Uccide l’ex e il nuovo compagno di lei. Poi si suicida nell’Astigiano

AGI - Un duplice omicidio seguito da un suicidio ha sconvolto la piccola comunità di Cossombrato, nell’astigiano. Un uomo di 57 anni, Astrit Koni, ha ucciso l’ex moglie e il nuovo compagno della donna prima di togliersi la vita lanciandosi dal castello del paese.

I corpi delle due vittime, entrambi di origine albanese, sono stati rinvenuti questa mattina in un fosso nei pressi di un terreno agricolo. L’area, caratterizzata dalla presenza di alcuni alveari curati dalla coppia, è diventata la scena del crimine dove l'aggressore avrebbe agito con estrema violenza. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, Koni avrebbe utilizzato una roncola per colpire a morte le due vittime, lasciandone i resti a poca distanza l'uno dall'altro. L’allarme è scattato quando il fratello della donna, preoccupato dal prolungato silenzio della sorella, ha segnalato la scomparsa alle autorità.

Il suicidio dal castello

Dopo il duplice delitto, l'omicida si è diretto verso il castello di Cossombrato. L'uomo possedeva le chiavi della struttura in virtù del suo impiego come giardiniere del maniero. Giunto sulla sommità dell'edificio, si è gettato nel vuoto.

Le indagini dei carabinieri

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, che hanno transennato le aree interessate per effettuare i rilievi scientifici necessari. Sebbene il quadro generale appaia tristemente delineato come un delitto passionale con successivo suicidio, i militari sono attualmente al lavoro per ricostruire con precisione la cronologia degli spostamenti di Koni e l'esatta dinamica dell'aggressione. La coppia vittima dell'agguato, così come l'omicida, risiedeva in Italia da molti anni ed era ben integrata nel tessuto locale.

Bimbo muore in una piscina delle terme, forse risucchiato dal bocchettone

AGI - Il bambino di 7 anni morto annegato alle terme di Suio sarebbe stato risucchiato dal bocchettone di scarico. Secondo quando apprende AGI, questa è l'ipotesi che sta prendendo sempre più piede sul decesso del piccolo avvenuto subito dopo pranzo. Al momento sono in corso audizioni dei testimoni.

Le indagini

La salma è a disposizione dell'autorità giudiziaria. Il bimbo residente a Roma stava trascorrendo il fine settimana in una Spa delle Terme di Suio, nel territorio di Castelforte, lungo il fiume Garigliano, in provincia di Latina. La piscina è stata sequestrata dai miliari. Indagini in corso da parte dei carabinieri che hanno acquisito le immagini delle telecamere della struttura.

Dall’ironia alla slopaganda: la nuova guerra mediatica globale anti-Trump

Questa guerra chiamata come la caption di un memeEpic Fury, nientemeno – sta facendo saltare in aria tutto: interi quartieri di città, la fiducia dei mercati, l’economia globale, alleanze che sembravano indistruttibili, le speranze dei giovani, il diritto internazionale. Ma c’è una vittima collaterale di ben poca importanza, la cui scomparsa può essere pianta, o anche solo notata, solo da pochi anziani nostalgici: l’idea che la satira fosse l’arma dei buoni, la spada laser, nonviolenta ma micidiale, della ragione, il pungente gas della resistenza umana, che fa aprire gli occhi, anziché accecarli. Difficile non accorgersi che i video e i contenuti satirici più graffianti e aggiornati contro Trump e Netanyahu e il loro cinismo avido e sanguinario non vengono dalle patrie del libero pensiero, ma sono prodotti dall’Iran, che malgrado lo status di Paese aggredito resta una teocrazia liberticida, assassina e misogina, e dalla Cina, un’autocrazia a tutti gli effetti.

La metamorfosi della satira da contropotere a stampella del potere

Che la satira fosse intrinsecamente illuminista e illuminata, più che un’idea era un mito, almeno in certa misura: c’è stata satira fascista, razzista, antidemocratica, anche se la propaganda ideologica prevaleva decisamente sull’arguzia e oggi quelle vignette e quei frizzi possono interessare i cultori della materia. Ma dagli Anni 70 in poi, alla satira è stato attribuito lo status di linguaggio naturaliter eversivo e rivoluzionario, un vero e proprio contropotere, così efficace nel mobilitare pensieri, emozioni e consenso che a un certo punto il mainstream – e, in ultima analisi, il potere – ha dovuto venire a patti, con vantaggi da ambo le parti: ammessi nelle prime pagine dei giornaloni o essi stessi creatori di giornali, ospitati in programmi televisivi di successo, a volte perfino in prima serata, vignettisti e cabarettisti si sono affrancati dalla precarietà bohemien e hanno potuto comprarsi casa e metter su famiglia; i media hanno svecchiato la propria immagine; i politici, seppur a denti stretti, hanno imparato ad abbozzare di fronte a un “diritto di satira” sempre più riconosciuto, e che tuttavia ne ha ridimensionato il ruolo a quello del clown della classe, il fool che aiuta i compagni a sopportare la routine di una scuola noiosa e opprimente. Non più una sfida al potere, ma una sua stampella, anche se decisamente più spiritosa e fantasiosa delle altre.

Il politicamente corretto ha stanato gli autori boomer: il nuovo gioco è l’IA

La strage di Charlie Hebdo è stata un brusco risveglio per tutti, rivelando brutalmente che quando l’uomo con la penna o la matita incontra l’uomo col fucile, l’uomo con la penna e la matita è un uomo morto. L’affermarsi del “politicamente corretto” ha poi costretto satiri e umoristi a svuotare i loro arsenali dalle arguzie basate su cliché sessisti, xenofobi, omofobi e ageisti. Disgraziatamente, spesso non rimaneva molto altro, e in parecchi l’hanno presa male («non si può più dire niente!»). Aggiornare meccanismi comici millenari, o addirittura inventarne di alternativi, non è impresa per autori per lo più boomer. Cane vecchio non impara gioco nuovo. Il gioco nuovo si chiama intelligenza artificiale e richiede competenze tecnologiche, velocità, rabbia, furbizia e fame, pochissimo romanticismo e zero fame di visibilità personale. Qualità che sono appannaggio di cani giovani, alle quali, nel caso dei video iraniani e cinesi, si aggiunge una singolare capacità di ignorare la trave nell’occhio del proprio regime.

La slopaganda e i troll diplomatici iraniani

Il risultato è la “slopaganda”, guerra mediatica digitale basata su contenuti IA anonimi, sferrata dall’Iran, spesso attraverso le sue ambasciate.

Su Instagram dilagano le strepitose clip made in Teheran, con Trump e i suoi accoliti ridicolizzati in stile Lego Movie, sulle note di una canzone hip-hop che rinfaccia al Caligola a stelle e strisce la strage della scuola a Minab e le scorribande pedofile sull’isola di Epstein.

L’ultima uscita dei troll diplomatici iraniani è il post dall’ambasciata degli ayatollah in Ghana, in cui Teheran si propone come partner alternativo all’Italia piantata in asso dall’amico americano: «Possiamo offrire una civiltà antica di 7.000 anni, amore per l’arte, per la poesia e per il cibo. L’unica cosa su cui ci siamo mai combattuti è l’invenzione del gelato» (a quanto pare, è apparso nella Persia del V secolo a. C. e si chiamava faloodeh).

Di pregevole fattura satirica anche la guerra fantasy wuxia-style, trasmessa dalla televisione di Stato cinese e diventata virale, fra l’Aquila Bianca (gli Usa) e il Gatto Persiano (l’Iran). Le due creature si combattono per il controllo della Valle del Flusso Dorato, una strettoia da cui dipende il passaggio dell’Essenza del Ferro Nero, necessaria per la sopravvivenza del mondo. Gli spettatori, a loro volta, hanno prodotto spin-off generati dall’IA in cui il Panda (la Cina) interviene fra i contendenti per mettere pace, o il dominio dell’Aquila Bianca viene sostituito da una coalizione di membri con pari dignità, per una gestione condivisa del Ferro Nero.

E noi, in Occidente? Siamo ancora alla «spassosa vignetta di…» (nome di Venerato Maestro a scelta). Ormai fa la figura del graffito rupestre.

Sedute spiritiche per bonifici, la truffa perfida a un anziano

AGI - Sedute spiritiche, prelievi forzati al postamat e bonifici pilotati dall'aldilà: se la truffa del 'finto carabiniere' appare grossolana quanto feroce, la trama per far cadere un anziano di Vittoria, nel Ragusano, in una trappola che lo ha sbalzato in anni di solitudine e nel degrado emerge dalle carte processuali astuta, tenace nel tempo e perfida. A tenderla, secondo le indagini, sarebbe stata una coppia, già condannata in primo grado per circonvenzione di incapace dal Tribunale monocratico di Pordenone (3 anni e 9 mesi per lui e 3 anni e 2 mesi per lei) oltre alla confisca delle somme sottoposte a sequestro preventivo, circa 160mila euro.

La vittima è un signore benestante sottoposto ad amministrazione di sostegno dal 2018 e dal 2020, interdetto con nomina di un tutore che è avvenuta nel 2021. I due, difesi dall'avvocato Davide Iacono del Foro di Gela, hanno promosso appello alla condanna. Ma nel frattempo proprio dal Tribunale di Pordenone viene innescato il nuovo procedimento a tutela dell'anziano per altri 34.000 euro di prelievi che si sospetta siano stati effettuati dalla coppia con la postamat dell'anziano a Vittoria e Scoglitti. Il processo a Ragusa che lo dovrà accertare è appena iniziato; l'anziano è parte civile attraverso la tutrice rappresentata dall'avvocato Emilio Cintolo del Foro di Ragusa.

La manipolazione psicologica e le finte trance

Fragile e in progressivo decadimento, tanto da avere bisogno di assistenza personale, l'uomo aveva un amministratore di sostegno dal 2018, che sarebbe stato aggirato dalla coppia, che finì indagata per la sottrazione di beni per un valore di 500mila euro (quattro appartamenti e contanti). Lei avrebbe finto di andare in trance, di parlare per conto della madre deceduta dell'anziano a cui l'uomo era legatissimo, dandogli istruzioni per iscritto per cedere o comprare proprietà, per osannare se stessa e il marito, per avere beni intestati. Questo procedimento si è concluso in fase di indagine preliminare con la prescrizione dei reati, ma ciò che è accaduto tra il 2019 e il 2020 è stato cristallizzato dalla prima sentenza, di condanna, che risale al 2024.

I bonifici a San Vito al Tagliamento

Nel 2019 l'anziano sarebbe stato accompagnato a un ufficio postale di San Vito al Tagliamento, comune dove risiedeva e dove era assistito dai servizi sociali, proprio dall'imputato, che da Vittoria lo aveva raggiunto e che si dichiarava "nipote"; in quella occasione avrebbe fatto fare all'anziano due bonifici per un valore complessivo che sfiora i 160mila euro indirizzati a una società e che avevano nella causale la posizione dei due coniugi, impegnati a estinguere un mutuo per bloccare una esecuzione immobiliare pendente nel Ragusano. L'ufficio non era a conoscenza del fatto che l'anziano avesse un amministratore di sostegno e il professionista era all'oscuro di tutto.

Il ritrovamento a Scoglitti in condizioni di degrado

A San Vito l'anziano era andato a vivere dopo la prima truffa, coabitava con un amico, poi deceduto. Di nuovo solo, di nuovo preda. Dopo aver parlato agli assistenti sociali della prima truffa, era scomparso. I carabinieri lo trovarono a Scoglitti, isolato dai veri nipoti. Era l'estate del 2020: dormiva su un materasso senza lenzuola, in condizioni igieniche precarie senza elettricità, frigorifero e cibo, senza soldi perché il postamat e i documenti li aveva l'avvocato. In quel momento viene nominata una tutrice che esamina tutta la situazione dell'anziano e attiva l'autorità giudiziaria.

La situazione attuale e i nuovi procedimenti

Oggi l'uomo è accudito e curato. I nipoti si sono presi cura di lui, la tutrice ha fatto fronte ai debiti che nel frattempo l'anziano (che ha una buona pensione e un vitalizio, oltre a numerosi beni immobiliari) aveva accumulato. A Ragusa si indaga per i 34mila euro prelevati tra il 2019 e il 2020 con il postamat. Oltre a questo ci sarebbe un altro procedimento civile innestato, e pendente; quello per un preliminare di donazione di un appartamento: forse, un altro morso all'osso da spolpare.

Morì dopo un intervento, 3 ospedali dovranno pagare 1 milione

AGI - Per la morte di un paziente dopo un intervento cardiochirurgico la Corte d'Appello dell'Aquila ha condannato tre strutture sanitarie al risarcimento di circa un milione di euro complessivi in favore dei familiari di un uomo di 74 anni morto nel 2018, e passato per tre diversi ricoveri tra Ancona, la casa di cura privata Villa Serena e l'ospedale di Chieti. I giudici hanno accolto l'appello presentato dai familiari, assistiti dall'avvocato Andrea Colletti di Pescara, disponendo, "in totale riforma della sentenza gravata", il ribaltamento della decisione del Tribunale di Chieti che in primo grado, nel 2023, aveva respinto la richiesta di risarcimento.

Nel pronunciamento, la Corte ha dichiarato la responsabilità solidale dell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, della casa di cura privata Villa Serena e della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, ripartendo le rispettive colpe nella misura del 60%, 25% e 15%. La vicenda prende avvio dall'intervento eseguito sul paziente nel 2018 ad Ancona per la sostituzione della valvola aortica e dell'aorta ascendente. Dopo l'operazione, il paziente fu trasferito nella struttura riabilitativa privata, nonostante la presenza di un ematoma che, secondo quanto accertato nel corso del giudizio, avrebbe richiesto maggiore prudenza e monitoraggio.

Le criticità nella gestione clinica e farmacologica

Nei giorni successivi le condizioni cliniche peggiorarono fino al trasferimento d'urgenza all'ospedale di Chieti, dove l'uomo fu sottoposto a un nuovo intervento e morì poche ore dopo. Secondo la Corte d'Appello, i sanitari hanno tenuto condotte non adeguate nelle diverse fasi della gestione del paziente. In particolare, sono state ritenute inappropriate le dimissioni dall'ospedale di Ancona, in presenza di un quadro clinico che avrebbe richiesto maggiore attenzione, così come la gestione della terapia anticoagulante, non adeguatamente modulata nonostante valori a rischio emorragico.

L'errore materiale dopo l'intervento e il nesso di causalità

Ulteriori criticità sono state individuate nella fase di ricovero nella struttura privata, dove non è stata sospesa la terapia eparinica nonostante le condizioni del paziente lo richiedessero, e nell'intervento d'urgenza a Chieti, durante il quale un errore nel posizionamento del catetere venoso centrale ha provocato un emotorace massivo, causando materialmente il decesso. La Corte ha inoltre riconosciuto la sussistenza del nesso di causalità tra le condotte dei sanitari e l'evento dannoso, ossia il decesso del paziente, richiamando il criterio del "più probabile che non" e sottolineando, con riferimento all'ultimo intervento eseguito a Chieti, che "il nesso di causalità risulta oltremodo evidente".

Le motivazioni della sentenza e le spese legali

Per questi motivi i giudici hanno disposto il risarcimento in favore dei familiari, con importi differenziati per ciascun ricorrente, oltre al pagamento delle spese legali dei vari gradi di giudizio, poste integralmente a carico delle strutture sanitarie condannate. «Questa sentenza - afferma l'avvocato Andrea Colletti - dimostra, ancora una volta, come scelte organizzative e gestionali possano incidere in modo determinante sulla sicurezza dei pazienti. Se non vi fossero i limiti economici che oggi gravano sulle strutture pubbliche, il paziente non sarebbe stato dimesso senza un adeguato controllo, ma sarebbe rimasto in osservazione per il tempo necessario».

Le conclusioni del legale sulla sanità pubblica

«Allo stesso modo, una maggiore attenzione e un coordinamento più efficace tra le diverse strutture nella gestione della terapia farmacologica avrebbero potuto evitare l'esito drammatico. È un caso che evidenzia come il progressivo definanziamento della sanità pubblica possa tradursi, nei fatti, in un abbassamento dei livelli di tutela e, in situazioni come questa - conclude il legale - anche in conseguenze tragiche».

Torna domenica la Roma Appia Run: mille bimbi a Caracalla per la festa dello sprint

AGI - Il Fulmine dell’Appia colpisce ancora, e lo fa con il consueto elettrizzante fragore. Non è stata solo una manifestazione sportiva, ma un vero e proprio tuono di vitalità. Lo Stadio Nando Martellini si è animato grazie a colori vibranti e note ritmate, trasformandosi nel teatro di una festa senza confini. È qui che il Fulmine dell’Appia ha scatenato la sua energia: un galà dello sprint che ha visto oltre 1.000 bambini correre verso il futuro, spinti dal tifo appassionato di una folla di 3.000 persone.

Atmosfera inebriante, concentrazione, allegria contagiosa, ma anche sano agonismo, questi gli ingredienti di un format che si rinnova ogni anno con entusiasmo sempre crescente. Non è più solo un evento in calendario, ma un appuntamento del cuore: quel momento magico che i piccoli campioni sognano per mesi e che, come da tradizione, accende i motori e scalda gli animi alla vigilia della Roma Appia Run.

Un successo non solo numerico, ma umano. Tra musica, sorrisi spontanei e il calpestio dei passi veloci sulla pista, l’intuizione degli organizzatori si è confermata, ancora una volta, una scintilla geniale.

Roma si prepara alla Roma Appia Run

Intanto Roma si prepara al grande evento: domani torna la magia della Roma Appia Run, una delle corse podistiche più amate e suggestive del panorama nazionale.

Giunta alla 27ª edizione, la Roma Appia Run non è soltanto una gara: è un omaggio in movimento alla via Appia Antica, la “Regina Viarum”, riconosciuta Patrimonio dell’Umanità UNESCO e cuore pulsante di un evento che negli anni ha saputo coniugare sport, storia e paesaggio come poche altre manifestazioni al mondo.

Tante le novità nel percorso, ma i 10.000 atleti attesi ai nastri di partenza potranno ancora godere del transito nel Parco della Caffarella e quello all’interno delle Catacombe di San Callisto, passaggi capaci di regalare emozioni rare e un contatto diretto con la storia millenaria della città.

Due le distanze principali previste domenica: la 7,5 km (partenza alle 8.00) e la 19 km (partenza alle 8.30), entrambe in versione competitiva e non competitiva, per questa corsa storica che deve la sua popolarità, oltre a un tracciato ammaliante tra alcune delle più affascinanti meraviglie di Roma, anche al fatto di essere l’unica al mondo a disputarsi su ben 5 pavimentazioni diverse.

Un primato a cui nessuno potrà ambire, anche perché non tutti i luoghi del pianeta possono offrire l’opportunità di correre su asfalto, sampietrino, basolato lavico, lo sterrato del Parco della Caffarella e per finire la pista dello stadio delle Terme di Caracalla.

Ecco perché la Roma Appia Run non è solo una gara, ma un viaggio nel cuore della storia e della bellezza di Roma. Un evento pensato per atleti, famiglie e appassionati, dove la passione per la corsa si intreccia con l’emozione di calpestare una delle strade più antiche e affascinanti del mondo.

Organizzazione, istituzioni e partner

La Roma Appia Run è organizzata da ACSI con la collaborazione di ACSI Futura Atletica e ASD Roma Appia Run, con il patrocinio del Ministero dello Sport, della Regione Lazio, di Roma Capitale, del Parco Regionale dell'Appia Antica, del Parco Archeologico dell'Appia Antica, del Parco Archeologico del Colosseo, del CONI, di Sport e Salute e si svolge sotto l’egida della Fidal.

 

Ecco il tunnel della ‘banda del buco’ di Napoli, è lungo 12 metri

AGI - È lungo 12 metri e alto 80 centimetri il cunicolo realizzato dai rapinatori che giovedì hanno derubato diverse decine di cassette di sicurezza nella filiale di Crédit Agricole di Piazza Medaglie d'Oro. Secondo quanto rilevato dal geometra Gianluca Manin che partecipa alle verifiche partite subito dopo la rapina, i malviventi hanno realizzato un percorso sotterraneo, partendo dalla parete del collettore, non lontano da un pozzetto, che sale per 4,5 metri dal sottosuolo verso il pavimento, nel punto in cui è stato praticato il buco che ha permesso l'ingresso di almeno due malviventi e poi la fuga del gruppo.   

Da quanto mostra un video, che fornisce una elaborazione tridimensionale realizzata dal geologo, il cunicolo nel sottosuolo passa sotto il caveau della banca, dove giovedì scorso i banditi hanno effettuato il colpo in pieno giorno, rubando il contenuto di diverse decine di cassette di sicurezza barricandosi per ore nella filiale e tenendo in ostaggio 25 persone, tra clienti e dipendenti.

GUARDA IL VIDEO

La struttura del tunnel e il materiale friabile

Il cunicolo realizzato dai malviventi per la rapina alla filiale di Crédit Agricole, il 16 aprile a Napoli, "non è stato consolidato", dice all'AGI il geologo Gianluca Manin che partecipa alle verifiche nel sottosuolo. In queste ore proseguono le indagini dei carabinieri coordinati dalla procura di Napoli; si continua a lavorare anche per individuare il percorso utilizzato dai ladri per arrivare al caveau e fuggire dopo la rapina in banca. Quello che è evidente al geologo Manin è che attraversando il cunicolo creato per effettuare il colpo il materiale delle pareti è friabile "è materiale di diporto, ci sono cocci anche dell'800. Non è stato consolidato".

Un piano durato mesi e l'uso della rete fognaria

Un'opera che potrebbe essere stata realizzata "in due periodi, credo. L'hanno abbandonato e poi ripreso, perché la terra che era fuori era troppo poca rispetto a quella che manca, quindi hanno fatto in modo che l'acqua della corrente della fogna portasse via il terreno", spiega il geologo Manin. "Non c'era abbastanza terreno, quindi secondo me a causa delle piogge di questo inverno, che sono state estremamente frequenti, l'hanno dovuto abbandonare", precisa ancora, parlando di un lavoro progettato da tempo e durato mesi. Rispetto alle caratteristiche riscontrate e il lavoro realizzato, il cunicolo che sale dalla rete fognaria da una profondità di 4,5 metri, lungo 12 e alto 80 centimetri, potrebbe essere stata realizzato, dice Manin, "da quattro persone".

 

Raduno dei Patrioti in piazza Duomo a Milano. Corteo antagonisti, tensioni tra centri soci…

AGI - Scontri a Milano dove le forze dell'ordine hanno respinto con l'uso degli idranti un centinaio di manifestanti del contro corteo dei centri sociali e movimenti antagonisti milanesi all'evento dei Patrioti europei in piazza del Duomo.

Dietro uno striscione rinforzato, un gruppo, di cui fanno militanti del Lambretta e dello Zam, ha provato ad avvicinarsi allo sbarramento posizionato in via Borgogna all'altezza di piazza San Babila con il lancio di petardi e fumogeni in direzione delle barriere mobili e dei mezzi blindati.

Il contro corteo era partito poco prima da piazza Tricolore.

Intervento delle forze dell’ordine

Sono stati lanciati anche pochi lacrimogeni per far indietreggiare la testa dei manifestanti che hanno cercato lo scontro. Contro le forze dell'ordine sono stati intonati cori di insulto. Il momento di tensione è durato qualche minuto prima che il corteo ripartisse su via Visconti di Modrone.

Convergenza dei cortei

All'altezza del palazzo di giustizia in corso di Porta Vittoria la manifestazione degli antagonisti si è unita con quella dei collettivi studenteschi e dei pro Pal che erano partiti da punti diversi.

Tutti i contestatori dell'iniziativa della Lega ora dovrebbero raggiungere piazza Santo Stefano per la fine della loro protesta.

La conclusione in Piazza Duomo

Sotto la Madonnina è stato allestito un palco su cui si alterneranno gli interventi della manifestazione 'Senza Paurà. La conclusione sarà del leader della Lega, Matteo Salvini. Sul palco la scritta "Senza Paura", mentre accanto decine di palloncini bianchi e blu con il logo della manifestazione. Sulle transenne gli slogan sui temi della giornata, come sicurezza e difesa dei confini. Sullo sfondo del palco c'è la scritta "In Europa Padroni a casa nostra", mentre ci sono numerosi slogan sulle transenne che delimitano l'area della manifestazione come "Sovranità energetica", "Giustizia al servizio dei cittadini", "Protezione dei confini", "Diritto alla sicurezza", "Difesa delle radici". Come colonna sonora canzoni di Pupo, 883, Loretta Goggi, Olly e canzoni della tradizione popolare come O mia bela Madunina e Romagna mia.

 

Cobolli in finale a Monaco: batte Zverev e si commuove in campo

AGI - Uno straordinario Flavio Cobolli manda al tappeto il campione uscente Alexander Zverev in due set e conquista un posto nella finale del "BMW Open", Atp 500 da 2.561.110 euro, di scena sui campi in terra rossa dell'Iphitos Tennis Club di Monaco di Baviera, in Germania.

Una prova sontuosa contro Zverev

Prova sontuosa quella del 23enne romano, numero 16 del mondo e quarto favorito del seeding, che si è imposto per 6-3 6-3 dopo un'ora e 9 minuti di gioco, fermando la corsa di Zverev verso il quarto titolo in Baviera.

Cobolli, che aveva perso entrambi i confronti precedenti con il tedesco (ottavi Roland Garros e quarti Halle nel 2025), centra così la sua quinta finale in carriera nel circuito maggiore.

Domani, contro il vincente della sfida tra la seconda testa di serie Ben Shelton e il qualificato Alex Molcan, andrà a caccia del suo quarto titolo dopo le vittorie a Bucarest e Amburgo nella passata stagione e ad Acapulco lo scorso febbraio.

L’emozione dopo la vittoria

Dopo aver conquistato la finale a Monaco, Cobolli si è seduto nel suo angolo lasciandosi andare a un pianto liberatorio.

Il tennista ha spiegato che l’emozione era legata alla scomparsa di un amico: "Aveva solo 13 anni, se n'è andato troppo presto. Questa vittoria è solo per lui".

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump

Pochi secondi, girati con un telefonino. Immagini dalla qualità instabile, quasi sporca: l’inquadratura tremola, la scena è distante, come spesso accade nei filmati ripresi da civili. Si intravede il profilo di un edificio basso, probabilmente residenziale, sul cui tetto si muovono alcune figure armate, riconducibili a soldati israeliani. Non c’è un audio chiaro, solo rumori indistinti, forse voci lontane. Poi il momento centrale: uno o più militari trascinano un corpo immobile, apparentemente privo di vita fino al bordo. Per un attimo la scena sembra sospesa. Poi, il corpo viene spinto nel vuoto e scompare oltre il bordo del tetto.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Un frame del video postato da Lee (da X).

Le ripercussioni del post di Lee Jae-myung sui rapporti con Tel Aviv

Questo video di pochi secondi ha innescato una crisi senza precedenti nei rapporti tra Corea del Sud e Israele, aprendo a potenziali scossoni sull’alleanza tra Seul e gli Stati Uniti. Il filmato è stato infatti rilanciato sui social dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung, che lo ha accompagnato con un messaggio che ne amplifica il significato ben oltre il singolo episodio. «Dobbiamo verificare se questo è vero e, se lo è, capire quali misure sono state adottate. Non c’è alcuna differenza tra questo tipo di uccisioni in guerra, l’Olocausto e la schiavitù sessuale delle donne durante il periodo coloniale». È proprio questo parallelo tra le operazioni militari israeliane, l’Olocausto e il sistema delle comfort women, di cui decine di migliaia di donne sudcoreane sono state vittime durante la dominazione giapponese, ad aver provocato una reazione durissima. Israele ha accusato Lee di banalizzare la Shoah e di aver rilanciato un contenuto fuorviante, risalente a due anni prima e già oggetto di indagini.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Lee Jae-Myung (Ansa).

Seul insiste sulla centralità del diritto internazionale

Dopo le critiche, Lee è tornato sulla questione con un secondo messaggio, senza ritrattare: «Il diritto internazionale umanitario deve essere rispettato in ogni circostanza e la dignità umana deve essere mantenuta come valore prioritario e imprescindibile». E ancora, in un ulteriore intervento: «È deludente che non si rifletta nemmeno una volta sulle critiche provenienti da persone in tutto il mondo che soffrono a causa di continue azioni contro i diritti umani e il diritto internazionale». Infine, ha sintetizzato il suo approccio in una formula più generale: «La sovranità di ogni Paese e i diritti umani universali devono essere rispettati… Il rispetto si guadagna attraverso il rispetto».

La politica estera sudcoreana abbandona la tradizionale prudenza

A distanza di alcuni giorni, il ministro degli Esteri sudcoreano, Cho Hyun, ha dichiarato che un alto funzionario israeliano ha affermato di aver accettato la spiegazione fornita anche attraverso canali diplomatici dal governo di Seul. In ogni caso, l’episodio è rilevante in senso più ampio, sia per il contesto in cui nasce sia per le sue implicazioni e potenziali conseguenze. Dietro l’inusuale uscita di Lee si intravede infatti una trasformazione più ampia della politica estera sudcoreana, che rompe con una tradizione consolidata di prudenza e non interferenza nei conflitti lontani. La Corea del Sud ha costruito la propria proiezione internazionale su due pilastri. Primo: la dipendenza dalla sicurezza garantita dall’alleanza con gli Stati Uniti, che mantengono sul territorio del Paese asiatico circa 29 mila soldati e svariati dispositivi militari. Secondo: la necessità di mantenere relazioni economiche stabili con una vasta gamma di partner globali, inclusi Paesi spesso in tensione tra loro. Seul ha sempre evitato di prendere posizioni pubbliche nette su crisi geopolitiche che non riguardassero direttamente la penisola coreana o l’Asia orientale.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun con il generale Xavier Brunson, comandante delle Forze Usa in Corea del Sud (Ansa).

Da spettatrice silenziosa, Seul vuole farsi valere a livello internazionale

Per decenni, Seul ha deciso di non esporsi sulle questioni mediorientali, privilegiando una linea di ambiguità strategica che le permettesse di mantenere relazioni economiche con tutte le parti. Lee ha deciso di deviare da questa linea. La sua presa di posizione su Gaza segna un passaggio da una diplomazia silenziosa a una più esplicita e assertiva, in cui la Corea del Sud si presenta come attore globale capace di esprimere giudizi normativi. Stando anche ai commenti di altri funzionari del suo governo, Lee sembra voler ridefinire il ruolo della Corea del Sud come attore responsabile nel sistema internazionale. Non più una potenza media silenziosa ma un Paese che, forte della propria storia di occupazione, guerra e divisione, si sente legittimato a parlare di diritti umani e violazioni del diritto internazionale.

Le ricadute economiche della guerra in Medio Oriente

Dietro l’uscita di Lee ci sono però anche questioni di natura economica. La guerra in Medio Oriente ha effetti diretti e tangibili sulle importazioni energetiche di Seul, visto che una quota enorme del petrolio che consuma transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Nei giorni scorsi, la Corea del Sud ha annunciato di essersi garantita oltre 270 milioni di barili di greggio attraverso rotte alternative. Secondo diversi analisti sudcoreani, le parole di Lee possono essere lette dunque come un messaggio non solo a Israele, ma all’intero sistema internazionale: la destabilizzazione del Medio Oriente ha un costo globale, e la Corea del Sud non intende subirlo passivamente.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Lo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump ha destabilizzato gli equilibri storici con il Paese

Attenzione però anche alle implicazioni, sin qui implicite, circa il rapporto con gli Stati Uniti. Tradizionalmente, la politica estera sudcoreana è stata fortemente allineata a Washington. Ma l’era di Donald Trump ha introdotto elementi di discontinuità profondi. Le richieste americane di un maggiore contributo finanziario per la difesa, le tensioni commerciali, alcuni episodi percepiti come umilianti (su tutti il raid della scorsa estate contro lavoratori sudcoreani negli Stati Uniti) e la gestione unilaterale di operazioni militari sensibili hanno eroso la fiducia nell’alleato. A questo, si aggiunge la linea peculiare adottata da Lee, che sin dal suo insediamento di un anno fa ha prefigurato una politica estera “pragmatica”. Pur senza mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti, Lee cerca di recuperare margini di autonomia strategica. Con lui, leader democratico in passato etichettato come il «Bernie Sanders sudcoreano» dai media internazionali, Seul cerca di riequilibrare i rapporti con la Cina e persegue il dialogo con la Corea del Nord.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Donald Trump con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung (Ansa).

Il messaggio contenuto nella critica di Seul a Tel Aviv

Da questa prospettiva, nello scontro con Israele sembra arrivare un segnale che Lee crede di muoversi in un nuovo ecosistema in cui il primato di Washington non è più dato per scontato. La critica a Israele, Paese come noto strettamente legato agli Stati Uniti, può essere dunque interpretata anche come un segnale indiretto: Seul non è più disposta a seguire automaticamente le preferenze americane, soprattutto quando queste entrano in conflitto con i suoi interessi economici o con la percezione interna della giustizia internazionale.