Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato

A mezzanotte, sai, al referendum penserò. Ovunque io sarò, punirò il No. Ormai suonano come una variante di Una carezza in un pugno i sabati sera di Giorgia Meloni.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
Giorgia Meloni (Ansa).

Il deputato dell’Ars siciliana, Ismaele La Vardera, ha rivelato di aver ricevuto dalla premier un messaggio su WhatsApp a mezzanotte e venti, nella notte tra sabato e domenica. La premier gli avrebbe reinoltrato il video in cui lui criticava l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge siciliana che stanziava 40,8 milioni di ristori per i danni del ciclone Harry, sostenendo che si trattasse di una «ritorsione nei confronti di una Regione che ha maggiormente votato no al referendum». «Che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…», avrebbe commentato Meloni, riferendosi al filmato dell’ex Iena La Vardera, salito alle cronache della politica nazionale nel 2017 quando si candidò a sindaco di Palermo per Lega e Fratelli d’Italia e poi si scoprì che il suo obiettivo era girare un documentario su quell’esperienza (la Lega non la prese bene e lo portò in tribunale ma il giudice gli diede ragione).

Salvini e Tajani contro le elezioni anticipate

Insomma, sarà stata anche l’ora legale, ma le serate della premier non paiono proprio serene negli ultimi tempi. Anche il giorno prima, venerdì, nella villa del Torrino, periferia sud di Roma, non si può dire regnasse armonia. Ospiti della serata i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il piatto portante della cena non era allegro: la discussione, tra un piatto e l’altro, si è concentrata sui temi ‘rimpasto sì, rimpasto no’ e ‘voto anticipato sì o voto no’. Se c’è una mancanza imputabile alla premier in questi ultimi anni è la carenza di strategia. Scegliere di accantonare la riforma del premierato e di portare avanti una battaglia non sua (ma di Forza Italia), ovvero quella sulla giustizia, non ha certamente premiato. E su questo, nella sera del Torrino, la recriminazione dei vice è stata netta: d’ora in poi, basta cannibalizzarci, ognuno deve portare avanti le sue battaglie – è stato il discorso condiviso da Salvini e Tajani -, e non tentare di intestarsi quelle degli altri. La cena a tre è servita poi per un confronto sulle ipotesi sul tavolo. Meloni voleva capire cosa pensassero i due vice della possibilità di voto anticipato o di un rimpasto. Stando a quanto apprende L43, i due osteggerebbero entrambi l’ipotesi di un ricorso alle urne, mentre sarebbero più aperti alle ipotesi di cambiamento nella squadra di governo, ma le richieste che pongono complicano anche questa seconda strada.

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Matteo Salvini e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Giorgetti spinge per il ritorno alle urne

In particolar modo, il segretario leghista sarebbe contrarissimo al voto anticipato, auspicato da una parte di Fratelli d’Italia e dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Da giorni il titolare del Mef va dicendo che ormai conviene far cadere tutto e lasciar scegliere gli elettori. Più si va avanti, più le cose peggioreranno, sottolinea, vedrete quando dovremo fare lo scostamento di bilancio per mantener fede agli impegni presi sulla spesa per la difesa. Tentiamo ora, aggiunge, se vincono gli altri, vediamo Bonelli e Fratoianni alla prova. Di diverso avviso sono il segretario e i salviniani più ortodossi, che ricordano come il Papeete del 2019 sia partito da un discorso del tutto simile a quello di Giorgetti. A dividere il titolare del Mef e gli altri eletti al Nord dalla segreteria del partito è anche la nuova legge elettorale, di cui il capo di via Bellerio sarebbe un grande tifoso, convertito dagli eletti al Sud.

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Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il segretario leghista vorrebbe Zaia al Mimit, ma l’ex Doge frena

Anche il capitolo rimpasto è un potenziale cahier de doléance per la maggioranza. In primo luogo perché, non appena si apre la discussione, Salvini ricorda come abbia dovuto cedere la poltrona di ministro dell’Interno per il processo Open Arms da cui però è stato assolto. Una rivendicazione che rischierebbe di aprire il vaso di Pandora della maggioranza perché darebbe il via a tutta un’altra serie di richieste da parte di FI. Non che Salvini avanzi le pretese sul Viminale per far fallire la trattativa. Il capo leghista non sarebbe affatto contrario a un ingresso in squadra, per esempio, di Luca Zaia, al Mimit al posto di Adolfo Urso che traslocherebbe al Turismo. Ma, come spesso accade, è Zaia a non condividere l’ipotesi avallata da Salvini. L’ex governatore del Veneto trova molto rischioso il fatto che la Lega si faccia carico di tutti i ministeri economici in un momento congiunturale così difficile per le guerre in corso e la fine dei fondi del Pnrr. E poi non si può trascurare l’aspetto economico: un ministro non parlamentare guadagna tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese, a fronte di una cifra quasi doppia che Zaia percepisce come presidente del Consiglio regionale veneto restando peraltro a casa sua.

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Luca Zaia (Imagoeconomica).

I ministri in bilico: oltre Urso, Schillaci e Calderone

Per la casella del Turismo lasciata libera da Daniela Santanchè resta quindi in pole un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, o c’è l’ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Andrea Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il Sì, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula. Per evitare il rischio di logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe non bastare cambiare qualche casella. Nella maggioranza sono comunque ancora diffuse le voci su ministri in bilico, oltre a Urso, Orazio Schillaci ed Elvira Calderone.

Le notti agitate di Meloni: Salvini e Tajani frenano sul voto anticipato
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Trump: «A breve possibile accordo con Iran»

Donald Trump ha detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran, sostenendo che la guerra avviata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto di fatto un «cambio di regime» a Teheran. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora «persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza», definite da Trump «molto più ragionevoli» dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa «forse presto».Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici

“Progettava una strage a scuola”, un 17enne arrestato per terrorismo a Perugia

AGI - Voleva compiere una strage a scuola per poi suicidarsi come avvenuto nel massacro della Columbine High School negli Stati Uniti: è una delle accuse nei confronti di un 17enne pescarese residente in provincia di Perugia arrestato dai militari del Ros. 

L'operazione dei carabinieri del Ros a Perugia 

Nelle prime ore della mattina in Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, in collaborazione con i Comandi Provinciali competenti per territorio, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare con successivo trasferimento presso un istituto penale minorile, emessa dal gip del Tribunale per i Minorenni di L’Aquila su richiesta di questa Procura per i Minorenni, a carico di un diciassettenne pescarese domiciliato nella provincia di Perugia.

I manuali per la fabbricazione di ordigni 

Il minore è ritenuto gravemente indiziato dei delitti di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, oltre che di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura Minorile di L’Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco.

Tra il materiale a suo tempo sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.

I contatti con la "Werwolf Division"

Nello specifico – si legge in una nota - appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del TATP (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”.

Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato “Werwolf Division”, incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della “razza ariana”, nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22.11.2011, elevati a “santi” per incentivare l’emulazione.

"Progettava una strage a scuola" 

È emerso inoltre l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio.

Gli altri minori indagati 

Nell’ambito dell’operazione sono state anche effettuate 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili con la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa.

Tutti i minori appaiono: inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “IMPERIUM”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.