AGI - È morta a 76 anni Enrica Bonaccorti, storica presentatrice e autrice televisiva italiana. Volto molto amato dal pubblico, negli ultimi mesi stava combattendo contro un tumore al pancreas, malattia che aveva annunciato pubblicamente nel settembre 2025. Si è spenta all’Ars Biomedica di Roma.
Secondo quanto reso noto in passato dalla stessa conduttrice, Bonaccorti stava affrontando cicli di chemioterapia con la speranza di poter arrivare a un intervento chirurgico. Tuttavia i primi trattamenti non avevano dato i risultati sperati e la situazione clinica si era rivelata particolarmente complessa.
La carriera televisiva di Enrica Bonaccorti
Autrice, attrice e conduttrice, Enrica Bonaccorti è stata una figura centrale della televisione italiana tra gli anni Settanta e Novanta, diventando popolarissima grazie alla conduzione di programmi di grande successo e alla sua capacità di instaurare un rapporto diretto con il pubblico.
Versatilità artistica e vita privata
La sua carriera è stata lunga e trasversale: oltre alla televisione ha lavorato anche in teatro e come autrice, dimostrando una forte personalità artistica e una notevole versatilità. Negli ultimi anni aveva raccontato pubblicamente anche momenti difficili della sua vita privata e della sua salute, mantenendo sempre un rapporto molto sincero con i telespettatori. Con la sua scomparsa la televisione italiana perde una delle sue protagoniste più riconoscibili.
AGI - È morta a 76 anni Enrica Bonaccorti, storica presentatrice e autrice televisiva italiana. Volto molto amato dal pubblico, negli ultimi mesi stava combattendo contro un tumore al pancreas, malattia che aveva annunciato pubblicamente nel settembre 2025. Si è spenta all’Ars Biomedica di Roma.
Secondo quanto reso noto in passato dalla stessa conduttrice, Bonaccorti stava affrontando cicli di chemioterapia con la speranza di poter arrivare a un intervento chirurgico. Tuttavia i primi trattamenti non avevano dato i risultati sperati e la situazione clinica si era rivelata particolarmente complessa.
La carriera televisiva di Enrica Bonaccorti
Autrice, attrice e conduttrice, Enrica Bonaccorti è stata una figura centrale della televisione italiana tra gli anni Settanta e Novanta, diventando popolarissima grazie alla conduzione di programmi di grande successo e alla sua capacità di instaurare un rapporto diretto con il pubblico.
Versatilità artistica e vita privata
La sua carriera è stata lunga e trasversale: oltre alla televisione ha lavorato anche in teatro e come autrice, dimostrando una forte personalità artistica e una notevole versatilità. Negli ultimi anni aveva raccontato pubblicamente anche momenti difficili della sua vita privata e della sua salute, mantenendo sempre un rapporto molto sincero con i telespettatori. Con la sua scomparsa la televisione italiana perde una delle sue protagoniste più riconoscibili.
AGI - Cinquant'anni di carriera non si improvvisano. Per Enrica Bonaccorti, il percorso nel mondo dello spettacolo è stato una costante evoluzione: da attrice di teatro a regina del mezzogiorno, fino a diventare una firma stimata della narrativa italiana. Una poliedricità che affonda le radici in una formazione solida e in una schiettezza professionale diventata, nel tempo, il suo tratto distintivo.
Tutto comincia negli anni Settanta. Il debutto avviene sul palcoscenico con Domenico Modugno in "Adelaide antica". È l'inizio di un sodalizio artistico che regala alla musica italiana capolavori immortali: è proprio la Bonaccorti, infatti, a scrivere i testi di canzoni come "La lontananza" e "Amara terra mia". In quegli stessi anni, il grande pubblico impara a conoscerla come attrice di prosa in sceneggiati Rai di successo, tra cui "Il biviere" e "L'amaro caso della baronessa di Carini".
L'invenzione della TV meridiana e lo strappo con la Rai
La vera esplosione di popolarità arriva negli anni Ottanta. Tra il 1983 e il 1985 conduce "Italia sera", ma è con "Pronto, chi gioca?" che Enrica Bonaccorti rivoluziona la televisione. Sotto la regia di Gianni Boncompagni, entra nelle case degli italiani con uno stile garbato e autorevole che le vale diversi Telegatti e il titolo di "signora del mezzogiorno".
Nel 1987 la conduttrice è protagonista di un passaggio storico: lascia la Rai per la Fininvest. Qui guida programmi come "Cari genitori" e la prima edizione di "Non è la Rai". Proprio in questo contesto, nel 1991, avviene l'episodio del "Cruciverbone" rimasto negli annali: la Bonaccorti smaschera in diretta una concorrente che risponde correttamente prima ancora che la domanda venga letta. Un gesto di fermezza che conferma la sua allergia a qualsiasi tipo di compromesso professionale.
La nuova vita tra radio e romanzi
Lontano dalle telecamere, la Bonaccorti ha saputo reinventarsi con successo. Per anni è stata la voce di "Chiamate Roma 3131" su Rai Radio 2, per poi dedicarsi con passione alla scrittura. I suoi romanzi, da "La pecora nera" a "L'uomo demanio" e "Il condominio", hanno svelato una narratrice attenta alle sfumature dell'animo umano, capace di convincere sia la critica che i lettori.
L'omaggio di Renato Zero: "Dignità rara"
Oggi, mentre continua a essere una presenza colta e schietta nei talk show e su canali come Sky e TV8 (con "Ho qualcosa da dirti"), il mondo dello spettacolo continua a tributarle grande rispetto. Un esempio recente è arrivato durante un concerto romano di Renato Zero. Il cantautore, amico di lunga data dai tempi del Piper, ha fermato la musica per rivolgerle un saluto pubblico.
Davanti a migliaia di persone, Zero ha voluto definire l'amica come una donna "coraggiosa, onesta e di una dignità rara". Un'ovazione spontanea ha suggellato quel momento, confermando come, dopo decenni di carriera, Enrica Bonaccorti resti un punto di riferimento per coerenza e stile nel panorama culturale italiano.
AGI - Cinquant'anni di carriera non si improvvisano. Per Enrica Bonaccorti, il percorso nel mondo dello spettacolo è stato una costante evoluzione: da attrice di teatro a regina del mezzogiorno, fino a diventare una firma stimata della narrativa italiana. Una poliedricità che affonda le radici in una formazione solida e in una schiettezza professionale diventata, nel tempo, il suo tratto distintivo.
Tutto comincia negli anni Settanta. Il debutto avviene sul palcoscenico con Domenico Modugno in "Adelaide antica". È l'inizio di un sodalizio artistico che regala alla musica italiana capolavori immortali: è proprio la Bonaccorti, infatti, a scrivere i testi di canzoni come "La lontananza" e "Amara terra mia". In quegli stessi anni, il grande pubblico impara a conoscerla come attrice di prosa in sceneggiati Rai di successo, tra cui "Il biviere" e "L'amaro caso della baronessa di Carini".
L'invenzione della TV meridiana e lo strappo con la Rai
La vera esplosione di popolarità arriva negli anni Ottanta. Tra il 1983 e il 1985 conduce "Italia sera", ma è con "Pronto, chi gioca?" che Enrica Bonaccorti rivoluziona la televisione. Sotto la regia di Gianni Boncompagni, entra nelle case degli italiani con uno stile garbato e autorevole che le vale diversi Telegatti e il titolo di "signora del mezzogiorno".
Nel 1987 la conduttrice è protagonista di un passaggio storico: lascia la Rai per la Fininvest. Qui guida programmi come "Cari genitori" e la prima edizione di "Non è la Rai". Proprio in questo contesto, nel 1991, avviene l'episodio del "Cruciverbone" rimasto negli annali: la Bonaccorti smaschera in diretta una concorrente che risponde correttamente prima ancora che la domanda venga letta. Un gesto di fermezza che conferma la sua allergia a qualsiasi tipo di compromesso professionale.
La nuova vita tra radio e romanzi
Lontano dalle telecamere, la Bonaccorti ha saputo reinventarsi con successo. Per anni è stata la voce di "Chiamate Roma 3131" su Rai Radio 2, per poi dedicarsi con passione alla scrittura. I suoi romanzi, da "La pecora nera" a "L'uomo demanio" e "Il condominio", hanno svelato una narratrice attenta alle sfumature dell'animo umano, capace di convincere sia la critica che i lettori.
L'omaggio di Renato Zero: "Dignità rara"
Oggi, mentre continua a essere una presenza colta e schietta nei talk show e su canali come Sky e TV8 (con "Ho qualcosa da dirti"), il mondo dello spettacolo continua a tributarle grande rispetto. Un esempio recente è arrivato durante un concerto romano di Renato Zero. Il cantautore, amico di lunga data dai tempi del Piper, ha fermato la musica per rivolgerle un saluto pubblico.
Davanti a migliaia di persone, Zero ha voluto definire l'amica come una donna "coraggiosa, onesta e di una dignità rara". Un'ovazione spontanea ha suggellato quel momento, confermando come, dopo decenni di carriera, Enrica Bonaccorti resti un punto di riferimento per coerenza e stile nel panorama culturale italiano.
AGI - C’è un danno che supera il valore contabile delle fiale sottratte e che colpisce direttamente la continuità terapeutica di chi lotta contro le patologie più gravi. Il furto sistematico di medicinali salvavita presso l’ospedale "Tiberio Evoli" non è stato soltanto un reato contro il patrimonio pubblico, ma un attacco alla sicurezza dei protocolli di cura. Ogni fiala biologica o chemioterapica rimossa illegalmente dai frigoriferi della farmacia ospedaliera rappresenta, di fatto, un trattamento negato o ritardato per un paziente oncologico.
Proprio su questo scenario si è concentrata l'azione dei Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, che all'alba di oggi hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica. I destinatari del provvedimento sono soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di furto aggravato di farmaci oncologici, chemioterapici e biologici ad alto costo sottratti dalla farmacia ospedaliera dell'Ospedale 'Tiberio Evoli' di Melito Porto Salvo.
Il bilancio economico e operativo
L’entità del saccheggio è imponente. Le indagini hanno permesso di quantificare la perdita per il servizio sanitario regionale in una cifra che scuote i bilanci della sanità pubblica: Valore: oltre 1,2 milioni di euro. Non si è trattato di una razzia isolata, ma di un’erosione costante delle scorte, mirata a colpire molecole sofisticate che richiedono procedure di conservazione rigorose e che vantano un mercato nero estremamente lucroso, data l'altissima domanda e il costo proibitivo dei canali legali.
L'attività investigativa
L'attività dell'Arma ha permesso di ricostruire il modus operandi dei responsabili, che agivano all'interno di una delle strutture sanitarie più delicate della provincia reggina. L'operazione rappresenta l'esito di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Le indagini e i prossimi passi
Il lavoro degli inquirenti si è concentrato per mesi sul monitoraggio dei flussi dei medicinali, incrociando i dati degli ordini con le giacenze effettive e analizzando i varchi di sicurezza della farmacia ospedaliera. Il coordinamento della Procura reggina ha permesso di chiudere il cerchio attorno ai presunti autori del furto, interrompendo una filiera criminale che speculava sulla necessità dei farmaci biologici di ultima generazione.
La destinazione dei farmaci rubati
Resta ora da chiarire la destinazione finale di questa imponente quantità di farmaci oncologici. Il sospetto è che la merce fosse destinata a canali di distribuzione paralleli, privati o esteri, dove la tracciabilità viene sacrificata in nome del profitto.
AGI - C’è un danno che supera il valore contabile delle fiale sottratte e che colpisce direttamente la continuità terapeutica di chi lotta contro le patologie più gravi. Il furto sistematico di medicinali salvavita presso l’ospedale "Tiberio Evoli" non è stato soltanto un reato contro il patrimonio pubblico, ma un attacco alla sicurezza dei protocolli di cura. Ogni fiala biologica o chemioterapica rimossa illegalmente dai frigoriferi della farmacia ospedaliera rappresenta, di fatto, un trattamento negato o ritardato per un paziente oncologico.
Proprio su questo scenario si è concentrata l'azione dei Carabinieri della Compagnia di Melito Porto Salvo, che all'alba di oggi hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica. I destinatari del provvedimento sono soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di furto aggravato di farmaci oncologici, chemioterapici e biologici ad alto costo sottratti dalla farmacia ospedaliera dell'Ospedale 'Tiberio Evoli' di Melito Porto Salvo.
Il bilancio economico e operativo
L’entità del saccheggio è imponente. Le indagini hanno permesso di quantificare la perdita per il servizio sanitario regionale in una cifra che scuote i bilanci della sanità pubblica: Valore: oltre 1,2 milioni di euro. Non si è trattato di una razzia isolata, ma di un’erosione costante delle scorte, mirata a colpire molecole sofisticate che richiedono procedure di conservazione rigorose e che vantano un mercato nero estremamente lucroso, data l'altissima domanda e il costo proibitivo dei canali legali.
L'attività investigativa
L'attività dell'Arma ha permesso di ricostruire il modus operandi dei responsabili, che agivano all'interno di una delle strutture sanitarie più delicate della provincia reggina. L'operazione rappresenta l'esito di una complessa attività investigativa condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Melito Porto Salvo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
Le indagini e i prossimi passi
Il lavoro degli inquirenti si è concentrato per mesi sul monitoraggio dei flussi dei medicinali, incrociando i dati degli ordini con le giacenze effettive e analizzando i varchi di sicurezza della farmacia ospedaliera. Il coordinamento della Procura reggina ha permesso di chiudere il cerchio attorno ai presunti autori del furto, interrompendo una filiera criminale che speculava sulla necessità dei farmaci biologici di ultima generazione.
La destinazione dei farmaci rubati
Resta ora da chiarire la destinazione finale di questa imponente quantità di farmaci oncologici. Il sospetto è che la merce fosse destinata a canali di distribuzione paralleli, privati o esteri, dove la tracciabilità viene sacrificata in nome del profitto.
Dentro il Sovrano Militare Ordine di Malta si sta aprendo una crisi senza fine che coinvolge diplomazia, finanze e strutture operative. Nel mirino c’è la linea politica del Gran Cancelliere, il Duca Riccardo Paternò di Montecupo. Negli ultimi mesi diverse testate giornalistiche — tra cui Lettera43, oltre a Il Fatto Quotidiano e Il Messaggero — hanno sollevato interrogativi sulla gestione dell’Ordine. Parallelamente, nell’organizzazione della rete sul territorio italiano si è aperta una frattura sempre più evidente. Le dimissioni in blocco dei membri della Sala operativa nazionale del Cisom (il Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, cioè i volontari impegnati nei soccorsi e nella protezione civile) e il rinvio delle elezioni interne hanno portato alla luce un malessere che da tempo attraversa volontari e membri associativi, con accuse nei confronti dei vertici di scarsa trasparenza nelle decisioni e di forte concentrazione del potere decisionale.
La concentrazione di ruoli nelle mani del Principe Lorenzo Borghese
Tra i casi più discussi c’è per esempio quello del Principe Lorenzo Borghese, legato da una lunga amicizia con il Gran Cancelliere e attualmente titolare di incarichi di grande rilievo: ministro d’Ambasciata in Giordania e presidente dell’Acismom, la principale struttura associativa italiana dell’Ordine. Una concentrazione di ruoli difficilmente conciliabile con lo spirito dell’Ordine e in netto contrasto con le sue regole costituzionali. Nessuno entra dall’esterno, le poltrone passano da un membro della cerchia ristretta all’altro, addirittura anche tra persone che hanno un legame familiare.
Lorenzo Borghese (foto Imagoeconomica).
Il nodo delle elezioni interne dell’Acismom rinviate
Uno degli episodi che ha contribuito ad aumentare le fibrillazioni riguarda il rinvio delle elezioni interne dell’Acismom, previste originariamente per la fine del 2025. La consultazione era stata inizialmente spostata a gennaio 2026, ma non si è svolta. E al momento non è stata fissata una nuova data. Una decisione che, secondo diversi membri dell’Ordine, ha congelato un passaggio considerato cruciale.
La crisi del Cisom e quelle dimissioni in blocco senza precedenti
Sul piano operativo la situazione appare ancora più delicata. L’Ordine ha infatti dovuto fare i conti con un passo indietro collettivo dei componenti della Sala operativa nazionale del Cisom, snodo centrale nella gestione delle emergenze e nel coordinamento dei volontari. Si tratta di un episodio senza precedenti per una struttura che rappresenta da anni uno dei principali strumenti operativi dell’Ordine di Malta in Italia.
Guido Bertolaso su un mezzo dei volontari dell’Ordine di Malta ai tempi del coronavirus (foto Ansa).
Il malessere serpeggia anche a livello locale
Il malessere non è esploso soltanto a livello nazionale. Nel gruppo Cisom di Chieti, per esempio, hanno lasciato il loro posto la capogruppo, la vice capogruppo, il tesoriere e tutti i volontari. Anche la guida spirituale, don Sabatino Fioriti, ha rinunciato all’incarico. E, secondo quanto riferito da diversi volontari, altre strutture territoriali starebbero valutando decisioni analoghe.
Frattura crescente tra i vertici e la rete dei volontari
Durante un incontro interno che si è svolto a Roma nel fine settimana del 7-8 marzo, molti partecipanti avrebbero espresso preoccupazione per la direzione intrapresa dall’Ordine in Italia. Secondo alcune testimonianze raccolte tra i presenti, il clima della riunione sarebbe stato segnato più dal tentativo di comprendere e gestire le frizioni intestine che dalla discussione sulle attività operative e sulle missioni di soccorso. Un segnale che molti leggono come il sintomo di una frattura crescente tra il vertice istituzionale e una parte significativa del mondo dei volontari.
I volontari dell’Ordine di Malta durante le vaccinazioni contro il Covid (foto Imagoeconomica).
Il Cisom rappresenta da decenni una delle espressioni più visibili dell’impegno umanitario dell’Ordine di Malta in Italia, con migliaia di volontari impegnati in interventi di soccorso, assistenza ai migranti, emergenze sanitarie e protezione civile. Proprio per questo la crisi che sta emergendo nelle ultime settimane viene osservata con crescente attenzione sia all’interno sia all’esterno dell’Ordine.
Il rischio che si perda lo storico spirito di servizio
Molti membri chiedono a gran voce maggiore trasparenza sulle decisioni prese negli ultimi mesi e una rapida definizione dei processi elettivi rimasti sospesi. Perché, come osserva un volontario di lungo corso, «oltre alla crisi organizzativa, il rischio è che si perda lo spirito di servizio che ha sempre reso il Cisom una realtà unica».
Paternò accusato di sistemare amici e parenti
Il Gran Cancelliere che sta facendo naufragare l’Ordine di Malta, e cioè il già citato Riccardo Paternò di Montecupo, è anche l’uomo che porta uno dei cognomi più antichi e blasonati d’Italia. La sua famiglia nel corso di una storia millenaria ha ottenuto 170 feudi e il primo titolo principesco di Catania nel 1633. Ora, secondo chi lo accusa, Paternò starebbe sfruttando la sua posizione in un Ordine fondato nel 1048 per distribuire passaporti diplomatici agli amici, sistemare i cugini degli amici nelle ambasciate, intascare contanti dalla Solvea (ossia il rimborso spese forfettario in contanti destinato ai membri del Sovrano Consiglio) e volare con jet privati. Nel frattempo i volontari si autofinanziano per assistere i poveri e sono costretti persino a pagarsi le ambulanze di tasca propria.
Riccardo Paternò di Montecupo, Gran Cancelliere dell’Ordine di Malta (foto Imagoeconomica).
Servire i poveri e i malati o servire più che altro sé stessi?
Un paradosso totale, visto che l’Ordine nasce per servire i poveri e i malati (Obsequium Pauperum è il motto che rappresenta il suo pilastro spirituale), ma in verità i capi attuali sembrano più preoccupati di servire sé stessi. L’Ordine di Malta ha 900 anni di storia e una reputazione internazionale unica, eppure secondo i suoi detrattori viene gestito come un club privato per una cerchia di sodali.
Diverse lettere già recapitate sul tavolo di papa Leone XIV
Lo slogan Tuitio Fidei, cioè difesa della fede, stride oltretutto con la decisione di nominare ambasciatori in violazione della dottrina cattolica (cioè divorziati e risposati). L’aspetto forse più grave è che tutto questo avviene sotto gli occhi del Vaticano, segnalato da nunzi e ambasciatori, con alcune lettere già recapitate sul tavolo di papa Leone XIV. La domanda che rimane aperta è sempre la stessa: la Santa Sede avrà il coraggio di intervenire davvero? O prevarrà – come spesso accade – la diplomazia del silenzio?
Nella serata di mercoledì, un drone ha colpito la base italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Ne ha dato notizia il ministro della Difesa Guido Crosetto che ha sentito personalmente il comandante della base. «Non ci sono vittime, né feriti tra il personale italiano», ha dichiarato Crosetto. «Stanno tutti bene. Sono costantemente aggiornato dal capo di Stato maggiore della Difesa e dal comandante del Covi», il Comando di Vertice dell’Area Operativa Interforze.
Il comandante della base: «Il personale si trovava all’interno del bunker»
Il comandante della base, Stefano Pizzotti, a SkyTg24 ha confermato che «il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione». L’allarme è scattato alle 20.30, ha spiegato Pizzotti, «quindi, seguendo procedure già rodate, ci siamo recati in sicurezza nei bunker assegnati. Poco prima dell’1, ora locale, c’è stata una minaccia aerea». Al momento l’allarme è finito, ma «gli artificieri della coalizione stanno mettendo in sicurezza l’area».
Tajani: «Attacco inaccettabile»
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato con fermezza l’attacco. «Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla Patria», ha scritto il vicepremier su X.
Ferma condanna per l’attacco che ha subito la base italiana di Erbil. Ho appena parlato con l’Ambasciatore d’Italia in Iraq. Per fortuna i nostri militari stanno tutti bene e sono al sicuro nel bunker. A loro esprimo solidarietà e gratitudine per il quotidiano servizio alla…
«Dobbiamo valutare bene quello che è accaduto, successivamente decideremo i passi da compiere», ha aggiunto Tajani intervistato a RealPolitik su Rete4 rispondendo alla domanda se l’attacco possa essere considerato un atto di guerra nei confronti dell’Italia. «Certamente è un attacco inaccettabile, però prima di dire chi è il responsabile dobbiamo fare un accertamento molto chiaro».
AGI - Una maxi truffa sulle accise su prodotti energetici è stata scoperta dai finanzieri del Comando Provinciale di Catania. L'operazione, coordinata dalla Procura etnea, ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari e al sequestro di beni per un valore superiore a 235mila euro.
L'inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria attraverso intercettazioni, pedinamenti e analisi contabili, vede coinvolti sette indagati. Le misure restrittive comprendono due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e tre divieti di esercitare attività d'impresa. Gli interventi sono stati eseguiti nelle province di Catania, Siracusa, Enna, Cesena e Roma.
L'imprenditore al centro della frode
Al centro delle indagini figura A.C., 38 anni, imprenditore nel settore della logistica e del trasporto su gomma. Secondo l'accusa, l'indagato, in concorso con altre quattro persone, avrebbe adottato un sistema illecito per rifornirsi di ingenti partite di gasolio in totale evasione di IVA e accise. Tale meccanismo garantiva all'attività commerciale un prezzo d'acquisto fortemente concorrenziale e importanti risparmi fiscali.
Il primo fronte della frode: gasolio estero
L'organizzazione operava su due fronti principali. Grazie all'intermediazione di un settantottenne titolare di una società inglese, l'imprenditore si sarebbe approvvigionato di gasolio presso tre raffinerie estere. Il prodotto veniva trasportato in Italia su gomma e su rotaia utilizzando documentazione falsa che classificava il carico come "liquido bio anticorrosivo", tipologia merceologica esente da imposte. Le Fiamme Gialle hanno quantificato in circa 400mila litri il volume di prodotto energetico consumato in frode.
Il secondo fronte: gasolio agricolo agevolato
Il secondo filone d'indagine riguarda il rifornimento di "gasolio agevolato a uso agricolo" prelevato da un deposito nell'ennese. Il carburante, che beneficia di aliquote ridotte (IVA al 10% anziché 22% e accise inferiori di circa 50 centesimi al litro), veniva utilizzato impropriamente per i mezzi aziendali. Per simulare la regolarità delle operazioni, le vendite venivano fatturate a una cooperativa agricola di Biancavilla.
Sequestri e responsabilità amministrativa
Oltre alle misure personali, l'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro penale delle liquidità e dei beni aziendali di una società di capitali e di due ditte individuali. È stato inoltre eseguito il sequestro per responsabilità amministrativa degli enti nei confronti della società che ha beneficiato dell'evasione.
Il bilancio dei sequestri fisici
Il bilancio operativo dei sequestri fisici include 143mila litri di prodotti energetici, un deposito abusivo di carburanti, sette tra tank container e trattori stradali, 58 cisterne, pompe di sollevamento e pistole erogatrici.