AGI - A distanza di tre anni dal trapianto di rene, ha dato alla luce il suo secondogenito. È la storia di una donna di 34 anni originaria del Napoletano che, qualche giorno fa, ha partorito all’ospedale di Salerno. Il neonato, del peso di 2 chili e 950 grammi, sta bene, così come la madre.
La gravidanza in una donna portatrice di trapianto renale è una condizione rara e particolarmente delicata. È, infatti, una situazione ad alto rischio che richiede un attento monitoraggio sia per la salute della madre e per la funzionalità dell’organo trapiantato, sia per il benessere del nascituro. In Italia, in media, si registrano circa dieci parti all’anno in donne portatrici di trapianto di rene.
Il trapianto e il percorso clinico
La 34enne, nel 2023, è stata sottoposta, al Centro trapianti renali dell’azienda ospedaliero-universitaria Ruggi di Salerno, a un trapianto da donatore deceduto. Successivamente è stata affidata alle cure dei nefrologi del trapianto.
La scoperta della gravidanza
Nel luglio dello scorso anno ha scoperto di essere in dolce attesa e, grazie al lavoro di équipe e allo stretto monitoraggio clinico garantito dai nefrologi, ha partorito, nei giorni scorsi, il suo secondo figlio.
Una nascita dopo 17 anni
La nascita è arrivata a distanza di 17 anni dalla prima gravidanza, avvenuta quando la donna non era ancora affetta da malattia renale.
Un centro di riferimento nazionale
L’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona si conferma così centro di riferimento per il follow-up del trapianto renale e per la gestione delle gravidanze nelle pazienti trapiantate, con una delle casistiche italiane più rilevanti per questa tipologia di pazienti.
Un caso unico nella letteratura scientifica
Lo scorso anno, proprio a Salerno, è stato descritto il primo caso al mondo riportato in letteratura relativo a una gravidanza ottenuta mediante fecondazione eterologa in una paziente trapiantata e affetta da rene policistico.
AGI - Parla al Tg1 Federico, 25 anni, calabrese, uno dei 4 passeggeri italiani che erano sullo stesso volo dal Sudafrica all'Olanda, con a bordo la donna poi deceduta all'ospedale di Johannesburg.
"Sto bene, non ho sintomi", ha raccontato al Tg1, "da questa mattina sono in quarantena nella casa dei miei genitori. Devo evitare tutti i contatti mi hanno detto dalla Asl".
Rientro in Italia e isolamento
"Sono rientrato in Italia per un periodo di ferie, faccio il marittimo. Da Amsterdam ho preso poi un altro volo per Fiumicino dove sono arrivato il 26 aprile" ha spiegato il giovane.
La scena sembra ipnotica. C’è un uomo impalato da ore davanti a una slot machine. Ogni volta pensa: «Ancora una e poi basta». Evidentemente non siamo nella Russia ottocentesca de Il giocatore di Dostoevskij, ma in uno dei tanti alberghi di Las Vegas. Un tiro dopo l’altro. L’uomo a volte vince. A volte no. Ma continua. I casinò sanno bene come funziona per riuscire a tenerlo lì, incollato su una sedia da ore. E non sono gli unici. Vale anche per gli smartphone.
Il desiderio che si autoalimenta tra feed, like e scroll
Il meccanismo ha un nome preciso: ricompensa variabile. In termini tecnici, la combinazione tra un feedback immediato e la variabilità della ricompensa aumenta la persistenza del comportamento. Detto in soldoni: se insegui una cosa e non la trovi mai, finisce che smetti di cercare. Idem se la trovi sempre perché ti ci abitui e l’interesse cala. Ma se quella cosa che cerchi a volte la trovi e a volte no, e non sai per certo quando la troverai e quando no, non riuscirai a smettere di cercarla. Come quando giri ancora un’altra carta o dai ancora un occhio al tuo cellulare. Piccole vincite gettate lì per caso, ma non del tutto. Diciamo abbastanza spesso da non farti smettere di cercare. Il desiderio si autoalimenta, il refresh del feed, l’ultima notifica, il penultimo like, lo scroll infinito.
Combattere l’iper-connessione è diventata un’industria (foto Unsplash).
Riescono a sfruttare le nostre vulnerabilità psicologiche
Lo spiegava bene l’informatico e imprenditore Tristan Harris, una delle menti dietro il successo di Google e uno dei primi critici del modus operandi dei giganti del web. Un prodotto digitale costruito sul meccanismo della ricompensa variabile agisce sulla mente esattamente come il braccio di una slot machine. In quel documento riservato, Harris analizzava le nostre vulnerabilità psicologiche che qualcuno aveva imparato a sfruttare al meglio per non lasciarci andare. La nostra predisposizione agli stimoli intermittenti, il nostro bisogno di approvazione sociale, la paura di perderci qualcosa. L’incertezza che ci spinge a cercare ancora. Era il 2013.
Digital detox, un mercato che vale già quasi 3 miliardi di dollari
Un anno dopo, sempre in California, l’ex manager tech reduce da un burnout Levi Felix aprì Camp Grounded, uno dei primi retreat per disintossicarsi dagli schermi. A seguire, nel Regno Unito, fu la volta di Time To Log Off, fondato da un’ex imprenditrice digitale, Tanya Goodin: weekend offline, consulenze, percorsi per ridurre la dipendenza dallo schermo. Invece di diventare oggetto di regolamentazione, la critica al digitale si era trasformata essa stessa in un mercato. Un mercato molto ricco che oggi vale quasi 3 miliardi di dollari e che si stima raddoppi entro il 2033. Insomma, c’è domanda. Come ha messo in luce un’analisi di EY, una società di consulenza, nel 2025 più di un terzo dei consumatori britannici è interessato a un digital detox, quota che sale quasi alla metà tra i 18 e i 34 anni.
Percorsi e weekend digital detox diventano sempre più un business (foto Unsplash).
Se si comprano prodotti o servizi, è solo un’oasi di decelerazione
E poi c’è quello che il filosofo sloveno Slavoj Žižek chiama “interpassività”, cioè la nostra convinzione di affrontare il problema comprando la soluzione piuttosto che agendo sulle abitudini che lo scatenano. Così, invece di porci dei limiti, di darci una regolata, deleghiamo a un prodotto o a un servizio. Il risultato è che la soluzione dura il tempo dell’acquisto. Pit-stop che il sociologo tedesco Hartmut Rosa definisce «oasi di decelerazione». Come infatti ha osservato uno studio dell’Università di Lancaster, ci si muove in un loop senza via di fuga. Si smette per un po’, si ricade, ci si sente in colpa, si ricompra un nuovo strumento per ricominciare. Ogni ricaduta è solo una pausa per radicarsi ancora di più in questo circolo vizioso.
Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone
Così l’industria del digital detox ha trovato terreno fertile, trasformando il desiderio di disconnessione in un simbolo di benessere contemporaneo. Il problema è che molte di queste soluzioni per staccare finiscono per riprodurre un evidente problema di classe. Perché il detox digitale è ormai diventato una nuova categoria del lusso. App per smettere di usare le app in abbonamento. Telefoni costosissimi che fanno meno cose. Vacanze tech-free da centinaia di euro a notte prenotate online. Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone per quarantotto ore e chiamarlo benessere.
Nella natura, ma comunque schiavi dello scroll (foto Unsplash).
Per qualcuno spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato
Naturalmente tutto questo vale finché puoi permetterti di mettere il cartello “Torno subito”. Perché c’è un’intera economia fatta di freelance, precari iperconnessi, creator, rider e consulenti per cui spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato. E così il detox digitale finisce per somigliare a molte altre cose contemporanee. Un lusso per persone già abbastanza protette da potersi assentare.
Nel film Illusione, diretto da Francesca Archibugi, ora sugli schermi italiani, si narra la storia di una ragazza minorenne dell’Est Europa, finita nelle mani della malavita internazionale. Il caso vuole che diventi oggetto di desiderio del presidente del Parlamento Europeo, il quale, impotente, giace con lei senza deflorarla. La fanciulla si innalza così quasi a leggenda, la “vergine Moldava”, e il film ne segue le penose vicissitudini, fino a che una volitiva pm italiana, interpretata da Jasmine Trinca, decide di dar poderoso seguito alle indagini.
Quei 45 secondi che racchiudono il senso del racconto
Non staremo qui a parlare del film in sé, la cui sceneggiatura è un susseguirsi di ingenuità e semplificazioni da lasciare persino stupefatti. Molto ci interessano, però, quei 45 secondi in cui la coraggiosa pm dialoga con il suo diretto superiore il quale, di fronte alla piega sensazionalistica che assumono le indagini, ossia il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni comunitarie europee, così chiede e si chiede: «Lei non pensa che in un periodo tragico come questo, possa essere una bomba politica nel cuore dell’Europa?». Lo spettatore intuisce che ci troviamo di fronte al cuore del racconto, alla morale della storia, che giunge puntuale nella replica della pm: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna!». Giuro solennemente che ho visto una seconda volta il film per essere certo di avere colto correttamente le parole, tanto mi era parsa significativa la battuta. Significativa dei tempi in cui viviamo, e della corrispettiva ideologia che li sostiene. Il punto cruciale è proprio questo, il fatto che la politica ormai non c’entri più niente.
Il riflusso, il tramonto della politica e della società
Gli Anni 50/60/70, l’intero Dopoguerra, è come se non fossero mai esistiti. Allora, magari, si esagerava all’opposto: anche il personale, si diceva, è politico. Poi giunse il cosiddetto “riflusso”, termine che ebbe una fortuna giornalistica smisurata, da cui prese avvio il disimpegno, etico e estetico, che condusse direttamente all’età berlusconiana, quella dei “sogni” da realizzare, ciascuno di noi, oltre ogni impegno o politica possibili. Gli ultimi 15 anni della storia della Repubblica sono stati infine caratterizzati dalla messa in discussione integrale della politica stessa. Si badi, non di una determinata politica, ma della politica tout-court. Negli anni del Dopoguerra, lo ricordo perché c’ero, la parola d’ordine era una, e una soltanto: lottare per una società più giusta. La visione promessa era quella di un nucleo sociale nuovo, frutto maturo dell’esperienza democratica post bellica. Nel linguaggio comune, e mediatico, oggi, la parola società viene persino abolita. La società è stata un’astrazione, un’idea temporanea e fugace, Impossibile immaginarne versioni anche parzialmente altre. Abbiamo sognato e immaginato tanto, ma tutto quanto c’era da immaginare, infine, è stato esaurientemente immaginato. Alla politica è stata quindi sostituita la geopolitica che, lo scrive Roberto Esposito, tende a non privilegiare il piano sociale (in M.Cacciari, R.Esposito, Kaos, Il Mulino, 2026, p.113). Resta dunque uno spazio vuoto.
Una scena del film Illusione (Ansa).
La venerazione del passato di cui si celebra un culto vuoto
Questo spazio vuoto può essere l’Italia, Paese votato al grigio destino di museo a cielo aperto. Lo spazio vuoto è quello tipico italiano, polo permanente delle attrazioni turistiche presenti da sempre, storiche e naturali. «In Italia comandano i morti», dice un personaggio di un film di Marco Bellocchio, Ilregista di matrimoni (2006), riprendendo una battuta dell’Enrico IV pirandelliano, «Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti». Se soltanto il passato risulta davvero presente, allora il passato non si discute, si venera. Tutte le ossessioni mediatiche vigenti, di cui l’argomento “fascismo” è esempio quotidiano, pur nella schermaglia di posizioni contrastanti, stanno lì a dimostrare che esiste solo il passato, di cui si celebra il culto vuoto, sia a favore che contro.
Il rapporto uomo/donna smette di essere un dato antropologico-sociale
Torniamo alla coraggiosa pm interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca. Di fronte al cruccio di innescare «una bomba politica nel cuore d’Europa», a causa delle tendenze pedofile del presidente del Parlamento Europeo, e di chissà chi altri, la replica della funzionaria è chiarissima: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna». Il caso ha voluto che Illusione uscisse in contemporanea con la riproposta in sala di Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick, il film che dichiara a lettere di fuoco come la questione uomo/donna sia cosa assolutamente politica, da analizzare all’interno dei meccanismi dell’ideologia dominante. Come sostiene Federico Greco, sia in Cinema e potere (Poets & Sailors, 2025), sia nelle puntate su OttolinaTV di Desaparecinema, il trucco oggi è denunciare il male senza attribuirlo al sistema ideologico di riferimento, come invece fa Kubrick, per ridurlo a momento circoscritto, caso limite da correggere. Ma Illusione, il film, va ancora più giù: il rapporto uomo/donna non è un dato antropologico-sociale, ma questione di una enormità tale, che la politica non riesce nemmeno a riflettere, pensare, immaginare. Nel momento in cui è vano qualsiasi sforzo di configurare ipotesi nuove di società, il campo di battaglia si riposiziona: la posta in gioco, né più né meno, è l’intera civiltà umana. Una volta ancora, il passato, mitico e ancestrale, si mostra presente e in azione: Adamo ed Eva.
Francesca Archibugi con Jasmine Trinca alla festa del Cinema di Roma (Ansa).
La trappola in cui cade il film di Archibugi
Un film che si vuole progressista come Illusione cade dunque nella trappola, l’auspicio di un accantonamento radicale della dimensione politica. Si dirà che trattasi di una forzatura artistica degli autori del dialogo, ma non c’è dubbio che il mito e l’ideologia correnti siano proprio questo. Ricominciare da zero. Cancellare la capacità visionaria della politica a vantaggio della ricapitolazione alfabetica dei fondamenti della civiltà umana. La politica, i dati storici sono lì a dimostrarlo, è infatti cosa prettamente maschile: e in quanto tale va ridotta, dimessa, dissolta. Esaurita ogni sorgente immaginativa di possibili società nuove, occorre fare di tutto ciò compiuta tabula rasa: dalla politica passare quindi all’amministrazione, che semplifica e basta, ossia ri-amministrare gli equilibri dell’umanità a partire dalla radice, il rapporto uomo-donna.
Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione di Francesca Archibugi (Ansa).
Il cinema italiano quale «ostinato segnale di malessere» come disse Elio Petri, pur all’interno di un film trascurabile, contiene quei 45 secondi capaci di cogliere il segno dei tempi: il fatto che ormai la politica non c’entra per niente. Esistono solo gli individui, e i loro diritti, umani e civili. Archetipici e ancestrali. La questione evidenzia così confini molto più grandi, che sono i confini stessi della civiltà: proprio quelli su cui la politica non ha più niente da dire.
AGI - "A seguito delle segnalazioni ricevute attraverso i circuiti internazionali relative al focolaio di Andes Hantavirus collegato alla nave MV Hondius", il ministero della Salute "ha attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali. In Italia sono giunte quattro persone con il volo KLM in coincidenza per Roma sul quale era salita per pochi minuti la donna ricoverata a Johannesburg e lì deceduta.
I recapiti dei quattro passeggeri sono stati acquisiti. Il ministero della Salute ha quindi trasmesso le informazioni alle Regioni di competenza (Calabria, Campania, Toscana, Veneto) per l'attivazione delle procedure di sorveglianza attiva, nel principio di massima cautela".
"La compagnia Oceanwide Expeditions, inoltre - continua il ministero - ha aggiornato, con una propria comunicazione, il quadro relativo ai passeggeri della nave MV Hondius. Sulla nave, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dello staff sanitario Ecdc, salito a bordo a supporto delle attività assistenziali legate all'emergenza. Il ministero della Salute, insieme alle altre amministrazioni e autorità sanitarie coinvolte, continua a garantire il pieno coordinamento e l'applicazione delle misure di sorveglianza previste".
"Le valutazioni condivise a livello internazionale dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) - ricorda il ministero - indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa".
Direttore Oms a Tenerife per coordinare i soccorsi
Intanto il direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sarà oggi sull'isola spagnola di Tenerife per coordinare il soccorso e il trasferimento dei passeggeri colpiti dall'hantavirus su una nave da crociera. Lo hanno riferito fonti del governo spagnolo. Ghebreyesus accompagnerà i ministri della Salute e dell'interno spagnoli "per garantire il coordinamento tra amministrazioni, il controllo sanitario e l'applicazione dei protocolli di sorveglianza e risposta pianificati", hanno detto le fonti.
Il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha scritto agli abitanti dell'isola spagnola di Tenerife che "non avranno alcun contatto" con i passeggeri della nave MV Hondius dove sono scoppiati diversi casi di hantavirus perché è predisposto un percorso altamente protetto. Un esperto dell'agenzia delle Nazioni Unite - ha assicurato - è già a bordo della nave e ha accertato che al momento "non vi sono passeggeri sintomatici". Sono inoltre disponibili tutte le forniture mediche necessarie. Il piano predisposto dalle autorità spagnole prevede che i passeggeri vengano trasportati a terra attraverso il porto industriale di Granadilla, lontano dalle aree residenziali, a bordo di veicoli sigillati e sorvegliati, lungo un corridoio completamente isolato, per essere poi rimpatriati direttamente nei rispettivi Paesi. "Non li incontrerete. Le vostre famiglie non li incontreranno", ha assicurato Tedros.
Il responsabile dell'Oms ha sottolineato che la richiesta di accogliere la nave non è stata fatta arbitrariamente. In base al Regolamento sanitario internazionale, ha spiegato, deve essere individuato "il porto più vicino dotato di adeguate capacita' mediche" per garantire sicurezza e dignità alle persone a bordo. "Quasi 150 persone provenienti da 23 Paesi sono in mare da settimane, alcune in lutto, tutte spaventate e desiderose di tornare a casa", ha ricordato Tedros, annunciando che si recherà personalmente a Tenerife per seguire l'operazione di evacuazione, sostenere il personale sanitario e portuale e rendere omaggio alla popolazione dell'isola. "L'Oms e' al vostro fianco e al fianco di ogni persona a bordo della nave, in ogni fase di questa operazione", ha concluso.
Novembre 2017. Xi Jinping concede a Donald Trump una visita privata nella Città Proibita, cosa assai rara nella diplomazia di Pechino. Subito dopo, vengono annunciati accordi per oltre 250 miliardi di dollari, tra cui una vendita da 37 miliardi di dollari di 300 aerei Boeing e progetti energetici per un totale di 69 miliardi. Nove anni e mezzo dopo il mondo è profondamente cambiato. Pochi mesi dopo quell’incontro, la Casa Bianca ha lanciato la prima guerra commerciale, sfociata poi in una contesa a tutto campo che coinvolge anche tecnologia, sicurezza e influenza globale. Quando, un anno fa, Trump ha avviato una nuova escalation sui dazi, la Cina si è fatta trovare più pronta della prima volta. Anche per la sua risposta forte e multiforme, le due potenze sono arrivate a siglare una fragile tregua lo scorso ottobre a Busan.
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa).
Il tentativo di stabilizzare gli equilibri tra Cina e Usa
Ora, salvo nuovi rinvii dell’ultimo minuto, Trump si prepara a mettere nuovamente piede in Cina per l’attesissima visita del 14-15 maggio. Un incontro che rischia di essere offuscato dalla crisi in Medio Oriente e a cui ci si avvicina con l’emergere di nuovi e vecchi problemi. Da capire se si tratta di prese di posizione solide in grado di riacutizzare tensioni strutturali, oppure se sono più mosse tattiche dovute al tentativo di assumere una posizione di forza negoziale. Trump non sembra avere dubbi, visto che continua a ripetere che il summit con Xi «sarà fantastico» e che il presidente cinese «è straordinario». In realtà, il summit sembra innanzitutto un tentativo di stabilizzazione di un rapporto che entrambe le parti considerano ormai inevitabilmente competitivo, seppur troppo rischioso per essere lasciato degenerare.
Donald Trump (Ansa).
Gli obiettivi commerciali dell’incontro tra Xi e Trump
La sensazione è che la visita di Trump sarà caratterizzata da risultati limitati ma simbolicamente rilevanti. Sul piano commerciale, l’esito più concreto potrebbe essere l’estensione della tregua, con Pechino che spinge per un orizzonte più lungo e Washington che preferisce mantenere una leva negoziale con rinnovi più brevi. Accanto a questo, è plausibile un pacchetto di impegni su acquisti cinesi di beni statunitensi, in particolare agricoli ed energetici. Nel caso si arrivi a un accordo tra Stati Uniti e Iran, la Cina potrebbe anche dare il via libera agli acquisti di greggio americano, per ridurre la pressione Usa sulle sue forniture in un settore assai strategico. C’è chi immagina un grande ordine d’acquisto simbolico nel settore aeronautico, come quello su velivoli Boeing, utile a Trump per rivendicare un successo immediatamente comunicabile sul piano interno. La presenza degli amministratori delegati di Exxon, Qualcomm e Nvidia fa pensare che petrolio e chip saranno ingredienti del menù.
Un distributore Exxon a Washington (Ansa).
Il possibile dialogo sull’IA
Negli ultimi giorni, si è diffusa l’ipotesi della creazione di un meccanismo di dialogo sull’intelligenza artificiale, proprio uno degli snodi più strategici della rivalità sino-americana. Un’intesa in tal senso dimostrerebbe una consapevolezza condivisa del rischio sistemico: entrambe le potenze temono infatti che la competizione tecnologica possa trasformarsi in una dinamica fuori controllo, simile a una corsa agli armamenti.
La crisi di Hormuz e la pressione su Teheran
Certo, la crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sul vertice. Trump sembra voler usare come leva negoziale il blocco del traffico marittimo, forse sottovalutando la capacità della Cina di reggere allo shock energetico. Di certo, Washington continua a chiedere a Pechino di esercitare una maggiore pressione diplomatica su Teheran per accettare un accordo. La Cina ha tutto l’interesse a evitare che la crisi si protragga, ma non vuole apparire subordinata alla strategia americana. Per questo, mentre invita l’Iran a negoziare e sostiene la necessità di ripristinare la sicurezza della navigazione, ribadisce anche la vicinanza politica a Teheran e denuncia l’illegittimità dell’azione militare americana e israeliana. L’incontro dei giorni scorsi tra i ministri degli Esteri di Pechino e Teheran, Wang Yi e Abbas Araghchi, va letto in questa chiave: la Cina vuole rassicurare l’Iran, evitare che Teheran interpreti il summit Xi-Trump come un cedimento a Washington, e al tempo stesso mostrare agli Stati Uniti di avere canali utili per favorire una soluzione. Tradotto: Pechino non vuole farsi trascinare nella crisi, ma non vuole neppure lasciare a Trump la possibilità di usare Hormuz come una leva strategica.
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Ansa).
Il nodo di Taiwan
Un altro elemento centrale dell’agenda sarà inevitabilmente Taiwan, che continua a rappresentare il principale punto di frizione strategica tra le due potenze. La telefonata preparatoria al vertice tra Wang Yi e Marco Rubio mostra come Pechino voglia portare Taipei al centro della discussione. Wang ha definito l’isola il principale punto di rischio nelle relazioni bilaterali, ma ha anche collegato Taiwan alla possibilità di «aprire nuovo spazio alla cooperazione Cina-Usa». Questa formulazione suggerisce che Pechino potrebbe andare oltre alla mera riaffermazione delle sue linee rosse, mirando a testare la disponibilità di Trump a uno scambio strategico. La logica cinese appare abbastanza chiara. Se Trump vuole stabilizzare il rapporto, ottenere accordi commerciali, evitare una crisi nel Pacifico e presentare il summit come un successo personale, allora dovrebbe ridurre il sostegno politico, simbolico e possibilmente militare a Taipei. Pechino non si aspetta necessariamente un abbandono esplicito di Taiwan, ma potrebbe cercare una modifica del linguaggio americano: per esempio, passare dal tradizionale «non sosteniamo l’indipendenza di Taiwan» a una formula vicina alla «opposizione all’indipendenza di Taiwan». Sarebbe una differenza apparentemente sottile, ma politicamente rilevante.
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).
Il sistema anti-sanzioni di Pechino
A ogni modo, i risultati del vertice potranno difficilmente sciogliere i nodi di un rapporto destinato con ogni probabilità a restare competitivo. Proprio in queste settimane, gli Stati Uniti stanno iniziando a trattare i modelli di intelligenza artificiale come asset strategici. È un salto di qualità nella competizione tecnologica. Fino a poco tempo fa, il contenimento americano si concentrava soprattutto sull’hardware: semiconduttori avanzati, macchinari litografici, capacità produttiva, cloud computing. Ora il perimetro si sta allargando anche alla dimensione immateriale dell’IA: modelli, capacità algoritmiche, accesso remoto alla potenza di calcolo. L’irrigidimento fa parte di una più ampia strategia di controlli alle esportazioni. Il Match Act americano punta ad allineare Stati Uniti, Paesi Bassi e Giappone per impedire che la Cina continui ad accedere a macchinari avanzati attraverso “porte laterali” offerte dagli alleati.
Donald Trump (Imagoeconomica).
La risposta cinese si sta muovendo su più livelli. Da una parte, la Cina valorizza la propria centralità nelle catene minerarie globali, dalle terre rare alla grafite, fino ai metalli critici. Dall’altra, costruisce un’architettura giuridica di difesa contro sanzioni, decoupling e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Nelle ultime settimane, sono state approvate norme che rafforzano l’arsenale giuridico cinese consentendo indagini contro governi, aziende e individui accusati di danneggiare le catene di fornitura cinesi o di adottare misure discriminatorie. Il messaggio alle multinazionali occidentali è diretto: se vi conformate alle sanzioni americane interrompendo rapporti con soggetti cinesi, potreste violare la legge. L’utilizzo per la prima volta del “divieto di blocco” introdotto dalle norme anti-sanzioni del 2021 (per neutralizzare le sanzioni americane contro cinque aziende collegate all’import di petrolio iraniano) dimostra proprio questo: Pechino è pronta a usare le sue norme come strumento di contro-coercizione. Col risultato che Paesi e attori terzi rischiano di trovarsi di fronte a due sistemi normativi biforcati, rimanendo esposti alle ritorsioni incrociate delle prime due economie mondiali. Ma questo non è un problema di Trump e Xi.
AGI - Incidente mortale sul lavoro nel Vibonese. Il decesso è avvenuto nel cantiere del depuratore consortile dell'Angitola, nel territorio di Francavilla Angitola. A perdere la vita F.N., operaio di 53 anni, di Reggio Calabria.
Una gru si è ribaltata schiacciandolo e non lasciandogli scampo nella tarda serata di ieri. Indagini sull'accaduto sono condotte dai Carabinieri al fine di accertare eventuali responsabilità.
AGI - Tre persone sono morte questa mattina in località Cà Lino, lungo l'Idrovia Sant'Anna di Chioggia (Venezia), in un incidente stradale. Un furgoncino minivan si è ribaltato all'interno di un canale con otto persone a bordo. I Vigili del fuoco sono intervenuti intorno alle ore 6:30. La richiesta di soccorso è giunta dai Carabinieri, a seguito della segnalazione di un cittadino che aveva notato il mezzo finito nel canale.
Dopo il recupero del mezzo con l'autogru dei Vigili del fuoco, sono stati recuperati all'interno del veicolo i corpi senza vita di tre uomini. Le persone riuscite ad uscire autonomamente dal mezzo risultano essere sei. Sul posto stanno operando le squadre dei Vigili del fuoco di Chioggia, Cavarzere, il nucleo regionale sommozzatori di Venezia e l'autogru giunta da Mestre. Presenti anche Suem 118 e Carabinieri per quanto di competenza.
AGI - Un bambino di sei anni è morto nel tardo pomeriggio dopo essere stato schiacciato da un muletto condotto dal padre. L’incidente è avvenuto intorno alle 18.30 nel piazzale di un’azienda in via Cavalieri, nella zona industriale di Sedico (Belluno), dove ha sede un’attività di famiglia.
L'incidente a Belluno
Immediato l’allarme, con l’intervento del Suem 118 anche con l’elisoccorso atterrato nelle vicinanze. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il piccolo non c’è stato nulla da fare.
Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, i tecnici dello Spisal e i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area e rimosso il mezzo. La dinamica dell’incidente è in corso di accertamento.
AGI - Migliaia di giovani si sono ritrovati in piazza del Campidoglio, a Roma, per l'evento “Luci d’Europa”. Circa 3 mila i ragazzi e le ragazze, molti dei quali con le bandiere dell'Europa e con scritte pro Stati Uniti d'Europa.
Cori a favore del vicepresidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e per il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, entrambi presenti all'appuntamento organizzato dall’ufficio del Parlamento europeo in Italia e dalla rappresentanza della Commissione europea in Italia, in collaborazione con Roma Capitale e che rientra nel calendario delle celebrazioni della Giornata dell’Europa a Roma.
Metsola in piazza del Campidoglio lancia un messaggio di speranza
"La Giornata dell'Europa qui a Roma è un messaggio di speranza per i nostri giovani che hanno delle preoccupazioni sui conti, sulla possibilità di trovare una casa, un lavoro dignitoso. Tutto questo noi politici, eletti dai cittadini, dobbiamo avere il coraggio e la responsabilità di trovare delle soluzioni per loro", ha detto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola arrivando in piazza dopo aver salutato Tajani e l'europarlamentare di Fratelli d'Italia-ECR Nicola Procaccini, co-presidente del gruppo dei conservatori al Parlamento europeo.
Tajani: "L'Europa è il luogo dove si vive meglio"
Il ministro Tajani, dopo aver ricordato che l'incontro del Governo con il segretario di Stato Usa Marco Rubio "è andato bene, un colloquio franco tra amici, tra alleati", ha spiegato dal palco che l'Europa è il luogo dove si vive meglio. Poi è giusto parlare delle riforme: "dobbiamo avere un'unica politica estera e una sola politica di difesa per contare di più. Siamo fieri di essere italiani, ma siamo anche europei. Vogliamo che i Paesi dei Balcani e anche l'Ucraina siano parte dell'Unione Europea".
In piazza del Campidoglio anche la cantante Michielin
Grande l'interesse anche nei confronti degli altri ospiti. Tra questi la cantautrice Francesca Michielin, acclamata da tanti giovani presenti. All'evento presenti anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto e i vicepresidenti del Parlamento europeoPina Picierno e Antonella Sberna.
Nel corso della serata spazio anche a contributi e proposte di giovani sul futuro dell’Europa, con la partecipazione di rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Giovani, dell'Agenzia Italiana per la Gioventù e di Erasmus Student Network.