La strategia del Pd per arginare Conte

Nel Pd l’entusiasmo per la vittoria referendaria è stato parzialmente congelato dalla sortita di Giuseppe Conte immediatamente successive al risultato. Le primarie rilanciate, l’idea di farsi carico di una nuova riforma della giustizia (per conto di chi e in nome di cosa non è chiaro), quel tono da aspirante ri-presidente del Consiglio. No, non sono piaciute quelle frasi da apprendista stregone, pardon, da apprendista leader del campo largo (se non qualcosa di più). Da qui sembra venire l’idea di provare a non dar seguito alle iniziative contiane, rischiando però che diventino – in ogni caso – materia di dibattito pubblico giornalistico-televisivo.

La strategia del Pd per arginare Conte
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il balletto delle primarie oscura la vittoria al referendum

I giornali parlano delle primarie, quando Elly Schlein vuole continuare a parlare di salario minimo, delle difficoltà dei giovani, eccetera eccetera.Per questo, anche per Matteo Orfini, deputato del Pd, è bene lasciare che Conte dica la sua, certo, ma senza dargli seguito. «Noi ci occupiamo d’altro», spiega, convinto che la strategia del Pd di questi mesi sia stata giusta. Per esempio sull’essere in piazza per Gaza. È anche da lì che arriva l’apporto dei giovani alla causa del No. Perché smettere proprio adesso?, ragiona l’ex presidente dem.

La strategia del Pd per arginare Conte
Matteo Orfini (Imagoeconomica).

Sembra condividere anche l’ala riformista del Pd: «A sinistra, siamo incredibili: neanche passate 24 ore dalla vittoria del No, ci siamo già infognati nella faida delle primarie. Coso il più lesto a sparigliare e buttarla in caciara. A ruota tutti, commentatori e umarell, cinture nere di candidature», scrive Filippo Sensi – che al referendum ha votato No – su X.

Conte, risorsa e spauracchio del Pd

Resta da capire se lo schema identitario del Pd possa funzionare alle elezioni politiche. D’altronde non di soli rider può vivere il dibattito pubblico a sinistra, anche se per Schlein è senz’altro un buon punto di partenza. Il caso Conte però non può essere liquidato. Anche perché dentro il Pd c’è chi non disprezza affatto il capo dei cinque stelle. E nell’elettorato di sinistra Conte rimane un leader credibile, persino autorevole. I sondaggi dicono che sarebbe persino competitivo in uno scontro diretto con Giorgia Meloni, ma nel Pd si fa notare anche che c’erano sondaggisti che dicevano che con un’affluenza alta sarebbe cresciuto il consenso per il Sì (e invece no). Conte dunque sembra essere diventato un po’ una risorsa un po’ uno spauracchio; lo si evoca e lo si scaccia, ma in ogni caso non sembra poterne fare a meno, il Pd, anche per via della logica testardamente unitaria costantemente richiamata dalla segreteria Schlein. Un tentativo comunque verrà fatto: provare a ignorare quelle che qualcuno chiama «le provocazioni di Conte».

La strategia del Pd per arginare Conte
Elly Schlein e sullo schermo Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il No congela le ambizioni delle Picierno e dei centristi

Il risultato del referendum congela anche le ambizioni dei riformisti, non solo quelli che hanno votato Sì (Pina Picierno) ma anche quelli che hanno votato No. Schlein vuole intestarsi una battaglia che è stata vinta anche con la collaborazione straordinaria dei magistrati, che magari l’anno prossimo non parteciperanno alle Politiche. Senz’altro la sua leadership, almeno sul fronte interno, ne esce rafforzata ed è difficile che qualcuno, dentro il partito, abbia voglia di sfidarla. Diventa sempre più difficile anche cercare spazi fuori dal Pd, almeno in questa fase. Già prima le formazioni centriste non erano appetibili, ora forse lo sono ancora meno.

La strategia del Pd per arginare Conte
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra

La prima Supermedia Agi/Youtrend dopo il referendum costituzionale che ha visto la vittoria del No, e dunque dell’opposizione, fotografa il sorpasso del campo largo (Pd-M5s-Avs-Iv e +E) sul centrodestra. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,6 per cento, perdendo mezzo punto percentuale. Il campo largo si spinge invece al 45,4 per cento, guadagnando quasi un punto (+0,9).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto che include sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,6 per cento, scendendo al 28,2 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale all’8,9 per cento (+0,2) e di contro la Lega scende al 6,3 (-0,2). Il Partito democratico sale invece al 21,8 per cento (+0,2). Balzo del Movimento 5 stelle, che arriva al 13,2 per cento (+0,8). Stabili Alleanza Verdi e Sinistra (6,7 per cento) e Italia Viva (2,2 per cento). Azione cala al 3 per cento (-0,3) e +Europa all’1,5 per cento (-0,1). Cresce Futuro Nazionale, che sale al 3,6 per cento (+0,4). Noi Moderati si attesta all’1,2 (+0,1).

LEGGI ANCHE: Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni

Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein (Imagoeconomica).

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente

Nomine in dirittura d’arrivo in Mundys. Alessandro Benetton sale al vertice e diventa presidente della società attiva nel settore delle infrastrutture autostradali e aeroportuali. Andrea Mangoni verrà invece riconfermato amministratore delegato. È quanto filtra da fonti vicine all’azienda (precedentemente Atlantia e già Autostrade) in vista dell’assemblea del 30 marzo. Il presidente uscente Giampiero Massolo “scalerà” a vicepresidente, restando dunque nel team di Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Andrea Mangoni (Imagoeconomica).

Finora era vicepresidente

Benetton, che nel board uscente ha ricoperto il ruolo di vicepresidente, sarà presidente di Mundys per il prossimo triennio nell’ambito di una riorganizzazione complessiva del gruppo «allo scopo di accelerarne la realizzazione dei piani di crescita e sviluppo», come riporta Ansa. Il nuovo incarico sarà affiancato a quello di numero uno di Edizione, la holding di famiglia che controlla appunto Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Giampiero Massolo e Alessandro Benetton (Imagoeconomica).

I nomi indicati per il nuovo cda

Sempre sulla base delle designazioni di Edizione, il cda che guiderà Mundys sarà composto da Enrico Laghi (ceo), Ermanno Boffa (membro del board), Christian Coco (chief investment officer), Stefania Dotto (investment director). Blackstone ha indicato i nomi di Peter Joseph Guarraia (senior managing director), Adam Neil Kuhnley (senior managing director) e Scott Schultz (managing director). Fondazione Crt ha indicato l’economista Carlo Cottarelli.

Zelensky in Arabia Saudita: il motivo della visita a sorpresa

Visita a sorpresa di Volodymyr Zelensky a Riad. «Arrivati in Arabia Saudita. In programma importanti incontri. Apprezziamo il supporto e sosteniamo coloro che sono disposti a collaborare con noi per la sicurezza», ha scritto il presidente ucraino sui social.

Il motivo del viaggio di Zelensky in Arabia Saudita

Nei giorni scorsi, Zelensky ha annunciato l’invio da parte dell’Ucraina di specialisti militari in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, per condividere l’esperienza maturata in quattro anni di guerra con la Russia e aiutare le forze armate locali a intercettare i droni iraniani Shaed. Secondo Zelensky, Mosca avrebbe iniziato a fornire velivoli a pilotaggio remoto a Teheran e ne starebbe potenziando le difese aeree. Proprio oggi, giovedì 26 marzo, Zelensky ha confermato l’invio di 200 specialisti anti-drone in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Kuwait.

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche a marzo 2025

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche un anno fa, in quell’occasione non a Riad ma a Gedda, in occasione dei colloqui tra funzionari ucraini e statunitensi su un’eventuale tregua nella guerra con la Russia. Il capo della Bankova non aveva preso parte ai colloqui, ma aveva incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

L’idea del Pentagono: dirottare in Medio Oriente le armi destinate all’Ucraina

Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di dirottare verso il Medio Oriente armamenti destinati all’Ucraina. Lo scrive il Washington Post, citando tre fonti vicine al Pentagono secondo cui la guerra in Iran sta riducendo le scorte di munizioni più cruciali delle forze armate americane. Donald Trump, da parte sua, ha risposto così a una domanda sulle indiscrezioni del Wp: «Abbiamo molte armi e munizioni in giro per il mondo, anche in Germania per esempio. A volte le spostiamo da una parte all’altra».

Quali armi potrebbero finire in Medio Oriente

Tra le munizioni più richieste nel conflitto in Medio Oriente ci sono gli intercettori ad alta tecnologia per la difesa aerea, compresi i sistemi Patriot e Thaad, ordinati da Kyiv tramite un programma Nato avviato nel 2025, in base al quale sono i Paesi partner a pagare le armi Usa per l’esercito ucraino. Separatamente, il Pentagono ha notificato al Congresso l’intenzione di dirottare circa 750 milioni di dollari di fondi forniti dai Paesi Nato attraverso il programma Purl (Prioritized Ukraine requirements list) per ricostituire le scorte militari nazionali, anziché destinarli a Kyiv.

Gli Usa hanno già speso più di 30 miliardi di dollari

Anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva, il solo fatto che gli Usa stiano valutando una mossa del genere non fa che mettere in luce i crescenti compromessi necessari per sostenere la guerra contro l’Iran, dove il Comando Centrale degli Stati Uniti ha colpito oltre 9 mila obiettivi in poco meno di quattro settimane di combattimenti, con un enorme esborso economico, già superiore (secondo le stime) a 30 miliardi di dollari. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, Washington sta lavorando a opzioni militari contro Teheran che potrebbero includere l’uso delle forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti.

Ior, Pauly nominato presidente del Consiglio di Sovrintendenza

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha annunciato che il lussemburghese François Pauly è stato nominato prossimo presidente del Consiglio di Sovrintendenza: la scelta è stata approvata dalla Commissione Cardinalizia il 28 gennaio. Succederà a Jean-Baptiste Douville de Franssu, che ricopre l’incarico dal 2014: l’attuale presidente resterà in carica fino alla riunione del Consiglio prevista per il 28 aprile, quando saranno approvati i risultati finanziari dello Ior al 31 dicembre 2025.

Chi è François Pauly

Pauly è membro del Consiglio di Sovrintendenza dal 2024 e, come sottolinea lo stesso Ior in una nota, «vanta una solida esperienza nel settore finanziario». Ha iniziato la carriera in ambito bancario alla fine degli Anni 80, ricoprendo nel corso dei decenni incarichi di primo piano in diversi Paesi europei. In Italia è stato vice amministratore delegato di Dexia Crediop nel biennio 2002-2003. In seguito è stato ceo di Banque Internationale à Luxembourg (2011-2016) e membro del cda del Fondo Pensioni Vaticano (2017-2021). Nel board di diverse società nei settori assicurativo, bancario e dell’asset management in Lussemburgo, Svizzera e Belgio, Pauly è attualmente presidente di La Luxembourgeoise Group e fa parte della Commissione per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Lussemburgo.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro

Il Parlamento europeo, con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti, ha dato semaforo verde alla direttiva che stabilisce a livello comunitario le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai Paesi Ue. Tra esse, oltre alla corruzione nel settore pubblico e in quello privato, figurano l’appropriazione indebita, l’ostruzione della giustizia, il traffico di influenze. Presente nella lista anche un articolo dedicato all’abuso d’ufficio, definito «esercizio illecito di funzioni pubbliche», reato che dunque l’Italia dovrà reintrodurre.

L’obiettivo della direttiva anticorruzione

Il nuovo quadro adottato dall’Ue mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro
Bandiere dell’Ue all’esterno di Palazzo Berlaymont (Ansa).

Tra gli italiani solo Vannacci ha votato contro

La direttiva anticorruzione approvata dal Parlamento di Strasburgo ha ottenuto il voto favorevole di tutti gli eurodeputati italiani, tranne uno: Roberto Vannacci. In generale, gli unici a schierarsi contro sono state alcune delegazioni del gruppo dei Patrioti e in particolare quelle spagnole, belghe, portoghesi e polacche.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi

Via libera dell’Eurocamera all’accordo Ue-Usa sui dazi, ma con delle condizioni. I deputati di Strasburgo, riuniti in sessione plenaria, hanno adottato a larga maggioranza la loro posizione su due proposte legislative che attuano gli aspetti tariffari dell’accordo commerciale Ue-Usa stretto nell’estate del 2025 al golf resort di Turnberry, in Scozia, da Ursula von der Leyen e Donald Trump. In vista delle trattative con i Paesi Ue sono stati introdotti tre paletti: una clausola di sospensione in caso di introduzione da parte degli Stati Uniti di nuove tariffe; una clausola “sunrise” che ne subordina l’entrata in vigore al rispetto degli impegni da parte di Washington; una clausola “sunset” che fissa le scadenze al 31 marzo 2028, salvo rinnovo.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi
Ursula von der Leyen e Donald Trump (Ansa).

Cosa cambierà con l’adozione dei due atti legislativi

I due atti legislativi sono stati adottati con 417 voti a favore e 154 contrari, con 71 astensioni (adeguamento dei dazi doganali e apertura di contingenti tariffari per l’importazione di alcuni beni originari degli Stati Uniti); e con 437 voti a favore e 144 contrari, con 60 astensioni (non applicazione dei dazi doganali sulle importazioni di alcuni beni). Se concordati con i governi dell’Ue, i due testi elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali Usa e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. La missione diplomatica degli Stati Uniti presso l’Ue, si legge in una nota, ha accolto «con favore il voto odierno del Parlamento europeo», che «garantisce la stabilità e la prevedibilità richieste dalle parti interessate americane ed europee, favorendo la crescita economica e la competitività» di entrambe le economie.

Soldi sottratti a Ursula Andress in Toscana, sequestro da 20 milioni

AGI - Denaro frutto di sottrazioni al patrimonio di Ursula Andress reinvestito in immobili in Toscana. È lo scenario di una indagine della procura di Firenze, delegata al Comando Provinciale della Guardia di Finanza, che ha portato all'esecuzione, tra San Casciano Val di Pesa e in altre località della Toscana, di una misura cautelare reale emessa dal gip fiorentino. Il decreto ha disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità patrimoniali per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro, ritenuti profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio commessi ai danni dell'attrice.

La vicenda nasce dalla denuncia presentata da Andress alle autorità elvetiche per una progressiva e significativa depauperazione patrimoniale, riconducibile all'operato di persone incaricate della gestione delle disponibilità finanziarie dell'attrice. Gli approfondimenti svolti nell'ambito del procedimento penale pendente presso il Ministero Pubblico del Cantone di Vaud hanno consentito di delineare un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa 18.000.000 franchi svizzeri (pari a circa 20 milioni di euro), realizzata mediante una pluralità di operazioni connotate da elevata opacità.

Le indagini elvetiche e le operazioni opache

In particolare, per gli inquirenti elvetici, le somme sarebbero state oggetto di investimenti in società estere, acquisizioni patrimoniali e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell'origine illecita e a rendere complessa la ricostruzione degli impieghi.

La cooperazione giudiziaria internazionale e l'indagine fiorentina

L'emersione di significativi collegamenti con il territorio italiano e, in particolare, con la provincia di Firenze, ha reso necessaria l'attivazione di un articolato meccanismo di cooperazione giudiziaria internazionale. La procura fiorentina ha trasformato gli elementi acquisiti in sede internazionale in una autonoma indagine finalizzata alla ricostruzione dell'intera filiera del denaro illecito.

Il reimpiego del patrimonio in Toscana

Analisi documentali, accertamenti bancari, ricostruzioni societarie e incroci di dati patrimoniali e finanziari hanno ricostruito il percorso seguito dalle somme distratte e il loro progressivo reimpiego in beni di pregio e asset di elevato valore economico. Con operazioni di 'stratificazione', il patrimonio dell'attrice è stato reimpiegato nella gestione di un compendio immobiliare di prestigio nel comune di San Casciano Val di Pesa, composto da 11 unità immobiliari e 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d'arte e ulteriori disponibilità finanziarie.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il terremoto scatenato dalla vittoria del No al referendum dopo Fratelli d’Italia (dove è in corso una guerra tra correnti dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè), ha colpito pure Forza Italia. La delusione per la mancata riforma in nome del padre avrebbe spinto Marina Berlusconi a intervenire per accelerare quel cambio di passo più volte evocato da Arcore. La prima vittima in casa azzurra è Maurizio Gasparri che ha lasciato la poltrona di capogruppo al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il passo indietro è arrivato dopo la lettera con cui 14 senatori azzurri (su 20 del gruppo) – compresi, a quanto pare, i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati – chiedevano di sostituire il capogruppo a Palazzo Madama per salvaguardare l’unità del partito. Per sostituirlo è stata Stefania Craxi, che ha battuto la concorrenza di Licia Ronzulli. Gasparri, a sua volta, potrebbe prendere il posto della figlia di Bettino, come presidente della Commissione Esteri al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Licia Ronzulli e Stefania Craxi (Imagoeconomica).

Nel mirino degli eredi del Cav c’è dunque il cerchio magico laziocentrico di Antonio Tajani che, per il momento, non sembra coinvolto nel repulisti. Il capogruppo alla Camera Paolo Barelli, fedelissimo e consuocero del vicepremier, alla domanda di Repubblica se tema un’iniziativa analoga contro di lui a Montecitorio si è limitato a rispondere: «Mi sto occupando di altre cose. Non ho notizie, a me non hanno detto niente». E, come Alberto Sordi nei panni dell’attore fallito Gastone, nell’omonimo film di Mario Bonnard, che a ogni disgrazia commentava «a me m’ha rovinato la guerra», Barelli assicura: «Colpa della guerra se ha vinto il no».

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Paolo Barelli, capogruppo Forza Italia alla Camera (Imagoeconomica).

Federalberghi ringrazia la Santa

«Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo e per l’attenzione che ha dedicato alle esigenze delle imprese». È il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alle dimissioni della ministra del Turismo. Non solo: per Bocca, «dinamismo e capacità di ascolto sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero». Il terremoto a via di Villa Ada – in attesa del nuovo inquilino – arriva in un momento delicato per il settore turistico che sta pagando caro le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Secondo un’analisi realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti su un campione di 681 agenzie, dall’inizio delle ostilità a oggi si stimano oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate verso altre destinazioni, con un impatto economico complessivo che, nelle prime settimane, raggiunge già quasi 100 milioni di euro.

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Bernabò Bocca e Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Prodi porta Mario Monti al ristorante

Romano Prodi ama la buona tavola. E lo ha dimostrato portando il senatore a vita Mario Monti al ristorante bolognese Al Cambio, il regno di Piero Pompili. Chissà di che avranno discusso i due professori tra un piatto e l’altro…

Passera a Londra per salutare l’ambasciatore Lambertini

Qualche giorno fa, un nutrito gruppo di ospiti ha affollato la residenza dell’ambasciatore italiano a Londra per salutare Inigo Lambertini che ha festeggiato il suo addio alla Capitale britannica per fine mandato e carriera. Dei tanti invitati – dal politico conservatore Sir Edward Leigh al presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito Roberto Costa – uno solo ha incuriosito tutti: Corrado Passera, volato da Milano a Londra per l’evento. Dopo che Banca Ifis di Ernesto von Fürstenberg Fassio ha acquisito la sua Illimity, Passera era tornato in scena come candidato alla guida di Mps, ma il cda gli ha preferito Fabrizio Palermo.

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Corrado Passera (Imagoeconomica).

Domenica delle Palme, Franceschini riunisce i diccì

L’ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini si sta muovendo moltissimo. E si sa, quando si muove Franceschini qualcuno nel Partito democratico trema. Per esempio non è passato inosservato il pranzo con la sindaca di Genova Silvia Salis, che si è detta contraria alle Primarie per il campo largo. Franceschini organizza pure convegni. La sua “officina” situata a poca distanza dalla stazione Termini è sempre operativa e ora è impegnata all’appuntamento di domenica prossima, che poi è quella delle Palme: la celebrazione del cinquantesimo anniversario di Benigno Zaccagnini, segretario della Democrazia cristiana. Per questo Franceschini ha chiamato a raccolta Pier Ferdinando Casini, Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti.

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Dario Franceschini (Imagoeconomica).