Esplosione nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme dopo un attacco di Teheran

Esplosione nel quartiere ebraico della Città Vecchia di Gerusalemme, a circa 350 metri dalla Moschea di Al Aqsa, dopo l’ultimo lancio di missili dall’Iran. Non è chiaro se sia stata causata dall’impatto di un razzo o da frammenti di intercettori: la seconda ipotesi sembra la più probabile, in quanto appare poco realistico che l’Iran abbia deliberatamente puntato contro il quartiere ebraico, confinante con quello musulmano e la Spianata delle Moschee. In ogni caso non sono stati segnalati feriti.

Il ministero degli Esteri di Israele ha definito ironicamente quanto accaduto come un «regalo iraniano per Eid al-Fitr», ovvero la ricorrenza musulmana che segna la fine del mese del Ramadan: «L’attacco ai luoghi santi per tutte e tre le religioni rivela la follia del regime iraniano, che si professa religioso». La Spianata delle Moschee, a breve distanza dall’impatto, è chiusa ai fedeli dall’inizio della guerra a causa delle restrizioni sugli assembramenti.

Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica

Il crollo del solaio di un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a Roma è costato la vita a due persone: un uomo e una donna. Sulla vicenda sono in corso indagini della polizia, ma qualcosa è già emerso: le vittime sarebbero due appartenenti al mondo anarchico e tra le ipotesi c’è che stessero maneggiando un ordigno artigianale, in vista di un’azione da mettere in atto nelle prossime settimane.

Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
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Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
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Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica
Due morti nel crollo di un casale a Roma: la pista anarchica

Non si esclude, filtra da ambienti investigativi, che nel mirino ci potesse essere la rete ferroviaria e il gruppo Leonardo – società attiva nei settori della difesa -, come anche un rilancio della campagna a favore dell’anarchico Alfredo Cospito: a maggio scade il decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41 bis. L’ordigno sarebbe scoppiato nella serata di giovedì 19 marzo: diversi testimoni hanno infatti raccontato di aver sentito un forte boato. A dare l’allarme è stato poi stamattina un passante, che ha visto il solaio crollato e scoperto uno dei due corpi.

Omicidio di Rogoredo: Cinturrino aveva 6 telefoni cellulari nell’auto di servizio

AGI - Sono sei i telefoni cellulari analizzati dalla Polizia Scientifica e sequestrati nell'auto di servizio del poliziotto Carmelo Cinturrino, compreso quello che aveva la sera dell'omicidio di Abderrahim Mansouri, il 26 gennaio scorso nella zona del bosco di spaccio di Rogoredo.

Ma sono numerosi gli altri dispositivi elettronici attualmente nella disponibilità della Squadra Mobile e che saranno successivamente oggetto di analisi investigativa. Intanto, l’agente, detenuto a San Vittore, resta in carcere. Nel tardo pomeriggio di venerdì è arrivata la notizia che il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare per l'accusa di omicidio volontario premeditato, bocciando così la richiesta di arresti domiciliari avanzata dagli avvocati della difesa Marco Bianucci e Davide Giugno.

 

 

Il pesante quadro delle accuse

Il quadro delle accuse nei confronti del poliziotto sta diventando molto pesante con gli approfondimenti investigativi.

Tra le ipotesi di reato contestate di recente, sulla base di numerose testimonianze di persone che frequentavano la piazza dello spaccio di Rogoredo, ci sono concussionearresto illegalespacciocalunniapercosseestorsionefalso. Nell’inchiesta ci sono altri sei poliziotti indagati.

 

Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr

È il 1995. Il caposervizio di un quotidiano milanese chiede a un cronista alle prime armi: «Sei mai stato a un comizio di Bossi? Bene, oggi il Senatùr parla in Porta Venezia, ci vai tu…». Da quel giorno iniziò, per chi scrive, una lunga serie di «comizi di Bossi», a Milano, a Bergamo, a Brescia, dal Varesotto alle valli bergamasche, su e giù per la “Padania”. E poi, naturalmente, a Pontida.

Il rapporto con la stampa

«Ebbene, fummo noi…», era quasi sempre l’attacco, perché il leader leghista la prendeva sempre larghissima e ti teneva lì, appeso ai suoi voli pindarici per oltre un’ora, quando andava bene. Non gli piaceva essere interrotto: se qualcuno dal pubblico osava farlo, anche solo per dargli ragione, s’innervosiva: «Vabbè, il comizio lo sto facendo io, non tu…». Poi, a un certo punto, faceva sempre un inciso sul gruppetto dei giornalisti al seguito: «Eccola lì, c’è anche la stampa di regime…», diceva additandoci a bordo palco e giù fischi dal pubblico. Dopo, però, rispondeva a tutte le domande e anche di più, ti incollava lì un’altra mezz’ora a parlare di politica e a disegnare scenari. Certo, aveva i suoi preferiti: Guido Passalacqua di Repubblica e Fabio Cavalera del Corriere. I due “bossologhi” per antonomasia, ma poi, dopo averti visto due o tre volte, se non avevi scritto delle stupidaggini, ti prendeva sotto la sua ala protettiva. Capiva benissimo, il Senatùr, l’importanza di avere un buon rapporto con la stampa. Un gruppetto di cronisti gli stava sempre dietro, specie alle feste della Lega, e lui un titolo lo regalava sempre, specie nelle ore notturne. Sigari, Coca Cola e chilometri. Sempre col suo autista storico, Pino Babbini. Che, con la sua mole, gli faceva anche da guardia del corpo.

Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
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Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr

Il ribaltone che fece cadere il Berlusconi I

Il momento più esaltante, per lui, fu quello della corsa in solitaria, dopo la rottura con Silvio Berlusconi: «Non andremo mai al governo con la porcilaia fascista», assicurava. Quel Cav che l’Umberto chiamava «Berluskaiser» o «Il mafioso di Arcore». Erano gli anni della secessione, delle ampolle sul Monviso, delle celebrazioni a Venezia e del Parlamento del Nord. Bossi era allora molto coccolato anche dalla sinistra per il ribaltone con cui fece cadere il Berlusconi I. «La Lega è una costola della sinistra», profetizzò Massimo D’Alema, dopo la scatola di sardine mangiata a casa Bossi con Rocco Buttiglione. Ma si sbagliava.

Il ritorno nel centrodestra e l’ictus che segnò l’inizio della fine

Al Senatùr piacevano così tanto i giornali che ne fondò uno, la Padania, dove il primo direttore fu un signor giornalista come Gianluca Marchi. E dove lo stesso Senatùr passava spesso, nella redazione in Via Bellerio, verso sera, a fare due chiacchiere sui fatti del giorno coi cronisti politici. Proprio lì muoveva i primi passi anche un giovanissimo Matteo Salvini, prima di essere eletto in Consiglio comunale a Milano, dove poi divenne capogruppo del Carroccio. Oltre al giornale nacquero anche una radio, Radio Padania Libera, e una tv, TelePadania, appunto. Da quelle parti sono transitati, per esempio, Roberto Poletti, oggi volto Mediaset, e Sonia Sarno, ora al Tg1. E poi c’era tutto il resto: dal SinPa, il sindacato padano che a fine Anni 90 servì da trampolino per l’ingresso nel cerchio magico a Rosi Mauro, fino a Miss Padania. Negli anni a seguire Bossi si riavvicinò con Berlusconi, entrando nel 2001 al governo come ministro delle Riforme. Fino a quel maledetto giorno del marzo 2004 quando fu colpito da un ictus che segnò l’inizio della sua fine.

Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Umberto Bossi, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel 2006 (Imagoeconomica).

Da maestro venerato a ex leader scomodo

Era un capo-popolo, il Bossi, lo sentivi quando arrivava in una piazza o in una sala piena solo per vederlo. Al suo ingresso l’atmosfera cambiava, l’aria diventava elettrica, mentre la folla scandiva il suo nome: «Bos-si, Bos-si!». E lui, con le sue giacche a quadrettoni e la cravatta storta, parlava da leader. Tutti i suoi fedelissimi si sarebbero immolati per lui. Per questo colpisce molto, almeno chi ha vissuto quell’epoca, il trattamento che gli è stato riservato negli ultimi anni, da quando – nel 2013 – Salvini è diventato segretario. Non se ne può fare una colpa ai nuovi leghisti, giovani scelti da Salvini e fedelissimi solo al Capitano, che Bossi l’avranno visto quasi solo in fotografia. Ma ai vecchi sì. A cominciare da Roberto Calderoli, uno che ha vissuto tutte le stagioni e che è arrivato indenne fino a oggi. E infatti la famiglia in queste ore ha aperto la porta solo a Giancarlo Giorgetti e all’ex leghista Marco Reguzzoni.

Bossi, l’ultimo capo-popolo: ascesa, successo e solitudine del Senatùr
Matteo Salvini e Umberto Bossi a Pontida (Imagoeconomica).

L’attaccamento alla ‘sua’ Lega nonostante l’isolamento

Bossi negli ultimi anni era diventato un peso e un problema per Salvini, proprio perché, nonostante la malattia e i malanni, l’Umberto sapeva ancora toccare le corde profonde della Base. E così non gli sono state risparmiate umiliazioni, ad esempio la scelta di togliergli la scorta del partito quando veniva a Roma, in Parlamento. Sì, perché il Senatùr, finché la salute gliel’ha permesso, a Montecitorio scendeva sempre. La raffigurazione plastica del suo isolamento era vedere, fino a ieri, Nicoletta Maggi, la sua storica portavoce, sempre seduta in sala stampa in mezzo ai giornalisti, perché il gruppo della Lega non le aveva fornito una scrivania. Ma era triste anche vedere l’Umberto alle feste della Lega seduto a mangiare da solo, senza nessuno o quasi a fianco. O i mancati inviti a Pontida. Insomma, se ogni nuovo leader politico per emergere deve uccidere metaforicamente il padre politico, questa operazione Salvini l’ha messa in pratica perfettamente, anche troppo.

LEGGI ANCHE: Bossi, la vita romana e i funerali a Pontida

Ma, nonostante tutto, Bossi è rimasto attaccato fino alla fine al suo partito, senza andarsene o tanto meno dare la sua benedizione a leghe nuove o parallele. La Lega Nord l’ha fondata lui e l’ha tirata su chilometro dopo chilometro attaccando manifesti, scrivendo “Padania Libera” sui muri con la vernice verde e parlando da banchetti improvvisati nei paesi più sperduti. Per questo, pur annunciando il suo voto a Forza Italia alle Europee 2024, non se n’è mai andato. Né Salvini ha avuto il coraggio di espellerlo, sarebbe stato davvero troppo.

È morto Chuck Norris

Chuck Norris, tra i più famosi attori di film d’azione di Hollywood e star della serie Waker Texas Ranger, è morto a 86 anni dopo un ricovero d’urgenza alle Hawaii, avvenuto il 19 marzo.

È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris
È morto Chuck Norris

La carriera di Chuck Norris

La sua carriera cinematografica aveva spiccato il volo dopo L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente del 1972, in cui combatteva contro Bruce Lee al Colosseo.

Negli Anni 80 aveva recitato in diverse pellicole di successo come Una magnum per McQuade, Rombo di tuono, Il codice del silenzio e Delta Force. Dopo un calo di popolarità, nel 1993 la rinascita professionale con Walker Texas Ranger, serie dal successo clamoroso.
Noto soprattutto per il ruolo di Cordell Walker, ex marine campione di arti marziali, Norris era davvero cintura nera di Tang Soo Do, Taekwondo, Karate, Hapkido e Jiu-Jitsu brasiliano, discipline nelle quali aveva conquistato diversi titoli sportivi. E ne aveva creata anche una, basata su altre forme di combattimento, che ha preso il nome di Chun Kuk Do.

È morto Chuck Norris
Chuck Norris spegne 85 candeline

Negli ultimi anni era anche divenuto molto popolare sul web grazie alla diffusione di notizie inventate e inverosimili su di lui (tipo esempio: “Chuck Norris non ha incubi, gli incubi hanno lui”), fenomeno denominato Chuck Norris Facts. Per la sua apparizione ne I mercenari 2 fece ricorso a uno dei meme sul suo conto. All’entrata in scena, il suo personaggio risponde a quello interpretato da Sylvester Stallone, che gli ricorda come fosse stato morso da un cobra reale: «Sì, è vero. E dopo cinque giorni di agonia, il cobra è morto».

L’attacco di Trump alla Nato: «Codardi, senza gli Usa siete una tigre di carta»

Donald Trump all’attacco della Nato. «Senza gli Usa l’Alleanza è una tigre di carta», ha scritto in un post su Truth. «Non volevano unirsi alla battaglia per fermare un Iran con il nucleare. Ora che la battaglia è vinta dal punto di vista militare, con ben pochi pericoli per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che devono pagare, ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz. Una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio. Così facile da fare per loro, con così pochi rischi. Codardi, ce ne ricorderemo».

Sei Paesi pronti a inviare navi nello Stretto ma solo se cessano le ostilità

Da giorni il presidente americano incalza gli Alleati affinché flotte europee vengano mandate nelle acque di Hormuz. Proprio il giorno prima, su iniziativa del premier britannico Keir Starmer, sei Paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone) avevano aderito all’ipotesi di inviare una missione navale per garantire la navigazione nello Stretto. Ma a patto che cessino le ostilità. Un po’ tutti, in realtà, «auspicano» l’intervento dell’Onu (anche se questa parola non compare mai nel testo), ma il Consiglio di Sicurezza, ovvero la cabina di comando dell’organizzazione, può autorizzare una missione solo se nessuno dei cinque membri permanenti oppone il veto. Occorrerebbe dunque il via libera non solo di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, ma anche di Russia e Cina. Ed è difficile ipotizzare che Pechino e Mosca possano assecondare una spedizione armata contro l’Iran.

Trump avrà la sua moneta d’oro: verrà coniata per il 250esimo anniversario della nascita degli Usa

Negli Stati Uniti verrà coniata una moneta d’oro commemorativa (non corrente) con l’immagine di Donald Trump, in deroga al regolamento generale che vieta ai presidenti in carica e comunque viventi di comparire su monete e banconote. Ad approvare il conio è stata la Commissione federale per le belle arti, i cui membri (manco a dirlo) sono stati scelti tutti dallo stesso tycoon dopo aver licenziato i precedenti. La moneta Liberty verrà coniata in occasione del 250esimo anniversario della nascita degli Usa, il 4 luglio, e sarà emessa a discrezione del segretario del Tesoro Scott Bessent (che ha discrezionalità in materia di conio). «Propongo di approvarla così come presentata, e con il forte incoraggiamento a renderla il più grande possibile, fino a tre pollici (circa 7,62 cm) di diametro», ha detto il vicepresidente della Commissione James McCrery, Per fare un confronto, una moneta da un quarto di dollaro statunitense ha un diametro inferiore a un pollice (circa 2,54 cm). Sarà comunque la zecca federale a stabilire le dimensioni della moneta.

La missione Nato si ritira temporaneamente dall’Iraq

La missione Nato in Iraq si è temporaneamente ritirata dal Paese. LO hanno riferito all’Afp due funzionari della sicurezza di Baghdad, spiegando che alla base della decisione c’è l’impatto della guerra in Medio Oriente e che «non ci sono disaccordi» tra l’Allenza atlantica e il governo iracheno. Successivamente è arrivata la dichiarazione di Alisson Hart, portavoce della Nato: «Possiamo confermare che stiamo rimodellando il nostro dispiegamento nell’ambito della missione in Iraq. La sicurezza del nostro personale è di primaria importanza». Resterà nel Paese solo una piccola parte del personale: la missione dell’Alleanza ha il suo quartier generale in una base militare irachena nella Green Zone di Baghdad, vicino all’ambasciata statunitense, che è stata bersaglio di diversi attacchi iraniani dall’inizio della guerra.

La missione Nato si ritira temporaneamente dall’Iraq
L’ambasciata Usa a Baghdad (Ansa).

La missione, avviata nel 2016, è stata ampliata cinque anni dopo

Come si legge anche sul sito del ministero delle Difesa italiano, quella nel Paese mediorientale «è una missione – non combattente – di assistenza e addestramento che mira a sostenere l’Iraq nel rafforzamento delle sue istituzioni e forze di sicurezza, in modo che esse stesse siano in grado stabilizzare il loro Paese, combattere il terrorismo e impedire il ritorno di Daesh». La missione è stata avviata durante il Nato Summit del 2016 su richiesta di Baghdad, ed è stata poi ampliata nel 2021.

Due anarchici morti nell’esplosione di un casolare a Roma. Forse stavano maneggiando un ordigno

AGI - I vigili del fuoco del Comando di Roma sono intervenuti nel Parco degli Acquedotti, zona Capannelle, per il crollo di un casolare abbandonato, utilizzato a volte come riparo da senza fissa dimora: rinvenuti i corpi privi di vita di due persone, un uomo e una donna. Sono in corso operazioni per escludere l'eventuale presenza di ulteriori persone coinvolte, anche con unità cinofile e Usar per la ricerca e soccorso tra le macerie. 

Le due vittime sono Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, entrambi legati al 'gruppo Cospito'. Non si esclude che le vittime del crollo stessero maneggiando un ordigno. Questa è una delle ipotesi al vaglio della polizia coordinata dalla procura di Roma.

Non è neanche escluso che tra gli obiettivi potessero esserci la ferrovia, poco distante dal 'Casale del Sellaretto', dove si è verificata l'esplosione, e qualche sede del gruppo Leonardo. E ancora: altre ipotesi legano l'episodio a un possibile rilancio della campagna a sostegno dell'anarchico Alfredo Cospito, che a maggio terminerà il regime di detenzione al 41 bis, e alla grande manifestazione pro-Pal prevista nel prossimo fine settimana. La procura, al momento, ha aperto un fascicolo senza indagati. 

Dopo l'esplosione nel parco degli Acquedotti di Roma sabato 21 marzo, alle ore 12 al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (C.a.s.a). Il Comitato è presieduto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. 

Tajani, clima di tensione

"C'è un clima di tensione che anarchici e militanti di estrema sinistra vogliono mantenere" ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani al Tg4 commentando quanto accaduto oggi a Roma. "Tutto lascia pensare alla preparazione di un attentato. Di che tipo ancora non si sa, dobbiamo restare con la guardia alta ed insistere sulla prevenzione". 

Erdogan: «Israele pagherà il prezzo, possa Dio distruggerlo»

Duro attacco da parte del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Israele, da lui accusato di avere ucciso migliaia di persone durante una cerimonia per la conclusione del Ramadan, dopo la preghiera in una moschea di Rize, sulla costa del Mar Nero, di cui la sua famiglia è originaria. «Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo, il Medio Oriente è incandescente in questo momento», ha aggiunto prima di alzare i toni:«Possa Al-Kahrar (ndr uno dei nomi usati nell’Islam per descrivere Dio) schiacciare e distruggere Israele. Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti».