La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici

Evidentemente in Rai il mercato è dato per morto e l’Auditel viene considerato un fastidio statistico da ignorare. Non contano i break pubblicitari, non conta la capacità di parlare a un Paese reale che ancora accende la tv: conta solo la fedeltà. Benvenuti nell’era del merito rovesciato, dove se tieni in piedi i bilanci sei un asset da sopportare e se invece inanelli flop da prefisso telefonico ti stendono il tappeto rosso verso l’Ammiraglia.

L’amica Giorgia con cui si «cazzeggia»

Il caso di scuola, il simbolo plastico di questa deriva, ha un nome e un cognome: Pierluigi Diaco. Uno che nel settembre 2022 si è portato a casa un contratto «da sballo», come lo definirono i corridoi sussurranti della tv pubblica: quasi 300 mila euro, oltre 1.500 euro a puntata per il suo BellaMa’. Una cifra che ha fatto tremare i polsi per la sproporzione tra l’investimento e la resa, ma che trova la sua logica in una rivendicazione d’appartenenza che lo stesso aveva consegnato con orgoglio alle cronache di Repubblica: «Giorgia Meloni è una delle mie migliori amiche, onesta e leale. Ma non ho mai parlato con lei di Rai, parliamo di altre cose e si cazzeggia». Non c’è motivo per non crederci, certo. Il punto però è un altro: l’amico della premier potrà anche non parlare di Rai con la premier mentre «cazzeggia», ma è solare che in Rai non facciano altro che parlare del conduttore blindato, trasformandolo nel totem intoccabile di TeleMeloni.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Pierluigi Diaco nello studio di BellaMa’ (Ansa).

La lista di flop e il disastro di Per sempre Gino

In questo sistema di protezione speciale, il fallimento seriale non è una colpa, ma quasi una medaglia al valore. I fatti dell’ultimo anno sono una sentenza senza appello: nel settembre 2025, lo spin-off BellaMa’ di sera, lanciato in prima serata su Rai2 con ospiti dal cachet pesante, è stato chiuso dopo appena due puntate. Un flop, con lo share crollato al 2,6 per cento dopo un esordio ancora più deprimente. Eppure, nessuna conseguenza, nessun imbarazzo ai piani alti. Anzi, si rilancia: la scorsa domenica, lo speciale Per sempre Gino, un omaggio al cantautore scomparso, messo su in fretta e furia, affonda a un misero 3,2 per cento di share. Perché affidare un evento di tale statura a lui invece che, per dire, ad Antonella Clerici? La logica del merito avrebbe imposto tra i nomi possibili anche quello della fuoriclasse di Legnano, che mastica musica da decenni con successo: madrina de Il Volo, titolare di Sanremo, l’unica capace di resuscitare un format musicale dato per morto come The Voice. Eppure, la governance ha preferito la “narrazione identitaria” del fedelissimo, sacrificando lo share sull’altare dell’appartenenza. Il risultato è stato uno scempio celebrativo, che il sistema aveva già siglato con un atto rarissimo: una nota ufficiale di solidarietà del cda, ossia uno scudo politico per difendere Diaco dalle critiche social nate dopo l’endorsement per il Sì al referendum. Il premio finale per questa scia di flop? È già scritto nel Piano Mellone: Diaco è in pole position per sbarcare su Rai1 nel pomeriggio domenicale, dal prossimo autunno, con un nuovo varietà.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Pierluigi Diaco nello speciale Per Sempre Gino.

Antonella Clerici è ancora considerata una lussuosa ruota di scorta

Dall’altra parte della barricata, trattata quasi come un’inquilina morosa nonostante paghi l’affitto e le bollette per tutti, c’è Antonellina. Lei è la vera cassaforte aziendale, l’unica capace di resuscitare i cadaveri televisivi. I numeri della regina del mezzogiorno sono lì a dimostrarlo: a febbraio, con la finale di The Voice Kids, ha centrato il 23,4 per cento di share, superando ufficialmente la corazzata di Maria De Filippi e il suo C’è posta per te. A marzo, con The Voice Generations, l’ammazza-reality ha dominato al 24 per cento di share, doppiando letteralmente il Grande Fratello VIP fermo al palo. È lei che garantisce la tenuta dei bilanci con il 16 per cento quotidiano di È sempre mezzogiorno. È lei la scopritrice di talenti che nel 2009, a Ti lascio una canzone, ha inventato dal nulla i tre tenorini del Volo, creando un sigillo che oggi la Rai usa come garanzia istituzionale ogni volta che deve darsi un tono. Eppure, viene usata come ruota di scorta di lusso.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Antonella Clerici (Imagoeconomica).

Il «massacro» di Gaza contro le pastarelle della domenica

Nonostante i Sanremo da record, quello del 2005 con Bonolis e il trionfo solitario del 2010 e i ritorni recenti nel 2020 con Amadeus e nel 2025 accanto a Carlo Conti e Gerry Scotti, l’azienda la guarda con sospetto. Perché Clerici ha il vizio di tenere la schiena dritta. Come sei mesi fa, quando in diretta a È sempre mezzogiorno ha rotto il protocollo del silenzio su Gaza parlando apertamente di «massacro». Un gesto che su TeleMeloni suona rivoluzionario, specialmente se confrontato con la narrazione delle «pastarelle» tra la premier e Mara Venier, consumata tra sorrisi di circostanza mentre il mondo andava a fuoco.

Conta più lo share o la fedeltà?

La tesi è blindata: a Viale Mazzini se produci ricchezza, ascolti, crei talenti mondiali e hai il vizio dell’indipendenza sei un corpo estraneo da isolare. Se invece inanelli flop al 3 per cento ma rivendichi con orgoglio di essere uno dei «migliori amici» di chi comanda, sei l’uomo del futuro. Il mercato è stato sostituito dalla fedeltà di rito, e il risultato è un’azienda che premia l’organico al sistema e sopporta chi ha la colpa imperdonabile di avere successo.

Addio gita di Pasqua, 7 italiani su 10 stanno a casa

AGI - Pasqua casalinga per 7 italiani su 10 (70%) che trascorreranno la festività a tavola nella propria abitazione o in quella di parenti e amici. Una media di sei persone a tavola e una spesa di 76 euro a famiglia, in calo del 7% rispetto allo scorso anno.

È quanto emerge dall'indagine Coldiretti/Ixè 'La Pasqua 2026 degli italiani a tavola' diffusa in occasione della giornata dedicata nei mercati di Campagna Amica in tutta Italia con i piatti tradizionali delle diverse regioni preparati dai cuochi contadini.

Le scelte per la Pasqua e la spesa

Il 17% degli italiani, invece, ha scelto di mangiare fuori, tra ristoranti e agriturismi, mentre un 7% scommette sul ritorno del bel tempo, confortato dalle previsioni in questo senso, e ha programmato un picnic all'aria aperta. Il resto deciderà all'ultimo. Per preparare il pranzo pasquale si impiegherà mediamente un'ora e mezza, ma c'è anche un 19% di provetti cuochi che si spingerà fino a tre ore e un 7% che supererà anche questo limite. Ridottissima la percentuale di persone che prenderà piatti già pronti o ordinerà d'asporto. Se quest'anno non ci sono grandi differenze territoriali dal punto di vista del tempo passato ai fornelli, la spesa varia invece a seconda delle Regioni, dagli 80 euro di media delle Isole ai 67 euro del Centro Italia. Il cibo comunque è regina della tavola dal Nord al Sud.

Le ricette regionali della tradizione pasquale

Al farmers market del Circo Massimo, a Roma, è stata allestita una mostra con le ricette tipiche pasquali. Si parte dall'Abruzzo con pupa e cavallo, dolci a forma di figura e destriero simbolo di fertilità. In Basilicata ci sono le pastarelle, taralli fritti profumati al finocchietto. La Calabria ha i cuculi, colombe ripiene di uova sode e glassa dolce. La Campania è rappresentata dalla pastiera mentre in Emilia-Romagna si trovano lasagne verdi al ragù e in Friuli radicchio croccante a uova sode. Nel Lazio domina l'abbacchio con patate, mentre la Liguria propone biscotti quaresimali, mandorle e pepe e Lombardia la tradizionale colomba. Costolette d'abbacchio si preparano nelle Marche, la pigna pasquale in Molise e gli agnolotti del plin al ragù d'agnello in Piemonte. La Puglia propone strascinati e ragù, mentre la Sardegna sforna pardulas, ravioli di ricotta e zafferano, la Sicilia la cassata al forno, e la Toscana un tagliere rustico con salame, uova sode e torta al formaggio. Uova sode allo speck affumicato in Trentino, ciambella ciaramicola in Umbria, polenta concia con cotoletta fritta in Valle d'Aosta e asparagi primaverili e uova sode in Veneto chiudono il giro d'Italia della Pasqua a tavola.

Agnello e uova: i protagonisti della tavola

A tavola vincono i menu della tradizione: pietanza tipica è l'agnello che verrà servito in un terzo delle tavole (33%), con una netta preferenza per quello Made in Italy. E poi le uova, grandi protagoniste: durante la settimana di Pasqua, rileva Coldiretti, gli italiani ne consumano circa 300 milioni, sode o nelle ricette tipiche delle varie regioni.

Frattura la mascella alla zia 89enne per un paio di calzini, arrestato

AGI - Prima ha accusato la zia di 89 anni di avergli rubato una forbice e due calzini e poi l'ha trascinata per casa riempiendola di pugni fino a fratturargli una mascella: un 69enne di Riposto, nel Catanese, è stato arrestato dai carabinieri per lesioni personali. I fatti si sono verificati ieri in mattinata proprio nelle vicinanze della locale caserma dell'Arma, nei pressi di via Della Repubblica.

Un residente della zona, infatti, si era recato presso la locale Stazione per avvisare i militari di aver udito delle urla provenire da un'abitazione vicina, nella quale viveva un'anziana, e anche la centrale operativa della Compagnia di Giarre era stata avvertita da segnalazioni telefoniche.

Il soccorso all'anziana e la ricostruzione dei fatti

I militari si sono immediatamente precipitati presso l'abitazione in questione e hanno l'89enne sanguinante dal naso, con varie tumefazioni al volto e ad un braccio. L'anziana è scoppiata in lacrime alla vista dei carabinieri e ha raccontato loro di essere stata malmenata dal nipote, che l'accusava del 'furto'.

La sorella 61enne di quest'ultimo avrebbe inutilmente tentato di opporsi fisicamente al fratello per proteggere la zia, ma invano: l'uomo avrebbe trascinato la zia dalle braccia per le stanze dell'abitazione alla ricerca degli oggetti e, quindi, l'avrebbe colpita con pugni in testa; per impedirle di gridare, le avrebbe chiuso la bocca con una mano, minacciandola anche di morte.

Le conseguenze legali e la prognosi medica

Poi ha lasciato l'appartamento, ma quando è rientrato ha trovato i carabinieri in caso: ciò ha rinfocolato la sua ira nei confronti dei familiari, rei a suo dire di aver chiesto l'intervento dei militari. È stato pero' bloccato dai carabinieri, che lo hanno così arrestato, alla luce della denuncia dei fatti della zia, supportata dalla testimonianza dei parenti e, poi, del referto medico stilato dai medici del pronto soccorso dell'ospedale di Giarre, che le hanno riscontrato la frattura delle ossa proprie del naso e della mascella con una prognosi di 40 giorni.

L'arresto del 69enne è stato convalidato dall'autorità giudiziaria che, inoltre, ha emesso nei suoi confronti una misura cautelare a seguito della quale è stato sottoposto all'allontanamento dalla casa familiare, nonché al divieto di avvicinamento a meno di 1000 metri dall'anziana zia. 

Catturato il boss Roberto Mazzarella, preso nella notte in un resort a Vietri

AGI - Arrestato nella notte a Vietri sul mare, in Costiera amalfitanaRoberto Mazzarella, capo dell'omonimo clan, una delle cosche più potenti a Napoli e provincia, rivale dell'altrettanto potente cartello dell'Alleanza di Secondigliano. Il 48enne boss della camorra un anno fa si era sottratto a una misura cautelare ed era latitante dal 28 gennaio 2025. Era risultato irreperibile all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato dal metodo mafioso. Inserito nell'elenco dei latitanti di massima pericolosità del Ministero dell'interno, Mazzarella è stato catturato dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli, coordinati dalla procura.

Il quarantottenne è stato individuato in una villa di pregio della costiera amalfitana e all'atto dell'arresto non ha opposto resistenza. Era in compagnia della moglie e i due figli. A partecipare alle operazioni lo Squadrone Cacciatori di Calabria, le Api del gruppo di Napoli nonché la motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno che monitorava le acque circostanti.

Il ritrovamento nella villa

Nel resort di lusso i carabinieri hanno trovato 3 orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, alcuni documenti falsi, cellulari, smartphone e manoscritti apparentemente di una contabilità sui quali ci saranno accertamenti.

Chi è Roberto Mazzarella

Roberto Mazzarella è figlio di Salvatore, a lungo incensurato e impiegato comunale ucciso a 50 anni il 28 maggio 1995, a sua volta figlio del 'patriarca' del clan Ciro 'o scellone, successore dalla famiglia Zaza, di cui era cugino.

Negli anni '60, il clan iniziò la sua ascesa con l'acquisto di piccole imbarcazioni destinate a incrementare gli affari con il contrabbando di sigarette. Il gruppo familiare conquistò così diversi pezzi di Napoli, da Santa Lucia, il rione a ridosso del lungomare 'patria' delle 'bionde' illegali fino al Mercato PoggiorealeSan Giovanni a Teduccio. Un territorio il cui controllo venne diviso da Ciro con i suoi fratelli Gennaro e Vincenzo. L'espansione si allargò anche attraverso matrimoni al quartiere di Forcella e poi nella provincia napoletana.

 

 

Il momento dell’arresto del boss Roberto Mazzarella

AGI - Il momento dell'arresto di Roberto Mazzarella, avvenuto nella notte a Vietri sul mare, in Costiera amalfitana, Il capo dell'omonimo clan, una delle cosche più potenti a Napoli e provincia, rivale dell'altrettanto potente cartello dell'Alleanza di Secondigliano.

Il quarantottenne è stato individuato in una villa di pregio della costiera amalfitana dove i carabinieri hanno trovato 3 orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, alcuni documenti falsi, cellulari e documenti. All'atto dell'arresto non ha opposto resistenza. Era in compagnia della moglie e i due figli.

Addio a Vittorio Messori, ‘cronista della fede’

AGI - È morto, nella sua abitazione di Desenzano del Garda, Vittorio Messori. La notizia è stata confermata da fonti vicine alla sua famiglia. Lo scrittore e giornalista, avrebbe compiuto 85 anni il 16 aprile, è morto ieri sera, Venerdì Santo.

Una morte dal forte valore simbolico

La morte di Vittorio Messori, sembra racchiudere in sé un simbolo potente, quasi una sintesi della sua intera esistenza: quella di un uomo che ha dedicato la vita a raccontare, indagare e difendere il mistero cristiano con gli strumenti del giornalismo. Aveva 84 anni ed è morto dopo una lunga malattia: fatale un attacco cardiaco, nonostante convivesse da anni con un pacemaker.

Il “cronista della fede”

Messori non è stato soltanto uno scrittore di successo, ma una figura unica nel panorama culturale italiano: un "cronista della fede", capace di applicare il metodo dell'inchiesta - fatto di documentazione, verifica e rigore - alle domande più profonde del cristianesimo.

Il suo libro più celebre, "Ipotesi su Gesù", pubblicato nel 1976, è diventato un vero best seller internazionale (oltre un milione di copie vendute in Italia), tradotto in 20 lingue e capace di riportare il dibattito su Cristo al centro della cultura contemporanea. In quelle pagine, Messori affrontava la figura di Gesù non con devozione sentimentale, ma con l'approccio critico del giornalista, giungendo a una conclusione netta: la fede può essere anche ragionevole.

I libri e gli incontri decisivi

Ugualmente importante e di successo il successivo suo libro "Ipotesi su Maria". La sua carriera è stata segnata da incontri straordinari. Fu infatti il primo laico a intervistare un Papa, Giovanni Paolo II, dando vita al libro-intervista "Varcare la soglia della speranza".

Ma già prima aveva dialogato a lungo con il cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto dell'ex Sant'Uffizio, nel celebre "Rapporto sulla fede". Due opere che hanno segnato un'epoca e contribuito a definire un nuovo modo di comunicare il pensiero della Chiesa.

Episodi tra fede e mistero

Accanto al rigore intellettuale, la vita di Messori è attraversata da episodi che sembrano sfiorare il mistero, a partire da una misteriosa telefonata ricevuta da ragazzo e che dopo aver fatto tante congetture finì per attribuire all'aldilà. 

Dalla conversione alla fede

Nato in una famiglia anticlericale a Sassuolo (Modena) il 16 aprile 1941, Messori da ateo si convertì al cattolicesimo dopo la lettura dei Vangeli.

L’episodio dei Murazzi di Torino

Da giovane giornalista, in un momento di profonda tristezza, si ritrovò a camminare lungo i Murazzi di Torino, osservando le acque del Po. Un anziano lo avvicinò, temendo un gesto estremo, e lo dissuase con parole semplici ma profonde, invitandolo poi a casa per un te'.

Quando, tempo dopo, Messori tornò a cercarlo per ringraziarlo, scopri' che quell'abitazione era disabitata da anni. Un episodio che egli stesso avrebbe ricordato come una sorta di "segno", coerente con la sua visione di una realtà in cui il visibile e l'invisibile si sfiorano.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni, Messori aveva continuato a riflettere pubblicamente sui temi che gli erano più cari, soprattutto nella pagina Vivaio tenuta per anni su Avvenire, il quotidiano della Cei. In particolare, ha spesso ribadito la centralità della figura di Maria, dichiarando a Stefano Lorenzetto in un'intervista al Corriere, che la sua presenza lo accompagnava ogni giorno e che sarebbe stata lei ad accoglierlo dopo la morte.

Allo stesso modo, ha molto insistito sul significato del cristianesimo come accettazione di un Dio che si dona fino al sacrificio, soprattutto nel mistero del Giovedì e del Venerdì Santo. Per lui, non c'era spazio per visioni alternative come la reincarnazione: la verità ultima era l'amore di Dio.

Fino alla fine, Messori ha difeso con convinzione la storicità dei Vangeli e l'esistenza reale di Gesù, considerandola non solo una verità di fede, ma anche una conclusione sostenibile sul piano storico.

L’eredità culturale e spirituale

In questo senso, il suo lavoro può essere visto come un ponte tra fede e ragione, tra teologia e giornalismo, tra spiritualità e cultura.

La sua eredità è quella di un uomo che ha cercato di rendere la fede comprensibile senza banalizzarla, accessibile senza svilirla. Un "inviato speciale della fede", come è stato definito, che ha raccontato il cristianesimo non dall'alto di una cattedra, ma con lo sguardo curioso e onesto di chi indaga la realtà.

 

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia

Voglio sperare che anche nella vita di Giorgia Meloni ci sia, occultato da mille veli di riservatezza, discrezione e insospettabilità, un dolce legame segreto. Con una versione maschile di Maria Rosaria Boccia o di Claudia Conte: un trentenne decorativo, dal volto levigato e dal fisico da modello e dal look curato ma non leccato, dotato (anche) di tatto e ragionevolezza, cioè capace di temperare le proprie legittime ambizioni e la fame di incarichi con il senso dell’opportunità, la devozione alla sua capa e la fierezza di essere il suo riposo della guerriera. Se lo meriterebbe, la nostra povera premier, con tutto il lavoro che fa, compreso quello che spetterebbe ad altri.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Relazione asimmetriche ottime per un po’ di ego-boosting

Ma probabilmente la premier è l’unica che non approfitta della sua posizione per dotarsi di una relazione asimmetrica ed ego-boosting, come hanno fatto i suoi ministri Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi. E la lista fa ancora in tempo ad allungarsi, se il governo Meloni andrà avanti, in versione anatra zoppa, fino al termine della legislatura.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
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Maestre dello speed climbing nelle stanze più alte del potere

Sì, perché, a quanto pare, non ci sono controindicazioni – né l’età più che matura, né l’aspetto non proprio apollineo, né un vincolo coniugale con una professionista rispettata e ancora piacente (giornalista Rai la signora Sangiuliano, prefetto la signora Piantedosi, nata Berardino, figlia di un pezzo grosso dei Servizi segreti) – alla relazione fra un ministro di destra e una giovane donna dall’inconfondibile modello fisico – un po’ Barbie Mar-a-Lago, un po’ soubrette di tivù locale –, con lo stesso background che mescola lauree vere e master farlocchi, comparsate nel mondo della moda o nel cinema, organizzazione di eventi in provincia e pubblicazioni su temi sociali, e con lo stesso talento per lo speed climbing nelle stanze più alte del potere, una consulenza dopo l’altra, una nomina dopo l’altra.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
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Un intervistatore complice et voilà, la bomba deflagra

Ascensione che si arresta – o sale di livello? – quando Dagospia comincia a lanciare qualche frecciata sulle doti di scalatrice della signorina e su chi provvede a fornire gli appoggi ai suoi intraprendenti piedini, rigorosamente calzati con tacchi 12. Dopodiché ci pensa lei a far scoppiare, volontariamente o no, la bomba: con un post in cui ringrazia il ministro per un incarico mai ufficializzato (Boccia) o rispondendo a una domanda concordata con un intervistatore complice (Conte). E dalla sera alla mattina, eccola diventata la donna del momento, in grado di spodestare dal podio delle hot news guerre, crisi economiche, ultime da Garlasco, rovesci sportivi e farneticazioni di Donald Trump.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Rimpasto di governo? Servirebbe anche quello delle amanti

A questo punto, è lecito domandarsi: dopo quelli della Cultura e dell’Interno, dall’armadio di quale ministro uscirà la prossima esuberante sventolona che demolisce due fra le presunte priorità del governo sovranista, cioè famiglia e meritocrazia? Su quali poltrone è seduto uno sugar daddy sotto mentite spoglie, e con le ore contate? Ormai non ci sentiremmo di escludere nemmeno quel pacioccone di Gilberto Pichetto Fratin (si scherza, il ministro della Sicurezza energetica sarà troppo impegnato con lo shock petrolifero e non ammetterà distrazioni). Forse Giorgia Meloni, più casta della Vestalis Maxima, ha in un cassetto la lista delle favorite in carica. E se ha scartato l’ipotesi di un rimpasto di governo, è solo perché dovrebbe provvedere anche a un rimpasto delle amanti.