High School Game 2026, una sfida al bullismo

AGI - L'attesissimo contest dedicato alla lotta contro il bullismo e il cyberbullismo è pronto a tornare. Le sfide aiutano a crescere meglio e ne sono convinti gli organizzatori di High School Game (www.highschoolgame.it), il concorso nazionale e gratuito ideato e promosso da Planet Multimedia. Un format innovativo che coinvolge da oltre dieci anni migliaia di studenti di istituti scolastici superiori da Nord a Sud, isole comprese, in un agone che non è soltanto un gioco, ma una preziosa occasione per confrontarsi su temi di grande attualità. Il risultato, una gara dove la vera vittoria è quella di imparare a vivere.

Centinaia le classi che inizieranno a sfidarsi dal 16 febbraio 2026, data ufficiale di inizio dei quiz.

Dal bullismo e cyberbullismo alla sicurezza stradale, dalla violenza sulle donne all’educazione ambientale, dallo sport alla sana alimentazione: tematiche su cui migliaia di ragazzi e ragazze si contendono il primo accesso alla finale che si tiene al termine di ogni anno scolastico attraverso una challenge online sull'App Wicontest (www.wicontest.it).

 

 

Le tematiche di confronto per il 2026

“Tra le tematiche di confronto per il 2026” – rivela il manager Emanuele Gambino, CEO e Founder di Planet Multimedia e ideatore di H.S.G – “la tragedia di Capodanno a Crans-Montana in Svizzera che ha cagionato la morte di oltre quaranta giovani ed il ferimento di più di cento tra ragazze e ragazzi che stavano festeggiando in allegria l’arrivo del nuovo anno nel locale di tendenza Le Costellation coinvolto da un violento incendio. Una vera e propria strage su cui abbiamo ritenuto opportuno dedicare uno spazio di studio e riflessione. Tra gli argomenti su cui i tanti partecipanti dovranno prepararsi in attesa della finale che si terrà a Civitavecchia nelle giornate del 17 e 18 maggio a bordo di una delle navi da crociera della flotta Grimaldi Lines, abbiamo inserito maggiore spazio alla sicurezza, ma anche alla prevenzione”.

Il progetto

I tornei settimanali coinvolgono in diretta studenti di tutta Italia che si collegano da scuola, con quiz su tutti i temi, una domanda per ogni argomento - nei quali ragazze e ragazzi di scuole in tutta Italia devono rispondere esattamente a quiz domande legate a temi di grande attualità per passare al turno successivo ed accedere alle nuove date del calendario di quiz multimediali basato sulla gamification.

L'idea di High School Game

“L’idea di High School Game è nata da una semplice intuizione: comunicare con i giovani è possibile solo attraverso il loro linguaggio” – sottolinea Gambino – “Un percorso, oggi, rappresentato dall’interattività, il coinvolgimento, affinché i ragazzi si possano sentire davvero parte di qualcosa di reale ed importante. Il mio percorso professionale passa per mondo della musica, quello dei format e del gioco. Un percorso che mi ha aiutato a comprendere che – anche in riferimento al mondo della scuola – possiamo applicare le medesime dinamiche. Ogni tipo di gara, di competizione si dimostra un’opportunità di confronto e crescita personale, un modo semplice e divertente per accedere a contenuti anche non banali. Attraverso una sfida si può apprendere, spesso, molto, moltissimo”.

Le tipologie di competizioni

Le competizioni si suddividono in tre tipologie: si inizia con le Battle Quiz dove ogni studente si trova in sfida – o per scelta o affidandosi al caso - con i compagni della propria classe, del proprio istituto scolastico o con altri coetanei di scuole di tutta Italia. Si passa al secondo step con i Global Quiz, la sezione in cui un concorrente è chiamato a rispondere a domande inerenti contenuti precisi. Questa sfida trova spunto dalla visione di un video formativo realizzato da un esperto della tematica settimanale; il confronto si basa sui risultati di tutti gli altri studenti d'Italia che, di volta in volta, rispondono ai quesiti. Se queste prime due sfide possono tenersi in qualsiasi momento della settimana, il Live Quiz Show, rappresenta la terza categoria della gara e cade ogni venerdì pomeriggio. L’incontro prevede la partecipazione dello studente ad un evento formativo in diretta streaming, in cui sono previsti ospiti dello show business ed esperti del settore, pronti a dispensare i giovani intenti nelle competizioni, con esperienze e suggerimenti. Il conteggio dei punti – in continuo aggiornamento - avviene sommando quelli accumulati dai singoli studenti nel corso della settimana a quelli raccolti dall’intera classe.

Contenuti e collaborazioni

Le sfide si susseguono – anche quest’anno – fino a fine marzo, un periodo in cui i giovani concorrenti hanno a disposizione contenuti testuali e video realizzati grazie alla consulenza di professionisti, esperti, testimonial di associazioni e fondazioni, nonché partner del concorso. Tra le collaborazioni, da ricordare quella di Rai Cinema Channel, un rapporto rinnovato anche attraverso l'invio e la proiezione di corti con tematiche legate al concorso - e quella con atenei universitari sparsi in tutto il Paese, rapporto che consente agli studenti di accedere ad incontri digitali ed eventi rivolti all'orientamento accademico.

La prima vittoria è partecipare

“Come sempre si dice, la prima vittoria è partecipare” – ricorda Gambino – “A tutti i concorrenti viene riconosciuto l’attestato digitale di partecipazione in cui si evidenzia il totale delle ore di permanenza sull'App, elemento fondamentale per la validità ed il conteggio dei crediti formativi”.

La finale nazionale e il premio

Accedere alla Finale Nazionale Live rappresenta l’ambito traguardo dove gli studenti di tante classi che avranno raggiunto il punteggio migliore, hanno il diritto di accedere assieme ai propri docenti. Anche per l’edizione 2026, il premio in palio consiste in un viaggio di tre giorni a Barcellona a bordo della nave Cruise Grimaldi Lines, un’opportunità preziosa per le prime tre classi classificate assieme al loro docente che dovrà accompagnarle.

 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit

C’è un’ipotesi di reato, non un reato acclarato. Dettaglio tecnico che però non cambia la sostanza: Stefano Di Stefano, alto dirigente del Mef e consigliere Montepaschi, avrebbe comprato azioni della banca senese e di Mediobanca alla vigilia dell’Ops, intascando 8.700 euro per sé e 1.300 per suo figlio. Insider trading d’antan, versione low cost. Insomma, poraccitudine. Se proprio devi sporcarti le mani, almeno fallo per cifre che valgano la pena (si scherza, naturalmente). Oltreoceano, sul possesso di informazioni riservate, c’è chi accumula fortune colossali. Qui ci si accontenta di briciole che ti mandano comunque a processo, compromettendoti carriera e reputazione. 

LEGGI ANCHE: Mps-Mediobanca, cosa non torna del delisting di Piazzetta Cuccia

La marcia trionfale di Mps sta segnando il passo

Ma il punto non è il reato. È il simbolo. Perché la marcia trionfale dell’estate scorsa con Montepaschi a far da ariete, Mediobanca come porta d’accesso e Generali come premio finale, sta segnando vistosamente il passo. Il copione era scritto: relazioni, patti sottobanco, convergenze più di potere che industriali. Solo che adesso i protagonisti sono fermi al Piave. Tutti indagati, tutti che giurano di non aver concertato nulla, e che soprattutto hanno cominciato a litigare tra di loro sotto la spada di Damocle della Procura. 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit
Piazzetta Cuccia (Imagoeconomica).

L’affaire Di Stefano è un boomerang per il Mef

Partiamo dal convitato di pietra: il ministero dell’Economia. L’affaire Di Stefano gli si ritorce contro come un boomerang. Doveva fare l’arbitro di un consolidamento rispettoso delle regole, invece si è tolto giacca e cravatta ed è sceso in campo. Il problema prima che giudiziario è di credibilità. Il Mef doveva garantire il mercato, non giocare per una squadra. 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit
Giancarlo Giorgetti (Ansa).

Caltagirone e Lovaglio dall’idillio al gelo

Nel frattempo Francesco Gaetano Caltagirone e Luigi Lovaglio, ad di Mps, sono passati dall’armonia alla glaciazione in tempo record. Dall’idillio all’indomani del successo dell’Ops su Mediobanca allo scontro frontale sui suoi destini. Le grandi intese durano finché non si capisce chi comanda davvero. E probabilmente il pugnace Lovaglio ha realizzato che lasciare Piazzetta Cuccia come repubblica indipendente dentro il Monte significava consegnarle le chiavi del regno. Merchant bank batte banca commerciale: l’aura prevale sulla forza bruta. Meglio che a Milano non abbiano troppi Grilli per la testa. 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit
Luigi Lovaglio, ad di Mps (Imagoeconomica).

Milleri intrappolato nella guerra dei Del Vecchio

Sullo sfondo la saga dei Del Vecchio. Una guerra di successione tra gli eredi di Leonardo che tiene Francesco Milleri con le mani legate: azionista forte ma non abbastanza, decisore potenziale ma con il freno a mano tirato. Dettaglio non marginale: pure lui indagato, insieme a Caltagirone e Lovaglio, per concerto nell’inchiesta milanese sulla vendita di azioni Mps da parte del Mef. 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit
L’ad di Essilorluxottica Francesco Milleri (Imagoeconomica).

Mentre gli indagati litigano si allunga l’ombra di UniCredit

Il risultato è un cortocircuito perfetto. L’operazione che doveva dimostrare che un certo capitalismo italiano sa ancora fare sistema si è trasformata in una masterclass su come non farlo. Generali, la vera posta in gioco, resta sempre più lontana. Trieste – sede, simbolo e agognato feticcio – sta diventando un miraggio. E mentre gli indagati litigano tra procure e cda, cresce l’ombra di UniCredit, l’outsider silenzioso. Quello che non parla di scalate patriottiche, ma di numeri, che non ha bisogno di concerti perché suona da solo. Vuoi vedere che alla fine, nonostante le smentite di rito, sarà proprio la banca guidata da Andrea Orcel a prendersi Mps e (Intesa permettendo) tutto quel che gli vien dietro? 

Mps-Mediobanca, la scalata al palo e l’ombra di UniCredit
Andrea Orcel (Imagoeconomica).

Riaperte le indagini sul suicidio del 15enne a scuola a Senigallia

AGI - Per un vizio tecnico sarà riaperto il procedimento per istigazione al suicidio del 15enne Leonardo Calcina, studente di Senigallia, in provincia di Ancona, che si è tolto la vita nell'ottobre 2024 perché, come hanno sempre sostenuto i suoi genitori, era vittima di bullismo a scuola: il tribunale dei minori non aveva comunicato proprio ai genitori la richiesta di archiviazione dell'indagine da parte della procura, che risale all'aprile dello scorso anno ed era stata accolta dal gip.

L'archiviazione

L'archiviazione della vicenda è stata scoperta dal legale dei genitori, Pia Perricci, all'esito di un accesso agli atti. Il tribunale di minori ha così disposto la riapertura delle indagini: nel fascicolo confluirà, entro 20 giorni, una memoria del legale che porterà nuove evidenze sulle presunte vessazioni subite a scuole dallo studente.

Scontro Calenda-Vannacci: «Lei è il patriota di Putin». «Vai a Kyiv». Il video

Toni accesi a L’aria che tira su La7 tra il leader di Azione Carlo Calenda e Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. Terreno di scontro la guerra in Ucraina e il decreto che concede nuovi aiuti, anche militari a Kyiv. «Prolungare questa guerra, continuando a dare armi e sostegno economico incondizionato all’Ucraina, non fa bene all’Ucraina perché l’esercito russo sta continuando inesorabilmente ad avanzare. Più si allunga la guerra e più si allunga la sofferenza del popolo ucraino e la pace di oggi ci costerà sicuramente di meno della pace di domani», ha detto l’ex generale.

Vannacci: «Se Calenda vuole andare a combattere prenda il fucile e vada in Ucraina»

Dura la risposta di Calenda: «Gli ucraini combattono per la propria patria, concetto che a un ex generale dovrebbe essere chiaro. Non combattono per procura, chiedono di combattere. E lo stanno facendo con una grande lezione di coraggio. Io, però, riconosco al generale Vannacci, ma da quando era in Russia come militare, una coerenza, perché lui ha sempre supportato la Russia. Poi uno si può domandare come sia finito un generale appartenente a un paese della Nato a sostenere la Russia. Penso che abbiamo un problema di gestione dei curriculum delle forze armate. Ma lui è sempre stato coerente, lui è pro Putin. Riconosco l’assoluta fedeltà del generale Vannacci a Putin. Poi c’è un articolo del codice penale, che purtroppo io non posso applicare e che si chiama “intelligenza con lo straniero”, Io ci darei uno sguardo in più». Parole che hanno causato l’ira di Vannacci: «Comincio col replicare al re Mida al contrario, cioè all’onorevole Calenda. No, non sono assolutamente pro Putin, né pro Russia, io sono pro Italia e pro Europa. E siccome le spese di questa guerra, oltre che pagarle gli ucraini chiaramente, le paga l’Europa a tutto tondo, sia con il prezzo dell’energia e delle materie prime che è andato alle stelle, con le famiglie che non pagano più le bollette a fine mese, ma anche con l’invio di soldi a qualcuno che poi ci compra i cessi d’oro, le ville di lusso e gli yacht e magari ci passa anche qualche serata con qualche prostituta, ritengo che questi soldi e questi armi siano inopportuni. L’esito della guerra in Ucraina è ormai stabilito, peraltro sono quattro anni che noi continuiamo con questa strategia, che non ha dato alcun risultato. Se Calenda vuole andare a combattere, prenda lo zaino, prenda il fucile, prenda gli scarponi e vada ad aiutare gli ucraini».

Calenda: «A Vannacci un sacco di soldi ad minchiam»

«Vannacci, noi ti abbiamo pagato lo stipendio per anni per difendere l’Italia, cioè la cosa che stanno facendo gli ucraini dalla Russia. Se uno che non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo dato un sacco di soldi ad minchiam, perché uno che non comprende che difendere la propria patria è un fatto fondamentale per una persona che è stata nell’esercito, vuol dire che noi abbiamo speso un sacco di soldi per uno che, se avesse avuto un invasore di fronte, se la sarebbe fatta sotto e sarebbe scappato. Gli ucraini non chiedono a nessuno di andare a combattere per loro, chiedono di avere le armi per combattere per noi. E quindi, quando ne parla, lo faccia con rispetto, perché hanno un senso della patria che lei, dopo tutte queste cazzate su patria, onore, eccetera, eccetera, dimostra di non avere. Lei è il patriota di Putin. E, come tale, un traditore della patria. Questo è lei, signor Vannacci».

Nuova grana per Santanchè: è indagata per un’altra bancarotta

Daniela Santanchè risulta indagata per bancarotta dalla procura di Milano nel fascicolo che riguarda Bioera, società del gruppo del biofood di cui la ministra del Turismo è stata presidente fino al 2021: l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale di Bioera era stata dichiarata il 4 dicembre 2024 dalla sezione Fallimentare del Tribunale civile del capoluogo lombardo. Nuova grana dunque per Santanché, che risultava già indagata – assieme all’ex compagno Canio Mazzaro, al fratello Michele Mazzaro e ad altri ex amministratori – per il fallimento di Ki Group, di cui era stata presidente da aprile 2019 a dicembre 2021.

Nuova grana per Santanchè: è indagata per un’altra bancarotta
Daniela Santachè (Imagoeconomica).

Le inchieste sui crac potrebbero essere accorpate

Come spiega l’Ansa, per la bancarotta di risulta indagato anche Canio Mazzaro. Le inchieste sui crac delle due aziende potrebbero essere accorpate in un unico fascicolo assieme a quella sul fallimento di un’altra delle società del gruppo, la Ki Group Holding. Nel frattempo sono in corso per ipotesi di bancarotta da reati societari, come il falso in bilancio, e di bancarotta fraudolenta per operazioni dolose.

Santanchè è già a processo per falso in bilancio

Santanchè è già a processo per falso in bilancio riguardante Visibilia, gruppo editoriale fondato da cui la ministra (fondatrice) ha dismesso cariche e quote. È invece nella fase dell’udienza preliminare – sospesa in attesa di un’udienza della Corte costituzionale – il procedimento per la presunta truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid, sempre relativa a Visibilia.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno

Ai toscani piace l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana, detta IILA. Carissima all’aretino Amintore Fanfani, che da ministro degli Esteri la istituì nel 1966, ora è nelle mani di Giorgio Silli, fiorentino, che per guidarla ha lasciato l’incarico di sottosegretario agli Esteri. Per la cronaca, lo scorso ottobre Silli aveva anche cambiato casacca, passando da Noi Moderati a Forza Italia. Certo, negli anni l’importanza dell’IILA è diminuita: la prima sede, ai tempi di Fanfani, era in un gigantesco palazzo dell’Eur, a pochi passi da quella della Democrazia Cristiana. Poi alla fine degli Anni 90 venne trasferita in piazza Cairoli, vicino al ministero della Giustizia, mentre ora l’IILA ha sede in uno stabile ai Parioli. Chissà se con Silli l’Organizzazione tornerà ai vecchi fasti. La domanda è lecita, visto che il Sud America interessa molto al ministro Antonio Tajani, che in qualità di vicepremier vuole fare sentire il suo peso e quello di quel continente, dicono, per contrapporlo al Piano Mattei di Giorgia Meloni. Vedremo…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Giorgio Silli (Imagoeconomica).

Silenzio, parla Cipollone

Banchieri e politici hanno in agenda un appuntamento importante, a Roma, il 12 febbraio: all’Accademia Nazionale dei Lincei si terrà una conferenza con protagonista assoluto Piero Cipollone, componente del comitato esecutivo della Bce. Il tema? “Europa e sovranità monetaria”. La platea sarà affollata di personalità, a cominciare dai vertici di Bankitalia. Chissà, potrebbe arrivare anche il governatore Fabio Panetta.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Piero Cipollone (Imagoeconomica).

Zuppi star delle Notti di Nicodemo

Tra i cardinali pronti a intrattenere le platee non c’è solo Gianfranco Ravasi. A scendere in pista ora c’è il numero uno della Conferenza episcopale italiana. Il dialogo tra il cardinale Matteo Maria Zuppi, il poeta Andrew Faber e la psicologa Laura Pirotta aprirà infatti gli appuntamenti de Le notti di Nicodemo, il ciclo proposto dalla Chiesa di Bologna e animato dall’equipe dell’Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria. Il primo incontro, dal titolo La Parola si fa incontro interpersonale, si terrà nella cattedrale di San Pietro mercoledì 11 febbraio, la stessa giornata in cui nel 1929 vennero siglati i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. Già in calendario anche un secondo appuntamento – La Parola si fa incontro internazionale – che si svolgerà mercoledì 25 febbraio, con Zuppi in dialogo con Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes.

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Matteo Zuppi, presidente della Cei (Getty Images).

Da Caprarica c’è anche Veltroni

Appuntamento imperdibile nel pomeriggio di mercoledì 11 febbraio a Roma, a largo Argentina: non alla storica libreria Feltrinelli, ma presso la Fondazione Marco Besso. Qui, nell’appartamento di uno dei protagonisti dello sviluppo delle Assicurazioni Generali nella seconda metà dell’Ottocento, quel Besso che fu iscritto alla massoneria, verrà presentato il libro di Antonio Caprarica intitolato Il bullo. Come Donald Trump ha distrutto l’Occidente. E chi ci sarà con l’autore che all’inizio della carriera scrisse per l’Unità, e per anni è stato corrispondente Rai prima da Mosca (è sposato con una pianista russa) e poi da Londra? Walter Veltroni, ex direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci e la «mezzabusta» (a Mediaset la chiamano così) Cesara Buonamici, direttrice “ad personam” del Tg5. All’ambasciata degli Stati Uniti dicono, scherzando, che «Trump già trema»…

Tajani punta al Sud America con Silli: le pillole del giorno
Antonio Caprarica (Imagoeconomica).

Il governo pone la fiducia sul Dl Ucraina: polemiche dalle opposizioni

Polemica in Parlamento dopo che il governo ha deciso di porre la fiducia alla Camera sul Dl Ucraina, il provvedimento che prevede l’invio di un nuovo pacchetto di aiuti a Kyiv, tra cui quelli militari. Questo vuol dire che non si voteranno gli emendamenti, tra cui quelli del M5s, di Avs e dei vannacciani che chiedevano lo stop alla spedizione di armi all’Ucraina. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di essersi deflagrata dopo la nascita di Futuro nazionale, il partito dell’ex generale fuoriuscito dalla Lega, mentre il ministro della Difesa Crosetto prova a spiegare che «non è un modo di scappare da una crisi interna ma semmai di evidenziarla ancora di più», perché in questo modo i rappresentanti della maggioranza «vengono obbligati a dire se su un tema così rilevante continuano ad appoggiare il governo». Insomma, una scelta che «separa e rende chiarezza sulle posizioni delle persone».

I vannacciani: «Valutiamo cosa fare»

Cosa faranno i seguaci di Vannacci? «Siamo in una fase di valutazione», ha detto il deputato Rossano Sasso, tra i primi a passare con l’ex generale. «Noi siamo interlocutori del centrodestra e assicuro che faremo di tutto per non far vincere Schlein, Fratoianni e Conte». Della stessa idea il collega Edoardo Ziello: «Siamo convintamente alternativi alla sinistra e nelle prossime elezioni in Aula lo dimostreremo. La strategia la decide Vannacci, ci darà indicazioni».

Il Pd: «La maggioranza aveva paura di qualche emendamento?»

All’attacco il Pd, che intuisce nella decisione di porre la fiducia «la paura di qualche emendamento che avrebbe potuto far cedere la maggioranza». «È cambiato il perimetro della maggioranza con la nascita della componente di Futuro Nazionale o no? La coalizione di centrodestra arriva fino a Vannacci o si ferma alle soglie della Lega? Questo cambia molto», ha detto il deputato dem Federico Fornaro.

Cellulare ai bambini: le 5 regole (più una) per evitare la dipendenza digitale

Si inizia prestissimo, spesso a 10 anni con il regalo per la Prima Comunione. Un dono – il cellulare – apparentemente innocuo per “non escludere il bambino dal gruppo degli amichetti”. E così arrivano le prime chat, i giochi online, i video scambiati per ridere e quelli inappropriati rispetto all’età inviati per capire o per stupire. E pian piano, senza rumore, il mondo del bambino si sposta dietro lo schermo. Sempre di più, per più ore al giorno, con meno contatti concreti. Il risultato è un incremento dei disturbi comportamentali e psichici che si manifestano soprattutto sotto forma di dipendenza, isolamento e depressione.

Dai dati dell’Osservatorio Scientifico del Movimento Etico Digitale del 2025, citati oggi in occasione del Safer Internet Day (la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete), emerge un quadro chiaro: il 77,5% degli studenti tra gli 11 e i 18 anni dichiara di sentirsi dipendente dai dispositivi digitali, in aumento rispetto all’anno precedente (72,6%). Una consapevolezza diffusa che però non si traduce automaticamente nella capacità di ridurre il tempo trascorso davanti agli schermi.

La dipendenza digitale: i dati critici

Nel dettaglio, il 41,8% parla di una dipendenza moderata, il 33,3% di una dipendenza lieve e una quota più contenuta riconosce una forma grave. Solo il 22,5% afferma di non sentirsi dipendente. Ma il dato più critico emerge guardando ai tentativi di cambiamento: tra i ragazzi che hanno provato a ridurre il tempo online, solo il 23,3% dichiara di esserci riuscito davvero.

Divieto o educazione? Il ruolo dei social

I social network, soprattutto in adolescenza, giocano un ruolo di primo piano nella formazione della propria identità. È giusto, allora, vietarli ai minori di 16 anni, come hanno già fatto Australia, Francia, Spagna e Grecia? “Sì, ma non solo” dichiara all’AGI Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile dell’ospedale Bambino Gesù. “Il divieto da solo serve a poco, anzi accende anche la curiosità. Va affiancato a un’azione educativa”. Ci sono però dei limiti da stabilire per tutelare i più piccoli da un utilizzo tossico di internet.

Le regole fondamentali per l'uso responsabile dei dispositivi

1 – Mai prima dei 12 anni. Serve un’età minima per lasciare un bambino un dispositivo in autonomia: bisogna attendere almeno 12-13 anni prima di consegnare a un bambino un cellulare con libero accesso a internet.

2 – Massimo 2 ore al giorno e mai da solo. Il bambino va educato a un uso responsabile: il cellulare deve essere utilizzato al massimo per due ore al giorno e mai da solo. È sbagliato lasciare il minore da solo in camera da letto; è meglio che stia in spazi condivisi. Inoltre, mai dopo le 7 di sera. Il cellulare va riposto dopo le 7 di sera, e questo vale anche per i genitori. Va promossa una socialità familiare lontana dai dispositivi.

4 – Controllare la navigazione. Almeno per i primi due anni è necessario monitorare le attività. Il bambino va avvisato: “Sappi che andrò a vedere che tipo di siti apri e leggerò le tue chat perché internet è uno strumento bellissimo ma nasconde molte insidie”.

5 – Dare il buon esempio. Mai come in questo caso è indispensabile educare con l’esempio. Se siamo i primi a pranzare con il cellulare, a tenerlo sempre con noi e utilizzarlo frequentemente, non possiamo ottenere risultati con i nostri figli.

Infine, la raccomandazione forse più efficace è: “Favorire al massimo le relazioni in presenza, non accontentarsi del mondo virtuale”.

I danni psicologici 

 I danni sono notevolissimi – spiega Vicari - Sono sempre di più gli studi che confermano una stretta relazione tra il numero di ore trascorse con il device e la probabilità di sviluppare ansia e depressione. Ma non solo: stanno emergendo nuove problematiche legate a un uso sconsiderato di internet, come ad esempio la dipendenza da porno in crescente aumento tra i maschi adolescenti (l’80% sotto i 14 anni frequenta assiduamente siti porno, con ripercussioni sulla sessualità). Inoltre, proprio come avviene per la dipendenza da sostanze, sono sempre di più i minori che manifestano aggressività nei confronti dei genitori quando vengono privati del cellulare. Ecco perché è importante educare il bambino fin da piccolo a un uso ragionevole dei social.

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio

Tra le quasi 40 mila firme raccolte online sulla piattaforma Change.org per convincere Claudio Lotito a cedere la Lazio ci sono quelle di alcuni personaggi pubblici, ovviamente di fede biancoceleste, esasperati dal “braccino corto” del presidente, in sella dal 2004. Tra le persone che hanno sottoscritto la petizione c’è Fabrizio Alfano, ovvero il capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, uomo di fiducia di Giorgia Meloni. Rimanendo all’ambiente politico, ha anche firmato l’ex M5s Alessandro Di Battista. Diversi i giornalisti tifosi biancocelesti ad aver firmato, come Mauro Mazza, Guido Paglia (già responsabile comunicazione della Lazio), Riccardo Cucchi, Guido De Angelis e Roberto Arduini. Assieme a loro hanno firmato pure Angelo Mellone (direttore Intrattenimento) e Andrea Stroppa, ossia il referente in Italia di Elon Musk. E poi anche due figli dei calciatori della Lazio campione d’Italia nel 1974: Gabriele Pulici (figlio di Felice, portiere) e James Wilson (figlio di Pino, difensore e capitano).

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio
Claudio Lotito (Imagoeconomica).

La lettera a Lotito pubblicata su Change.org

Nella “Lettera al presidente Lotito”, scritta dai due giornalisti laziali Federico Marconi e Alberto Ciapparoni, si legge: «Questi 22 anni sono stati anni in cui qualche trionfo non è mancato, ma sono stati principalmente costellati da tante amarezze sportive. Il peggio però è che non abbiamo mai potuto ambire a qualcosa di più di una buona stagione dopo una cattiva stagione, con la sempre disattesa speranza di un salto di qualità mai arrivato». E anche: «Ci rivolgiamo a lei, presidente Lotito, per chiederle di permettere a noi tifosi di sognare fuoriclasse e trofei. Se non può, come appare evidente a tutti, le chiediamo di fare quello che tante altre proprietà calcistiche hanno fatto in questi anni: passare la mano, e concentrare i proventi della vendita, che siamo sicuri non sarebbero esigui, in altri settori». La lettera poi continua: «La preghiamo, non ci risponda con i suoi soliti articolati ragionamenti: se non è in grado di riportare la Lazio a competere per il vertice italiano ed europeo, lo riconosca e come ha dichiarato anche lei in una recente intervista, poiché “tutto ha una fine” si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati, rendendole i giusti meriti».

Anche da Palazzo Chigi chiedono a Lotito di vendere la Lazio
La Curva Nord della Lazio (Ansa).

Lotito pensa alle plusvalenze, i tifosi no

Lotito, chiamato “Lotirchio” da una buona fetta di tifosi laziali, è diventato particolarmente inviso al popolo biancoceleste per le sessioni di calciomercato poco ambiziose, spesso caratterizzate da munifiche cessioni seguite da cauti investimenti. L’ultima finestra di mercato, che ha visto giocatori chiave come Matteo Guendouzi e Valentin Castellanos salutare Formello, si è chiusa con un saldo positivo di 46,9 milioni di euro, rafforzando la percezione che la dirigenza abbia badato più alle esigenze di cassa che alle ambizioni sportive. Tutto questo dopo che in estate la Lazio non aveva potuto rafforzarsi a dovere, a causa del blocco del mercato. In segno di protesta contro quella che è stata definita una «persistente mancanza di rispetto nei confronti di un intero popolo», la Curva Nord della Lazio ha indetto uno sciopero del tifo.

Le indagini sulle minacce al presidente laziale

A fronte di una “innocua” petizione online, la possibile cessione della Lazio è già finita al centro anche di un’indagine per tentata estorsione e manipolazione del mercato ai danni di Lotito: a dicembre, infatti, i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito perquisizioni nei confronti di cinque persone, accusate in concorso di aver tentato di costringere il presidente a cedere il capitale della società o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale con minacce tramite social, mail e telefonate anonime.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

Matteo Salvini sarebbe furioso. Chi lo ha visto inquadrato durante la cerimonia di inaugurazione di Milano-Cortina 2026 ha notato il broncio del vicepremier. Ma cosa ha rovinato al leghista la giornata di festa per l’apertura dei Giochi ‘padani’? Salvini si sarebbe legato al dito la scelta di Giorgia Meloni di escluderlo dall’incontro in prefettura a Milano, con J.D. Vance. D’altronde, il protocollo prevedeva l’incontro della premier con il vicepresidente degli Stati Uniti, alla presenza del segretario di Stato Usa Marc Rubio e dell’omologo italiano Antonio Tajani. Nessuno spazio per l’altro vicepremier. Ed è così che Salvini si sarebbe dovuto ‘accontentare’ della photo opportunity con Vance, scattata durante il ricevimento a Palazzo Reale.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista

La tigre leghista e il commesso

La “zampata” della tigre leghista. Nei corridoi di Montecitorio si parla così dell’ennesimo episodio di intemperanza della deputata eletta nelle file del partito di Matteo Salvini. Un collega che ha visto tutto ricostruisce così i fatti: «È successo circa 10 giorni fa. Presiedeva l’Aula la vice presidente Anna Ascani. Lei ha fatto irruzione in Aula urlando, letteralmente sbraitando, al telefono. Stava palesemente litigando con qualcuno». A quel punto è stata invitata ad abbassare i toni. «È intervenuto un commesso. Uno dei giovani assistenti parlamentari appena assunto, forse non troppo esperto», continua il racconto. Il ‘ragazzo’ l’ha invitata più volte ad abbassare il volume della voce. E lei? «Lo ha respinto malamente con il braccio, gli ha dato una spinta, salvo poi sostenere che era stato il commesso a spingerla». L’episodio sarebbe stato poi riesaminato e si sarebbe risolto con le scuse della deputata al commesso.

Il broncio olimpico di Salvini e la “zampata” della deputata leghista
L’Aula di Montecitorio (Imagoeconomica).