Caro carburanti, cosa sono e come funzionano le accise mobili

Con l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio causato dall’attuale crisi energetica, si torna a parlare di accise mobili, un meccanismo introdotto con la legge finanziaria 2008 e successivamente riformato dal governo Meloni nel 2023. Per capire cosa sono, occorre ricordare che i prezzi dei carburanti sono gravati da una doppia tassazione: le accise, imposte calcolate in misura fissa per unità di prodotto, e non in percentuale sul prezzo, e l‘Iva, applicata al 22 per cento sull’intero prezzo comprensivo già delle accise stesse (un meccanismo spesso criticato che viene definito di “tassa sulla tassa”). Quando il prezzo del greggio sale, va da sé che lo Stato incassa più Iva, essendo quest’ultima una percentuale il cui valore aumenta all’aumentare del prezzo su cui viene calcolata. Ecco che, per compensare questo rincaro, possono entrare in gioco le accise mobili. Il governo può cioè ridurre le accise (che sono invece un valore fisso) di un importo pari al maggior gettito Iva incassato.

Come funzionano le accise mobili

Per fare un esempio, supponiamo che nella situazione iniziale lo Stato incassi 0,30 euro di Iva per ogni litro di carburante venduto. Se il prezzo sale e l’Iva pagata dai cittadini balza a 0,35 euro per litro, lo Stato guadagnerebbe 0,05 euro imprevisti in più, il cosiddetto extra-gettito. Per legge, il governo può emanare un decreto di attivazione dell’accisa mobile per tagliare l’accisa di 0,05 euro, facendo così in modo che il prezzo alla pompa scenda dello stesso importo. In questo modo manterrebbe invariate le entrate per lo Stato facendo risparmiare i cittadini.

Le accise si possono abolire?

Quando si parla di accise, torna in auge anche il dibattito sulla loro abolizione. A tal proposito va sottolineato che ciò non è possibile, perché c’è una direttiva comunitaria (2003/96/CE) che obbliga a sottoporre ad accisa tutti i prodotti energetici impiegati come carburanti e stabilisce le aliquote minime unionali per i singoli prodotti energetici. Lo spazio di manovra per ridurre le accise su benzina e gasolio è quindi vincolato al rispetto dei valori minimi previsti dalla normativa europea. Un altro tema che anima il dibattito quando aumentano i prezzi di benzina e gasolio riguarda la riduzione dell’Iva. Anche in questo caso le regole sono dettate dalla normativa comunitaria, che esclude i carburanti dai prodotti assoggettabili ad aliquota ridotta. Dunque il governo non può intervenire per abbassare la percentuale.

Israele ha annunciato l’uccisione di Ali Larijani

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza iraniano, obiettivo dei raid notturni condotti dall’IDF su Teheran. Il 16 marzo proprio Larijani, tramite un messaggio in sei punti diffuso su X, aveva fatto appello all’unità dei «musulmani di tutto il mondo e ai governi dei Paesi islamici». Era considerato l’uomo più influente del regime iraniano, nonché il leader di fatto della Repubblica Islamica dalla morte di Ali Khamenei.

Ucciso anche Soleimani, comandante delle forze Basij

Il capo di Stato maggiore israeliano, generale Eyal Zamir, senza citare esplicitamente di Larijani, ha detto: «Durante la notte sono stati registrati anche risultati significativi in termini di eliminazioni, che potrebbero influire sui risultati della campagna e sulle missioni delle IDF». Tra gli obiettivi centrati dal bombardamento anche Gholamreza Soleimani, il comandante della forza paramilitare Basij, che è stato ucciso. Eliminato pure il vice Seyyed Karishi. Durante le proteste interne in Iran, in particolare nei periodi più recenti in cui le manifestazioni si sono intensificate, le forze Basij hanno guidato le principali operazioni di repressione.

Un altro raid aereo israeliano in Iran ha preso di mira Akram al-Ajouri, leader della Jihad islamica palestinese, e altri alti funzionari del gruppo terroristico.

Colpita l’ambasciata Usa a Baghdad

L’ambasciata statunitense a Baghdad è stata colpita nella notte da un attacco con droni e razzi, dopo che un attacco simile era avvenuto poche ore prima. Lo ha riferito un funzionario della sicurezza. La difesa aerea, secondo quanto riporta un giornalista dell’Afp, ha intercettato un primo vettore. Ma un secondo (si tratterebbe di un drone) ha colpito la sede diplomatica Usa provocando un’esplosione. Dall’ambasciata si è alzata una colonna di fumo. Non ci sarebbero vittime.

Teheran: «Attaccate basi Usa negli Emirati, in Bahrein e in Qatar»

Le autorità iraniane, una nota ufficiale diramata dalla televisione di Stato, hanno inoltre annunciato di avere attaccato la base aerea statunitense di Isa, in Bahrein, e la base aerea di al-Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti: «I Paesi del Golfo farebbero meglio a espellere gli americani dai loro territori per evitare danni». In precedenza, i Guardiani della rivoluzione avevano reso noto di aver attaccato la base aerea statunitense di Al Udeid, in Qatar, utilizzando missili Zolfaghar e Qiam, oltre a droni.

Media: missili caduti a pochi metri dall’ufficio di Netanyahu

Secondo quanto riportato dalla tv iraniana Snn, alcuni missili sono caduti a pochi metri dall’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme.

«Utilizzate il solito sistema clientelare per convincere a votare Sì», bufera sul deputato Fdi Mattia

Continua lo scontro tra governo e opposizioni sul referendum sulla giustizia. Ad accendere le polemiche sono ora le parole del deputato di Fratelli d’Italia Aldo Mattia che, durante un evento in Basilicata, ha invitato il pubblico a usare il «solito sistema clientelare» per convincere i conoscenti a votare Sì. Queste le sue parole: «Avete gli argomenti per poter discutere, ma se non dovesse servire, utilizzate anche il solito sistema clientelare. Non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti. Utilizziamo anche questi mezzi. Perché dobbiamo vincere questa battaglia». Dichiarazioni che hanno subito scatenato l’ira di Pd e M5s.

Pd: «Parole gravissime e preoccupanti»

Daniele Manca, senatore e commissario regionale del Pd Basilicata, ha parlato di «parole gravissime che stanno suscitando forte preoccupazione sul piano politico e istituzionale». «Richiamano un modo di concepire la politica che pensavamo appartenesse al passato peggiore del nostro Paese», ha evidenziato. «È ancora più grave che queste parole arrivino da un parlamentare della Repubblica che ha giurato sulla Costituzione. Quel giuramento richiama ogni rappresentante delle istituzioni al rispetto della libertà del voto e dei principi democratici».

M5s: «Meloni prenda le distanze»

Sul piede di guerra anche il M5s. con il capogruppo al Senato Luca Pirondini che ha così commentato le dichiarazioni di Mattia: «Non è una frase sfuggita per caso, ma una vera e propria call to action. Quelle del deputato Mattia sono parole gravissime, ma ancora peggio è stato l’applauso della platea presente all’evento targato Fratelli d’Italia. Nessuno si è alzato per dire a Mattia “Ma cosa stai dicendo? Ma sei impazzito?”. Ci sarà qualcuno dentro Fratelli d’Italia che lo farà oggi? Giorgia Meloni condivide questo metodo oppure prende le distanze in modo netto e pubblico dal suo deputato e dall’applauso vergognoso che ha fatto da cornice al suo intervento? Comunque se queste sono le argomentazioni di chi chiede il Sì, allora c’è un motivo in più per reagire. Andare a votare in massa e dimostrare che il voto dei cittadini non si compra e non si indirizza con i favori come predica qualcuno dentro FdI».

Le sorelle Tatiana e Andra e la loro vita di bambine ad Auschwitz: “Ripetevamo ogni giorno…

AGI - In una sola notte, in una manciata di ore, può frantumarsi l’infanzia. Per Tatiana e Andra Bucci i ricordi, le emozioni, gli odori perfino, sono tutti ancora nitidi nella loro mente. E li raccontano ancora e ancora, per dare testimonianza, per far sì che l’orrore dell’Olocausto non si ripeta.

Le due sorelle, rispettivamente di 6 e 4 anni, erano già a letto. Era tardi quando la porta si aprì all’improvviso. La mamma le svegliò e le vestì in fretta, senza parlare. In casa c’era rumore: passi, voci. “C’erano i nazisti, c’erano i fascisti… e anche quello che aveva fatto la spia”, ricordano.

La supplica della nonna e l'arresto

Non era ebreo, ma lavorava in sinagoga e conosceva tutti. E aveva indicato i loro nomi. In mezzo a quel caos, un’immagine rimase impressa per sempre. La nonna Rosa era in ginocchio. Pregava. Supplicava. “Portate via me, ma lasciate i bambini”. La supplica non servì. In pochi minuti li portarono via tutti insieme: otto persone, strappate alla loro casa, alla loro vita.

Il primo campo di transito

Il primo fermo fu in un campo di transito. Una cella lunga e stretta, con un tavolaccio che fungeva da letto. Tatiana ricorda soprattutto la porta: “Aveva un buco chiuso: lo aprivano per pochi secondi e ci passavano il cibo. Non ricordo cosa ci davano da mangiare, ma quella fessura tonda è impressa nella mia mente”.

Il viaggio nel vagone merci

Poi il viaggio. Un vagone merci chiuso. Stipate nel silenzio e nella paura, Tatiana e Andra cercano nel vestito della loro mamma uno scampolo di sicurezza. Si aggrappano e restano così per tutto il tempo. “Eravamo strette a nostra mamma che non voleva farci star male, soffrire”. La donna le abbracciava strette, cercando di proteggerle. Nessuno sapeva la destinazione del viaggio, nessuno poteva immaginarlo.

Un messaggio disperato dal treno

Nei ricordi riemerge un piccolo secchio per i bisogni e le donne che cercavano di coprire i bambini con delle coperte. La mamma tentò un gesto disperato e riuscì però ad aprire la rete di una piccola finestra sul vagone. Scrisse un biglietto per la famiglia del marito: spiegava che erano state arrestate, ma non sapeva la destinazione. Lo lasciò cadere dal treno in corsa. Quel biglietto venne raccolto da un carabiniere sui binari dell’ultima stazione ferroviaria italiana. Arrivò miracolosamente a destinazione.

L'arrivo a Birkenau e la separazione

L’arrivo al campo di concentramento fu improvviso. Gli sportelloni pesanti del treno si aprirono di colpo. Racconta Andra: “Eravamo arrivate a Birkenau (uno dei tre campi di sterminio che formavano il complesso concentrazionario situato nelle vicinanze di Auschwitz, in Polonia, ndr). In mezzo al frastuono degli ordini e delle urla, le bambine restavano attaccate alla madre. Ma la separazione dal resto dei familiari arrivò subito: la nonna e la zia furono indirizzate nella fila di sinistra e, caricate insieme ad altri ebrei su un camion. Furono uccise la sera stessa.

La legge di Auschwitz e il Kinderblock

Tatiana, Andra e la loro mamma nella fila di destra. La legge di Auschwitz prevedeva l'uccisione immediata, all'arrivo, per le donne con i bambini e per chi avesse più di sessanta anni e meno di quindici. Loro tre restarono insieme un’altra notte per poi essere separate per sempre. Alle bimbe fu risparmiata la vita perché indirizzate nel Kinderblock, la baracca dei bambini usati come cavie umane per gli esperimenti medici condotti dal dottor Josef Mengele. Fu la loro prima fortuna, dissero più tardi.

La marcia della morte e l'orrore quotidiano

Andra, ricorda nitidamente la fila interminabile di persone che aveva davanti appena scesa dal treno “che aveva gradini altissimi”. Gli uomini separati dalle donne. La madre teneva una bambina a destra e una a sinistra. Cominciarono a camminare. “Una camminata lunga che agli occhi di un bambino poteva sembrare bella, perché sulla strada c’erano degli alberi”. Ma quel cammino nascondeva la morte. Ma nel campo ogni mattina accadeva qualcosa che Tatiana non dimenticò mai. Dalla baracca portavano via i morti. Li prendevano per mani e piedi, li facevano oscillare e poi li lanciavano su una piramide di corpi. Erano bianchi. “Bianchissimi”. Quando durante la detenzione non vide più la madre, Tatiana pensò che fosse diventata così anche lei. Bianca come quei corpi. Pensò che fosse morta.

Ricordare i propri nomi

Tatiana e Andra ripetevano ogni giorno il loro nome. L’ultima raccomandazione della mamma: ricordarsi i propri nomi. Sempre e comunque, nonostante fossero solo numeri.

Il ritorno a casa e la fotografia

Passò più di un anno dalla liberazione prima che la verità tornasse alla luce. La madre riuscì a rintracciarle. Mandò una fotografia alla loro insegnante. Quando la videro, le bambine riconobbero subito quei volti: mamma e papà. Fu così che ricominciò la strada verso casa. L’insegnante le aiutò a ristabilire il contatto con i genitori. A causa della complicata burocrazia e della paura di eventuali errori, ci volle ancora del tempo prima che le bambine si ricongiungessero con i propri genitori. Dopo l’orrore dell’Olocausto, quella fotografia fu il primo segno che la vita, nonostante tutto, poteva ancora ricominciare.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?

Come procede l’erosione dell’economia russa? In sostanza, gli indicatori suggeriscono che Mosca si sta svenando per una guerra che non riesce ancora a vincere. Anche se adesso sullo scacchiere internazionale ha fatto irruzione una nuova variabile, cioè quella del conflitto in Iran. Che potrebbe dare respiro a Vladimir Putin nel 2026 grazie alle prevedibili ricadute a livello energetico sui prezzi di gas e petrolio e quindi su una domanda che incentiverebbe di nuovo il contrabbando russo. Ricordando pur sempre che lo zar ha perso l’ennesimo alleato e fornitore di armi, ossia Teheran.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Putin assieme al presidente iraniano Masoud Pezeshkian (foto Imagoeconomica).

E occhio agli ulteriori possibili sviluppi negativi: se gli Stati europei decretassero l’utilizzo a favore dell’Ucraina degli asset russi congelati dal 2022, la guerra potrebbe pendere dalla parte di Kyiv. Si tratta di oltre 200 miliardi di euro, al cambio attuale oltre 18 mila miliardi di rubli. Equivalenti alla metà delle entrate annuali della Federazione russa.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (foto Imagoeconomica).

Se poi, invece di allentare le sanzioni sulle vendite di petrolio russo (come deciso dal presidente americano Donald Trump), si impedisse il transito della flotta fantasma di petroliere russe nei mari europei, nei corridoi del Cremlino inizierebbero a serpeggiare ancora più preoccupazioni.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Donald Trump con Vladimir Putin (foto Imagoeconomica).

Ma scendiamo nel dettaglio dei numeri. La recente pubblicazione dei dati preliminari sul bilancio 2025 della Federazione russa rilasciate dal ministero delle Finanze nel Brief annual information on federal budget execution e le analisi di Trading Economics confermano ad abundantiam le precedenti valutazioni pubblicate su Lettera43 in una serie di tre articoli apparsi a fine 2025.

Il deficit annuale è aumentato di 2 mila miliardi di rubli

Quali sono in sintesi i dati più importanti? Il deficit annuale previsto inizialmente in 3.700 miliardi di rubli per fine 2025 si è rivelato in realtà pari a 5.700 miliardi di rubli. Nonostante una cospicua crescita delle entrate, arrivate alla cifra record di 36.600 miliardi di rubli, le spese hanno toccato i 42.300 miliardi di rubli, contro una previsione di 31 mila miliardi rilasciata a fine 2024.

Per la prima volta le entrate tributarie sfiorano il 60 per cento del totale

In particolare, gli introiti da vendite di petrolio e gas, normalmente comprese tra il 45 e il 50 per cento del bilancio russo, si sono fermati al 25 per cento del totale e sono stimati per il 2026 in ulteriore flessione fino al 18 per cento (sempre che, come detto, non cambi qualcosa vista la situazione in Medio Oriente). Per la prima volta le entrate tributarie, cioè pagate dai russi (Iva, Imposte su imprese e sui redditi, balzelli vari) sfiorano il 60 per cento del totale.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Il conflitto in Medio Oriente apre nuovi scenari sull’export di idrocarburi (foto Ansa).

Per quanto riguarda le uscite, il ministero delle Finanze conferma che le spese militari e per la difesa hanno superato il 40 per cento del totale, eclissando tutte le altre voci di uscita. In particolare investimenti, sanità e previdenza sociale risultano compresse rispetto agli anni precedenti.

Una parte cospicua dello sforzo bellico veniva occultata?

Nella previsione per il 2026 il ministero dell’Economia si sbilancia in una nuova riclassificazione delle spese militari, affiancando alla voce delle spese per la Difesa una categoria aggiuntiva, e cioè “National Security and Law Enforcement”, la cui somma è stimata per il 2026 al 54 per cento, confermando che nella classificazione dei bilanci precedenti una parte cospicua dello sforzo bellico veniva occultata in poste di bilancio diverse.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Un’immagine di un soldato russo a Mosca (foto Ansa).

Se il nuovo schema di riclassificazione della spesa militare fosse applicato al consuntivo 2025, emergerebbe che quella spesa bellica già nel 2025 ha sfiorato il 50 per cento del bilancio: la categoria “National Defense” riporta la spesa destinata direttamente a forze armate, procurement militare (cioè le procedure di approvvigionamento, gestione e acquisto di sistemi d’arma, tecnologie e servizi per la Difesa), Ricerca & sviluppo militare, stipendi e logistica, operazioni legate alla guerra.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
La sede della Banca di Russia a Mosca (Ansa).

Mentre la nuova categoria “National Security and Law Enforcement” include: Servizio federale per la sicurezza della Federazione russa, Rosgvardia (Guardia nazionale), ministero dell’Interno, Guardia di frontiera, Servizi penitenziari, Protezione civile, Sicurezza interna e ordine pubblico, tutte ampiamente coinvolte nelle operazioni belliche.

Le previsioni per il 2026 confermano una crescita della spesa militare in un contesto economico stagnante. L’economia russa risulta devastata dal crollo delle esportazioni di idrocarburi. E la volontà di sottoporla a un ulteriore sforzo diventa difficilmente sostenibile.

Per concludere questo aggiornamento, è necessario costatare che l’unica previsione confermata risulta essere quella sull’ammontare della stima sul debito pubblico totale a fine 2025, confermato in 32.800 miliardi di rubli, in crescita del 15 per cento sul 2024, con un deficit di bilancio superiore di oltre il 54 per cento rispetto al previsto. La voragine, per l’ennesima volta, è coperta in buona parte da prelievi a carico del National Wealth Fund (Nwf), ridottosi di circa 15 mila miliardi di rubli, rispetto al 2022 e ormai quasi privo di asset liquidi.

Come va l’erosione del bilancio russo, tra guerra in Ucraina e conflitto in Iran?
Vladimir Putin (foto Ansa).

D’altro canto, oltre il 90 per cento dell’intero debito pubblico russo, ormai azzerata la componente estera e quasi insignificante la quota detenuta da privati (inferiore al 4 per cento), è detenuto dal sistema delle banche commerciali (pubbliche) che sottoscrivono totalmente le continue emissioni di debito del loro azionista.

La crescita del Pil sembra alimentata solo dalla componente militare

La crescita del Prodotto interno lordo 2025, stimata allo 0,6 per cento, con un tasso di inflazione assai dubbio, sembra alimentata esclusivamente dalla componente “Pil militare”, ormai intorno al 15 per cento del totale. Mentre la componente “Pil civile” è in forte contrazione per il terzo anno consecutivo. Con questi numeri quanto può resistere ancora Putin?