Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino

Inutile girarci intorno con i comunicati felpati della Rai: la conferma di Fabrizio Ferraguzzo alla direzione musicale del Sanremo 2027 targato Stefano De Martino non è una semplice nomina tecnica. È un commissariamento dei discografici in piena regola.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Il passaggio di testimone a Sanremo da Carlo Conti a Stefano De Martino (Ansa).

Con Ferraguzzo la Rai sfodera le armi pesanti

Dopo l’ultima gestione di Conti, archiviata tra sbadigli e ascolti d’inerzia, la tv pubblica ammette di non saper più leggere il mercato e, per non affogare nella naftalina, chiama il “ferro” della produzione pesante. Ovvero l’uomo che ha trasformato quattro ragazzini di strada nei Måneskin, il brand italiano più esportato nel mondo dopo il Parmigiano Reggiano. E così, mentre 11 milioni di italiani guardavano l’incoronazione del “signore dei pacchi”, bello, bravo e “caschettiano” di ferro, che sorride ai sottosegretari e ingolosisce nonne e nipotine, la vera mossa di potere si consumava tre passi indietro.

L’arrivo a Milano e lo sbarco in Sony

È un cerchio che si chiude con il destino che la sa lunga: nel 2012, mentre lo showman napoletano occupava militarmente i rotocalchi per aver mollato Emma Marrone per Belén, a pochi metri da lui, nei crediti del tour Sarò libera, c’era proprio Ferraguzzo a sudare sopra le corde di un basso. Due traiettorie nate all’ombra della stessa donna, una nella centrifuga del gossip, l’altra in sala prove, che 15 anni dopo si ritrovano a gestire il giocattolo più costoso della Rai. Ma per misurare la caratura del manager dei record bisogna scordarsi le tartine degli after-party e scendere a Pietralata, Roma. Lì Ferraguzzo mastica musica sin da bambino, ben prima di sbarcare a Milano alla soglia dei 30 anni e finire a dormire in un garage per un anno intero. La sua fortuna ha un nome e un cognome precisi: Pico Cibelli. È lui, oggi al comando di Warner (che quest’anno ha piazzato primo e secondo posto al Festival), a spalancargli le porte della Sony (sua ex etichetta), dove firma i primi contratti e inizia a macinare progetti che cambiano i connotati al pop italiano. Sanremo, del resto, lo conosce bene: nel 2017 mette il marchio su Portami via di Fabrizio Moro, forse il pezzo più pregiato dell’edizione. Nel 2019 inventa il fenomeno Achille Lauro portando la provocazione di Rolls Royce all’Ariston e cura Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti. Nel 2020 trasforma i Pinguini Tattici Nucleari in una macchina da dischi di platino con Ringo Starr.

Il capolavoro Måneskin

Una lista di colpi che non dimentica la direzione musicale di X Factor, dove lancia talenti a ripetizione. Ma il suo capolavoro restano i Måneskin, pescati al Massive Arts Studios: gli bastano pochi secondi di provino per capire di avere in mano una bomba atomica.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Mara Maionchi con Fabrizio Ferraguzzo (dal profilo Fb).

Li aggancia, ne guida la crescita e li porta al trionfo mondiale di Zitti e buoni sbancando prima l’Ariston e poi l’Eurovision 2021, e curandone anche il management dopo il divorzio da Marta Donà. Un’espansione, che fa rima con riservatezza quasi politica, che lo porta dritto nella Recording Academy di Los Angeles: quarto italiano di sempre nella giuria dei Grammy.

L’ecosistema Ferraguzzo

Ma Ferraguzzo non è solo un manager, è un ecosistema. Con Simone Giacomini fonda Stardust, corazzata dell’influencer marketing; con Shablo dà vita a Moysa, l’hub creativo dove le arti si incrociano fuori dai vecchi schemi. Un impero che tocca ogni fase del successo: dal brano al post su Instagram, dal management di Exit Music (la sua società da quasi 3 milioni di euro) ai live. Il nodo vero, quindi, risiede nell’etica flessibile, in un sistema dove chi produce la musica e chi valuta i pass per l’Ariston siede sulla stessa sedia. La Rai, per bocca del direttore dell’Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore, parla di «lavoro in team», ma l’influenza di un membro dei Grammy che governa influencer, produce hit globali e possiede un’autonomia mentale che intimidisce i burocrati, non si cancella con un verbale di commissione. Se la sua visione internazionale è la cura per un Sanremo che mostra la corda su ascolti e streaming, allora la Rai alza bandiera bianca e consegna il suo gioiello a un fuoriclasse, che il mercato non lo interpreta, lo crea.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Fabrizio Ferraguzzo e Shablo (Ansa).

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma

Lunedì 9 marzo è previsto uno sciopero generale su scala nazionale che coinvolgerà sia il pubblico che il privato. La mobilitazione, proclamata in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne (che ricorre il giorno precedente), potrebbe causare disagi in diversi settori: dai trasporti alla scuola e all’istruzione, fino alla sanità e alla pubblica amministrazione. Ecco chi si fermerà.

Nel settore dei trasporti l’agitazione è supportata da Slai-Cobas

Sul fronte dei trasporti, l’agitazione è supportata da Slai-Cobas, mentre non aderiscono Usi e Usb. Lo sciopero durerà 24 ore. Come di norma, verranno comunque garantiti i servizi minimi nel rispetto delle normative vigenti e delle fasce di tutela previste.

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma
Treno fermo in stazione (Ansa).

Lo sciopero interesserà anche scuola, università e ricerca

Per la scuola è la Flc Cgil ad aver proclamato un’intera giornata di astensione dal lavoro. L’agitazione interesserà anche università, enti di ricerca e formazione professionale. «Intendiamo riaffermare i diritti delle donne, a partire da quello all’autodeterminazione e alla parità di genere, davanti alla evidente recrudescenza di una cultura maschilista, misogina e patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione delle donne», ha dichiarato il sindacato.

Sciopero generale del 9 marzo: chi si ferma
Corteo della Cgil durante uno sciopero generale (Ansa).

Sanità: assicurati servizi e prestazioni essenziali

Per quanto riguarda la sanità pubblica, lo sciopero interesserà infermieri, operatori sociosanitari, ostetriche, personale della riabilitazione e altre figure del comparto sanitario, oltre alla dirigenza medica, sanitaria e veterinaria e al personale tecnico, professionale e amministrativo. Saranno assicurati i servizi e le prestazioni essenziali.

Non Una Di Meno: «Un nuovo weekend lungo di lotta»

Il movimento femminista e transfemminista Non Una Di Meno ha chiamato al weekend lungo di lotta (cortei l’8 marzo e sciopero il 9), spiegando che le due giornate di mobilitazione «mettono al centro l’opposizione alle politiche del governo Meloni in tema di contrasto alla violenza sessuale ed economica rivolte alle donne e alle categorie più colpite dall’inflazione dovuta alla guerra». In particolare, continua la nota, «le conseguenze dell’approvazione del ddl Bongiorno, di modifica della attuale legge sulla violenza sessuale, sarebbero molto gravi nei contesti familiari e coniugali, per le giovani e giovanissime che con le loro denunce fanno registrare un aumento vertiginoso dei casi (dati Istat 2025), nei contesti lavorativi e in condizioni di ricattabilità, nei tribunali dove chi denuncia è già esposta a vittimizzazione secondaria».

Famiglia nel bosco: per i giudici la madre dev’essere allontanata dai tre figli

AGI - Nel giorno delle perizie sui tre piccoli della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli un'ordinanza del tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto il trasferimento dei tre bambini in altra struttura e l'allontanamento della stessa madre Catherine Birmingham dai figli.

Era infatti attesa per oggi la perizia psicologica disposta dal Tribunale dei minori dell'Aquila sui tre bambini allontanati dalla casa nel bosco di Palmoli, (Chieti) ospiti da quattro mesi ormai di una struttura protetta nell'area di Vasto.

Famiglia bosco: i test e le ripercussioni sull'attività peritale

Per i tre figli della coppia anglo-australiana una serie di test dalla consulente tecnica d'ufficio nominata dai giudici minorili, la psichiatra Simona Ceccoli. L'attività era in programma dalla mattinata, alla presenza del perito nominato dalla difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi ma l'improvvisa decisione di allontanare Catherine potrebbe avere ripercussioni sul proseguo attività peritale. Occorre attendere notizie in merito.

Lo scopo della perizia psichiatrica

L'indagine psico-diagnostica sui minori è stata disposta dal tribunale dell'Aquila per accertare "le condizioni attuali di vita, l'andamento dello sviluppo cognitivo e psico-affettivo, le figure di riferimento riconosciute e i modelli di identificazione sviluppati". Un lavoro che serve a restituire una fotografia aggiornata e scientificamente fondata dello stato emotivo e psicologico dei bambini.

Il commento dell'avvocato della famiglia 

“C'è un'ordinanza di un tribunale che ha una sensibilità talmente alta che noi abbiamo apprezzato che, in pieno svolgimento della consulenza ha deciso di allontanare i bambini e separare la madre”. Così l’avvocato Marco Femminella uno dei legali della ‘famiglia nel bosco’, nel confermare l’arrivo dell'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila che ha deciso di allontanare la mamma dei bambini del bosco dalla casa famiglia nella quale le era concesso di stare insieme con i piccoli e di separare anche i minori. 

Il Garante dell'Infanzia, "rischio di conseguenze irreparabili per salute bimbi"

L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, si è detta “allarmata per le possibili irreparabili conseguenze sulla salute psicofisica dei tre bambini” in relazione alla decisione del Tribunale per i Minori dell’Aquila si allontanare madre e i tre bambini dalla struttura di accoglienza a Vasto (Chieti).

“Qualche settimana fa – ha detto la Garante - una perizia indipendente realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti – aveva già segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori e indicato come fosse ‘indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini. Auspicio scientificamente fondato che non ha invece trovato alcun ascolto. Ci si starebbe anzi muovendo in direzione contraria, infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre”.

“In nome del principio inaggirabile del superiore interesse del minore – che è e deve restare sempre e saldamente al centro di questi provvedimenti – auspico un ulteriore approfondimento medico indipendente sulla base di quanto già verificato. Approfondimento atto a verificare le possibili conseguenze di questo trasferimento-separazione sulla salute dei tre bambini. E auspico pertanto che la decisione di trasferire i minori separandoli dalla madre venga sospesa in attesa degli esiti di questo nuovo esame”. 

L'ordinanza dei giudici ravviva lo scontro politico 

A stretto giro si ravviva lo scontro politico sulla vicenda: politica e magistratura tornano ad 'intrecciarsi' (a poco più di due settimane dal referendum sulla Giustizia) con la Lega e Fratelli d'Italia che criticano la decisione dei giudici e Avs che punta il dito contro gli "attacchi scomposti" alle toghe lanciati dal partito di via Bellerio. 

La Lega chiederà un'ispezione urgente da parte del ministero della Giustizia. Mentre Fratelli d'Italia per voce del capogruppo al Senato, Lucio Malan, definisce "inquietante", la decisione del Tribunale dei minorenni dell'Aquila. 

Dall'altra parte della barricata c'è Avs accusa la Lega 'colpevole' di "sfruttare strumentalmente"  il caso della famiglia che viveva nel bosco "come arma di propaganda referendaria" e per "un attacco scomposto contro la magistratura".

La Lega, chiediamo un'ispezione urgente al ministero 

"Una famiglia divisa e distrutta per cattiveria e arroganza. Chiederemo ispezione urgente del ministero della Giustizia". Così la Lega commenta sui social la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di allontanare Catherine Trevallion dai figli.

Fratelli d'Italia, "dal tribunale dei minori una decisione inquietante" 

“È inquietante la decisione del Tribunale dei minori dell’Aquila di sottoporre a un nuovo gravissimo trauma i bambini che vivevano felici e accanto a genitori amorevoli nel bosco di Palmoli". Lo dichiara il presidente dei senatori di Fratelli d’ItaliaLucio Malan.

"Da settantotto giorni i tre piccoli sono costretti contro la loro volontà e contro quella dei genitori in una struttura a loro del tutto estranea, possono vedere il padre con limitazioni analoghe a quelle dei detenuti, per cinquantacinque giorni sono stati del tutto privati sia dell’istruzione domestica sia di quella scolastica, e solo in seguito provvisti di una insegnante ma per un numero di ore ben al di sotto del minimo previsto dalla legge.

Ora li si vuole privare anche della presenza della madre, probabilmente incolpandola del fatto che non si mostra sufficientemente sottomessa a chi le sta distruggendo la famiglia e per di più spostandoli chissà dove, perciò togliendoli persino all’ambiente e alle persone cui erano stati costretti ad abituarsi.

Sappiamo infatti che i genitori che si trovano nelle stesse condizioni di Catherine e Nathan sono spesso ‘invitati’ a non parlare con i giornalisti, perché questo andrebbe contro l’interesse supremo del minore, dunque oltre a vedersi separati dai figli vengono di fatto anche privati del diritto costituzionale alla libertà di espressione. Intendo presentare un disegno di legge per chiarire ulteriormente e in modo stringente quanto le norme, anche internazionali, prevedono già oggi: che l’allontanamento dalla famiglia deve essere attuato solo come ultima risorsa e solo per gravi motivi, di certo non per quell’ostilità ideologica verso la famiglia che tante volte si coglie in queste vicende”.

Avs, dalla Lega attacco scomposto contro i magistrati

"La vicenda nota come ‘la famiglia nel bosco’ dovrebbe essere materia degli operatori che la stanno seguendo mentre prendiamo atto che alcune forze politiche a cominciare dalla Lega la sfruttano strumentalmente come arma di propaganda referendaria e per un attacco scomposto e fuori luogo contro la magistratura. Vergognatevi." Così la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella.

 

La Cerimonia delle Paralimpiadi tra portabandiera assenti e boicottaggi tv

È nata con l’intento di unire le nazioni, eppure continua a essere oggetto di dispute. Proseguono infatti le polemiche sulla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi invernali in programma il 6 marzo 2026. Come ha deciso l’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, a portare le bandiere non saranno gli atleti rappresentanti di un Paese ma dei volontari. «Poiché molte delegazioni non hanno inviato atleti alla cerimonia a causa delle gare in programma la mattina seguente, l’Ipc, per garantire la massima uniformità, ha deciso che sarebbero stati i volontari a portare le bandiere durante la cerimonia di apertura». Oltre alla lontananza dai campi di gara, motivo ufficiale della decisione, a pesare è però stata anche la scelta di alcuni Stati di boicottare la cerimonia come gesto di protesta contro la sfilata delle bandiere di Russia e Bielorussia. Tra questi Ucraina, Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia, Canada e Germania. Un totale di 11 Paesi che, rispetto ai 56 in gara, avrebbero rappresentato un’assenza troppo impattante per poter mantenere la cerimonia così com’era.

Alcuni Stati non trasmetteranno la cerimonia in tv

Immagini pre-registrate degli atleti portabandiera andranno in onda nella trasmissione televisiva della cerimonia, che resta comunque oggetto di ulteriori boicottaggi. Le televisioni di Estonia, Finlandia, Lettonia e Lituania hanno deciso di non trasmetterla, mentre la Polonia interromperà la diretta quando sfileranno le bandiere russa e bielorussa, sostituendo le immagini con un messaggio sullo schermo che ne spiegherà il motivo.

Quanto sta costando agli Stati Uniti l’operazione Epic Fury

Come ha evidenziato il 4 marzo Pete Hegseth, segretario alla Guerra, la potenza di fuoco scatenata (assieme a Israele) nei primi quattro giorni del conflitto contro l’Iran è stata «sette volte superiore a quella dispiegata nella guerra di giugno». Non stupisce dunque che il costo dell’offensiva attuale sia stia rivelando particolarmente alto per Washington. Quanto? Ebbene, secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies le prime 100 ore della campagna militare contro l’Iran sono costate agli Stati Uniti ben 3,7 miliardi di dollari, ovvero più di 890 milioni al giorno.

LEGGI ANCHE: Per Trump gli Usa «possono combattere per sempre», ma le munizioni?

Solo una minima parte della spesa è inclusa nel bilancio del Pentagono

Come sottolinea il Center for Strategic and International Studies, solo una minima parte della spesa (meno di 200 milioni) è già stata inclusa nel bilancio del Pentagono. I restanti 3,5 miliardi e oltre «richiederanno probabilmente ulteriori finanziamenti da parte del Dipartimento della Guerra attraverso uno stanziamento supplementare o un altro disegno di legge».

Quanto sta costando agli Stati Uniti l’operazione Epic Fury
Donald Trump (Imagoeconomica).

In futuro i costi dipenderanno soprattutto dalle munizioni adottate

Gli analisti del think tank spiegano che, oltre ai costi operativi e di supporto, le spese principali per gli Usa derivano dalle munizioni: oltre 3 miliardi. Da non sottovalutare poi la perdita di equipaggiamenti, come i tre caccia F-15 abbattuti dal fuoco amico in Kuwait. In futuro, spiega il Center for Strategic and International Studies, i costi dipenderanno dal tipo di munizioni adottate, così come «dall’intensità delle operazioni e dall’efficacia della rappresaglia iraniana». I problemi principali potrebbero essere legati all’utilizzo di intercettori per arginare i droni Shaed iraniani: gli Usa hanno avviato contatti con l’Ucraina per l’acquisto di sistemi low cost: ogni missile PAC-3 utilizzato nel sistema Patriot costa più di 13,5 milioni di dollari, mentre i velivoli a pilotaggio remoto di Teheran hanno un valore di appena 30 mila dollari. L’offensiva, secondo la deadline indicata inizialmente da Donald Trump, dovrebbe durare 4-5 settimane.

Addio alle diete “fotocopia”: oggi la nutrizione si scrive nel DNA

AGI - Se fino a pochi anni fa la "dieta del momento" prometteva miracoli a chiunque la seguisse, oggi la scienza ci dice il contrario. La biologia non è democratica: ciò che per me è un "superfood", per il tuo metabolismo potrebbe essere un rallentatore infiammatorio. Benvenuti nell'era della “nutrizione di precisione”.

La nutrigenomica non è una semplice dieta, ma lo studio di come il cibo interagisce con i nostri geni. Non parliamo di fantascienza, ma di test ormai accessibili che analizzano piccoli frammenti del nostro DNA (i polimorfismi) per capire come processiamo i nutrienti.

I pilastri della dieta su misura

Tre sono i pilastri della dieta su misura. Metabolismo dei macronutrienti: c’è chi brucia i grassi con efficienza ma fatica con i carboidrati complessi, e viceversa. Infiammazione e Detox: la capacità del fegato di eliminare le tossine o la predisposizione a stati infiammatori cronici legati a certi alimenti. Sensibilità "nascoste": non solo celiachia, ma lievi intolleranze genetiche al lattosio, alla caffeina o al sodio che influenzano ritenzione idrica e pressione arteriosa.

Tecnologia e nutrigenomica

Rispetto ai primi test rudimentali di qualche anno fa, oggi il processo è diventato fluido e integrato con la tecnologia indossabile (smartwatch e anelli smart). Poi ci sono il prelievo, un semplice tampone salivare inviato per posta. E l’analisi dove il laboratorio sequenzia le varianti genetiche legate alla nutrizione. Nelle App dedicate, i risultati non sono più un PDF illeggibile, ma un'interfaccia dinamica che si aggiorna. Se il test dice che sintetizzi male la Vitamina D, l'app ti suggerirà ricette specifiche e monitorerà (tramite i sensori dello smartwatch) la tua esposizione solare.

I benefici della dieta personalizzata

Studi recenti confermano che chi segue una dieta basata sul proprio profilo genetico ha una probabilità del 33% superiore di mantenere il peso forma a lungo termine rispetto a chi segue una dieta ipocalorica standard. Perché milioni di persone stanno investendo in questo approccio? La risposta non è solo la prova costume. Si evitano, infatti, i picchi glicemici personalizzando l'assunzione di zuccheri ed elimina i colpi di sonno post-pranzo. Scegliere gli antiossidanti giusti per il proprio profilo genetico aiuta a contrastare i radicali liberi in modo mirato. Esiste poi una correlazione diretta tra salute intestinale (microbioma) e lucidità cognitiva. La dieta su misura ottimizza questo asse.

Oltre il DNA: stile di vita e supporto esperto

Nonostante l'entusiasmo, gli esperti avvertono: il DNA non è il destino. I geni caricano la pistola, ma è lo stile di vita a premere il grilletto. Affidarsi esclusivamente a un test online senza il supporto di un nutrizionista o di un medico esperto può essere fuorviante. La genetica ci dà la "mappa", ma la strada la percorriamo con le nostre abitudini quotidiane, lo sport e la gestione dello stress. La dieta su misura rappresenta il definitivo superamento del concetto di "privazione". Non si tratta più di mangiare meno, ma di mangiare meglio per sé. In un mondo saturato da cibi ultra-processati, tornare all'ascolto del proprio corpo, supportati dalla tecnologia, è forse l'atto più rivoluzionario che possiamo compiere per la nostra salute.

Gli Usa concedono all’India una deroga di 30 giorni per acquistare petrolio russo

Gli Stati Uniti allentano le sanzioni sulla Russia, concedendo all’India una deroga di 30 giorni per acquistare milioni di barili di petrolio russo già caricato sulle petroliere entro il 5 marzo 2026. L’ha riferito il segretario al Tesoro Scott Bessent in un post su X. «Questa misura, deliberatamente a breve termine, non fornirà significativi benefici finanziari al governo russo, poiché autorizza solo transazioni che riguardano petrolio già bloccato in mare, ma allevierà la pressione causata dal tentativo dell’Iran di prendere in ostaggio l’energia globale». L’India, ha aggiunto Bessent, «è un partner essenziale degli Stati Uniti e prevediamo che intensificherà gli acquisti di petrolio statunitense». Poco prima dell’annuncio, Trump aveva anticipato che gli Usa avrebbero preso provvedimenti per «ridurre la pressione sul petrolio» dopo l’impennata dei prezzi dovuta alla guerra contro l’Iran, pari al 15 per cento dall’inizio della settimana.

Giuli-Buttafuoco, scontro a destra sulla Russia alla Biennale: cosa è successo

«In merito alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, si precisa che la partecipazione della Federazione Russa alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano». È quanto si legge in un comunicato stampa del Ministero della Cultura, in cui viene anche evidenziato («come ribadito più volte dal ministro Alessandro Giuli») che l’Italia «sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono ormai da oltre quattro anni, a partire dall’impegno per la ricostruzione di uno degli edifici simbolo dalla storia culturale dell’Ucraina, la grande Cattedrale ortodossa della Trasfigurazione di Odessa, gravemente danneggiata dal conflitto». Insomma, c’è uno scontro in atto a destra tra Giuli e Buttafuoco: ecco le tappe che hanno portato alla nota del MiC.

L’intervista di Buttafuoco: «Confronto continuo con Giuli»

Intervistato da Repubblica, Buttafuoco aveva spiegato di aver dato incarico ai suoi collaboratori «di accompagnare le giornate della mostra con inviti a personalità provenienti da tutte le zone di guerra», per raccontare «l’altro punto di vista». Da qui il ritorno della Russia, proprietaria di un padiglione ai Giardini dal 1914 e assente dal 2022 (nel 2024 aveva concesso lo spazio alla Bolivia): «Noi ragioniamo sui fatti. Basta con appelli, firme, schemi da Anni 70. Ci muoviamo con l’arte, e l’arte si misura con i fatti. La Biennale è uno spazio di convivenza per tutto il pianeta, sia con le vecchie sia con le nuove geografie». Una scelta, aveva fatto intendere Buttafuoco, avallata da Giuli («Con il ministro abbiamo un confronto continuo») e in generale dal governo, che «rispetta l’autonomia della Biennale», Peccato sia poi arrivato il comunicato del MiC.

Il ritorno della Russia era però noto già dal 3 marzo

La nota è stata diffusa solo dopo l’intervista di Buttafuoco, pubblicata ieri. Ma – come ricostruisce Repubblica – la presenza della Russia alla Biennale era già stata comunicata martedì 3 marzo da Mosca e ufficializzata il giorno successivo. Non solo: nella giornata del 5 marzo, Giuli ha persino incontrato Buttafuoco a Venezia, dove era arrivato per inaugurare a Palazzo Ducale la mostra ‘Etruschi e Veneti’. Insomma, il ministro ha aspettato ben 48 ore per prendere le distanze dalla presenza in Laguna della Russia. E lo ha fatto solo dopo aver visto di persona il presidente della Biennale. Secondo Repubblica, è possibile che Giuli «si sia consultato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e con elementi del governo che quella autonomia non condividono». Parlando di questa prossima Biennale senza boicottaggi e veti (saranno presenti anche Iran, Israele, Ucraina e Bielorussia), Buttafuoco in pratica l’aveva presentata come una sorta di “tregua” in mezzo ai vari conflitti. Peccato abbia fatto scattare lo scontro con Giuli.

Allarme bomba al Palagiustizia di Milano

La Polizia e i vigili del fuoco stanno intervenendo al Palagiustizia di Milano per un allarme bomba. Secondo le prime informazioni, in questura è arrivata una telefonata, pare con voce straniera, in cui si parlava della presenza di un ordigno in tribunale. I vertici degli uffici giudiziari milanesi hanno subito attivato il piano di emergenza. Tutte le persone presenti all’interno, centinaia, sono state evacuate e le attività, udienze comprese, sono state interrotte. Alcune vie limitrofe sono state chiuse con dei nastri e i cittadini sono invitati ad allontanarsi in attesa delle verifiche delle forze dell’ordine.

Perché Trump ha escluso un’operazione di terra Usa in Iran

Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quale ha affermato che la Repubblica Islamica è pronta in caso di operazione di terra di forze americane e israeliane, Donald Trump ha escluso tale eventualità. In un’intervista telefonica a Nbc News, il presidente Usa ha infatti detto che sarebbe «una perdita di tempo», aggiungendo: «Hanno perso tutto. Hanno perso la loro Marina. Hanno perso tutto quello che potevano perdere».

Perché Trump ha escluso un’operazione di terra Usa in Iran
Donald Trump (Ansa).

Trump ha anche liquidato il «peso piuma» Mojtaba Khamenei

Trump ha anche detto che gli Stati Uniti intendono smantellare l’intera struttura dell’attuale leadership iraniana e di aver in mente alcuni nomi per la guida del Paese, liquidando Mojtaba Khamenei come «un peso piuma». Il presidente americano ha anche affermato che l’esercito Usa sta prendendo misure per assicurarsi che le persone sulla sua lista riescano a sopravvivere alla guerra. «Non vogliamo qualcuno che ricostruisca in un periodo di 10 anni. Vogliamo un buon leader», ha aggiunto. Poco prima, Trump aveva dichiarato: «Gli Stati Uniti stanno continuando a demolire totalmente il nemico, siamo in anticipo rispetto al programma, a livelli mai visti. Stiamo distruggendo la capacità di lanciare missili e droni, ne abbiamo colpiti circa il 60 per cento. La loro Marina è andata, 24 navi in tre giorni sono state distrutte. Non hanno aviazione, non hanno difesa aerea. Le loro comunicazioni sono compromesse».

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