Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.

Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…
Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.
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Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa
Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».

De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere
Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.

Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.
Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi
Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.

Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta
Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.

La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…
Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…



















