Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio

Tutto comincia con un orologio che si ferma alle 4:06 del mattino del 19 agosto 2024. In 16 minuti precisi, il Bayesian – uno yacht a vela di 56 metri, gioiello della cantieristica italiana, costruito dai cantieri Perini Navi – si inabissa al largo di Porticello, in Sicilia. Sette persone muoiono. Tra loro Mike Lynch, miliardario britannico della tecnologia, e sua figlia diciottenne Hannah. Sedici minuti. Una nave di quella classe non dovrebbe affondare così. E infatti la Procura di Termini Imerese apre un fascicolo per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, con tre membri dell’equipaggio indagati. A giugno 2025 lo scafo viene recuperato dal fondale a 50 metri di profondità e trasferito nel porto siciliano per gli accertamenti tecnici. Le indagini sono ancora in corso. Perini Navi era confluita in The Italian Sea GroupTISG, cantiere toscano di Marina di Carrara, quotato in Borsa, tra i più importanti del lusso nautico italiano. Da quel momento in poi, per TISG, è andata sempre peggio. 

Crisi The Italian Sea Group: milioni spariti, stipendi in ritardo e l’azzardo di Del Vecchio
Le ricerche per recuperare il corpo della figlia di Mike Lynch, dopo il naufragio del Bayesian (Ansa).

I conti che non tornano

Avanziamo velocemente di un anno e mezzo. Siamo a febbraio 2026. TISG comunica al mercato qualcosa che non si dovrebbe mai leggere in un comunicato ufficiale di una società quotata: la cassa non c’è più. Non è un eufemismo. Settanta, ottanta milioni di euro che avrebbero dovuto essere lì, il cuscinetto operativo di un cantiere con ordini pluriennali da decine di milioni l’uno, sono spariti. La causa, si dice, è un sistema di costi extra budget costruito nel tempo da alcune «figure apicali» per scavalcare i controlli interni. In parole semplici: qualcuno, dentro l’azienda, ha aggirato sistematicamente il sistema di approvazione delle spese. L’amministratore delegato Giovanni Costantino (fondatore, primo azionista con il 53,6 per cento e ora anche presidente dopo le dimissioni di tre quarti del consiglio), mette mano al portafoglio personale: 25 milioni di euro versati dalla sua GC Holding il 19 febbraio. Non bastano. Otto giorni dopo, gli stipendi dei 500 dipendenti arrivano in ritardo per insufficienza di liquidità. Gli operai scendono in sciopero. Il Cda esplode. Il presidente Filippo Menchelli e il vicepresidente Marco Carniani si dimettono contestando la gestione degli ultimi anni. Costantino li accusa a sua volta. KPMG viene chiamata a fare una forensic due diligence. Il titolo in Borsa crolla del 55 per cento in due settimane. La società vale oggi una frazione di quello che valeva un anno fa.

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Giovanni Costantino (Imagoeconomica).

Il “salvagente” lanciato da Leonardo Maria Del Vecchio

È a questo punto, con TISG a terra, che entra in scena Leonardo Maria Del Vecchio. Trent’anni. Quartogenito del fondatore di Luxottica. Presidente di Ray-Ban, Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica, e da qualche anno protagonista di una stagione di investimenti personali che ha dell’incredibile. Nel 2022 ha fondato LMDV Capital, il suo family office, guidato dall’ex banker Marco Talarico. In tre anni ha accumulato una ventina di partecipazioni: il Twiga di Briatore, ristoranti a Brera, Acqua di Fiuggi, il 30 per cento de Il Giornale, l’80 per cento di Editoriale Nazionale (Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino), una start-up di grafene, una di fintech, una di gin giapponese. Ha provato a comprare Repubblica. Non ci è riuscito. Qual è il filo conduttore? Nessuno riesce a trovarlo. Ristorazione, media, tecnologia verde, lusso, distillati. LMDV prende quello che attira l’attenzione, senza un piano industriale riconoscibile. E ora vuole comprare un cantiere navale.

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Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

I numeri di un castello di carte

Parliamo di soldi veri, perché è qui che la storia diventa inquietante. A gennaio 2026, LMDV Capital allarga la linea di credito con UniCredit portandola a circa 650 milioni di euro, una cifra che ha sostituito una precedente linea da 350 milioni aperta sei mesi prima con Indosuez, che a sua volta aveva rimpiazzato finanziamenti con Intesa Sanpaolo, Banca Ifis e Mps. Ogni volta la cifra cresce. Ogni volta cambia la banca. Garanzia? L’intero portafoglio di LMDV Capital è in pegno. In altri termini: tutto quello che Del Vecchio ha costruito in tre anni – il Twiga, i giornali, il grafene, il gin – è dato in garanzia alle banche. Se qualcosa va storto, UniCredit può prendere tutto. Ma la cosa più importante è questa: Del Vecchio non ha liquidità propria. Ha credito bancario. E quel credito è già quasi interamente impegnato. Per comprare TISG, ricapitalizzarla, coprire le perdite emerse e rilanciarla operativamente, servirebbero almeno 150-200 milioni di euro freschi. Soldi che non ci sono. Rimane la quota di eredità. Del Vecchio è uno degli otto eredi di Delfin, la cassaforte lussemburghese che controlla EssilorLuxottica, Generali, Mps e altro ancora. Ma da tre anni gli eredi litigano sull’assetto della governance. Nessuna divisione è stata ancora formalizzata. Leonardo Maria investe come se quei soldi fossero già suoi. Non lo sono ancora.

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Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

I rischi di una possibile acquisizione

Ammettiamo per un momento che Del Vecchio riesca a comprare TISG. Cosa succede dopo? TISG non è un ristorante né un giornale. È un cantiere che gestisce commesse su superyacht full custom da 30 a 150 milioni di euro l’uno, con tempi di costruzione pluriennali, decine di subappaltatori, materiali pregiati, armatori internazionali abituati a standard di servizio e comunicazione altissimi. I brand Admiral, Tecnomar e Perini Navi sono nomi che nel mercato globale del lusso nautico godono di reputazione decennale. Rischiano di rovinarsi in sei mesi con un management sbagliato. Chi gestirebbe questa realtà? LMDV Capital ha mostrato di sapere fare deal. Non ha mai dimostrato di saper gestire operativamente nulla di complesso. Talarico viene dalla finanza, come gli altri del family office. Nessuno di loro ha mai gestito un cantiere con centinaia di operai specializzati, ingegneri navali, processi industriali che durano anni. E poi c’è il problema strutturale: TISG entra in questa storia con un’indagine KPMG ancora aperta, un bilancio 2025 non approvato, una causa da 470 milioni legata al Bayesian, un consiglio di amministrazione che si è appena dimesso in blocco e un’immagine sul mercato gravemente compromessa. Chiunque compri oggi compra un cantiere con una bomba a orologeria dentro. La domanda che nessuno fa è quella che invece bisognerebbe porre ad alta voce: chi tutela i lavoratori?

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I cantieri di The Italian Sea Group (Imagoeconomica).

I 650 operai dei cantieri vanno tutelati

Ci sono 650 operai nei cantieri di TISG. Saldatori, falegnami, tappezzieri, elettricisti navali, verniciatori. Mestieri specializzati che in pochi luoghi in Italia si praticano ancora ad alto livello. Quegli operai hanno aspettato lo stipendio otto giorni a febbraio. Hanno scioperato. Si sono chiesti cosa stesse succedendo. Nessuno lo ha loro spiegato con chiarezza. Continuano a non saperlo. Quello che sappiamo è che sopra le loro teste si è scatenato un conflitto tra un amministratore delegato accusato di irregolarità contabili, un consiglio di amministrazione che si è dimesso lanciando accuse gravi, e ora un giovane miliardario che vuole comprare tutto a debito per aggiungere un cantiere nautico alla sua collezione di asset. In Italia esiste un ministero del Lavoro. Esistono le organizzazioni sindacali. Esistono le prefetture. Qualcuno, in questa catena, dovrebbe alzare la mano e dire: prima di cambiare di mano un’azienda che ha centinaia di lavoratori e una crisi di liquidità conclamata, bisogna avere un piano industriale credibile. Bisogna avere i soldi. Bisogna avere le competenze. Non una collezione di gin, quote di giornali e cantieri navali tenuta insieme con finanziamenti bancari in pegno.

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Uno yacht di TISG in banchina di carenaggio (Imagoeconomica).

Se la guerra è un videogame: per la Casa Bianca l’Iran è come Call of Duty

L’Iran come Call of Duty. Mentre in Medio Oriente va in scena un’escalation del conflitto dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele e la contestuale risposta di Teheran, l’account social della Casa Bianca si diverte a montare le immagini dei raid in Iran alternate a quelle del celebre videogame. Il video è stato pubblicato su X ed è stato realizzato mischiando le scene di Call of Duty Modern Warfare III, un titolo del franchise di sparatutto in prima persona, con le azioni reali dei militari statunitensi contro obiettivi iraniani. Il post è accompagnato dalla scritta «per gentile concessione di Red, White & Blue», con riferimento al pacchetto che si può acquistare nel gioco per equipaggiare il proprio personaggio di armi che lanciano proiettili con diverse scie di colore. La mossa è stata ritenuta di cattivo gusto da numerosi utenti, che non si capacitano di come la Casa Bianca possa paragonare a un videogioco una guerra che ogni giorno causa morti e feriti. «Quello che manca nel video sono le scolare iraniane uccise nell’esplosione e i soldati americani uccisi», ha fatto notare Cornell William Brooks, docente di Harvard.

Pochi giorni prima il video dell’operazione Epic Fury a ritmo di Macarena

Ma non è l’unico filmato del genere comparso sui social della Casa Bianca da quando gli Usa hanno deciso di attaccare Teheran. Già nei giorni scorsi lo stesso account aveva condiviso un video che mostrava alcuni momenti dell’operazione Epic Fury contro l’Iran con una musica in sottofondo che richiamava le prime note della Macarena, celebre hit del 1993. Le immagini mostravano caccia militari decollare e sganciare bombe su Teheran, con immagini a rallentatore. Anche in quel caso non era mancata l’ira degli utenti: «Non posso credere che la Macarena è diventata la colonna sonora della Terza guerra mondiale».

L’Europa si mobilita per Cipro dopo l’attacco alla base britannica di Akrotiri

«Dobbiamo rivalutare i nostri assetti nella regione e rispondere alle richieste dei Paesi amici in difficoltà. Intendiamo dispiegare un dispositivo multidominio in Medioriente, con sistemi di difesa aerea antidrone e antimissilistica». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando alla Camera: nelle sue comunicazioni ha peraltro riconosciuto che le operazioni militari di Stati Uniti e Israele, che hanno provocato la reazione (forse sottovalutata) dell’Iran, non rientrano nel quadro del diritto internazionale. Crosetto ha poi aggiunto che l’Italia fornirà «assieme a spagnoli, francesi e olandesi un aiuto a Cipro», dove si trova la base militare britannica di Akrotiri, colpita il 2 marzo da un drone iraniano (o forse di Hezbollah). Il punto sugli aiuti europei all’isola.

L’Europa si mobilita per Cipro dopo l’attacco alla base britannica di Akrotiri
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

La Francia schiererà la portaerei Charles de Gaulle

L’Eliseo ha riferito che, «in uno spirito di solidarietà europea», il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto colloqui telefonici con Giorgia Meloni e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis: nel corso delle chiamate è stato concordato «di coordinare l’invio di mezzi militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale». La telefonata è stata confermata da Palazzo Chigi: i due leader, si legge in una nota, «hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale». La portaerei Charles de Gaulle sarà dispiegata nel Mar Mediterraneo (si trovava nel Baltico) e Macron ha anche ordinato il dispiegamento della fregata Languedoc. L’isola verrà anche aiutata con la fornitura di mezzi antiaerei.

L’Europa si mobilita per Cipro dopo l’attacco alla base britannica di Akrotiri
Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

Gli aiuti di Italia, Spagna, Paesi Bassi e Grecia

L’Italia fornirà sistemi di difesa aerea, antidrone e antimissile a Cipro: Crosetto ha parlato di «assetti navali», senza però andare nei dettagli. La Spagna invierà la fregata Cristoforo Colombo, utilizzata per la difesa aerea. La nave supporterà il sistema intercettore missilistico Patriot, che la Spagna schiera in Turchia. Il governo dei Paesi Bassi fornirà ha dichiarato che sta valutando come supportare Cipro. La Grecia ha già dispiegato le due fregate Kimon e Psara, che ora si trovano in acque cipriote.

L’Europa si mobilita per Cipro dopo l’attacco alla base britannica di Akrotiri
Caccia britannici nella base di Akrotiri (Ansa).

Il Regno Unito manderà anche elicotteri antidrone

Per quanto riguarda il Regno Unito, di fatto oggetto dell’attacco, Londra invierà a Cipro il cacciatorpediniere Hms Dragon e elicotteri Wildcat dotati di capacità anti-drone. La decisione è stata presa da Keir Starmer dopo un colloquio col presidente cipriota Nikos Christodoulides. Il premier britannico ha anche annunciato che il Regno Unito invia altri quattro caccia Typhoon in Qatar.

Rinviate o da remoto le riunioni informali del Consiglio Ue

A causa delle tensioni in Medio Oriente e delle ripercussioni sui voli verso Cipro, la presidenza cipriota di turno dell’Ue ha comunicato che tutte le riunioni informali del Consiglio Ue previste sull’isola nel mese di marzo verranno rinviate o si svolgeranno virtualmente.

Aggredito da un toro, muore imprenditore a Potenza

AGI - Un uomo di 57 anni, Leonardo Guglielmi, è morto a Filiano (Potenza) dopo essere stato aggredito da un toro. Il fatto è avvenuto mercoledì pomeriggio, ma la notizia si è appresa solo oggi.

L'incidente, avvenuto all'interno dell'azienda agricola del 57enne, secondo una prima ricostruzione, è accaduto mentre l'imprenditore agricolo stava facendo rientrare l'animale nella stalla.

Sul posto operatori del 118, che non hanno potuto che constatare il decesso dell'uomo, e i carabinieri che indagano sull'accaduto.

Nuova circolare del Viminale: rafforzata la vigilanza su basi Usa e infrastrutture strategiche

AGI - Rafforzare i "dispositivi di vigilanza" sulle basi militari americane presenti sul territorio nazionale e sui "siti sensibili riconducibili alla filiera di produzione di interesse militare, specie di quella a supporto della catena logistica bellica degli alleati". È una delle misure raccomandate in una circolare inviata a prefetti e questori dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Alla luce della nuova situazione determinata dall'attacco all'Iran, viene prevista una tutela particolare "degli obiettivi diplomatico-consolarireligiosiculturalieconomici e commerciali riferibili allo Stato di Israele ed alla comunità religiosa ebraica, nonché agli Usa".

Non solo: l'esposizione alla minaccia terroristica e "alle diversificate espressioni del dissenso" impongono la necessità di un potenziamento della protezione "degli obiettivi istituzionali e di governo, delle sedi di partito e movimenti politici, delle infrastrutture critiche e di produzione ed erogazione dei servizi pubblici essenziali, delle località che per vocazione turisticarilevanza religiosa, ovvero perché interessate da eventi di rilievo mediatico, fanno registrare un maggiore afflusso di persone e di fedeli". Una "attenzione scrupolosa" dovrà essere riservata poi ad aeroportiportistazioni ferroviarie mentre in ambito portuale "dovrà essere attentamente monitorata, di concerto con le autorità dei rispettivi scali, la presenza di assetti navali militari e commerciali riconducibili ai Paesi sensibili, nonché quella delle grandi navi di crociera delle principali rotte turistiche".

Richiamo per le Paralimpiadi e rischio di campagne antagoniste

Uno specifico richiamo è previsto per "le autorità provinciali di pubblica sicurezza interessate dall'imminente svolgimento delle Paralimpiadi invernali nel cui ambito è prevista la partecipazione di delegazioni estere sensibili". Segnalato anche il rischio che l'acuirsi della crisi possa "innescare una ripresa della campagna antagonista a sostegno della causa palestinese o comunque in direzione antimilitarista".

L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione

Panico nella zona meridionale di Beirut dopo l’appello lanciato dall’IDF per l’evacuazione del sobborgo di Dahieh, storica roccaforte di Hezbollah, in vista di imminenti attacchi. Decine di migliaia i residenti in fuga: secondo L’Orient le Jour, la strada che collega la capitale libanese con Damasco, in Siria, è imbottigliata di auto. Il ministero della Salute libanese ha reso noto che gli attacchi israeliani degli ultimi giorni hanno ucciso un totale di 102 persone.

L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione
Famiglia libanese in fuga da Beirut (Ansa).

La minaccia del ministro israeliano Smotrich

«Due anni fa abbiamo dovuto far sgomberare gli abitanti del nord. Oggi abbiamo diffuso avvisi per l’evacuazione dal sud del Libano e dalla zona di Dahieh, mentre dalla parte israeliana del confine le comunità tornano a prosperare». Lo ha dichiarato ministro israeliano delle Finanze, Bezalel Smotrich, aggiungendo che «molto presto Dahieh somiglierà a Khan Yunis», città della Striscia di Gaza devastata dai bombardamenti dell’IDF.

L’IDF continua a martellare in Libano: caos a Beirut dopo l’avviso di evacuazione
Palazzo sventrato da un missile nella zona sud di Beirut (Ansa).

Hezbollah schiera la Forza Radwan

Sempre per quanto riguarda il Libano, secondo quanto riferito a Reuters da tre fonti, Hezbollah ha dato ordine ai combattenti d’élite della Forza Radwan di unirsi alla battaglia nel sud del Paese, da dove si erano ritirati dopo la guerra del 2024. L’obiettivo è bloccare l’avanzata dei carri armati israeliani, che sono già entrati in Libano. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha dichiarato in un discorso televisivo che il gruppo avrebbe affrontato il piano israeliano di «occupazione ed espansione».

Beirut vieta le attività dei pasdaran

Prendendo le distanze da Teheran, che foraggia Hezbollah, il governo di Beirut ha deciso di vietare tutte le attività militari dei Guardiani della rivoluzione islamica in Libano «in vista del loro arresto e rimpatrio in Iran». Lo ha annunciato il ministro dell’Informazione Paul Morcos, presentando una nuova stretta nei confronti delle attività dei pasdaran nel Paese dei cedri.

Il monito delle Nazioni Unite

Commentando l’ordine di evacuazione israeliano Janine Hennis, coordinatrice speciale Onu per il Libano, ha scritto su X che il Paese «sta vivendo un nuovo incubo» e che «nessuna delle parti può imporre una soluzione permanente con la forza».

Intesa Sanpaolo, inaugurata l’Ala Formula del Collegio Einaudi a Torino grazie al sostegno della banca

È stata inaugurata la nuova Ala Formula nella sezione Valentino della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, grazie al progetto Spazio al merito sostenuto da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con Cesvi, che ha permesso di creare 12 nuovi posti letto per studentesse e studenti universitari meritevoli, dai 18 ai 25 anni, allievi degli Atenei torinesi, studenti internazionali e allievi di Scuole d’eccellenza convenzionate con il Collegio Einaudi. Il progetto, selezionato da Intesa Sanpaolo nell’ambito della divisione Banca dei territori guidata da Stefano Barrese, è stato sostenuto attraverso una raccolta fondi su For Funding, la piattaforma di crowdfunding della banca dedicata a sostenibilità ambientale, inclusione sociale e accesso al mercato del lavoro per persone in difficoltà. In quattro mesi, sono stati raccolti oltre 100 mila euro grazie alla generosità di cittadini, imprese e della banca stessa che ha partecipato attivamente contribuendo con 2 euro per molti dei prodotti acquistati dai clienti in modalità online.

Il progetto nasce per fornire una risposta alla carenza abitativa

A Torino, come in tante altre città italiane, trovare una camera a tariffe accessibili è una sfida quotidiana per migliaia di studenti universitari. Secondo uno studio di Ires Piemonte del 2021, a fronte di circa 2.200 posti letto disponibili, oltre 6 mila borsisti fuori sede ne avrebbero bisogno. Questo significa che più di 3.800 giovani che inseguono il proprio sogno universitario si trovano a fare i conti con una grave carenza abitativa. Il progetto di ampliamento della Sezione Valentino del Collegio Einaudi, nel cuore del quartiere San Salvario, nasce per fornire una risposta concreta al fabbisogno del territorio di accoglienza degli universitari, andando così a rafforzare l’impatto sociale e a investire nel futuro degli studenti che si impegnano per raggiungere grandi obiettivi.

Creati anche 40 nuovi posti di studio

Grazie al progetto di riqualificazione edilizia e di ridestinazione d’uso degli spazi, è stato possibile creare anche 40 nuovi posti di studio, contribuire allo sviluppo dell’offerta residenziale universitaria della Città di Torino a favore degli studenti meritevoli e valorizzare il patrimonio architettonico della città. Nel dettaglio, i fondi raccolti hanno permesso di sostenere i costi di realizzazione, non coperti dal finanziamento pubblico, della porzione del piano denominata Ala Formula, composta dalle camere da letto, di una sala condivisa per attività di gruppo e l’acquisto dell’arredamento.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43

Tocca Napoli e poi muori. Mediaticamente, si intende. Lo sa bene Aldo Cazzullo che ha osato criticare Sal Da Vinci, fresco vincitore di Sanremo con Per sempre sì. Ormai diventata tormentone su TikTok et similia. Il vicedirettore del Corriere della sera, proprio perché ama «Napoli e i napoletani», ha bocciato Sal. Perché, a suo dire, rappresenta «la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano». Nella sua difesa della tradizione partenopea degli Eduardo, dei Troisi e dei Totò, dei Senese dei Pino Daniele e via dicendo, Cazzullo però è andato oltre, definendo Per sempre sì una canzone «adatta a un matrimonio della camorra».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Aldo Cazzullo (Imagoeconomica).

Parole che non sono andate giù al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: «Devo dire che per come erano state formulate le parole di Cazzullo erano chiaramente inopportune, perché sebbene ogni valutazione artistica sia assolutamente personale e accettabile, l’associazione fatta a stereotipi della città non può essere valutata positivamente», ha detto il primo cittadino, cercando però di spegnere la futile polemica: «Mi affido alle parole di Cazzullo che ha detto che la sua era semplicemente una provocazione alla Checco Zalone e la prendiamo per quella che era».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Gaetano Manfredi (Ansa).

Finita qui? Proprio per nulla. Perché a rincarare la dose ci ha pensato l’ex sindaco partenopeo Luigi De Magistris che ha liquidato il commento di Cazzullo come «un giudizio fondato su un pregiudizio, sull’assenza di conoscenza della città di Napoli». E ancora: «Valutare in modo così negativo e inaccettabile una canzone, come quella dei “matrimoni della camorra”, mi pare davvero fuori luogo».

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Luigi De Magistris (foto Imagoeconomica).

Insomma l’ex pm dice basta «a questa canea che ogni volta viene lanciata contro Napoli e i napoletani anche a Sanremo. È capitato con Geolier, ora con Sal Da Vinci che ha vinto il Festival. Vorrei che una volta per tutte si interpretasse in maniera autentica una frase del capolavoro Napul’è di Pino Daniele, ossia il passaggio ”Napule è tutto nu suonno E a’ sape tutto o’ munno, Ma nun sanno a’ verità”, cioè questo fatto di pretendere di giudicare una città-mondo, senza confini, che è stata capitale, che ha un sentimento popolare fatto di sensibilità diverse con un giudizio così tranchant non mi pare giusto». Insomma, «nessun napoletano cerca un’immagine patinata di Napoli, che è un teatro vero, in cui c’è il Sal Da Vinci del musical Scugnizzi, come quello di Sanremo». Parafrasando il maestro Bennato, son solo polemichette. Battuta zaloniana o meno, associare automaticamente la napoletanità forse un po’ kitsch, neomelodica e dalle tinte Grecian 2000 che non incontra i gusti sabaudi alla criminalità organizzata è qualcosa che Napoli non merita. E non merita nemmeno Sal Da Vinci.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
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Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43

Stampa Estera, tour nella Ciociaria cara a Tajani

Stampa Estera, tutti in tour nella Ciociaria cara ad Antonio Tajani. Il 15 dicembre era stata presentata a Roma, a Palazzo Grazioli, nella sede dei corrispondenti stranieri, la candidatura della Ciociaria a Capitale italiana della Cultura 2028. Il progetto, denominato “Hernica Saxa“, punta a valorizzare il patrimonio storico e culturale delle città fortificate della provincia di Frosinone. Ora è scattato il viaggio premio, ossia il press tour, alla scoperta delle delizie archeologiche, artistiche, ambientali e soprattutto gastronomiche nei comuni di Anagni, Ferentino, Alatri e Veroli. Giornate piene di eventi, che terranno lontano da Roma molti associati e alla fine, chissà, a stringere le mani dei giornalisti si materializzerà anche un collega, il vicepresidente del Consiglio nonché ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale: sì, proprio lui, il ciociaro per eccellenza, Tajani, sempre che trovi tempo tra una dichiarazione imbarazzata sul collega di governo Guido Crosetto e qualche uscita che ha suscitato ironia sui rimedi anti-droni e sui consigli agli italiani a Dubai che devono prendere il pullman. Meglio dimenticare tutto davanti al piatto tipico di Anagni, il timballo di Bonifacio VIII, con fettuccine all’uovo e animelle…

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Antonio Tajani e, sullo sfondo, una foto di Donald Trump (foto Imagoeconomica).

Valli di lacrime per Pinault

Allarme rosso per François-Henri Pinault: una delle sue maison, Giambattista Valli, è in crisi. Tanto da annullare la sfilata in calendario il 6 marzo, dove era attesa la collezione autunno-inverno del prossimo anno. La situazione appare pessima, per il brand della moda nato a Roma e ora inserito nel portafogli della holding Artémis della famiglia Pinault.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
François-Henri Pinault con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (foto Imagoeconomica).

Mattarella alla festa del Corriere

Venerdì milanese per i vip: il Corriere della Sera viene celebrato al Teatro alla Scala di Milano con l’evento “Corriere 150 anni. La libertà delle idee”, con la partecipazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Pezzi storici delle firme letti da Cristiana Capotondi e Serena Rossi, testimonianze personali legate al quotidiano con lettori d’eccezione e il presidente di Fondazione Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli. Aprono l’evento il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il sovrintendente del Teatro alla Scala Fortunato Ortombina, il direttore del giornale Luciano Fontana e ovviamente il patron, ossia il presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo. Interventi e testimonianze si alterneranno alle esecuzioni dell’orchestra del Teatro alla Scala diretta da Alexander Soddy, dell’Inno d’Italia e di opere tratte da Norma di Vincenzo Bellini e da Götterdämmerung di Richard Wagner. Programma impegnativo…

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Lazio: Sarri rammaricato, Lotito imbufalito

Dopo il 2-2 della semifinale d’andata di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, l’allenatore biancoceleste Maurizio Sarri ha dichiarato su Italia 1: «Siamo rammaricati per il risultato. La squadra purtroppo si sta addirittura abituando a questo tipo di situazione nello stadio. Brutto a dirsi perché è veramente triste e anche stasera rimane la sensazione che se fossero stati 45 mila si poteva portare a casa la partita. Quest’anno ci siamo trovati spesso in difficoltà numerica in certi ruoli. È una rosa di giocatori da riequilibrare secondo me». Parole che ovviamente non sono piaciute a Claudio Lotito, che ormai viene definito «imbufalito» (e proprio giovedì 5 marzo viene “audito” in commissione Antimafia).

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Una delle proteste dei tifosi della Lazio contro il presidente Claudio Lotito (foto Ansa).

Niederkofler, chef in the Sky

Sta lanciando nuove iniziative, lo chef pluristellato Norbert Niederkofler: non a caso, nella serata di giovedì sarà su Sky, a MasterChef, in qualità di ospite della serata finale. I giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli decreteranno chi, tra loro, sarà il cuoco amatoriale che diventerà il 15esimo MasterChef italiano. Niederkofler ha bisogno di pubblicità; ora arriva a Venezia e, con lui, Nobu Matsuhisa, Jean-Georges Vongerichten e il debuttante in Italia Cédric Grolet, per quello che viene definito «un poker d’assi eccezionale»: apre Airelles Palladio, una destinazione super lusso attesa per aprile 2026 alla Giudecca, con tre ristoranti e una pasticceria.

Lo scontro politico su Sal Da Vinci, Tajani tra Medio Oriente e Ciociaria: le pillole di L43
Lo chef Norbert Niederkofler in una foto d’archivio del 2015 (Ansa).

La minaccia dell’Iran: «Se l’Ue resta in silenzio ne pagherà il prezzo»

L’Iran ha avvertito che «se l’Europa rimane in silenzio» di fronte agli attacchi di Stati Uniti e Israele, «tutti i Paesi ne pagheranno il prezzo». Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqae, in un’intervista all’emittente spagnola Tve. «Chi rimane in silenzio sarà complice di questa ingiustizia. Se l’Europa rimane in silenzio di fronte a questo attacco al diritto internazionale, tutti i Paesi prima o poi ne pagheranno il prezzo. Nessun paese delle Nazioni Unite può rimanere indifferente», ha sottolineato.

Mps, i 20 nomi per il nuovo cda

Il board di Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera alla lista dei 20 nomi per il rinnovo del consiglio di amministrazione, che il 15 aprile verranno sottoposti all’assemblea dei soci. Com’è noto, della lista non fa parte il ceo uscente Luigi Lovaglio, indagato per azione di concerto assieme ai primi azionisti Caltagirone e Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) nella scalata a Mediobanca. Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi sono stati indicati come possibile nuovo amministratore delegato al suo posto. Nicola Maione figura invece come candidato alla riconferma nel ruolo di presidente.

Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
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Mps, i 20 nomi per il nuovo cda
Mps, i 20 nomi per il nuovo cda

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La lista completa dei 20 nomi per il nuovo cda

Oltre a Maione, Passera, Palermo e Vivaldi, la lista comprende Paolo Boccardelli, Gianluca Brancadoro, Alessandro Caltagirone, Antonella Centra, Rosa Cipriotti, Elena De Simone, Simonetta Iarlori, Domenico Lombardi, Paola Lucantoni, Fabiana Massa, Gianmarco Montanari, Francesca Pace, Marcella Panucci, Francesca Paramico Renzulli, Renato Sala e Paolo Testi.