AGI - Torna al cinema "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo". Il docufilm diretto da Simone Manetti, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, dopo le polemiche per la decisione della commissione del ministero della Cultura di escludere l'opera dai finanziamenti, anche grazie al sostegno di Circuito Cinema viene ora riprogrammato in più di 60 sale. Sarà visibile già da oggi a Roma, Milano, Torino, Bologna, Firenze.
"Ci sono storie che vanno raccontate e immagini che continuano a interrogarci - sottolinea Circuito Cinema -, "Giulio Regeni: Tutto il male del mondo" è una di queste. Un'opera necessaria, che riapre una ferita ancora viva e sostiene, con forza, la richiesta di verità e giustizia che la famiglia Regeni porta avanti da anni con dignità e coraggio. Per questo Circuito Cinema sceglie di riportare il film in sala: perchè il cinema non è solo racconto, ma memoria condivisa, coscienza collettiva, responsabilità. A partire da questa settimana, le nostre sale tornano ad accogliere la storia di Giulio. Per non dimenticare. Per continuare a chiedere verità".
Giuli alla Camera, "nessuna censura ma non condivido la scelta"
Per rispondere sul tema sollecitato da una interrogazione del Pd, il ministro Alessandro Giuli, in aula alla Camera, durante il question time, ha precisato: "Attribuire al ministero della Cultura una volontà di censura e di condizionamento politico è una cosa priva di fondamento e il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, culturale e sociale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi, ben fatto o mal fatto. Io non condivido né sul piano ideale né morale la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire".
"Il ministro della Cultura, per legge, non esercita e non può esercitare alcuna influenza sulla Commissione chiamata a valutare i contributi selettivi - ha chiarito Giuli - né a monte, nella formazione dei giudizi, né a valle, rispetto agli esiti delle valutazioni. Ed è giusto che sia così, perchè proprio l'autonomia della Commissione costituisce la garanzia fondamentale di imparzialità, trasparenza e oggettività".
"Quanto al mio giudizio sulla tragica vicenda di Regeni - ha proseguito il ministro - faccio mie le parole del presidente del Consiglio che ha ribadito che il Governo non ha interrotto e non intende interrompere la ricerca della verità sul caso Regeni. Proprio per rispetto della memoria di Regeni è necessario attenersi ai fatti".
"I contributi selettivi previsti dalla legge del 2026 non sono attribuiti sulla base di valutazioni politiche, ma all'esito di una procedura tecnica, pubblica e predeterminata. Essi sono assegnati sulla base di bandi - ha sottolineato Giuli - e vengono valutati da una Commissione composta da 15 esperti, articolata annualmente in sezioni, con un criterio di rotazione, proprio per garantire l'imparzialità, la trasparenza e l'oggettività delle valutazioni. I criteri di valutazione sono stabiliti dal bando e riguardano profili tecnico-artistici e produttivi ben definiti. Nel caso del documentario in questione 'Giulio Regeni: tutto il male del mondo', una prima domanda di contributo selettivo è stata presentata nel 2024 e non aveva ottenuto il contributo richiesto, non avendo raggiunto la soglia minima di punteggio prevista dal bando. Una nuova domanda, per il medesimo importo, è stata poi presentata nel 2025 e anche in questo caso il progetto non ha raggiunto il minimo punteggio. E' significativo che il progetto sia stato valutato in due annualità diverse e da sezioni diverse della Commissione. Questo conferma che ci troviamo di fronte a un giudizio tecnico reiterato nel tempo".
"Occorre dirlo con chiarezza - ha insistito - il ministero non può intervenire sulle determinazioni di una Commissione tecnica indipendente, ne' orientarne i giudizi in un senso o nell'altro, senza violare proprio quei principi di autonomia e terzietà che la legge impone di garantire. Va inoltre osservato che, a fronte del primo mancato finanziamento nel 2024, non risultano essersi sviluppate polemiche pubbliche di analoga portata, e su questo vi invito a riflettere. Il caso è stato trasformato in terreno di scontro politico-mediatico soltanto dopo il secondo esito negativo, pur in presenza della stessa cornice normativa precedente. Per completezza, segnalo infine che per la medesima opera è stata presentata, a fine dicembre 2025, anche una domanda di tax credit, tuttora in fase di istruttoria" ha osservato Giuli.
Conseguenze dalle dimissioni dei componenti della commissione che ha escluso il docufilm su Regeni dai fondi del ministero della Cultura? "Conoscete la legge, l'ha apparecchiata Franceschini molti anni fa... Non ho poteri se non quello di esprimere la mia opinione, che non è indifferente, ma non è fattuale dal punto di vista tecnico". Ci sono condizionamenti politici? "Dovete dirmelo voi: avete trovato prove di condizionamenti politici? Io non frequento le commissioni quindi non posso sapere se ci sono...", risponde ancora. Le dimissioni sono "una prova di dissenso legittima", se fossero state la prova di condizionamento "avrebbero dovuto denunciare circostanziando", ha concluso Giuli.
Giuli, "se ho sentito la famiglia? Non dirò se lo farò"
"La famiglia di Regeni è nel mio cuore dal giorno in cui si è consumata la tragica vicenda, posso sentirli ma non dirò se lo faccio, senno' suona retorico, potrei perfino averlo fatto, ma se lo faccio non ve lo dirò..."., la risposta di Giuli a chi, tra i cronisti, gli ha chiesto se ha sentito la famiglia di Giulio Regeni, dopo la decisione della commissione di escludere il docufilm dai fondi del ministero della Cultura.