Flotilla, flash mob a Montecitorio. Tajani, “Israele ha superato la linea rossa”

AGI - Si sono inginocchiati sul selciato di piazza di Montecitorio con gli occhi fasciati, riproducendo esattamente le stesse, drammatiche scene visibili nel video diffuso dal ministro israeliano Ben Gvir e già condannato dal governo italiano. E' il flash mob andato in scena a Roma durante il presidio di solidarietà a sostegno degli attivisti della Flotilla al momento nelle mani delle forze israeliane dopo essere stati abbordati in acque internazionali a largo di Cipro. La protesta di circa un centinaio di persone è proseguita nonostante la pioggia che si è abbattuta sulla Capitale.

In piazza si sono schierate diverse forze di opposizione, rappresentate dai parlamentari Ascari, Croatti, Grimaldi, Scotto e Boldrini.
Proprio la senatrice Alessandra Maiorino (M5S) ha commentato duramente i fatti: "Un'accoglienza assolutamente ripugnante, degradante, umiliante, al limite della tortura perchè abbiamo visto gli attivisti legati con i laccetti di plastica ai polsi fatti inginocchiare, anche malmenati. La premier ha definito questo comportamento inaccettabile, ma questo comportamento non è una novità, non è nuovo. Da sempre Ben Gvir e gli altri ministri che sono peraltro imputati presso la Corte Penale Internazionale accolgono in questo modo gli attivisti che cercano di portare semplicemente degli aiuti a Gaza. Da sempre si comportano così con i palestinesi. Ricordiamo che la Knesset ha votato a favore della pena di morte selettiva su base etnica. Quindi non è affatto una sorpresa, le parole di Meloni oggi sono assolutamente ipocrite", ha incalzato la parlamentare.

"E non è più sufficiente chiedere che si scusino perchè loro sono al governo di una nazione, come amano ricordare sempre, lei, Crosetto e Tajani, e hanno la possibilità di comportarsi di conseguenza. Se questi comportamenti sono inaccettabili allora interrompano davvero il memorandum, che invece hanno soltanto sospeso. Combattano in Europa perchè venga interrotto anche il memorandum europeo. Hanno votato contro l'embargo delle armi e dei transiti di armi dall'Italia verso Israele. Quindi le loro parole sono soltanto ipocrite e sono una vergogna per il popolo italiano". 

Tajani, "Israele ha superato la linea rossa"

"Adesso vedremo, con il governo, quali iniziative adottare, per dare una risposta, vediamo che succede. E' inaccettabile quel che è accaduto, ci sono diverse opzioni, studieremo quella più proporzionata ed efficace. Comunque, per quel che ci riguarda, è stata superata la linea rossa". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del bilaterale con il vicepremier della Repubblica Ceca alla Camera, dopo il video del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir con gli attivisti della Flotilla.

Nel pomeriggio l'ambasciatore di Israele è stato convocato alla Farnesina "per esprimere l'indignazione del governo italiano e chiedere chiarimenti. Abbiamo notato che c'è una differenziazione all'interno del governo israeliano, col ministro degli Esteri che ha condannato quello che fatto il ministro Ben-Gvir - ha proseguito Tajani -. E pure Netanyahu ha detto che quello che è successo non è in linea con le leggi di Israele". 

Una 90enne siciliana riceve una bolletta idrica da 12mila euro

AGI - Una bolletta idrica che, per consumo, potrebbe ricevere un autolavaggio che quotidianamente lava 70 mezzi, o una struttura ricettiva con piscina di medie dimensioni. Ma a dover sborsare da 12mila euro, chiesti da parte di AcquaEnna Spa, gestore del servizio idrico dell’Ennese, è una pensionata di 90 anni che vive a Troina, in provincia di Enna.

La bolletta di 12mila euro: 7mila litri di acqua al giorno 

La bolletta risulta essere un conguaglio per un periodo di 14 mesi e indica un consumo totale che corrisponde ad una media di 7 mila litri al giorno. La famiglia della pensionata novantenne vive in una piccola abitazione ed è composta da tre persone, una della quali con disabilità.

La pensionata si rivolge a un legale 

La famiglia a gennaio del 2025 aveva ricevuto una fattura con un consumo  di 197 metri cubi, in linea con il consumo medio di una famiglia di tre persone. E’ possibile che sia stato operato un conguaglio, ma questo avrebbe riguardato alcuni decenni e, quindi, consumi che, non conguagliati a suo tempo, non possono essere più calcolati in bolletta perché sarebbero in massima parte caduti in prescrizione. La donna si è rivolta ad un legale.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Qualche giorno dopo l’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, poche ore prima dell’ennesimo colloquio tra Vladimir Putin e lo stesso presidente cinese, ad Andong è andato in scena un altro vertice. Non c’era nessuno dei leader delle tre grandi potenze globali, eppure l’incontro è sembrato l’emblema di come il mondo stia provando a rispondere alla nuova epoca del “G2” profetizzato da Trump in relazione ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Andong è una città patrimonio dell’Unesco nel centro della Corea del Sud, lontana dai lustrini della patinata Seul. I protagonisti di questo “altro vertice” sono stati Sanae Takaichi e Lee Jae Myung. La premier giapponese e il presidente sudcoreano si sono visti all’ingresso di un hotel nel centro della città in cui peraltro è nato lo stesso Lee. Un modo immediato per segnalare un rapporto personale tra i due vicini asiatici, acerrimi rivali fino a solo qualche anno fa. D’altronde, Takaichi aveva fatto lo stesso nel 2025, quando aveva ricevuto Lee a Nara, dov’è nata lei.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Andong, sede dell’incontro fra Sanae Takaichi e Lee Jae Myung.

La visita di Takaichi in Corea del Sud è carica di un simbolismo ancora più ampio, a partire dal fatto che è stata organizzata mentre prende forma l’idea di un rapporto diretto e sempre più personale tra Washington e Pechino. Una relazione potenzialmente capace di ridefinire gli equilibri regionali senza passare dagli alleati asiatici. Il cosiddetto “Japan passing”, il timore di essere scavalcati nelle grandi trattative strategiche, è una paura antica della politica estera giapponese. Ma ora quel timore assume una dimensione diversa. A Tokyo hanno ascoltato con enorme preoccupazione le dichiarazioni di Trump nell’intervista concessa alla Fox al termine del summit con Xi, in cui sembra aver ridotto il supporto a Taiwan, definendo «arma negoziale» le vendite di armi a Taipei. Il tutto dopo che, nei mesi scorsi, la stessa Takaichi si era molto esposta a favore dell’isola rivendicata da Pechino.

La questione energetica e il rischio di shock industriali

Nei colloqui tra Takaichi e Lee, il primo grande capitolo è stato quello energetico. La guerra contro l’Iran e la crescente instabilità mediorientale hanno aperto uno scenario che inquieta profondamente entrambe le economie. Giappone e Corea del Sud importano gran parte del loro petrolio dal Medio Oriente e dipendono dalla sicurezza delle rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni potrebbero trasformarsi rapidamente in shock industriali. Per questo, Lee e Takaichi hanno concordato un rafforzamento dei meccanismi comuni di sicurezza energetica. I due governi hanno deciso di ampliare la cooperazione sul gas naturale liquefatto (gnl), intensificare la condivisione di informazioni sulle scorte di greggio e rafforzare i canali di comunicazione per affrontare eventuali crisi sulle forniture. Takaichi ha anche parlato apertamente della possibilità di accordi di scambio su petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
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Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Un nuovo coordinamento anche sui minerali critici

C’è poi la questione dei minerali critici. Negli ultimi anni l’Asia orientale ha scoperto la propria vulnerabilità nella dipendenza da catene di approvvigionamento che passano in larga parte dalla Cina. Terre rare, semiconduttori, componenti industriali strategici: tutto questo è diventato improvvisamente parte della sicurezza nazionale. Anche qui i due governi hanno avviato nuovi meccanismi di coordinamento. Formalmente si tratta di sicurezza economica. Ma, in sostanza, significa prepararsi a uno scenario in cui le tensioni geopolitiche potrebbero interrompere flussi essenziali per il funzionamento delle rispettive economie.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Proteste a Seul contro il governo giapponese e la cooperazione militare tra Tokyo e Usa (foto Ansa).

Il vertice ha affrontato anche la cooperazione trilaterale con Washington. Lee e Takaichi hanno ribadito l’importanza del formato Corea-Giappone-Stati Uniti. Ma la necessità stessa di ribadirlo rivela un problema più profondo: nessuno appare certo della postura americana nei prossimi anni.

Giappone molto preoccupato per il comportamento di Trump

Non a caso, subito dopo la fine del summit con Xi, Takaichi ha chiesto una telefonata urgente con Trump. La conversazione è avvenuta mentre il presidente americano si trovava ancora a bordo dell’Air Force One. Trump le ha illustrato «in grande dettaglio» i contenuti del vertice con Xi. Ma la preoccupazione del Giappone non è forse mai stata così forte. Per decenni, il sistema regionale costruito dagli Stati Uniti si è fondato su un principio: Washington offriva deterrenza e protezione militare, gli alleati fornivano basi e integrazione economica.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Con Trump quella logica sembra trasformarsi. Le alleanze non appaiono più garanzie permanenti ma rapporti da rinegoziare continuamente. Una postura che apre enormi spazi strategici per la Cina. Non a caso, mentre Takaichi era ad Andong, la Marina cinese annunciava nuove esercitazioni della portaerei Liaoning nel Pacifico occidentale. Sì, una relazione più stabile tra Washington e Pechino potrebbe ridurre alcune tensioni commerciali. Ma è capace di far aumentare i dubbi degli alleati. Per Tokyo il rischio è evidente. Negli ultimi mesi Takaichi ha accelerato il riarmo giapponese, superato restrizioni storiche sull’export di armamenti e aumentato il bilancio della difesa. Una postura costruita attorno all’idea che gli Stati Uniti rimangano pienamente impegnati nella regione. Se quella certezza vacilla, tutto diventa più complesso.

Lee vorrebbe anche riaprire il dialogo con Pyongyang

La Corea del Sud si trova in una situazione diversa, ma non meno delicata. Lee punta a riequilibrare i rapporti con Cina e Stati Uniti. Vorrebbe ridurre la conflittualità tra le due super potenze e riaprire il dialogo con Pyongyang. Ma anche Seul dipende dall’ombrello americano e dai circa 29 mila soldati statunitensi presenti sul suo territorio. Negli ultimi mesi alcuni sistemi anti-missile americani sono stati spostati verso il Medio Oriente. Anche questo alimenta interrogativi. Se Washington dovesse concentrare risorse altrove, cosa accadrebbe nella penisola coreana?

Costretti ad allinearsi per non finire travolti

Sono domande che nessuno formula pubblicamente in modo diretto. Ma sono i dubbi che hanno accompagnato la visita di Takaichi e l’incontro di Andong, dove gli ex rivali Giappone e Corea del Sud cercano di dimenticare definitivamente le contese storiche nel tentativo di costruire un meccanismo regionale che possa compensare l’incertezza americana. Un tentativo che assume ancora maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che Takaichi e Lee sono considerati agli antipodi per le rispettive linee politiche: ultra conservatrice quella della premier giapponese, decisamente progressista quella del presidente sudcoreano. Ma, nella nuova era delle grandi potenze e della triangolazione fra Trump, Xi e Putin, Giappone e Corea del Sud sono convinti di doversi allineare per non finire travolti.

Ben Gvir e il senso di Lucio Malan sulla Flotilla

«Giusta la protesta ufficiale del governo Meloni nei confronti dello Stato di Israele, chiedendo la liberazione degli italiani della “Flotilla” e le scuse dopo le vergognose immagini di Ben Gvir». Lo twitta Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Che aggiunge: «Anche in risposta alla protesta, pochi minuti fa lo stesso ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, in reazione al video del ministro Ben Gvir ha postato questo: “Con questa vergognosa dimostrazione, hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato, e non è la prima volta. Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e coronati da successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati delle Forze di Difesa Israeliane al personale del Ministero degli Esteri e molti altri. No, tu non rappresenti Israele”».

Malan dunque condanna insieme con il governo italiano il video postato dal ministro della Sicurezza israeliana in cui irride gli attivisti fermati, bendati e costretti a terra. Ben Gvir, nonostante la presa di distanza del collega degli Esteri e pure di una timidissima tirata d’orecchi da parte di Benjamin Netanyahu, («Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza», ha scritto il primo ministro israeliano in un comunicato. «Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele») non pare assolutamente intenzionato a fare un passo indietro: «C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo», scrive ancora su X. «Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano capisca che Israele ha smesso di essere un sacco da boxe. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia».

Ben Gvir, così come Netayahu, continua a definiore gli attivisti fiancheggiatori del terrorismo e di Hamas. Fermi tutti: ma è proprio quello che sosteneva Malan almeno fino allo scorso ottobre. Una posizione rilanciata a più riprese anche sui suoi canali social. Oggi il senatore meloniano ne è ancora convinto?

Caso Cospito: confermata in appello la condanna a 8 mesi per Delmastro. “Faremo ricorso”

AGI - I giudici della Corte d'appello di Roma hanno condannato a 8 mesi Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, accusato di rivelazione di segreto d'ufficio in relazione al caso dell'anarchico Alfredo Cospito.  "Sicuramente" faremo ricorso in Cassazione, ha detto Delmastro lasciando la corte di Appello di Roma e rispondendo a una domanda dei cronisti. "E' un caso per cui sono disposto ad andare fino in fondo. Attendiamo le motivazioni della sentenza. Andremo sicuramente in Cassazione. Siamo delusi e stupiti della sentenza di oggi pomeriggio. Alla luce delle parole della procura generale e della ricostruzione non c'era alcun dubbio. Le presunte notizie rivelate non erano segrete".

Delmastro è difeso dall'avvocato Giuseppe Valentino. Lo scorso 22 aprile il sostituto procuratore generale aveva chiesto per Delmastro l'assoluzione perché "il fatto non costituisce reato". I giudici, in primo grado, avevano emesso una sentenza a 8 mesi. 

 

 

Israele, Ben Gvir deride gli attivisti fermati e bendati. Meloni e Tajani: «Inaccettabile»

Fanno discutere e scatenano l’ira del governo italiano le immagini postate dal ministro israeliano Ben Gvir mentre rivolge un ironico “Benvenuti in Israele” agli attivisti della Flotilla fermati dall’Idf, derisi mentre erano inginocchiati e bendati. «Sono inaccettabili.
È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona», hanno affermato in una dichiarazione la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. «Il governo italiano», aggiungono, «sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano. Per questi motivi convocheremo immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto».

Il video postato da Ben Gvir

Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha visitato il porto di Ashdod, dove sono detenuti gli attivisti della flottiglia fermati dalla marina militare israeliana e ha diffuso un video in cui li deride mentre sono ammanettati e bendati in ginocchio. «Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa. Il popolo d’Israele vive», dice. In un altro filmato, si vede un attivista che grida Free Palestine mentre viene sbattuto a terra da un agente. «Sono arrivati con grande orgoglio, grandi eroi, e guardate come sono ora. Niente eroi o altro, sono sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli a lungo, li mettiamo nelle carceri dei terroristi», ha detto Ben Gvir in un altro video diffuso durante la visita al porto.

Concorso Polizia: bando per 4.400 Allievi Agenti, come prepararsi

AGI - È uno dei concorsi pubblici più attesi dell’anno e, come accade ormai da tempo, promette numeri record. Il nuovo bando per l’assunzione di 4.400 Allievi Agenti della Polizia di Stato rappresenta infatti una delle principali occasioni di accesso a una carriera nella pubblica amministrazione, capace di attrarre migliaia di giovani da tutta Italia.

Negli ultimi anni, però, le domande di partecipazione hanno sfiorato quota centomila, trasformando la selezione in una vera corsa a ostacoli dove a fare la differenza non è soltanto la volontà, ma soprattutto la preparazione.

Una selezione lunga e altamente competitiva

Il concorso si articola in più fasi, ciascuna con caratteristiche molto diverse tra loro. Si parte dalla prova scritta a quiz, basata su cultura generale, lingua inglese e informatica. Per alcune categorie di concorrenti sono previsti anche quesiti di logica matematica e verbale.

È proprio qui che si verifica la prima grande scrematura. Il sistema di selezione, infatti, non prevede una soglia minima prestabilita: accedono alle fasi successive soltanto i candidati con i punteggi più alti. Questo significa che anche un buon risultato potrebbe non bastare.

A seguire arrivano le prove fisiche – corsa, piegamenti e salto in alto – e poi gli accertamenti psico-fisici e attitudinali, considerati da molti la parte più delicata dell’intero percorso.

Le prove attitudinali: la fase che spiazza i candidati

Se la prova scritta rappresenta il primo filtro, gli accertamenti attitudinali sono spesso lo scoglio più difficile da affrontare. Qui non bastano nozioni o allenamento fisico: vengono valutati aspetti comportamentali, capacità decisionali, gestione dello stress e compatibilità con il ruolo operativo.

Molti candidati arrivano impreparati proprio perché sottovalutano questa fase o si affidano a informazioni frammentarie trovate online.

Gli esperti del settore sottolineano come uno degli errori più comuni sia cercare di “interpretare un personaggio” durante i colloqui, modificando atteggiamenti e comportamenti nel tentativo di apparire perfetti agli occhi della commissione. Un approccio che spesso produce l’effetto opposto.

Prepararsi agli accertamenti attitudinali richiede invece consapevolezza, simulazioni guidate e supporto qualificato, soprattutto per comprendere le dinamiche dei test psicometrici e imparare a evitare quei piccoli errori che, sommati, possono compromettere l’idoneità finale.

La preparazione cambia: sempre più candidati scelgono piattaforme digitali

Negli ultimi anni anche il mondo della preparazione ai concorsi ha vissuto una trasformazione significativa. Sempre più candidati scelgono strumenti digitali che permettono di organizzare lo studio in modo flessibile, personalizzato e compatibile con i propri tempi.

Tra queste realtà c’è Tilde, piattaforma online sviluppata da Exforma e pensata specificamente per i concorsi delle Forze Armate e di Polizia. Il modello proposto punta a superare la semplice memorizzazione dei quiz attraverso videolezioni, esercitazioni interattive, simulazioni e percorsi modulari che aiutano il candidato a comprendere realmente gli argomenti richiesti dal bando.

Particolare attenzione viene dedicata anche alla preparazione attitudinale, con contenuti guidati da professionisti del settore e simulazioni orientate ai colloqui individuali, una fase che molti concorrenti continuano a considerare la più imprevedibile.

Non basta partecipare: bisogna arrivare pronti

Il concorso per Allievi Agenti della Polizia di Stato continua a rappresentare una delle opportunità professionali più ambite per migliaia di giovani italiani. Stabilità, formazione e prospettive di crescita restano elementi fortemente attrattivi.

Ma in una selezione dove la concorrenza è altissima e ogni fase può diventare decisiva, improvvisare non è più sufficiente.

Oggi la differenza tra chi supera il concorso e chi resta escluso passa soprattutto dalla qualità della preparazione, dalla gestione dello stress e dalla capacità di affrontare ogni prova con metodo, lucidità e continuità.

Studente accoltellato a Milano, l’aggressore condannato a 20 anni. Davide abbraccia i due imputati

AGI -  Condanna a 20 anni di carcere per Alessandro Chiani, nel processo a Milano per il tentato omicidio e la rapina ai danni di Davide Cavallo, il  22enne studente della Bocconi, vittima del brutale pestaggio avvenuto il 12 ottobre scorso, nella zona di Corso Como all’esterno di una discoteca del capoluogo lombardo.

Le sentenza del gup di Milano 

La vittima a causa delle coltellate subite ha riportato una lesione permanente. La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato dal gup di Milano Alberto Carboni. Chiani, 19 anni, è considerato l’esecutore materiale del pestaggio. Con lui è coimputato, Ahmed Atia ritenuto il ‘palo’: il 18enne è stato condannato a 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso. La Procura aveva chiesto 12 anni (per Chiani) e 10 anni (per Atia).

L'abbraccio in Aula a Milano tra la vittima e i due imputati 

Prima della Camera di Consiglio nell’aula di giustizia a Milano, Davide Cavallo ha abbracciato i due imputati. Poi i tre ragazzi hanno parlato per qualche minuto.

La provvisionale decisa del giudice di Milano 

Il giudice di Milano ha riconosciuto una provvisionale di risarcimento di mezzo milione di euro per Davide Cavallo e di 50 mila euro ciascuno per i genitori e il fratello minore.

La dinamica dell'aggressione del 12 ottobre 2025 

Stando alle indagini del pm di Milano Andrea Zanoncelli condotte dai poliziotti del commissariato Garibaldi-Venezia i due maggiorenni  e altri 3 amici minorenni la sera del 12 ottobre 2025 in viale Montegrappa a Milano avrebbero aggredito Cavallo con calci, pugni e un coltello dopo che quest'ultimo li aveva raggiunti nel tentativo di recuperare i 50 euro che gli erano stati appena rubati. 

L'avvocato: "La vittoria di Davide è stato l'abbraccio con gli imputati" 

"Se posso essere schietto non era quasi dispiaciuto, Davide era dispiaciuto. La vittoria di oggi di Davide è stata l'abbraccio” con gli aggressori “l'ha detto, ma non come vittoria, ma che il piacere di ritrovare due persone a cui lui non aveva motivo, anche se in parte da difensore dei genitori, papà, lo capisco con difficoltà, ma Davide non aveva, lui, motivo di vendetta nei loro confronti". Sono le parole  dell'avvocato Luca Degani, che assiste la famiglia del giovane aggredito.

Russia e Cina: «Affrontare le cause profonde della crisi ucraina»

Russia e Cina hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui spiegano di ritenere necessario «affrontare le cause profonde del conflitto in Ucraina basandosi sull’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite nella loro interezza, completezza e interrelazione, al fine di garantire la sicurezza reciproca e porre le basi per una pace duratura», si legge nel documento citato dalle agenzie russe. Mosca e Pechino inoltre «sostengono tutti gli sforzi che contribuiscono all’instaurazione di una pace duratura e sostenibile e promuovono la continua ricerca di una soluzione attraverso il dialogo e i negoziati». Mosca ha sempre detto di ritenere che tra le cause profonde del conflitto ci sia l’espansione della Nato verso Est dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno

Che farà Beppe Sala dopo aver concluso il secondo mandato da sindaco a Milano? Difficile dirlo. A inizio anno, quando il suo nome ribalzava nel flipper impazzito dei possibili federatori del centrosinistra, il primo cittadino era stato chiaro: la politica era la sua prima opzione, ma non certo un obbligo. «Devo solo verificare se c’è bisogno di me», aveva detto. Da verificare, però, c’è anche il campo in cui questa voglia di mettersi al servizio dei cittadini potrebbe essere esercitata. La spaccatura che si è consumata nel centrosinistra in Consiglio comunale sul gemellaggio con Tel Aviv non è un buon presagio. Soprattutto a un anno dalle Comunali. Riassumiamo: lunedì, l’ordine del giorno presentato dai Verdi per sospenderlo è stato bocciato grazie ai voti contrari di tre consiglieri Pd che si sono uniti ai Riformisti e alla Lista La Civica Milano, mentre la maggioranza dei dem si era espressa favorevolmente.

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Il sindaco di Milano Beppe Sala (Ansa).

Duro il commento di Beatrice Uguccioni, capogruppo Pd a Palazzo Marino: «Oggi siamo qui a discutere nuovamente della sospensione del gemellaggio con Tel Aviv. Non perché il Consiglio comunale non si fosse già espresso, ma perché quella volontà, approvata democraticamente da quest’Aula otto mesi fa, non ha trovato seguito ai piani superiori». Parole pesanti che Sala ha definito «improprie». Aggiungendo: «I toni utilizzati dal Pd segnano un momento di sfiducia nei confronti del mio operato». Dal canto suo il Pd ha provato a ridimensionare l’incidente: non si tratta di «sfiducia nell’operato del sindaco», ha precisato il segretario cittadino Alessandro Capelli, «ma la riaffermazione di una posizione specifica che il Pd aveva già espresso sia in Aula sia all’interno dei propri organismi».

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Elly Schlein con il segretario Pd di Milano, Alessadro Capelli (Imagoeconomica).

Intanto, mentre sotto la Madonnina è in corso una riflessione su quanto accaduto («No, la riflessione no», verrebbe da dire parafrasando Moretti) e Sala è al festival dell’Economia di Trento, partono le scommesse e le solite malelingue: viste la maretta col Pd milanese, vuoi vedere che il sindaco vira verso il solito Matteo Renzi? Per ora nulla si muove. Agli atti resta il sostegno dato da Sala un mese fa alle Primarie delle idee promosse dal senatore di Rignano. Il sindaco aveva però smentito un avvicinamento a Italia viva. «Ho sentito Renzi. Siccome parla di programmi e di idee, e io credo che sia il momento di parlare di programmi, di idee e non di primarie, una mano la do», aveva spiegato. «Sono sempre stato e sono un elettore del Pd, da questo punto di vista non voglio generare ambiguità». Il rapporto con Schlein invece secondo i ben informati resta saldo. Tanto che si era parlato non solo di una possibile candidatura di Sala alle prossime Politiche ma, in caso di vittoria, anche di una poltrona di governo… vedremo.

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Matteo Renzi (Ansa).

Quanti russi all’Arena di Verona

L’Arena di Verona ha presentato a Roma il cartellone della prossima stagione dell’opera. Il programma è davvero ricco: una nuova Traviata, due diversi allestimenti di Aida, e poi le più recenti produzioni di Nabucco e La bohème, e quindi Turandot a un secolo dalla prima assoluta. Anche qui non mancano gli interpreti russi, nonostante le polemiche e la bufera che si è abbattuta sulla Biennale di Venezia. Qualche nome? La soprano Vasilisa Berzhanskaya, che farà il suo debutto nel ruolo di Violetta. E poi il basso Alexander Vinogradov. Immancabile la superstar Anna Netrebko. Ce n’è abbastanza per mettere in imbarazzo il veronesissimo neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, oltre al ministro della Cultura Alessandro Giuli. In prima fila ci si aspetta di scorgere Pietrangelo Buttafuoco…

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Gianmarco Mazzi con Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Zuppi e Zagrebelsky, che coppia

Scende in campo la doppia zeta, una religiosa e l’altra laica. Ovvero, Zuppi e Zagrebelsky. L’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana invita alla riflessione e al dialogo sulla fragilità del nostro tempo con l’incontro “Giustizia, verità e pace in un mondo diviso”, in programma mercoledì 20 maggio nell’aula magna della Gregoriana, con ospiti d’eccezione come il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il giurista Gustavo Zagrebelsky, professore emerito della Facoltà di Giurisprudenza – Università di Torino, e Martín María Morales, direttore dell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana. L’incontro è accompagnato da un’esposizione documentaria con due preziosi testimoni provenienti dal fondo di San Roberto Bellarmino: il codice autografo del suo commento al Salmo 84 (85), dove “giustizia e pace si baceranno”, e un volume delle sue “Controversie”.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Matteo Zuppi (Imagoeconomica).