Crans Montana, indagato anche il sindaco per la strage di Capodanno

Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana. Le autorità svizzere hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone oltre ai due coniugi proprietari del locale in cui si è sviluppato l’incendio, Jacques Moretti e Jessica Maric, l’ex funzionario del comune Ken Jacquemoud e il capo del servizio di sicurezza pubblica del comune Christophe Balet. Tra i nuovi indagati c’è anche il sindaco di Crans Nicolas Féraud. Gli altri sono Kévin Barras, ex consigliere con deleghe sulla sicurezza attualmente deputato supplente al parlamento cantonale, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, comune poi fuso con Crans-Montana, Rudy Tissières, già addetto alla sicurezza di Crans-Montana, e Baptiste Cotter, attuale funzionario addetto alla sicurezza. Come i primi quattro indagati, sono tutti accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi.

Crans Montana, indagato anche il sindaco per la strage di Capodanno

Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana. Le autorità svizzere hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone oltre ai due coniugi proprietari del locale in cui si è sviluppato l’incendio, Jacques Moretti e Jessica Maric, l’ex funzionario del comune Ken Jacquemoud e il capo del servizio di sicurezza pubblica del comune Christophe Balet. Tra i nuovi indagati c’è anche il sindaco di Crans Nicolas Féraud. Gli altri sono Kévin Barras, ex consigliere con deleghe sulla sicurezza attualmente deputato supplente al parlamento cantonale, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, comune poi fuso con Crans-Montana, Rudy Tissières, già addetto alla sicurezza di Crans-Montana, e Baptiste Cotter, attuale funzionario addetto alla sicurezza. Come i primi quattro indagati, sono tutti accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina segna la vittoria sul clero iraniano da parte dei Guardiani della rivoluzione: il secondogenito dell’ayatollah Ali Khameni, ucciso nei primi raid Usa, era il candidato non ufficiale dei pasdaran. Falco della teocrazia e alleato dei Guardiani della rivoluzione: ecco chi è Mojtaba Khamenei, destinato a ricoprire la massima carica religiosa e amministrativa della Repubblica Islamica fino alla sua morte.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Mojtaba Khamenei (Ansa).

Ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom

Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom sotto la guida di chierici ultraconservatori e dello stesso padre. A Qom ha anche insegnato, raggiungendo il grado di hodjatoleslam, titolo assegnato a religiosi di livello intermedio, dunque inferiore a quello di ayatollah detenuto dal padre e da Rouhollah Khomeini, la prima Guida Suprema dell’Iran.

Nella guerra contro l’Iraq aveva combattuto in un battaglione pasdaran

Meno ideologico del padre, Mojtaba Khamenei è però più vicino ai pasdaran rispetto al genitore. Il legame risale alla sua partecipazione (tra il 1987 e il 1988) a un’unità combattente – il battaglione Habib ibn Mazahir – nelle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq: in quel periodo strinse rapporti con soldati che oggi occupano posizioni chiave nell’apparato di sicurezza. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche pubbliche elettive, ma ha agito a lungo come eminenza grigia nell’ufficio del padre, con enorme potere informale, esercitato soprattutto sulle formazioni che compongono le forze di sicurezza del Paese: i già citati Pasdaran e la milizia Basij.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Un sostenitore di Mojtaba Khamenei ccon un ritratto della nuova Guida Suprema dell’Iran (Ansa).

È stato la mente della repressione delle proteste contro il regime

Mojtaba Khamenei ha sostenuto l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Diverse fonti di intelligence lo hanno segnalato come il coordinatore delle brutali repressioni dell’Onda Verde nel 2009 e delle proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022.

Nel 2019 è stato Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro Usa

Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa nel 2019 per i suoi legami con le attività della Forza Quds e la gestione di un presunto impero finanziario occulto con proprietà di lusso a Londra e Dubai (secondo un’inchiesta di Bloomberg si sarebbe notevolmente arricchito attraverso una vasta rete di società schermo all’estero), nel 2004 ha sposato Zahra Haddad-Adel, figlia dell’ex presidente del parlamento Gholam-Ali Haddad-Adel, forse morta nei primi attacchi su Teheran.

La nomina è una vittoria per i pasdaran e una sconfitta per il clero

La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio e una significativa Vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina segna la vittoria sul clero iraniano da parte dei Guardiani della rivoluzione: il secondogenito dell’ayatollah Ali Khameni, ucciso nei primi raid Usa, era il candidato non ufficiale dei pasdaran. Falco della teocrazia e alleato dei Guardiani della rivoluzione: ecco chi è Mojtaba Khamenei, destinato a ricoprire la massima carica religiosa e amministrativa della Repubblica Islamica fino alla sua morte.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Mojtaba Khamenei (Ansa).

Ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom

Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom sotto la guida di chierici ultraconservatori e dello stesso padre. A Qom ha anche insegnato, raggiungendo il grado di hodjatoleslam, titolo assegnato a religiosi di livello intermedio, dunque inferiore a quello di ayatollah detenuto dal padre e da Rouhollah Khomeini, la prima Guida Suprema dell’Iran.

Nella guerra contro l’Iraq aveva combattuto in un battaglione pasdaran

Meno ideologico del padre, Mojtaba Khamenei è però più vicino ai pasdaran rispetto al genitore. Il legame risale alla sua partecipazione (tra il 1987 e il 1988) a un’unità combattente – il battaglione Habib ibn Mazahir – nelle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq: in quel periodo strinse rapporti con soldati che oggi occupano posizioni chiave nell’apparato di sicurezza. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche pubbliche elettive, ma ha agito a lungo come eminenza grigia nell’ufficio del padre, con enorme potere informale, esercitato soprattutto sulle formazioni che compongono le forze di sicurezza del Paese: i già citati Pasdaran e la milizia Basij.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Un sostenitore di Mojtaba Khamenei ccon un ritratto della nuova Guida Suprema dell’Iran (Ansa).

È stato la mente della repressione delle proteste contro il regime

Mojtaba Khamenei ha sostenuto l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Diverse fonti di intelligence lo hanno segnalato come il coordinatore delle brutali repressioni dell’Onda Verde nel 2009 e delle proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022.

Nel 2019 è stato Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro Usa

Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa nel 2019 per i suoi legami con le attività della Forza Quds e la gestione di un presunto impero finanziario occulto con proprietà di lusso a Londra e Dubai (secondo un’inchiesta di Bloomberg si sarebbe notevolmente arricchito attraverso una vasta rete di società schermo all’estero), nel 2004 ha sposato Zahra Haddad-Adel, figlia dell’ex presidente del parlamento Gholam-Ali Haddad-Adel, forse morta nei primi attacchi su Teheran.

La nomina è una vittoria per i pasdaran e una sconfitta per il clero

La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio e una significativa Vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango.

Le reazioni alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran

Ora è ufficiale: è Mojtaba Hosseini Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio. E a far sì che nulla cambi nel Paese, visto il suo forte legame con i Pasdaran.

La nomina di Mojtaba Khamenei è una vittoria per i pasdaran

Di fatto, la nomina di Mojtaba Khamenei segna la vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero iraniano, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango. I pasdaran, in una nota diffusa immediatamente dopo la proclamazione, hanno assicurato «totale obbedienza e sacrificio» per adempiere ai suoi comandamenti. Ma in generale tutte le principali istituzioni politiche e militari del Paese hanno espresso pieno sostegno alla nomina. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito la scelta «l’incarnazione della volontà» della comunità musulmana di «rafforzare l’unità nazionale». Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, si è congratulato pubblicamente con Khamenei tramite un messaggio su X. Pieno appoggi anche dalla il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dalle forze armate, dalla milizia Basij, dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale e dalla polizia.

Le reazioni alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran
Mojtaba Khamenei (Ansa).

I proxy di Teheran hanno accolto con favore la scelta dell’Assemblea degli Esperi

La nomina di Khamenei è stata accolta con favore dai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran: «In questa fase critica e delicata della storia della nazione rappresenta un’altra vittoria per la Rivoluzione Islamica e un duro colpo per i suoi nemici della Repubblica Islamica», hanno scritto sul loro canale Telegram. Apprezzamento anche da parte di Hamas, che ha ricordato come Khameni avesse partecipato al funerale di Yahya Sinwar, leader del gruppo islamista palestinese. In Iraq a salutare positivamente la nomina è stata la milizia sciita Kataib Hezbollah.

Trump: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo»

Donald Trump, che lo aveva già bollato come «peso piuma», ha commentato: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo. Lo uccideremo». Israele ha già assicurato che «continuerà a perseguire» la leadership iraniana: la mattina del 9 marzo si è aperta con nuovi massici attacchi dell’Idf contro le «infrastrutture del regime» di Teheran.

Oggi lo sciopero generale di 24 ore, tutti i settori a rischio

AGI - Oggi sciopero generale nazionale di 24 ore proclamato da diverse sigle del sindacalismo di base e destinato a coinvolgere lavoratori del settore pubblico e privato, con possibili disagi soprattutto in scuolauniversitàsanità e servizi amministrativi. L’astensione riguarda numerosi comparti ma non coinvolge i trasporti, come ha chiarito la Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali.

I sindacati che hanno proclamato lo sciopero 

La mobilitazione è stata proclamata da Slai Cobas per il sindacato di classe, Unione Sindacale Italiana (Usi 1912)Unione Sindacale di Base (Usb) e Clap, per rivendicare interventi su salaricondizioni di lavoro, contrasto alla precarietà e politiche sociali.

Alla protesta si somma anche l’astensione annunciata dalla Flc Cgil nei settori della conoscenza in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle donne.

I settori coinvolti dallo sciopero 

Secondo le proclamazioni depositate presso le autorità competenti, lo sciopero riguarda lavoratori del pubblico e del privato, compreso il personale con contratti precari o atipici. Possibili ripercussioni potrebbero quindi interessare scuolauniversitàricercaAfamformazione professionalesanità e uffici della pubblica amministrazione.

I vigili del fuoco 

Per il Corpo nazionale dei vigili del fuoco l’astensione non coprirà l’intera giornata ma è prevista dalle 9 alle 13, secondo le modalità indicate dalla Commissione di garanzia per i servizi di emergenza.

Il trasporto pubblico escluso dallo sciopero

Restano invece esclusi i trasporti. Le proclamazioni depositate prevedono infatti l’esclusione dell’intero comparto, che comprende trasporto ferroviarioaereomarittimo e trasporto pubblico locale.

Non sono quindi previsti stop generalizzati per treniautobusmetropolitanetraghetti o voli, che dovrebbero svolgersi regolarmente.

La Commissione di garanzia ha diffuso una precisazione alla vigilia della mobilitazione proprio per chiarire che lo sciopero generale del 9 marzo non riguarda il settore dei trasporti, evitando possibili equivoci tra gli utenti.

Il marzo nero per i trasporti, dai treni agli aerei 

 Lo sciopero di oggi inaugura una serie di proteste che cadono nel mese di marzo soprattutto nel settore dei trasporti.

Treni, sciopero di Italo  

Mercoledì 11 marzo, dalle 9 alle 17, è in programma lo sciopero nazionale del personale di Italo, proclamato da Uilt-Uil.  

Scioperi nel trasporto pubblico locale 

Altra giornata di agitazioni ma nel trasporto pubblico locale sarà il 16 marzo in particolare in Sicilia e Abruzzo

Sciopero nel trasporto aereo 
 

Due giorni dopo, il 18 marzo, è previsto lo sciopero dei dipendenti di ITA Airways  e EasyJet per quattro ore: dalle 13 alle 17.  

Nella stessa giornata è previsto anche uno stop di 24 ore per i lavoratori delle società di handling Airport Handling e Dnata negli scali di Milano Linate e Malpensa, con l'adesione anche del personale Alha a Malpensa.

Scioperi del 27 e 29 marzo 

Il mese di marzo si chiude con una nuova ondata di scioperi nel trasporto pubblico locale. Il 27 marzo braccia incrociate per il personale del gruppo Atm di Milano per 24 ore; il personale Eav di Napoli per quattro ore, dalle 19 alle 23; il personale della società Sun di Novara per quattro ore, dalle 17.30 alle 21.30.

Il 28 marzo è stato annunciato lo sciopero per i dipendenti della società Amtab di Bari per quattro ore, a partire dalle 20; i dipendenti della società Mtm di Molfetta per quattro ore, dalle 8.30 alle 12.30.

Elezioni Milano, Forza Italia insiste per il candidato civico ma trova il no degli alleati

Forza Italia continua a sostenere che per le elezioni comunali di Milano del 2027 il centrodestra dovrebbe puntare su un candidato civico, ma gli alleati non sono d’accordo. Gli azzurri hanno riunito alla fondazione Rovati oltre 30 relatori, tutti esponenti della società civile, tra i quali «c’è il candidato sindaco di Forza Italia» come ha detto l’europarlamentare Letizia Moratti, che ha organizzato il convegno insieme alla senatrice Stefania Craxi ed è stata l’ultima esponente del centrodestra a guidare la città.

Noi Moderati punta su Maurizio Lupi

Sul tavolo resta sempre il nome politico del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, caldeggiato in primis dal suo partito, che nelle settimane precedenti aveva invitato Forza Italia a non inseguire candidati fuori dalla politica: «Fa ridere questa continua ricerca di candidati civici, che poi puntualmente dicono di no, come se fossimo a X Factor». Gli azzurri non sembrano però appoggiare le sue ambizioni, con il coordinatore di Fi in Lombardia Alessandro Sorte che ha definito la sua eventuale candidatura come “non competitiva”, sostenendo che il centrodestra debba allargare la coalizione, per esempio ad Azione e agli elettori dell’ex Terzo polo.

Elezioni Milano, Forza Italia insiste per il candidato civico ma trova il no degli alleati
Maurizio Lupi (Ansa).

La Lega: «Forza Italia vuole candidarsi da sola?»

A frenare Forza Italia è anche la Lega. «Mi viene da pensare che con questo annuncio vogliano candidarsi da soli, soprattutto dopo il salvataggio a Beppe Sala sul tema stadio, ma auspico sia solo un maldestro tentativo di gettare la palla avanti», ha detto il segretario provinciale su Milano Samuele Piscina, ribadendo che il candidato non sarà di un singolo partito ma della coalizione.

Fratelli d’Italia: «Bisogna avere coraggio»

Nemmeno Fratelli d’Italia sembra appoggiare la mossa degli azzurri. Il capogruppo meloniano a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha evidenziato che «il candidato sindaco può certamente essere un civico ma non l’ha prescritto il medico, non è condizione necessaria e sufficiente». E ancora: «Giorgia Meloni si è candidata a governare l’Italia tra mille teorici del civismo e fautori dei tecnocratici. Governiamo l’Italia con il coraggio delle nostre idee e a Milano può succedere la stessa cosa. Basta avere coraggio».

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum

Parola d’ordine: disimpegno. Dalla guerra e dal referendum sulla giustizia. Matteo Salvini ha incontrato i segretari regionali e massimi dirigenti in due riunioni a porte chiuse tra giovedì sera e venerdì mattina. E la raccomandazione a tutti è stata: «Quando andate in tivù o fate interviste ai giornali evitate ogni commento sulla guerra in Iran e nei Paesi del Golfo. La politica estera la fanno Tajani e Meloni? Che commentino loro», è stato il ragionamento del segretario leghista. «La Lega deve apparire come il partito responsabile che cerca di mitigare le conseguenze di un conflitto complesso in cui l’Italia ha un ruolo più che marginale. E si deve occupare solo della task force sui prezzi e di evitare ogni speculazione sul costo dell’energia».

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Giorgia Meloni con Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Giorgetti alle prese con il decreto Bollette

La raccomandazione è stata netta in entrambe le riunioni. Tanto che a qualcuno è tornata in mente la figuraccia del viaggio in Polonia dopo l’attacco russo all’Ucraina, quando il sindaco di Przemysl presentò a Salvini il ‘conto’ della maglietta sfoggiata nel 2014 con il volto di Vladimir Putin. «Le guerre non gli portano bene, non vorrà fare figuracce», è stato il commento sarcastico di qualche dirigente. Sul tema del costo dell’energia, è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per illustrare il quadro della situazione e spiegare come gli effetti del decreto Bollette all’esame del Parlamento siano già esauriti a causa della nuova situazione. Il decreto dovrà essere modificato nella parte che riguarda il biogas e le aste per l’energia idroelettrica.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

I dubbi di Salvini sull’esito referendario

Sulla guerra, infine, le divisioni (sotterranee) all’interno della Lega sarebbero nette, tra chi è contrario all’autorizzazione all’uso delle basi in Italia per i bombardamenti e chi si adeguerà alle decisioni di Giorgia Meloni (la quale comunque ha anticipato che ogni mossa sarà decisa in Parlamento). Per quanto riguarda il referendum sulla riforma della giustizia, formalmente la Lega respinge ogni accusa di disimpegno, arrivata nei giorni scorsi da Forza Italia. «In giro si vedono solo i nostri gazebo», avrebbe rivendicato Salvini. Ma nella riunione a porte chiuse coi big del partito sono stati espressi molti dubbi sull’esito della consultazione. I nostri non sanno neanche di cosa si parla, si sarebbe lamentato Giorgetti. Mentre Salvini ha snocciolato tutta una serie di sondaggi e mostrato in sostanza il timore di intestarsi una battaglia che potrebbe non risultare vincente.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì (Imagoeconomica).

La manifestazione dei Patrioti a Milano non scalda gli animi leghisti

Tutto in attesa della manifestazione organizzata dal gruppo dei Patrioti europei per il 18 aprile a Milano, dal titolo ‘Senza paura, in Europa padroni a casa nostra’. Qualcuno è convinto della disfatta di Viktor Orban in Ungheria e comincia a pensare che, con l’aggravarsi della situazione internazionale e la crescente impopolarità di Donald Trump, forse non sia il momento per impegnarsi in un evento del genere. Durante la riunione la vicesegretaria Silvia Sardone ha invitato tutti a prepararsi alla manifestazione con idee chiare e un tema definito. Ma non è che vi sia grande entusiasmo tra i dirigenti più moderati e i governatori attorno all’evento per il quale Marine Le Pen non ha ancora confermato la sua presenza. Qui, sì, che forse in diversi nella Lega sotto sotto desidererebbero che la parola d’ordine fosse disimpegno.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Matteo Salvini e Viktor Orban (Imagoeconomica).

La nuova segreteria politica può attendere

Infine, la riunione di venerdì al Mit, per alcuni, avrebbe dovuto rappresentare l’esordio della nuova segreteria politica, format più snello del consiglio federale cui Salvini avrebbe acconsentito di dar vita per una gestione più collegiale del partito. Ma nessuna nuova struttura è stata formalmente varata. E, malgrado da tempo ci sia chi auspica un maggior coinvolgimento decisionale degli altri dirigenti, non risulta che Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, entrambi collegati, siano intervenuti alla riunione. Insomma, le decisioni sembrano restare tutte in capo al segretario e al suo stretto cerchio magico (il vice Claudio Durigon e il senatore Andrea Paganella). E ogni altro coinvolgimento sarebbe solo apparente. La decisione di scomporre il confronto in due momenti – uno con i segretari regionali e uno con i colonnelli – sembra, viene riferito, motivata più che altro dall’esigenza di non far filtrare i contenuti.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).