La famiglia nel bosco ricevuta da La Russa: “Vogliamo ritornare tutti insieme”

AGI -  La famiglia nel bosco entra a Palazzo Madama in tarda mattinata. Poco meno di un'ora per un incontro voluto dal presidente del SenatoIgnazio La Russa. Tanto è durato, a palazzo Giustiniani, il colloquio fra la seconda carica dello Stato con Catherine e Nathan, i due genitori della 'famiglia del bosco' che chiedono di poter tornare insieme ai loro figli.

Famiglia nel bosco: l'appello della madre 

Sono arrivati a palazzo Giustiniani in macchina con uno dei loro legali, Danila Solinas, e un'interprete. Con la voce rotta dal pianto, Catherine Birmingham, - stivali marroni, gonna e camicia di colore bianco, un cestino di vimini per borsa - ai cronisti assiepati e in attesa, alla fine, ha letto una lettera che sa di appello.

Al suo fianco il marito, Nathan Trevaillon, una mano che le accarezzava la spalla. Segno di condivisione e di conforto in questi giorni che non negano essere "difficili e dolorosi".

"Con l'Italia abbiamo gli stessi valori" 

"Dopo mesi di completo silenzio, Nathan e io vogliamo esprimere la nostra sincera gratitudine a chiunque ci abbia supportato in questi giorni lunghi e profondamente difficili, pieni di dolore e tristezza per i nostri bambini. Abbiamo scelto l'Italia perché aveva gli stessi valori con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l'amore, lo stare insieme, il vivere e il mangiare in maniera naturale e più di tutto un'esistenza piena d'amore e pace, dove le persone si supportano", ha detto la donna, madre dei tre bambini allontanati dalla famiglia.

"Vogliamo tornare ad essere una famiglia" 

"Ciò che Nathan e io siamo venuti a offrire qui oggi era la nostra verità e il nostro continuo impegno a essere i genitori responsabili, rispettosi e amorevoli che siamo e con questa verità nel dolore più insopportabile siamo venuti qui a tendere una mano a chiedere di essere ascoltati e a chiedere di tornare a essere di nuovo una famiglia", ha spiegato Catherine.

La famiglia nel bosco: "Abbiamo sempre rispettato le regole" 

Per poi sottolineare: "Siamo sempre stati rispettosi delle leggi e delle regole, non abbiamo mai giudicato, litigato né abbiamo mai instillato nei nostri bambini odio o sfiducia nei leader e nelle autorità giuridiche e istituzionali intorno a noi. Abbiamo vissuto in pace e in armonia, abbiamo vissuto nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione italiana e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro comune e alla terra in cui viviamo".

Ha quindi ringraziato La Russa: "le istituzioni quando ascoltano e oggi hanno dato dimostrazione di questo, il nostro sincero e sentito ringraziamento al presidente del Senato italiano per averci ricevuto e supportato". E ha usato l'italiano: "grazie di cuore", ha detto per accomiatarsi dai giornalisti.

La Russa: "Occorre stemperare il clima" 

L'obiettivo dell'incontro lo ha poi spiegato lo stesso La Russa: "Era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato intorno a questa vicenda. Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell'autorità giudiziaria né tanto meno voglio giudicare lo stile di vita di Nathan e Catherine. Quello che spero possa essere utile è invitare tutti - è la mia moral suasion - affinché vengano eliminate le rigidità di tutti e tutte le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita con i figli che come è naturale possano stare con il padre e la madre", ha detto la seconda carica dello Stato che nei giorni scorsi aveva 'respinto al mittente' i j'accuse con i quali venivano avanzate ipotesi di possibili strumentalizzazioni dell'incontro, visto il referendum sulla giustizia alle porte.

La Russa critica il tribunale dei minorenni dell'Aquila 

In un'intervista a 'IL Centro' il presidente del Senato aveva peraltro osservato: "I giudici del tribunale per i minorenni dell’Aquila hanno inventato il reato di speranza. Contestano a una madre il fatto stesso di augurarsi di poter riavere presto i propri figli con sé. Mi ha lasciato interdetto. Sapete perché questo provvedimento è sbagliato? Hanno separato i bimbi dalla madre, dicendo che lei era incompatibile. Del padre, invece, parlano benissimo. A questo punto, mi chiedo: perché non affidarli fin da subito al padre, visto che con lui, per stessa ammissione dei giudici, i bambini hanno un rapporto bellissimo?".

 

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa

«Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né tanto meno voglio giustificare lo stile di vita di Nathan e Catherine (Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori al centro dell’ormai gettonatissimo caso della famiglia nel bosco, n.d.r.). Spero possa essere utile invitare tutti, con la mia moral suasion, affinché vengano eliminate le rigidità di tutti e tutte le rigidità in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita». Così ha dichiarato il presidente del Senato Ignazio La Russa in un video diffuso dopo l’incontro con i due cittadini stranieri al centro della controversa vicenda, ricevuti il 25 marzo a Palazzo Giustiniani

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa

Un Presidente del Senato tuttologo

Detto che il presidente del Senato ha tutto il diritto di incontrare chi vuole e quindi esprimersi sull’argomento che vuole, colpisce comunque questo suo ennesimo esercizio di eclettismo, un eclettismo che lo ha portato, e lo porta ormai con sempre più frequenza, a rilasciare dichiarazioni pubbliche (esternazioni, si sarebbe detto al tempo del presidente Cossiga) su qualsiasi tema e argomento, quasi in maniera compulsiva. La sua si potrebbe definire una sorta di incontinenza verbale. Dalla politica estera al problema dell’immigrazione, con annessi e connessi (dal diritto d’asilo alla lotta a scafisti e trafficanti), dalla proposta di alleggerire il sistema carcerario alla difesa del sottosegretario Andrea Delmastro («Non conosco la vicenda, ma per una foto non si è mai dimesso nessuno», ha commentato qualche giorno fa) ai femminicidi, dalla storia patria ad argomenti meno istituzionali, come Sanremo – il Festival – o San Siro – lo stadio -, non vi è praticamente giorno che la seconda carica dello Stato non si esibisca in qualche commento. Peraltro non sempre inappuntabile.

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Uno sguardo, distorto, sul fascismo

Non sono per esempio inappuntabili alcune uscite sulla più o meno recente storia patria, spesso proposta in versione opportunamente rivisitata ad usum Delphini (leggi ad usum Mussolini). Come è accaduto martedì. Nel giorno dell’82esimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ha pubblicato un post sui social in cui, ricordando «una delle pagine più drammatiche della nostra Nazione», ha parlato di «crimine nazista» evitando di citare le responsabilità dei fascisti.

Nel dicembre 2025, in un video, celebrando la fondazione del Msi – Movimento Sociale Italiano, diretto erede del fascismo salotino, cioè la versione più incarognita, se possibile, dell’avventura politica mussoliniana, – l’ha definito una forza che aveva «accettato la democrazia per sensibilità d’animo», e qualificato come un partito che «marciava verso il futuro». Mentre l’anno precedente, discettando sull’opportunità di mantenere nel simbolo di FdI la fiamma, aveva sostenuto che il Msi non fosse fascista. E sempre in tema di revisionismo è celebre la sua uscita (aprile 2023) sull’eccidio di via Rasella, dove, a sprezzo del ridicolo era riuscito a definire la vicenda «una pagina non nobilissima della Resistenza», dato che «quelli che vennero uccisi non erano biechi nazisti delle SS, ma era una banda di semipensionati, una banda musicale». 

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Tra patriarcato e gaffe

Tra una dichiarazione e l’altra contro i femminicidi e le violenze di genere, c’è anche tempo per qualche esternazione non proprio in linea col femminismo, per esempio quella del gennaio 2024, quando, intervistato in tv da Nunzia De Girolamo, disse che Giorgia Meloni, «non è la classica donna che ha avuto bisogno di un uomo per emergere; non ha avuto bisogno di Pigmalioni, non ha avuto bisogno d’aiuto». Comunque un passo avanti rispetto a qualche anno prima. Era il 2011 e da ministro della Difesa, La Russa a proposito della presenza femminile nelle file del centrodestra a trazione berlusconiana, dichiarò: «Con Berlusconi solo donne belle? Non è vero, ci sono donne non belle anche da noi, anche se non raggiungiamo l’apice della sinistra». Ma almeno sulla bellezza, non si può mettere in discussione la competenza del presidente del Senato che, ancora di recente, a margine dell’inaugurazione della mostra a Palazzo Madama Il volto delle Donne – 80 anni di Repubblica: Storie di ingegno fino alle madri costituenti, si è rivolto a Roberta Benvenuto, giornalista di Piazzapulita, con un: «E tu chi sei? Sei carina», salvo poi correggere il tiro: «Ma soprattutto brava. Perché oggi le donne valgono soprattutto se brave».

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Un cuore nero (azzurro)

Tra una commemorazione di Craxi e un intervento sulla vicenda del poliziotto di Rogoredo, La Russa trova spesso il tempo per esternare sulla sua materia prediletta: il calcio. Di incrollabile fede interista, il presidente del Senato non perde occasione per prendersela con la Juventus, antagonista storica della squadra milanese (e che nel 2012 aveva addirittura osato chiedere che ai nerazzurri venisse impedito di disputare la Championship, per le note vicende legate a Calciopoli) o con gli arbitri, accusati di mettere spesso l’Inter nel mirino. Mentre definisce un orrore la decisione di un eventuale abbattimento dello stadio di San Siro. Oltre al nerazzurro, anche l’azzurro diviene fonte di intervento, e così, nel novembre 2025 Ignazio La Russa trova il tempo per polemizzare con il neo CT della nazionale, Rino Gattuso che si era lamentato per i fischi ricevuti dalla sua squadra durante l’incontro con la Moldavia, definendoli una vergogna. «Mai dire vergogna a chi fischia», aveva detto pubblicamente La Russa, anzi «va ringraziato».

Dalla famiglia nel bosco al fascismo fino a Sanremo: l’incontenibile La Russa
Ignazio La Russa e Giorgia Meloni (Ansa).

Da San Siro a Sanremo

Da un paio d’anni, anche la kermesse sanremese sembra attrarre l’attenzione di Ignazio La Russa che anche su questo ha trovato tempo e modo di esibirsi. Nel 2023, per esempio, il bacio tra Rosa Chemical e Fedez e qualche testo non proprio ortodosso di alcuni brani avevano sconcertato una buona parte del pubblico più conservatore e benpensante, e così il presidente del Senato chiese un intervento riparatore, o, almeno riequilibratore. Ottenne così uno spazio per ricordare la tragedia delle foibe (tema principe del revisionismo storico della destra), senza però esserne completamente soddisfatto perché il conduttore Amadeus aveva tralasciato di dire che i titini erano comunisti. Nel febbraio 2026 come da tradizione è scoppiata una nuova polemica: a pochi giorni dall’inizio del Festival, è storia nota, il comico – considerato di destra – Andrea Pucci ha rinunciato a partecipare, e la seconda carica dello Stato che ha fatto? Ha esternato, ovviamente. In un video pubblicato sui propri canali social, La Russa ha definito «intollerabili accuse, minacce e aggressioni» le pressioni e le ostilità pubblicate sui social contro il comico. Di più: gli ha espresso la propria solidarietà, dicendo di «comprendere la sua scelta di non voler mettere a rischio il proprio equilibrio», rivolgendosi allo stesso tempo al conduttore Carlo Conti per chiedere una sorta di gesto riparatore. Un altro.

Nasce l’Assistente spirituale generale della Protezione civile e dei Vigili del Fuoco

AGI - È stata sottoscritta oggi a Roma, presso il Viminale, l’intesa tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Conferenza Episcopale Italiana per l’istituzione di un Assistente spirituale generale dedicato alla componente volontaria cattolica della Protezione civile. A firmare l’accordo sono stati il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, in qualità di delegato del Governo, e il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi.

L’intesa definisce un nuovo quadro di collaborazione tra Stato e Chiesa cattolica, con l’obiettivo di garantire un accompagnamento spirituale strutturato ai volontari impegnati nelle attività della Protezione civile, non solo durante le emergenze ma anche nella vita associativa ordinaria.

Un Assistente spirituale con competenza nazionale

L’accordo prevede la nomina di un Assistente spirituale generale con competenza su tutto il territorio nazionale, incaricato di: accompagnare la componente volontaria cattolica con attività pastorali; promuovere momenti di raccoglimento e supporto spirituale; curare celebrazioni liturgiche, catechesi e formazione cristiana; organizzare iniziative dedicate anche al di fuori delle situazioni emergenziali.

L’incarico sarà conferito tramite decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sulla base della designazione della CEI. Avrà durata annuale, sarà rinnovabile e potrà essere revocato secondo le stesse modalità.

L’Assistente spirituale svolgerà il proprio ruolo a titolo gratuito, ricevendo esclusivamente il rimborso delle spese di missione autorizzate dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile. Una scelta che sottolinea il carattere di servizio e volontariato dell’incarico, in linea con lo spirito della Protezione civile.Un passo formale che riconosce il ruolo del volontariato cattolico

Con questa intesa, la Presidenza del Consiglio e la CEI consolidano un rapporto già radicato nella storia del volontariato italiano, riconoscendo il contributo della componente cattolica nelle attività di assistenza, soccorso e supporto alle comunità colpite da calamità.

L'assistenza spirituale dei fedeli cattolici nei comandi dei VVF

Analogamente il ministro dell'Interno, Piantedosi, e il presidente della Cei Cardinale Zuppi, hanno sottoscritto l'intesa per la nomina di un sacerdote per il coordinamento dei religiosi che si dedicano all'assistenza spirituale dei cattolici in servizio presso i comandi dei Vigili del fuoco.

L'accordo, siglato dal titolare del Viminale in qualità di delegato del Consiglio dei ministri, ha l'obiettivo, nello spirito concordatario e della Costituzione italiana, di garantire agli operatori dei Vigili del fuoco interessati l'esercizio della libertà religiosa e la possibilità di adempiere alle pratiche del culto.

Il sacerdote incaricato è nominato dal ministro dell'Interno su designazione della Cei. Avrà il compito di curare tutto ciò che riguarda, oltre l'assistenza spirituale, le celebrazioni liturgiche, la catechesi, la formazione cristiana, le commemorazioni, nonché l'organizzazione di attività pastorali a supporto degli altri religiosi che svolgono il loro ministero nei comandi dei Vvf.
L'incarico, di durata annuale, rinnovabile, viene svolto a titolo gratuito.

Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo

Dopo il pressing di Giorgia Meloni, che aveva auspicato pubblicamente le sue dimissioni, la ministra del Turismo Daniela Santanché ha ceduto e si è dimessa. Nonostante avesse confermato la sua agenda di mercoledì 25 marzo per dar prova di non voler lasciare la poltrona, alla fine ha deciso di farsi da parte. Di seguito la lettera integrale che ha scritto alla premier.

La lettera integrale con cui Santanchè ha rassegnato le dimissioni

«Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del Turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto, solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio. Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio. Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

Applauso delle opposizioni in Aula

Alla notizia delle dimissioni di Santanchè, è scattato un applauso dai banchi delle opposizioni in Aula alla Camera. «Non capivo, pensavo applaudiste me…poi ho visto le agenzie e ho capito», ha detto il vicepresidente di turno Giorgio Mulè. Intanto sono arrivati anche i primi commenti da parte degli esponenti del centrosinistra. Parlando con i cronisti davanti a Montecitorio, Nicola Fratoianni di Avs ha affermato: «Finalmente si è concluso questo indegno teatrino con le dimissioni della ministra del Turismo che per oltre un giorno e mezzo ha tenuto sotto scacco l’intero governo Meloni e l’intera maggioranza di destra. Un altro segno della crisi politica che in tutta evidenza si è aperta dopo la batosta referendaria».

L’Iran respinge la proposta di Trump e rilancia: le cinque condizioni per il cessate il fuoco

L’Iran ha respinto la proposta degli Stati Uniti in 15 punti definendola «eccessiva», rilanciando le sue cinque condizioni per un eventuale cessate il fuoco. Lo ha riferito la televisione iraniana, citando un alto funzionario del regime di Teheran. La prima condizione è «uno stop completo ad aggressione e uccisioni» da parte di Usa e Israele. La seconda è «l’istituzione di meccanismi concreti per garantire che una guerra non sia nuovamente imposta alla Repubblica Islamica». Seguono «il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni e delle riparazioni di guerra» e «la fine dei combattimenti su tutti i fronti che coinvolgono gruppi alleati». Quinta e ultima condizione il «riconoscimento internazionale e garanzie in merito al diritto sovrano dell’Iran di esercitare l’autorità sullo Stretto di Hormuz». L’Iran «porrà fine alla guerra quando lo deciderà e quando saranno soddisfatte le sue condizioni». Prima, fa sapere Teheran, «non si terranno negoziati».

President’s Council of Advisors on Science and Technology, chi sono i primi 13 membri annunciati da Trump

Donald Trump ha annunciato i primi 13 membri del nuovo President’s Council of Advisors on Science and Technology (PCAST), comitato consultivo composto da esperti esterni che forniscono consulenza diretta al presidente degli Stati Uniti su questioni cruciali di scienza, tecnologia, istruzione e innovazione. Deciso a spingere sull’intelligenza artificiale, Trump ha reclutato alcuni tra i nomi più influenti dell’industria tecnologica e della finanza a stelle e strisce. Nelle prossime settimane saranno annunciati altri membri del PCAST, fino a un massimo di 24, assieme alla data della prima riunione del consiglio. Da Sergey Brin a Mark Zuckerberg, fino a Jensen Huang, ecco le prime 13 figure scelte da The Donald.

President’s Council of Advisors on Science and Technology, chi sono i primi 13 membri annunciati da Trump
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Nordio: «La frase sul Csm paramafioso il rammarico più grande»

Il «rammarico più grande» di Carlo Nordio non è stata la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia, ma la frase sul Csm «paramafioso». L’ha affermato lo stesso Guardasigilli durante il question time alla Camera. «Ho smentito almeno una cinquantina di volte quella frase, che non era affatto mia ma di un magistrato del Consiglio superiore della magistratura (Nino di Matteo, ndr) di cui ho citato parola per parola la dichiarazione. Quella frase è stata attribuita a me e diciamo costituisce un rammarico, forse il rammarico maggiore di questo momento referendario, forse anche peggiore della riconosciuta sconfitta che abbiamo subito», ha detto.

«Fiducia confermata dal governo e dalla premier»

Nordio ha poi affrontato il tema delle dimissioni, nel suo ministero, del sottosegretario Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi, rispondendo a chi vorrebbe anche le sue: «Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta a seguito di un esito negativo di un referendum di questo tipo. La fiducia è già stata confermata dal governo e in prima persona dal presidente del Consiglio. Bartolozzi ha svolto le sue funzioni con dignità e onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità. Confido che cessino definitivamente le polemiche strumentali che hanno investito la sua persona e tutto il ministero».

Suicidio assistito: è morta “Libera”, utilizzato per la prima volta il dispositivo con com…

AGI - Dopo due anni di attesa, ricorsi, verifiche tecniche e continui rinvii, “Libera” – 55enne toscana affetta da sclerosi multipla in fase avanzata – ha potuto accedere alla procedura di suicidio medicalmente assistito. La donna è morta oggi, mercoledì 25 marzo, nella sua abitazione, autosomministrandosi il farmaco letale tramite un dispositivo con comando oculare predisposto dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) su ordine del tribunale. È la 14esima persona in Italia ad aver ottenuto l’accesso alla procedura e la seconda in Toscana, seguita dall’Associazione Luca Coscioni.

Il dispositivo, collegato a una pompa infusionale, ha permesso a “Libera” di attivare autonomamente l’infusione endovenosa del farmaco nonostante la tetraparesi spastica che le impediva qualsiasi movimento volontario, compreso quello necessario per premere il pulsante normalmente utilizzato in questi casi.

Il messaggio di “Libera”: “La mia battaglia è una richiesta di dignità”

Pochi giorni prima della morte, “Libera” aveva affidato all’Associazione Luca Coscioni un messaggio che è diventato il simbolo della sua lunga battaglia:

"Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. Se la mia storia servirà ad aprire una strada o ad accorciare un’attesa, allora avrà avuto senso".

La donna ha ringraziato l’Associazione Luca Coscioni e il suo medico, Paolo Malacarne, sottolineando come la sua vicenda rappresenti «una richiesta di dignità» che non dovrebbe più richiedere battaglie giudiziarie.

La lunga vicenda legale

“Libera” aveva ottenuto il via libera della USL Toscana Nord Ovest nel luglio 2024, ma non essendo in grado di autosomministrarsi il farmaco aveva chiesto che fosse il medico a farlo. La richiesta aveva aperto un complesso contenzioso: il giudice di Firenze aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente.

La Corte costituzionale, nel luglio 2025, aveva chiesto di verificare a livello nazionale e internazionale l’esistenza di dispositivi che consentissero l’autosomministrazione anche a persone completamente paralizzate. Dopo mesi di accertamenti, il 20 novembre 2025 il CNR ha ricevuto l’incarico di realizzare il macchinario, collaudato e consegnato a marzo 2026.

Le reazioni dell’Associazione Luca Coscioni

Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno espresso gratitudine e vicinanza:

"A ‘Libera’ va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri".

La famiglia di “Libera” ha chiesto il massimo rispetto della privacy in questo momento.

Famiglia nel bosco, gli effetti della vittoria del No su La Russa

Alla fine Ignazio La Russa ha accolto a Palazzo Giustiniani i genitori della cosiddetta famiglia nel bosco. Faccia a faccia che era stato annunciato in piena campagna referendaria con scia di polemiche annessa. Già perché come Garlasco, gli stupratori liberi, l’invasione di immigrati, pure il caso dei Trevallion è finito nel minestrone della propaganda. Argomento buono per attaccare una magistratura che nel caso di Nathan e Catherine e dei loro tre figli «ha dimenticato i suoi limiti» (cit. Giorgia Meloni), si è accanita ingiustamente (cit. Lucio Malan), e produce ordinanze assurde (cit. La Russa).

Famiglia nel bosco, gli effetti della vittoria del No su La Russa
Ignazio La Russa con i Trevallion (Ansa).

La Russa voleva solo «stemperare il clima»

Poi è arrivata l’inaspettata sconfitta al referendum. Davanti ai 15 milioni di No, Giorgia Meloni è corsa ai ripari spingendo alle dimissioni i finora intoccabili (almeno per Carlo Nordio) Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. E chiedendole in modo esplicito alla ministra del Turismo Daniela Santanchè che ora, ironia della sorte, per difendere il suo posto si aggrappa alla “Costituzione più bella del mondo”. Ma l’effetto del No deve avere colpito anche la seconda carica dello Stato. Che dopo l’incontro con i Trevallion ha dichiarato: «Era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato intorno a questa vicenda». Il presidente del Senato ha quindi ammesso candidamente di non avere «né titoli né l’intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria né tanto meno voglio giudicare lo stile di vita di Nathan e Catherine». Toni ben diversi da quelli usati durante la campagna elettorale. La Russa si è limitato a una moral suasion: «Quello che spero possa essere utile è invitare tutti affinché vengano eliminate le rigidità di tutti in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita con i figli che come è naturale possano stare con il padre e la madre».

Famiglia nel bosco, gli effetti della vittoria del No su La Russa
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion con Ignazio La Russa (Ansa).


 

Quanti sono i professionisti cubani che lavorano negli ospedali calabresi

AGI - Nel 2022, nel decreto emesso nella sua veste di commissario alla sanità per fronteggiare la grave carenza di medici nelle corsie degli ospedali della regione, il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, aveva previsto l'assunzione di un numero massimo di 493 camici bianchi provenienti da Cuba. Una cifra mai raggiunta, perché secondo dati forniti dalla Regione all'AGI, il picco massimo è stato di 403 professionisti provenienti dal paese caraibico.

Oggi, nei vari ospedali della Calabria ci sono 320 professionisti cubani.

La distribuzione nelle Aziende Sanitarie Provinciali

Il numero più alto (116) lavora nell'ambito dell'Asp di Cosenza, che è anche la più grande della regione, poi ci sono i 62 alle dipendenze dell'Asp di Reggio Calabria, i 45 in servizio dell'Asp di Catanzaro, i 39 al lavoro alle dipendenze dell'Asp di Crotone, i 30 che hanno rafforzato gli organici dell'Asp di Vibo Valentia.

Ai loro connazionali che hanno rinforzato gli organici delle aziende sanitarie provinciali, vanno ad aggiungersi quelli delle aziende ospedaliere, vale a dire i 20 dell'Annunziata di Cosenza, i 5 dell'azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro e i 3 che lavorano nei reparti del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.

Perché il numero è diminuito

Dei 403 camici bianchi cubani giunti nell'estrema regione peninsulare, alcuni hanno lasciato la sanità pubblica calabrese per trovare impiego in quella privata o per rientrare in patria.