Inchiesta calcio, anche Daniele Orsato sentito come testimone

AGI - Anche Daniele Orsato, riconosciuto come uno dei fuoriclasse dell'arbitraggio mondiale dell'ultimo decennio, all'inizio dell'indagine, quindi lo scorso anno, venne convocato e sentito come persona informata sui fatti nell'inchiesta con cinque indagati che ipotizza il reato di frode sportiva anche per presunte interferenze nelle stanze dove si dirimono i casi di gioco incerti.

Stando a quanto apprende l'AGI da fonti arbitrali, Orsato non si recò mai nella Sala Var di Lissone, scenario dove il pubblico ministero Maurizio Ascione ambienta una parte della sua indagine, e anche di questo avrebbe parlato col magistrato “smarcandosi” così da altre figure che invece, secondo le indagini, l'avrebbero frequentata sia come addetti sia condizionando con le “bussate” le decisioni sui casi dubbi.

La posizione di Orsato

Orsato non andò nella Sala Var né quando era ancora arbitro, fino all'agosto del 2024, né nel ruolo di Commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell'AIA, incarico a cui venne destinato dal gennaio del 2025 con il compito di seguire i giovani fischietti nell'evoluzione delle loro carriere.

Altro che deriva illiberale: il vero rischio del centrodestra è la mediocrazia

Il destra-centro ha un problema di classe dirigente e quattro anni di governo lo hanno tristemente evidenziato. Forza Italia è costretta a praticare il rinnovamento – via figli di Berlusconi – dall’alto, senza che nessun aspirante rottamatore cripto-liberale si affacci alla finestra della rivoluzione. La Lega è diventata rapidamente ostaggio di Roberto “Generale in Pensione” (per gli amici Gip) Vannacci, prima che questi salutasse la curva, usando un partito dalla storia pur gloriosa come un taxi per farsi portare da Viareggio a Bruxelles, lasciando il conto (con tutti gli extra del caso) a Matteo Salvini ma soprattutto agli italiani.

Altro che deriva illiberale: il vero rischio del centrodestra è la mediocrazia
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Fratelli d’Italia, e qui sta il punto più dolente dell’intera compagine di governo, vanta Giorgia Meloni come leader e campionessa massima, ma i casi Delmastro, Bartolozzi, Santanchè testimoniano la fragilità della selezione politica nel partito della presidente del Consiglio. Pure il vanitoso Carlo Nordio, ministro della Giustizia, sempre pronto a ricordare in ogni discorso pubblico che lui ha fatto il magistrato per 40 anni (e pare che l’incarico governativo sia più un premio per la pensione che altro), ha attirato numerosi guai, soprattutto in campagna elettorale per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati (e vediamo come evolverà il caso Minetti).

Altro che deriva illiberale: il vero rischio del centrodestra è la mediocrazia
Carlo Nordio e dietro Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).

«In un lago piccolo i pesci grossi finiscono presto»

Non sono casi isolati; la classe dirigente vicina alla presidente del Consiglio in questi anni ha prodotto Gennaro Sangiuliano (ve lo ricordate l’ex ministro della Cultura, sì? Maria Rosaria Boccia, sì? Ecco), prontamente sostituito – prontamente si fa per dire – da Alessandro Giuli. «C’è un enorme problema di classe politica in generale, figuriamoci dentro un partito che è passato dal 4 al 26 per cento nel giro di tre anni», ha detto una volta lo storico Giovanni Orsina in un’intervista a Quotidiano Nazionale. «Il caso Sangiuliano e la scelta di Giuli come successore sono la testimonianza di quanto Meloni peschi sempre dallo stesso bacino, che è piccolo». In un lago piccolo, ha detto ancora Orsina, «i pesci grossi finiscono presto. Se peschi nel mare hai più possibilità di scelta, per restare nella metafora. Meloni preferisce il lago piccolo perché vuole circondarsi di persone che conosce bene e di cui si fida. Naturalmente ci sono dei vantaggi. Però la storia prima o poi ti mette davanti a un problema grosso, e in quel momento scopri che non hai le risorse per affrontarlo. Non le auguro di arrivare a quel punto, dico solo che è statisticamente improbabile che non ci arrivi. Dovrebbe ampliare gli orizzonti, costruire un progetto politico ambizioso attorno al quale far crescere una classe dirigente pluralistica. Senza dimenticare il nucleo storico di FdI, ma ibridandolo».

Altro che deriva illiberale: il vero rischio del centrodestra è la mediocrazia
Alessandro Giuli, Gennaro Sangiuliano e Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

L’opposizione per anni ha gridato al fascismo immaginario

Fin qui, e a un anno e poco più dal voto politico del 2027, niente di tutto questo è stato fatto. Fratelli d’Italia ha semplicemente replicato lo stesso schema interpretativo dell’esistente, che ha alla sua base una intima convinzione giustificazionista e da retorica del complotto (con il costante attacco di un non meglio precisato deep state contro il governo). Ma Sangiuliano e Delmastro e Santanchè tutti gli altri sono stati scelti da chi governa, non dall’opposizione, sicché si potrebbe parlare, semmai, di autocomplotto. La compagnia dell’Anello di Fratelli d’Italia insomma avrebbe bisogno di un altro canone letterario, visto che quello di Tolkien pare inespresso se non proprio sprecato. L’opposizione per anni ha gridato all’allarme fascismo, rinverdito in queste settimane dalla nuova pubblicazione di Tomaso Montanari (in libreria con La continuità del male), perdendo di vista quello che stava accadendo sotto i propri occhi. Il regime illiberale non c’è mai stato, gli orbanismi sono nati, cresciuti e affondati in Ungheria. Il rischio politico-culturale della coalizione di destra-centro in Italia è semmai la mediocrazia, ben più dannosa del fascismo immaginario

Sempio ossessionato da una ragazza. Spuntano i messaggi

AGI - Una serie di messaggi online, da parte di Andrea Sempio, in cui traspare una vera e propria ossessione sentimentale nei confronti di una ragazza. Risalgono a fine 2010 e potrebbero essere, per la procura di Pavia, riferiti proprio a Chiara Poggi, e quindi potrebbero avvalorare la tesi investigativa secondo la quale lo stesso Sempio avrebbe agito per un rifiuto sessuale da parte di Chiara. Gli avvocati di Sempio, però, sostengono che quei messaggi erano riferiti a un'altra ragazza che, probabilmente, potrebbero chiamare a deporre in un eventuale procedimento.

Si aggiungono così altri particolari al caso Garlasco, tornato in primo piano dopo che la procura di Pavia ha fatto notificare ad Andrea Sempio un invito a rendere interrogatorio per il prossimo 6 maggio, nell'ambito della nuova inchiesta che lo vede indagato per il delitto di Garlasco.

Le convocazioni della procura

È la seconda volta che i pm, diretti da Fabio Napoleone, convocano l'amico del fratello di Chiara Poggi. La prima volta, il 20 maggio 2025, il 38enne, consigliato dai suoi avvocati, aveva legittimamente deciso di non presentarsi. Per la convocazione di mercoledì prossimo, invece, la difesa e lo stesso Sempio non hanno ancora deciso come affrontare i pm.

La modifica del capo di imputazione

Sempio non è più indagato in concorso con ignoti, o con Alberto Stasi, nel capo di imputazione in cui gli viene contestato di essere il responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. La modifica del capo di imputazione verosimilmente è legata anche alla trasmissione alla procura generale di Milano di un'informativa utile a presentare un'eventuale istanza di revisione per l'allora fidanzato di Chiara Poggi, unico condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto.

La posizione della difesa

Andrea Sempio, hanno fatto sapere nei giorni scorsi i legali, "non riesce a capacitarsi di questo movente sessuale. Lui mi dice, ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso di sociali, specifico dato il movente, non si capisce da dove deducano un movente sessuale, visto che lui non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare", ha detto la sua avvocata Angela Taccia che lo assiste insieme con Liborio Cataliotti.

Le indagini e la ricostruzione

"Dobbiamo aspettare perché finché non abbiamo gli atti non possiamo capire la ratio di questa nuova imputazione, comunque elastica, comunque provvisoria" ha aggiunto. Sulla nuova ricostruzione della dinamica dell'aggressione che avrebbe subito la 26enne, la legale precisa solo un aspetto: "L'unica cosa che apprendiamo è che a quanto pare l'assassino è uno, ma è d'altronde tutto il team difensivo della difesa che ha sempre sostenuto che l'assassino è uno".

Muore dopo il parto in ospedale, la procura di Firenze apre un’inchiesta

AGI - La Procura di Firenze ha avviato un'inchiesta sulla morte avvenuta il primo maggio di una giovane paziente presso l'ospedale San Giovanni di Dio a Firenze, dopo il parto al termine della sua prima gravidanza. L'Azienda sanitaria Toscana Centro, con i suoi professionisti, "garantisce la piena collaborazione" alla magistratura, fa sapere con una nota.

La donna è entrata in travaglio spontaneo ed è stata seguita dall'équipe ostetrica fino al parto, avvenuto regolarmente nella giornata del 30 aprile, ha riferito la Asl. Dalla comparsa dei primi segni di emorragia post partum, l'équipe multidisciplinare – ostetrici, anestesisti-rianimatori, chirurghi – "ha operato in modo coordinato e continuo per l'intera durata dell'evento, applicando tutti i protocolli previsti per le emergenze ostetriche di questa gravità. L'imprevista insorgenza di ulteriori complicanze ha aggravato il quadro in maniera irreversibile".

Attivate le procedure previste

L'Azienda sanitaria ha attivato le azioni previste dal sistema qualità e sicurezza delle cure in caso di eventi sentinella, notificando il decesso al sistema nazionale di sorveglianza della mortalità materna (ItOSSIstituto Superiore di Sanità).

A seguito del decesso, la Procura ha avviato i necessari accertamenti. Nell'ambito di tale procedimento, la documentazione clinica è stata posta sotto sequestro e sono stati disposti gli atti tipici della fase delle indagini preliminari. La direzione sanitaria dell'ospedale e l'équipe medica hanno collaborato sin da subito e in modo pieno e spontaneo con gli organi inquirenti, mettendo a disposizione tutta la documentazione disponibile e rendendo le dichiarazioni richieste. Tale collaborazione proseguirà senza riserve per tutta la durata del procedimento.

Fiducia e cordoglio

L'Azienda sanitaria in una nota ha "ribadito la propria fiducia nell'operato dell'équipe e nel lavoro dell'autorità giudiziaria, cui spetta ogni valutazione conclusiva". La direzione dell'ospedale e tutta l'équipe clinica "esprimono il più profondo cordoglio per la perdita di questa giovane donna. Al marito e ai familiari va la vicinanza umana e istituzionale di tutti gli operatori che l'hanno assistita".

Supporto e impegno dell'azienda

Come da prassi, sono già in corso o programmati un audit clinico interno, il supporto psicologico al personale coinvolto e l'adeguato supporto, anche psicologico, al marito e alla famiglia. L'Azienda Usl Toscana Centro "conferma il proprio impegno nella trasparenza, nella sicurezza delle cure e nel miglioramento continuo dei percorsi assistenziali".

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump

La nomina di Paolo Zampolli a inviato speciale dice già tutto su chi l’ha firmata: il suo amico Donald Trump. È un’investitura di cortesia, soprattutto per quel che riguarda l’Italia, un Paese alleato degli Usa, membro fondatore della NATO e del G7, che non ha mai avuto bisogno di un “inviato speciale” e, infatti, nessun presidente prima di Trump lo aveva mai nominato. Esiste già un canale ordinario e collaudato per le relazioni con il nostro Paese, ed è l’ambasciata americana a Roma. Il biglietto da visita di Zampolli recita: «Rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali», una formula talmente generica da coprire qualunque attività, dagli incontri con politici (come quello recente, il 31 marzo, in un ristorante della Capitale con Giuseppe Conte) alle mediazioni commerciali.

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump
Paolo Zampolli ospite di Bruno Vespa (Imagoeconomica).

La pazza idea di ripescare l’Italia a danno dell’Iran

Ora Zampolli – che si vanta di aver presentato la giovane Melania al suo futuro marito – si è messo in testa di ricucire il rapporto incrinato tra Giorgia Meloni e Trump e, per compiere questa nobile impresa, l’ha presa alla larga. Ha ripescato una sua vecchia idea del 2022, quando scrisse una lettera a Gianni Infantino, presidente della FIFA chiedendogli di escludere l’Iran dai Mondiali in Qatar e far partecipare al suo posto l’Italia, che anche allora, come quest’anno, non si era qualificata. Infantino intrattiene rapporti stretti con Trump, i suoi legami personali con il presidente sono noti e pubblicamente esibiti. Nel dicembre 2025 gli era seduto accanto, alla cerimonia del sorteggio dei Mondiali 2026, il che rende l’attività di lobbying di Zampolli su di lui un canale plausibile e tutt’altro che difficile. Infantino subisce talmente il fascino di Trump da avergli conferito in quella occasione il premio FIFA Peace Prize 2025: non sarà il Nobel e la motivazione – «Trump ha reso il mondo un posto più sicuro» – potrebbe suscitare qualche ironia, fatto sta che il numero uno della FIFA ha inserito anche Ivanka Trump nel consiglio di amministrazione di un progetto educativo dell’organizzazione che presiede. Sempre un anno fa, si presentò in ritardo a un Congresso FIFA ad Asunción, in Paraguay, perché aveva accompagnato Trump in un tour diplomatico in Medio Oriente: alcuni delegati UEFA abbandonarono la sala per protesta.

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump
Donald Trump con Gianni Infantino (Imagoeconomica).

Una proposta che ha imbarazzato persino Trump

Quattro anni fa Infantino non accettò la proposta, ma quest’anno Zampolli era sicuro di riuscirci: a fine marzo la Nazionale italiana è stata eliminata ai rigori dalla Bosnia-Erzegovina nello spareggio decisivo, mancando la qualificazione per la terza volta consecutiva. «Ho suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali», ha detto il super inviato trumpiano. «Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli Azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti (i Mondiali 2026 si svolgeranno in 16 città tra Usa, Canada e Messico ndr). Con quattro titoli mondiali, hanno il prestigio per giustificare l’inclusione». Purtroppo per lui, ha inanellato un’altra volta una serie di reazioni tutte negative. Trump stesso, interpellato dai giornalisti alla Casa Bianca, come riportato dal Financial Times, ha liquidato Zampolli rispondendo in modo imbarazzato: «È una questione interessante… fatemici pensare un momento»; il ministro dello Sport Andrea Abodi è stato netto: «Non è opportuno un ripescaggio al Mondiale. Ci si qualifica sul campo». Sulla stessa linea il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio: «Mi sentirei offeso. Bisogna meritarselo di andare ai Mondiali». La BBC, citando fonti interne alla FIFA, ha riportato una secca smentita: la Federazione non intende sostituire l’Iran con l’Italia. In caso di forfait dell’Iran, a subentrare sarebbe una nazionale dell’Asian Football Confederation, cui l’Iran appartiene in ambito sportivo, verosimilmente gli Emirati Arabi Uniti.

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump
Paolo Zampolli (Imagoeconomica).

Witkoff, un immobiliarista di NY per il Medio Oriente

Zampolli, che non riesce a portare a casa un progetto, ha così dovuto incassare in silenzio un’altra umiliazione. Ma non è il solo a darsi da fare combinando pasticci: la sua figura appare a dire il vero quasi comica, confrontata con quella di altri inviati speciali nominati da Trump, scelti per fedeltà personale anziché per competenza, che operano al di fuori dei canali diplomatici ordinari, generando confusione e imbarazzi. Steve Witkoff per esempio, l’immobiliarista newyorkese amico personale di Trump da decenni senza alcuna esperienza diplomatica, è diventato il principale negoziatore americano su Gaza, Ucraina e Iran. Considerato da molti il vero segretario di Stato, Witkoff ha incontrato Vladimir Putin almeno tre volte – a febbraio, marzo e aprile 2025 – senza un proprio interprete, affidandosi invece ai traduttori forniti dal Cremlino. Si tratta di una violazione del protocollo diplomatico standard.

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump
Vladimir Putin con Steve Witkoff (Ansa).

L’ex ambasciatore americano in Russia, Michael McFaul, l’ha definita «un’idea molto sbagliata» che ha messo Witkoff «in una posizione di reale svantaggio». Nell’agosto 2025, dopo un incontro con Putin, Witkoff avrebbe scambiato la richiesta del presidente russo di un «ritiro pacifico» delle forze ucraine da Kherson e Zaporizhzhia per un’offerta russa di ritirare le proprie truppe, esattamente il contrario. All’incontro si era presentato senza un funzionario del Dipartimento di Stato incaricato di prendere appunti, quindi non ha potuto contare su alcuna registrazione ufficiale delle proposte di Mosca, un’ulteriore violazione del protocollo. Tra l’altro, gli viene anche imputato di non conoscere i nomi delle province ucraine di cui sta negoziando il destino. Senza contare che ex diplomatici hanno dichiarato alla rivista Time che sia Witkoff sia Jared Kushner, genero di Trump – chiamato come inviato parallelo sul dossier Iran – mancano dell’esperienza e della competenza diplomatica necessarie per concludere un accordo sul nucleare, e che questo rischia di prolungare la guerra e destabilizzare l’economia globale.

Zampolli, Witkoff e gli altri: la truppa degli inviati speciali di Trump
JD Vance, Marco Rubio, Jared Kushner e Steve Witkoff con Donald Trump (Imagoeconomica).

I fedelissimi con cui Donald ha rottamato la vera diplomazia

Oltre a Zampolli e Witkoff, Trump nel tempo ha distribuito galloni pseudo-diplomatici a destra e a manca. Per soli due mesi – dal gennaio al marzo 2025, il presidente si è avvalso della consulenza del generale in pensione Keith Kellogg per gestire la crisi ucraina. Della lista fanno parte Richard Grenell, ex ambasciatore in Germania dal 2018 al 2020 e inviato speciale per i negoziati di pace in Serbia e Kosovo dal 2019 al 2021, che recentemente si è occupato di Venezuela; Massad Boulos, uomo d’affari libanese-americano, suocero di Tiffany Trump, la figlia di Donald e Marla Maples (nomina dal sapore marcatamente familistico); Adam Boehler, dirigente nel settore sanitario, già a capo del Development Finance Corporation nel primo mandato trumpiano, che ha condotto negoziati riservati sulla liberazione degli ostaggi a Gaza. E ancora: Mark Burnett, ormai ex inviato speciale per il Regno Unito, produttore televisivo britannico-americano, creatore di The Apprentice, il reality presentato da Trump negli anni 2000 che ne rilanciò la carriera pubblica. Non poteva mancare un pugno di cheerleader hollywoodianiJon Voight, Mel Gibson e Sylvester Stallone – nominati ambasciatori speciali per rilanciare l’industria cinematografica, per tentare di fare propaganda in un settore, quello del cinema, apertamente ostile. Tra i tanti smantellamenti che Trump ha messo in atto, all’inizio del suo mandato anche con l’aiuto di Elon Musk, quello della diplomazia professionale in favore di una rete di fedelissimi, appare il più pericoloso.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Nel conflitto apertosi fra il Papa e Donald Trump non ci sono solo i due protagonisti – che certo attirano il grosso dell’attenzione mediatica per ovvie ragioni – ma contano pure tutta una serie di personalità tutt’altro che secondarie. Si tratta delle rispettive squadre, fra cardinali e uomini chiave dell’amministrazione, che hanno alimentato lo scontro o il confronto, inedito, fra Casa Bianca e Santa Sede.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Papa Leone XIV e Donald Trump.

I vescovi americani compatti con Prevost

Di certo senza precedenti è il declino delle relazioni fra Chiesa di Roma e amministrazione repubblicana. Se tutto era cominciato già con Francesco all’epoca del primo mandato del presidente Trump – ma in quel caso le diffidenze erano state attribuite un po’ superficialmente soprattutto all’origine sudamericana del Papa argentino – pochi immaginavano che si arrivasse ai ferri corti con un Pontefice nato a Chicago.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Donald Trump e Papa Francesco (Imagoeconomica).

Eppure Prevost, che pure ha passato lunghi anni e della propria esperienza ecclesiale in Perù, forse è stato scelto proprio per questo dai suoi confratelli cardinali in Conclave. Non tanto perché in quanto americano poteva essere un buon interlocutore per il tycoon, ma al contrario, proprio perché statunitense, poteva contrastarne meglio politiche e metodi. Con Prevost, a differenza di quanto avvenne con Bergoglio, i vescovi Usa si sono schierati come un sol uomo dalla sua parte. Non solo quelli tradizionalmente “liberal”, ma anche diversi esponenti considerati più vicini al fronte repubblicano.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Papa Prevost (Imagoeconomica).

La squadra dei porporati: da Broglio a Gomez

A cominciare dall’ex presidente della conferenza episcopale Usa, mons. Timothy Broglio, ordinario militare, che si è spinto a ipotizzare l’obiezione di coscienza da parte di militari in caso di attacco Usa alla Groenlandia; ha poi duramente criticato la caccia agli immigrati in scuole e chiese. D’altro canto, la politica migratoria trumpiana ha suscitato ampie proteste nella chiesa d’Oltreoceano; e anche un altro arcivescovo ‘conservatore’ come Josè Gomez, non a caso originario del Messico, titolare della diocesi di Los Angeles, una delle più grandi del Paese, ha puntato il dito contro i metodi usati dalle forze di sicurezza in modo indiscriminato contro chi lavora e vive in negli Stati Uniti da molti anni. Più classica la presa di posizione di tre cardinali progressisti contro la politica estera della Casa Bianca, contestata nel merito e nel metodo. Si tratta di Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington e di Joseph Tobin, capo della diocesi di Newark che hanno firmato un documento comune.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

La linea diplomatica di Parolin con Gallagher e Giordano Caccia

La cattura di Nicolas Maduro, senza che il Venezuela avviasse una transizione verso la democrazia, lo strangolamento economico imposto a Cuba, l’appoggio acritico a Benjamin Netanyahu nella distruzione di Gaza, il tentativo di svuotare definitivamente le Nazioni Unite da qualsiasi ruolo attivo nella risoluzione delle crisi internazionali e, infine, la guerra di aggressione all’Iran, sono altri capitoli del dissenso della Chiesa cattolica rispetto al modus operandi di Trump e dei suoi più stretti collaboratori. D’altro canto, i vescovi Usa giocano di sponda con il Vaticano dove il capo della diplomazia del Papa, il cardinale Pietro Parolin in questi mesi ha sapientemente tracciato la linea politico-diplomatica da seguire. «La risposta alla crisi dell’ordine internazionale, generata da un rinnovato orientamento all’uso della forza e dal dileggio delle regole del diritto internazionale, può trovarsi solo nel delineare percorsi concreti di pace, fatti di principi, regole e strutture garanti dell’ordine tra le Nazioni», spiegava lo scorso 27 aprile il cardinale. Al suo fianco troviamo l’inglese mons. Paul Gallagher quale Sostituto per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Segreteria di Stato; insieme a loro la rete dei nunzi apostolici che costituisce un riferimento essenziale in questa vicenda, a cominciare da quello negli Usa appena nominato il 7 marzo scorso e proveniente dall’incarico di rappresentante vaticano alle Nazioni Unite: monsignor Gabriele Giordano Caccia.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano

Il fronte della Casa Bianca: dal ‘teologo’ Vance a Paula Cain

Sul fronte opposto, ovvero quello della Casa Bianca, sono diversi gli esponenti dell’amministrazione Trump che si sono scatenati dopo che il presidente ha deciso di rompere gli indugi e attaccare frontalmente Leone XIV. Anche perché il rischio intravisto dall’establishment trumpiano è quello di perdere una parte del voto cattolico – decisivo per la vittoria di The Donald alle Presidenziali – in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre. Ma non è affatto detto che la strategia di assaltare la Santa Sede produca gli effetti sperati. Fra i falchi di questa battaglia, c’è senz’altro il vicepresidente JD Vance, neoconvertito al cattolicesimo, che ha cercato di contrastare Leone tirando fuori l’argomento della «guerra giusta» contro i regimi autoritari (quale appunto l’Iran), come argomento teologico del quale il papa non avrebbe tenuto conto.

Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Trump vs Leone XIV: chi sono i protagonisti dello scontro tra Casa Bianca e Vaticano
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Con lui, c’è il capo del Dipartimento di Stato, Marco Rubio, cattolico, di origini cubane. Rimasto ai margini delle polemiche, Rubio ha però in mente la «reconquista» dell’isola caraibica e non molla la presa dell’embargo economico-energetico puntando al sovvertimento del regime castrista. Si prosegue con Pete Hegseth, capo del Pentagono, protestante d’assalto, che per giustificare il conflitto in corso in Iran si è abbandonato a una citazione biblica, ma invece delle Scritture ha citato Pulp fiction. Una gaffe niente male.

Da rilevare poi, sempre in tema religioso, il ruolo di Paula White, capa dell’Ufficio della fede presso la Casa Bianca, nota telepredicatrice evangelica che promuove il Vangelo della prosperità. A lei si devono, ad esempio, le immagini che ritraggono Trump raccolto in preghiera circondato da pastori evangelici nello Studio Ovale. Anche in questo caso il tentativo è quello di non perdere quella parte del voto MAGA che non vede di buon occhio l‘interventismo internazionale di Trump ed è fortemente legato a un fondamentalismo religioso di origine protestante. Da ultimo tuttavia, a polemizzare apertamente con il Papa, ci si è messo Tom Homan, il cosiddetto  “zar delle frontiere”, cattolico di formazione e interprete della linea dura contro gli immigrati. Homan ha invitato Leone a occuparsi di ciò che non va nella Chiesa lasciando da parte la politica. Una menzione, infine,  merita anche Steve Bannon, ex uomo forte del primo mandato di Trump, per la sua lunga opposizione a Bergoglio e poi a Prevost.  

Madre e figlia avvelenate con la ricina: pc e telefoni al vaglio dei pm

AGI - Morirono per un avvelenamento da ricina: si attendono novità nell'inchiesta sul caso di Antonella Di Ielsi, 50 anni e Sara Di Vita, 15 anni, madre e figlia decedute a Campobasso subito dopo lo scorso Natale.

L'inchiesta sugli avvelenamenti da ricina 

La Procura di Larino che coordina le indagini, ha stabilito che lunedì 4 maggio la polizia si recherà di nuovo presso la casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per prelevare tutti i dispositivi elettronici (cellulari, computer, tablet, chiavette usb) appartenuti alle due vittime.

Domani il nuovo sopralluogo della polizia 

A svolgere l'operazione saranno gli agenti della polizia scientifica che entreranno nella struttura alle 10 di mattina. I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita (la sorella 18enne di Sara) saranno affidati al laboratorio digitale della Procura di Campobasso per le successive attività di acquisizione forense che la procura delegherà successivamente con un atto a parte.

Il padre sentito come teste 

Tra le novità dell'inchiesta anche il fatto che Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne, è stato nuovamente sentito dagli agenti della Squadra mobile, in qualità di persona informata sui fatti. La sua deposizione, resa ieri mattina, è durata 4-5 ore.

La Procura indaga, contro ignoti, per doppio omicidio premeditato.

Il medico legale conferma la morte per avvelenamento

La morte delle due donne per avvelenamento, con ogni probabilità da ricina, era stata confermata mercoledì scorso dal medico legale nominato dalla Procura. Su fegato e pancreas "ci sono delle alterazioni compatibili con l'intossicazione acuta. Però non ci sono dei segni specifici per una sostanza o per un'altra. Soltanto l'insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell'autopsia ci consentirà di capire la causa del decesso", aveva reso noto il medico legale Benedetta Pia De Luca. La consulente aveva parlato con i giornalisti al termine degli esami svolti al Policlinico di Bari, relativi ai vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sui corpi di mamma e figlia dello scorso 31 dicembre e nei successivi esami del 28 gennaio.

Al Meyer di Firenze arriva la pet therapy col gatto Pitagora

AGI - È un gatto rosso, affettuosissimo, coccolone ed è un generoso dispensatore di fusa. Il gatto Pitagora ha compiuto un'impresa destinata a passare alla storia dell'ospedale pediatrico fiorentino: è il primo felino a varcare la soglia del Meyer nell'ambito di un progetto di pet therapy. Il micio, che fa parte della scuderia a quattro zampe dell'associazione Antropozoa, ha trascorso un paio d'ore in uno dei reparti più delicati: quello destinato ai pazienti e alle pazienti della Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza.

Grazie al supporto della Fondazione Meyer e a una intuizione pionieristica, il Meyer è stato il primo centro sanitario pubblico che a livello nazionale ha introdotto gli interventi assistiti con gli animali (la cosiddetta pet therapy) inserendoli all'interno del protocollo sanitario e conferendo loro la dignità di una vera e propria terapia. Da 25 anni, quindi, i cani dell'associazione Antropozoa, accompagnati dal loro operatore umano specializzato, sono diventati una presenza fissa nei corridoi, nei reparti, nelle stanze dell'ospedale, attesi da pazienti, famiglie e operatori.

Un nuovo progetto con il gatto

Un progetto strutturato che adesso compie un nuovo salto di qualità, introducendo un elemento di novità con la figura del gatto; una scelta basata sui nuovi bisogni dei pazienti, soprattutto quelli ricoverati nella Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza.

Accessi settimanali e monitoraggio

A partire da oggi, in via sperimentale, Pitagora entrerà in ospedale una volta a settimana in un ambiente igienizzato prima e dopo la sua presenza e incontrerà i giovani pazienti individuati da un'équipe composta da medici, infermieri ed esperti di interventi assistiti con gli animali. Con Pitagora saranno sempre presenti due professionisti del settore: Francesca Mugnai, psicologa ed esperta di interventi assistiti con animali, e Alexis Gerakis, operatore di interventi assistiti con gli animali. Insieme a una squadra di veterinari ed etologi, il comportamento e il benessere del gatto verranno costantemente osservati e monitorati.

Il gatto, una presenza benefica

La presenza del gatto in molti contesti sociali e spesso nelle case, lo rende una figura familiare. Favorisce il contatto fisico creando situazioni di cure e di accudimento emotivamente intense, con la possibilità di instaurare una relazione fisica stretta, con effetti rassicuranti per il benessere emotivo. È indicato soprattutto per quei pazienti, come i pazienti con patologie psichiatriche, che hanno difficoltà a fidarsi e a creare legami.

Cura, gioco e benefici emotivi

La relazione con il felino è spesso incentrata su attività di cura e di gioco, attivo o passivo. Il gioco incoraggia infatti la comunicazione e l'espressione, anche nelle dinamiche di gruppo, e produce benefici importanti, consentendo la creazione di un clima caloroso. I benefici si riflettono in modo trasversale sul piano cognitivo, emotivo e relazionale.

Motivazione e crescita personale

La presenza dell'animale, in particolare del gatto, agisce come un potente mediatore capace di stimolare la motivazione all'apprendimento e di favorire un progressivo avvicinamento alla conoscenza di sé. In questo contesto, il paziente è portato a mettersi in gioco in modo spontaneo, rafforzando l'autostima e sviluppando una maggiore capacità di autocontrollo. L'interazione guidata contribuisce inoltre a promuovere una partecipazione attiva all'interno del gruppo, con traguardi graduali, rendendo visibile e concreto il processo di crescita.

Stimolazione cognitiva e comunicazione

Sul piano cognitivo, le attività proposte favoriscono una stimolazione mirata delle funzioni cerebrali, con particolare attenzione alla memoria, sia a breve sia a lungo termine. L'interazione con l'animale diventa occasione per incentivare la comunicazione, verbale e non verbale, ma anche l'attenzione e la concentrazione, competenze spesso compromesse nei contesti di fragilità.

Relazione, autonomia e adattamento

Sul versante relazionale il gatto si configura come un facilitatore sociale capace di favorire l'aggregazione e di stimolare le competenze interpersonali. La relazione con l'animale contribuisce ad accrescere il senso di autonomia e il piacere dell'interazione, in un'esperienza positiva e gratificante. Allo stesso tempo aiuta a distogliere l'attenzione da pensieri autoreferenziali e a ridurre i momenti di isolamento, canalizzando l'interesse verso stimoli esterni. In questo processo si rafforza anche la capacità di ascolto e si sviluppa una maggiore tolleranza alla frustrazione, elementi fondamentali per un adattamento più equilibrato al contesto terapeutico e sociale.

Tg3 Linea Notte, boom di share dopo il Concertone

AGI - Boom di ascolti per la puntata del Tg3 Linea Notte, seguita ieri sera da 515.000 spettatori, con uno share del 9,3%. Nel programma, iniziato subito dopo la fine del Concerto del Primo Maggio di Roma, sono stati approfonditi i temi caldi dell'attualità insieme a un parterre di esperti di rilievo. 

Gli ospiti

Sotto la guida di Ilaria Capitani, il confronto è partito dall'analisi della direttrice dell’AGI Rita Lofano, che ha approfondito i principali retroscena politici della giornata. È seguito l'intervento di Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica alla Sapienza di Roma, che ha spiegato lo stato dell'economia italiana concentrandosi in particolare su cosa sta succedendo nel mondo del lavoro.

Alla discussione hanno partecipato anche Gigi Riva, firma del quotidiano 'Il Domani', e Marino Sinibaldi, che ha offerto una riflessione sui risvolti sociali e culturali dei temi trattati. Insieme agli ospiti, la trasmissione ha analizzato le sfide del Paese, offrendo diversi punti di vista per comprendere meglio lo scenario attuale.

Fiamme sul monte Faeta, il rogo minaccia le abitazioni

AGI - L'incendio del monte Faeta è ancora attivo e resta alta l'allerta al confine tra le province di Lucca e Pisa nei territori di Santa Maria del Giudice, San Giuliano Terme e Asciano. Dopo tre giorni di emergenza, la situazione sul Monte Faeta mostra i primi segni di miglioramento, sebbene il perimetro non sia ancora considerato in sicurezza.

Il dispositivo di soccorso del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è massiccio: 104 unità sono attualmente dispiegate nell'area, supportate da una flotta aerea composta da quattro Canadair e un elicottero Erickson S-64. Dall'inizio dell'emergenza sono stati portati a termine 85 interventi, suddivisi tra operazioni di spegnimento (73) e assistenza alla popolazione per il recupero di beni (12).

Situazione sul fronte lucchese e pisano

Sul versante lucchese, dove operano 57 unità provenienti anche da altri comandi regionali, la situazione appare sotto controllo. Le squadre restano a presidio dei centri abitati, nonostante i danni già registrati a una abitazione. Più critica la situazione sul fronte pisano, dove si registrano ancora focolai attivi.

Operazioni sul Monte Faeta

Sul Monte Faeta il rogo ha già percorso circa 710 ettari. Attualmente la bonifica ha raggiunto il 40% del territorio colpito, ma le autorità segnalano fiamme attive in diverse porzioni del perimetro.

Il sistema Antincendi Boschivi (AIB) sta concentrando gli sforzi su due settori critici. L'obiettivo è stabilizzare il fronte prima del previsto peggioramento meteorologico: a metà giornata è infatti attesa una rotazione dei venti da ovest-nord-ovest che potrebbe favorire riattivazioni e ostacolare il contenimento.

Forze impegnate e coordinamento

Le forze in campo sul monte includono 40 squadre composte da operai forestali e volontari del Coordinamento Toscano, 6 mezzi aerei nazionali e un elicottero regionale, oltre ad analisti di campo e gruppi specializzati nell'uso del fuoco tattico. Il coordinamento è affidato a un direttore della Città Metropolitana, coadiuvato dai tecnici regionali e delle unioni dei comuni della Media Valle del Serchio e Garfagnana.

Secondo fronte a Massarosa

Mentre proseguono le operazioni sul Faeta, il sistema regionale è impegnato anche nel comune di Massarosa (Lucca). In quest'area è attivo un secondo incendio boschivo che interessa alcuni ettari di vegetazione. Sul posto sono impegnati un elicottero e sei squadre dell'Organizzazione regionale AIB.

Situazione ancora critica

Nonostante il cauto ottimismo espresso dai soccorritori nelle ultime ore, le autorità ribadiscono che la situazione non è ancora risolta. Nella mattinata odierna, una ripresa del fuoco sul versante lucchese del Monte Faeta ha richiesto un immediato intervento dei mezzi aerei per impedirne l'ulteriore propagazione.