Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Nel conflitto apertosi fra il Papa e Donald Trump non ci sono solo i due protagonisti – che certo attirano il grosso dell’attenzione mediatica per ovvie ragioni – ma contano pure tutta una serie di personalità tutt’altro che secondarie. Si tratta delle rispettive squadre, fra cardinali e uomini chiave dell’amministrazione, che hanno alimentato lo scontro o il confronto, inedito, fra Casa Bianca e Santa Sede.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Papa Leone XIV e Donald Trump.

I vescovi americani compatti con Prevost

Di certo senza precedenti è il declino delle relazioni fra Chiesa di Roma e amministrazione repubblicana. Se tutto era cominciato già con Francesco all’epoca del primo mandato del presidente Trump – ma in quel caso le diffidenze erano state attribuite un po’ superficialmente soprattutto all’origine sudamericana del Papa argentino – pochi immaginavano che si arrivasse ai ferri corti con un Pontefice nato a Chicago.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Donald Trump e Papa Francesco (Imagoeconomica).

Eppure Prevost, che pure ha passato lunghi anni e della propria esperienza ecclesiale in Perù, forse è stato scelto proprio per questo dai suoi confratelli cardinali in Conclave. Non tanto perché in quanto americano poteva essere un buon interlocutore per il tycoon, ma al contrario, proprio perché statunitense, poteva contrastarne meglio politiche e metodi. Con Prevost, a differenza di quanto avvenne con Bergoglio, i vescovi Usa si sono schierati come un sol uomo dalla sua parte. Non solo quelli tradizionalmente “liberal”, ma anche diversi esponenti considerati più vicini al fronte repubblicano.

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Papa Prevost (Imagoeconomica).

La squadra dei porporati: da Broglio a Gomez

A cominciare dall’ex presidente della conferenza episcopale Usa, mons. Timothy Broglio, ordinario militare, che si è spinto a ipotizzare l’obiezione di coscienza da parte di militari in caso di attacco Usa alla Groenlandia; ha poi duramente criticato la caccia agli immigrati in scuole e chiese. D’altro canto, la politica migratoria trumpiana ha suscitato ampie proteste nella chiesa d’Oltreoceano; e anche un altro arcivescovo ‘conservatore’ come Josè Gomez, non a caso originario del Messico, titolare della diocesi di Los Angeles, una delle più grandi del Paese, ha puntato il dito contro i metodi usati dalle forze di sicurezza in modo indiscriminato contro chi lavora e vive in negli Stati Uniti da molti anni. Più classica la presa di posizione di tre cardinali progressisti contro la politica estera della Casa Bianca, contestata nel merito e nel metodo. Si tratta di Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington e di Joseph Tobin, capo della diocesi di Newark che hanno firmato un documento comune.

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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

La linea diplomatica di Parolin con Gallagher e Giordano Caccia

La cattura di Nicolas Maduro, senza che il Venezuela avviasse una transizione verso la democrazia, lo strangolamento economico imposto a Cuba, l’appoggio acritico a Benjamin Netanyahu nella distruzione di Gaza, il tentativo di svuotare definitivamente le Nazioni Unite da qualsiasi ruolo attivo nella risoluzione delle crisi internazionali e, infine, la guerra di aggressione all’Iran, sono altri capitoli del dissenso della Chiesa cattolica rispetto al modus operandi di Trump e dei suoi più stretti collaboratori. D’altro canto, i vescovi Usa giocano di sponda con il Vaticano dove il capo della diplomazia del Papa, il cardinale Pietro Parolin in questi mesi ha sapientemente tracciato la linea politico-diplomatica da seguire. «La risposta alla crisi dell’ordine internazionale, generata da un rinnovato orientamento all’uso della forza e dal dileggio delle regole del diritto internazionale, può trovarsi solo nel delineare percorsi concreti di pace, fatti di principi, regole e strutture garanti dell’ordine tra le Nazioni», spiegava lo scorso 27 aprile il cardinale. Al suo fianco troviamo l’inglese mons. Paul Gallagher quale Sostituto per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato; insieme a loro la rete dei nunzi apostolici che costituisce un riferimento essenziale in questa vicenda, a cominciare da quello negli Usa appena nominato il 7 marzo scorso e proveniente dall’incarico di rappresentante vaticano alle Nazioni Unite: monsignor Gabriele Giordano Caccia.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Il fronte della Casa Bianca: dal ‘teologo’ Vance a Paula Cain

Sul fronte opposto, ovvero quello della Casa Bianca, sono diversi gli esponenti dell’amministrazione Trump che si sono scatenati dopo che il presidente ha deciso di rompere gli indugi e attaccare frontalmente Leone XIV. Anche perché il rischio intravisto dall’establishment trumpiano è quello di perdere una parte del voto cattolico – decisivo per la vittoria di The Donald alle Presidenziali – in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Ma non è affatto detto che la strategia di assaltare la Santa Sede produca gli effetti sperati. Fra i falchi di questa battaglia, c’è senz’altro il vicepresidente JD Vance, neoconvertito al cattolicesimo, che ha cercato di contrastare Leone tirando fuori l’argomento della «guerra giusta» contro i regimi autoritari (quale appunto l’Iran), come argomento teologico del quale il papa non avrebbe tenuto conto.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Con lui, c’è il capo del Dipartimento di Stato, Marco Rubio, cattolico, di origini cubane. Rimasto ai margini delle polemiche, Rubio ha però in mente la «reconquista» dell’isola caraibica e non molla la presa dell’embargo economico-energetico puntando al sovvertimento del regime castrista. Si prosegue con Pete Hegseth, capo del Pentagono, protestante d’assalto, che per giustificare il conflitto in corso in Iran si è abbandonato a una citazione biblica, ma invece delle Scritture ha citato Pulp fiction. Una gaffe niente male.

Da rilevare poi, sempre in tema religioso, il ruolo di Paula White, capa dell’Ufficio della fede presso la Casa Bianca, nota telepredicatrice evangelica che promuove il Vangelo della prosperità. A lei si devono, ad esempio, le immagini che ritraggono Trump raccolto in preghiera circondato da pastori evangelici nello Studio Ovale. Anche in questo caso il tentativo è quello di non perdere quella parte del voto MAGA che non vede di buon occhio l‘interventismo internazionale di Trump ed è fortemente legato a un fondamentalismo religioso di origine protestante. Da ultimo tuttavia, a polemizzare apertamente con il Papa, ci si è messo Tom Homan, il cosiddetto  “zar delle frontiere”, cattolico di formazione e interprete della linea dura contro gli immigrati. Homan ha invitato Leone a occuparsi di ciò che non va nella Chiesa lasciando da parte la politica. Una menzione, infine,  merita anche Steve Bannon, ex uomo forte del primo mandato di Trump, per la sua lunga opposizione a Bergoglio e poi a Prevost.  

Madre e figlia avvelenate con la ricina: pc e telefoni al vaglio dei pm

AGI - Morirono per un avvelenamento da ricina: si attendono novità nell'inchiesta sul caso di Antonella Di Ielsi, 50 anni e Sara Di Vita, 15 anni, madre e figlia decedute a Campobasso subito dopo lo scorso Natale.

L'inchiesta sugli avvelenamenti da ricina 

La Procura di Larino che coordina le indagini, ha stabilito che lunedì 4 maggio la polizia si recherà di nuovo presso la casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per prelevare tutti i dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet, chiavette usb) appartenuti alle due vittime.

Domani il nuovo sopralluogo della polizia 

A svolgere l'operazione saranno gli agenti della polizia scientifica che entreranno nella struttura alle 10 di mattina. I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita (la sorella 18enne di Sara) saranno affidati al laboratorio digitale della Procura di Campobasso per le successive attività di acquisizione forense che la procura delegherà successivamente con un atto a parte.

Il padre sentito come teste 

Tra le novità dell'inchiesta anche il fatto che Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne, è stato nuovamente sentito dagli agenti della Squadra mobile, in qualità di persona informata sui fatti. La sua deposizione, resa ieri mattina, è durata 4-5 ore.

La Procura indaga, contro ignoti, per doppio omicidio premeditato.

Il medico legale conferma la morte per avvelenamento

La morte delle due donne per avvelenamento, con ogni probabilità da ricina, era stata confermata mercoledì scorso dal medico legale nominato dalla Procura. Su fegato e pancreas "ci sono delle alterazioni compatibili con l'intossicazione acuta. Però non ci sono dei segni specifici per una sostanza o per un'altra. Soltanto l'insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell'autopsia ci consentirà di capire la causa del decesso", aveva reso noto il medico legale Benedetta Pia De Luca. La consulente aveva parlato con i giornalisti al termine degli esami svolti al Policlinico di Bari, relativi ai vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sui corpi di mamma e figlia dello scorso 31 dicembre e nei successivi esami del 28 gennaio.

Al Meyer di Firenze arriva la pet therapy col gatto Pitagora

AGI - È un gatto rosso, affettuosissimo, coccolone ed è un generoso dispensatore di fusa. Il gatto Pitagora ha compiuto un'impresa destinata a passare alla storia dell'ospedale pediatrico fiorentino: è il primo felino a varcare la soglia del Meyer nell'ambito di un progetto di pet therapy. Il micio, che fa parte della scuderia a quattro zampe dell'associazione Antropozoa, ha trascorso un paio d'ore in uno dei reparti più delicati: quello destinato ai pazienti e alle pazienti della Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza.

Grazie al supporto della Fondazione Meyer e a una intuizione pionieristica, il Meyer è stato il primo centro sanitario pubblico che a livello nazionale ha introdotto gli interventi assistiti con gli animali (la cosiddetta pet therapy) inserendoli all'interno del protocollo sanitario e conferendo loro la dignità di una vera e propria terapia. Da 25 anni, quindi, i cani dell'associazione Antropozoa, accompagnati dal loro operatore umano specializzato, sono diventati una presenza fissa nei corridoi, nei reparti, nelle stanze dell'ospedale, attesi da pazienti, famiglie e operatori.

Un nuovo progetto con il gatto

Un progetto strutturato che adesso compie un nuovo salto di qualità, introducendo un elemento di novità con la figura del gatto; una scelta basata sui nuovi bisogni dei pazienti, soprattutto quelli ricoverati nella Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza.

Accessi settimanali e monitoraggio

A partire da oggi, in via sperimentale, Pitagora entrerà in ospedale una volta a settimana in un ambiente igienizzato prima e dopo la sua presenza e incontrerà i giovani pazienti individuati da un'équipe composta da medici, infermieri ed esperti di interventi assistiti con gli animali. Con Pitagora saranno sempre presenti due professionisti del settore: Francesca Mugnai, psicologa ed esperta di interventi assistiti con animali, e Alexis Gerakis, operatore di interventi assistiti con gli animali. Insieme a una squadra di veterinari ed etologi, il comportamento e il benessere del gatto verranno costantemente osservati e monitorati.

Il gatto, una presenza benefica

La presenza del gatto in molti contesti sociali e spesso nelle case, lo rende una figura familiare. Favorisce il contatto fisico creando situazioni di cure e di accudimento emotivamente intense, con la possibilità di instaurare una relazione fisica stretta, con effetti rassicuranti per il benessere emotivo. È indicato soprattutto per quei pazienti, come i pazienti con patologie psichiatriche, che hanno difficoltà a fidarsi e a creare legami.

Cura, gioco e benefici emotivi

La relazione con il felino è spesso incentrata su attività di cura e di gioco, attivo o passivo. Il gioco incoraggia infatti la comunicazione e l'espressione, anche nelle dinamiche di gruppo, e produce benefici importanti, consentendo la creazione di un clima caloroso. I benefici si riflettono in modo trasversale sul piano cognitivo, emotivo e relazionale.

Motivazione e crescita personale

La presenza dell'animale, in particolare del gatto, agisce come un potente mediatore capace di stimolare la motivazione all'apprendimento e di favorire un progressivo avvicinamento alla conoscenza di sé. In questo contesto, il paziente è portato a mettersi in gioco in modo spontaneo, rafforzando l'autostima e sviluppando una maggiore capacità di autocontrollo. L'interazione guidata contribuisce inoltre a promuovere una partecipazione attiva all'interno del gruppo, con traguardi graduali, rendendo visibile e concreto il processo di crescita.

Stimolazione cognitiva e comunicazione

Sul piano cognitivo, le attività proposte favoriscono una stimolazione mirata delle funzioni cerebrali, con particolare attenzione alla memoria, sia a breve sia a lungo termine. L'interazione con l'animale diventa occasione per incentivare la comunicazione, verbale e non verbale, ma anche l'attenzione e la concentrazione, competenze spesso compromesse nei contesti di fragilità.

Relazione, autonomia e adattamento

Sul versante relazionale il gatto si configura come un facilitatore sociale capace di favorire l'aggregazione e di stimolare le competenze interpersonali. La relazione con l'animale contribuisce ad accrescere il senso di autonomia e il piacere dell'interazione, in un'esperienza positiva e gratificante. Allo stesso tempo aiuta a distogliere l'attenzione da pensieri autoreferenziali e a ridurre i momenti di isolamento, canalizzando l'interesse verso stimoli esterni. In questo processo si rafforza anche la capacità di ascolto e si sviluppa una maggiore tolleranza alla frustrazione, elementi fondamentali per un adattamento più equilibrato al contesto terapeutico e sociale.

Tg3 Linea Notte, boom di share dopo il Concertone

AGI - Boom di ascolti per la puntata del Tg3 Linea Notte, seguita ieri sera da 515.000 spettatori, con uno share del 9,3%. Nel programma, iniziato subito dopo la fine del Concerto del Primo Maggio di Roma, sono stati approfonditi i temi caldi dell'attualità insieme a un parterre di esperti di rilievo. 

Gli ospiti

Sotto la guida di Ilaria Capitani, il confronto è partito dall'analisi della direttrice dell’AGI Rita Lofano, che ha approfondito i principali retroscena politici della giornata. È seguito l'intervento di Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica alla Sapienza di Roma, che ha spiegato lo stato dell'economia italiana concentrandosi in particolare su cosa sta succedendo nel mondo del lavoro.

Alla discussione hanno partecipato anche Gigi Riva, firma del quotidiano 'Il Domani', e Marino Sinibaldi, che ha offerto una riflessione sui risvolti sociali e culturali dei temi trattati. Insieme agli ospiti, la trasmissione ha analizzato le sfide del Paese, offrendo diversi punti di vista per comprendere meglio lo scenario attuale.

Fiamme sul monte Faeta, il rogo minaccia le abitazioni

AGI - L'incendio del monte Faeta è ancora attivo e resta alta l'allerta al confine tra le province di Lucca e Pisa nei territori di Santa Maria del Giudice, San Giuliano Terme e Asciano. Dopo tre giorni di emergenza, la situazione sul Monte Faeta mostra i primi segni di miglioramento, sebbene il perimetro non sia ancora considerato in sicurezza.

Il dispositivo di soccorso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è massiccio: 104 unità sono attualmente dispiegate nell'area, supportate da una flotta aerea composta da quattro Canadair e un elicottero Erickson S-64. Dall'inizio dell'emergenza sono stati portati a termine 85 interventi, suddivisi tra operazioni di spegnimento (73) e assistenza alla popolazione per il recupero di beni (12).

Situazione sul fronte lucchese e pisano

Sul versante lucchese, dove operano 57 unità provenienti anche da altri comandi regionali, la situazione appare sotto controllo. Le squadre restano a presidio dei centri abitati, nonostante i danni già registrati a una abitazione. Più critica la situazione sul fronte pisano, dove si registrano ancora focolai attivi.

Operazioni sul Monte Faeta

Sul Monte Faeta il rogo ha già percorso circa 710 ettari. Attualmente la bonifica ha raggiunto il 40% del territorio colpito, ma le autorità segnalano fiamme attive in diverse porzioni del perimetro.

Il sistema Antincendi Boschivi (AIB) sta concentrando gli sforzi su due settori critici. L'obiettivo è stabilizzare il fronte prima del previsto peggioramento meteorologico: a metà giornata è infatti attesa una rotazione dei venti da ovest-nord-ovest che potrebbe favorire riattivazioni e ostacolare il contenimento.

Forze impegnate e coordinamento

Le forze in campo sul monte includono 40 squadre composte da operai forestali e volontari del Coordinamento Toscano, 6 mezzi aerei nazionali e un elicottero regionale, oltre ad analisti di campo e gruppi specializzati nell'uso del fuoco tattico. Il coordinamento è affidato a un direttore della Città Metropolitana, coadiuvato dai tecnici regionali e delle unioni dei comuni della Media Valle del Serchio e Garfagnana.

Secondo fronte a Massarosa

Mentre proseguono le operazioni sul Faeta, il sistema regionale è impegnato anche nel comune di Massarosa (Lucca). In quest'area è attivo un secondo incendio boschivo che interessa alcuni ettari di vegetazione. Sul posto sono impegnati un elicottero e sei squadre dell'Organizzazione regionale AIB.

Situazione ancora critica

Nonostante il cauto ottimismo espresso dai soccorritori nelle ultime ore, le autorità ribadiscono che la situazione non è ancora risolta. Nella mattinata odierna, una ripresa del fuoco sul versante lucchese del Monte Faeta ha richiesto un immediato intervento dei mezzi aerei per impedirne l'ulteriore propagazione.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico

Risultati abnormi. La maratona di Londra del 26 aprile ci ha regalato risultati che dovremmo definire straordinari. Ma che straordinari rischiano di smettere di esserlo. Sia nel segmento maschile sia in quello femminile sono state registrate nuove prestazioni record. Fra le donne, l’etiope Tigist Assefa ha fissato il cronometro a 2 h 15’ 41”, migliorando se stessa, visto che esattamente un anno prima, a Londra, aveva toccato il tempo di 2 h 15’ 50”. Più clamoroso l’esito della gara maschile, dove sono stati tre gli atleti che hanno superato la prestazione ottenuta a Chicago nel 2023 dal keniota Kelvin Kiptum (2 h 00’ 35”). Soprattutto, addirittura due di questi tre atleti sono scesi sotto le due ore: il keniota Sabastian Sawe, che ha fermato il cronometro a 1 h 59’ 30”, e l’etiope Yomif Kejelcha, che ha fatto registrare il tempo di 1 h 59’ 41”. Alle loro spalle si è piazzato l’ugandese Jacob Kiplimo, che con 2 h 00’ 28” ha migliorato di sette secondi la performance di Kiptum. Tre risultati record in un colpo, due dei quali sterilizzati. È davvero un buon segno?

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da sinistra a destra il secondo arrivato Yomif Kejelcha (Etiopia), il vincitore Sabastian Sawe (Kenya) e il terzo arrivato, l’ugandese Jacob Kiplimo (foto Ansa).

Non solo Adidas: è una battaglia tecnologica tra case produttrici

Prima di rispondere a questo interrogativo è necessario soffermarsi su un dettaglio, e cioè l’impatto generato dai nuovi modelli di calzature da competizione. Che definire iper-prestative rischia persino di essere riduttivo. Siamo nel pieno di una battaglia tecnologica tra case produttrici, che porta le principali marche globali a trasformarsi in laboratori della sperimentazione sulla performance. Come informa un dettagliato articolo pubblicato dal sito di Sky Sport, le nuove scarpe Adidas Evo hanno fatto segnare una tappa trionfale. A Londra le avevano sia i due vincitori (Sawe e Assefa) sia il secondo classificato nella gara maschile (Kejelcha). Una circostanza che dà il titolo: con questi “attrezzi” ai piedi, per la prima volta nella storia della maratona competitiva, due esseri umani si sono spinti sotto il muro delle due ore.

Leggerissime (97 grammi) e costosissime (500 euro)

Lo hanno fatto calzando una scarpa leggerissima in termini di peso (97 grammi) e pesantissima in termini di prezzo (500 euro). Di per sé, la questione dei costi è un argomento che non può essere eluso: se davvero indossarle dà un vantaggio competitivo così evidente, gli atleti che non possono permettersele sono doppiamente penalizzati.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Sabastian Sawe, primo arrivato alla maratona di Londra, con annesso nuovo record del mondo (foto Ansa).

Ma al quadro va aggiunto che Adidas non è la sola a essere impegnata in una campagna di sviluppo tecnologico delle calzature da competizione. Il terzo classificato nel maschile, Kiplimo, ha testato con ottimi risultati le nuove Nike Alphafly 4: ha mancato per soli 29 secondi l’obiettivo di abbattere il limite delle due ore. E tornando alla gara femminile, la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya) ha sperimentato un nuovo modello di scarpe svizzere On.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da destra a sinistra la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya), la vincitrice Tigst Assefa (Etiopia) e la terza arrivata Joyciline Jepkosgei (Kenya) posano dopo la fine della maratona di Londra 2026 (foto Ansa).

Siamo dunque nel pieno di una competizione tecnologica tra case produttrici. Ciò crea una situazione in cui bisogna chiedersi se lo sviluppo delle calzature sia al servizio della prestazione, o se viceversa la prestazione sia diventata un test per lo sviluppo tecnologico. Ma si deve tornare al dato dei record per porsi qualche questione cruciale.

Cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo?

Si diceva: se in una sola gara il record viene battuto tre volte, possiamo ancora parlare di circostanza straordinaria? Dipende. Di sicuro non è cosa normale. Altrettanto sicuro è che si banalizza il record stesso. Che deve essere, a sua volta, circostanza straordinaria perché rara. Ma cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo? Nulla, specie se questo dovesse diventare l’andazzo prossimo venturo.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
I controversi costumi in poliuretano che sono stati banditi nel nuoto (foto Ansa).

La memoria torna al biennio dei costumi in poliuretano nel nuoto (2008-09). In quel lasso di tempo vennero battuti 255 record del mondo. Ai Mondiali di nuoto di Roma (2009), nelle otto giornate di gara in vasca vennero battuti 43 record. Alcuni duravano dalla sera alla mattina. Si parlò di doping tecnologico, ma soprattutto ci si rese conto di avere esagerato: se normalizziamo il record, lo sport perde fascino. Per questo si decise di mettere al bando il poliuretano per tornare ai costumi in tessuto. Il timore è che nella maratona si sia attraversata la medesima soglia. Lo sapremo presto. Ma intanto è bene tenere presente questo dato.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica

Chi è il cattivo? Ogni storia, si sa, ha bisogno di un eroe e di un antieroe per funzionare. E forse funziona proprio perché ognuno di noi si vede come l’eroe della propria vita. Il problema nasce quando uno è convinto di stare dalla parte giusta ma, senza saperlo, forse è già entrato dalla porta sbagliata della storia. Parliamo di Palantir, un’azienda nata grazie al sostegno iniziale della CIA e di Peter Thiel, il cui nome richiama le Pietre Veggenti del Signore degli Anelli. E forse di una parte dei dipendenti che ha smesso di credere alla retorica della neutralità tecnologica e ha cominciato a chiedersi da che parte stanno veramente.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica
Il logo di Palantir (Ansa).

I contratti con l’ICE, la partnership con Israele e la guerra in Iran

Tutto ha inizio, come tutto nella Silicon Valley, con un contratto. Il cliente si chiama ICE, Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale americana che si occupa di controllo delle frontiere e deportazioni. La collaborazione tra Palantir e l’ICE dura da oltre un decennio, ma con il secondo mandato di Trump diventa un pilastro centrale dell’apparato di deportazione di massa. Tra il 2025 e il 2026 vengono firmati nuovi contratti per sviluppare soluzioni di analisi predittiva pensate per tracciare in tempo reale migliaia di persone e procedere rapidamente con espulsioni su scala industriale. Nel gennaio 2024 Palantir annuncia una partnership strategica con il ministero della Difesa israeliano, mettendo i suoi sistemi di analisi nelle stanze dove si decide chi colpire. Poi c’è l’Iran. Il 28 febbraio 2026, durante l’operazione Epic Fury, un missile colpisce la scuola elementare femminile di Shajareh Tayyebeh a Minab. Tra le 175 e le 180 le persone uccise, la maggior parte bambine tra i sette e i 12 anni. L’edificio risultava ancora classificato in un database della Defense Intelligence Agency come struttura militare, nonostante immagini satellitari mostrassero che dal 2016 il sito fosse invece stato trasformato in una scuola.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica
Una manifestazione contro la sede Palantir di New York (Ansa).

Ai dubbi etici, il Ceo risponde con un manifesto politico

È proprio in questo contesto che entrano in gioco i dipendenti di Palantir in piena crisi esistenziale. Secondo un’inchiesta pubblicata da Wired, molti di loro stanno iniziando a chiedersi se non siano già diventati il nemico che un tempo pensavano di combattere. Alcuni ex ingegneri raccontano di essersi convinti che Palantir fosse il freno alle deviazioni della sorveglianza, l’azienda che, grazie alla sua tecnologia, avrebbe contribuito a evitare abusi di massa. Altri raccontano di una leadership che risponde ai dubbi etici attraverso manifesti politici. Tipo quei 22 punti che compongono il manifesto ideologico del suo Ceo, Alex Karp, pubblicati nel libro The Technological Republic e che tracciano il ritratto di un’ideologia molto precisa. Vale a dire: la Silicon Valley ha un debito morale verso gli Stati Uniti d’America, il potere del secolo poggia sul software e le armi di intelligenza artificiale saranno costruite comunque, quindi bisogna decidere chi le controlla. Insomma, «Non facciamo i moralisti. Il mondo è pericoloso. Qualcuno deve costruire gli strumenti per chi lo difende». Ovvero gli Stati Uniti. E il cerchio si chiude.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica
Il co-fondatore e Ceo di Palantir, Alex Karp, a Davos (Ansa).

L’IA è nuova, ma il capitalismo no

Molto più prosaicamente, come sempre, ci sono i soldi. L’intelligenza artificiale sarà anche una novità, ma il capitalismo no. Per questo motivo le aziende che operano nel mondo dell’IA sono incentivate a seguire una regola: massimizzare il ritorno per gli investitori. E quando i valori aziendali entrano in conflitto con il valore del profitto, è quest’ultimo nella maggior parte dei casi ad avere la meglio. Al netto dei principi di massima, basta guardare alla montagna di denaro che l’IA ha attratto finora. I giganti del tech pianificano di investire, solo per quest’anno, centinaia di miliardi di dollari con stime che sfiorano i 700 miliardi a livello aggregato e un orizzonte triennale che, secondo Goldman Sachs, supera i 1.100 miliardi. Questo significa che le grandi aziende tecnologiche stanno destinando quote senza precedenti dei loro ricavi alle infrastrutture IA. Si tratta di livelli storicamente impensabili, ma necessari per non restare fuori dalla corsa. Ragion per cui, anche a fronte di una crescente pressione sui flussi di cassa, questa inerzia ha una natura strutturale difficile da invertire: deve materializzarsi. Ed è per questo che, nonostante sia al centro del dibattito, l’adozione dell’IA da parte dei governi non ha rallentato di un passo. Palantir inclusa. Nel 2025 il valore massimo dei contratti governativi pluriennali aggiudicati all’azienda ha superato i 13 miliardi di dollari, 84 per ogni contribuente americano. Tutto deve filare liscio.

Palantir e l’illusione della neutralità tecnologica
Palantir alla Fiera di Hannover ad aprile 2026 (Ansa).

Dramma della gelosia nel Salernitano, evira il compagno nel sonno

AGI - Una brutale aggressione scaturita da motivi sentimentali ha sconvolto la comunità di Angri, nel Salernitano. Un uomo di 41 anni, originario del Bangladesh, è stato evirato dalla moglie, una connazionale di 35 anni, all'interno della loro abitazione. La donna è stata arrestata dai Carabinieri e trasferita presso la casa circondariale di Salerno-Fuorni.

La dinamica dei fatti Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'episodio è avvenuto nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo. L'uomo stava riposando quando la moglie lo ha colpito. Nonostante la gravità delle ferite e i dolori lancinanti, il 41enne è riuscito a invocare l'aiuto dei vicini, i quali hanno immediatamente allertato il 118. Trasportato d'urgenza all'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, la vittima è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico e resta attualmente ricoverata in condizioni serie.

Le indagini e l'ipotesi del narcotico

I Carabinieri della stazione locale e del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore, intervenuti sul posto, hanno proceduto all'arresto della donna in quasi flagranza di reato. Un elemento centrale dell'indagine, coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore, riguarda la possibilità che l'uomo sia stato narcotizzato prima dell'aggressione. La vittima avrebbe infatti riferito agli investigatori di aver avvertito una forte e insolita sonnolenza durante il pasto.

Il movente: gelosia e contrasti familiari

La coppia si era trasferita ad Angri solo di recente, proveniente da un comune del Napoletano. Le tensioni tra i due sarebbero aumentate proprio a seguito del trasloco. Alla base del gesto vi sarebbe un movente passionale: sulla scorta delle prime testimonianze rese dalla vittima, sembrerebbe che il 41enne intendesse ospitare nell'abitazione un'altra donna. Resta ancora da chiarire se si trattasse di una prima moglie dell'uomo, circostanza che avrebbe scatenato la violenta reazione della 35enne.

Accertamenti in corso

Gli inquirenti proseguono gli accertamenti per definire con esattezza i contorni della vicenda e confermare le ipotesi investigative attualmente al vaglio.

Clima, dal 1993 livello mare si è alzato di 10 centimetri

AGI - I rischi legati al riscaldamento globale, e al conseguente innalzamento del livello del mare, sono al centro del Rapporto sullo stato del clima europeo 2025 pubblicato da Copernicus.

Proprio per contrastare i fenomeni legati al cambiamento climatico, l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) ricorda “l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici”.

Riscaldamento accelerato in Europa

La Regione Artica è quella che globalmente si riscalda più velocemente e il continente europeo dagli anni ’80 del secolo scorso si sta riscaldando il doppio rispetto alla media globale (+0,56 C per ogni decennio contro i +0,27 della media globale; nel 2025: +0,87 in Europa, +0,44 media globale). Tale condizione favorisce una più rapida perdita di massa glaciale nel Vecchio Continente e la fusione della calotta glaciale lungo le coste della Groenlandia (lo scioglimento del permafrost di Groenlandia e Antartico è la principale causa dell’innalzamento del livello del mare).

Perdita glaciale e innalzamento dei mari

Nell’anno idrologico 2025, tale calotta ha subito una riduzione di 139 gigatonnellate (Gt), equivalente a circa una volta e mezza il contenuto di permafrost dei ghiacciai alpini, innalzando il livello del mare di 0,4 millimetri. Globalmente poi, la perdita glaciale nel 2025 è stata di 410 Gt, equivalente a un innalzamento del mare di 1,1 mm. L’innalzamento del mare osservato dal 1993 è stato di oltre 10 centimetri (circa 3,6 mm all’anno). Il rapporto di Copernicus ricorda che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene acqua sufficiente a innalzare il livello del mare di 7 metri.

Attualmente le acque del Mare Nostrum che bagnano le coste della Penisola registrano tra 1,5 e addirittura 3 C sopra la media, con grave stress alla vita marina (le praterie di Poseidonia oceanica, specie biologicamente essenziale per la vita dei mari, potrebbero estinguersi entro la fine di questo secolo).

Appello alle politiche di adattamento

“Sono dati, che purtroppo non stanno trovando adeguata attenzione da parte dei soggetti decisori, perché il futuro è già oggi e la crisi climatica sta pregiudicando la vita di intere comunità anche nel nostro Paese. Servono urgenti politiche di adattamento: il Piano Invasi proposto con Coldiretti e quello per l’efficientamento della rete idraulica sono a disposizione del Paese”, evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente Anbi.

Situazione idrica in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il report settimanale dell’Osservatorio Anbi informa che i livelli idrometrici dei grandi laghi del Nord sono superiori o in linea con la media storica: Verbano 96%, Lario 54,1%, Garda 80,7%, Sebino 53,6%.

Fiumi, neve e invasi

In Valle d’Aosta crescono le portate di Dora Baltea e torrente Lys. In Piemonte si riducono i flussi di Stura di Demonte, Toce e Tanaro (-30%). In Lombardia si registra un deficit di neve con SWE a -60,6%. In Veneto forti deficit idrici in Adige, Bacchiglione, Livenza, Piave e Brenta. In calo anche il Po, soprattutto nel tratto lombardo-emiliano.

Centro e Sud

In Emilia-Romagna molti fiumi sono sotto i minimi storici. In Liguria calano Entella, Vara e Argentina. In Toscana l’Arno segna -80%. Nelle Marche flussi molto scarsi per Esino e Sentino. In Umbria il Lago Trasimeno resta sotto la media. Nel Lazio cresce il Tevere. In Basilicata calano gli invasi, mentre in Puglia i bacini della Capitanata sono all’89%.

“Ancora una volta l’Italia idrica si sta capovolgendo e le criticità si registrano maggiormente al Nord. È questa fotografia a segnalare l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici, raccogliendo l’acqua piovana per trasportarla laddove necessario”, conclude Vincenzi.

Treno Frecciarossa bloccato a Montesilvano, 125 passeggeri bloccati a bordo

AGI - I vigili del fuoco sono impegnati dalle 20 in un intervento sulla linea ferroviaria adriatica a Montesilvano, per un treno Frecciarossa bloccato con 125 passeggeri a bordo. Al lavoro i tecnici RFI per il ripristino della linea. I passeggeri, chiusi all'interno del treno, stanno tutti bene. Secondo le prime informazioni, un treno precedente avrebbe tranciato i cavi elettrici. 

La nota di Trenitalia

La circolazione ferroviaria è sospesa tra Giulianova e Pescara per un inconveniente tecnico alla linea elettrica. Lo rende noto Trenitalia. I treni Alta Velocità, Intercity e Regionali possono registrare ritardi. Sono sospesi i treni Venezia Santa Lucia - Lecce, Milano Centrale - Bari Centrale, Bolzano - Bari Centrale.