Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Nel film Illusione, diretto da Francesca Archibugi, ora sugli schermi italiani, si narra la storia di una ragazza minorenne dell’Est Europa, finita nelle mani della malavita internazionale. Il caso vuole che diventi oggetto di desiderio del presidente del Parlamento Europeo, il quale, impotente, giace con lei senza deflorarla. La fanciulla si innalza così quasi a leggenda, la “vergine Moldava”, e il film ne segue le penose vicissitudini, fino a che una volitiva pm italiana, interpretata da Jasmine Trinca, decide di dar poderoso seguito alle indagini.

Quei 45 secondi che racchiudono il senso del racconto

Non staremo qui a parlare del film in sé, la cui sceneggiatura è un susseguirsi di ingenuità e semplificazioni da lasciare persino stupefatti. Molto ci interessano, però, quei 45 secondi in cui la coraggiosa pm dialoga con il suo diretto superiore il quale, di fronte alla piega sensazionalistica che assumono le indagini, ossia il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni comunitarie europee, così chiede e si chiede: «Lei non pensa che in un periodo tragico come questo, possa essere una bomba politica nel cuore dell’Europa?». Lo spettatore intuisce che ci troviamo di fronte al cuore del racconto, alla morale della storia, che giunge puntuale nella replica della pm: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna!». Giuro solennemente che ho visto una seconda volta il film per essere certo di avere colto correttamente le parole, tanto mi era parsa significativa la battuta. Significativa dei tempi in cui viviamo, e della corrispettiva ideologia che li sostiene. Il punto cruciale è proprio questo, il fatto che la politica ormai non c’entri più niente.

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Il riflusso, il tramonto della politica e della società

Gli Anni 50/60/70, l’intero Dopoguerra, è come se non fossero mai esistiti. Allora, magari, si esagerava all’opposto: anche il personale, si diceva, è politico. Poi giunse il cosiddetto “riflusso”, termine che ebbe una fortuna giornalistica smisurata, da cui prese avvio il disimpegno, etico e estetico, che condusse direttamente all’età berlusconiana, quella dei “sogni” da realizzare, ciascuno di noi, oltre ogni impegno o politica possibili. Gli ultimi 15 anni della storia della Repubblica sono stati infine caratterizzati dalla messa in discussione integrale della politica stessa. Si badi, non di una determinata politica, ma della politica tout-court. Negli anni del Dopoguerra, lo ricordo perché c’ero, la parola d’ordine era una, e una soltanto: lottare per una società più giusta. La visione promessa era quella di un nucleo sociale nuovo, frutto maturo dell’esperienza democratica post bellica. Nel linguaggio comune, e mediatico, oggi, la parola società viene persino abolita. La società è stata un’astrazione, un’idea temporanea e fugace, Impossibile immaginarne versioni anche parzialmente altre. Abbiamo sognato e immaginato tanto, ma tutto quanto c’era da immaginare, infine, è stato esaurientemente immaginato. Alla politica è stata quindi sostituita la geopolitica che, lo scrive Roberto Esposito, tende a non privilegiare il piano sociale (in M.Cacciari, R.Esposito, Kaos, Il Mulino, 2026, p.113). Resta dunque uno spazio vuoto

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Una scena del film Illusione (Ansa).

La venerazione del passato di cui si celebra un culto vuoto

Questo spazio vuoto può essere l’Italia, Paese votato al grigio destino di museo a cielo aperto. Lo spazio vuoto è quello tipico italiano, polo permanente delle attrazioni turistiche presenti da sempre, storiche e naturali. «In Italia comandano i morti», dice un personaggio di un film di Marco Bellocchio, Il regista di matrimoni (2006), riprendendo una battuta dell’Enrico IV pirandelliano, «Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti». Se soltanto il passato risulta davvero presente, allora il passato non si discute, si venera. Tutte le ossessioni mediatiche vigenti, di cui l’argomento “fascismo” è esempio quotidiano, pur nella schermaglia di posizioni contrastanti, stanno lì a dimostrare che esiste solo il passato, di cui si celebra il culto vuoto, sia a favore che contro.

Il rapporto uomo/donna smette di essere un dato antropologico-sociale

Torniamo alla coraggiosa pm interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca. Di fronte al cruccio di innescare «una bomba politica nel cuore d’Europa», a causa delle tendenze pedofile del presidente del Parlamento Europeo, e di chissà chi altri, la replica della funzionaria è chiarissima: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna». Il caso ha voluto che Illusione uscisse in contemporanea con la riproposta in sala di Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick, il film che dichiara a lettere di fuoco come la questione uomo/donna sia cosa assolutamente politica, da analizzare all’interno dei meccanismi dell’ideologia dominante. Come sostiene Federico Greco, sia in Cinema e potere (Poets & Sailors, 2025), sia nelle puntate su OttolinaTV di Desaparecinema, il trucco oggi è denunciare il male senza attribuirlo al sistema ideologico di riferimento, come invece fa Kubrick, per ridurlo a momento circoscritto, caso limite da correggere. Ma Illusione, il film, va ancora più giù: il rapporto uomo/donna non è un dato antropologico-sociale, ma questione di una enormità tale, che la politica non riesce nemmeno a riflettere, pensare, immaginare. Nel momento in cui è vano qualsiasi sforzo di configurare ipotesi nuove di società, il campo di battaglia si riposiziona: la posta in gioco, né più né meno, è l’intera civiltà umana. Una volta ancora, il passato, mitico e ancestrale, si mostra presente e in azione: Adamo ed Eva. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Francesca Archibugi con Jasmine Trinca alla festa del Cinema di Roma (Ansa).

La trappola in cui cade il film di Archibugi

Un film che si vuole progressista come Illusione cade dunque nella trappola, l’auspicio di un accantonamento radicale della dimensione politica. Si dirà che trattasi di una forzatura artistica degli autori del dialogo, ma non c’è dubbio che il mito e l’ideologia correnti siano proprio questo. Ricominciare da zero. Cancellare la capacità visionaria della politica a vantaggio della ricapitolazione alfabetica dei fondamenti della civiltà umana. La politica, i dati storici sono lì a dimostrarlo, è infatti cosa prettamente maschile: e in quanto tale va ridotta, dimessa, dissolta. Esaurita ogni sorgente immaginativa di possibili società nuove, occorre fare di tutto ciò compiuta tabula rasa: dalla politica passare quindi all’amministrazione, che semplifica e basta, ossia ri-amministrare gli equilibri dell’umanità a partire dalla radice, il rapporto uomo-donna. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione di Francesca Archibugi (Ansa).

Il cinema italiano quale «ostinato segnale di malessere» come disse Elio Petri, pur all’interno di un film trascurabile, contiene quei 45 secondi capaci di cogliere il segno dei tempi: il fatto che ormai la politica non c’entra per niente. Esistono solo gli individui, e i loro diritti, umani e civili. Archetipici e ancestrali. La questione evidenzia così confini molto più grandi, che sono i confini stessi della civiltà: proprio quelli su cui la politica non ha più niente da dire.

Hantavirus: monitorati 4 passeggeri passati da Roma e a contatto con una vittima

AGI - "A seguito delle segnalazioni ricevute attraverso i circuiti internazionali relative al focolaio di Andes Hantavirus collegato alla nave MV Hondius", il ministero della Salute "ha attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali. In Italia sono giunte quattro persone con il volo KLM in coincidenza per Roma sul quale era salita per pochi minuti la donna ricoverata a Johannesburg e lì deceduta.

I recapiti dei quattro passeggeri sono stati acquisiti. Il ministero della Salute ha quindi trasmesso le informazioni alle Regioni di competenza (Calabria, Campania, Toscana, Veneto) per l'attivazione delle procedure di sorveglianza attiva, nel principio di massima cautela".

"La compagnia Oceanwide Expeditions, inoltre - continua il ministero - ha aggiornato, con una propria comunicazione, il quadro relativo ai passeggeri della nave MV Hondius. Sulla nave, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dello staff sanitario Ecdc, salito a bordo a supporto delle attività assistenziali legate all'emergenza. Il ministero della Salute, insieme alle altre amministrazioni e autorità sanitarie coinvolte, continua a garantire il pieno coordinamento e l'applicazione delle misure di sorveglianza previste".

"Le valutazioni condivise a livello internazionale dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) - ricorda il ministero - indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa".

Direttore Oms a Tenerife per coordinare i soccorsi

Intanto il direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sarà oggi sull'isola spagnola di Tenerife per coordinare il soccorso e il trasferimento dei passeggeri colpiti dall'hantavirus su una nave da crociera. Lo hanno riferito fonti del governo spagnolo. Ghebreyesus accompagnerà i ministri della Salute e dell'interno spagnoli "per garantire il coordinamento tra amministrazioni, il controllo sanitario e l'applicazione dei protocolli di sorveglianza e risposta pianificati", hanno detto le fonti.

 

 

 

 

 

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco

Novembre 2017. Xi Jinping concede a Donald Trump una visita privata nella Città Proibita, cosa assai rara nella diplomazia di Pechino. Subito dopo, vengono annunciati accordi per oltre 250 miliardi di dollari, tra cui una vendita da 37 miliardi di dollari di 300 aerei Boeing e progetti energetici per un totale di 69 miliardi. Nove anni e mezzo dopo il mondo è profondamente cambiato. Pochi mesi dopo quell’incontro, la Casa Bianca ha lanciato la prima guerra commerciale, sfociata poi in una contesa a tutto campo che coinvolge anche tecnologia, sicurezza e influenza globale. Quando, un anno fa, Trump ha avviato una nuova escalation sui dazi, la Cina si è fatta trovare più pronta della prima volta. Anche per la sua risposta forte e multiforme, le due potenze sono arrivate a siglare una fragile tregua lo scorso ottobre a Busan.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa).

Il tentativo di stabilizzare gli equilibri tra Cina e Usa

Ora, salvo nuovi rinvii dell’ultimo minuto, Trump si prepara a mettere nuovamente piede in Cina per l’attesissima visita del 14-15 maggio. Un incontro che rischia di essere offuscato dalla crisi in Medio Oriente e a cui ci si avvicina con l’emergere di nuovi e vecchi problemi. Da capire se si tratta di prese di posizione solide in grado di riacutizzare tensioni strutturali, oppure se sono più mosse tattiche dovute al tentativo di assumere una posizione di forza negoziale. Trump non sembra avere dubbi, visto che continua a ripetere che il summit con Xi «sarà fantastico» e che il presidente cinese «è straordinario». In realtà, il summit sembra innanzitutto un tentativo di stabilizzazione di un rapporto che entrambe le parti considerano ormai inevitabilmente competitivo, seppur troppo rischioso per essere lasciato degenerare.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Ansa).

Gli obiettivi commerciali dell’incontro tra Xi e Trump

La sensazione è che la visita di Trump sarà caratterizzata da risultati limitati ma simbolicamente rilevanti. Sul piano commerciale, l’esito più concreto potrebbe essere l’estensione della tregua, con Pechino che spinge per un orizzonte più lungo e Washington che preferisce mantenere una leva negoziale con rinnovi più brevi. Accanto a questo, è plausibile un pacchetto di impegni su acquisti cinesi di beni statunitensi, in particolare agricoli ed energetici. Nel caso si arrivi a un accordo tra Stati Uniti e Iran, la Cina potrebbe anche dare il via libera agli acquisti di greggio americano, per ridurre la pressione Usa sulle sue forniture in un settore assai strategico. C’è chi immagina un grande ordine d’acquisto simbolico nel settore aeronautico, come quello su velivoli Boeing, utile a Trump per rivendicare un successo immediatamente comunicabile sul piano interno. La presenza degli amministratori delegati di Exxon, Qualcomm e Nvidia fa pensare che petrolio e chip saranno ingredienti del menù.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Un distributore Exxon a Washington (Ansa).

Il possibile dialogo sull’IA

Negli ultimi giorni, si è diffusa l’ipotesi della creazione di un meccanismo di dialogo sull’intelligenza artificiale, proprio uno degli snodi più strategici della rivalità sino-americana. Un’intesa in tal senso dimostrerebbe una consapevolezza condivisa del rischio sistemico: entrambe le potenze temono infatti che la competizione tecnologica possa trasformarsi in una dinamica fuori controllo, simile a una corsa agli armamenti.

La crisi di Hormuz e la pressione su Teheran

Certo, la crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sul vertice. Trump sembra voler usare come leva negoziale il blocco del traffico marittimo, forse sottovalutando la capacità della Cina di reggere allo shock energetico. Di certo, Washington continua a chiedere a Pechino di esercitare una maggiore pressione diplomatica su Teheran per accettare un accordo. La Cina ha tutto l’interesse a evitare che la crisi si protragga, ma non vuole apparire subordinata alla strategia americana. Per questo, mentre invita l’Iran a negoziare e sostiene la necessità di ripristinare la sicurezza della navigazione, ribadisce anche la vicinanza politica a Teheran e denuncia l’illegittimità dell’azione militare americana e israeliana. L’incontro dei giorni scorsi tra i ministri degli Esteri di Pechino e Teheran, Wang Yi e Abbas Araghchi, va letto in questa chiave: la Cina vuole rassicurare l’Iran, evitare che Teheran interpreti il summit Xi-Trump come un cedimento a Washington, e al tempo stesso mostrare agli Stati Uniti di avere canali utili per favorire una soluzione. Tradotto: Pechino non vuole farsi trascinare nella crisi, ma non vuole neppure lasciare a Trump la possibilità di usare Hormuz come una leva strategica.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Ansa).

Il nodo di Taiwan

Un altro elemento centrale dell’agenda sarà inevitabilmente Taiwan, che continua a rappresentare il principale punto di frizione strategica tra le due potenze. La telefonata preparatoria al vertice tra Wang Yi e Marco Rubio mostra come Pechino voglia portare Taipei al centro della discussione. Wang ha definito l’isola il principale punto di rischio nelle relazioni bilaterali, ma ha anche collegato Taiwan alla possibilità di «aprire nuovo spazio alla cooperazione Cina-Usa». Questa formulazione suggerisce che Pechino potrebbe andare oltre alla mera riaffermazione delle sue linee rosse, mirando a testare la disponibilità di Trump a uno scambio strategico. La logica cinese appare abbastanza chiara. Se Trump vuole stabilizzare il rapporto, ottenere accordi commerciali, evitare una crisi nel Pacifico e presentare il summit come un successo personale, allora dovrebbe ridurre il sostegno politico, simbolico e possibilmente militare a Taipei. Pechino non si aspetta necessariamente un abbandono esplicito di Taiwan, ma potrebbe cercare una modifica del linguaggio americano: per esempio, passare dal tradizionale «non sosteniamo l’indipendenza di Taiwan» a una formula vicina alla «opposizione all’indipendenza di Taiwan». Sarebbe una differenza apparentemente sottile, ma politicamente rilevante.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

Il sistema anti-sanzioni di Pechino

A ogni modo, i risultati del vertice potranno difficilmente sciogliere i nodi di un rapporto destinato con ogni probabilità a restare competitivo. Proprio in queste settimane, gli Stati Uniti stanno iniziando a trattare i modelli di intelligenza artificiale come asset strategici. È un salto di qualità nella competizione tecnologica. Fino a poco tempo fa, il contenimento americano si concentrava soprattutto sull’hardware: semiconduttori avanzati, macchinari litografici, capacità produttiva, cloud computing. Ora il perimetro si sta allargando anche alla dimensione immateriale dell’IA: modelli, capacità algoritmiche, accesso remoto alla potenza di calcolo. L’irrigidimento fa parte di una più ampia strategia di controlli alle esportazioni. Il Match Act americano punta ad allineare Stati Uniti, Paesi Bassi e Giappone per impedire che la Cina continui ad accedere a macchinari avanzati attraverso “porte laterali” offerte dagli alleati.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Imagoeconomica).

La risposta cinese si sta muovendo su più livelli. Da una parte, la Cina valorizza la propria centralità nelle catene minerarie globali, dalle terre rare alla grafite, fino ai metalli critici. Dall’altra, costruisce un’architettura giuridica di difesa contro sanzioni, decoupling e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Nelle ultime settimane, sono state approvate norme che rafforzano l’arsenale giuridico cinese consentendo indagini contro governi, aziende e individui accusati di danneggiare le catene di fornitura cinesi o di adottare misure discriminatorie. Il messaggio alle multinazionali occidentali è diretto: se vi conformate alle sanzioni americane interrompendo rapporti con soggetti cinesi, potreste violare la legge. L’utilizzo per la prima volta del “divieto di blocco” introdotto dalle norme anti-sanzioni del 2021 (per neutralizzare le sanzioni americane contro cinque aziende collegate all’import di petrolio iraniano) dimostra proprio questo: Pechino è pronta a usare le sue norme come strumento di contro-coercizione. Col risultato che Paesi e attori terzi rischiano di trovarsi di fronte a due sistemi normativi biforcati, rimanendo esposti alle ritorsioni incrociate delle prime due economie mondiali. Ma questo non è un problema di Trump e Xi.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Operaio muore schiacciato da una gru nel Vibonese

AGI - Incidente mortale sul lavoro nel Vibonese. Il decesso è avvenuto nel cantiere del depuratore consortile dell'Angitola, nel territorio di Francavilla Angitola. A perdere la vita F.N., operaio di 53 anni, di Reggio Calabria.

Una gru si è ribaltata schiacciandolo e non lasciandogli scampo nella tarda serata di ieri. Indagini sull'accaduto sono condotte dai Carabinieri al fine di accertare eventuali responsabilità.

Van finisce in un canale a Venezia, tre morti

AGI - Tre persone sono morte questa mattina in località Cà Lino, lungo l'Idrovia Sant'Anna di Chioggia (Venezia), in un incidente stradale. Un furgoncino minivan si è ribaltato all'interno di un canale con otto persone a bordo. I Vigili del fuoco sono intervenuti intorno alle ore 6:30. La richiesta di soccorso è giunta dai Carabinieri, a seguito della segnalazione di un cittadino che aveva notato il mezzo finito nel canale.

Dopo il recupero del mezzo con l'autogru dei Vigili del fuoco, sono stati recuperati all'interno del veicolo i corpi senza vita di tre uomini. Le persone riuscite ad uscire autonomamente dal mezzo risultano essere sei. Sul posto stanno operando le squadre dei Vigili del fuoco di Chioggia, Cavarzere, il nucleo regionale sommozzatori di Venezia e l'autogru giunta da Mestre. Presenti anche Suem 118 e Carabinieri per quanto di competenza. 

Un bambino di 6 anni muore schiacciato da un muletto nel Bellunese

AGI - Un bambino di sei anni è morto nel tardo pomeriggio dopo essere stato schiacciato da un muletto condotto dal padre. L’incidente è avvenuto intorno alle 18.30 nel piazzale di un’azienda in via Cavalieri, nella zona industriale di Sedico (Belluno), dove ha sede un’attività di famiglia.

L'incidente a Belluno 

Immediato l’allarme, con l’intervento del Suem 118 anche con l’elisoccorso atterrato nelle vicinanze. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il piccolo non c’è stato nulla da fare.

Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, i tecnici dello Spisal e i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area e rimosso il mezzo. La dinamica dell’incidente è in corso di accertamento.

“Luci d’Europa”, migliaia di giovani in piazza a Roma festeggiano l’Ue

AGI - Migliaia di giovani si sono ritrovati in piazza del Campidoglio, a Roma, per l'evento “Luci d’Europa”. Circa 3 mila i ragazzi e le ragazze, molti dei quali con le bandiere dell'Europa e con scritte pro Stati Uniti d'Europa.

Cori a favore del vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e per il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, entrambi presenti all'appuntamento organizzato dall’ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla rappresentanza della Commissione europea in Italia, in collaborazione con Roma Capitale e che rientra nel calendario delle celebrazioni della Giornata dell’Europa a Roma.

Metsola in piazza del Campidoglio lancia un messaggio di speranza 

"La Giornata dell'Europa qui a Roma è un messaggio di speranza per i nostri giovani che hanno delle preoccupazioni sui conti, sulla possibilità di trovare una casa, un lavoro dignitoso. Tutto questo noi politici, eletti dai cittadini, dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di trovare delle soluzioni per loro", ha detto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola arrivando in piazza dopo aver salutato Tajani e l'europarlamentare di Fratelli d'Italia-ECR Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo.

Tajani: "L'Europa è il luogo dove si vive meglio" 

Il ministro Tajani, dopo aver ricordato che l'incontro del Governo con il segretario di Stato Usa Marco Rubio "è andato bene, un colloquio franco tra amici, tra alleati", ha spiegato dal palco che l'Europa è il luogo dove si vive meglio. Poi è giusto parlare delle riforme: "dobbiamo avere un'unica politica estera e una sola politica di difesa per contare di più. Siamo fieri di essere italiani, ma siamo anche europei. Vogliamo che i Paesi dei Balcani e anche l'Ucraina siano parte dell'Unione Europea".

In piazza del Campidoglio anche la cantante Michielin 

Grande l'interesse anche nei confronti degli altri ospiti. Tra questi la cantautrice Francesca Michielin, acclamata da tanti giovani presenti. All'evento presenti anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto e i vicepresidenti del Parlamento europeo Pina Picierno e Antonella Sberna.

Nel corso della serata spazio anche a contributi e proposte di giovani sul futuro dell’Europa, con la partecipazione di rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Giovani, dell'Agenzia Italiana per la Gioventù e di Erasmus Student Network.

Uccide la moglie poi tenta il suicidio, arrestato a Piacenza

AGI - Una donna 56enne è stata trovata morta questo pomeriggio con ferite da arma da taglio in un alloggio nella periferia di Piacenza. Il marito, un uomo 60enne di origine macedone, avrebbe confessato di averla uccisa quando ha chiamato i soccorsi, nel primo pomeriggio. L'appartamento era chiuso e, con l'aiuto dei vigili del fuoco, i carabinieri sono entrati in casa passando dal balcone.

Arrestato il marito a Piacenza 

Poche ore dopo il femminicidio, il marito della vittima è stato rintracciato e arrestato. L'uomo, a quanto si apprende, è stato trovato al cimitero di Piacenza, dove si trova la tomba del figlio, morto qualche anno fa. Avrebbe tentato di tagliarsi le vene e sarebbe ferito. È stato portato al pronto soccorso.

I carabinieri indagano sul movente e la dinamica dell'omicidio.

Biennale, scontri al corteo pro Pal per la presenza di Israele. Salvini: “Buttafuoco ha ra…

AGI -  Tensione alla Biennale di Venezia. Scontro tra Polizia e manifestanti al corteo contro la presenza di Israele, che inaugura proprio oggi il suo Padiglione alla Biennale Arte di Venezia. Il contatto c'è stato quando il corteo ha tentato di sfondare il blocco della polizia per avvicinarsi all'entrata dell'Arsenale dove si trova il Padiglione dello Stato ebraico.

Scontri alla Biennale di Venezia 

E poi serrande abbassate di alcuni padiglioni nazionali (Paesi Bassi, Belgio, Francia, Giappone tra i tanti) contro la sua presenza. Giornata decisamente movimentata alla Biennale di Venezia dove si stanno preparando a sfilare, in realtà a diverse centinaia di metri di distanza, gli artisti di Anga - Art not Genocide Alliance e Biennalocene. Il tutto nel giorno in cui si inaugura il Padiglione Venezia. 

Secondo quando apprende l'AGI sarebbero un migliaio i manifestanti che hanno preso parte al corteo. Gli organizzatori, nel canale Telegram Global Project, parlano invece di 3mila persone. Durante il corteo è stato scandito più volte lo slogan: "Venezia lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare"

Le dichiarazioni di Salvini al suo arrivo 

"Non penso che gli artisti siano protagonisti o complici delle guerre che ci sono in corso. Questo vale per tutti i Paesi. Oggi mi sembra che stiano boicottando Israele, ieri la Russia, domani gli Stati Uniti, dopodomani magari l'Italia. Io penso che l'arte non debba conoscere ne' censure, ne' bavaglio, ne' boicottaggio, ne' chiusure". L'ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini a Mestre (Venezia) dove ha preso parte ad un appuntamento elettorale prima di visitare la 61esima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale.
"Al di la' dei conflitti in corso io penso che realta' come quella della Biennale servano a riavvicinare popoli, lingue, culture in un momento difficile. Sono cento Paesi che portano il meglio della loro arte a Venezia e io ne sono orgoglioso" ha poi concluso.

"Godiamoci l'arte, godiamoci gli artisti al di la' delle polemiche, delle bandiere, dei boicottaggi. Io continuo a ritenere che Pietrangelo Buttafuoco (presidente della Fondazione La Biennale, ndr) abbia ragione. Penso che l'arte, come lo sport debbano essere esenti da conflitti. Non penso che gli artisti americani, cinesi, israeliani o russi siano portavoce di conflitti in corso". L'ha detto il vicepremier Matteo Salvini al suo arrivo ai Giardini della Biennale di Venezia, dove ha annunciato di voler vedere tutti i padiglioni nazionali.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Il tennis tallona il calcio: i numeri del boom

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto.