Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo nei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare Nimitz e del relativo gruppo d’attacco. L’annuncio coincide con l’intensificarsi della campagna di pressione dell’amministrazione di Donald Trump contro Cuba e con l’incriminazione dell’ex presidente Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. «Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz», ha postato su X il Southcom, responsabile delle operazioni in America Latina, Messico escluso. L’annuncio arriva in parallelo all’inasprimento delle relazioni di Washington con L’Avana, con cui gli Stati Uniti stanno da mesi negoziando nell’ambito del blocco petrolifero imposto a Cuba, e alla recente accusa formulata dal dipartimento di Giustizia contro l’ex presidente cubano Raul Castro, legata alla morte di quattro aviatori statunitensi nel 1996.
“Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi, questa è una vigliaccata”: l’urlo del padre di And…
AGI - "Andrea è innocente, mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi. E noi siamo forti su questo. È stata una vigliaccata". Lo dice ai microfoni dal Tg1 il Giuseppe Sempio, padre dell'indagato della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Sui social del Tg1 l'intervista esclusiva.
Giuseppe Sempio urla l'innocenza di suo figlio: "Non c'entra niente - ribadisce più volte - è assolutamente innocente"
"Una vigliaccata di chi?" chiede la giornalista del Tg1 e Sempio risponde: "Di chi non lo posso sapere. Siamo forti per l'innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene". Giuseppe Sempio è indagato dalla Procura di Brescia assieme all'allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari.
L'ipotesi, sulla base di un appunto trovato a casa dei Sempio, è che il padre di Andrea abbia corrotto Venditti per indurlo a chiedere l'archiviazione del figlio nel 2017 dall'accusa di avere ucciso Chiara Poggi. La chiusura di questa indagine non è lontana e dovrebbe arrivare nelle prossime settimane dopo il deposito di un'informativa. Sempio e Venditti hanno sempre respinto le accuse e l'interpretazione del foglietto ('Venditti gip archivia per 20-30') come prova della corruzione.
Il contesto: la ricostruzione del delitto di Garlasco
Le parole disperate del padre arrivano in scia a un clamoroso colpo di scena che ha riaperto i riflettori su uno dei casi di cronaca nera più celebri d'Italia. Il delitto risale al 13 agosto 2007, quando la ventiseienne Chiara Poggi fu trovata senza vita, colpita brutalmente sulla testa, sul fondo delle scale della sua villetta a Garlasco, in provincia di Pavia. Per quell'omicidio, dopo un lunghissimo iter giudiziario fatto di assoluzioni e colpi di scena, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione l'allora fidanzato della vittima, Alberto Stasi, attualmente detenuto nel carcere di Bollate.
La nuova inchiesta che vede coinvolto Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è scaturita da un esposto presentato proprio dai legali di Stasi. La difesa ha infatti commissionato una perizia privata sui residui di DNA rinvenuti sotto le unghie di Chiara Poggi, sostenendo che quei frammenti genetici corrispondano a quelli del giovane Sempio e non a quelli del fidanzato condannato. Una tesi che la famiglia Sempio respinge con forza, ricordando come la posizione del ragazzo fosse già stata vagliata e archiviata dagli inquirenti nelle primissime fasi delle indagini.
Sorelle di Messina Denaro indagate, il gip dice no all’arresto
Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, sono indagate per procurata inosservanza della pena per aver aiutato il fratello a sottrarsi alla cattura quando era ricercato. La procura aveva contestato loro l’associazione mafiosa e ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha modificato l’accusa e, pur ritenendo che ci siano a loro carico i gravi indizi di colpevolezza, non ha disposto la misura per mancanza delle esigenze cautelari visto che il boss è deceduto. I pm hanno proposto appello al tribunale del Riesame.
Qvando c’era Lei: i manifesti di Italia viva che irritano Meloni e imbarazzano FS
Giorgia Meloni sarebbe su tutte le furie. Colpa dei manifesti di Italia viva per il 2 X 1000 apparsi nelle stazioni di Roma e Milano, che prendono di mira la premier. La grafica scelta dai creativi del partito renziano richiama infatti quella del Ventennio con uno slogan principale che lascia poco spazio alle interpretazioni:«QVUANDO C’ERA LEI», seguito da alcune varianti: «si pagavano le tasse», «i treni arrivavano in ritardo», «i giovani scappavano dall’Italia», «l’Italia era meno sicura», «la spesa si pagava di più».
La campagna comprende anche un video in stile cinegiornale dell’Istituto Luce pubblicato sul canale YouTube di Matteo Renzi. E un sito: www.quandoceralei.it.
Le telefonate tra Palazzo Chigi, ministero dei Trasporti e Fs
L’iniziativa ha scatenato il putiferio a Palazzo Chigi e pure in Ferrovie. Come riporta La Stampa, l’ad Stefano Donnarumma è stato chiamato dal ministero dei Trasporti. Le stazioni infatti fanno capo a Rfi che gestisce gli spazi pubblicitari attraverso un’altra società. Evidentemente qualcosa nella comunicazione è andato storto, visto che gli slogan di IV criticano direttamente anche Ferrovie e i ritardi dei treni. Il vero bersaglio però resta la premier. E infatti Palazzo Chigi ha chiesto lumi al ministero guidato da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia ha fatto lo stesso con il gruppo FS, dossier lasciato in mano alla Lega.
Botte, urla e spintoni tra i dirigenti: il video della rissa VIP in Palermo-Catanzaro
AGI - Sfida ad alta tensione sul campo e botte in tribuna autorità ieri sera allo stadio Renzo Barbera per la semifinale dei play off di serie B tra Palermo e Catanzaro. Una tensione che si è riservata anche tra gli spalti.
La rissa
Alla fine del primo tempo infatti - mentre i rosanero chiudono in vantaggio di un gol ma ne servono altri 2 per superare il turno - è scoppiata una rissa nella tribuna dove erano seduti anche alcuni dirigenti della società calabrese. Un breve ma intenso parapiglia tra una decina di persone è poi sedato grazie all'intervento degli steward e delle forze dell'ordine. Un momento "intenso" di inciviltà, diventato anche virale grazie a numerosi filmati pubblicati sui social network.
Vannacci cresce, Salvini sprofonda: la nemesi del fu Capitano
Dice il generale Roberto Vannacci in un’intervista alla Stampa che il suo partito, Futuro Nazionale, cresce «in modo astronomico». Parola sua, ovvero di chi di understatement non ha mai sofferto. Magari sulle ali dell’entusiasmo (chi si accontenta gode) per l’ultimo acquisto, Laura Ravetto, già forzista, poi leghista, ora nazional-futurista, una insomma che cambia partito con la stessa velocità delle mise con cui si autoritrae nel suo profilo Instagram. Ma tanto basta perché Vannacci cavalchi il suo arruolamento come il segnale di una inarrestabile tendenza. Presto, infatti, arriveranno altri sbarchi importanti, non solo dalla destra che implode ma da tutti i partiti. Insomma, a sentire il generale ne vedremo delle belle. Intanto lui si muove con lo stesso piglio con cui si comanda una colonna corazzata: avanti tutta, e boia chi molla. A meno che a mollare siano quelli della diaspora politica che sgomitano per arruolarsi sotto le sue insegne.
— Laura Ravetto (@lauraravetto) May 19, 2026
La piaga è sempre lì, nello zelig della Lega
Ravetto veniva da Salvini, e non per girare il coltello nella piaga è sempre lì, nello zelig della Lega, che si annida il problema. Con metaforica allusività, la di lui fidanzata Francesca Verdini si è fatta instagrammare mentre compie un funambolico testacoda corporale, mani a terra e piedi in alto che spingono verso il muro creando un perfetto angolo di 90 gradi. L’interpretazione, direbbe Freud, oltre che interminabile è naturalmente libera. Molto più della storia del generale e del segretario, dove il mago viene mangiato dal coniglio che ha tirato fuori dal cilindro.

Salvini si era illuso di poter ‘domare’ il generale…
Salvini accolse Vannacci nella Lega con mossa ardita ma a suo dire efficace, inglobare il suo rumoroso mondo al contrario per ribaltare le sorti di un partito in vistosa crisi di consensi. Non pago, lo impose come vicesegretario, assieme all’altra voce soave di Silvia Sardone, come dire che nella Lega di lotta c’era poco o nessuno spazio per quella di governo. Vicesegretario anche perché, sospettando il non proprio lucidissimo Matteo che il generale non avrebbe recitato a lungo la parte del gregario, seppur di lusso, avrebbe preso altre strade. Se lo faccio vice, questo il ragionamento, gli do un ruolo e un peso politico che dovrebbe placarne le ambizioni.

… È finita con Vannacci che si è portato dietro un pezzo di elettorato
Risultato: Vannacci se n’è andato portandosi dietro un pezzo di elettorato che ora guarda Salvini come un rammollito tutto chiacchiere e distintivo, incendiario di giorno e pompiere di notte, imbrigliato com’è dentro una maggioranza che sulle cose che contano (Europa, Ucraina) pensa e fa all’opposto di lui. Le conseguenze si vedono nei sondaggi, che restituiscono impietosi l’immagine della beffa. Lega ultima nella coalizione di governo, sorpassata da Forza Italia, un partito che porta il nome di un morto nel suo simbolo, al contrario del vivissimo Salvini che si danna l’anima per risalire la china. Sorpassata, peraltro, anche dal duo di Avs Bonelli-Fratoianni, i Bouvard e Pécuchet del ribellismo nostrano.

Solo una soglia malandrina potrà fermare Futuro Nazionale
Destino cinico e baro, nemesi. Non quella greca, tragica e implacabile ma quella di un uomo politicamente ridicolo, che pensava di usare Vannacci come utile idiota salvo ritrovarsi poi l’essere lui l’utile idiota del generale. Il quale, sempre a giudicare dalle sue esternazioni, sembra euforico. Se non lo fermerà una legge elettorale con la soglia malandrina, Vannacci non sembra destinato a essere l’ennesima meteora della politica italiana. Anche perché può sempre contare sull’onda mediatica che lo tiene a galla, e che trasforma protagonisti numericamente insignificanti (lui, Calenda, Renzi) in leader con tanto di folle al seguito.
“Mio fratello ha distrutto quelle vite”: parla la sorella di El Koudri
A parlare, tra le lacrime, è Carmen El Koudri, la sorella di Salim, che sabato scorso a Modena ha falciato con l'auto, sette persone, alcune ferite gravemente. "Non riesco a capire - prosegue disperata -, non facciamo altro che pensare, veramente, alla signora che non potrà piu' camminare. Alle famiglie distrutte, ma anche alle persone che hanno assistito. È orribile, è orribile". "Io non riesco ad immaginare quanto possa essere doloroso - prosegue, interrompendosi spesso a causa dei singhiozzi -. Cosa si può dire? Mi dispiace non sarà mai abbastanza. Mai, mai, mai".
Il messaggio della famiglia e la smentita sulla fuga
La donna parla in un audio affidato all'avvocato di Salim El Koudri, Fausto Gianelli. "È un messaggio della sorella, a nome anche dei genitori - spiega Gianelli -, per esprimere il loro dolore, amarezza e vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e alla citta' tutta di Modena".
I due coniugi - aggiunge Gianelli - "sono stati accusati di essere scappati ma erano semplicemente andati per due notti a casa della figlia e ora sono rientrati nella loro abitazione".
"Non so neanche se riuscirò a guardare negli occhi mio fratello, ma non possiamo neanche smettere di volergli bene. Lo andremo a trovare, sì ma non sappiamo quando". "Mai in vita mia avrei immaginato un qualcosa del genere - dice Carmen -. Nessuno, me, i miei genitori, nessuno. Perché Salim è sempre stato bravo, oserei dire anche il primo della classe".
"Studioso preciso, ordinato - prosegue tracciando il ritratto del fratello -, sempre pulito, anche in camera sua: era sia lo studente che il figlio perfetto". "È che non lo non abbiamo visto - si rammarica - non abbiamo captato, non abbiamo visto che qualcosa è cambiato in lui. Sì, nell'ultimo periodo abbiamo notato che era combattuto, era diverso, ma pensavo fosse il dispiacere di non trovare lavoro a 30 anni".
"Mai avrei pensato a una cosa del genere - assicura -. Siamo cresciuti insieme, abbiamo vissuto insieme, non abbiamo mai avuto problemi con i vicini, in generale con tutti, con qualunque persona che abbiamo incontrato nella nostra vita". "Stavamo bene - dice incredula -, non capisco cosa sia successo, non riesco a capire".
Software spia nei pc dei magistrati, perquisizioni domiciliari e informatiche
Le credenziali violate e i contratti esterni
"Gli accertamenti investigativi si sono resi necessari poiché, dai primi riscontri, è emerso che le intrusioni informatiche sono avvenute attraverso la forzatura del sistema resa possibile dal possesso delle credenziali di amministratore - è scritto ancora nel comunicato -. I soggetti perquisiti avevano infatti disponibilità di tali credenziali in virtù di contratti di assistenza informatica stipulati dal Ministero con ditte terze. Le perquisizioni si sono svolte in modo partecipato e nel pieno rispetto delle garanzie difensive. Le analisi forensi sui dispositivi sequestrati sono tuttora in corso".
Nuovo corso Gedi: salta la prima testa
Prima vittima del nuovo corso di Gedi in salsa greca. A saltare è la testa di Fabiano Begal, nel gruppo dal 2023 dove ha cominciato con la responsabilità del centro stampa di Roma, e attualmente amministratore delegato e direttore generale di Gedi Digital, costola del gruppo che edita La Repubblica e, ancora per poco, La Stampa, il cui passaggio nella mani della Sae di Alberto Leonardis dovrebbe avvenire a fine maggio.

I motivi del siluramento
A Begal, formalmente, viene imputato un incidente tecnico che ha bloccato per qualche ora il sito di Repubblica provocando una serie di disguidi. In realtà rientra nel progetto di ristrutturazione del gruppo che squadre di consulenti stano portando avanti per conto di Theo Kyriakou, il quale come primo atto della sua avventura italiana ha dato una stretta ai poteri di firma di tutti i manager.
Antenna tratta con Warner Bros Discovery per una Cnn italiana
Antenna, il gruppo greco nuovo proprietario di Repubblica e di altri asset Gedi, e Warner Bros Discovery starebbero discutendo della creazione di un canale all news con il marchio Cnn per l’Italia. Lo riporta il Sole 24 Ore, spiegando che i colloqui rientrerebbero nella strategia della nuova Gedi che guarda alla televisione partendo dall’informazione, terreno considerato strategico dalla proprietà greca controllata da K Group della famiglia Kyriakou. Una strategia che comprenderebbe anche trattative con Dazn, con l’idea di dar vita a un bollettino quotidiano di news confezionato da Antenna con responsabilità editoriale diretta del gruppo greco e un linguaggio coerente con quello della piattaforma sportiva. Un prodotto pensato per allargare il tempo di permanenza degli utenti in app e intercettare una fascia di pubblico giovane abituata a consumare contenuti fra streaming, social e clip video.
