Si riapre il caso dell’omicidio della pasticciera di Roncade: c’è un indagato dopo 35 anni

AGI - Trentacinque anni dopo, potrebbe esserci una svolta nel mistero della morte di Sandra Casagrande, la donna uccisa il 29 gennaio 1991 con numerose pugnalate all'interno della pasticceria 'Due Torri' di Roncade, in provincia di Treviso. Al centro delle indagini, condotte dal Nucleo investigativo di concerto con l'aliquota Carabinieri della Sezione di polizia giudiziaria trevigiana, un 57enne residente in provincia, formalmente iscritto nel registro degli indagati.

Verifiche sulle tracce biologiche

Gli investigatori stanno verificando la compatibilità del suo profilo genetico con alcune tracce biologiche repertate sulla scena del delitto e conservate per anni tra il materiale sequestrato dopo l'omicidio. Le ulteriori analisi scientifiche eseguite sui reperti hanno consentito di isolare un profilo genetico maschile rimasto per lungo tempo senza attribuzione: il confronto con la Banca dati nazionale del Dna e nuove tecniche di indagine genetica avrebbero fatto emergere "elementi ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo".

Il delitto nella pasticceria

Sandra Casagrande venne trovata priva di vita all'interno della propria attività commerciale di Roncade, vittima di una brutale aggressione. Stando alla ricostruzione dell'epoca, un uomo entrò nella sua pasticceria e la uccise con 22 colpi di forbice al torace e poi sparì. Ad accorgersi del corpo senza vita della donna fu un cliente che era passato nel negozio per un saluto. Da allora questo caso è rimasto tra quelli più complessi e conosciuti della cronaca trevigiana.

Le nuove analisi genetiche

Le nuove indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura. Gli investigatori stanno approfondendo gli elementi emersi dalle nuove tecniche di indagine genetica e dal confronto con il Dna repertato sulla scena del delitto.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente

Israele è probabilmente «il Paese più violento del mondo»: a dirlo, ai microfoni di Channel 13, uno dei maggiori canali di news israeliani, non è il solito pro-Pal, ma Tucker Carlson, star dell’informazione MAGA, patito delle teorie del complotto ed ex super fan di Donald Trump. Come tutti gli orologi rotti, ogni tanto anche Carlson segna l’ora giusta: nella stessa intervista, afferma che né Israele né gli Usa sono più democrazie, e che molti Paesi si servono dell’assassinio per mantenere il loro potere, ma solo Israele «fa del vantarsi di uccidere gli avversari la propria campagna di pubbliche relazioni».

Il video di Ben Gvir è una spietata operazione pubblicitaria

Carlson è un uomo di comunicazione (politica), e sa riconoscere un’operazione promozionale, quando ne vede una. Nel colloquio con Channel 13 non ha parlato del video in cui Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, deride e minaccia gli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati illegalmente dalla marina israeliana, ammanettati a faccia in giù nel porto di Ashdod. 

Ma la chiave che suggerisce, quella della sfrontata operazione pubblicitaria, funzionale al progetto aggressivo e violento del governo di cui fa parte, sembra molto plausibile. Certo, gli uomini e le donne della Flotilla non sono stati materialmente uccisi come i palestinesi, ma la loro umiliazione, anzi, de-umanizzazione, sul piano simbolico equivale a una pubblica esecuzione, e come l’impiccagione su base etnica di cui Ben Gvir è stato uno dei paladini, probabilmente è approvata dal 70 per cento degli israeliani.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’Occidente sta rinegoziando la soglia dell’accettabile

E più fioccano gli «inaccettabile» da parte di altri Paesi, compresi gli Stati Uniti per bocca dell’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, più lo stesso Netanyahu si affretta a prendere le distanze dagli atteggiamenti del suo ministro di estrema destra, più si ha l’impressione che, in realtà, l’Occidente stia solo rinegoziando la soglia dell’accettabile. Perché se è davvero inaccettabile affidare la Sicurezza nazionale di un Paese a un fanatico sadico, Ben Gvir avrebbe dovuto essere allontanato a furor di mondo già nell’agosto 2025, quando è andato in carcere a tormentare il leader palestinese Marwan Barghouti ridotto a una larva umana. O ancora prima, quando sabotava le trattative per la liberazione degli ostaggi prigionieri nei tunnel di Gaza, perché secondo lui dovevano restare lì a marcire fino alla vittoria totale.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Se la Sicurezza nazionale è interpretata come impunità

Nehemia Shtrasler su Haaretz, più di un anno fa, lo definiva «l’uomo più spregevole della storia di Israele», uno che «considera la morte l’apice del successo, finché lui non corre rischi». Shtrasler ricordava che il ministro che inonda TikTok di video dai toni violenti e farneticanti, non ha fatto il servizio militare, e mentre i suoi coetanei combattevano, bighellonava per Gerusalemme a ingozzarsi di pizza insieme ai seguaci del rabbino estremista Meir Kahane (messo fuorilegge da Menachem Begin). A uno così, che si eccita con torture e impiccagioni e avrebbe tranquillamente lasciato morire centinaia di connazionali nelle mani di Hamas, Netanyahu ha affidato nel 2022 la Sicurezza nazionale, un concetto che Ben Gvir interpreta come impunità per le violenze degli israeliani, in primis i coloni, pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo (cioè tutti) e punizioni e vessazioni ad libitum per chi osa sostenerli, curarli, nutrirli, o anche solo attirare l’attenzione del mondo sull’agonia di Gaza.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Benjamin Netanyahu, il presidente della Knesset Amir Ohana, e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’indignazione internazionale è solo di facciata

Ma Itamar Ben Gvir è lì da quattro anni, indisturbato. E l’indignazione internazionale di oggi, perfino da parte dei più strenui amici di Netanyahu, come Giorgia Meloni, fa rabbia. Negli Usa i pro-Pal vengono scacciati dalle università, picchiati dalla polizia, gli si dà la caccia con l’intelligenza artificiale; in Inghilterra rischiano la messa al bando e 14 anni di prigione; in Italia chi protesta è schedato e criminalizzato, anche quando manifesta pacificamente. Forse non viene obbligato ad ascoltare l’inno nazionale israeliano, ma il trattamento che riceve nelle stazioni di polizia non è poi tanto diverso da quello subito dagli attivisti della Flotilla. Lo sdegno di tanti leader occidentali sembra solo una reazione di facciata, finalizzata a rassicurare opinioni pubbliche sempre più urtate dal cieco e incondizionato sostegno alla prepotenza di Israele. E se l’inaccettabilità per il “mondo civile” sono le fanfaronate brutali contro i membri della Flotilla, l’accettabilità è l’ordinaria amministrazione del governo Netanyahu, che denunciare è reato: gli oltre 70 mila morti di Gaza, i 3 mila del Libano, la persecuzione quotidiana dei palestinesi nei Territori. «Non lasciatevi turbare dalle loro urla», diceva Ben Gvir ai soldati che avevano in custodia i flotilleros. Una raccomandazione di cui l’Occidente non ha bisogno, quando le urla sono palestinesi.

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Olimpiadi, perquisizioni in due società per la cabinovia di Cortina

Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».

Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»

Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati

Il Mondiale, come ogni altro grande evento sportivo, rappresenta un banco di prova per le città chiamate a ospitarlo in termini di sicurezza, funzionalità delle infrastrutture e salute pubblica di atleti e tifosi. A Toronto, dove sono in programma la partita inaugurale della nazionale canadese e altri cinque match, la Toronto Public Health (Tph) ha annunciato un’iniziativa volta a incentivare la sicurezza sessuale di chi parteciperà all’evento (giocatori e non): la distribuzione gratuita di preservativi brandizzati.

La Toronto Public Health punta sulla prevenzione

La Tph ha rafforzato il programma di distribuzione di preservativi gratuiti nell’ambito delle proprie attività di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. L’iniziativa rientra nel più ampio programma di educazione e accesso alla salute sessuale CondomTO. L’obiettivo è semplice: ridurre barriere economiche e sociali all’uso del preservativo e rendere più accessibili questi contraccettivi, soprattutto tra i giovani. L’agenzia canadese responsabile per la salute pubblica ha comunicato i punti di distribuzione dei gadget, disponibili sino a esaurimento scorte; con l’auspicio che non vadano a ruba con la stessa velocità dei preservativi distribuiti nei villaggi olimpici di Milano-Cortina, terminati nel giro di appena tre giorni.

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati
Toronto Public Health (foto X).

Il gergo calcistico entra nel packaging

In vista del Mondiale 2026, la città ha giocato di creatività creando preservativi con grafica e slogan ispirati al calcio. Espressioni come score safely, giochi di parole legati alle azioni di gioco ed emoji trasformano così un tema sanitario in un messaggio accessibile e divertente.

L’idea non è nuova. CondomTO aveva già lanciato iniziative simili nel 2014 durante il mese del Pride, nel 2015 in concomitanza con i Giochi Panamericani e ParaPanamericani e nel 2016 in occasione di un contest grafico.

Le ricadute della crisi di Hormuz sui condom

Ma non è tutto lattice e fiori. Ad altre latitudini la filiera produttiva dei condom è messa a dura prova dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni legate alla guerra in Iran. Il blocco sta causando un aumento dei costi delle materie prime, con rincari potenziali fino al 30 per cento lungo la catena produttiva globale. A sostenerlo è l’amministratore delegato di Karex, azienda malese considerata il principale produttore mondiale di preservativi.

Denatalità, Istat: 6,6 milioni di italiani rinunciano ad avere figli

L’Italia continua a registrare un forte calo delle nascite, ma secondo i dati Istat l’inverno demografico non dipende solo da un cambiamento culturale. Sono infatti 6,6 milioni i connazionali che vorrebbero avere figli ma rinunciano. A incidere sono soprattutto le difficoltà economiche e lavorative. Solo il 5,5 per cento di coloro che non hanno intenzione di diventare genitori dichiara che avere bambini non rientra nel proprio progetto di vita.

La struttura delle famiglie continua a cambiare

La denatalità sta modificando profondamente anche la struttura delle famiglie italiane. Le tradizionali coppie con figli rappresentano oggi solo il 28,4 per cento dei nuclei familiari, mentre aumentano le persone che vivono da sole, arrivate al 37,1 per cento tra il 2024 e il 2025. Le famiglie sono poi sempre meno numerose: oggi contano in media appena 2,2 componenti. Crescono anche le coppie non unite in matrimonio, così come i nuclei monogenitoriali.

I figli unici oggi rappresentano il 16,6 per cento degli adulti italiani. Una trasformazione questa che riduce progressivamente le reti di supporto tra fratelli e parenti e concentra i carichi di cura su un numero sempre più ristretto di persone. Un quadro che riflette una trasformazione sociale profonda, una crescente individualizzazione, soprattutto nel Centro-Nord, e una diffusa incertezza sul futuro.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Una prova di forza. D’altronde quando si gioca in casa bisogna mettere sul tavolo tutte le carte. Al massimo delle proprie possibilità. Lo sa bene il numero uno di Coldiretti Ettore Prandini, fresco di nomina alla guida dell’Associazione italiana allevatori, ed è quello che sta provando a fare: il figlio del democristianissimo e indimenticato ministro Gianni sarà il regista, nella serata di giovedì 21 maggio a Brescia, dell’assemblea “Coldiretti, la forza amica del Paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”. Interessante notare le presenze politiche attese, col centrodestra che schiera “l’artiglieria pesante”: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ovviamente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alleato di Prandini in tante epiche battaglie comuni, come quella sul vino che non fa male («tra i centenari non c’è nessun astemio» e altre perle) o contro la carne sintetica, una causa per la quale si è arrivati persino a muovere le mani fuori da Montecitorio. Tra gli invitati figura anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. A proposito: Prandini sarà il suo successore nel ruolo di governatore? Il 2028, quando si vota, è ancora lontano, e del presidente di Coldiretti candidato in quota Fratelli d’Italia si parla da un po’, tra varie smentite. Certo, Matteo Salvini non avrebbe vita facile a spiegare ai leghisti di aver rinunciato così allo storico feudo lombardo. Soprattutto in un momento che per lui è politicamente tragico, con il travaso verso il partito dell’ex amico Roberto Vannacci che è ricominciato, vedi l’esempio di Laura Ravetto. Tra l’altro, sarà un caso o magari no, il grande assente alla serata è appunto Salvini. Che – guarda le coincidenze, alle volte – aveva un appuntamento proprio nel Bresciano segnato nell’agenda giovedì, ma in quel di Lonato del Garda per sostenere il candidato sindaco leghista. Poi però niente capatina a casa degli agricoltori…

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
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Metti Bernini al ristorante con…

Nei ristoranti romani si parla del presente e del futuro, con due temi all’ordine del giorno: la politica e l’economia. Nella giornata di mercoledì, in un locale frequentatissimo dal “potere”, ossia Al Moro, situato a due passi dalla Fontana di Trevi, a tavola c’erano Fedele Confalonieri, anni 88, storico sodale di Silvio Berlusconi, e Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Dicono che ad Antonio Tajani a quell’ora siano fischiate le orecchie…

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Un Abete in terrazza

Festa sulla terrazza dell’Hotel d’Inghilterra, una delle location romane più amate dei vip: c’era Luigi Abete, già numero uno di Confindustria, che non ha mai smesso di parlare. A poca distanza ecco Massimo Caputi, presidente di Federturismo. Immancabile la presenza del televisivo Andrea Ruggieri, con cravatta rigorosamente slacciata, pronto a sorseggiare l’ennesimo drink in lieta compagnia.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
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Come sta il ministro Schillaci?

Come sta il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo che lui stesso ha annunciato la necessità di doversi sottoporre a un’operazione? Per la presentazione della “XXV Giornata Nazionale del Sollievo”, intitolata “Io mi prendo cura”, è previsto un video saluto di Schillaci.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Orazio Schillaci (Imagoeconomica).

Festa per Save the Children

È un periodo nero per l’infanzia, in ogni parte del mondo. E nella giornata di giovedì all’Acquario Romano va in scena, con Save the Children presieduta da Claudio Tesauro, “Impossibile”, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e molti altri ancora. Imperdibile il monologo dell’attore e regista Claudio Amendola. A parlare delle periferie come «ecosistemi educativi e sociali complessi, in cui spazio fisico, offerta di servizi, reti e politiche pubbliche si intrecciano nel determinare le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti», anche Bianca Piserchia, responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia, e Laura Tondi, sustainability manager in Ikea Italia. Altri panel con Veronica Rossi, sustainability director Lavazza Group e segretaria generale Fondazione Lavazza, Daniele Spagnoli, sustainability manager del gruppo Feltrinelli, Massimo Castiglia, sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero, Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, Felice Fabrizio, people and sustainability manager di Juventus. Prologo nella serata del giorno precedente con un raffinatissimo “charity dinner”.

A Trento parata di ministri

Venerdì di fuoco al Festival di Trento: è atteso mezzo governo. Si comincia con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Poi al convegno “Lavoro e carcere tra sogno e realtà” ecco Carlo Nordio, titolare della Giustizia. A seguire, “Immigrazione come problema o come opportunità”, con la partecipazione di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Nel pomeriggio, “Intelligenza artificiale, produttività e occupazione”, con Marina Calderone, ministra del Lavoro. Altro incontro, “Dalla ricerca ai nuovi mercati”, con Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. “Come funziona la valutazione d’impatto generazionale” vedrà la partecipazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa. Non può mancare “La transizione energetica, serve un sistema stabile e sostenibile”, con Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A Trento non mancherà il traffico di auto blu ministeriali, in una giornata così affollata…

Cuba, gli Usa hanno schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi

Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo nei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare Nimitz e del relativo gruppo d’attacco. L’annuncio coincide con l’intensificarsi della campagna di pressione dell’amministrazione di Donald Trump contro Cuba e con l’incriminazione dell’ex presidente Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. «Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz», ha postato su X il Southcom, responsabile delle operazioni in America Latina, Messico escluso. L’annuncio arriva in parallelo all’inasprimento delle relazioni di Washington con L’Avana, con cui gli Stati Uniti stanno da mesi negoziando nell’ambito del blocco petrolifero imposto a Cuba, e alla recente accusa formulata dal dipartimento di Giustizia contro l’ex presidente cubano Raul Castro, legata alla morte di quattro aviatori statunitensi nel 1996.

“Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi, questa è una vigliaccata”: l’urlo del padre di And…

AGI - "Andrea è innocente, mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi. E noi siamo forti su questo. È stata una vigliaccata". Lo dice ai microfoni dal Tg1 il Giuseppe Sempio, padre dell'indagato della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Sui social del Tg1 l'intervista esclusiva.

Giuseppe Sempio urla l'innocenza di suo figlio: "Non c'entra niente - ribadisce più volte - è assolutamente innocente"

"Una vigliaccata di chi?" chiede la giornalista del Tg1 e Sempio risponde: "Di chi non lo posso sapere. Siamo forti per l'innocenza di mio figlio, è quello che ci sostiene". Giuseppe Sempio è indagato dalla Procura di Brescia assieme all'allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, con l'accusa di corruzione in atti giudiziari.

L'ipotesi, sulla base di un appunto trovato a casa dei Sempio, è che il padre di Andrea abbia corrotto Venditti per indurlo a chiedere l'archiviazione del figlio nel 2017 dall'accusa di avere ucciso Chiara Poggi. La chiusura di questa indagine non è lontana e dovrebbe arrivare nelle prossime settimane dopo il deposito di un'informativa. Sempio e Venditti hanno sempre respinto le accuse e l'interpretazione del foglietto ('Venditti gip archivia per 20-30') come prova della corruzione.

Il contesto: la ricostruzione del delitto di Garlasco

Le parole disperate del padre arrivano in scia a un clamoroso colpo di scena che ha riaperto i riflettori su uno dei casi di cronaca nera più celebri d'Italia. Il delitto risale al 13 agosto 2007, quando la ventiseienne Chiara Poggi fu trovata senza vita, colpita brutalmente sulla testa, sul fondo delle scale della sua villetta a Garlasco, in provincia di Pavia. Per quell'omicidio, dopo un lunghissimo iter giudiziario fatto di assoluzioni e colpi di scena, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione l'allora fidanzato della vittima, Alberto Stasi, attualmente detenuto nel carcere di Bollate.

La nuova inchiesta che vede coinvolto Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è scaturita da un esposto presentato proprio dai legali di Stasi. La difesa ha infatti commissionato una perizia privata sui residui di DNA rinvenuti sotto le unghie di Chiara Poggi, sostenendo che quei frammenti genetici corrispondano a quelli del giovane Sempio e non a quelli del fidanzato condannato. Una tesi che la famiglia Sempio respinge con forza, ricordando come la posizione del ragazzo fosse già stata vagliata e archiviata dagli inquirenti nelle primissime fasi delle indagini.

 

Sorelle di Messina Denaro indagate, il gip dice no all’arresto

Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, sono indagate per procurata inosservanza della pena per aver aiutato il fratello a sottrarsi alla cattura quando era ricercato. La procura aveva contestato loro l’associazione mafiosa e ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha modificato l’accusa e, pur ritenendo che ci siano a loro carico i gravi indizi di colpevolezza, non ha disposto la misura per mancanza delle esigenze cautelari visto che il boss è deceduto. I pm hanno proposto appello al tribunale del Riesame.

Qvando c’era Lei: i manifesti di Italia viva che irritano Meloni e imbarazzano FS

Giorgia Meloni sarebbe su tutte le furie. Colpa dei manifesti di Italia viva per il 2 X 1000 apparsi nelle stazioni di Roma e Milano, che prendono di mira la premier. La grafica scelta dai creativi del partito renziano richiama infatti quella del Ventennio con uno slogan principale che lascia poco spazio alle interpretazioni:«QVUANDO C’ERA LEI», seguito da alcune varianti: «si pagavano le tasse», «i treni arrivavano in ritardo», «i giovani scappavano dall’Italia», «l’Italia era meno sicura», «la spesa si pagava di più».

La campagna comprende anche un video in stile cinegiornale dell’Istituto Luce pubblicato sul canale YouTube di Matteo Renzi. E un sito: www.quandoceralei.it.

Le telefonate tra Palazzo Chigi, ministero dei Trasporti e Fs

L’iniziativa ha scatenato il putiferio a Palazzo Chigi e pure in Ferrovie. Come riporta La Stampa, l’ad Stefano Donnarumma è stato chiamato dal ministero dei Trasporti. Le stazioni infatti fanno capo a Rfi che gestisce gli spazi pubblicitari attraverso un’altra società. Evidentemente qualcosa nella comunicazione è andato storto, visto che gli slogan di IV criticano direttamente anche Ferrovie e i ritardi dei treni. Il vero bersaglio però resta la premier. E infatti Palazzo Chigi ha chiesto lumi al ministero guidato da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia ha fatto lo stesso con il gruppo FS, dossier lasciato in mano alla Lega.