Ritrovato senza vita il 17enne scomparso con il suo quad nel Reatino

AGI - È stato ritrovato in un'area boschiva nel territorio comunale di Borgorose, in provincia di Rieti, il cadavere del 17enne Federico Ponziani, residente nel Comune laziale, del quale si erano perse le tracce nella serata di ieri.

Federico Ponziani era scomparso a bordo di un 'quad', le ricerche si erano estese anche nei vicini Comuni abruzzesi, Borgorose è al confine tra le due regioni, dal momento che il ragazzo era iscritto a una scuola superiore a Carsoli, a poca distanza da Borgorose. Ad avvertire i Carabinieri sono state due persone che si trovavano nella zona del ritrovamento. Sull'accaduto indagano ora i militari della stazione di Borgorose e i colleghi del nucleo investigativo di Rieti. 

Dal pomeriggio di ieri nel territorio di Borgorose, in provincia di Rieti, si sono perse le tracce del 17enne iscritto al liceo scientifico di Carsoli, comune Abruzzese vicino a quello reatino. Le ricerche sono scattate non soltanto nel territorio altolaziale, ma anche in quello abruzzese. "Da ieri siamo alla ricerca del giovane - aveva scritto sui suoi profili social il sindaco di Borgorose, Mariano Calisse - si e' allontanato dal territorio a bordo di un quad e di lui si sono perse le tracce. Le ricerche sono in corso anche a Carsoli e Avezzano, nel territorio abruzzese, e nelle valli dei laghi Salto e Turano. Qualsiasi informazione seria potrebbe essere utile".

L’autopsia sull’omicidio di Sako a Taranto: accoltellato due volte al torace e una all’addome

AGI - Tre ferite da taglio non sanguinanti, due al torace e un’altra alla regione addominale destra, compatibili con lesioni profonde e con un grave quadro di compromissione interna. È il primo responso del medico legale Roberto Vaglio dopo l’autopsia eseguita nel pomeriggio di oggi sul corpo di Sako Bakari, il 35enne immigrato del Mali, bracciante agricolo, che all’alba del 9 maggio è stato ucciso a coltellate da un 15enne nella città vecchia di Taranto dopo essere stato aggredito e picchiato da un gruppo di altre cinque persone, di cui tre minori e due maggiorenni.

Le misure cautelari per i sei indagati

Per tutti e sei, i gip del Tribunale dei minori e del Tribunale ordinario, pur non convalidando i provvedimenti di fermo, hanno comunque disposto la loro permanenza negli istituti minorili di pena per i minori e in carcere per i due maggiorenni. Gli avvocati delle persone accusate di omicidio hanno nominato dei consulenti per l’autopsia e il medico legale ha preso 60 giorni di tempo per redigere la relazione da consegnare all’autorità giudiziaria e altrettanti il perito per estrapolare la copia forense circa i dati dei cellulari delle persone coinvolte nel delitto e delle immagini della videosorveglianza del bar di piazza Fontana, dove Sako aveva cercato rifugio dopo l’aggressione venendo invece respinto dal titolare dell’esercizio commerciale insieme ai suoi aggressori.

La fuga disperata e la morte in piazza

A causa delle coltellate, Sako Bakari morirà in piazza poco dopo essere uscito dal locale. Il titolare del bar è stato indagato per favoreggiamento e il locale chiuso dal questore di Taranto per 60 giorni sia per le vicende collegate al delitto del giovane immigrato, che per la presenza di pregiudicati con vari reati a carico riscontrata nei precedenti controlli di polizia.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

Matteo Salvini avrebbe provato a convincerla in ogni modo. Il pressing del segretario leghista su Laura Ravetto sarebbe stato insistente. L’ultima telefonata poco prima dell’annuncio dell’addio, fatto uscire sul sito di un quotidiano. Ma non c’è stato nulla da fare.

Le liti e l’isolamento dal gruppo parlamentare

Per l’ex pasionaria leghista, divenuta salviniana nel 2020 dopo un trascorso ventennale in Forza Italia, la misura era colma. Le liti con il tesoriere Alberto Di Rubba erano sotto gli occhi di tutti, così come l’isolamento dai colleghi del gruppo parlamentare. Da mesi Ravetto ormai parlava con pochissimi. Molte smorfie e rispostacce in Transatlantico, e qualche ‘soffiata’ al vetriolo passata ai giornali. Per non parlare del video, diventato virale sui social e girato parecchio pure nelle chat del partito, in cui Ravetto aggrediva verbalmente una giornalista durante il corteo dei Patrioti a Milano.

La mancata nomina in Arera

La responsabile Pari opportunità del partito non aveva digerito la mancata nomina, a novembre scorso, alla presidenza di Arera. Un incarico prestigioso – si sarebbe ‘sistemata’ per sette anni – che le era stato promesso dal capo. Da allora le crepe sarebbero diventate faglie, fino alla rottura sancita dall’accordo, siglato sabato scorso a Viareggio, con Roberto Vannacci. Ravetto sarà il volto del generale in tv da qui alle Politiche.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

I contributi da saldare alla Lega

Nel caos della comunicazione leghista degli ultimi mesi – sconvolta dalla transizione tra Matteo Pandini e Davide Vecchi – la deputata cuneese faticava ad accedere nelle trasmissioni, l’unica cosa che veramente le stava a cuore. E poi c’era la questione dei soldi. Nell’ultimo incontro con i parlamentari leghisti, Salvini era stato tranchant: chi non paga il contributo (2800 euro al mese) è fuori dal partito. Ravetto doveva scegliere: saldare l’arretrato a un partito che forse non le avrebbe assicurato la rielezione o cambiare casacca. Ha scelto la seconda opzione.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Matteo Salvini (Ansa).

Si attendono nuovi arrivi in Futuro Nazionale

Ora attendiamo solo di vedere se e quanti altri la seguiranno, attratti dai consensi in crescita di Futuro Nazionale. Si parla di tre o quattro ingressi a partire dalla prossima settimana, non tutti dalla Lega. In tal caso, i deputati vannacciani – saliti a quattro con Ravetto che si unisce agli ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e all’ex FdI Emanuele Pozzolo – si avvicinerebbero alla soglia minima richiesta per diventare componente del Misto e accedere ai fondi messi a disposizione della Camera.

Modena, convalidato il fermo: El Koudri resta in cella

AGI - Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo di Salim El Koudri, il 31enne accusato di strage e lesioni aggravate per aver travolto con la sua auto sette persone, sabato scorso, nel pieno centro di Modena. L'uomo resta in carcere, in linea con quanto richiesto dalla Procura modenese, la quale non ha comunque contestato le aggravanti della premeditazione e del terrorismo.

Durante l'udienza di convalida, El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere in merito alla dinamica dei fatti poiché ancora in forte stato confusionale. Ha tuttavia collaborato con gli inquirenti fornendo i codici di sblocco del proprio telefono cellulare.

Le parole della difesa e il movente da chiarire

"Mi dispiace che sia andata a finire così. È giusto che io stia in carcere per quello che ho fatto". Questa è stata la risposta che il 31enne ha dato al suo avvocato difensore, Fausto Gianelli, quando il legale gli ha chiesto se fosse consapevole della gravità del suo gesto.

Intervistato dall'AGI, Gianelli ha spiegato che l'indagato sta iniziando a rendersi progressivamente conto dell'accaduto: "Rispetto a ieri, in cui era in totale confusione, mi sembra che abbia fatto un passo avanti, ma non posso certo dire che sia sveglio e lucido. Per stabilire se sia davvero consapevole o pentito è ancora presto".

La difesa ha inoltre espresso la volontà di fare piena luce sulla vicenda, andando oltre ciò che è già evidente dalle immagini e dai video circolati: "Vogliamo che vengano accertate le eventuali ragioni di questo gesto e con chi abbia parlato l'imputato, per capire se ci sia il coinvolgimento di terzi. Al momento sembrerebbe di no, ma è corretto indagare a fondo per fugare ogni dubbio".

Il passato psichiatrico e la richiesta di una perizia

Il nodo centrale della difesa ruota attorno alla salute mentale del giovane. El Koudri, infatti, nel 2023 aveva ricevuto una diagnosi di disturbo schizofrenico ed era in cura presso il Centro di igiene mentale, un percorso terapeutico che aveva successivamente interrotto in modo volontario.

"Il mio assistito si trova in una situazione di evidente confusione mentale", ha sottolineato l'avvocato Gianelli. "Ho chiesto che venga visitato da uno psichiatra in carcere e stabilizzato, se necessario, attraverso una terapia farmacologica, così da permettergli di sostenere il prossimo interrogatorio in condizioni di maggiore lucidità. In base a ciò che riferirà lo specialista, valuteremo se e come procedere con una perizia psichiatrica formale che ne accerti lo stato di malattia".

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

Adriano Panatta, 76 anni a luglio, si è ritirato dai campi di tennis nel 1983. Dal 1984 al 1997 è stato capitano non giocatore di Coppa Davis. E poi ha fatto il direttore degli Internazionali di tennis di Roma dal 1999 al 2003. Ma nel 2002 è iniziato lo scontro con la Federtennis, già presieduta da Angelo Binaghi (siede su quella poltrona dal 2001), che peraltro Panatta aveva appoggiato, assieme ad altri, nella scalata per abbattere Paolo Galgani, presidente dal 1976 al 1998. Cos’era successo?

Una vecchia storia di compensi in nero versati dagli sponsor

La Federtennis aveva risolto il contratto di consulenza con Panatta, imputando all’ex campione «comportamenti lesivi dell’immagine e delle finanze della Federazione», relativi a ipotesi di compensi in nero versati da alcuni sponsor. Panatta, successivamente, perse sia la causa civile sia davanti ai giudici sportivi. E da lì in poi è iniziato il periodo di grande freddezza con la Fit.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Adriano Panatta (Ansa).

Nel 2015, quando al Foro Italico venne inaugurata la Walk of fame dello sport italiano, Binaghi fece di tutto perché la targa di Adriano Panatta venisse esclusa. Poi, però, con la mediazione dell’allora presidente del Coni Giovanni Malagò, il nome del campione di tennis rientrò tra i primi 100 (e negli anni successivi sono stati aggiunti altri 48 nomi incisi nelle targhe sulla pavimentazione del Foro Italico).

I rapporti tra i due sono rimasti comunque ai minimi storici

I rapporti tra Panatta e Binaghi, anche una volta risolte le questioni legali, sono rimasti comunque ai minimi storici. E, nell’avvicinarsi dell’edizione 2026, quella a 50 anni dalla vittoria di Panatta agli Internazionali di Roma del 1976, tutti si interrogavano sulla sua eventuale presenza alla cerimonia di premiazione.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Un Adriano Panatta d’annata (foto Ansa).

Il 22 aprile, tuttavia, a pochi giorni dal via degli Internazionali (disputati dal 4 al 17 maggio), Panatta faceva sapere: «Nessuno mi ha invitato. Però mi è arrivato l’invito di Parigi, come sempre: lo fanno con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis. A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano: facciano un po’ come gli pare. Una decina di anni fa mi invitarono per celebrare i 40 anni dalla vittoria della Coppa Davis. Lo facemmo in uno stadio vuoto, deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste».

«Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano»

Evidentemente qualcuno, lette queste parole, si è messo una mano sulla coscienza. E lo stesso Panatta, in una successiva intervista al Corriere della sera del 5 maggio, disse: «Mi hanno invitato al Foro Italico per premiare il vincitore. È arrivata una mail a nome del consiglio della Federtennis. Mi fa piacere, ci vado volentieri. Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano».

In tribuna autorità sul Centrale Panatta era molto defilato

Le apparenze sembravano salve, insomma. Il resto è cronaca: la finale di domenica 17 ha visto Jannik Sinner vincitore. Un altro italiano dopo 50 anni. Un passaggio di consegne perfetto tra lui e Panatta. Ma attenzione, colpo di scena. Innanzitutto, anche solo osservando la tribuna autorità sul Centrale del Foro Italico durante la finale maschile, si poteva notare come Panatta fosse stato fatto accomodare lontano da tutti, in posizione molto defilata rispetto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

In secondo luogo, è stato lo stesso Binaghi a rivelare cos’è accaduto: «Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a convincere il capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui».

Niente passaggio di consegne, solo un abbraccio

E così è andata. Niente passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo campione. Al buon Panatta, pure lui sul campo centrale, non è rimasto che abbracciare con affetto Sinner, premiato da Mattarella, farsi spettinare il ciuffo, e poi, mesto mesto, tornarsene al suo circolo tennis a Treviso. Perché Binaghi non perdona.

Antimafia, 28 impresentabili alle elezioni amministrative

Le verifiche svolte dalla Commissione parlamentare antimafia in merito alle violazioni del codice di autoregolamentazione dei partiti hanno evidenziato 28 candidati considerati impresentabili” alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026. Tra queste ci sono Luigi Gentile, candidato sindaco per il comune di Agrigento, Alfio Pillera, Gianluca Giuseppe Anzalone e Concetta Carla Luisa Foti, candidati sindaco a Randazzo (Catania) e Giovanni Macrì e Giuseppe Rodolico, candidati sindaco a Tropea. Le verifiche riguardano le consultazioni per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali in 35 comuni, ovvero Agrigento, Andria, Arezzo, Avellino, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Messina, Pistoia, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Trani, Venezia, Afragola (Napoli), Cava de’ Tirreni (Salerno), Ercolano (Napoli), Faenza (Ravenna), Imola (Bologna), Legnano (Milano), Marsala (Trapani), Molfetta (Bari), Moncalieri (Torino), Portici (Napoli), Viareggio (Lucca), Vigevano (Pavia), oltre ai comuni sciolti a seguito di fenomeni di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso di Cerva (Catanzaro), Melito di Napoli (Napoli), Quindici (Avellino), Randazzo (Catania) e Tropea (Vibo Valentia).

Modena, “le serrande non si abbassano”. La ripartenza dei negozianti dopo lo choc

AGI - Colpiti ma decisi a ripartire aggrappandosi al ‘braccio’ della comunità. I negozianti di Modena scampati alla tentata strage di sabato scorso non abbassano le serrande.

I racconti dei negozianti di Modena 

Continuo a rivedere le immagini”. “Non mi sembrava reale”. “Potevo esserci io al posto delle persone rimaste ferite”. “Non riesco più a dormire”. I commercianti affidano così le loro reazioni emotive alle psicologhe dell’emergenza del servizio di psicologia clinica dell’Ausl di Modena.

I loro corpi sono stati solo sfiorati dalla  Citroen C3 guidata da Salim El Koudri. Ma meno di 72 ore dopo quella folle corsa rimane il senso di impotenza, lo smarrimento e pure i pensieri sono confusi.

I negozi di Modena non abbassano le serrande 

Ciò nonostante, i negozi di abbigliamento, le profumerie, i tabaccai e gli orologiai lungo i 500 metri di strada (da Porta Bologna e a Corso Canale Grande) percorsi dall’utilitaria lanciata a tutta velocità contro i passanti sono regolarmente aperti. Ma c’è anche (e forte) la voglia di ripartire. “Siamo comunque qui nel nostro negozio. Regolarmente al lavoro. Non abbassiamo le serrande”, il messaggio raccolto da Cecilia Giuliani, la psicologa che – insieme alla collega Dania Barbieri – ha bussato, ieri pomeriggio,  alle porte di oltre 25 esercizi commerciali nel centro di Modena.

La psicologa: "Abbiamo cercato di normalizzare le emozioni"

“Abbiamo avuto un’ottima accoglienza. Abbiamo ascoltato i commercianti cercando di normalizzare le loro emozioni al trauma collettivo. Questi eventi così improvvisi possono lasciare anche per giorni sensazioni di insicurezza, rabbia o perdita di controllo”, racconta Giuliani all’AGI.

Flashback e confusione mentale 

Flashback, confusione mentale o difficoltà nel prendere decisioni, spiega la psicologa, sono fenomeni ricorrenti dopo azioni violente così inaspettate. Giuliani, 55 anni, fu impegnata insieme ad una equipe di psicologi anche a prestare supporto agli sfollati del terremoto in Emilia (2012)  o  agli gli alluvionati della Romagna (2023).

La forza del gruppo è la leva della ripartenza 

Come allora, racconta la psicologa, è la forza del gruppo la leva della ripartenza. “Non bisogna isolarsi”. “I commercianti si sono supportati a vicenda. Molti hanno aiutato i soccorritori. Ad esempio hanno fornito di guanti un medico fuori servizio intervenuto subito per curare i feriti. Hanno ripulito gli spazi dopo l’intervento in strada dei sanitari. Non sono stati solo spettatori”, dice Giuliani.

L'importanza della psicologia dell'emergenza 

L’approccio della psicologia dell’emergenza è molto importante. Fin dalle prime ore infatti, spiega l’Ausl di Modena, varie difficoltà psico-fisiche possono colpire chi è stato coinvolto in modo diretto (perché presente) sia indiretto (si trovavano vicino al luogo dell’evento, familiari o conoscenti di persone coinvolte, operatori socio-sanitari intervenuti).  

I sintomi più comuni: dall'insonnia ai vuoti di memoria 

I sintomi più comuni, considerati come reazioni normali a un evento di questa portata sono sia fisiologici (disturbi del sonno, respiro accelerato o disturbi gastrointestinali) sia  emotivi (paura, panico, tristezza). Poi ci possono essere sintomi cognitivi (confusione mentale, difficoltà di concentrazione, vuoti di memoria).

È importante, osservano le psicologhe, concedersi un tempo per il superamento del momento critico, e che ogni persona riconosca le proprie reazioni emotive allo stress e quali risposte sono utili per prevenire conseguenze negative.  

I commercianti hanno accolto, le professioniste, parlato con loro e hanno ricevuto indicazioni concrete sulla gestione emotiva di eventi traumatici. Si tratta di un gruppo di professionisti psicologi attivi  in diversi dipartimenti e servizi Ausl formati e specializzati per intervenire in contesti che coinvolgono le comunità, con diverse esperienze già all’attivo, ad esempio alluvioni o terremoti. Il supporto psicologico ai commercianti – un progetto dell’azienda sanitaria modenese in collaborazione con il Comune – è partito ieri pomeriggio.

Il numero gratuito per l'assistenza psicologica 

Parallelamente, sul piano individuale, è già attivo (da domenica) un numero telefonico gratuito, 339 8322090 (da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle ore 18). I professionisti ascoltano la richiesta e chiedono i dati della persona che viene chiamata offrendo un appuntamento.

Giovedì l'incontro con la cittadinanza 

Sempre in collaborazione con il Comune è in programma un incontro rivolto alla cittadinanza giovedì 21 maggio alle ore 17 nella Chiesa San Carlo di Modena in via San Carlo: saranno presenti gli psicologi dell’emergenza e la vice sindaca e assessora alla Sanità Francesca Maletti. Infine è previsto anche un momento di ascolto per i soccorritori e le forze dell’ordine per offrire una decompressione emotiva rispetto al loro vissuto. 

Ebola, stop degli Usa agli ingressi di cittadini stranieri dalle zone colpite

Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola – Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for disease control and prevention (Cdc), sarà in vigore per 30 giorni ed è giustificato con la necessità di «proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus ebola negli Usa da parte» di chi è stato in zone a rischio.

Africa Cdc: «Restrizioni non necessarie, serve solidarietà non stigma»

Polemiche da parte dell’Africa Cdc, l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione Africana, che riconosce «la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo» ma critica «l’uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie». «L’esperienza dell’Africa Cdc», ha scritto in una nota, «ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative». L’agenzia sanitaria ha pertanto invitato tutti i Paesi, all’interno dell’Africa e a livello globale, ad astenersi dall’imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. «L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma», ha concluso.

Finora 131 morti in Congo

Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità convocherà il 19 maggio 2026 il suo comitato di emergenza per valutare l’epidemia di ebola in Congo, che finora ha causato 131 morti e 513 casi sospetti. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha dichiarato un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, il secondo livello di allerta più alto. Gli elementi di preoccupazione secondo l’Oms sono diversi. Tra questi il fatto che sono stati segnalati casi in aree urbane e che sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all’assistenza sanitaria. Anche le caratteristiche dell’area aumentano il rischio che l’epidemia cresca, perché vi è un significativo movimento di popolazione trattandosi di una zona mineraria. «Questa epidemia è causata dal Bundibugyo, una specie di virus ebola per il quale non esistono vaccini o terapie», ha affermato Ghebreyesus.

Il figlio del fondatore di Mango arrestato per l’omicidio del padre

Jonathan Andic, figlio dello storico fondatore di Mango, Isak Andic, è stato arrestato per l’omicidio del padre. Ne ha dato notizia il quotidiano catalano La Vanguardia. L’imprenditore morì il 14 dicembre 2024 precipitando in un burrone durante un’escursione sul monte Montserrat. Con lui c’era solo il figlio, che ha sempre raccontato che il padre fosse caduto accidentalmente. Il caso relativo alla morte era stato archiviato per mancanza di prove di reato, ma successivamente è stato riaperto e si è concentrato sul comportamento del Jonathan. A pesare è stata anche la testimonianza di Estefania Knuth, compagna di Isak, che avrebbe parlato di un rapporto difficile tra padre e figlio, incrinato da tensioni familiari e divergenze sulla gestione dell’azienda. Di qui la decisione degli investigatori di disporre nuovi accertamenti sul cellulare di Jonathan e sulla dinamica della caduta.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno

Non sopporta né Maurizio LupiLicia Ronzulli: Carlo Calenda ha i suoi gusti, e chi lo vuole convincere a far parte del centrodestra nella futura corsa per conquistare Palazzo Marino sa che deve faticare parecchio. Però, dalle parti meloniane, c’è chi sta pensando a un colpo a effetto: «Ma se proponessimo proprio a Calenda di candidarsi a sindaco di Milano?». Pare una provocazione, che però servirebbe a fare chiarezza sull’alleanza da costruire in vista delle Politiche del 2027. Il leader di Azione, che resta un interlocutore strategico per il centrodestra a Milano, ha posto un veto alla candidatura di Lupi. Sponsorizzato da Ignazio La Russa, il leader di Noi Moderati ha recentemente incassato un timido sì pure da Ronzulli ma non dalla Lega.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Maurizio Lupi (foto Imagoeconomica).

Tornando all’ipotesi (lunare, va detto) di una candidatura di Calenda, chi obietta che è romano dovrebbe ricordare che lo era pure Stefano Parisi che per poco, nel 2016, non conquistò Palazzo Marino. Al secondo turno vinse Beppe Sala con il 51,7 per cento delle preferenze mentre Parisi si fermò al 48,3. E dulcis in fundo, Calenda ha nel curriculum un’altra candidatura a sindaco. Era il 2021 e alle Amministrative di Roma, insieme con Italia Viva, ottenne il 19,81 per cento staccando di una manciata di voti l’uscente Virginia Raggi e posizionandosi al terzo posto dietro Enrico Michetti e Roberto Gualtieri poi andati al ballottaggio. La sua lista “Carlo Calenda sindaco” fu la più votata a Roma superando pure Pd e FdI. Magari potrebbe esercitare lo stesso appeal anche all’ombra della Madonnina.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Tutti al ricordare Pannella

Forse era più religioso, a modo suo, di tanti democristiani: fatto sta che Marco Pannella, nel decennale della morte, viene ricordato a Montecitorio da tanti cattolici. Nella sala della Regina nel pomeriggio di martedì va in scena la presentazione del libro Marco Pannella, la passione della politica curato da Piero Ignazi, con Benedetto Della Vedova in qualità di segretario di Presidenza della Camera, Emma Bonino, Pier Ferdinando Casini, monsignor Vincenzo Paglia, e poi Luciana Castellina, Gianni Letta, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e altri ancora. Chissà cosa ne pensa Papa Leone XIV. Alla fine dell’evento, poi, nella vicina piazza Capranica verrà allestita una “maratona oratoria”, come faceva Pannella, con gli interventi di Paolo Vigevano, Elio Vito, Marco Taradash, Lia Quartapelle, Giorgio Mulè, Carlo Calenda, Enrico Costa, Roberto Giachetti, Filippo Sensi, Gian Domenico Caiazza, Francesca Scopelliti, Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi, Riccardo Magi…

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Marco Pannella in una foto del 2015 (Imagoeconomica).

Tajani punta a Cassino capitale della cultura, grazie a Montecassino

È davvero irrefrenabile Antonio Tajani. Dopo essersi speso per portare la linea ferroviaria AV a Frosinone, pare che il leader di Forza Italia abbia a cuore la candidatura a Capitale della Cultura nel 2029 di Cassino, “sfruttando” il riconoscimento dell’Abbazia di Montecassino come patrimonio Unesco, che potrebbe essere ottenuto entro il primo semestre del 2028. Il luogo sacro celebrerà proprio nel 2029 il suo anniversario numero 1500 con un vero e proprio Giubileo che dovrebbe aprirsi tra settembre e ottobre 2028 e chiudersi il 21 marzo 2030 in occasione delle celebrazioni per il transito di San Benedetto. Iniziative che coinvolgono anche le organizzazioni religiose, con la confederazione benedettina che ha aperto ufficialmente il suo cammino globale verso il Giubileo del 2029.

La partita milanese di Calenda, il ricordo di Pannella e le altre pillole del giorno
Antonio Tajani (Imagoeconomica).