L’incidente del tram a Milano, le immagioni dopo lo schianto

AGI - Due uomini sono morti e 38 persone sono rimaste ferite nel deragliamento di un tram della linea 9 in viale Vittorio Veneto, zona Porta Venezia a Milano.

l mezzo, uscito dai binari poco dopo le 16, ha travolto alcuni passanti ed è finito contro la vetrina di un ristorante giapponese. Sul deragliamento a Milano del tram 9 "stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari con il coordinamento dell'autorità giudiziaria e vagliando tutte le ipotesi". Lo ha fatto sapere Gianluca Mirabelli, comandante della Polizia locale di Milano. 

Da luglio stop alle auto elettriche gratis nella ZTL di Roma

AGI - Ora è ufficiale: le auto elettriche non potranno più entrare gratis nella Zona a traffico limitato di Roma. La Giunta di Roma Capitale ha approvato l'introduzione, a partire dal 1° luglio, di un permesso annuale a pagamento per l'accesso negli orari di funzionamento della Ztl del centro storico e delle altre Ztl dei veicoli a trazione esclusivamente elettrica, superando l'attuale regime di accesso gratuito per tutte le auto elettriche. Per mantenere un regime di favore verso questo tipo di veicoli il permesso costerà il 50% di quello per i veicoli equivalenti a benzina o diesel, e sarà disponibile per tutti i possessori di auto elettriche e non solo per quelli abilitati a richiedere il permesso per il centro storico.

La scelta, spiega il Campidoglio, si è resa necessaria a fronte del forte aumento delle immatricolazioni di veicoli elettrici registrato negli ultimi anni, cresciute del 350% in quattro anni e in continuo aumento ogni mese. Un andamento che si è riflesso anche sull'impennata delle richieste di accesso alle Ztl presentate a Roma Servizi per la Mobilità, portando il numero complessivo degli autorizzati a circa 75mila, in costante crescita. Già oggi le auto elettriche sono quelle che effettuano il numero maggiore di transiti in centro storico dopo i mezzi del trasporto pubblico. Una quantità di veicoli che incide in modo rilevante sulla congestione del traffico e sulla già limitata disponibilità di spazi e di parcheggi, alterando la funzione originaria delle Ztl come strumento di tutela del centro storico e della sua vivibilità. 

Misure di sostegno e categorie esenti

Restano confermate tutte le altre misure di sostegno alla mobilità elettrica, come le agevolazioni legate alle domeniche ecologiche e la gratuità della sosta sulle strisce blu, oltre al costo dimezzato per il permesso per il centro. Il permesso continuerà a essere gratuito per i possessori di auto elettriche che rientrano in alcune tipologie come residentiartigiani con laboratorio in Ztl, genitori che accompagnano figli nelle scuole del Centro storico, medici convenzionati, aziende ed enti che svolgono servizi di interesse pubblico o di emergenza con mezzi identificabili, nonché per i servizi di car sharing.

Costi e tempistiche del nuovo permesso

Per le altre categorie che utilizzano veicoli elettrici o a idrogeno, il nuovo permesso annuale costerà poco meno del 50% di quello per veicoli ordinari. Per fare alcuni esempi costerà 1.000 euro, per le tipologie di utenti che con un veicolo a alimentazione tradizionale pagherebbero 2.016, e 500 euro per quanti con un'auto non elettrica pagherebbero 1016 euro e 781 con un'auto ibrida. Gli attuali titolari di autorizzazione riceveranno una comunicazione da Roma Servizi per la Mobilità con modalità e termini per richiedere il nuovo permesso, qualora intendano mantenere l'accesso alle Ztl, mentre per quanto riguarda le nuove immatricolazioni il permesso a pagamento entrerà in vigore non appena sarà operativo il nuovo sistema di rilascio, dal 1° luglio 2026.

La posizione dell'assessore alla mobilità

"La misura - ha dichiarato l'Assessore alla Mobilità Eugenio Patanè - deriva dal forte aumento dei veicoli elettrici in circolazione e, di conseguenza, dal numero sempre più elevato di permessi per l'accesso alle Ztl. Sebbene si tratti di mezzi a emissioni zero, la loro crescita sta comunque contribuendo in maniera significativa alla congestione del traffico e alla riduzione degli spazi di sosta disponibili, in particolare nel centro storico. Il provvedimento rappresenta dunque una misura di regolamentazione della mobilità cittadina, in linea con quanto già deciso da molte grandi capitali europee che hanno aggiornato le agevolazioni per i veicoli elettrici nelle aree centrali, tutelando i centri storici e garantendo un equilibrio tra sostenibilità ambientale e gestione dei flussi di traffico".

Il commento del sindaco Roberto Gualtieri

"Non è l'unico intervento per decongestionare il centro - spiega il sindaco Roberto Gualtieri - stiamo intervenendo per colpire le truffe legate ai falsi permessi per invalidi, e abbiamo convocato un tavolo con le categorie per migliorare la modalità di consegna delle merci. Un centro storico liberato dal traffico e dal congestionamento e più vivibile è interesse di tutti: di chi ci vive, di chi ci lavora e di chi lo visita. Chi amministra Roma ha il dovere di tutelare questo patrimonio dell'umanità'".

Tram deraglia a Milano, due morti e 38 feriti. Meloni: vicinanza alle famiglie delle vitti…

AGI - Due uomini sono morti in seguito al deragliamento di un tram nella zona di porta Venezia a Milano. Oltre alle vittime ci sono anche sei feriti in codice giallo e trentadue sono i codici verdi.

Le due vittime sono un pedone e un passeggero. Il primo è un senegalese di 56 anni senza dimora, il secondo un sessantenne italiano di Rozzano, nel milanese.

Il mezzo, ripreso da una dash cam cmentre quasi si ribalta in curva per la velocità, è deragliato finendo contro la vetrina di un ristorante giapponese, un locale che aveva aperto da poco tempo. La seconda vittima è un uomo che era stato ricoverato in codice rosso al quale gli era stato praticato il massaggio cardiaco. 

 Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha confermato il bilancio delle vittime: "Due morti, uno era un passante e l'altro un passeggero a bordo del tram: un residente di Abbiategrasso, italiano del 1966, e un immigrato di cui non ho ancora indicazioni".

Alcuni feriti sono stati medicati sul posto. 

Secondo quanto riferito da Areu Lombardia, sul posto ci sono 3 automediche, 1 auto infermieristica, 10 ambulanze e 2 mezzi di coordinamento maxiemergenze. 

Il racconto dei testimoni

"Stamattina intorno alle otto c'erano otto tram in fila sui binari dove è deragliato il tram". Lo raccontano all'AGI due testimoni ipotizzando che ci fossero dei problemi sulla linea dove il tram è deragliato. Le cause del deragliamento non sono al momento chiare.

Un barista di un locale vicino a dove il tram è deragliato ha spiegato: "Abbiamo sentito un botto enorme e siamo subito usciti a vedere". "Abbiamo dato dei biscotti a un bambino che era spaventatissimo", ha aggiunto.

Il video dell'incidente

La Procura indaga per omicidio colposo

La Procura di Milano indaga per omicidio colposo e lesioni colpose per il deragliamento del tram a Milano. Sul luogo in cui è deragliato il tram a Milano ci sono il sindaco, Giuseppe Sala, che ha parlato coi soccorritori e gli agenti, e il procuratore Marcello Viola.  Il sindaco ha confermato il bilancio delle vittime: "Due morti, uno era un passante e l'altro un passeggero a bordo del tram: un residente di Abbiategrasso, italiano del 1966, e un immigrato di cui non ho ancora indicazioni".

Meloni, profondo cordoglio. Solidarietà a città di Milano

 "Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano. A titolo personale e a nome dell'intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarieta' alla citta' di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti". È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi. 

 

 

 

L’incidente del tram a Milano ripreso da una Dash Cam

AGI - Due morti e 38 feriti, nel deragliamento di un tram della linea 9 in viale Vittorio Veneto, zona Porta Venezia a Milano. Il mezzo, uscito dai binari poco dopo le 16, ha travolto alcuni passanti ed è finito contro la vetrina di un negozio. Tra i feriti si contano sei codici gialli e trentadue codici verdi.

Due uomini sono morti in seguito al deragliamento di un tram nella zona di porta Venezia a Milano. Oltre alla vittime, un italiano di 60 anni e un immigrato, ci sono anche sei feriti in codice giallo e trentadue sono i codici verdi.

I colleghi del conducente: "probabile colpito da malore"

A spiegare le immagini della dash cam sono i colleghi del macchinista che raccontano: "Non si è fermato alla fermata precedente all'incidente. Questo ci fa pensare a un malore". I due tranvieri del conducente del mezzo deragliato a Milano vicino al punto dove c'è un cartello che invita a procedere "a passo d'uomo". "La lanterna (il semaforo dei tram, ndr) all'incrocio tra Corso di porta Vittorio e via Lazzaretto segnava a sinistra. Lo scambio era aperto a sinistra, il 9 andava dritto in viale Vittorio Veneto, da piazza Repubblica, verso Porta Venezia", racconta uno dei tranvieri.

La dinamica dell'incidente

"Ha preso lo scambio a sinistra a 20-40 all'ora - continua - ed è deragliato. C'è un video dove si vede che letteralmente si inclina uscendo dai binari, taglia l'incrocio e si schianta contro il palazzo di fronte. Lo scambio era aperto a sinistra perché evidentemente il tram prima ha girato a sinistra. Tocca al tranviere manovrare lo scambio e la lanterna ti segnala com'è girato. Il fatto che ha saltato la fermata 20 prima fa pensare a un malore". 

La Garante dei detenuti: “A Roma salta la metà delle visite mediche esterne ogni anno”

AGI - La metà delle visite mediche esterne programmate salta ogni anno per la mancanza di agenti di scorta. Le stanze dell'affettività non sono state mai predisposte, le aree verdi sono poche e il sovraffollamento, con il numero delle persone che aumenta e gli spazi disponibili che diminuiscono, non è più un'emergenza ma uno stato "strutturale".

La Garante dei detenuti di Roma, Valentina Calderone, in un colloquio con l'AGI, denuncia le "gravi carenze" delle carceri della Capitale. E promuove iniziative come quelle messe in campo dal progetto S.Fi.De - Percorsi di sostegno per i figli di persone detenute, selezionato da Con i Bambini* nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che mirano a mantenere un ponte tra dentro e fuori e a sostenere il nucleo familiare.

Le visite mediche esterne saltano

 

 

"Gli ultimi mesi sono stati molto complicati per gli istituti romani. Quando si gestisce un sistema così faticoso, con un soprannumero di detenuti e una carenza di personale, è ovvio che poi vengano meno anche le cose essenziali. Sicuramente il dato più evidente – spiega Calderone - è che una media del 50% delle visite mediche esterne salta ogni anno, e questo è un tema di grande sofferenza per le persone detenute che aspettano da mesi una visita. Gli si dice che l'appuntamento è in una data e poi quello stesso giorno scoprono che non c'è la scorta per poterli accompagnare".

Sovraffollamento e carenza di personale

"Il crollo di una parte del tetto di Regina Coeli – osserva la Garante - ha aggravato ulteriormente la situazione, perché tutte le persone arrestate, nella maggior parte dei casi, sono confluite all'interno di Rebibbia Nuovo Complesso. Questo ha creato, ovviamente, una serie di problemi di gestione. Il sovraffollamento riguarda praticamente tutti gli istituti del territorio, anche il minorile. Abbiamo un flusso di transiti, di arrivi di neo-diciottenni, di persone molto giovani, soprattutto maschi, all'interno degli istituti per adulti, e non c'è possibilità di separarli dal resto della popolazione carceraria. E questo incrementa le difficoltà". Ma, ci tiene a ribadire, "non è solamente una questione fisica di spazio, è anche un problema di personale. Alla carenza di agenti penitenziari si aggiunge un aumento incredibile delle persone, e diventa molto difficile provare a gestire e a occuparsi dei percorsi individualizzati. E poi c'è la questione di un irrigidimento particolare per i reparti di alta sicurezza e quindi dell'accesso alle opportunità per questi detenuti, con richieste molto stringenti rispetto a orari e controlli". Da qui le "criticità" legate anche alla difficoltà di tutelare la sfera affettiva delle persone private della libertà, il loro diritto alla continuità del legame affettivo con i partner e con figli.

Le stanze dell'affettività e la genitorialità

"Sul tema dell'affettività abbiamo pendente ormai da due anni la decisione della Corte Costituzionale. Le famose stanze dell'affettività – denuncia - non solo non sono ancora state predisposte ma neanche immaginate, e ovviamente spesso il tema della genitorialità ha a che fare anche con i rapporti con i propri partner". Calderone riconosce che "c'è molta disparità: ci sono istituti che prevedono molte telefonate straordinarie, che dispongono dell'area verde per incontrarsi, altri che non ne hanno".

Contatti telefonici insufficienti e il tabù dei cellulari

"Nonostante la modifica normativa, che ha aumentato da quattro a sei le telefonate mensili a disposizione dei detenuti, restano totalmente insufficienti. Non siamo più negli anni '70 in cui il rapporto con il telefono era ovviamente diverso. Ci sono delle inchieste, escono notizie sui giornali di quante persone abbiano disponibilità di telefoni illegalmente all'interno del carcere e sappiamo che, nella maggior parte dei casi, i cellulari non vengono utilizzati per scopi criminali ma per chiamare le famiglie. Allora – sollecita - bisognerebbe avere il coraggio di fare quello che fanno in altri Paesi europei dove ci sono alcuni istituti in cui è consentita la disponibilità di un telefono cellulare, altri in cui c'è proprio un telefono fisso all'interno delle stanze. Bisognerebbe abbattere il tabù, soprattutto per le persone detenute per reati comuni, in assenza di esigenze di sicurezza particolari, e consentire una fluidità nei contatti, almeno telefonici, soprattutto con i figli, maggiore di quella che invece è permessa".

L'esperienza di Casa di Leda

Poi a Roma ci sono anche piccole realtà come Casa di Leda, casa protetta per donne detenute con figli minori fino a 10 anni, ospitata in un bene confiscato alla criminalità organizzata, che accoglie madri in pena alternativa alla detenzione o agli arresti domiciliari.

Preservare il nucleo familiare e la rete di supporto

Per Calderone, si tratta di "un'esperienza unica a Roma, che funziona bene" e andrebbe replicata. Il nucleo familiare, raccomanda la Garante, "dovrebbe essere sempre preservato in qualche modo o preso in carico nella sua totalità". Tuttavia, prosegue, "quando una persona, anche residente a Roma, entra in carcere, non c'è più possibilità di una presa in carico dei servizi sociali territoriali. Questo fa sì che il percorso delle persone sia frammentato perché diventa molto difficile tenere insieme o continuare a seguire quel nucleo, e quindi è come se la parte che sta in carcere avesse una dimensione, e la parte che sta fuori non fosse minimamente inclusa". In prospettiva, propone Calderone, "potrebbe avere senso mettere in campo, nel Comune di Roma, una sorta di 'rete', un servizio rivolto ai familiari delle persone detenute, che possa fungere da collegamento con la persona che sta all'interno dell'istituto e con i servizi sociali territoriali".

Investire in progetti di supporto e interventi strutturali

"In un sistema in cui si fa fatica, in cui ogni iniziativa è molto complessa perché non esiste solo il problema degli spazi ma dell'organizzazione, della sorveglianza costante – evidenzia - a cascata ne risente tutto. Per questo si dovrebbe investire tanto in progetti come S.Fi.De, che coinvolgano e sostengono i familiari. Dovrebbero essere iniziative strutturate e pensate in modalità fissa". Nel carcere, conclude Calderone, "bisogna tornare a respirare e poter organizzare anche tutto il resto: servono interventi più strutturali sul fronte del lavoro, della formazione e della tutela dei minori".

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S.Fi.De- Percorsi di Sostegno per i Figli di persone Detenute, è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il governo e sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con Il Sud. www.conibambini.org.

 

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata

Sembrava fosse saltata l’ospitata al Festival di Sanremo di Vincenzo Schettini, docente volto del progetto social La fisica che ci piace, finito al centro delle polemiche per alcune affermazioni fatte durante il podcast di Gianluca Gazzoli e anche per presunti metodi controversi usati con gli studenti. Poi la smentita di Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time: il professore, noto per il suo approccio informale e innovativo alla didattica, salirà sul palco dell’Ariston.

Cosa aveva detto da Gazzoli

Ospite di Gazzoli a Passa dal BSMT, il prof influencer Schettini aveva detto: «L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti docenti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento». Poi aveva aggiunto: «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?».

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata
Vincenzo Schettini (Imagoeconomica).

I racconti degli ex studenti

A questo si è aggiunta un’altra controversia, ben più pesante. Sono infatti saltate fuori testimonianze di alcuni ex studenti di Schettini, che lo hanno accusato di usare metodi discutibili durante le sue lezioni, che sarebbero state usate spesso per registrare contenuti per il canale YouTube del professore. Con tanto di studenti utilizzati come assistenti tecnici per reggere smartphone e luci. Non solo: c’è anche chi ha parlato di presunti scambi tra voti alti e like sui suoi video online, con l’intento di aumentare le visualizzazioni. Secondo quanto riferito in forma anonima da un ex studente a MowMag, «per ottenere un incremento del voto, bisognava partecipare attivamente commentando durante la live». Ovviamente in modo positivo: i like, stando a quanto riferito, si traducevano in bonus da presentare – tramite Pdf – al momento dell’interrogazione.

La replica del prof influencer

Schettini da parte sua ha respinto ogni accusa, parlando sui social di una rappresentazione distorta della sua professionalità: «Nel cammino ho affiancato le lezioni in classe alle lezioni online, credendo fermamente che lo studio online possa essere uno strumento importante per far acquisire metodo a casa. E in questi anni ne ho avuto la riprova».

LEGGI ANCHE: Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni

All-in. Il piano politico della destra è (provare a) prendersi tutto. E capitalizzare in questo 2026 l’attuale consenso politico (occhio però, perché in realtà i sondaggi registrano qualche segnale di rallentamento). Nell’ingordo progetto di Giorgia Meloni finirebbero così il referendum sulla giustizia, la legge elettorale, le elezioni anticipate, la Rai e pure le nomine delle partecipate. Senza lasciare nemmeno le briciole alle opposizioni. Ma andiamo con ordine.

La legge elettorale: Stabilicum o nuovo Porcellum?

La maggioranza ha trovato l’accordo sulla riforma del sistema di voto e vorrebbe chiudere prima del 22-23 marzo, quando gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il testo è già stato depositato in parlamento: prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che raggiunga almeno il 40 per cento dei consensi. Via i collegi uninominali, niente preferenze (almeno per ora). Del Rosatellum resta la soglia di sbarramento del 3 per cento. A destra lo chiamano Stabilicum, per la sinistra è solo il nuovo Porcellum, un’altra «legge truffa» fatta apposta per mettere il bastone fra le ruote al campo largo.

Voto a ottobre 2026, soprattutto se il referendum…

Perché aggiungere proprio ora così tanta carne al fuoco? Dietro questa mossa si nasconderebbe la volontà di Meloni di andare a elezioni in fretta, a ottobre 2026, anticipando quindi di un anno la naturale scadenza della legislatura. La strategia nella testa della premier è chiara: capitalizzare la vittoria in caso di trionfo dei al referendum sulla giustizia, oppure evitare di essere logorati dalle polemiche se dovesse prevalere il fronte del No, dato in risalita.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Cartellone per il “no” al referendum (Imagoeconomica).

Occhio all’influenza negativa delle elezioni di metà mandato negli Usa

C’è anche un ragionamento che vola Oltreoceano e si aggancia ai destini delle midterm americane di novembre: visto che i sondaggi di oggi dicono che Donald Trump potrebbe uscire fortemente indebolito, con il rischio di perdere la maggioranza alla Camera e forse anche al Senato, la preoccupazione dei meloniani è di restare a loro volta impaludati. Uno stallo istituzionale negli Stati Uniti potrebbe avere riverberi pure in Italia, mettendo in difficoltà i filo-trumpiani.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).

Le mani sulla Rai con la scusa dell’European Media Freedom Act

Ecco perché le elezioni a ottobre sarebbero la soluzione migliore per l’attuale maggioranza, che nel frattempo, ad aprile, andrebbe a blindare le nomine delle partecipate. Poi entro luglio, con la scusa dell’European Media Freedom Act, il governo punta a stringere ancora di più la presa sulla Rai, facendo insediare un nuovo consiglio di amministrazione che durerebbe fino al 2031, in un risiko che prevede il passo indietro dell’attuale amministratore delegato Giampaolo Rossi per premiare, chissà, il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Così anche il controllo sulla tivù di Stato sarebbe rinforzato.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

Guardia di Finanza, si punta a un uomo di fiducia

Cosa resta? A maggio scadono i vertici della Guardia di Finanza, e pure qui l’obiettivo è nominare un “uomo di fiducia” al posto dell’attuale numero uno Andrea De Gennaro. L’intesa sul nome giusto non è ancora stata raggiunta, anche se si parla del generale Bruno Buratti e dei comandanti Umberto Sirico e Francesco Greco. Ma occhio agli outsider.

Il filosofo Caffo licenziato dalla Naba dopo la condanna

La Naba, Nuova accademia delle belle arti di Milano, ha licenziato il filosofo Leonardo Caffo dopo la condanna per maltrattamenti nei confronti della ex compagna. L’uomo, che all’università insegnava Estetica, in realtà ha chiuso i suoi conti con la giustizia a dicembre 2025, accettando di seguire un percorso di recupero comportamentale in cambio del dimezzamento della pena da quattro a due anni di reclusione. Ha infatti stipulato un concordato con la procura tale che prevedeva anche la rinuncia dei motivi di Appello, la sospensione condizionale della pena e la non menzione, ovvero il non inserimento nella fedina penale. Sembrava che la vicenda si fosse definitivamente chiusa, ma il 26 febbraio l’ateneo ha deciso di licenziarlo. Lo riporta il Corriere della sera.

Farà ricorso contro un «provvedimento sproporzionato e contrario all’articolo 27 della Costituzione»

Una doccia fredda che il 37enne siciliano ha accolto con «stupore ed amarezza», parlando di «provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa». «Una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale che distrugge chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento» nella società. E ancora: «Ho chiesto scusa come e dove ho potuto e mi sono impegnato a cambiare e migliorare ma, nonostante la presenza di una fedina penale pulita, si preferisce la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società». Caffo ha anche annunciato che farà ricorso contro il licenziamento. «Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno?» si è chiesto. Contattata, la Naba non rilasciato dichiarazioni «nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte».

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan

Ormai è «guerra aperta» tra il Pakistan e l’Afghanistan. Lo ha annunciato espressamente su X Khawaja Asif, ministro della Difesa pakistano, denunciando che il governo talebano tornato al potere nel 2021 ha trasformato l’Afghanistan in una «colonia dell’India», radunando nel Paese «terroristi da tutto il mondo» e «privando il suo popolo dei diritti fondamentali». Ecco cosa sta succedendo tra Afghanistan e Pakistan.

I due Paesi erano da tempo ai ferri corti

Gli scontri lungo il confine tra i due Paesi, da tempo ai ferri corti, erano ripresi con forza a ottobre, con bombardamenti e attacchi che avevano causato decine di morti su entrambi i lati. Il cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia aveva fermato temporaneamente le violenze, ma i colloqui successivi a Istanbul si sono interrotti senza un’intesa e a novembre ci sono stati altri bombardamenti. Da allora i valichi di frontiera sono rimasti prevalentemente chiusi. Al centro dello stallo resta la richiesta pakistana che Kabul limiti la presenza del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), movimento armato che riunisce diverse fazioni talebane ostili a Islamabad. Il Pakistan nel 2021 aveva accolto con favore il ritorno al potere dei talebani, ma poi le cose sono decisamente cambiate.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Ambulanze in Afghanistan vicino al confine col Pakistan (Ansa).

I raid pakistani contro i siti di Ttp e Isis-K

Islamabad, insomma, ritiene che Kabul di stia agire contro i gruppi militanti che compiono attacchi in Pakistan. E, in generale, i due Paesi da tempo si accusano a vicenda di alimentare il terrorismo e violare i confini. La recente escalation è nata da una serie di attacchi aerei pakistani contro siti del Ttp, ma anche dello Stato Islamico del Khorasan nell’Afghanistan orientale: il 6 febbraio 40 persone erano morte in un attentato suicida in una moschea sciita a Islamabad, rivendicato proprio da questo ramo dell’Isis.

La risposta delle forze talebane dell’Afghanistan

In risposta, l’Afghanistan ha lanciato un’operazione di terra contro il Pakistan nelle sue province di confine. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che le forze di Kabul hanno catturato 17 avamposti pakistani lungo la zona di confine, tra cui il quartier generale di Anzar Sar nel distretto di Alisher-Terezi, «uccidendo decine di soldati».

Gli attacchi aerei sulle principali città afghane

La controreplica di Islamabad non si è fatta attendere: nella notte tra il 26 e il 27 febbraio il Pakistan ha avviato l’operazione militare su vasta scala denominata “Ghazab-lil-Haq”: colpiti con raid aerei vari obiettivi in Afghanistan, non solo lungo il confine, tra cui la capitale Kabul e la grande città meridionale di Kandahar, dove risiede il leader supremo talebano Hibatullah Akhundzada. Colpita anche la provincia di Paktia. Il ministro dell’interno pachistano Mohsin Naqvi ha definito i raid una «risposta adeguata» all’offensiva afghana del giorno precedente. Attaullah Tarar, a capo del dicastero dell’Informazione, ha dichiarato che gli attacchi hanno ucciso 133 combattenti talebani e ferito più di 200 miliziani. Kabul insiste invece sul fatto che i raid hanno ucciso dozzine di civili, tra cui donne e bambini. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha scritto Asif su X. «Le nostre forze hanno la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva dei talebani», ha detto il primo ministro Shehbaz Sharif.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Militare pakistano al confine con l’Afghanistan (Ansa).

Gli appelli al dialogo e alla de-escalation

Diversi gli appelli al dialogo. L’Iran, tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si è proposto come mediatore, invitando i due Paesi a «risolvere le loro divergenze attraverso il buon vicinato e il dialogo». La Cina ha esortato Pakistan e Afghanistan a «raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile ed evitare ulteriori spargimenti di sangue». Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto: «Facciamo appello ai nostri amici Afghanistan e Pakistan perché si astengano da uno scontro pericoloso e ritornino al tavolo negoziale per risolvere tutti i dissidi con mezzi politici e diplomatici». Un richiamo alla de-escalation è arrivato anche dalle Nazioni Unite, tramite il segretario generale Antonio Guterres e il capo dei diritti umani Volker Türk. Mentre i combattimenti proseguono senza sosta, la situazione umanitaria lungo il confine sta precipitando, con decine di migliaia di sfollati. «Abbiamo ripetutamente sottolineato una soluzione pacifica e vogliamo ancora che il problema venga risolto attraverso il dialogo», ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del governo talebano.

Al Monaldi altri due casi di trapianti falliti. L’inchiesta si allarga

AGI - Carenze, lacune, errori su errori: l'ospedale Monaldi di Napoli, dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, passato al setaccio alla ricerca delle cause che dovrebbero spiegare un caso assurdo di trapianto fallito. E c'è un esposto, che si aggiunge all'inchiesta già aperta.

E la procura di Napoli sta facendo anche accertamenti su altri due casi di trapianto precedenti a quello eseguito il 23 dicembre scorso. Non si tratta ancora di indagini, ma di una attenta valutazione su quello che emerge sull'attività svolta dal centro trapianti del nosocomio.

Il nuovo esposto riguarda criticità riscontrate già in occasione di un trapianto dall'esito infausto che risale a due anni fa. La denuncia è stata presentata da Federconsumatori Campania APS.  “Abbiamo fallito. Dopo il caso di Pamela, ci eravamo ripromessi di mettere al sicuro i futuri piccoli pazienti e difendere il loro diritto alla salute. Le carte oggi ci confermano che avevamo ragione. Abbiamo fatto tutto il nostro dovere di associazione di tutela … ma non è bastato. Domenico ci dice che abbiamo fallito lo stesso”.

In queste parole commosse di Carlo Spirito, avvocato della Federconsumatori Campania APS, c’è il sunto di quanto ricostruito dall’associazione su quanto sarebbe accaduto in questi anni all’ospedale Monaldi di Napoli riguardo i percorsi di trapiantologia, una ricostruzione che è stata resa nelle scorse ore alla stampa durante una conferenza a Napoli.

L'esposto in Procura sulle carenze del Monaldi

Nell’occasione, la Federconsumatori Campania ha presentato ai media l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Napoli in cui si evidenziano le “gravi criticità circa la messa a norma e in sicurezza del centro trapianti” che avrebbero interessato l’intero percorso di trapiantologia pediatrica (e non solo) al centro della bufera dopo la tragica morte di Domenico Caliendo e il caso del ‘cuore bruciato’.

Mancanze di vigilanza e autorizzazioni

L’esposto documenta quelle che per l’associazione dei consumatori sarebbero gravi mancanze di vigilanza, controllo e rigore procedurale da parte delle istituzioni sanitarie competenti alle verifiche, a partire dalla Direzione generale della sanità campana, rimarcando come “sin dall’inizio non si sia tenuto conto delle evidenti non conformità operative, strutturali ed organizzative, certificando con il rinnovo dell'autorizzazione la prosecuzione dell’attività trapiantologica senza il previo compimento dei necessari adeguamenti strutturali e procedurali”. Esso segue a puntuale contestazione pendente anche innanzi alla Giustizia amministrativa.

L'ispezione del Centro nazionale trapianti

Si parte da un fatto: un’ispezione, avvenuta a cavallo dei tragici fatti che hanno portato alla morte della piccola Pamela Dimitrova nel 2024, all’incirca la stessa età di Domenico. Spiega il presidente Giovanni Berritto: “Tale ispezione, del Centro Nazionale Trapianti, nasce da nostro impulso. C’è un verbale ispettivo a noi reso noto solo questo febbraio 2026, ma che ci risulta essere in possesso tanto della Direzione Generale Sanità Campana che dell’Azienda Ospedaliera dei Colli da tempo. Addirittura, ci sarebbe un cronoprogramma concordato con il CNT che prevedeva la realizzazione del reparto dedicato ai trapianti entro il marzo del 2025, deadline chiaramente disattesa”.

Radici lontane della vicenda

Una storia che, secondo gli avvocati che si occupano della vicenda (oltre a Spirito presenti alla conferenza era presente anche l’avvocato Davide Di Luccio, incaricato della presentazione dell’esposto), ha quindi radici lontane.

Le gravi criticità riscontrate

Ma di quali criticità parliamo? “Partiamo dall’assenza di un reale reparto di trapiantologia pediatrica, come richiesto dal verbale del CNT, mentre invece si è continuato ad operare pediatrici ‘ospitati’ in aree della chirurgia per gli adulti non nate per l'assistenza pediatrica. C’è da spiegare il perché dell’assenza di una terapia sub-intensiva per i pazienti in uscita da terapia intensiva dopo il trapianto. C’è ancora da chiarire come mai si è proceduto all’attività di trapiantologia pediatrica nello stesso momento in cui il reparto di cardiochirurgia pediatrica era in rifacimento”. E ancora, tra le criticità messe in risalto: “Come è possibile che non ci sia stata da parte della Regione una valutazione dei volumi di attività dei reparti, al punto tale da non avvedersi che dal 2019 al 2024 l'unità operativa a cui è stata affidata la trapiantologia pediatrica risultasse aver effettuato un solo intervento?”. E così a ritroso fino al 2002, data in cui risulterebbe la richiesta di autorizzazione alle attività ospedaliere al Comune di Napoli della struttura, mai approvata e periodicamente prorogata senza le verifiche previste e che “quindi non poteva essere individuata come ‘centro trapianto’ in assenza di accreditamento SSN regolare e rinnovato”.

La richiesta di chiarezza

“Quello che possiamo dire oggi, in attesa che sia fatta piena chiarezza, – sottolinea energicamente Berritto a margine della conferenza – è che non si può derubricare a fatalità la morte di Domenico dopo quello che abbiamo ricostruito con fatica in questi anni”.

Un sistema compromesso e il diritto alla salute

“Siamo testimoni di un’azione istituzionale e burocratica che agirebbe in sfregio ai normali iter, facendosi beffa delle più elementari norme a tutela dei cittadini, e offrendo la tremenda impressione di un sistema che si sente superiore alle regole e le declina a suo piacimento. Un sistema che appare compromesso nell’insieme, e che mostra quanto la responsabilità sia condivisa su più livelli, sebbene con diversi livelli di gravità. Chiedere giustizia in questo caso vuol dire riparare questa stortura e restituire a tutti, specialmente ai più piccoli e vulnerabili di noi, il sacrosanto diritto alla salute”, conclude amaramente il presidente.