La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni

L’esito del referendum del 22-23 marzo, che ha bocciato inesorabilmente la riforma della giustizia proposta dal governo in carica, non è «un’occasione persa», come ha detto Giorgia Meloni nel suo atteso discorso in parlamento: questo è il primo dei vistosi errori di comunicazione che un(a) presidente del Consiglio non dovrebbe mai commettere, poiché dovrebbe rivolgersi a tutti gli italiani, non certo privilegiando quelli della sua parte politica, o gli alleati. Una sincera autocritica sarebbe stata necessaria, invece del solito «ci ho messo la faccia» che ha dato modo a Matteo Renzi di replicare: «Non la sua, quella della Santanchè, di Delmastro e della Bartolozzi». Se la maggioranza degli italiani dice che una riforma è sbagliata non significa che non si vuole «modernizzare l’Italia»: vuol dire che il modo scelto per modernizzarla presentava falle evidenti. E se, come ha detto Meloni, «prendiamo sempre atto del giudizio dei cittadini» (ci mancherebbe altro), non deve contraddirsi sostenendo che è stata persa un’occasione.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni sullo schermo, con Salvini e Tajani (foto Imagoeconomica).

​Quello di Meloni non è sembrato il discorso di una leader, ma il solito show delle mezze verità a cui ci ha ormai abituati, non esente da bugie ed esagerazioni spericolate: un modo forse per eccitare l’opposizione, invece di cercare quel dialogo che sarebbe stato necessario vista la drammatica situazione che il mondo e di riflesso l’Italia vivono in questi momenti.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Aggressività tipica dei comizi di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni non ha mai imparato il galateo istituzionale che il suo ruolo le impone, e non riesce ad essere la leader di tutto il Paese: continua a esercitare in parlamento quell’aggressività che le procura entusiastici consensi nei comizi di Fratelli d’Italia a cui lei fa fatica a disaffezionarsi. Enfatizzando risultati che, obiettivamente, non si vedono: tra un anno si vota e questo governo non ha fatto nessuna riforma. Non ha fatto praticamente nulla in quattro anni. Senza dire una parola sulle catastrofi mondiali scatenate dal suo “amico” Donald Trump e tutt’altro che risolte.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni tra Matteo Salvini e Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

«Noi non scappiamo»: dalle poltrone no di sicuro

Niente cenni anche alle difficoltà che i cittadini vivono sempre di più, facendo la spesa o il pieno, andando in un ospedale pubblico, non arrivando a fine mese, non arrivando vivi alla pensione, guardando i giovani lasciare l’Italia. «Noi non scappiamo», ha detto Meloni: già, infatti è anche oltremodo difficile schiodarli dalle poltrone che occupano, anche quando l’opportunità lo richiederebbe, come nel caso Delmastro, Santanchè, Bartolozzi: c’è voluto lo schiaffo del “no” per consigliare alla premier di usare quei tre come capri espiatori, sperando in qualche modo di salvare la sua reputazione e quella del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni beve in Senato.

Purtroppo per lei, l’opinione pubblica ha visto in questa mossa, al contrario, il capitano di una nave gettare sul mozzo la responsabilità di un naufragio. Giorgia Meloni non ha parlato al Paese. Ha semplicemente recitato il copione di sempre: spaccare l’Italia, dicendo che chi non è con lei è contro di lei. Ha fatto il contrario di quello che una presidente del Consiglio dovrebbe fare.

Meloni non sopporta il controllo e inveisce contro l’opposizione

Per lei l’opposizione «inveisce», anziché svolgere la funzione che la Costituzione le affida: avanzare proposte alternative a chi governa, controllare che il potere di chi sta a Palazzo Chigi non esondi. Meloni non sopporta il controllo e mai si era visto tanto disprezzo nei confronti del parlamento come in questo discorso. Per lei va tutto bene, il “no” la «riaccende», ha detto forse pensando ai romanzetti rosa che scriveva sua madre. Ma il suo intervento, dal punto di vista della comunicazione, è stato un campo minato di errori da matita blu.

Il governo libanese chiede colloqui diretti con Israele

All’indomani dei bombardamenti dell’IDF che hanno provocato oltre 200 morti e più di mille feriti in Libano, il governo di Beirut ha richiesto colloqui diretti con Israele. Lo riportano corrispondenti di Al Jazeera nel Paese dei cedri. Tel Aviv, da parte sua, non ha mai mostrato interesse per colloqui con Beirut che non coinvolgessero anche Hezbollah. E l’organizzazione antisionista ha sempre affermato di non voler negoziare con Israele, soprattutto se sotto attacco. Difficile, dunque, che la richiesta venga accolta. Resta tuttavia da vedere cosa diranno gli Stati Uniti al riguardo e se, eventualmente, sosterranno un qualsiasi tipo di dialogo in tal senso.

Il governo libanese chiede colloqui diretti con Israele
Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Trump ha chiesto a Netanyahu di ridurre gli attacchi

Intanto, Nbc riporta che Donald Trump ha chiesto a Benjamin Netanyahu di ridurre gli attacchi in Libano per garantire il successo dei negoziati in Pakistan. Il primo ministro israeliano aveva dichiarato che Israele «continuerà a colpire Hezbollah ovunque sarà necessario». In vista dei negoziati di Islamabad, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha chiesto al suo omologo pakistano Shehbaz Sharif di confermare l’inclusione del Libano nel cessate il fuoco della guerra con l’Iran. Da parte sua, Sharif ha già dichiarato che lo stop agli attacchi contro il Paese dei cedri fa parte degli accordi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto che i raid di Israele contro il Libano sono una violazione del cessate il fuoco e rendono i negoziati senza senso. Più dure le parole del presidente del Parlamento, Mohamad Bagher Ghalibaf, atteso a Islamabad: «Le violazioni del cessate il fuoco porteranno a forti risposte».

LEGGI ANCHE: Davvero Trump e gli Usa possono fidarsi del Pakistan?

Continua la saga di Renzi a tavola: dopo Kyriakou, va a cena addirittura con Macron

Allora ditelo che è un format. Dopo il pranzo con il nuovo editore di Repubblica, l’imprenditore greco Theo Kyriakou, Matteo Renzi non si stanca di attovagliarsi con gente importante. E ora il livello dell’asticella si alza, eccome. A Roma gira voce, insistente e accreditata, che nella serata di giovedì 9 aprile, all’Orient Express La Minerva, dove c’è il ristorante Gigi Rigolatto, il senatore di Rignano avrà a cena nientepopodimenoche… il presidente della Repubblica di Francia, Emmanuel Macron. Tra le mete previste dal tour romano del capo di Stato francese, che è nella Capitale per un incontro privato con papa Leone venerdì in Vaticano, c’è anche la Comunità di Sant’Egidio, per dialogare con Andrea Riccardi.

Continua la saga di Renzi a tavola: dopo Kyriakou, va a cena addirittura con Macron
Matteo Renzi e, sullo sfondo, un suo incontro con Emmanuel Macron (foto Imagoeconomica).

Altre dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del MiC: lascia anche Ginella Vocca

Dopo quelle di Massimo Galimberti e Paolo Mereghetti sono arrivate anche le dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del Mic da parte di Ginella Vocca, direttrice e fondatrice del MedFilm Festival. La commissione del ministero della Cultura è al centro delle polemiche per l’esclusione dai finanziamenti pubblici del documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo.

La lettera di dimissioni di Vocca

Vocca ha detto all’Ansa di aver spiegato al ministro Alessandro Giuli, nella lettera di dimissioni, di essersi «fermamente opposta alla bocciatura del documentario» e di aver «doverosamente atteso il suo intervento in Parlamento», condiviso «nella forma e nella sostanza, prima di sciogliere la riserva» e fare un passo indietro. «Non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo, ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall’interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili», ha scritto poi Vocca nella lettera a Giuli: «Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere».

Altre dimissioni dalla commissione Cinema selettivi del MiC: lascia anche Ginella Vocca
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

La spiegazione di Giuli alla Camera

Chiamato dalle opposizioni in Parlamento a spiegare le ragioni della bocciatura, l’8 aprile Giuli durante il question time alla Camera si è smarcato dalle accuse di aver “censurato” il documentario, spiegando di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione, alla quale il MiC non si è opposto perché «non può intervenire senza violare il principio di terzietà». Il ministro della Cultura ha poi spiegato che il docufilm potrebbe rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit. Il Collegio Romano ha inoltre fatto sapere di aspettarsi «le dovute dimissioni degli esperti» responsabili della bocciatura.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

«Sì, alla fine può pure lasciare la guida del gruppo, ma almeno un posto da sottosegretario se lo merita». Così dicono di Paolo Barelli, in vista dell’incontro di Antonio Tajani (che poi è il suo consuocero) con Marina Berlusconi. E allora, ecco che si materializza uno spazio ancora vuoto, quello lasciato da Massimo Bitonci, che aveva l’incarico di sottosegretario fino al 13 dicembre 2025, quando è stato indicato dal nuovo governatore del Veneto, Alberto Stefani, per ricoprire il ruolo di assessore allo Sviluppo economico nella giunta regionale. Insomma, Barelli (per il suo posto di capogruppo alla Camera si fa il nome di Enrico Costa) a fare il semplice parlamentare non ci pensa proprio: fatto sta che qualcuno storce il naso, pensando che lui è anche presidente della Fin, che non è una finanziaria ma la Federazione italiana nuoto, e che dal Mimit ci sono contatti diretti con l’Istituto del credito sportivo. Sì, perché si può accedere a mutui a tasso zero per la costruzione e l’ammodernamento di campi, oltre a contributi a fondo perduto e bandi regionali per l’impiantistica e l’imprenditoria sportiva. Già, le imprese…

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Schillaci tentato da Forza Italia. Con Bassetti…

Orazio Schillaci tentato da Forza Italia. Domani ne ha parlato, inserendo anche una prospettiva professionale nel gruppo San Donato: fatto sta che i forzisti vogliono aumentare la quota dei medici eletti. In Liguria è tanta la voglia di schierare nelle liste l’infettivologo Matteo Bassetti, diventato un volto noto ai tempi del Covid-19. Poi c’è la famiglia Zangrillo, con quello che è stato il medico preferito da Silvio Berlusconi, Alberto, e il fratello ministro, Paolo. E va ricordato che Mario Pepe, medico endocrinologo e parlamentare di Forza Italia, è diventato il presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, meglio nota come Covip. «Più che il corridoio del Transatlantico, quelli di Forza Italia lo hanno trasformato nel corridoio di un ospedale», scherza un leghista.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Schlein e Conte, sfida a Meloni sul voto per i 16enni

«Il voto dei giovani ha deciso il risultato del referendum sulla giustizia», dicono alcuni parlamentari del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. E allora, ecco la sfida a Giorgia Meloni, che vedrebbe uniti Elly Schlein e Giuseppe Conte: far votare anche i sedicenni alle elezioni politiche, già dal 2027. L’iniziativa “Voto16“, per chiedere una modifica dell’articolo 48 della Costituzione, è stata lanciata da +Europa. E ora una campagna mediatica per consentire di partecipare alle scelte nazionali anche coloro che ancora vanno a scuola «farebbe molti danni alla destra, che mettendosi contro si allontanerebbe molto dalla popolazione studentesca», sussurra qualcuno. Una sfida astuta, che punta ad aumentare la platea degli elettori spingendo sulla voglia di protestare di molti giovani. Anche se qualche centrista, sotto sotto, è d’accordo per far votare i sedicenni.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Avvistato Grilli da Pomellato per una gioia

Improvvisamente, Vittorio Grilli è apparso nella romana via Condotti. Il banchiere, con la solita grisaglia d’ordinanza, è arrivato a piedi e a un certo punto della strada è entrato in un negozio. La meta? Pomellato. Alla fine, è uscito dallo store di lusso con una vistosa busta griffata, andandosene sempre a piedi con il prezioso acquisto. Grilli, classe 1957, ora è presidente di Mediobanca, con un compenso che viene indicato in 1,3 milioni di euro. Un suo “collega” ha notato la scena e ha detto: «Certo che nella stessa strada ci sono griffe ben più costose di quella che ha scelto lui, ma lì ci entrano i miliardari».

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Vittorio Grilli (Imagoeconomica).

Sechi e Ghisleri, da via Condotti alla televisione

Una coppia a passeggio nel centro storico di Roma. No, niente paura, non si tratta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e di Claudia Conte, i due impegnati in dotte conversazioni erano Mario Sechi e Alessandra Ghisleri, protagonisti di una lunga “vasca” in via Condotti, passando davanti a griffe del lusso come Bulgari e Louis Vuitton. Poi, in serata, il direttore di Libero e la regina dei sondaggi si sono ritrovati in televisione, nella stessa trasmissione, da Tommaso Labate su Rete4.

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Riecco Bonaccini, al Vinitaly

Chi ha visto negli ultimi tempi l’eurodeputato ed ex presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini? Dopo qualche comparsata televisiva, soprattutto su La7, lunedì 13 aprile riapparirà a Verona, al Vinitaly, nella sala Salieri, all’evento intitolato “Il vino in un mondo che cambia: il valore del modello italiano oltre i dazi e lo scenario geopolitico”. Accanto avrà una vecchia conoscenza, l’ex ministro Paolo De Castro, oggi presidente di Nomisma.

Ecco la lista del Bilderberg Meeting

Volete sapere chi c’è a Washington DC al Bilderberg Meeting? Ecco la lista dei partecipanti, per l’Italia spicca il nome di Marco Alverà, ex Snam. E poi ci sono i capi di Amundi, Spotify, Engie, Deutsche Bank, Lazard…

Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Il futuro di Barelli, la carica dei medici in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways

Fabio Lazzerini, amministratore delegato di Ita Airways dal 2020 al 2023 e oggi ceo di Comtel, è indagato per corruzione e peculato dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Garante della Privacy. Il filone di indagine riguarda alcune tessere Volare Executive del programma fedeltà di Ita Airways, del valore di 6 mila euro annui, regalate ai componenti del collegio dell’Authority. La notizia arriva dopo il blitz del nucleo Pef della Guardia di Finanza, che si è presentato negli uffici di Ita Airways per acquisire documenti.

Indagato per corruzione Fabio Lazzerini, ex amministratore delegato di Ita Airways
Fabio Lazzerini (Imagoeconomica).

L’ipotesi della procura di Roma

La procura di Roma era alla ricerca di riscontri concreti sul rapporto tra Ita Airways e il Garante per la protezione dei dati personali. Nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si legge che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways, a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere “Volare”». L’ipotesi, insomma, è che il Garante abbia scelto a più riprese la linea morbida con Ita Airways, in cambio di queste card. Nell’inchiesta sul Garante della Privacy risultano indagati per peculato e corruzione il presidente Pasquale Stanzione e gli altri membri dell’Autorità: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza, che nel frattempo si è dimesso.

LEGGI ANCHE: Le spese, la card Ita AIrways, la mancata sanzione a Meta: cosa c’è nelle carte dei pm sul Garante della privacy

Eni, tutti i master e i programmi di formazione attivi nel 2026

Il mondo dell’energia richiede nuove competenze capaci di coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità e visione internazionale. Per questo Eni investe da anni in percorsi formativi avanzati che uniscono eccellenza accademica, esperienza sul campo e un forte orientamento alle sfide del futuro. Attraverso Eni Corporate University e in collaborazione con università e centri di ricerca italiani e internazionali, l’azienda promuove master e programmi specialistici rivolti a giovani laureati e laureate che desiderano intraprendere un percorso professionale nei settori più strategici dell’energia. I percorsi proposti da Eni rappresentano un ponte concreto tra formazione e mondo del lavoro. Modelli didattici innovativi, docenti provenienti dal mondo accademico e aziendale, borse di studio complete e opportunità di inserimento professionale rendono questi programmi un punto di riferimento per chi vuole contribuire alla trasformazione del settore energetico. Tra le iniziative attualmente attive si distinguono il Master Medea della Scuola Enrico Mattei, l’Eni Engineering academy, Gems, master dedicato alle geoscienze per l’energia e Minds, il Master in Natural resources, Development and Storage in collaborazione con il Politecnico di Torino.

Master Medea – Scuola Enrico Mattei

Il Master Medea è il programma storico della Scuola Enrico Mattei, attivo dal 1957 e riconosciuto a livello internazionale come uno dei percorsi più avanzati per la formazione nell’ambito dell’energia, dell’ambiente e del management. Realizzato in collaborazione con l’Università di Pavia, il master si sviluppa in 10 mesi intensivi, da settembre a giugno, e coinvolge gli studenti in un’esperienza immersiva a stretto contatto con i docenti. Il piano di studi ha un orientamento specifico verso i temi dell’energia e dell’ambiente, una visione internazionale e una impostazione interdisciplinare. La didattica combina lezioni frontali, flipped classroom, project work e attività interdisciplinari, con il coinvolgimento di docenti universitari, manager Eni ed esperti del settore. L’esperienza è immersiva e internazionale, grazie alla partecipazione di studenti provenienti da tutto il mondo e a un network consolidato di alunni. Il master è completamente gratuito e prevede borse di studio che coprono l’intero valore del percorso (50 mila euro), oltre a un contributo mensile di 1.500 euro lordi. Le candidature sono aperte fino al 30 aprile 2026 per i candidati internazionali e fino al 15 maggio 2026 per i candidati italiani, con requisiti specifici per età, background accademico e votazione di laurea.

Eni, tutti i master e i programmi di formazione attivi nel 2026
Studenti a lezione (Eni).

Eni Engineering academy

L’Eni Engineering academy è il programma di formazione tecnica avanzata dedicato ai giovani ingegneri che desiderano entrare in EniProgetti, la società di ingegneria del Gruppo. Il percorso prevede una formazione strutturata di tre mesi che integra training on the job, lezioni in inglese, site visit, role play e simulazioni 3D e si conclude con l’assunzione con contratto a tempo indeterminato nella società. L’academy è rivolta a laureati magistrali in 12 indirizzi ingegneristici, con meno di tre anni di esperienza professionale, e rappresenta un accesso privilegiato alle attività di progettazione onshore e offshore, alle tecnologie rinnovabili, alle opere navali e ai sistemi innovativi. Le posizioni aperte per la nuova edizione dell’academy, sono:

  • process engineer
  • piping engineer
  • mechanical engineer
  • instrumentation & automation engineer
  • electrical engineer
  • civil & structural engineer
  • naval engineer
  • safety engineer
  • renewables engineer
  • project engineer

Le attività si svolgono principalmente presso la sede di San Donato Milanese, con possibili trasferte e mobilità in altri contesti operativi. Le candidature sono attualmente aperte, con inserimenti previsti tra giugno e settembre 2026.

Gems – Geoscience for energy – Eni Master School

Gems (Geoscience for energy – Eni Master School) è il corporate master dedicato alla formazione di giovani laureati in Geoscienze, Fisica, Matematica o Ingegneria. Il percorso, interamente in inglese e della durata di nove mesi, offre una preparazione avanzata in geologia, geofisica, data science, tecniche di esplorazione e valutazione delle risorse, integrando lezioni, laboratori, attività sul campo e un progetto finale. Il percorso formativo prevede lezioni di manager ed esperti Eni integrate da interventi tenuti da eccellenze del panorama universitario nazionale e internazionale nell’ambito delle Geoscienze, un corpo insegnanti interdisciplinare e con un forte orientamento all’applicazione pratica delle conoscenze. È completamente finanziato da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi. È rivolto a laureati magistrali con un voto minimo di 100/110 in discipline Stem affini alle geoscienze, con età inferiore ai 29 anni al 31 dicembre 2026. È un master aperto ad un massimo di 20 partecipanti. Le candidature per la nuova edizione sono aperte fino al 10 agosto 2026 per gli studenti internazionali e fino al 25 agosto 2026 per gli studenti italiani. Le prove di selezione si terranno nella prima metà di settembre 2026. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. Il master inizierà il 2 novembre 2026.

Master Minds

Il Master Minds in Natural resources development and storage, organizzato in collaborazione con il Politecnico di Torino ed erogato in lingua inglese, fornisce ai propri studenti una visione a 360° del mondo dell’energia, con un focus particolare sulle competenze tipiche del mondo dell’energia tradizionale e ai temi legati alla digitalizzazione e alla transizione energetica. Attualmente alla sua 22esima edizione, il master ha una durata complessiva di 12 mesi e accoglie giovani laureati magistrali che trascorrono otto mesi al Politecnico frequentando una delle due specializzazioni previste – Reservoir oppure Drilling & production -, per poi concludere il percorso con un tirocinio aziendale di quattro mesi. Il master è finanziato interamente da Eni e prevede una borsa di studio mensile di 1.500 euro lordi per tutti i partecipanti che ricevono, al termine del percorso, un titolo accademico da parte del Politecnico di Torino. Maggiori informazioni relative ai requisiti di accesso al master quali le classi di laurea magistrali specifiche richieste, voto di laurea, requisiti di età e conoscenza della lingua inglese verranno pubblicate nei prossimi mesi nel nuovo bando, che sarà disponibile sul sito Eni.com. Le date e le istruzioni relative al processo di selezione saranno comunicate ai candidati via e-mail dopo la scadenza per la presentazione delle candidature. L’inizio del master è fissato per gennaio 2027.

Ternana Calcio: il progetto dello stadio – clinica diventa un caso politico

AGI - La Ternana Calcio e il progetto sullo stadio portato avanti da Stefano Bandecchi, sindaco di Terni diventano un caso politico. Sia il deputato di Avs, Filiberto Zaratti, che i deputati del Movimento Cinque Stelle, Stefania Ascari, e del Partito Democratico, Walter Verini, denunciano da tempo quelle che, a detta dei parlamentari dei tre partiti di centrosinistra, rappresenterebbero gravi anomalie nel progetto di demolizione dello storico Stadio Edmondo Liberati di Terni.

Lo stadio della Ternana e la clinica privata 

In particolare, nel mirino è finito il ruolo rivestito dal sindaco Stefano Bandecchi, perché “promotore politico del progetto, risulta anche proprietario del terreno su cui dovrebbe sorgere una clinica privata, parte integrante del medesimo intervento. Il fatto che lo stesso sindaco debba rilasciare le autorizzazioni urbanistiche necessarie genera un evidente e potenzialmente dannoso conflitto di interessi”, si fa notare.

I costi del progetto 

È un fatto che secondo valutazioni tecniche riportate negli atti parlamentari, l’eventuale convenzionamento della clinica con il Servizio Sanitario Regionale potrebbe generare introiti pubblici annui tra i 15 e i 20 milioni di euro, trasferiti a una struttura privata su terreno riconducibile al sindaco in carica.

Per Zaratti manca la trasparenza sulle modifica societaria della Ternana Calcio 

Ed è un altro fatto che la allora modifica societaria della Ternana Calcio, passata da S.p.A. a S.r.l. l’11 aprile 2025, con quote in capo a due società (N21 Holding S.r.l. e Rabona S.r.l.) e a persone fisiche riconducibili ai fratelli D’Alessandro, avrebbe generato - secondo Zaratti –, “dubbi circa la trasparenza e la compatibilità con il Testo Unico degli Enti Locali che regola i rapporti tra enti pubblici e soggetti economici controllati o partecipati”.

Le richieste di Avs, Pd e M5s 

Per questo le tre forze politiche hanno chiesto lumi ai ministri dello Sport, della Salute, degli Interni e delle Infrastrutture sulla regolarità delle procedure amministrative connesse al progetto, inoltre, se “si intendano promuovere interventi per tutelare i beni pubblici da operazioni speculative di natura privatistica, e per garantire il rispetto del principio di imparzialità nella gestione della cosa pubblica”.

La crisi della Ternana Calcio 

Intanto, come anticipato da AGI, il tribunale amministrativo regionale ha bocciato il progetto Stadio/Clinica, sullo sfondo, invece, resta la grave situazione finanziaria in cui versa la Ternana Calcio e le incertezze sul destino del club rossoverde che diventano ogni giorno che passa sempre più pesanti.

La 'girandola' dei patron della Ternana Calcio 

In attesa del consiglio federale del prossimo 18 aprile, gli scenari sono almeno due: l’apertura dello stato di crisi o la ricapitalizzazione della società. Per ciò che riguarda quest’ultima ipotesi, la famiglia Rizzo, attuale proprietaria della squadra, sembra voler uscire di scena. Sarebbe così il quarto cambio proprietario negli ultimi tre anni: dall’Unicusano a Nicola Guida, da Stefano D’Alessandro alla famiglia Rizzo. Dopo di loro, potrebbe esserci la liquidazione, dato che compratori, al momento, non se ne vedono, e la fine del calcio a Terni.

La replica del sindaco Bandecchi

Da parte sua, il primo cittadino di Terni, Stefano Bandecchi, non le manda a dire e sostiene che il Comune e la tifoseria siano i più danneggiati “dall’incompetenza politica della giunta regionale e dalla confusione inaffidabile dell’attuale proprietà. Vedremo le responsabilità politiche e commerciali di chi ha creato questo casino gravissimo”.

Nel frattempo, nel mirino del Parlamento è finito lui e i suoi potenziali conflitti di interessi e il prezzo simbolico di 100 euro con cui il terreno è uscito dal patrimonio della Ternana Calcio. A queste accuse Bandecchi, in un colloquio con AGI, ha risposto: "Da quando sono arrivato e ho tolto l'osso di bocca a quattro politici da strapazzo ho solo sentito parlare di conflitto di interessi.

"Esistono le sedi opportune, non certo il Parlamento, per andare a testare se esiste o meno il conflitto di interessi. Nessuno in tre anni è arrivato in tribunale, unico luogo deputato a questo. La legge mi dà la possibilità dopo un eventuale processo che dovesse darmi torto di scegliere il da farsi. A oggi sto agendo nella piena legalità e tutto ciò che viene portato in Parlamento è pura fuffa", conclude il sindaco di Terni.

A14, riaperto il tratto tra Vasto Sud e Poggio Imperiale chiuso per la frana di Petacciato

Poco prima delle 12:15 di giovedì 9 aprile, sulla A14 Bologna-Taranto, sono stati riaperti i tratti compresi tra Vasto Sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara, chiusi a causa della frana di Petacciato. Dalla giornata precedente, oltre 100 persone e 40 mezzi di Autostrade per l’Italia sono stati impegnati, anche nella notte, nelle attività di ripristino e messa in sicurezza della carreggiata Nord. Nel dettaglio sono stati realizzati lavori di consolidamento del rilevato autostradale e il rifacimento della pavimentazione. Congiuntamente sono state eseguite ispezioni approfondite per verificare tutti i dispositivi di sicurezza, quali soprattutto barriere laterali e spartitraffico. Nel contempo è proseguita l’attività di monitoraggio attraverso la sensoristica installata sulla rete e con l’impiego di mezzi speciali, come il by-bridge, che hanno consentito ai tecnici di verificare sul posto l’infrastruttura.

In corso i lavori per riaprire anche la carreggiata Sud

La riapertura al traffico è stata possibile grazie all’installazione di una corsia in deviazione lungo la carreggiata Nord, dove la circolazione è garantita sia verso Pescara che verso Bari con una corsia per senso di marcia. I lavori sono stati effettuati a partire dal pomeriggio dell’8 aprile, anche in accordo con gli organi preposti che ne hanno autorizzato l’esecuzione, alla luce degli ultimi esiti del monitoraggio del fronte franoso. Le attività di messa in sicurezza da parte della task force di Aspi continueranno per garantire la riapertura anche della carreggiata Sud in tempi brevi.

Giana: «Restituito in tempi record un collegamento strategico e indispensabile»

«Voglio ringraziare tutte le persone di Autostrade per l’Italia che, grazie alla loro determinazione, hanno consentito la riapertura dell’infrastruttura in tempi record, consentendoci di restituire agli utenti una via di collegamento indispensabile e strategica per il territorio e per l’intero Paese», ha affermato Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Aspi. «Questo risultato è stato ottenuto con il coordinamento del governo e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in sinergia con la Protezione civile».

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando

Giorgia Meloni, alla Camera per la sua informativa post referendum, è stata lapidaria: «Nessun rimpasto o elezioni anticipate. Ci siamo presi l’impegno di governare la nazione per cinque anni ed è quello che faremo non importa quanto sarà difficile. E non intendiamo scappare né far ripiombare l’Italia nell’incertezza». Una premier sulle barricate che difende il suo lavoro e, soprattutto, difende i suoi sodali. Ringrazia i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini ma anche i cosiddetti trombati, Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, che «pure avevano lavorato bene». Nonostante la frana che sta investendo tutta la sua classe dirigente che in questi anni non ha mai davvero brillato.

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante líinformativa alla Camera (Ansa).

La Fiamma sta riscrivendo le regole del galateo istituzionale

Di questi tempi, essere un “patriota” non è un mestiere facile, ne conveniamo. Richiede coerenza, un certo portamento e, soprattutto, una memoria di ferro per ricordarsi quali segreti di Stato si possono riferire a cena e quali invece dovrebbero restare chiusi in un cassetto. Ma la classe dirigente di Fratelli d’Italia, con quella spavalderia tipica di chi ha «le radici profonde», sta riscrivendo le regole del galateo istituzionale, trasformando il concetto di “Legge e Ordine” in un suggerimento opzionale. Prendiamo Andrea Delmastro Delle Vedove, l’uomo che ha dato un nuovo significato alla parola “discrezione”. Non pago di aver diffuso segreti di Stato, è incappato nella ben nota vicenda delle Bisteccherie d’Italia, con una ricostruzione che ha dell’inverosimile. Una ‘leggerezza’ che gli è costata la poltrona. E che dire di Daniela Santanchè? L’ex ministra al Turismo, dopo le vicende giudiziarie che riguardano lei e le sue società, ha dovuto capitolare e rassegnare le dimissioni dopo un invito più che perentorio a reti unificate.

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il pigliatutto Mollicone, regista dell’egemonia culturale

A Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura alla Camera, è toccato invece il compito più arduo: costruire la nuova “egemonia culturale”. E come si costruisce un’egemonia se non mettendo le mani sul portafoglio del cinema italiano? Con la grazia di un elefante in una cristalleria di Cinecittà, Mollicone ha deciso che il tax credit non deve più essere un freddo strumento economico, ma un filtro etico-patriottico. Sotto la sua ala protettrice, i finanziamenti sembrano aver preso una direzione molto precisa: meno film d’autore “di sinistra” (quelli che annoiano, tipo i documentari su Giulio Regeni, a cui i fondi sono stati negati anche se il ministro Alessandro Giuli pare aver fatto un passo indietro) e più spazio a opere che celebrano il Pantheon della destra, comprese le sagre di paese. Dalle pellicole sulla spedizione di Fiume ai progetti affidati a “sodali” storici, Mollicone ha trasformato la Commissione Cultura in una sorta di ufficio casting per la propaganda di questa destra. Il messaggio è chiaro: se vuoi i soldi dello Stato, devi girare qualcosa che piaccia alla Garbatella. L’ironia? Mentre si scaglia contro il “sistema” che per anni avrebbe foraggiato solo i registi progressisti, Mollicone sta mettendo in piedi un sistema fotocopia, solo con le camicie di un altro colore. In fondo, il cinema è finzione, e lui lo interpreta benissimo: recita la parte del liberatore della cultura mentre, di fatto, ne sta diventando il nuovo, onnipresente produttore esecutivo.

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

I selfie inopportuni e la tegola dell’Amico

Ma il vero capolavoro di questa controversa classe dirigente arriva con l’inchiesta Hydra e la figura di Gioacchino Amico, da qualche mese collaboratore di giustizia. Qui passiamo dal folklore ministeriale alla cronaca nera. Amico, un nome che è già un programma, non era esattamente il classico militante che attacca manifesti sotto la pioggia. Secondo gli inquirenti, era il punto di raccordo tra i clan Senese, Mazzarella e la ’ndrangheta in Lombardia. Eppure, questo signore non solo vantava rapporti con esponenti di spicco del partito a Milano – nomi come Carlo Fidanza e Mario Mantovani sono finiti nelle carte per i suoi millantati o reali contatti – ma sfoggiava con orgoglio un selfie con la premier Meloni e, colpo di scena, persino una tessera del partito. È qui che il concetto di “Fratelli d’Italia” raggiunge la sua massima espansione metafisica. Il partito è così inclusivo, così aperto al dialogo col territorio, che persino un referente della Camorra poteva riuscire a metterci piede, tra una cena elettorale e un tesseramento lampo. D’altronde, Giorgia lo ha sempre detto: «Non siamo ricattabili». Magari non ricattabili, ma sicuramente molto fotogenici, visto che nessuno sembra mai dire di no a un selfie, nemmeno se l’interlocutore ha un curriculum che farebbe impallidire i protagonisti di Gomorra.

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando
Il selfie di Giorgia Meloni con Gioacchino Amico pubblicato da Report.

Onore al merito (di restare a galla)

In fondo, la parabola che va da Delmastro ad Amico, passando per Santanchè, racconta una storia di coerenza. Quella di una classe dirigente che tende a confondere lo Stato con un club privato, dove le regole valgono per i “nemici” e le eccezioni per gli “amici”. Il merito tanto sbandierato sembra essersi trasformato nel merito di saper restare a galla. E mentre il Paese guarda attonito, loro si blindano, non arretrano ma anzi continuano a marciare, fieri e compatti (almeno a parole). Perché, come insegna la migliore tradizione, i panni sporchi si lavano in famiglia. Meglio se tra Fratelli.

Meloni tira dritto, ma la classe dirigente di FdI sta franando
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).