medici: “Condizioni gravi, ma stabili”

AGI - "Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità". Lo scrive in una nota l'Azienda ospedaliera delli Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi, riferendosi a Tommasino, il piccolo di due anni cui è stato trapiantato un cuore 'bruciato' da una errata conservazione il 23 dicembre scorso e che ora è da più di 50 giorni attaccato a una macchina cuore-polmone.

La Direzione Sanitaria "conferma che la decisione assunta nella giornata di ieri da parte Heart Team è stata quella di mantenere il bambino in lista di trapianto, sussistendo ad opinione del medico responsabile le condizioni cliniche". 

Condizioni gravi ma stabili

"Ad oggi le condizioni del piccolo paziente restano stabili in un quadro di grave criticità. È essenziale ribadire che la Direzione Generale dell'Azienda ha prontamente e con fermezza adottato tutti i provvedimenti necessari a tutela del piccolo e di tutti i pazienti che afferiscono all'ospedale, che è e resta un presidio di eccellenza e di alta specializzazione, garantendo che non vi fossero ricadute assistenziali. La Direzione Strategica collabora attivamente con gli organi inquirenti e i servizi ispettivi per fare chiarezza su quanto accaduto e per l'individuazione di eventuali responsabilità. La Direzione Strategica è l'azienda tutta, profondamente addolorati per l'accaduto, confermano la vicinanza alla famiglia", conclude la nota.

Il Bambino Gesù

Secondo l'ospedale Bambino Gesù, il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli, trapiantato con un cuore 'bruciato', "non è più trapiantabile". Lo ha detto all'AGI l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, precisando però che per il Monaldi resta in lista trapianti.

"Parere negativo sulla trapiantabilità del cuore" 

"Ci hanno comunicato dalla Direzione del Monaldi che il Bambino Gesù ha dato parere negativo sulla trapiantabilità, ma secondo il medico che ha operato il bambino al Monaldi, il bambino è ancora trapiantabile. Quindi quanto meno fino a lunedì il bambino rimarrà in lista trapianti. Lunedì poi si aggiorneranno sulla questione". 

Il bimbo è collegato ad una macchina cuore polmone 

La mamma del piccolo aveva chiesto un secondo parere all'ospedale pediatrico romano. Il piccolo Tommasino, di 2 anni, è da oltre 50 giorni collegato a una macchina cuore-polmone dopo aver subito un trapianto di un cuore danneggiato. Il danno è avvenuto durante il trasporto da Bolzano al Monaldi di Napoli.

Mamma Patrizia aveva precedentemente comunicato che il Ministero aveva posto il figlio al primo posto nella lista dei trapiantandi italiani, sperando nell'arrivo immediato di un cuore compatibile, ma oggi è arrivato il drammatico parere del Bambino Gesù.

L'indagine e il sequestro del contenitore

I Nas, cui nel frattempo è stata affidata l'indagine che vede 6 operatori sanitari già nel mirino dei pm, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per trasportare il cuore. Il danno è risultato causato da una errata conservazione con ghiaccio secco (anidride carbonica) nel trasporto da Bolzano al capoluogo campano, nonché di altra documentazione. Il contenitore sarà sottoposto a una perizia da parte di consulenti ancora non nominati. Il fascicolo aperto è per lesioni colpose.

L'intervento delle autorità 

Ieri, il ministro della Salute, Schillaci, ha disposto l’invio degli ispettori ministeriali presso gli ospedali San Maurizio di Bolzano e Monaldi. Anche il governatore della Regione Campania, Roberto Fico, ha inviato ispettori nel nosocomio napoletano per fare chiarezza sulla vicenda del trapianto fallito.

La mamma: "Abbiamo saputo dell'errore dai giornali"

Che il cuore trapiantato fosse danneggiato, la mamme e il papà di Tommasino lo hanno scoperto solo dai giornali molti giorni dopo: "In ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo", ha raccontato Patrizia al Corriere della Sera.

"Dopo l’operazione mi fu detto solo che era stato attaccato ad un macchinario ECMO con due speranze: che ripartisse il cuore e che arrivasse un organo nuovo, ma ad oggi, dopo cinquanta giorni, non è avvenuto. In Terapia intensiva, dove è ricoverato, hanno fatto di tutto per far ripartire il cuore, ma purtroppo non ci sono riusciti. Ora sappiamo che a mio figlio avevano trapiantato un cuore che non funzionava". 

"Mio figlio non doveva essere operato" 

Quello che è realmente accaduto "lo abbiamo scoperto da giornali e tv. Mai avremmo immaginato una cosa del genere, che c’erano stati problemi nel trasporto e con il ghiaccio. C’è un po’ di rabbia. Se questo cuore non era utilizzabile, mio figlio non andava operato. E adesso potevo averlo ancora a casa con me". 

Legale, chiesto incidente probatorio

È stata fatta "un'integrazione di querela per i fatti di ieri". Lo spiega l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino che ha subito un trapianto di cuore il 23 dicembre scorso non andato a buon fine perché l'organo è risultato danneggiato.
Ieri in tarda mattina era stato chiesto alla direzione dell'ospedale Monaldi "di avere un secondo parere sulla reale possibilità di poter praticare un altro trapianto", spiega il legale, dopo "ci hanno detto che era stato fatto e che l'ospedale Bambino Gesu' ha risposto negativamente".

"Noi abbiamo voluto trasmettere i fatti alla magistratura che poi indagherà", aggiunge. "C'è stato detto che il bambino è ancora in lista perché il medico che lo ha operato e che sarebbe sospeso e probabilmente è tra gli indagati, è di altro parere. Noi auspichiamo che il Monaldi abbia ragione, ma ci chiediamo come sia possibile che lo stesso medico, sospeso, condizioni le scelte del Monaldi e il fatto che lui sarà il medico che opererà il bambino" in caso di nuovo trapianto, dice ancora.

"Secondo noi non deve essere lui a operare. Secondo noi c'è qualcosa da chiarire", l'opinione di Petruzzi. L'avvocato ha anche chiesto "l'incidente probatorio sulla cartella clinica, e gli altri documenti, come il parere del Bambino Gesù, con la nomina di un collegio". "Noi speriamo che abbia ragione il Monaldi sulla possibilità di fare un altro trapianto, pero' poi qui le questioni si intrecciano. Si deve capire fino a che punto si deve parlare di medicina o di medicina difensiva. La situazione è stazionaria, dobbiamo sperare che sia stazionario quanto più possibile", conclude l'avvocato.