Bergamo, insegnante accoltellata da uno studente di 13 anni

Uno studente di 13 anni si è presentato a scuola con una maglia recante la scritta “vendetta“, un coltello e una pistola scacciacani e ha accoltellato la sua insegnante di francese. È successo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, all’istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di via Damiano Chiesa, dove ci sono elementari e medie. Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle 7.45 di mercoledì 25 marzo 2026, prima che iniziassero le lezioni, il ragazzo si è scagliato contro la prof. Chiara Mocchi, 57 anni, davanti ad altri coetanei. Un professore e due collaboratori scolastici l’hanno poi fermato in attesa dell’arrivo dei carabinieri. Avendo 13 anni, non sarà nemmeno imputabile. La donna, colpita al collo e in altre parti del corpo, è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale di Bergamo. È grave ma non in pericolo di vita. Ancora da chiarire il movente che, hanno spiegato i militari, «non è riconducibile a finalità terroristiche» ma a «un gesto isolato».

Valditara: «Gravità sconvolgente, approvare norme sui coltelli»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «Quanto accaduto presso l’Istituto comprensivo di Trescore Balneario è un fatto di una gravità sconvolgente. Esprimo innanzitutto la mia forte vicinanza alla docente, ai suoi familiari, alla scuola. Questo fatto dimostra che è necessario approvare rapidamente le nuove, severe norme predisposte dal governo per contrastare la criminalità giovanile e in particolare la diffusione di armi improprie fra i giovani. Misure necessarie da accompagnare a quelle che abbiano già avviato nelle scuole sulla condotta e l’educazione al rispetto e che a breve saranno avviate come quella sulla assistenza psicologica».

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica

Alla fine, la pallottola si sarà arrugginita davvero, come diceva lui con quella sua ironia ruvida da scoglio genovese, o forse quel muscolo stanco ha deciso che 91 anni di rintocchi fossero abbastanza per chi aveva visto tutto. Gino Paoli se n’è andato martedì, portandosi via l’ultimo soffitto viola di una stanza che adesso, per davvero, non ha più pareti. Ma per misurare la statura di questo gigante che ha dato respiro alla canzone d’autore, non si può procedere per compartimenti stagni: il poeta che scriveva di sesso tra le lenzuola di un bordello è lo stesso uomo che, 30 anni dopo si sarebbe trovato tra i banchi del politichese con lo sguardo perso di chi cerca un accordo tra i commessi in livrea.

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica

Le sirene del Pci e la frustrazione della politica

Lui, che era un anarchico per eredità genetica («il gene l’ho preso da mio nonno, che era analfabeta, ma conosceva a memoria gli scritti dell’anarchico Carlo Cafiero e le canzoni di Pietro Gori», raccontava) eccolo nel 1987 eletto nella circoscrizione Napoli-Caserta, sedotto dal canto delle sirene dei colonnelli del Pci, Occhetto e D’Alema. E dato che a 50 anni aveva già vissuto tre vite e ne aveva schivata una quarta per un millimetro di piombo, ci era cascato come un ingenuo. Una volta in Parlamento, aderì al Gruppo della Sinistra Indipendente, perché la tessera in tasca non l’aveva mai voluta: si immaginava di portare la bellezza nelle carceri e la musica nelle scuole, di scardinare il silenzio delle istituzioni con la forza delle idee. Lo spedirono, invece, dritto in commissione Trasporti. Il cantore di Una lunga storia d’amore a discutere di scartamenti ferroviari e vagoni letto. «Una frustrazione mostruosa», la definì, il contrappasso perfetto per un uomo che non aveva mai accettato orari né binari prestabiliti.

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli in Parlamento (Ansa).

Quel consiglio a Beppe Grillo rimasto inascoltato

Uscì da quel “disgusto” istituzionale nel ’92, per non tornarci più, se non per l’esperienza asfittica di assessore ad Arenzano, per mano del cognato, dove capì che i meccanismi del potere sono identici, sia che si tratti di una nazione che di un condominio. Da qui l’ammonimento accorato all’amico di sempre, Beppe Grillo, a cui provò a sbarrare la strada del Movimento 5 stelle prima ancora che nascesse. In una riunione quasi carbonara con Renzo Piano, Arnaldo Bagnasco e sua moglie, cercò di spiegargli che la politica, se affrontata con la mentalità del poeta o del comico, finisce per essere «una fregatura enorme».

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Beppe Grillo, Gino Paoli e Don Gallo (Ansa).

La sua vera militanza fu quella della scuola genovese

La politica, in fondo, per Gino, era stata una delle tante amanti amate tanto e lasciate in fretta. La sua vera militanza era altrove, in quel quartiere della Foce di Genova dove con Tenco, De André, Bindi e Lauzi, aveva inventato una “comune artistica”, quella della scuola genovese, una fratellanza di naufraghi del perbenismo che masticava Brassens e jazz mentre l’Italia democristiana sognava ancora le rime cuore-amore. Un sodalizio fatto di genio e di strappi violenti, come quello con Tenco, rotto per colpa di una donna e mai più ricucito: «Il mio rimorso è che senza questo litigio sarei stato accanto a lui la sera in cui si è sparato, e forse sarei riuscito ad impedirglielo», confessava con quella malinconia che solo chi è sopravvissuto a se stesso può permettersi.

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli (Ansa).

Gli amori folli, gli eccessi e le rinascite

Perché Paoli è stato l’uomo degli eccessi e delle rinascite: dalla prima mano tesa di Mogol alla voce di Mina che svelava la magia di un amplesso, fino a quel successo di Sapore di sale che lo rese «stronzo» e divo, prima del buio della depressione. Storia e leggenda: per una delle sue donne si sparò quella famosa rivoltellata al cuore. La sua prima politica, quella dei sensi, l’aveva scaraventato nel groviglio di un’Italia che ancora arrossiva per un bacio. Ma per un anarco-comunista della sua stazza, l’erotismo restava l’unica forma di coerenza, e la sua vita sentimentale è stata un incendio appiccato su più fronti. Dopo la prima moglie, Anna Fabbri, da cui ebbe Giovanni, perso prematuramente lo scorso anno, nel ’61 l’incontro con Ornella Vanoni accese un corpo a corpo di spartiti e desideri. Per lei scrisse Senza fine, Che cosa c’è, Anche se, trasformando una passione tormentata nella colonna sonora di una nazione che scopriva la carnalità. Eppure, nemmeno il magnetismo della Signora della musica italiana bastava a placare quella fame di vita. L’anno seguente si scontrò con il terremoto Stefania Sandrelli, allora ancora minorenne: un amore folle che oggi scatenerebbe i tribunali della morale, da cui nacque Amanda e che l’attrice, decenni dopo, avrebbe liquidato come ammirazione sconfinata.

Gino Paoli, poeta anarchico deluso dalla politica
Gino Paoli e Ornella Vanoni ospiti a Che tempo che fa di Fabio Fazio (Imagoeconomica).

Il legame senza fine con Ornella Vanoni

Paoli, in fondo, viveva le sue donne come viveva le note, con la stessa urgenza, fino all’incontro con Paola Penzo, la compagna e autrice che per 50 anni gli è rimasta al fianco e gli ha dato altri tre figli, Nicolò, Tommaso e Francesco. Ma il filo con la Vanoni è rimasto teso fino all’ultimo respiro. Nati a 24 ore di distanza, sono rimasti incastrati in un gioco del fato che li ha visti andarsene a soli quattro mesi di distanza. Lei si è spenta il 21 novembre scorso, stroncata da quel cuore che aveva cantato per una vita intera. Paoli l’aveva salutata con un’immagine in bianco e nero e un cuore nero sui social: nient’altro, perché tra loro le parole erano finite da un pezzo, sostituite da una complicità che li aveva riportati insieme sul palco per quel tour della memoria che sapeva di bilanci e sigarette. Prima che la morte interrompesse i giochi, stavano lavorando a un nuovo brano inedito, l’ultimo sigillo di una storia che li ha voluti immensi e senza fine.

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra

In Danimarca la prima ministra Mette Frederiksen ha rassegnato le dimissioni durante l’incontro con re Federico X. La premier, però, non lascerà l’incarico: è solo la prassi dopo le elezioni parlamentari che si sono tenute nel Paese. La socialdemocratica Frederiksen, infatti, è destinata a rimanere in sella anche dopo il deludente risultato ottenuto dal blocco di sinistra, che si è fermato a 84 seggi in parlamento su 179: senza maggioranza, servirà però un governo di coalizione.

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra
Mette Frederiksen (Ansa).

I Socialdemocratici si sono fermati al 21,85 per cento

Frederiksen, che è in carica dal 2019 ed è vicina al terzo mandato consecutivo, aveva deciso di ricorrere a elezioni anticipate per capitalizzare il consenso guadagnato grazie alla decisa opposizione alle rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia. Non è andata come auspicato: i Socialdemocratici con il 21,85 per cento (38 seggi al Folketing) hanno infatti registrato i risultati peggiori dal 1903 e, come detto, la coalizione di sinistra non ha ottenuto la maggioranza parlamentare. «Sono sempre pronta ad assumermi le responsabilità di prima ministra della Danimarca per i prossimi quattro anni. Ci aspettavamo un calo, perché è normale quando ci si presenta per la terza volta», ha dichiarato Frederiksen.

Elezioni in Danimarca, Frederiksen perde terreno ma resterà prima ministra
Mette Frederiksen (Ansa).

Per la maggioranza servirà un’allenza coi Moderati

Le elezioni parlamentari del 24 marzo hanno anche visto il calo dello schieramento di destra, che si è fermato a 77 seggi: i liberali di Venstre non sono andati oltre il 10,14 per cento (18 seggi). In generale, all’interno di entrambi i blocchi sono riusciti ad avanzare solo i partiti più estremi. L’ago della bilancia nella formazione di un nuovo governo di coalizione sarà rappresentato dai Moderati del ministro degli Esteri uscente nonché ex premier Lars Lokke Rasmussen, che hanno ottenuto 14 seggi.

La Sapienza al primo posto nel mondo per Lettere classiche

AGI - L'Università La Sapienza di Roma mantiene il primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica per il sesto anno consecutivo. È quanto emerge dalla sedicesima edizione annuale della classifica QS World University Rankings by Subject, pubblicata oggi da QS Quacquarelli Symonds, società di analisi globale della formazione universitaria globale.

La classifica analizza in modo indipendente oltre 21.000 programmi accademici in più di 1.900 università in oltre 100 paesi, coprendo 55 discipline e cinque grandi aree di studio (Arti e scienze umane, Ingegneria e tecnologie, Scienze della vita e medicina, Scienze naturali, Scienze sociali, economiche e manageriali).

Un totale di 60 atenei italiani (rispetto ai 56 del 2025) compaiono 769 volte nella classifica di quest'anno di cui 671 voci nelle singole discipline e 98 nelle cinque grandi aree di studi. L'Italia è il settimo paese più rappresentato per numero di università classificate. Di tutte le voci cumulative, il 28% ha registrato un miglioramento, il 35% è rimasto invariato e il 24% ha subito un calo, mentre 97 sono nuove voci, con un miglioramento netto del 4% rispetto all'anno precedente.

Le università italiane nelle classifiche mondiali

Le università italiane si sono aggiudicate 163 posizioni nella top 100 mondiale nelle 55 classifiche per disciplina e nelle cinque grandi aree di studio. L'Italia si colloca al terzo posto tra i paesi dell'Ue per numero di università classificate, dietro alla Francia (93) e alla Germania (72), ma al secondo posto per numero totale di voci, superata solo dalla Germania. Inoltre, è uno dei tre paesi dell'Ue a vantare una voce classificata al primo posto mondiale, insieme alla Svezia e ai Paesi Bassi, che guidano la classifica con due voci; e poi si colloca al secondo posto tra i paesi dell'Ue sia per le voci nella top 10 che nella top 20, superata solo dai Paesi Bassi. Il nostro Paese registra il terzo miglioramento su base annua più elevato (7%) tra i paesi dell'Ue con almeno 50 voci, a pari merito con la Repubblica Ceca. Solo il Portogallo (14%) e la Polonia (11%) mostrano un miglioramento netto più marcato. I risultati del 2026, viene sottolineato, confermano la solidità del posizionamento internazionale dell'università italiana, mettendo in evidenza un sistema capace di coniugare ampiezza della presenza disciplinare e risultati di eccellenza ai massimi livelli globali. Ne emerge il profilo di un ecosistema accademico articolato, competitivo e riconoscibile, nel quale la forza complessiva del Paese si misura tanto nella diffusione della sua presenza quanto nella qualità dei suoi vertici. Sul piano istituzionale, l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna si colloca al primo posto in Italia per numero complessivo di posizionamenti, con 50 presenze, il dato più elevato a livello nazionale. L'Università La Sapienza di Roma consegue invece il risultato individuale di maggior rilievo, assicurando all'Italia l'unico primo posto mondiale in Lettere classiche e Storia antica, confermato per il sesto anno consecutivo.

Le università italiane più rappresentate

La visibilità internazionale dell'Italia nelle diverse discipline è sostenuta in misura prevalente dai grandi atenei pubblici generalisti, che continuano a rappresentare l'ossatura del sistema universitario nazionale. Bologna guida il Paese con 50 voci, seguita da Sapienza con 46 e dall'Università di Padova con 40. Seguono l'Università degli Studi di Milano con 38, l'Università degli Studi di Firenze con 34, l'Università degli Studi di Napoli Federico II con 31, l'Università degli Studi di Pisa con 30 e l'Università degli Studi di Torino con 29. Il Politecnico di Milano, pur caratterizzato da un orientamento più marcatamente specialistico, registra 26 presenze, confermandosi tra i principali contributori italiani.

La proiezione internazionale dell'Italia

Questo quadro restituisce con chiarezza la cifra distintiva della proiezione internazionale dell'Italia: non un sistema fondato esclusivamente su poche eccellenze isolate, ma una presenza ampia, distribuita e strutturalmente radicata in una pluralità di ambiti disciplinari.

Eccellenze disciplinari e atenei di punta

La medicina è l'area disciplinare più rappresentata, con 38 atenei italiani classificati, in aumento rispetto ai 33 del 2025. Seguono scienze biologiche (31), fisica e astronomia (27), informatica e sistemi informativi (26). Nelle discipline umanistiche, le lettere classiche e la storia antica e l'archeologia due delle materie di punta dell'Italia a livello globale contano 16 atenei ciascuna, guidate in entrambi i casi dalla Sapienza. L'Architettura/Ambiente Costruito è guidata dal Politecnico di Milano al 6° posto a livello globale, il miglior piazzamento individuale nel Paese per l'architettura. L'Università Bocconi continua a guidare l'Italia nelle discipline economiche, classificandosi al 9° posto in Marketing e al 10° in Economia e Management. L'Università Luiss è al primo posto in Italia in Scienze Politiche e Studi Internazionali, al 23° posto. L'Istituto Universitario Europeo contribuisce con cinque voci nella top 100 nelle materie di scienze sociali, riflettendo il suo profilo internazionale e di specializzazione. Nel campo emergente della scienza dei dati e dell'intelligenza artificiale, l'Italia è passata da tre atenei classificate nel 2025 a sette nel 2026, con il Politecnico di Milano in testa a livello nazionale al 32° posto.

Direttore d’orchestra citato negli Epstein Files: il Teatro Massimo di Palermo gli toglie l’Aida

Il Teatro Massimo di Palermo ha deciso di interrompere la collaborazione con il direttore d’orchestra francese Frédéric Chaslin, che avrebbe dovuto dirigere l’Aida a maggio. Il motivo? La presenza del suo nome negli Epstein Files. Com’è emerso dai documenti relativi alle indagini sul finanziere, nel 2013 Chaslin suggerì a Epstein la conoscente Frederika Finkelstein come traduttrice per visitare l’Opera di Parigi e la Reggia di Versailles. L’incaricò poi non si concretizzò. Ma tanto è bastato per generare malumori all’interno del Teatro Massimo, fino a rendere impossibile la collaborazione.

La notizia del contatto con Epstein ha cambiato il clima

La notizia del contatto Chaslin-Epstein, che ha cambiato il clima all’interno dell’orchestra, è arrivata a febbraio: poco prima del ritorno a Palermo del maestro francese, chiamato a dirigere un concerto su Beethoven. Ritorno, già, perché Chaslin già nel 2025 sempre al Massimo aveva diretto un Faust, facendosi apprezzare a tal punto che l’orchestra lo aveva indicato come un candidato al ruolo – tuttora vacante – di direttore musicale del teatro.

La decisione di interrompere la collaborazione con Chaslin

Percependo un clima teso, Chaslin aveva provato ad affrontare apertamente la questione durante le prove dello spettacolo su Beethoven, chiedendo all’orchestra se avesse qualche domanda da fargli. Che non era arrivata. Il disagio, emerso nelle chat sindacali ed espresso soprattutto dalle musiciste, era però rimasto. E successivamente è stato portato all’attenzione del direttore artistico Alvise Casellati, al quale gli orchestrali hanno spiegato di avere difficoltà nel portare avanti un’opera complessa come Aida in un contesto poco sereno. Da qui la decisione, senza un contratto già formalizzato, di interrompere la collaborazione con Chaslin.

Le email scambiate da Chaslin col sovrintendente Betta

Chaslin, che ha diffuso il contento di alcune email scambiate col sovrintendente Marco Betta, attraverso il suo legale ha sottolineato di non essere mai stato oggetto di indagini o denunce, spiegando che il rapporto con Epstein, nato nell’ambito del Santa Fe Opera e datato 2012, era limitato a un’ipotesi di mecenatismo, senza alcun compenso. Il maestro francese ha inoltre lamentato un danno economico: fidandosi della parola data, ha infatti anticipato di tasca propria 4.200 euro per l’alloggio a Palermo e 1.000 euro per i voli. «Ho sempre sentito dire che l’onore è un valore fondamentale in Sicilia. Confido dunque che esso possa guidare ancora le decisioni presenti», ha scritto Chaslin a Betta. Ma il passo indietro sembra davvero improbabile.

Droni russi negli spazi aerei di Lettonia ed Estonia: colpita una centrale elettrica

Un drone proveniente da territorio russo è entrato nello spazio aereo della Lettonia. A individuarlo è stata l’aeronautica militare. Un altro drone, sempre proveniente dalla Russia, è entrato in Estonia, colpendo una ciminiera della centrale elettrica di Auvere a Ida-Viru. Il governo estone ha annunciato una riunione straordinaria per discutere della sicurezza nazionale. L’azienda elettrica Enefit Power ha affermato che la centrale non ha subito danni e che l’incidente non avrà un impatto significativo sul sistema elettrico estone. «Questi sono gli effetti della guerra di aggressione su vasta scala condotta dalla Russia. Possiamo presumere che assisteremo ad altri incidenti di questo tipo», ha affermato Margo Palloson, direttore generale dell’Iss, il servizio di Sicurezza Interna dell’Estonia.

Uno studente accoltella un’insegnante nel Bergamasco. La donna è grave

AGI - Una docente di francese di 57 anni è ricoverata in gravi condizioni presso l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo a seguito di un'aggressione avvenuta questa mattina, intorno alle 7:45. La donna è stata avvicinata in strada, esattamente davanti all'istituto comprensivo di via Damiano Chiesa a Trescore Balneario, nel Bergamasco.

Secondo le prime ricostruzioni, l'autore del ferimento sarebbe uno studente della scuola.  È un 13enne che indossava una maglietta con la scritta 'Vendetta' e pantaloni militari quando è stato bloccato dai carabinieri. L'aggressione si è consumata nell'orario di ingresso, nei corridoi dell'istituto, sotto gli occhi di studenti e personale scolastico. Ed è stato un insegnante a immobilizzare, assieme a due collaboratori scolastici il ragazzino. 

Data la gravità delle lesioni riportate, i sanitari del 118 hanno disposto il trasferimento d'urgenza della vittima tramite l'intervento dell'elisoccorso.

Le indagini

Sul luogo dell'evento sono intervenuti tempestivamente i carabinieri, che hanno isolato l'area per effettuare i rilievi scientifici necessari. Le lezioni al momento sono sospese. Gli inquirenti sono attualmente al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica del ferimento e accertare le motivazioni del gesto. Al momento, l'indiziato è a disposizione della procura per i minorenni di Bergamo per gli accertamenti di rito.

Valditara: "La docente non è in pericolo di vita"

"Ho parlato con l'ospedale di Bergamo: l'insegnante non è fortunatamente in pericolo di vita". Lo dichiara il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in una nota.

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»

«Gli Stati Uniti stanno negoziando con se stessi». Così un portavoce militare iraniano, citato dai media statali, ha commentato le parole di Donald Trump secondo cui Teheran vorrebbe raggiungere un’intesa per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Di fatto, sono stati derisi i tentativi della Casa Bianca di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco: l’Amministrazione Trump ha appena inviato all’Iran, tramite il Pakistan, un piano in 15 punti. Secondo il tycoon l’intesa sarebbe stata trovata. Ma, appunto, l’Iran smentisce.

L’Iran prende in giro Trump: «Gli Usa stanno negoziando con se stessi»
Donald Trump (Ansa).

Il messaggio del portavoce militare iraniano

«Chi si autoproclama superpotenza globale si sarebbe già tirato fuori da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta come un accordo», ha dichiarato il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari in un video preregistrato trasmesso dalla televisione di Stato: «I vostri conflitti interni sono arrivati al punto in cui state negoziando con voi stessi? La nostra prima e ultima parola è stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: qualcuno come noi non scenderà mai a compromessi con qualcuno come voi. Né ora, né mai».

Braccio di ferro Meloni-Santanchè: pressing della premier per le dimissioni della ministra

È un pressing sempre più serrato quello che si registra ai piani alti di Palazzo Chigi su Daniela Santanchè. Dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi – rispettivamente sottosegretario e capo di gabinetto del ministero della Giustizia – per cui la premier Meloni ha espresso apprezzamento, ora gli occhi sono puntati sulla ministra del Turismo, a cui la presidente del Consiglio ha espressamente e pubblicamente chiesto di fare un analogo passo indietro in una nota. L’obiettivo di Meloni è quello di chiudere i dossier interni che riguardano esponenti coinvolti in vicende giudiziarie.

La richiesta di dimissioni respinta dalla ministra

Secondo quanto filtra, prima della nota di Palazzo Chigi sarebbe stato recapitato un messaggio a Santanché sulla necessità di un suo passo indietro (non è chiaro se direttamente dalla premier o dai suoi emissari). Ma la risposta sarebbe stata negativa. Di qui la decisione di diffondere un comunicato di fuoco per chiedere pubblicamente di farsi da parte. Una mossa giudicata “insolita” negli stessi ambienti parlamentari.

Italia Viva presenterà una mozione di sfiducia

Qualora la ministra non si dimetterà, Italia viva presenterà una mozione di sfiducia. L’ha annunciato la presidente dei deputati del partito Maria Elena Boschi: «Daniela Santanchè ha perso la fiducia della premier. Ci pare evidente che debba dimettersi». Gli ha fatto eco il vicepresidente di Iv Enrico Borghi: Siamo davanti a un fatto politico di evidente rilevanza. La presidente del Consiglio intende disfarsi della sua ministra del Turismo, che resiste e rimanda al mittente la richiesta. Al punto tale che Meloni è costretta a chiederglielo via comunicato ufficiale. A questo punto delle due l’una: o Santanchè si dimette nelle prossime ore, o Giorgia Meloni è costretta a ricorrere alla mozione di sfiducia individuale. In ogni caso, dopo questa giornata il governo è a pezzi».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo

Mentre i resti del governo cercano ancora di capire cosa sia successo con l’ultimo referendum, nel quartier generale del campo largo l’aria è diventata improvvisamente frizzantina, per alcuni addirittura irrespirabile. Non è solo il profumo della vittoria, ma quello, ben più pungente, della competizione interna.

Il leader M5s cavalca i sondaggi e lancia la sfida ai dem

Giuseppe Conte, l’uomo che un tempo guardava alle primarie del Pd come a un reperto archeologico della Prima Repubblica, ha deciso di rispolverare il gazebo e ha deciso di farlo non appena si sono chiuse le urne. L’ex avvocato del Popolo, forte della vittoria del No che ha prontamente rivendicato, ha spiazzato tutti. Dopo anni passati a spiegare che il Movimento 5 stelle non è un partito tradizionale e che le primarie sono roba da apparati polverosi, Conte ha improvvisamente trovato una passione travolgente per la consultazione popolare. Il motivo? Semplice: i sondaggi gli sorridono e l’idea di strappare la leadership a Elly Schlein sotto il naso dei suoi stessi elettori è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Conte ha posto però le sue condizioni: niente «primarie di apparato», ma consultazioni aperte e trasparenti.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Un’idea che piace anche a Matteo Renzi. «L’opposizione deve fare le primarie, non ci sono alternative», ha detto il leader di Iv al Foglio. «Siamo stati i primi a proporle. Le primarie sono un elemento identificativo della storia del centrosinistra, sono una grande scommessa culturale. Conte fa bene a rilanciarle e crederci, come pure Elly Schlein. Noi iniziamo con le primarie delle idee, insieme a un gruppo di amministratori e professori, di volontari e giovani. La priorità, oggi, è confrontarci sulle proposte a fronte di un governo che in quattro anni ha brillato per immobilismo».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

L’apertura di Conte agita il Nazareno

Al Nazareno, la notizia è stata accolta con l’entusiasmo che si riserva a un parente molesto che si autoinvita a Natale. Elly Schlein, testardamente unitaria e maestra nell’arte della resistenza sorridente, si trova davanti a un bel rebus. «Discuteremo di tutto: modalità, tempi», ha sottolineato la segretaria dem, «ho sempre detto che in caso di primarie sarei stata assolutamente disponibile». Il rischio però è di trovarsi Conte che le spiega come si fa opposizione direttamente dal suo ufficio. O da ogni salotto televisivo. Le reazioni interne al Pd sono un mix di panico e rassegnazione e i mal di pancia non si contano. Primi fra tutti i riformisti che non si arrendono all’idea di un’alleanza con l’ex premier, percepito come un nemico.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per Salis le primarie «fanno male alla coalizione»

Nel Pd sono in molti a non trattenere l’irritazione della fuga in avanti di Conte dopo l’annuncio e la tradizionale foto di gruppo durante la manifestazione post referendum. Il timore è che – dicono fonti interne – le primarie si trasformino in una resa dei conti a cui pochi dicono di essere pronti. E poi c’è la sindaca di Genova Silvia Salis che le ha bocciate senza appello. «Sono sbagliate e fanno male alla coalizione» ha sentenziato, perché «costringono a contrapporre due o più soggetti politici che in realtà fanno parte della stessa alleanza, creando un periodo in cui fai campagna elettorale contro chi poi dovrebbe sostenere il tuo governo». Intanto il primo cittadino di Napoli, Gaetano Manfredi, dato tra i possibili federatori del centrosinistra, si è già sfilato: «Non ci penso assolutamente a candidarmi. Posso dare il mio contributo al progetto, questo sì, ma senza candidarmi alle primarie».

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Fratoianni e Bonelli spiazzati

Spiazzati anche gli altri alleati del campo largo, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Per loro, le primarie non sono esattamente in cima alla lista dei desideri, preferiscono parlare di salario minimo e clima. «Alle ragazze e ai ragazzi che hanno votato al referendum», ha detto Fratoianni, «non interessano le primarie. Mi pare che questi ragazzi e queste ragazze ci chiedano: “Ma voi che proposte avete per cambiare la nostra vita?”». Tuttavia, sanno bene che quando i due “pesi massimi” iniziano a litigare, ai piccoli alleati tocca fare da arbitri o, peggio, da spettatori.

Conte si converte alle primarie per mettere Schlein all’angolo
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Elly Schlein e Roberto Gualtieri festeggiano la vittoria del No (Imagoeconomica).

La grande scommessa del campo largo

In attesa di capire se queste primarie si faranno davvero o se finiranno nel dimenticatoio delle grandi intuizioni politiche mai realizzate, una cosa è certa: Conte ha dimostrato ancora una volta di saper manovrare il timone con la destrezza di un capitano di lungo corso. Resta da vedere se il campo largo riuscirà a diventare una vera coalizione e a catalizzare quei 15 milioni di elettori che hanno detto No al governo Meloni prima che alla riforma della giustizia, o se rimarrà un set cinematografico dove ognuno cerca di rubare l’inquadratura all’altro.