Perché l’impeachment di Trump è un problema per la Russia

I media di Stato esultano, ma nella diplomazia serpeggia preoccupazione. Perché l'assedio del Congresso rende il presidente Usa imprevedibile. E riacutizza i sentimenti anti-russi nella politica d'Oltreoceano. Il racconto da Mosca.

Mentre sui media di Stato i guerrieri della propaganda del Cremlino si compiacciono del caos politico che regna a Washington, nelle stanze del potere di Mosca se ne è parecchio preoccupati.

Il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov, durante una riunione tenutasi nel giorno in cui la Camera Usa ha messo in stato d’accusa il presidente Donald Trump, ha detto ai suoi consiglieri che il processo di impeachment sta creando «estreme difficoltà» nei già tesi rapporti con la controparte americana. «Riferendo degli incontri avuti con lo stesso Trump e con il Segretario dI Stato Mike Pompeo il 10 dicembre, il ministro ha sottolineato che i vertici dell’amministrazione americana sono così distratti dalla procedura di impeachment e dalla situazione politica interna da non essere in grado di concentrarsi sulle relazioni con Mosca in modo positivo», dice a Lettera43 il direttore del Consiglio russo per gli affari internazionali (Riac) Andrey Kortunov, che ha partecipato a quella riunione. «Certamente al ministero degli Esteri non si è contenti della situazione», spiega Kortunov.

L’attuale debolezza interna rende gli Stati Uniti «imprevedibili, inaffidabili e anche pericolosi»

Andrey Kortunov, Consiglio russo per gli affari internazionali

Il maggior timore è che il presidente Usa, «spinto dal nervosismo per l’impeachment, al fine di migliorare la sua posizione sul fronte domestico possa decidere qualche azione sconsiderata in politica estera ai danni della Russia». L’attuale debolezza interna rende gli Stati Uniti «imprevedibili, inaffidabili e anche pericolosi».

PER MOSCA L’IMPEACHMENT RIACUTIZZA I SENTIMENTI ANTI-RUSSI

Il problema, dicono i diplomatici di Mosca, è che la procedura di impeachment ha riacutizzato i sentimenti anti-russi nella politica americana: il pasticcio della telefonata di Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato collegato dal fronte anti-Donald alle interferenze russe nelle elezioni Usa del 2016; l’ Ucraina viene di nuovo identificata, a Capitol Hill e sui media, come una vittima dell’orso russo a cui si deve assicurare aiuto e protezione. Tutto questo proprio quando un’attenuazione delle tensioni con l’Occidente, grazie all’apertura del presidente francese Emmanuel Macron e alla ripresa del dialogo con Kiev, faceva intravedere la possibilità di un ritiro delle sanzioni contro la Russia, e sembrava rendere di nuovo perseguibile quel “big deal” con gli Usa che resta un obiettivo strategico di Putin. Aspettative accantonate, almeno finché la situazione a Washington non sarà più chiara e stabile.

Donald Trump e Vladimir Putin.

Intanto, le accuse di contiguità con Putin alla radice dei guai del presidente americano, e che paradossalmente stanno procurando qualche mal di testa a Mosca, vengono celebrate nei talk show televisivi pro-Cremlino della tivù russa. Uno dei conduttori più popolari, Vladimir Solovyev, si riferisce ironicamente al presidente Usa come al «nostro Ivan Ivanovich», con tanto di patronimico alla russa. E sottolinea «nostro», l’aggettivo che i cantori del regime usavano per la Crimea al tempo dell’annessione. Il messaggio è che Trump ha messo in crisi il sistema politico di Washington indebolendo gli Usa, e che più deboli sono gli Usa meglio è per la Russia.

LA VOCE DELLA PROPAGANDA

Un simile concetto viene espresso in modo più sofisticato in un editoriale dell’agenzia di stampa governativa Ria Novosti: «La conseguenza più importante dell’intera “operazione impeachment” è che chi l’ha iniziata ha involontariamente lavorato nell’interesse della Federazione Russa, e lo ha fatto in modo incredibilmente efficace», si legge nell’articolo, a firma dell’economista e blogger Ivan Danilov. Secondo cui dalla vicenda esce «completamente distrutto» il sistema istituzionale statunitense costruito sulle regole dettate dai padri fondatori. Tanto che nel conflitto politico in corso «i sostenitori di entrambi i partiti sognano di eliminare fisicamente gli oppositori, non più considerati concittadini e nemmeno essere umani». E così la stessa politica Usa «ha fenito per «firmare una sentenza di condanna per il Paese».

E QUELLA DELLA DIPLOMAZIA

«È davvero necessario tracciare una linea netta tra la propaganda e l’operatività politica», nota Kortunov riguardo alla retorica utilizzata dai media di stato russi nel coprire l’impeachment di Trump. «La propaganda fa il suo lavoro nel creare la narrativa di una Russia come Paese migliore rispetto agli Stati Uniti divisi e instabili. Così i cittadini possono dire: “siamo un’isola felice di stabilità in questo mondo volatile”, e anche se sanno che questa stabilità la si potrebbe anche chiamare estagnazione hanno qualcosa di cui esser soddisfatti. Ma sul piano operativo ho la netta impressione che i responsabili della politica estera russa preferirebbero trovarsi di fronte a un America meno imprevedibile». È la bipolarità che contraddistingue molti aspetti della Russia putiniana. Anche in questa caso, ne è la sintesi lo zar. Che ufficialmente si attiene alla linea ufficiale della non interferenza e della volontà di lavorare con qualsiasi presidente gli americani decidano di scegliersi, e poi – a impeachment inoltrato – difende a spada tratta Trump, definisce inventate le accuse e prevede pubblicamente l’esito del processo nel Senato di Washington.

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Cosa sappiamo sull’attacco alla sede dei servizi segreti a Mosca

Uno o più uomini avrebbero iniziato a sparare nelle immediate vicinanze del palazzo della Lubjanka, quartier generale del Fsb (ex Kgb). Ci sarebbe almeno un morto.

Gli autori dell’assalto alla sede dei servizi di sicurezza interni russi (Fsb) erano tre. Lo conferma l’Fsb stesso, chiarendo che la sparatoria è iniziata nella sala d’ingresso al pubblico del palazzo di Lubyanka. Due assalitori sono stati neutralizzati mentre il terzo è riuscito a fuggire ed è stato ucciso in seguito. Un vigile urbano, in servizio di fronte all’entrata, è rimasto ucciso nel corso della sparatoria. L’Fsb ha classificato l’incidente come un attacco terroristico. Lo riporta l’agenzia Moskva.

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Putin pronto a cambiare la costituzione per regnare fino al 2030

Il presidente ha detto nella sua tradizionale conferenza stampa fiume di fine anno che è sufficiente un emendamento per togliere il limite di massimo due mandati consecutivi. Secondo la legge in vigore dovrebbe lasciare nel 2024.

La Russia non ha bisogno di una «nuova costituzione» ma alcuni emendamenti sono «possibili», benché non alle «disposizioni fondamentali», ha detto Vladimir Putin nel corso della sua usuale conferenza stampa di fine anno (durata 4 ore e 19 minunti) sottolineando che il termine «consecutivo» riferito ai mandati presidenziali potrebbe però «essere rimosso».

AL POTERE DAL 2000 GRAZIE A DIVERSI ESCAMOTAGE

Putin è stato presidente per due mandati, dal 2000 al 2008; ha poi lasciato la poltrona al fedelissimo Dmitry Medvedev, dal 2008 al 2012 (rimanendo come primo ministro a capo de facto del Paese), facendo intanto passare una legge per allungare il mandato presidenziale da quattro a sei anni; tornato alla presidenza nel 2012, è stato rieletto nel 2018. Il suo attuale incarico terminerà nel 2024, ma come è evidente Putin sta già mettendo le mani avanti.

LA CLAUSOLA DA RIMUOVERE

Il termine «consecutivo» potrebbe essere rimosso dalla disposizione costituzionale che limita il periodo durante il quale la stessa persona può servire come presidente con «due termini consecutivi».

«Ciò che si potrebbe fare per quanto riguarda i mandati in carica è la rimozione della clausola ‘consecutiva’», ha detto Putin quando gli è stato chiesto degli emendamenti che ritiene possano essere fatti alla Costituzione russa.

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Putin pronto a cambiare la costituzione per regnare fino al 2030

Il presidente ha detto nella sua tradizionale conferenza stampa fiume di fine anno che è sufficiente un emendamento per togliere il limite di massimo due mandati consecutivi. Secondo la legge in vigore dovrebbe lasciare nel 2024.

La Russia non ha bisogno di una «nuova costituzione» ma alcuni emendamenti sono «possibili», benché non alle «disposizioni fondamentali», ha detto Vladimir Putin nel corso della sua usuale conferenza stampa di fine anno (durata 4 ore e 19 minunti) sottolineando che il termine «consecutivo» riferito ai mandati presidenziali potrebbe però «essere rimosso».

AL POTERE DAL 2000 GRAZIE A DIVERSI ESCAMOTAGE

Putin è stato presidente per due mandati, dal 2000 al 2008; ha poi lasciato la poltrona al fedelissimo Dmitry Medvedev, dal 2008 al 2012 (rimanendo come primo ministro a capo de facto del Paese), facendo intanto passare una legge per allungare il mandato presidenziale da quattro a sei anni; tornato alla presidenza nel 2012, è stato rieletto nel 2018. Il suo attuale incarico terminerà nel 2024, ma come è evidente Putin sta già mettendo le mani avanti.

LA CLAUSOLA DA RIMUOVERE

Il termine «consecutivo» potrebbe essere rimosso dalla disposizione costituzionale che limita il periodo durante il quale la stessa persona può servire come presidente con «due termini consecutivi».

«Ciò che si potrebbe fare per quanto riguarda i mandati in carica è la rimozione della clausola ‘consecutiva’», ha detto Putin quando gli è stato chiesto degli emendamenti che ritiene possano essere fatti alla Costituzione russa.

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Gli Usa e la guerra del gas a Russia e Germania

Pronta a inizio 2020, la pipeline del Baltico russo-tedesca è stata colpita dalle sanzioni americane. Democratici compatti con Trump in difesa della Nato. E dell’Ucraina. Il risiko per Berlino e l’Ue.

Per la Germania di peggiore dei dazi sull’import di auto, minacciati da Donald Trump, c’erano solo le sanzioni Usa sul gasdotto russo-tedesco Nord Stream 2, e sono arrivate. Un affronto per il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, socialdemocratico (Spd), atlantista, più critico di molti altri ministri e politici europei su Vladimir Putin. Questo Natale anche in crisi con Mosca per l’espulsione reciproca di diplomatici russi e tedeschi, a causa dell’omicidio di un ceceno a Berlino, che si sospetta mirato e sul quale dal Cremlino non collaborano. Ma sulle politiche energetiche non si scherza: «Quelle europee si decidono nell’Ue, non negli Stati Uniti» ha twittato Maas all’approvazione della Camera americana di misure «inaccettabili» contro il Nord Stream 2. Licenziate definitivamente il 17 dicembre al secondo passaggio al Senato, con 86 sì e appena 8 no.

I DEMOCRATICI CON TRUMP

Appena insediato alla Casa Bianca, Trump aveva parlato chiaro con la cancelliera Angela Merkel: «Avrete del fantastico gas americano al posto di quello russo». Ma stavolta non si tratta solo del presidente: le sanzioni contro Russia e Germania – e contro tutte le aziende impegnate nel grande appalto – sono passate senza battute di ciglio alla Camera a maggioranza democratica come al Senato a maggioranza repubblicana. Nei giorni dell’impeachment, tutto il Congresso di Washington si è schierato compatto con Trump. Contro un progetto strategico che gli Usa ritengono un’invasione di campo inaccettabile dei russi nel territorio della Nato. Il guaio è che la Germania ha voluto, cercato e realizzato per anni la partnership energetica sul Nord Stream 2. Pronto nel 2020 per far arrivare il gas all’Europa continentale attraverso il mar Baltico.

L’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder nel board di Gazprom per il Nord Stream 2. GETTY.

COMPLETATO PER L’80%

L’80% del Nord Stream 2 è stato completato. A novembre anche la Danimarca ha approvato il passaggio del gasdotto, raddoppio della già contestata creatura di Gerhard Schröder: il Nord Stream che dal 2011 pompa fino a 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno dalla Russia distribuendolo in Europa, erodendo i business delle altre pipeline che corrono attraverso i Paesi dell’Est (Polonia, Slovacchia, Bielorussia e Ucraina). Agli Stati Uniti i piani energetici della Germania non sono mai andati giù: le condutture del gas sono geopolitica, tanto più quando di mezzo c’è un partner come la Russia. Ma per i tedeschi è imprescindibile realizzare la rete del Nord Stream: un raddoppio costato quasi 10 miliardi di euro, il Nord Stream 15 miliardi. Tutti i ministri tedeschi che hanno dovuto affrontare la questione, Sigmar Gabriel prima di Maas, si sono scontrati con gli Usa «sull’interesse nazionale».

Per completare il Nord Stream 2 restano 2 mila chilometri di pipeline offshore, circa 2 mesi di lavori

LE COMPAGNIE EUROPEE A RISCHIO

I 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno di forniture da aggiungere o da spostare con il Nord Stream 2 sono un affare per diverse compagnie energetiche europee che partecipano al progetto della sussidiaria del colosso russo Gazprom, Nord Stream 2: per il 50% finanziato da Gazprom, e per il 10% ciascuna dall’anglo-olandese Royal Dutch Shell, dalle tedesche E.On e Basf/Wintershall, dall’austriaca Omv e dalla francese Engie (ex Gdf Suez). Non solo: anche gli svizzeri di Allseas, aggiudicatari dell’appalto da Mosca per la parte offshore, saranno colpiti dalle sanzioni americane (revoca del visto e blocco delle proprietà per gli individui, multe per le aziende) se entro 30 giorni non cesseranno le loro operazioni. Alla loro nave restano da completare più di 2 mila chilometri (circa 2 mesi di lavoro) di tubature nel Baltico. Ma anche il sistema bancario tedesco, da Deutsche Bank a Commerzbank, avrebbe ricadute per le sanzioni.

«UN ATTACCO ALLA SOVRANITÀ NAZIONALE»

È questione di giorni: ci si attende il via libera di Trump alle sanzioni entro Natale, al più tardi la fine dell’anno. Poi l’Amministrazione Usa avrà 60 giorni di tempo per la lista delle compagnie e le persone fisiche coinvolte nella costruzione del Nord Stream 2. La cancelliera Merkel (Cdu-Csu) non ha ancora proferito parola, ma ha sempre difeso il pilastro delle politiche energetiche nazionali, pur senza fare sconti al Cremlino sull’Ucraina e su altri dossier. Per i conservatori ha parlato il referente della Cdu all’Onu, e deputato, Andreas Nick, preoccupato del caso di «sovranità nazionale». Rapporti commerciali ed energetici sacri, con la Russia, anche per i socialdemocratici: l’ex cancelliere Schröder, d’altronde, fu l’anima del consorzio Nord Stream; è in ottimi rapporti con Putin perciò fonte di imbarazzo per la stessa Spd, presiede il board del Nord Stream e accelera sul decollo del raddoppio.

La guerra degli Usa al Nord Stream 2 Germania Russia
Il presidente russo Vladimir Putin durante la costruzione del Nord Stream nel Mar Baltico. GETTY.

I RUSSI PER LE CONTROSANZIONI

La Camera di commercio russo-tedesca ha dichiarato «essenziale» per la sicurezza energetica dell’Europa la nuova conduttura nel mar Baltico e chiede in rappresaglia controsanzioni per gli Stati Uniti, per il Cremlino, una «concorrenza sleale che viola del diritto internazionale». In effetti, come ha fatto presente la rete di industrie tedesche che opera nell’Est, l’Ue ha concesso tutte le autorizzazioni richieste per raddoppiare il Nord Stream, che dal Mar Baltico in Germania si allaccia alla rete di distribuzione europea. La Russia avrebbe da perdere più di tutti dallo stop: con un Nord Stream 2 a regime aumenterebbe le forniture di gas al Nord Europa, il flusso di metano via mare di 110 miliardi di metri cubi all’anno superebbe i 75 miliardi trasportati attraverso l’Ucraina e la Slovacchia, la pipeline finora con la capacità maggiore.

Tutte le rotte del gas attraverso l’Europa dell’Est perderebbero forza e gli ex satelliti dell’Urss sarebbero più esposti alle pressioni russe

L’UCRAINA PUÒ RIESPLODERE

L’Ucraina più di tutti perderebbe almeno 2 miliardi di euro l’anno dalla Russia di diritti di transito. Il rinnovo dei contratti sul gas con l’Ucraina è una delle parti più spinose degli accordi che hanno tamponato precariamente la crisi russo-ucraina del 2014. Il fronte di guerra tra Mosca e Kiev potrebbe riaprirsi, e ancora una volta la Germania si troverebbe in prima linea nei negoziati, più che mai con forti interessi in gioco. Ma in generale tutte le rotte del gas attraverso l’Europa dell’Est perderebbero forza e gli ex satelliti dell’Urss sarebbero più esposti alle pressioni russe. Non caso la Polonia è tra i bastioni del no al Nord Stream 2, appoggiata a spada tratta dagli Stati Uniti che a sorpresa hanno inserito le misure sul gasdotto nel National defense authorization act per l’anno fiscale del 2020. Putin sperava anche di aggirare, con i nuovi contratti, le sanzioni per l’annessione della Crimea, ma non ci riuscirà

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La Germania espelle due diplomatici russi per l’omicidio di un ribelle ceceno

La procura federale di Berlino ha prove sufficienti per affermare che è stato ucciso «o per conto delle autorità statali russe o per conto della Repubblica cecena autonoma, parte della Federazione russa», Il Cremlino lo consdera «un atto ostile».

La Germania ha annunciato l’espulsione di due diplomatici russi dopo che i pubblici ministeri che si occupano dell’inchiesta hanno dichiarato che dietro l’uccisione di un ex comandante ribelle ceceno in un parco di Berlino potrebbe esserci il governo di Mosca. Zelimkhan Khangoshvili era stato stato ucciso il 23 agosto scorso, presumibilmente da un russo, arrestato poco dopo. Il ministero degli Esteri di Berlino ha reso noto che i due diplomatici sono stati dichiarati «persone indesiderate con effetto immediato».

«UN ATTO OSTILE»

Dura la risposta del ministero degli Esteri russo, In una nota ripresa dalla Tas la diplomazia guidata da Sergej Lavrov sostiene: «Mosca considera le dichiarazioni della Germania e l’espulsione dei diplomatici russi come infondate e un atto ostile» e «risponderà in modo simmetrico».

«PROVE SUFFICIENTI: UCCISO PER CONTO DI RUSSIA O CECENIA»

Secondo la ricostruzione di Der Spiegel la decisione del ministero degli Esteri di espellere due funzionari russi dei servizi segreti è stata presa in seguito alle informazioni assunte dalla procura federale di Karlsruhe, e pubblicate sul suo sito internet. Questa mattina è stato convocato l’ambasciatore russo a Berlino Sergej J. Netschajew a cui è stata comunicata verbalmente la richiesta di espulsione. La ragione sarebbe la mancata collaborazione della Federazione russa nell’indagine sull’omicidio del cittadino georgiano, ex militare in Cecenia, a Berlino in pieno giorno il 23 agosto scorso. La procura federale ha confermato di avere prove sufficienti per ritenere che l’uccisione sia stata compiuta «o per conto delle autorità statali russe o per conto della Repubblica cecena autonoma, parte della Federazione russa», è scritto nel comunicato ufficiale della procura federale, che si occupa di sicurezza interna e internazionale.

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Putin firma la legge contro i giornalisti “agenti stranieri”

Le autorità potranno bollare reporter indipendenti e blogger con una definizione molto simile a quella di "spia".

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato ieri sera una controversa legge che permette alle autorità russe di bollare come «agenti stranieri» anche gli individui, compresi i blogger e i giornalisti. La legge prevede che un individuo o un ente giuridico russo che diffondano notizie prodotte da testate inserite nella lista nera degli agenti stranieri o partecipino alla loro creazione possano essere riconosciuti a loro volta come «agenti stranieri». La legge entra in vigore immediatamente.

LA RISPOSTA AGLI USA

Il provvedimento era stato approvato in via definitiva dalla Duma il 21 novembre e dal Senato il 25. Per Amnesty International e Reporter senza frontiere si tratta di «un ulteriore passo verso la limitazione dei media liberi e indipendenti» in Russia. Il marchio di «agente straniero», che tanto ricorda quello di «spia», è usato dal Cremlino per contrassegnare le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero e sono impegnate in non meglio precisate «attività politiche». Dal novembre del 2017, dopo che la tv finanziata dal Cremlino Russia Today era stata a sua volta definita «agente straniero» negli Usa, questa definizione in Russia è applicabile anche ai media. Le organizzazioni identificate come «agente straniero» devono presentarsi come tali nei materiali che producono.

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Putin firma la legge contro i giornalisti “agenti stranieri”

Le autorità potranno bollare reporter indipendenti e blogger con una definizione molto simile a quella di "spia".

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato ieri sera una controversa legge che permette alle autorità russe di bollare come «agenti stranieri» anche gli individui, compresi i blogger e i giornalisti. La legge prevede che un individuo o un ente giuridico russo che diffondano notizie prodotte da testate inserite nella lista nera degli agenti stranieri o partecipino alla loro creazione possano essere riconosciuti a loro volta come «agenti stranieri». La legge entra in vigore immediatamente.

LA RISPOSTA AGLI USA

Il provvedimento era stato approvato in via definitiva dalla Duma il 21 novembre e dal Senato il 25. Per Amnesty International e Reporter senza frontiere si tratta di «un ulteriore passo verso la limitazione dei media liberi e indipendenti» in Russia. Il marchio di «agente straniero», che tanto ricorda quello di «spia», è usato dal Cremlino per contrassegnare le organizzazioni che ricevono fondi dall’estero e sono impegnate in non meglio precisate «attività politiche». Dal novembre del 2017, dopo che la tv finanziata dal Cremlino Russia Today era stata a sua volta definita «agente straniero» negli Usa, questa definizione in Russia è applicabile anche ai media. Le organizzazioni identificate come «agente straniero» devono presentarsi come tali nei materiali che producono.

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Il gasdotto che avvicina Putin e Jinping

I due leader tengono a battesimo la pipeline. Costruita da Gazprom, fornirà alla Cina 38 miliardi di metri cubi di gas all'anno. Il progetto.

Il presidente russo Vladimir Putin e l’omologo cinese Xi Jinping, in video collegamento rispettivamente da Sochi e da Pechino, hanno tenuto a battesimo il lancio del gasdotto ‘Forza della Siberia’, costruito da Gazprom, che fornirà alla Cina, a regime, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il contratto fu firmato nel 2014 sull’onda della crisi ucraina e del grande gelo fra Russia e Occidente. «Il rapporto energetico fra Russia e Cina raggiunge un altro livello», ha detto Putin dando il via alle forniture.

BOCCHE CUCITE SUL PREZZO DI FORNITURA DEL GAS

Il gasdotto, lungo 3 mila chilometri, trasporterà il gas dai centri di produzione di Irkutsk e Yakutia ai consumatori dell’Estremo Oriente russo e quindi in Cina, attraverso la rotta orientale. Il prezzo di fornitura del gas è uno dei segreti di Stato più inaccessibili della Russia di Putin ma, stando a indiscrezioni pubblicate da alcuni media, varrà circa 400 miliardi di dollari nell’arco dei prossimi 30 anni. Alla cerimonia di lancio del gasdotto ha partecipato anche l’amministratore delegato di Gazprom Alexei Miller, che si trovava presso la città di confine fra Russia e Cina Blagoveshchensk, dove è dislocata una stazione di pompaggio del gasdotto.

XI JINPING: «UNA NUOVA FASE DELLA NOSTRA COOPERAZIONE»

«Quest’anno celebriamo i 70 anni da quando sono stati stabiliti i legami diplomatici tra Russia e Cina e iniziamo le forniture alla Cina», ha affermato Putin. «Questo passaggio porta il partenariato strategico russo-cinese nel settore energetico a un livello completamente nuovo e ci avvicina all’obiettivo di un interscambio commerciale di 200 miliardi di dollari entro il 2024», ha rimarcato Putin. «Lo sviluppo delle relazioni russo-cinesi è e rimarrà una traiettoria prioritaria nella politica estera di ciascuno dei nostri Paesi», ha detto Xi Jinping, sottolineando come l’entrata in servizio del gasdotto sia «un importante risultato intermedio e l’inizio di una nuova fase della nostra cooperazione».

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È morta Goar Vartanyan, la “zarina” delle spie sovietiche

Si è spenta a 93 anni la leggendaria eroina dell'intelligence russa. Insieme al maritò sventò un attentato contro Roosevelt, Stalin e Churchill nel 1943 a Teheran.

Goar Vartanyan, la “zarina” di tutte le spie russe, figura a dir poco mitica dell’intelligence sovietica, è morta all’età di 93 anni e sarà sepolta nel cimitero di Troekurovsky, accanto al marito Gevorg, scomparso nel 2012 a 87 anni. Vartanyan, originaria dell’Armenia, si trasferì con la famiglia in Iran nei primi anni ’30 ed entrò a far parte del gruppo antifascista – capeggiato dal suo futuro marito – a 16 anni. Insieme contribuirono a sventare il piano nazista (operazione Long Jump) concepito per assassinare Winston Churchill, Franklin D. Roosevelt e Joseph Stalin nel corso del loro primo incontro, nel 1943, a Teheran. Vladimir Putin ha espresso le sue condoglianze ai parenti e agli amici di Vartanyan, che conosceva bene e di persona. “Senza di loro – ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov – la storia del mondo sarebbe stata molto diversa”. La coppia, dopo Teheran, ha svolto per conto dei servizi segreti sovietici un lavoro trentennale all’estero, così cruciale che, dicono gli esperti, non verrà mai declassificato.

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