Evidentemente in Rai il mercato è dato per morto e l’Auditel viene considerato un fastidio statistico da ignorare. Non contano i break pubblicitari, non conta la capacità di parlare a un Paese reale che ancora accende la tv: conta solo la fedeltà. Benvenuti nell’era del merito rovesciato, dove se tieni in piedi i bilanci sei un asset da sopportare e se invece inanelli flop da prefisso telefonico ti stendono il tappeto rosso verso l’Ammiraglia.
L’amica Giorgia con cui si «cazzeggia»
Il caso di scuola, il simbolo plastico di questa deriva, ha un nome e un cognome: Pierluigi Diaco. Uno che nel settembre 2022 si è portato a casa un contratto «da sballo», come lo definirono i corridoi sussurranti della tv pubblica: quasi 300 mila euro, oltre 1.500 euro a puntata per il suo BellaMa’. Una cifra che ha fatto tremare i polsi per la sproporzione tra l’investimento e la resa, ma che trova la sua logica in una rivendicazione d’appartenenza che lo stesso aveva consegnato con orgoglio alle cronache di Repubblica: «Giorgia Meloni è una delle mie migliori amiche, onesta e leale. Ma non ho mai parlato con lei di Rai, parliamo di altre cose e si cazzeggia». Non c’è motivo per non crederci, certo. Il punto però è un altro: l’amico della premier potrà anche non parlare di Rai con la premier mentre «cazzeggia», ma è solare che in Rai non facciano altro che parlare del conduttore blindato, trasformandolo nel totem intoccabile di TeleMeloni.

La lista di flop e il disastro di Per sempre Gino
In questo sistema di protezione speciale, il fallimento seriale non è una colpa, ma quasi una medaglia al valore. I fatti dell’ultimo anno sono una sentenza senza appello: nel settembre 2025, lo spin-off BellaMa’ di sera, lanciato in prima serata su Rai2 con ospiti dal cachet pesante, è stato chiuso dopo appena due puntate. Un flop, con lo share crollato al 2,6 per cento dopo un esordio ancora più deprimente. Eppure, nessuna conseguenza, nessun imbarazzo ai piani alti. Anzi, si rilancia: la scorsa domenica, lo speciale Per sempre Gino, un omaggio al cantautore scomparso, messo su in fretta e furia, affonda a un misero 3,2 per cento di share. Perché affidare un evento di tale statura a lui invece che, per dire, ad Antonella Clerici? La logica del merito avrebbe imposto tra i nomi possibili anche quello della fuoriclasse di Legnano, che mastica musica da decenni con successo: madrina de Il Volo, titolare di Sanremo, l’unica capace di resuscitare un format musicale dato per morto come The Voice. Eppure, la governance ha preferito la “narrazione identitaria” del fedelissimo, sacrificando lo share sull’altare dell’appartenenza. Il risultato è stato uno scempio celebrativo, che il sistema aveva già siglato con un atto rarissimo: una nota ufficiale di solidarietà del cda, ossia uno scudo politico per difendere Diaco dalle critiche social nate dopo l’endorsement per il Sì al referendum. Il premio finale per questa scia di flop? È già scritto nel Piano Mellone: Diaco è in pole position per sbarcare su Rai1 nel pomeriggio domenicale, dal prossimo autunno, con un nuovo varietà.

Antonella Clerici è ancora considerata una lussuosa ruota di scorta
Dall’altra parte della barricata, trattata quasi come un’inquilina morosa nonostante paghi l’affitto e le bollette per tutti, c’è Antonellina. Lei è la vera cassaforte aziendale, l’unica capace di resuscitare i cadaveri televisivi. I numeri della regina del mezzogiorno sono lì a dimostrarlo: a febbraio, con la finale di The Voice Kids, ha centrato il 23,4 per cento di share, superando ufficialmente la corazzata di Maria De Filippi e il suo C’è posta per te. A marzo, con The Voice Generations, l’ammazza-reality ha dominato al 24 per cento di share, doppiando letteralmente il Grande Fratello VIP fermo al palo. È lei che garantisce la tenuta dei bilanci con il 16 per cento quotidiano di È sempre mezzogiorno. È lei la scopritrice di talenti che nel 2009, a Ti lascio una canzone, ha inventato dal nulla i tre tenorini del Volo, creando un sigillo che oggi la Rai usa come garanzia istituzionale ogni volta che deve darsi un tono. Eppure, viene usata come ruota di scorta di lusso.

Il «massacro» di Gaza contro le pastarelle della domenica
Nonostante i Sanremo da record, quello del 2005 con Bonolis e il trionfo solitario del 2010 e i ritorni recenti nel 2020 con Amadeus e nel 2025 accanto a Carlo Conti e Gerry Scotti, l’azienda la guarda con sospetto. Perché Clerici ha il vizio di tenere la schiena dritta. Come sei mesi fa, quando in diretta a È sempre mezzogiorno ha rotto il protocollo del silenzio su Gaza parlando apertamente di «massacro». Un gesto che su TeleMeloni suona rivoluzionario, specialmente se confrontato con la narrazione delle «pastarelle» tra la premier e Mara Venier, consumata tra sorrisi di circostanza mentre il mondo andava a fuoco.
"Non si può restare indifferenti davanti a ciò che sta accadendo a Gaza. Rimanere inerti di fronte a questo massacro vuol dire non avere più umanità"
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Antonella Clerici dice questo mentre la m3l0n1 ieri parlava delle pastarella della domenica.pic.twitter.com/dlvysoAKAx(@yleniaindenial1) September 22, 2025
Conta più lo share o la fedeltà?
La tesi è blindata: a Viale Mazzini se produci ricchezza, ascolti, crei talenti mondiali e hai il vizio dell’indipendenza sei un corpo estraneo da isolare. Se invece inanelli flop al 3 per cento ma rivendichi con orgoglio di essere uno dei «migliori amici» di chi comanda, sei l’uomo del futuro. Il mercato è stato sostituito dalla fedeltà di rito, e il risultato è un’azienda che premia l’organico al sistema e sopporta chi ha la colpa imperdonabile di avere successo.


(@yleniaindenial1) 

















































