L’esito del referendum del 22-23 marzo, che ha bocciato inesorabilmente la riforma della giustizia proposta dal governo in carica, non è «un’occasione persa», come ha detto Giorgia Meloni nel suo atteso discorso in parlamento: questo è il primo dei vistosi errori di comunicazione che un(a) presidente del Consiglio non dovrebbe mai commettere, poiché dovrebbe rivolgersi a tutti gli italiani, non certo privilegiando quelli della sua parte politica, o gli alleati. Una sincera autocritica sarebbe stata necessaria, invece del solito «ci ho messo la faccia» che ha dato modo a Matteo Renzi di replicare: «Non la sua, quella della Santanchè, di Delmastro e della Bartolozzi». Se la maggioranza degli italiani dice che una riforma è sbagliata non significa che non si vuole «modernizzare l’Italia»: vuol dire che il modo scelto per modernizzarla presentava falle evidenti. E se, come ha detto Meloni, «prendiamo sempre atto del giudizio dei cittadini» (ci mancherebbe altro), non deve contraddirsi sostenendo che è stata persa un’occasione.

Quello di Meloni non è sembrato il discorso di una leader, ma il solito show delle mezze verità a cui ci ha ormai abituati, non esente da bugie ed esagerazioni spericolate: un modo forse per eccitare l’opposizione, invece di cercare quel dialogo che sarebbe stato necessario vista la drammatica situazione che il mondo e di riflesso l’Italia vivono in questi momenti.

Aggressività tipica dei comizi di Fratelli d’Italia
Giorgia Meloni non ha mai imparato il galateo istituzionale che il suo ruolo le impone, e non riesce ad essere la leader di tutto il Paese: continua a esercitare in parlamento quell’aggressività che le procura entusiastici consensi nei comizi di Fratelli d’Italia a cui lei fa fatica a disaffezionarsi. Enfatizzando risultati che, obiettivamente, non si vedono: tra un anno si vota e questo governo non ha fatto nessuna riforma. Non ha fatto praticamente nulla in quattro anni. Senza dire una parola sulle catastrofi mondiali scatenate dal suo “amico” Donald Trump e tutt’altro che risolte.

«Noi non scappiamo»: dalle poltrone no di sicuro
Niente cenni anche alle difficoltà che i cittadini vivono sempre di più, facendo la spesa o il pieno, andando in un ospedale pubblico, non arrivando a fine mese, non arrivando vivi alla pensione, guardando i giovani lasciare l’Italia. «Noi non scappiamo», ha detto Meloni: già, infatti è anche oltremodo difficile schiodarli dalle poltrone che occupano, anche quando l’opportunità lo richiederebbe, come nel caso Delmastro, Santanchè, Bartolozzi: c’è voluto lo schiaffo del “no” per consigliare alla premier di usare quei tre come capri espiatori, sperando in qualche modo di salvare la sua reputazione e quella del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Purtroppo per lei, l’opinione pubblica ha visto in questa mossa, al contrario, il capitano di una nave gettare sul mozzo la responsabilità di un naufragio. Giorgia Meloni non ha parlato al Paese. Ha semplicemente recitato il copione di sempre: spaccare l’Italia, dicendo che chi non è con lei è contro di lei. Ha fatto il contrario di quello che una presidente del Consiglio dovrebbe fare.
Meloni non sopporta il controllo e inveisce contro l’opposizione
Per lei l’opposizione «inveisce», anziché svolgere la funzione che la Costituzione le affida: avanzare proposte alternative a chi governa, controllare che il potere di chi sta a Palazzo Chigi non esondi. Meloni non sopporta il controllo e mai si era visto tanto disprezzo nei confronti del parlamento come in questo discorso. Per lei va tutto bene, il “no” la «riaccende», ha detto forse pensando ai romanzetti rosa che scriveva sua madre. Ma il suo intervento, dal punto di vista della comunicazione, è stato un campo minato di errori da matita blu.

































