Crosetto: “Mandato Onu su Hormuz? Meglio, ma se serve anche senza”

AGI - "Sono stato il primo a parlare di necessità di mandato dell'Onu'' per una missione internazionale sullo Stretto di Hormuz, ''ho la totale certezza che un mandato Onu sarebbe molto meglio, ma sarebbe bloccato in Consiglio di sicurezza dal primo che si alza". A ricordarlo è il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso della presentazione del libro di Carlo Calenda 'Difendere la libertà'.

"Se devo scegliere pragmaticamente tra la necessita' di mettere in sicurezza Hormuz con una coalizione internazionale da 30 o 50 nazioni, senza un mandato dell'Onu, perché quella crisi impatta ogni cosa, lo faccio anche senza mandato dell'Onu".

Assolto Johnny Micalusi titolare di Assunta Madre

AGI - I giudici della Corte di Appello di Roma hanno assolto Gianni Micalusi, conosciuto da tutti come 'Johnny', imprenditore di Terracina di 62 anni, titolare del noto ristorante romano Assunta Madre - locale frequentato da politici, vip e calciatori -, accusato di 'intestazione fittizia di beni' e autoriciclaggio e arrestato, nel 2017, nell'ambito di un'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

Insieme a lui erano coinvolti anche i figli e il commercialista Luciano Bozzi, difeso dall'avvocato Gianluca Tognozzi. Tutti sono stati assolti. A Micalusi, si ricorda, erano state sequestrate, oltre ai locali, anche appartamenti e conti correnti. Si tratta di "una delle più grandi soddisfazioni della mia vita professionale. La famiglia Micalusi è stata privata di tutto: libertà, case, ristoranti e soprattutto della dignità", ha commentato, dopo la sentenza, l'avvocato Fabio Lattanzi, legale di uno dei figli dell'imprenditore. L'altro figlio era invece assistito dal professor Franco Coppi.

Mozzava teste a statue religiose, presa una donna a Frosinone

AGI - Fine dell'incubo per le parrocchie della Ciociaria. Dopo due settimane di raid sacrileghi che hanno ferito la sensibilità dei fedeli in provincia di Frosinone, le forze dell'ordine hanno dato un volto e un nome alla mano misteriosa che ha devastato altari e nicchie votive. Si tratta di una donna di 59 anni, residente nel capoluogo, incastrata stamattina da un'operazione congiunta di polizia e carabinieri. Il blitz all'alba L'indagine lampo, coordinata dalla Procura di Frosinone, è scattata alle prime luci dell'alba. Gli uomini della Digos e i carabinieri di Frosinone e Alatri hanno bussato alla porta della sospettata per una perquisizione domiciliare che si è rivelata decisiva.

La pista

In casa della donna, gli investigatori hanno trovato la "pistola fumante": quegli stessi abiti (felpe, scarpe e borse) ripresi distintamente dalle telecamere di sorveglianza durante le incursioni nelle chiese.

Quindici giorni di "follia" sacrilega

La 59enne è accusata di essere la responsabile di una vera e propria scia di profanazioni che ha colpito il cuore religioso della provincia. Il furto ad Alatri: Il 10 aprile scorso, dalla Chiesa di Santo Stefano, erano spariti un crocifisso in ottone, un rosario e la corona che ornava la statua della Madonna.

Il raid nel Capoluogo

Nello stesso giorno, la donna avrebbe preso di mira la Chiesa di San Benedetto, devastando la statua di Padre Pio, per poi spostarsi alla Madonna della Neve, dove ha messo fuori uso l'impianto di amplificazione. L'ultimo sfregio: Il 14 aprile, la furia vandalica ha colpito la statua della Madonna di Lourdes in via Madonna delle Rose, lasciando la comunità nello sconforto.

Tradita dalle telecamere

A tradire la donna è stata la tecnologia. L'analisi incrociata dei filmati delle telecamere comunali e dei sistemi di sicurezza privati ha permesso agli inquirenti di ricostruire i suoi spostamenti millimetrici. I gravi indizi raccolti non hanno lasciato spazio a dubbi, portando al sequestro del guardaroba utilizzato per i colpi, ora agli atti come prova regina.

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana

L’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo di Crans Montana. Si tratta di cifre cospicue: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. L’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune vittime dell’incendio, ha definito «inopportuni» i documenti inviati dall’ospedale svizzero.

L’ambasciatore italiano vedrà il presidente del governo cantonale

«In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato», ha spiegato Radice. Della questione si sta occupando l’ambasciata italiana nella capitale elvetica Berna. «Le autorità del Canton Vallese hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali», ha dichiarato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, aggiungendo che chiederà chiarimenti durante un incontro col presidente del governo cantonale Mathias Reynhard, in programma il 24 aprile.

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Milano Design Week, Iqos e Devialet presentano Soundsorial Design

In occasione della Milano Design Week 2026, Iqos – il sistema di riscaldamento del tabacco numero uno al mondo1 – e Devialet – leader internazionale nell’ingegneria acustica – hanno presentato Soundsorial Design, rinnovando per l’undicesimo anno consecutivo la presenza della linea di prodotti di Philip Morris all’interno della settimana del design più rilevante a livello globale. La missione di Devialet di riportare il suono al centro dell’esperienza di ascolto, attraverso innovazioni acustiche, incontra lo spirito all’avanguardia di Iqos, che guida il brand in un percorso costante di ricerca e sviluppo. Due culture orientate all’innovazione, unite da una comune ricerca dell’eccellenza.

Un’esperienza in cui il suono si trasforma in visione

«In entrambe le realtà il design è profondamente funzionale, e l’innovazione ne rappresenta il fondamento. Brevetti, prodotti e standard di settore ne sono la prova. Uniti da una ricerca costante dell’innovazione, Devialet e IQOS mettono in discussione lo status quo», ha dichiarato Oggie Kapetanovic, president Heat not burn di Philip Morris International. Con un’installazione realizzata attraverso tecnologie innovative, Soundsorial Design diventa uno spazio in cui spingersi oltre i confini dell’esperienza sensoriale, un ambiente in cui il suono di Devialet è vivo – visibile nel movimento dei suoi iconici woofer e percepibile fisicamente grazie alla potenza dell’infrabasso –, invitando ciascun visitatore a esplorare lo spazio da diverse posizioni, fino a individuare la propria frequenza e ad assistere al momento in cui il suono si trasforma in visione.

Un incontro tra tecnologia, estetica e performance

«Portando il savoir‑faire di Devialet all’interno dello spazio, il suono diventa un elemento centrale: non è un semplice sfondo, ma accompagna e scandisce il percorso. Le prestazioni del diffusore Devialet Phantom Ultimate trasformano l’ascolto in una presenza fisica», ha sottolineato Jacques Demont, chief executive officer di Devialet. In linea con lo spirito della collaborazione, Iqos e Devialet hanno inoltre presentato la Soundsorial limited edition capsule drop, che riflette l’approccio condiviso all’innovazione e al design. I pattern, ispirati alla propagazione delle onde sonore, traducono visivamente l’incontro tra tecnologia, estetica e performance. Creata come espressione creativa della partnership, la capsule non sarà disponibile per la vendita.

Continua il processo di trasformazione di Iqos

«Milano e la Design Week rappresentano per noi un appuntamento chiave: un luogo in cui cultura del progetto, innovazione e visione si incontrano in modo unico», ha dichiarato Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. «Essere presenti per l’undicesimo anno consecutivo significa rinnovare il nostro impegno nel dialogo con il mondo del design e della creatività, raccontando il percorso di trasformazione che stiamo portando avanti anche in Italia, fondato sull’innovazione e sulla ricerca. In Italia questo percorso si traduce in investimenti continui, nello sviluppo di competenze avanzate e in una filiera industriale e agricola sempre più orientata all’innovazione. Collaborazioni come quella con Devialet rappresentano per noi un modo concreto per condividere e valorizzare questo percorso di trasformazione» L’installazione sarà aperta al pubblico dal 20 al 26 aprile 2026, dalle 10.00 alle 21.00, presso Opificio 31, Tortona Rocks.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»

Nel giorno segnato dalla cattura di una nave iraniana nello Stretto di Hormuz, sembra essersi sbloccata l’impasse sui nuovi colloqui Usa-Iran in Pakistan. Donald Trump ha infatti detto al New York Post che la delegazione americana – guidata dal suo vice JD Vance – è in volo verso Islamabad. «È molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno», ha dichiarato sempre Trump parlando con The Hill, riferendosi al blocco marittimo americano sulle navi iraniane, su cui Washington ha fatto leva per spingere Teheran ad accettare nuovi colloqui. Secondo fonti riservate, Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente in Pakistan entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica. La Cnn, intanto, riporta – citando fonti a conoscenza dei piani – che Vance in realtà dovrebbe partire da Washington domani, mentre i negoziati si terrebbero mercoledì. Poco dopo, definendo «altamente improbabile» un’estensione della tregua, Trump ha detto di non avere fretta di concludere un accordo: «Abbiamo tutto il tempo del mondo».

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»
JD Vance (Ansa).

Trump allontana l’ipotesi di una revoca del blocco navale

Trump ha inoltre affermato che l’accordo con l’Iran «sarà firmato oggi» in Pakistan. Ondivago come al solito, intervistato da Pbs ha dichiarato: «Vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso». Poi ha aggiunto che, in caso di scadenza del cessate il fuoco martedì «allora inizieranno a esplodere molte bombe». Trump ha tra l’altro smentito la notizia, pubblicata da Reuters, che su consiglio del capo dell’esercito pakistano Asim Munir lo vedeva in qualche modo intenzionato a rimuovere il blocco navale, di ostacolo per i negoziati: «Non mi ha detto nulla». L’annuncio di Vance in volo per Islamabad è arrivato a stretto giro dalle dichiarazioni all’Afp di due funzionari pakistani, che avevano mostrato ottimismo sul nuovo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense. L’Iran sta riconsiderando il suo ritiro da un proposto secondo round di colloqui di pace diretti con gli Stati Uniti, ha dichiarato a Reuters un alto funzionario di Teheran.

L’Iran denuncia il «comportamento irragionevole» di Trump

Teheran, in giornata, aveva ribadito che non avrebbe partecipato a un secondo round di negoziati in presenza, a meno di una revoca del blocco navale. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, durante un colloquio col primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha denunciato le «continue mancanze» di Washington, che si sommano al «comportamento intimidatorio e irragionevole» di Trump, il quale continua a parlare di accordo imminente, minacciando però attacchi alla Repubblica Islamica, senza nessuna intenzione di porre fine al blocco navale.

Giovedì 23 aprile nuovi colloqui diretti Israele-Libano a Washington

Il secondo incontro diretto tra Israele e Libano si terrà giovedì 23 aprile a Washington, con la partecipazione dell’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e dell’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad. Lo ha rivelato il Jerusalem Post. Il presidente libanese Joseph Aoun, da parte sua, ha dichiarato che i negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti da una delegazione libanese guidata da Simon Karam, l’ex ambasciatore negli Stati Uniti.

Hezbollah: «Nessuno sarà in grado di disarmarci»

La notizia della data dei nuovi colloqui non è stata accolta con favore da Hezbollah. Il deputato del movimento sciita libanese Hassan Fadlallah ha dichiarato che «nessuno, né in Libano né all’estero, sarà in grado di disarmare» il gruppo, foraggiato dall’Iran. «Il tentativo dell’esercito israeliano di stabilire una zona cuscinetto, con il pretesto di una linea difensiva, una linea gialla, una linea verde e una linea rossa… tutte queste linee saranno infrante e non ne accetteremo nessuna», ha aggiunto. Fadlallah ha anche detto che Aoun «dovrebbe abbandonare i negoziati diretti con Israele».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

Crollo del Morandi, le dichiarazioni di Castellucci: “Ho agito nei limiti delle mie conoscenze”

AGI - "Per me è difficile immaginare cose che avrei dovuto fare diversamente nei limiti delle mie conoscenze e delle mie competenze". Parole dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, nelle dichiarazioni spontanee rilasciate in videocollegamento dal carcere dove sta scontando la pena per la strage del viadotto Acqualonga, al termine della discussione del processo per il crollo del Ponte Morandi.

"Come è normale che sia, ogni tanto c’è un riavvolgimento del nastro nella mia testa – ha detto Castellucci –; ma cosa ho fatto? Avrei potuto fare cose diverse? Ci sono cose di cui non mi sono accorto? Io penso di aver messo intorno al tavolo in quel periodo i principali stakeholder che conoscevano bene il ponte, penso di aver dato tutto il conforto a Bergamo per operare in maniera piena come responsabile di area, penso di aver dato a Bergamo la possibilità di pianificare e di operare come riteneva opportuno".

"Non presi mai in carico il Polcevera – ha detto ancora Castellucci – perché ero a conoscenza dei miei limiti di competenze. Per gestire le opere complesse serve una conoscenza ed un’esperienza che non avevo – ha sottolineato – non per mancanza di tempo, che ho sempre trovato, anche per esempio per fare il dg ad interim, ma perché la manutenzione richiede un’esperienza storica. Sarei stato irresponsabile se fossi entrato nelle decisioni tecniche, cominciando a dare indicazioni".

Castellucci ritiene "giusto che non abbia mai voluto entrare nelle decisioni tecniche. C’era una struttura, c’erano dei responsabili. Io feci solo quello che ogni operativo si attende da un ad: ho reso evidente ai tecnici che non solo io, ma anche il cda eravamo tranquilli di fare una cosa anche se non era necessaria. Da dg – ha concluso l’ex ad di Aspi – volli affrontare gli argomenti che riguardavano progetti da fare. Per questo parlammo anche del Morandi durante le riunioni. L’obiettivo – conclude Castellucci – era lavorare meglio, più velocemente, fare prima e bene in maniera coordinata con la direzione di tronco, non risparmiare, l’obiettivo era fare".

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo

Nel secondo giorno dell’Assemblea nazionale di +Europa, domenica 19 aprile, si è consumato un serio strappo all’interno del partito. Tutta colpa di una mozione messa ai voti e regolarmente passata, ma poi dichiarata non valida. Risultato? Riccardo Magi e l’intera segreteria di +Europa rimangono al loro posto. Ecco cosa è successo.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Matteo Hallissey (Imagoeconomica).

L’approvazione della mozione e il colpo di scena

Durante l’assemblea il presidente del partito, Matteo Hallissey, presidente anche dei Radicali italiani e fedelissimo dell’ex segretario Benedetto Della Vedova, ha presentato una mozione che chiedeva l’azzeramento della segreteria del partito. Dunque la rimozione del segretario Magi, dai vice Rosario Mariniello e Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi. La mozione è stata votata e, dopo alcuni momenti di tensione, è arrivato il risultato: 52 voti a favore su 100. Successivamente, però, la presidente dell’assemblea Agnese Balducci ha dichiarato “non legittima” la mozione. Il motivo? Da statuto, il congresso si deve tenere ogni tre anni a meno che non venga approvata una sfiducia della segreteria votata da almeno i due terzi dell’assemblea.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Benedetto Della Vedova (Imagoeconomica).

Il commento di Magi, Della Vedova e Hallissey

«Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato», ha commentato Magi, segretario dal 26 febbraio 2023 dopo essere stato presidente dal 18 luglio 2021: «È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti il nostro impegno per un’Europa federale e a difesa dello stato di diritto». Quanto successo, ovviamente, non è andato giù a Della Vedova, secondo cui la mozione era «perfettamente legittima». Altrimenti, ha spiegato, «non sarebbe stata messa ai voti». L’ex segretario ha poi detto di ritenere che «un congresso politico da tenersi al più presto sia la via migliore per una ripartenza forte e unitaria, piuttosto che andare avanti in una difficile situazione di divisione negli organi interni e senza maggioranza, scenario che rischia paralizzare il partito». Dello stesso avviso Hallissey, noto per i video di protesta contro tassisti e balneari: «Serve aprire una fase di confronto autentico, a partire da un dibattito sul Congresso libero da veti da parte del segretario o della presidente dell’assemblea».