Un soldato francese è morto in un attacco su Erbil

Un soldato francese ha perso la vita in un attacco aereo sulla base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno. La notizia è stata confermata dal presidente Emmanuel Macron. “Il sottufficiale Arnaud Frion del settimo battaglione di cacciatori alpini di Varces è morto per la Francia durante un attacco nella regione di Erbil, in Iraq. Alla sua famiglia, ai suoi fratelli d’armi, voglio esprimere tutto l’affetto e la solidarietà della Nazione», ha scritto il capo dell’Eliseo in una nota diffusa su X. E poi: «Molti dei nostri soldati sono rimasti feriti. La Francia è al loro fianco e alle loro famiglie. Questo attacco contro le nostre forze impegnate nella lotta contro Daesh dal 2015 è inaccettabile. La loro presenza in Iraq rientra strettamente nel quadro della lotta al terrorismo. La guerra in Iran non può giustificare tali attacchi».

L’attacco sarebbe stato condotto con due droni

Dopo il dispiegamento della portaerei Charles De Gaulle nel Mediterraneo orientale, la Francia aveva ricevuto minacce dal gruppo armato filo-iraniano Ashab al-Kahf. L’attacco contro la base della coalizione internazionale antijihadista guidata dagli Stati Uniti, di cui fa parte anche l’Italia, sarebbe stato condotto con due droni. Nel raid sono inoltre rimasti feriti sei soldati.

Le condoglianze del ministro della Difesa Crosetto

«A nome mio e di tutta la Difesa italiana esprimo vicinanza alla ministra della Difesa francese Catherine Vautrin e alle Forze Armate francesi per il grave attacco subito a Erbil, Kurdistan iracheno, nel corso del quale ha perso la vita un militare francese e sono rimasti feriti altri suoi commilitoni». Lo ha detto Guido Crosetto, facendo poi le condoglianze alla famiglia del militare caduto.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione

Non sarà che la cultura in Occidente, da spazio di libero confronto, si sta trasformando sempre più in un codice disciplinare, un galateo ideologico dove l’istinto alla censura è ormai parte integrante dei suoi comportamenti? Il dubbio nasce osservando la polemica tra Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Giuli allargarsi progressivamente ad altri attori. L’ultima ad aggiungersi è stata l’Unione europea per bocca di quasi tutti i suoi ministri della Cultura, che non solo stigmatizzano l’ipotesi di riaprire il padiglione russo alla Biennale, ma minacciano pure di chiudere i rubinetti dei finanziamenti se l’ente veneziano non recedesse dai suoi propositi.

Una curiosa inversione di ruoli in cui è scivolata la destra

Nel frattempo su Buttafuoco si è abbattuto un coro di riprovazione. Non unanime per fortuna: alcuni intellettuali che come lui fanno riferimento alla destra ne hanno preso le difese, rompendo così il fronte più retrivo di quella parte politica. Resta però la sensazione di assistere a una curiosa inversione di ruoli: una destra arrivata al potere sventolando la bandiera della battaglia al politicamente corretto finisce per riprodurne, quasi mimeticamente, i riflessi più conformisti.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco (foto Ansa).

Il padiglione russo ai Giardini della Biennale esiste dal 1914. Centododici anni durante i quali ha attraversato l’intero Novecento con la sua contabilità di tragedie, rivoluzioni e guerre mondiali. Eppure fino all’invasione dell’Ucraina non ha mai cessato di essere ciò per cui era nato: un luogo dove l’arte russa si presenta e confronta con quella degli altri Paesi. Dovremmo davvero tenerlo chiuso perché altrimenti, in una curiosa e per certi versi inedita convergenza tra la destra di governo e Bruxelles, qualcuno minaccia sanzioni morali e finanziarie?

Anche i Greci sospendevano le ostilità durante le Olimpiadi

Per giustificare la sua scelta, Buttafuoco ha evocato l’idea della Biennale come luogo di tregua. Una zona franca dove, in un contesto di guerre diffuse, si può ancora discutere di qualcosa che non abbia a che fare con il crepitio delle armi. L’idea è antica quanto la civiltà: i Greci sospendevano le ostilità durante le Olimpiadi. Ed è precisamente ciò che ha sempre distinto la cultura dalla politica. Che, invece, sembra sempre più incline a fare l’opposto: usare la cultura come estensione simbolica dei conflitti che dice di voler fermare.

Sull’artista non può ricadere la colpa delle nefandezze di uno Stato

C’è una coerenza paradossale in questo meccanismo: si invocano gli ideali pacificatori dell’arte per perpetuare invece la logica dello scontro. Il ministro Giuli ha osservato che l’arte, quando prodotta in un contesto di autocrazia, è libera solo se è dissidente. Frase efficace, apparentemente dalla parte degli oppressi dai regimi, ma che segue esattamente la logica che si vorrebbe combattere: quella secondo cui sull’artista, in quanto cittadino di uno Stato, ricade la responsabilità delle sue nefandezze.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto Ansa).

Da qui al criterio del passaporto come condanna, per cui un pittore di Mosca o un musicista di San Pietroburgo devono pagare, con l’esclusione dal consesso internazionale, il prezzo di decisioni prese altrove, il passo è breve. Questa storia l’abbiamo già vista in passato, e non è finita particolarmente bene.

Un gesto simbolico: Putin non passerà certo notti insonni

Nel gran teatro dell’indignazione collettiva c’è poi un dettaglio che quasi nessuno sembra disposto a ricordare: escludere la Russia dalla Biennale non cambia di una virgola la situazione in Ucraina. Non salva una vita e non restituisce a Kyiv un metro quadrato del suo territorio. È solo un gesto simbolico che serve soprattutto a far sentire virtuoso chi lo compie. Si può infatti ragionevolmente supporre che Vladimir Putin non passerà notti insonni tormentato dall’assenza del padiglione russo ai Giardini veneziani.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Vladimir Putin (Ansa).

Se qualcosa potesse produrre un effetto, e qui Buttafuoco sembra aver colto il punto, sarebbe semmai il contrario: riaprire quel padiglione nell’ottica di portare a confrontarsi voci provenienti da tutte le zone di guerra significherebbe ricordare che la cultura non nasce per rafforzare le frontiere, ma per superarle. La Biennale tornerebbe così a essere uno dei luoghi dove il mondo non si presenta diviso in blocchi precostituiti. E dove l’arte prova ancora a fare ciò che la diplomazia, con conveniente cinismo, ha smesso da tempo di tentare.

Morto Bruno Contrada, l’ex 007 nella guerra di mafia

AGI - È morto Bruno Contrada, aveva 94 anni. Ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, è stato al centro di una vicenda giudiziaria controversa che ha diviso l'opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti e che ha portato prima a una condanna a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (Contrada scontò 8 anni della pena) e successivamente alla revoca della stessa condanna dopo un pronunciamento della Corte europea dei diritti umani (Cedu) e a un risarcimento per l'ex poliziotto. 

Bruno Contrada è morto ieri sera poco prima di mezzanotte. Lo apprende l'AGI da fonti della famiglia. I funerali si terranno lunedì a Palermo.

Il superpoliziotto tra condanne e misteri

Combattente fino alla fine, sospettato fin quasi agli ultimi giorni di vita. L'occasione più recente in cui si era parlato di Bruno Contrada, napoletano ma da mezzo secolo a Palermo, morto all'eta' di 94 anni, era stata l'inchiesta sul depistaggio Piersanti Mattarella, nella quale era indagato l'ex prefetto Filippo Piritore, tornato libero nei giorni scorsi dopo una sentenza della Cassazione sui suoi arresti domiciliari: era sparito il guanto usato dai killer dell'ex presidente della Regione siciliana e oggi Piritore e' sotto accusa per aver cercato di sviare le indagini su questa storia. Ma con chi aveva detto di aver parlato di quel misterioso guanto, Piritore, quando era un giovane funzionario della Squadra mobile? "Con Bruno Contrada", aveva risposto nel settembre e nell'ottobre 2024 ai pm di Palermo. Chiamato in causa - non sempre a proposito - per mille vicende, legate agli anni di piombo siciliani, i '70 e gli '80 in particolare, Contrada e' morto comunque da uomo libero, dopo avere scontato otto anni tra carcere e arresti domiciliari. Sempre a inseguire le sue contraddizioni pero', e quelle di un intero Paese nella lotta, spesso border line, alla mafia. 

Le Cinque Giornate di Milano, al via le celebrazioni con mostre, visite guidate e concerti

AGI - Dal 18 al 22 marzo Milano celebra il 178° anniversario delle Cinque Giornate, l'insurrezione popolare del marzo 1848 che segnò uno dei momenti più importanti della storia risorgimentale italiana e che valse alla città la prima delle due Medaglie d'Oro al Valor Militare.

Nei giorni della ricorrenza il Comune di Milano, insieme a musei, istituzioni culturali, luoghi della memoria e associazioni cittadine, propone un ricco programma di iniziative tra visite guidate, conferenze, concerti, percorsi storici, mostre documentarie e attività per famiglie. L'obiettivo è raccontare vicende e protagonisti delle giornate che segnarono la lotta per la libertà e l'indipendenza di Milano dalla dominazione austroungarica.

Le celebrazioni e i luoghi simbolo

Le celebrazioni si apriranno il 18 marzo alle ore 11 con la commemorazione dei caduti presso il Monumento alle Cinque Giornate (piazza Cinque Giornate) alla presenza delle autorità cittadine. Durante la cerimonia, come da tradizione, il Primo Tricolore sarà consegnato simbolicamente ai cadetti della Scuola Militare Teulié, in ricordo della loro partecipazione alle giornate del 1848. Il programma coinvolgerà 14 luoghi simbolici della città, tra cui il Monumento alle Cinque Giornate, il Museo del Risorgimento, il Cimitero Monumentale, Palazzo Morando, la GAM - Galleria d'Arte Moderna, l'Archivio di Stato, la Scuola Militare Teulié, la Chiesa di San Celso e altri spazi culturali cittadini. La maggior parte delle iniziative è gratuita, con prenotazione.

Mostre e visite guidate tra il 14 e il 22 marzo

Ad aprire il calendario, dal 14 al 21 marzo, sarà la mostra documentaria allestita all'Archivio di Stato di Milano (via Senato 10) che, attraverso documenti conservati nei fondi archivistici dell'istituto, racconta la vittoria, la repressione e la costruzione della memoria delle Cinque Giornate. Gli allievi della Scuola Militare Teulié accompagneranno i visitatori alla scoperta delle fonti e dei protagonisti degli eventi del 1848. Dal 18 al 22 marzo sarà inoltre possibile partecipare alle visite guidate dedicate al Monumento alle Cinque Giornate, realizzato da Giuseppe Grandi e recentemente restaurato, uno dei simboli più significativi della memoria risorgimentale milanese. Nelle stesse giornate le sale di Palazzo Moriggia - Museo del Risorgimento (via Borgonuovo 23) accoglieranno gli allievi della Scuola Militare Teulié che guideranno il pubblico con approfondimenti dedicati al Primo Tricolore e al ruolo svolto dai cadetti durante l'insurrezione del 1848. Sempre al Museo del Risorgimento sarà proposta una visita guidata alla mostra dedicata alla contessa Clara Maffei, figura centrale del Risorgimento milanese e protagonista di un celebre salotto culturale che fu luogo di incontro e confronto politico dell'epoca. A Palazzo Reale sarà invece presentata una serie podcast dedicata alla principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso, giornalista e patriota tra le figure più rappresentative del Risorgimento.

Gli appuntamenti del 19 marzo

Il 19 marzo il Museo del Risorgimento farà da cornice alla presentazione del volume "Il corpo degli eroi. Medici e patrioti in un carteggio di Adelaide Cairoli (1862-1871)", dedicato al rapporto tra medicina, patriottismo e memoria risorgimentale. Nella stessa giornata la Galleria d'Arte Moderna - GAM (via Palestro 16) proporrà una visita guidata dedicata allo scultore Giuseppe Grandi e al movimento della Scapigliatura. Sempre il 19 marzo la Fondazione IRCCS Ca' Granda - Ospedale Maggiore Policlinico (via Francesco Sforza 32) aprirà straordinariamente al pubblico la cripta che tra il 1848 e il 1895 custodì i resti dei caduti delle Cinque Giornate, sepolti durante i giorni della battaglia quando non era possibile raggiungere i cimiteri suburbani. Nello stesso luogo il LABANOF - Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell'Università degli Studi di Milano proporrà un appuntamento che unisce ricerca scientifica, letture storiche e performance artistiche dedicate alle vittime dell'insurrezione.

Eventi del 20 e 21 marzo

Il 20 marzo il Museo del Risorgimento dedicherà un incontro al recente restauro del Monumento alle Cinque Giornate, con un approfondimento sulle metodologie adottate e sui risultati dell'intervento realizzato a oltre centotrent'anni dalla sua inaugurazione. Il 21 marzo la città sarà animata da diverse iniziative tra musei e luoghi storici: a Palazzo Morando (via Sant'Andrea 6) la visita letteraria "Voci del Passato - Speciale Cinque Giornate" farà rivivere le atmosfere della Milano ottocentesca attraverso testi, testimonianze e racconti dei protagonisti delle giornate rivoluzionarie; al Museo del Risorgimento prenderà avvio il percorso guidato "Nelle vie delle Cinque Giornate", che collega il museo ai luoghi simbolo dell'insurrezione. In programma anche attività dedicate ai più piccoli, tra cui il laboratorio "Bianco, rosso e verde" per scoprire l'origine e il significato del Tricolore.

Il 22 marzo: da Carlo Cattaneo al Primo Tricolore

Il 22 marzo al Cimitero Monumentale un appuntamento tra storia e letture sarà dedicato alla figura di Carlo Cattaneo, protagonista politico e intellettuale delle Cinque Giornate. I suoi resti mortali riposano nel Famedio nel sarcofago marmoreo con lo stemma di Milano posto accanto a quello di Alessandro Manzoni, uno dei luoghi più simbolici della memoria civile della città. Nella stessa giornata il Museo del Risorgimento proporrà anche un percorso storico-musicale dedicato all'atmosfera culturale e sonora della Milano del 1848. Tra i luoghi coinvolti nelle celebrazioni vi sarà anche la storica Scuola Militare Teulié (corso Italia 58) dove sarà esposto il Primo Tricolore del 1848, il vessillo che durante l'insurrezione milanese sventolò sulla guglia più alta del Duomo accanto alla Madonnina. La bandiera, custodita dalla scuola in memoria del sostegno che gli allievi dell'allora Collegio dei Cadetti offrirono ai cittadini insorti, sarà visitabile nella sede di corso Italia. L'edificio storico aprirà inoltre le porte alla città durante le Giornate FAI di Primavera del 21 e 22 marzo, offrendo la possibilità di visitare gli spazi della scuola e vedere da vicino il Tricolore. Gli allievi saranno presenti anche al Museo del Risorgimento per accompagnare il pubblico con approfondimenti sul ruolo dei cadetti durante le Cinque Giornate. Un altro luogo significativo sarà la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso (corso Italia), il cui campanile durante le Cinque Giornate fu utilizzato dagli insorti come punto di osservazione sulle truppe austriache: dal 18 al 21 marzo sono previste visite alla chiesa, mentre il 22 marzo si terrà un incontro dedicato al restauro del campanile nell'ambito delle Giornate FAI di Primavera.

Il festival 5 giornate: musica contemporanea

Il calendario delle iniziative comprende infine anche diversi appuntamenti musicali riuniti nel "Festival 5 Giornate", con concerti e recital dedicati alla musica contemporanea in vari luoghi della città. All'ADI Design Museum (piazza Compasso d'Oro 1) sono in programma esibizioni solistiche e concerti con musiche di compositori del Novecento e contemporanei; il Museo del Novecento (piazza Duomo 8) accoglierà un concerto del New Made Ensemble con brani di autori italiani viventi, mentre alla Casa Museo Spazio Tadini (via Niccolò Jommelli 24) si susseguiranno recital e concerti con solisti ed ensemble - tra cui il New Made Ensemble e il duo di chitarre Atzori-Brunini - oltre a un incontro-concerto con il compositore Alessandro Solbiati. Il festival propone così un percorso musicale diffuso che affianca alla memoria storica delle Cinque Giornate una proposta culturale contemporanea.

Rievocazione storica al parco Formentano

Il programma si concluderà il 28 marzo al Parco Formentano (largo Marinai d'Italia), dove il Municipio 4 organizza una rievocazione storica con figuranti in costume e simulazioni dedicate agli episodi finali dell'insurrezione milanese.