Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica

Chi è il cattivo? Ogni storia, si sa, ha bisogno di un eroe e di un antieroe per funzionare. E forse funziona proprio perché ognuno di noi si vede come l’eroe della propria vita. Il problema nasce quando uno è convinto di stare dalla parte giusta ma, senza saperlo, forse è già entrato dalla porta sbagliata della storia. Parliamo di Palantir, un’azienda nata grazie al sostegno iniziale della CIA e di Peter Thiel, il cui nome richiama le Pietre Veggenti del Signore degli Anelli. E forse di una parte dei dipendenti che ha smesso di credere alla retorica della neutralità tecnologica e ha cominciato a chiedersi da che parte stanno veramente.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica
Il logo di Palantir (Ansa).

I contratti con l’ICE, la partnership con Israele e la guerra in Iran

Tutto ha inizio, come tutto nella Silicon Valley, con un contratto. Il cliente si chiama ICE, Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale americana che si occupa di controllo delle frontiere e deportazioni. La collaborazione tra Palantir e l’ICE dura da oltre un decennio, ma con il secondo mandato di Trump diventa un pilastro centrale dell’apparato di deportazione di massa. Tra il 2025 e il 2026 vengono firmati nuovi contratti per sviluppare soluzioni di analisi predittiva pensate per tracciare in tempo reale migliaia di persone e procedere rapidamente con espulsioni su scala industriale. Nel gennaio 2024 Palantir annuncia una partnership strategica con il ministero della Difesa israeliano, mettendo i suoi sistemi di analisi nelle stanze dove si decide chi colpire. Poi c’è l’Iran. Il 28 febbraio 2026, durante l’operazione Epic Fury, un missile colpisce la scuola elementare femminile di Shajareh Tayyebeh a Minab. Tra le 175 e le 180 le persone uccise, la maggior parte bambine tra i sette e i 12 anni. L’edificio risultava ancora classificato in un database della Defense Intelligence Agency come struttura militare, nonostante immagini satellitari mostrassero che dal 2016 il sito fosse invece stato trasformato in una scuola.

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Una manifestazione contro la sede Palantir di New York (Ansa).

Ai dubbi etici, il Ceo risponde con un manifesto politico

È proprio in questo contesto che entrano in gioco i dipendenti di Palantir in piena crisi esistenziale. Secondo un’inchiesta pubblicata da Wired, molti di loro stanno iniziando a chiedersi se non siano già diventati il nemico che un tempo pensavano di combattere. Alcuni ex ingegneri raccontano di essersi convinti che Palantir fosse il freno alle deviazioni della sorveglianza, l’azienda che, grazie alla sua tecnologia, avrebbe contribuito a evitare abusi di massa. Altri raccontano di una leadership che risponde ai dubbi etici attraverso manifesti politici. Tipo quei 22 punti che compongono il manifesto ideologico del suo Ceo, Alex Karp, pubblicati nel libro The Technological Republic e che tracciano il ritratto di un’ideologia molto precisa. Vale a dire: la Silicon Valley ha un debito morale verso gli Stati Uniti d’America, il potere del secolo poggia sul software e le armi di intelligenza artificiale saranno costruite comunque, quindi bisogna decidere chi le controlla. Insomma, «Non facciamo i moralisti. Il mondo è pericoloso. Qualcuno deve costruire gli strumenti per chi lo difende». Ovvero gli Stati Uniti. E il cerchio si chiude.

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Il co-fondatore e Ceo di Palantir, Alex Karp, a Davos (Ansa).

L’IA è nuova, ma il capitalismo no

Molto più prosaicamente, come sempre, ci sono i soldi. L’intelligenza artificiale sarà anche una novità, ma il capitalismo no. Per questo motivo le aziende che operano nel mondo dell’IA sono incentivate a seguire una regola: massimizzare il ritorno per gli investitori. E quando i valori aziendali entrano in conflitto con il valore del profitto, è quest’ultimo nella maggior parte dei casi ad avere la meglio. Al netto dei principi di massima, basta guardare alla montagna di denaro che l’IA ha attratto finora. I giganti del tech pianificano di investire, solo per quest’anno, centinaia di miliardi di dollari con stime che sfiorano i 700 miliardi a livello aggregato e un orizzonte triennale che, secondo Goldman Sachs, supera i 1.100 miliardi. Questo significa che le grandi aziende tecnologiche stanno destinando quote senza precedenti dei loro ricavi alle infrastrutture IA. Si tratta di livelli storicamente impensabili, ma necessari per non restare fuori dalla corsa. Ragion per cui, anche a fronte di una crescente pressione sui flussi di cassa, questa inerzia ha una natura strutturale difficile da invertire: deve materializzarsi. Ed è per questo che, nonostante sia al centro del dibattito, l’adozione dell’IA da parte dei governi non ha rallentato di un passo. Palantir inclusa. Nel 2025 il valore massimo dei contratti governativi pluriennali aggiudicati all’azienda ha superato i 13 miliardi di dollari, 84 per ogni contribuente americano. Tutto deve filare liscio.

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Palantir alla Fiera di Hannover ad aprile 2026 (Ansa).

Dramma della gelosia nel Salernitano, evira il compagno nel sonno

AGI - C'è il movente sentimentale, probabilmente legato alla gelosia, alla base di una grave aggressione subita da un uomo di 41 anni del Bangladesh che è stato evirato dalla compagna, connazionale di 35 anni. La coppia, senza figli, vive ad Angri, nel Salernitano.

Il dramma dopo pranzo

Secondo una prima ricostruzione, è accaduto, dopo pranzo, nella casa dove risiedono: l'uomo stava riposando quando la donna l'ha evirato. Il 41enne, nonostante i dolori lancinanti, è riuscito a chiedere aiuto ai vicini, che hanno allertato il 118. I sanitari lo hanno trasportato d'urgenza in ospedale, dov'è stato sottoposto a un intervento chirurgico e dove resta ricoverato.

Nell'abitazione, intanto, sono giunti i carabinieri della locale Stazione e del Reparto territoriale di Nocera Inferiore che hanno arrestato, nella quasi flagranza, la donna, portata in carcere a Fuorni (Salerno). Gli investigatori sono al lavoro anche per chiarire, inoltre, se il 41enne possa essere stato prima narcotizzato. A coordinare le indagini è la Procura di Nocera Inferiore.

Clima, dal 1993 livello mare si è alzato di 10 centimetri

AGI - I rischi legati al riscaldamento globale, e al conseguente innalzamento del livello del mare, sono al centro del Rapporto sullo stato del clima europeo 2025 pubblicato da Copernicus.

Proprio per contrastare i fenomeni legati al cambiamento climatico, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) ricorda “l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici”.

Riscaldamento accelerato in Europa

La Regione Artica è quella che globalmente si riscalda più velocemente e il continente europeo dagli anni ’80 del secolo scorso si sta riscaldando il doppio rispetto alla media globale (+0,56 C per ogni decennio contro i +0,27 della media globale; nel 2025: +0,87 in Europa, +0,44 media globale). Tale condizione favorisce una più rapida perdita di massa glaciale nel Vecchio Continente e la fusione della calotta glaciale lungo le coste della Groenlandia (lo scioglimento del permafrost di Groenlandia e Antartico è la principale causa dell’innalzamento del livello del mare).

Perdita glaciale e innalzamento dei mari

Nell’anno idrologico 2025, tale calotta ha subito una riduzione di 139 gigatonnellate (Gt), equivalente a circa una volta e mezza il contenuto di permafrost dei ghiacciai alpini, innalzando il livello del mare di 0,4 millimetri. Globalmente poi, la perdita glaciale nel 2025 è stata di 410 Gt, equivalente a un innalzamento del mare di 1,1 mm. L’innalzamento del mare osservato dal 1993 è stato di oltre 10 centimetri (circa 3,6 mm all’anno). Il rapporto di Copernicus ricorda che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene acqua sufficiente a innalzare il livello del mare di 7 metri.

Attualmente le acque del Mare Nostrum che bagnano le coste della Penisola registrano tra 1,5 e addirittura 3 C sopra la media, con grave stress alla vita marina (le praterie di Poseidonia oceanica, specie biologicamente essenziale per la vita dei mari, potrebbero estinguersi entro la fine di questo secolo).

Appello alle politiche di adattamento

“Sono dati, che purtroppo non stanno trovando adeguata attenzione da parte dei soggetti decisori, perché il futuro è già oggi e la crisi climatica sta pregiudicando la vita di intere comunità anche nel nostro Paese. Servono urgenti politiche di adattamento: il Piano Invasi proposto con Coldiretti e quello per l’efficientamento della rete idraulica sono a disposizione del Paese”, evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente Anbi.

Situazione idrica in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il report settimanale dell’Osservatorio Anbi informa che i livelli idrometrici dei grandi laghi del Nord sono superiori o in linea con la media storica: Verbano 96%, Lario 54,1%, Garda 80,7%, Sebino 53,6%.

Fiumi, neve e invasi

In Valle d’Aosta crescono le portate di Dora Baltea e torrente Lys. In Piemonte si riducono i flussi di Stura di Demonte, Toce e Tanaro (-30%). In Lombardia si registra un deficit di neve con SWE a -60,6%. In Veneto forti deficit idrici in Adige, Bacchiglione, Livenza, Piave e Brenta. In calo anche il Po, soprattutto nel tratto lombardo-emiliano.

Centro e Sud

In Emilia-Romagna molti fiumi sono sotto i minimi storici. In Liguria calano Entella, Vara e Argentina. In Toscana l’Arno segna -80%. Nelle Marche flussi molto scarsi per Esino e Sentino. In Umbria il Lago Trasimeno resta sotto la media. Nel Lazio cresce il Tevere. In Basilicata calano gli invasi, mentre in Puglia i bacini della Capitanata sono all’89%.

“Ancora una volta l’Italia idrica si sta capovolgendo e le criticità si registrano maggiormente al Nord. È questa fotografia a segnalare l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici, raccogliendo l’acqua piovana per trasportarla laddove necessario”, conclude Vincenzi.

Treno Frecciarossa bloccato a Montesilvano, 125 passeggeri bloccati a bordo

AGI - I vigili del fuoco sono impegnati dalle 20 in un intervento sulla linea ferroviaria adriatica a Montesilvano, per un treno Frecciarossa bloccato con 125 passeggeri a bordo. Al lavoro i tecnici RFI per il ripristino della linea. I passeggeri, chiusi all'interno del treno, stanno tutti bene. Secondo le prime informazioni, un treno precedente avrebbe tranciato i cavi elettrici. 

La nota di Trenitalia

La circolazione ferroviaria è sospesa tra Giulianova e Pescara per un inconveniente tecnico alla linea elettrica. Lo rende noto Trenitalia. I treni Alta Velocità, Intercity e Regionali possono registrare ritardi. Sono sospesi i treni Venezia Santa Lucia - Lecce, Milano Centrale - Bari Centrale, Bolzano - Bari Centrale.

 

A Taranto il Concerto Libero e Pensante: al centro salute, inquinamento e futuro della città

AGI - Il tema dell'ex Ilva, la lotta all'inquinamento industriale, la difesa della salute, i casi dei bambini colpiti da tumore, approdano sul palco dell'1 Maggio Taranto, l'evento del comitato "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti" in corso al parco archeologico delle Mura Greche alla presenza di diverse migliaia di persone. Il nodo della fabbrica e del suo impatto è stato affrontato negli interventi dei direttori artistici dell'1 Maggio Taranto, l'attore Michele Riondino e la giornalista Valentina Petrini che hanno introdotto la testimonianza di due ragazze.

"Noi forse non vinceremo mai contro il siderurgico - ha detto Riondino -, non saremo noi a chiuderlo, anche perché il mercato ha già chiuso quella fabbrica che da anni non produce acciaio ma cassa integrazione, voti, campagna elettorale e tessere sindacali, ma abbiamo la generazione di giovani che rappresentano il futuro di questa città, che sanno che Taranto non dipende dall'acciaieria, Taranto ospita quell'acciaieria".

E a tal proposito Riondino ha letto la lettera di una 18enne tarantina, Margherita Piemontese, che, una volta finito il liceo, proseguirà altrove gli studi, ma che ha la speranza di "tornare migliore per restituire un po' di futuro alla città". Valentina Petrini ha invece letto cosa scriveva molti anni addietro di Taranto Pier Paolo Pasolini per dire: "Chissà che avrebbe scritto oggi Pasolini che nel 2012 quella città perfetta che aveva conosciuta sarebbe sprofondata negli abissi". Il 2012 è infatti l'anno del sequestro degli impianti del siderurgico ex Ilva da parte della Magistratura a causa dell'inquinamento. "Chissà cosa avrebbe scritto del processo 'Ambiente Svenduto' - ha proseguito Petrini - che ha squarciato l'ipocrisia di un potere economico fondato solo sul profitto. Quel processo doveva restituire almeno giustizia e invece è finito in stallo".

La testimonianza di Carlotta

E dopo aver citato gli "eccessi di mortalità e di ospedalizzazione per alcune patologie croniche" e "l'incidenza di tumori nei residenti di Taranto rispetto alla media regionale", Petrini ha dato la parola sul palco a Carlotta, una quindicenne in cura nel reparto di oncoematologia pediatrica dell'ospedale di Taranto. "Affronto questa battaglia da agosto 2025 ma adesso sono qui con questa grinta e con questa forza non solo psicologica ma anche fisica grazie ai dottori che mi hanno seguito sin dal primo giorno con dedizione e costanza" ha detto Carlotta, che era accompagnata dal primario del reparto, Valerio Cecinati.

L'appello al cambiamento

"Io, insieme ai miei figli, insieme a tutti i bambini e i ragazzi del reparto di oncoematologia pediatrica, insieme a tutti i dottori e gli infermieri, vogliamo dirvi - ha poi affermato Cecinati - che noi non siamo effetti collaterali di questa città. Siamo persone che dobbiamo vivere e per questi ragazzi faremo di tutto per guarirli. Voi avete in mano la possibilità di cambiare - ha detto Cecinati rivolgendosi alle migliaia di giovani che affollano l'area antistante il palco di 1 Maggio Taranto -. Cambiatela questa città, rendetela più bella per tutti voi. Questa città ha bisogno di gente come voi. Voi avete la possibilità di cambiarla. Questa città la cambieremo insieme. Insieme lo faremo. Perché se anche solo un bambino, un ragazzo, si ammala di tumore a causa dell'inquinamento, non deve mai succedere mai più".

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti

Oltre tre volte l’intera popolazione dell’Italia. È il numero stimato di lavoratori nell’immensa e brulicante gig economy in Cina. Cioè rider delle consegne, autisti delle piattaforme di trasporto, corrieri e altre figure: una costellazione cresciuta attorno all’espansione senza freni dell’economia digitale. Fin qui il settore era ampiamente deregolamentato e i suoi occupati spesso sfruttati. Ora Pechino ha compiuto un passaggio importante: per la prima volta, il governo cinese ha formalizzato un quadro normativo organico dedicato ai cosiddetti «nuovi gruppi occupazionali», una categoria ampia che include anche live streamer, creatori di contenuti e lavoratori digitali freelance.

Oltre 200 milioni di persone impegnate tra lavoro flessibile e piattaforme

Le linee guida, emanate congiuntamente dal Comitato centrale del Partito comunista e dal Consiglio di Stato, introducono tutele per una platea che, come detto, supera i 200 milioni di persone tra lavoro flessibile e lavoro su piattaforma. Già negli anni scorsi il governo era intervenuto con misure mirate che riguardavano però singole aziende. Stavolta si va oltre l’approccio episodico e si fissa un quadro normativo più ampio. Di fatto, la leadership cinese riconosce che la gig economy è una componente ormai strutturale del mercato del lavoro nazionale.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Un rider che lavora per le piattaforme di delivery in Cina (foto Ansa).

L’algoritmo da acceleratore deve diventare strumento di contenimento

Le nuove regole prevedono contratti standardizzati, salari più equi, un compenso minimo parametrato alle tariffe locali e limiti agli orari di lavoro. Una delle novità più significative riguarda il ruolo diretto delle piattaforme nel controllo dei tempi: le app potranno essere obbligate a interrompere l’assegnazione di nuovi incarichi quando un lavoratore supera determinate soglie di fatica o di ore consecutive. È un punto cruciale, perché finora l’algoritmo ha funzionato soprattutto come acceleratore: più ordini, più consegne, più pressione, più penalità in caso di ritardo. Ora Pechino prova almeno formalmente a trasformarlo anche in uno strumento di contenimento.

Il datore di lavoro spesso si manifesta solo attraverso un’app

Il cuore del problema, infatti, è proprio l’algoritmo. Nella gig economy cinese, come altrove, il datore di lavoro spesso si manifesta attraverso un’applicazione che assegna ordini, stabilisce tempi, calcola incentivi, distribuisce penalità, valuta prestazioni e decide chi riceverà più lavoro. Per milioni di rider, il potere non ha dunque un volto umano: è un sistema automatico che misura ogni minuto, ogni chilometro e ogni ritardo.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Un rider in pausa sigaretta dall’algoritmo, a Pechino (foto Ansa).

Correzione di pratiche considerate troppo punitive

Per questo le linee guida insistono sulla trasparenza algoritmica. Le piattaforme dovranno rendere più chiari i criteri con cui vengono assegnati gli incarichi, calcolati i compensi e applicate le penalizzazioni. Dovranno inoltre consultare rappresentanti dei lavoratori e organizzazioni sindacali, sottoporre i sistemi di gestione a maggiore scrutinio e correggere pratiche considerate eccessivamente punitive. È una svolta potenzialmente importante, perché interviene sul modo in cui i lavoratori vengono governati, vale a dire il punto più opaco dell’economia digitale.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Lavatori della gig economy in Cina (foto Ansa).

Il riferimento ai sindacati è particolarmente significativo. In Cina, il sindacato ufficiale opera all’interno del sistema politico e non rappresenta una forza indipendente contrapposta alle aziende. Il suo coinvolgimento indica la volontà del Partito di inserire la gig economy dentro una struttura di mediazione e controllo più tradizionale.

Il momento è ancora delicato per l’economia cinese

Il nuovo quadro normativo arriva in un momento delicato. L’economia cinese attraversa una fase di rallentamento, il mercato immobiliare resta fragile, la fiducia dei consumatori è debole e la disoccupazione giovanile continua a pesare sulle prospettive delle nuove generazioni. Proprio per questo, sempre più persone si rivolgono al lavoro flessibile. La retorica delle piattaforme presenta spesso la gig economy come libertà, autonomia e possibilità di gestire il proprio tempo. La realtà è però quasi sempre più dura: turni lunghi, compensi incerti, assenza di garanzie, concorrenza crescente e difficoltà ad accedere a tutele previdenziali.

L’era della comodità urbana e della velocità del consumo digitale

Il settore delle consegne è il caso più evidente. I rider sono diventati una presenza quotidiana nelle metropoli cinesi, simbolo della comodità urbana e della velocità del consumo digitale. Dietro la promessa di ricevere cibo, farmaci o beni di prima necessità in pochi minuti, però, c’è una forza lavoro sottoposta a pressioni enormi. Le piattaforme competono tra loro abbassando i costi, offrendo sconti ai consumatori e comprimendo i margini. A pagarne il prezzo, spesso, sono i lavoratori, costretti a completare più consegne in meno tempo per mantenere un reddito accettabile.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Rider cinesi in attesa delle consegne, vicino a un fast food (foto Ansa).

Il problema non riguarda solo i rider. Gli autisti del ride-hailing affrontano dinamiche simili: lunghe ore al volante, tariffe in calo, commissioni trattenute dalle piattaforme e una crescente saturazione del mercato. Anche i live streamer, spesso raccontati come nuova aristocrazia dell’economia digitale, vivono in molti casi una forte precarietà.

Il rischio è produrre instabilità sociale e accentuare le disuguaglianze

Pechino si trova quindi davanti a una contraddizione. L’economia delle piattaforme è ormai indispensabile: sostiene i consumi, assorbe manodopera, crea servizi, innova la logistica urbana e offre valvole di sfogo occupazionali in un momento di difficoltà. Allo stesso tempo, rischia di produrre instabilità sociale, accentuare le disuguaglianze e alimentare malcontento tra i giovani e i lavoratori espulsi dai settori tradizionali.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Un rider a Pechino (foto Ansa).

L’indebolimento del patto sociale su cui si fonda la stabilità del Paese

Il nuovo quadro normativo nasce da questa tensione e punta a normalizzare il funzionamento del settore. Il tentativo è quello di costruire una cornice in cui il lavoro flessibile possa continuare a esistere senza diventare una potenziale fonte di conflitto sociale e instabilità politica. Il Partito comunista sa che la gig economy può assorbire disoccupazione, ma anche accumulare rabbia. Sa anche che i giovani vogliono sicurezza, non solo autonomia. E teme che un mercato del lavoro troppo frammentato possa indebolire il patto sociale su cui si fonda la stabilità del Paese.

La Cina riscrive la gig economy: benefici e rischi della stretta sui lavoretti
Lavoratori in scooter nel settore delle consegne di cibo a domicilio (foto Ansa).

Regole troppo rigide riducono le opportunità di guadagno?

Resta però da capire quanto queste regole saranno applicate davvero. La Cina è molto efficace nell’emanare grandi cornici regolatorie, ma l’attuazione locale può essere disomogenea. Le piattaforme hanno forti incentivi a mantenere bassi i costi, mentre molti lavoratori, pur desiderando maggiori tutele, temono che regole troppo rigide riducano le opportunità di guadagno. Per un rider che lavora 12 o 14 ore al giorno perché ha bisogno di denaro immediato, un limite automatico agli incarichi può essere percepito sia come protezione sia come perdita di reddito. Tradotto: se le piattaforme bloccano gli ordini dopo un certo numero di ore, ma il compenso per consegna resta troppo basso, il problema viene solo spostato.

Brucia il Monte Faeta, evacuate 3500 persone

AGI - Non è ancora stato domato l' incendio sul monte Faeta, nel nord della Toscana, alimentato dal forte vento che soffia sulla zona tra la provincia di Lucca a Santa Maria del Giudice e la provincia di Pisa, nei comuni di San Giuliano Terme e Asciano.

La stima della superficie percorsa dal fuoco è stata aggiornata a circa 710 ettari.Il dato emerge dai rilievi effettuati dai tecnici antincendi boschivi della Regione Toscana nell'area interessata dall'incendio. Il perimetro del rogo risulta attualmente contenuto per circa il 70%, con l'obiettivo di arrivare a contenerlo interamente nel corso della nottata e nella giornata di domani.

La precedente valutazione di circa 800 ettari era stata elaborata come stima speditiva operativa, funzionale al rapido dislocamento delle squadre sul territorio nelle fasi più critiche dell'emergenza. Il dato è stato ora ricalcolato e adeguato sulla base delle superfici effettivamente percorse dal fuoco. Particolare attenzione è rivolta alle numerose aree interne al perimetro già interessato dal fuoco che risultano non bruciate o solo parzialmente percorse: si tratta di zone che possono riattivarsi con fronti anche intensi, generando nuove colonne di fumo e possibili salti di fuoco all'esterno del perimetro.

Lavoro delle squadre a terra

Squadre di terra di vigili del fuoco e volontari di protezione civile hanno fronteggiato l' incendio per tutta la notte tra sabato e domenica anche con l'ausilio dei droni dotati di termocamera per il monitoraggio dei focolai.

Mezzi e forze impegnate nell'incendio

Attualmente operano sul versante di Asciano 48 vigili del fuoco con 19 mezzi fra autobotti, jeep e veicoli logistici e a supporto, soprattutto delle operazioni di evacuazione, anche alcune squadre di esercito, carabinieri, guardia di finanza e polizia di Stato.

Interventi aerei

Per domare l' incendio, dalle 7 sono ricominciati anche gli interventi dal cielo con un elicottero arrivato da Firenze e tre Canadair partiti da Roma e Genova.

Assistenza alla popolazione

È stato attivato anche il sistema di protezione civile e sanitario per supporto ai cittadini e ai fragili nelle evacuazioni, con cucina da campo e assistenza.

Viabilità e chiusure

A causa dell'incendio boschivo, Anas ha chiuso al traffico in via precauzionale un tratto di circa 1,5 km sulla statale 12 Radd "dell'Abetone e del Brennero" a San Giuliano Terme (Pisa). Lungo il tratto interdetto al transito si trova la galleria Monti Pisani.

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa

«Yankee go home». La guerra del Vietnam, il golpe in Cile e poi la crisi dei missili nucleari a Comiso (1981-1983) sono stati momenti in cui quell’invito è stato urlato con più forza nelle strade e nelle piazze d’Italia. Era uno slogan velleitario, che esprimeva un desiderio impossibile. Perché la presenza delle basi militari statunitensi, soprattutto in Germania e in Italia, i due Paesi che avevano perso la guerra, era anche il presidio economico che garantiva la libera e massiccia circolazione delle merci Usa in Europa. Il “sogno americano” che era l’anima della nascente società dei consumi aveva il volto sorridente del cinema di Hollywood e della pubblicità della Coca Cola. Ma alla bisogna sapeva di potere contare sul potere molto convincente delle armi. E su quello sottostante, ma non meno persuasivo, dei servizi segreti (CIA) che spesso hanno condizionato e interferito nella vita politica italiana.

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa
La base di Sigonella (Archivio Ansa).

La minaccia trumpiana forse è un’occasione storica

Da decenni non si sente più urlare «Yankee go home», ma la novità è che ora sono loro, gli yankee, che minacciano di tornarsene a casa. Dopo che Donald Trump ha minacciato di uscire dalla Nato, è stato il Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, che ha invitato i Paesi europei a spendere di più in armamenti. Perché in caso contrario gli Usa ridimensioneranno o addirittura chiuderanno le basi in Europa. 

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Ora, detto che non è semplice per gli Stati Uniti sfilarsi dall’Alleanza Atlantica e che Hegseth è lo stesso che ha definito «la guerra un dono per il mondo» e che ha confuso la Bibbia con Pulp fiction, penso che dovremmo seriamente chiederci se non sia un’occasione storica accettare il ritiro statunitense. Detta così può sembrare, e in parte è, una provocazione. Come la canzone dei 99 Posse, Yankee go home, che peraltro, con la guerra Usa-Iran in corso risulta assai intonata.

Senza protettori Usa, l’Europa sarebbe costretta a reagire

Per un passo del genere servirebbero infatti statisti e grandi europeisti come Kohl e Mitterrand, dei quali al momento non c’è traccia. Però l’abbandono dei protettori americani costringerebbe a colmare rapidamente quel vuoto. A superare i personalismi e i nazionalismi che oggi frenano la costruzione di una difesa europea. Impedita da un’industria militare frammentata, con duplicazione di capacità produttive e mancanza di standard comuni. Ma pesano anche di più le differenze strategiche e geopolitiche. 

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Nel 1984, il Cancelliere tedesco Helmut Kohl e il Presidente francese François Mitterrand alla commemorazione della battaglia di Verdun (Ansa).

Mosca e Putin sono una minaccia reale?

Le questioni fondamentali, senza addentrarci in ambiti specialistici, si riassumono nei pensieri e nelle visioni che ispirano e contrappongono – per semplificare al massimo – filo-putiniani e anti-putiniani. Detto altrimenti: se senza protezione americana la Russia si mangerebbe l’Europa in un boccone o, al contrario, tornerebbe a essere un partner commerciale conveniente e affidabile. Ancorché da blandire, soprattutto per il possesso di un formidabile arsenale nucleare. In entrambi i casi l’immagine dei cosacchi che si abbeverano in piazza San Pietro a Roma deve fare i conti con la realtà di un esercito che non pare proprio così potente come è stato raccontato e come Putin lo accredita. Visto che un’operazione speciale che doveva durare una settimana è in corso da quattro anni e che l’esercito russo non dà proprio l’idea di essere un’invincibile armata smaniosa di invadere la grande pianura europea. Certo la Russia ha cento volte e più le bombe atomiche che potrebbero distruggere il mondo. Però, come è noto, ne bastano poche per mettere in moto un meccanismo di risposte a un attacco iniziale che otterrebbe velocemente quel risultato. Quindi se la Russia ha 5.500 bombe, Francia e Regno Unito assieme ne hanno più di 500 (300+220) e in una difesa europea coordinata e operativa sarebbero più che sufficienti per scoraggiare aggressioni militari nucleari russe e non.

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa
Vladimir Putin (Ansa).

La spesa europea in armamenti ha superato quella russa

C’è poi da considerare l’aspetto economico, al netto delle polemiche furiose fra bellicisti e pacifisti. Che la spesa europea sia attualmente frammentata, disordinata dunque inefficace è un dato di fatto. Ma è altresì vero, secondo l’Osservatorio dell’Università Cattolica, che nel 2024, la spesa militare europea ha raggiunto livelli record, superando quella russa. I Paesi europei (NATO inclusi) hanno speso circa 730 miliardi di dollari, una cifra superiore del 58 per cento rispetto ai circa 462 miliardi della Russia. «L’ampio divario tra spesa russa ed europea nel 2024 suggerisce cautela nel concludere che sia necessario un forte aumento della spesa militare in Europa, tranne che nei Paesi ancora al di sotto del 2 per cento del Pil».

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa
Mark Rutte e Donald Trump (Ansa).

Più armi significa meno welfare

Se però si considera che Trump e Hegseth chiedono che la spesa militare dei Paesi europei sia portata al 5 per cento, ecco che la rinuncia o la chiusura delle basi e della protezione Usa sarebbe economicamente conveniente, oltre che socialmente augurabile. Tre punti percentuali di aumento della spesa militare per la popolazione europea e italiana significano tagli sostanziosi al welfare. Considerato che ha valore quasi scientifico la correlazione inversa tra spesa militare e spesa sanitaria. Quando aumenta l’una cala l’altra: è sempre accaduto così. E se si considera che nel 2025 è stato stabilito il nuovo record mondiale di spesa in armamenti – 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9 per cento rispetto al 2024 – auguri a tutti noi, che già lamentiamo tagli allo stato sociale e riduzione dei servizi assistenziali.

Perché un ritiro Usa può diventare un’occasione storica per l’Europa
Pete Hegseth (Ansa).

In un colpo solo potremmo liberarci anche della tutela delle Big Tech

Ma rispolverare e accogliere in modo pacifico e consensuale l’opportunità di un ritiro americano dall’Europa non ha solo motivazioni economiche. Il valore e l’importanza del ruolo americano nella sconfitta del nazismo e del fascismo restano come pietre miliari di un atlantismo che ha generato libertà e democrazia. Ma quel debito e la riconoscenza per il piano Marshall lo abbiamo pagato e lo stiamo pagando abbondantemente. Con il quasi monopolio concesso ai servizi finanziari e tecnologici statunitensi. In questa luce «yankee go home» offre anche l’occasione, come scrive The Guardian, per provare a sottrarsi alla tutela di Microsoft, Google, Meta, Amazon, Apple e trovare nuove strade più etiche e rispettose dell’autonomia e dell’identità dei cittadini europei. Certo costruire alternative efficienti è una bella impresa. Però «fare switch è più facile di quanto possiamo pensare», ricorda sempre il Guardian, indicando modi e strumenti con i quali si può cominciare a farlo. Con gentilezza e riconoscenza: cari yankee potete portare a casa o altrove armi e bagagli, perché noi ce la possiamo fare da soli. È un sogno?

Uccide il fratello e lo mostra in video ai familiari in Bangladesh

AGI - Uccide il fratello e lo mostra in una videochiamata ai familiari in Bangladesh. Videochiamata che viene poi pubblicata sui social del loro Paese di origine. Emergono dettagli inquietanti del fratricidio che ieri sera ha sconvolto il Salento.

Humayun Fakir, 33 anni, è il bengalese che ha confessato di aver ucciso il fratello minore Nyan di 29 anni a coltellate nell'appartamento in cui vivevano a Tricase in provincia di Lecce. Avrebbe così mostrato in una videochiamata alla sua famiglia di origine in Bangladesh il corpo del congiunto privo di vita, autoaccusandosi del delitto.

L'intervento dei carabinieri

All'arrivo dei carabinieri della locale stazione e del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce, l'uomo non ha poi opposto resistenza: dopo il fermo iniziale i militari dell'Arma lo hanno arrestato durante la notte appena trascorsa su disposizione dell'autorità giudiziaria.

La videochiamata alla famiglia

L'uomo, stando a quanto al vaglio dei militari coordinati dal tenente colonnello Cristiano Marella, in preda a una crisi di pianto, avrebbe ripreso con lo smartphone il corpo privo di vita del fratello spiegando in videochiamata al resto della famiglia di avere ucciso con un coltello il fratello per ragioni economiche. Il familiare all'altro capo del telefono ha invitato l'uomo a chiamare immediatamente un medico nella speranza di poter salvare la vita al fratello.

Il significato di "Bahi"

"Bahi" è la parola che ricorre più spesso nella videochiamata (resa nota sui social ndr), e che in bengalese significa fratello.

Chi era la donna al telefono

La persona cui l'autore del delitto avrebbe confessato le sue colpe è una donna componente della famiglia ma non è ancora chiaro se una sorella o la madre dei due ragazzi coinvolti nella tragedia.

Scontro a fuoco a Napoli, 2 ragazze ferite mentre passeggiano

AGI - Due ragazze sono state ferite a Napoli mentre passeggiavano. Secondo una prima ricostruzione dell'accaduto da parte dei carabinieri che indagano, ieri sera, a ridosso della mezzanotte, ignoti hanno ingaggiato uno scontro a fuoco in via Francesco Saverio Correra.

Durante la sparatoria, le ragazze di 23 e 24 anni in strada sono state colpite accidentalmente alle gambe.

Le condizioni delle vittime

Soccorse dal personale del 118, sono state trasportate al pronto soccorso dell'ospedale Cto. Dalla coscia sinistra della 24enne i medici hanno estratto un'ogiva.

Indagini in corso

Sul posto e poi in ospedale sono intervenuti i militari dell'Arma della compagnia Centro e, per i rilievi, quelli della sezione investigazioni scientifiche del nucleo investigativo di Napoli. Indagini in corso per ricostruire la dinamica e la matrice. Le due vittime non sono in pericolo di vita. Secondo quanto appreso, la 23enne è ancora ricoverata. La 24enne, a cui hanno estratto l'ogiva dalla coscia sinistra è stata ritenuta dai sanitari guaribile in 20 giorni. Le ragazze sono entrambe napoletane e incensurate.