Omicidio di Pamela Genini, chiesto il giudizio immediato per l’ex compagno

AGI - La procura di Milano ha depositato all'ufficio gip la richiesta di giudizio immediato per Andrea Soncin, l'ex compagno di Pamela Genini, la giovane, originaria della provincia di Bergamo, uccisa con 24 coltellate lo scorso 14 ottobre nell'appartamento in affitto in zona Ponte Nuovo a Milano.

Il pm Alessia Menegazzo, coordinata dall'ex aggiunta Letizia Mannella, contesta anzitutto l'omicidio aggravato dalla premeditazione mentre è venuta meno quella dello stalking che era stata formulata nell'ordinanza di custodia in carcere emessa all'indomani del delitto. 

 

 

Il giudice Tommaso Perna entro cinque giorni dovrà valutare l'istanza e valutare l'eventuale rinvio a giudizio davanti alla corte di assise di Milano.

Secondo il ragionamento dei pm di Milano, ci sono tutti gli elementi per ipotizzare la premeditazione perché Soncin avrebbe fatto in modo fraudolento una copia delle chiavi di casa di Genini e si sarebbe portato la sera dell'omicidio da Cervia il coltello con cui ha colpito per 76 volte la ragazza.

 

 

Il numero spropositato di fendenti tali da provocare sofferenza aggiuntive nella 29enne sostanzia anche l'aggravante della crudeltà mentre non sono mutate quelle dei futili motivi e della relazione affettiva tra i due.

 

 

Natale di Roma, torna il torneo di rugby inclusivo

AGI - È stata presentata nella Sala del Carroccio di Palazzo Senatorio in Piazza del Campidoglio la seconda edizione del Torneo di rugby inclusivo Natale di Roma. In programma domenica 19 aprile al Campo dell'Unione in via Flaminia 867, l'evento capitolino ospiterà nove squadre di rugby integrato provenienti da tutta Italia e anche dall'estero. Sabato 18 aprile, dopo l’arrivo delle squadre, è prevista una passeggiata nel centro di Roma cui seguiranno la cena e il tradizionale momento di convivialità al campo.

Con l’obiettivo di continuare a ispirare iniziative simili, promuovendo lo sport integrato per abbattere barriere e favorire l’inclusione, le istituzioni presenti hanno ribadito il loro sostegno all’evento, consapevoli del ruolo educativo e sociale dello sport per le giovani generazioni. A moderare l’incontro Simone Pelosi, che ha introdotto gli ospiti e accompagnato i diversi interventi. Ad accogliere i presenti Federico Rocca, in rappresentanza di Roma Capitale, che ha espresso entusiasmo e ringraziamenti per l’organizzazione dell’evento in occasione del Natale di Roma. Particolarmente emozionante la proiezione del video degli ImplaccAbili, testimonianza concreta del valore dello sport come strumento di inclusione.

Nel corso della presentazione Fabri Mione ha illustrato il programma delle due giornate, che vedranno una passeggiata inclusiva e un torneo con la partecipazione di numerosi atleti provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, tra cui una squadra dall’Irlanda.  A seguire Francesca Rebecchini, Presidente della Capitolina ODV, insieme a Matteo, capitano degli ImplaccAbili, ha raccontato le numerose attività dell’associazione, con particolare attenzione al coinvolgimento delle categorie juniores e alla crescita del progetto inclusivo. Sono intervenuti inoltre Andrea Bigioni, in rappresentanza di OPES, che ha sottolineato la grande partecipazione all’evento e il valore delle attività legate al servizio civile, e Andreana, del Comitato Paralimpico, che ha richiamato il significato simbolico del rugby come sport in cui si avanza tutti insieme senza lasciare indietro nessuno.
A chiudere la conferenza il Viceministro Maria Teresa Bellucci, che ha ringraziato per aver coinvolto il Ministero attraverso il patrocinio e ha ribadito l’importanza di sostenere iniziative che promuovono inclusione, partecipazione e comunità.

Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro

Pochi gruppi demografici sono stati più importanti dei cattolici per il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, che nel 2024 ha ottenuto tra il 55 e il 59 per cento dei loro voti, quando di solito i candidati alla presidenza si spartiscono equamente le preferenze di questa porzione di elettorato. Eppure, con le durissime accuse lanciate a Papa Leone XIV, The Donald sta facendo di tutto per alienarsi i favori dei cattolici, che già nel 2016 gli avevano perdonato un battibecco con Francesco. Ma questa volta lo scontro tra Casa Bianca e Vaticano rischia di far sbandare il presidente Usa. Anche perché Prevost è il primo pontefice statunitense della storia e, anche per questo, al di là dell’Atlantico gode di grande popolarità. Non solo tra i cattolici.

Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro
Cristiani repubblicani sostenitori di Trump (Ansa).

L’attacco a Leone XIV e la replica del pontefice

Questo non ha impedito a Trump di attaccarlo duramente. Prima lo ha accusato di «ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare», poi lo ha definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», infine ha chiarito che senza di lui alla Casa Bianca non sarebbe mai stato eletto sul soglio di Pietro. «Dovrebbe darsi una regolata e smettere di essere un politico, sta danneggiando la Chiesa cattolica», ha tuonato il presidente. Sull’aereo che lo stava portando in Algeria, il Papa ha detto di non temere l’Amministrazione Trump né di aver intenzione di «fare un dibattito» con il capo della Casa Bianca. Successivamente The Donald, raggiunto dal Corriere della Sera, ha rincarato la dose, affermando che Prevost «non capisce e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo» e che l’Iran rappresenta una minaccia nucleare.

Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro
Leone XIV (Ansa).

Per Vance il Vaticano «deve attenersi alle questioni morali»

Parole dure, che sono state duramente criticate dal vescovo Robert Barron, membro della Commissione per la libertà religiosa. Barron ha definito il post di Trump «del tutto inappropriato e irrispettoso», aggiungendo che «il presidente deve delle scuse al Papa».

Le parole di The Donald contro il pontefice sono state condannate persino dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Ma non da JD Vance – convertitosi al cattolicesimo in età adulta – il quale parlando a Fox News ha detto che il Vaticano «si dovrebbe attenere alle questioni morali». E Giorgia Meloni, donna, madre, cristiana e grande amica di Trump? Dopo un silenzio prolungato, era arrivato anche il commento della premier italiana: «Trovo inaccettabili le parole del presidente Usa. Il Papa è il capo della Chiesa cattolica, è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra». Una presa di posizione che Trump non ha gradito, come ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera: «Mi sbagliavo su di lei».

Nel 2016 l’attrito con Bergoglio

Non è la prima volta che Trump sgancia “missili” Oltretevere. All’inizio del 2016, durante la corsa alla nomination repubblicana, ebbe un breve scontro con Francesco che aveva criticato la stretta migratoria Usa poco prima di visitare il confine col Messico. Trump definì Bergoglio «una persona molto politicizzata». Il pontefice argentino a quel punto ricordò a Trump che non era cristiano «concentrarsi sulla costruzione di muri anziché di ponti». Parole che il tycoon definì «vergognose», dicendosi certo che, in caso di un attacco dell’Isis al Vaticano, Bergoglio avrebbe desiderato che Trump fosse alla Casa Bianca. Tra lo stupore degli analisti, The Donald uscì indenne – se non rafforzato – da quella disputa e qualche mese dopo riuscì a ottenere la presidenza degli Stati Uniti.

Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro
Donald Trump (Ansa).

Come sottolinea la Cnn, lo scontro di 10 anni fa non fece molto scalpore e si concluse con la stessa rapidità con cui era iniziato. Trump successivamente cercò di appianare le divergenze: definì il pontefice «un uomo meraviglioso», suggerendo che il commento del Papa su muri e ponti non fosse poi così critico nei suoi confronti. Un raro passo indietro da parte di The Donald, che notoriamente ama lo scontro con i suoi detrattori.

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Da Francesco a Leone: perché questa volta è diverso

Lo scontro con Leone XIV potrebbe invece avere strascichi più pesanti. Nessuno dei due capi di Stato sembra intenzionato a fare marcia indietro. «Io parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra», ha sottolineato Prevost. Se Francesco aveva criticato indirettamente le politiche migratorie di Trump, il suo successore è stato molto più diretto, facendo nomi e cognomi, sia su questo tema (a ottobre 2025, poco dopo l’elezione, il pontefice aveva definito «disumana» la politica Usa sui migranti) sia sulla guerra e sull’operazione in Venezuela che ha rimosso Nicolas Maduro. Lo scontro tra i due poi è sottotraccia e in atto da mesi. Sui rapporti già ai minimi termini ha poi pesato l’immagine blasfema postata da Trump su Truth, che lo ritraeva come un Messia in grado di guarire i mali del mondo. Dopo averla rimossa, il presidente americano ha provato a salvarsi in corner sostenendo che l’immagine in realtà lo rappresentava «come un medico che fa del bene agli altri».

Il paragone tra Trump e Cristo salvatore è ricorrente nella narrativa MAGA. Il commander in chief era già stato paragonato a Gesù dalla sua consigliera spirituale, la telepredicatrice Paula White-Cain, nominata a capo dell’Ufficio della Fede alla Casa Bianca, istituito per promuovere i valori cristiani e la libertà religiosa. La firma del relativo ordine esecutivo fu celebrato con una foto da “Ultima Cena” nello Studio Ovale, con Trump nella posizione – tanto per cambiare – di Gesù.

Sempre a proposito di protagonismo a tinte religiose, in vista del conclave che ha eletto Prevost, dopo aver scherzato (chissà…) sul fatto di vedere se stesso come «prima scelta», Trump sui social si era ritratto come Papa. Novello Messia o aspirante pontefice, ma in ogni caso benedetto dal Signore. Un dio che, sempre secondo la vulgata MAGA, lo ha salvato pure dalla pallottola a Butler.

Il rischio di ricadute elettorali

Tornando alla diatriba col Vaticano c’è infine un altro “piccolo” particolare, ossia il fatto che Leone XIV è il primo Papa statunitense: è logico supporre che negli Usa la figura di Prevost sia più influente rispetto a quella dei pontefici del passato e non solo per i cattolici. Gli ultimi sondaggi suggeriscono che il Papa gode di un’enorme popolarità tra i suoi connazionali, mentre Trump si trova in un momento di crisi politica, con indici di gradimento che in alcune rilevazioni recenti sono scesi sotto il 30 per cento. È probabile che la maggior parte dell’elettorato MAGA non si farà influenzare dalla “faida” Trump-Leone. Tuttavia, The Donald non può rischiare di perdere altri elettori in questo momento, con una guerra in corso e in vista delle midterm di novembre 2026.

Caso Almasri, via libera della Camera allo “scudo” per Bartolozzi

Via libera dell’Aula della Camera alla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato presso la Corte costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge Giusi Bartolozzi nel caso-Almasri, il torturatore libico rimpatriato dal governo nonostante il mandato di arresto della Corte penale internazionale. La proposta dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio è stata approvata a scrutinio palese con 47 voti di scarto. Respinta la richiesta di voto segreto avanzata dalle opposizioni.

Caso Almasri, via libera della Camera allo “scudo” per Bartolozzi
La Camera dei deputati (Ansa).

Bartolozzi è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero

Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio (si è dimessa dopo la sconfitta del centrodestra nel referendum del 22 e 23), è finita sotto inchiesta della procura di Roma per false dichiarazioni al pubblico ministero, reato previsto dall’articolo 371 bis del codice penale: l’iscrizione riguardava le deposizioni rese davanti al Tribunale dei Ministri, considerate non veritiere dagli inquirenti. La procura capitolina, che ha terminato le indagini a suo carico, pochi giorni fa ha chiesto il rinvio a giudizio per Bartolozzi.

Caso Almasri, via libera della Camera allo “scudo” per Bartolozzi
Matteo Piantedosi e Carlo Nordio (Ansa).

Chiesta l’immunità già concessa a Nordio, Piantedosi e Mantovano

Secondo la maggioranza, la questione relativa a Bartolozzi rientrerebbe nelle competenze della Giunta per le autorizzazioni della Camera, trattandosi di una vicenda analoga a quelle che avevano coinvolto i ministri Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano, per i quali Montecitorio (con i voti del centrodestra) aveva già negato l’autorizzazione a procedere e il Tribunale aveva poi disposto l’archiviazione. Bartolozzi, nel frattempo, ha chiesto il ricollocamento in ruolo in magistratura: la Terza Commissione del Csm si è espressa a favore del suo ritorno nella stessa posizione che ricopriva in precedenza presso la Corte di appello di Roma.

Russia alla Biennale di Venezia, ufficiale la revoca dei fondi Ue

La Commissione europea ha ufficializzato la revoca della sovvenzione da 2 milioni di euro destinata alla Biennale di Venezia, che era in forse da diversi giorni: alla base della decisione la partecipazione della Russia alla 61esima edizione, che è ormai alle porte. Lo ha reso noto Thomas Regnier, portavoce dell’esecutivo Ue. Sottolineando che la Commissione aveva «inviato una lettera al governo italiano nel mese di marzo», Regnier ha poi aggiunto: «Gli eventi culturali finanziati con il denaro dei contribuenti europei dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia odierna». L’Unione europea attende adesso un parere del Ministero degli Esteri italiano, che ha confermato di essere al lavoro sul dossier. Dopo lo scontro tra Alessandro Giuli e Pietrangelo Buttafuoco, a metà marzo Fondazione Biennale ha inviato al governo tutti i documenti richiesti dal Ministero della Cultura per verificare se fossero state violate le sanzioni contro la Federazione russa.

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Deputati Fdi con le mascherine in Aula contro Conte, scintille alla Camera

Scintille alla Camera, dove i deputati di FdI hanno indossato delle mascherine come forma di protesta provocatoria contro il leader del M5s Giuseppe Conte, tirato in ballo per la gestione Covid dopo le ultime audizioni in commissione. La deputata Alice Buonguerrieri l’ha definito un «mentitore seriale inaffidabile e inattendibile». «Se Conte ha mentito su questo, su cosa dobbiamo attenderci che abbia mentito ancora? Di cosa ha paura?», ha affermato la parlamentare meloniana dopo aver chiesto un’informativa al ministro della Salute e la disamina di tutti i documenti emergenti e «di tutti i fatti gravi che continuano ad emergere sulla vicenda delle mascherine e sulle ipotesi di tangenti richieste dai colleghi di Conte».

Deputati Fdi con le mascherine in Aula contro Conte, scintille alla Camera
Deputati Fdi con le mascherine in Aula contro Conte, scintille alla Camera
Deputati Fdi con le mascherine in Aula contro Conte, scintille alla Camera

Assolte due guardie giurate per la morte di Giovanni Sala a Milano

AGI - La Corte d’Assise di Milano ha assolto per avere agito “nell’adempimento del dovere” le due guardie giurate che, nella notte tra il 19 e il 20 agosto 2023, bloccarono Giovanni Sala davanti alla sede di Sky a Rogoredo. L'uomo originario di Palermo ma domiciliato a Varese è deceduto all'età di 34 anni

I giudici di Milano applicano la scriminante dell'adempimento del dovere 

I giudici hanno applicato la scriminante dell’"adempimento del dovere" prevista dall’articolo 51 del codice penale. La Procura aveva chiesto la condanna per gli imputati a 6 anni e 4 anni e mezzo di reclusione per omicidio preterintenzionale.

“Qui non c'era quel caso di stretta necessità per cui serviva usare violenza e basta vedere i video delle telecamere di sorveglianza per capire", aveva argomentato nella requisitoria il pm Alessandro Gobbis. Sala aveva dei problemi legati al consumo di droga.

La rabbia della madre di Giovanni Sala 

Secondo le indagini, Sala, che aveva assunto cocaina e alcol, morì a causa di un arresto cardiaco, dopo essere stato “trattenuto” a terra con un ginocchio sulla sua schiena “per 4 minuti”. Le motivazioni al verdetto saranno depositate tra 90 giorni. Dopo la lettura del verdetto la madre di Sala ha esternato verbalmente la sua rabbia all’indirizzo dei giudici e degli imputati: “Non c’è più mio figlio e queste due bestie sono qui. Che legge è, basta guardare i video”.

La difesa dei due imputati 

“Mi dispiace molto per il ragazzo - ha commentato l’avvocato Sandro Clementi, legale degli imputati - e mi dispiace anche per gli imputati che per tre anni hanno dovuto difendersi dall’accusa di omicidio”.

Aeroporto Nice Côte d’Azur, inaugurato l’ampliamento del Terminal 2

L’aeroporto Nice Côte d’Azur ha inaugurato ufficialmente l’ampliamento del Terminal 2. Un evento molto atteso per il territorio, tenutosi alla presenza – tra gli altri – del principe Alberto II di Monaco, del ministro dei Trasporti Philippe Tabarot, del sindaco di Nizza Eric Ciotti e di Alessandro Benetton, presidente di Edizione e Mundys (azionista di maggioranza di Aéroports de la Côte d’Azur). L’entrata in esercizio della nuova infrastruttura contribuirà a migliorare la qualità del servizio e la gestione dei flussi passeggeri, sia in partenza sia in arrivo.

Aumentato del 31 per cento lo spazio per i passeggeri

Il secondo aeroporto francese per capacità – oltre 14 milioni di passeggeri annui, dal 2019 – potrà, grazie all’estensione del Terminal 2, mantenere elevati standard di servizio e garantire una gestione efficiente dei flussi, tanto per i voli Schengen quanto per quelli extra-Schengen. Grazie all’ampliamento del nuovo molo, progettato dallo studio di architettura di Stéphane Aurel, l’aeroporto si estende su un’area di circa 23 mila metri quadrati, con un aumento del 31 per cento dello spazio disponibile per i passeggeri. Uno sviluppo che permette allo scalo di raggiungere la capacità di 18 milioni di viaggiatori all’anno.

Nuovi banchi check-in, accesso diretto ai piazzali aerei, più negozi

Realizzato con interventi di edilizia green sul territorio e nel rispetto dei criteri di sostenibilità, il progetto si è sviluppato in tre fasi. La prima ha riguardato l’ampliamento della zona partenze per i voli extra-Schengen, la creazione di una nuova area di controllo passaporti per le partenze, l’apertura di negozi e di una lounge vip. Questa fase è stata completata prima dell’estate 2025. La seconda ha previsto la realizzazione di un terminal con accesso diretto ai sei piazzali aerei esistenti, eliminando la necessità di navette e permettendo di gestire contemporaneamente i passeggeri, indipendentemente dal loro paese di partenza o destinazione. L’area entrerà in funzione a partire dalla prossima settimana. Infine, un modulo con 36 nuovi banchi check-in e un sistema aggiuntivo di gestione bagagli sarà operativo entro la fine del mese, prima dell’inizio della stagione estiva.

Aeroporto Nice Côte d’Azur, inaugurato l’ampliamento del Terminal 2
Inaugurazione dell’ampliamento del Terminal 2 dell’aeroporto Nice Côte d’Azur (Mundys).

Goldnadel: «Giornata storica»

«È una giornata storica per l’aeroporto e per l’intera regione», ha dichiarato Franck Goldnadel, presidente del consiglio di amministrazione di Aéroports de la Côte d’Azur. «Questo ampliamento dello scalo trasformerà l’esperienza dei nostri passeggeri, che meritano un’accoglienza e un servizio all’altezza della reputazione della Costa Azzurra. Un aeroporto rappresenta la prima e l’ultima impressione di un viaggio, ed è nostra responsabilità renderla la migliore possibile».

Benetton: «Maggior attrattività per l’aeroporto»

«Il completamento di questo terminal dimostra la capacità del nostro Gruppo di realizzare investimenti strategici nei territori in cui operiamo, mantenendo un dialogo costante con le istituzioni e le comunità locali», ha aggiunto Alessandro Benetton, presidente di Mundys. «Desidero ringraziare il management e tutti i collaboratori di Aéroports de la Côte d’Azur per questo importante risultato, che valorizza in maniera strutturale l’attrattività del secondo aeroporto più grande di Francia. Mundys è un gruppo industriale europeo con una visione di lungo periodo, che considera la Francia un Paese strategico. Qui, nel corso degli anni, abbiamo investito oltre 11 miliardi di euro nel settore infrastrutturale, creando nuovi posti di lavoro e aumentando la competitività dei territori locali. È questa la traiettoria che continueremo a seguire».

Trump rompe con Meloni: «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei»

«Non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato». Lo ha detto Donald Trump raggiunto telefonicamente dal Corriere della Sera, riferendosi a Giorgia Meloni. Che, dopo qualche tentennamento, ha condannato l’attacco rivolto dal presidente Usa a papa Leone XIV. Poi il tycoon ha rincarato la dose: «Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».

LEGGI ANCHE: La tempesta perfetta di Meloni ora in rotta con Israele e con l’amico Trump

Trump rompe con Meloni: «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei»
Leone XIV e Giorgia Meloni (Imagoeconomica/Vatican Media).

Meloni ha definito «inaccettabili» le parole di Trump contro Leone XIV

«Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra», aveva detto Meloni stigmatizzando le affermazioni del tycoon, che aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» il pontefice, il quale gli aveva risposto a tono. Successivamente la premier ha aggiunto: «Quando non si è d’accordo con un alleato bisogna dirlo. Non mi sentirei a mio agio in una società dove i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Le parole di Trump sono inaccettabili, ho espresso la mia solidarietà al papa». Inoltre il governo italiano, come ha fatto sapere la presidente del Consiglio, «in considerazione della situazione attuale», ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele. Un’altra mossa che certo non deve essere piaciuta a The Donald.

Trump rompe con Meloni: «Non vuole aiutarci nella guerra, mi sbagliavo su di lei»
Giorgia Meloni (Ansa).

Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani

Lorenzo Mariani non è ancora arrivato, ma in Leonardo, come nelle migliori tradizioni, le indiscrezioni su chi sbarca e chi lascia sono già iniziate. E non poteva essere diversamente, visto che alcune nomine fatte dal suo predecessore Roberto Cingolani avevano avuto effetti molto divisivi in azienda. Ma cominciamo dalle new entry a Piazza Monte Grappa. Da MBDA, la società missilistica di cui proprio Mariani era diventato amministratore delegato una volta toccata con mano l’impossibilità di convivere con l’ex ministro del governo Draghi, è in arrivo Angelo Sena, suo stretto collaboratore nel ruolo del capo delle relazioni istituzionali Italia. Ancora imprecisato il ruolo, anche se molti lo vedrebbero al posto di Filippo Maria Grasso, Chief Corporate Bodies & Institutional Affairs Office, un manager molto apprezzato da Guido Crosetto, il ministro della Difesa che però da questa tornata di nomine in Leonardo è uscito sconfitto. Data in partenza, o destinata a nuovo ruolo, anche Helga Cossu, l’ex giornalista di Sky molto stimata da Cingolani che, dopo averle dato nel 2023 la direzione della fondazione Leonardo, proprio alla vigilia del rinnovo del consiglio di amministrazione l’ha nominata anche capo della comunicazione del gruppo.

Leonardo, chi viene e chi va: le voci sul nuovo corso Mariani
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