Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura

Sono stati annunciati i nomi dei 10 portabandiera che accompagneranno il vessillo olimpico durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, in programma venerdì 6 febbraio alle 20 presso lo Stadio San Siro di Milano. L’elenco delle personalità, scelte dal Comitato olimpico internazionale e da Fondazione Milano Cortina 2026, comprendono atlete e atleti ma anche figure che, per il valore delle loro storie umane e professionali, incarnano i principi di pace, unità e solidarietà che ispirano il Movimento olimpico. In linea con lo spirito dei Giochi diffusi, la bandiera olimpica sfilerà, oltre che a San Siro (con otto portabandiera), anche a Cortina (con due).

Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura
Olimpiadi 2026, chi sono i 10 portabandiera della cerimonia di apertura

Chi porterà la bandiera olimpica a Milano

Ecco i nomi di coloro che porteranno la bandiera olimpica a Milano:

  • Tadatoshi Akiba (Giappone). Sindaco di Hiroshima dal 1999 al 2011, si è distinto per il suo impegno globale a favore del disarmo nucleare. È stato inoltre un membro attivo dei Mayors for peace, organizzazione internazionale dedicata alla promozione della pace.
  • Rebeca Andrade (Brasile). Si tratta dell’atleta olimpica più premiata nella storia del suo Paese. Simbolo di perseveranza e resilienza (ha subito numerosi infortuni che più volte l’hanno fatta pensare al ritiro), ha partecipato a tre Olimpiadi (Rio 2016, Tokyo 2020, Parigi 2024), e vinto la medaglia d’oro in volteggio (Tokyo 2020) e corpo libero (Parigi 2024). Sostiene attivamente le cause legate ai diritti delle donne, alla sostenibilità e all’educazione.
  • Maryam Bukar Hassan (Nigeria). Nominata UN Global peace advocate a luglio 2025, è un’artista e poetessa di fama internazionale impegnata nella promozione della parità di genere, dell’empowerment giovanile e nella costruzione di una pace più inclusiva e duratura.
  • Nicolò Govoni (Italia). Scrittore e attivista, è ceo e presidente di Still I Rise, organizzazione umanitaria dedicata a contrastare la crisi globale dell’educazione.
  • Filippo Grandi (Italia). Alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati dal 2016 al 2025, ha decenni di esperienza umanitaria in Africa, Medio Oriente e Asia. Vicepresidente della Olympic refuge foundation, è stato insignito dell’Olympic laurel alle Olimpiadi di Parigi 2024, riconoscimento che premia figure di spicco per i loro contributi in ambito educativo, culturale, sociale e di promozione della pace attraverso lo sport.
  • Eliud Kipchoge (Kenya). Considerato uno dei più grandi maratoneti di sempre, ha partecipato cinque volte ai Giochi (Atene 2004, Pechino 2008, Rio 2016, Tokyo 2020, Parigi 2024). Nel 2019 ha superato i limiti del potenziale umano correndo una maratona in meno di due ore (1:59:40) a Vienna, diventando un simbolo globale di eccellenza, disciplina e perseveranza.
  • Cindy Ngamba (Camerun). Atleta del Refugee olympic team, ai Giochi di Parigi 2024 è stata la prima sportiva appartenente a questa squadra a conquistare una medaglia olimpica (bronzo in pugilato).
  • Pita Taufatofua (Tonga). Primo atleta tongano ad aver rappresentato il proprio Paese sia ai Giochi Olimpici Estivi (taekwondo a Rio 2016 e Tokyo 2020) sia ai Giochi Olimpici Invernali (sci di fondo a PyeongChang 2018), sposa le cause dell’empowerment giovanile, dell’educazione e della resilienza climatica nel Pacifico. Il suo impegno gli è valso la nomina a Unicef Pacific ambassador, ruolo in cui sostiene i diritti, l’educazione e la salute dei bambini.

Chi porterà la bandiera olimpica a Cortina

Porteranno invece la bandiera a Cortina:

  • Franco Nones (Italia). È stato il primo campione olimpico italiano nella storia dello sci di fondo. Vinse la medaglia d’oro nella 30 km ai Giochi di Grenoble del 1968, interrompendo così il lungo dominio degli atleti scandinavi nella disciplina.
  • Martina Valcepina (Italia). Gareggia per le Fiamme Oro e fa parte della Nazionale italiana di short track. Ha vinto tre medaglie Olimpiche tra il 2014 e il 2018 – due argenti e un bronzo, tutti ottenuti nelle staffette.

Doping Olimpiadi: cos’è il letrozolo, la sostanza a cui Rebecca Passler è risultata positiva

L’atleta italiana Rebecca Passler è rimasta coinvolta nel primo caso di doping delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. In un controllo fuori competizione, la sportiva altoatesina è stata trovata positiva al letrozolo, la stessa sostanza che in passato mise nei guai anche la tennista Sara Errani.

Cos’è il letrozolo

Il letrozolo è un farmaco usato prevalentemente in casi oncologici nel trattamento di donne in postmenopausa con tumore al seno iniziale positivo ai recettori ormonali. Incluso nella categoria S4 del Codice antidoping che comprende i Modulatori ormonali e metabolici, non ha effetti dopanti di per sé ma viene adoperato per ridurre gli alti livelli di estrogeni dovuti agli anabolizzanti, motivo per cui è vietato dalla Wada. Utilizzarlo per doparsi, date le sue modeste potenzialità, ha poco senso; le rare positività in archivio sono spesso dovute a contaminazioni o incauta assunzione.

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla

Appuntamento con la storia. Comunque vada, la finale maschile degli Australian Open 2026 resterà indelebile nelle memorie degli appassionati di tennis per sempre. Sì, perché i due contendenti si giocheranno un record che difficilmente potrà essere battuto. In campo, il numero uno del mondo Carlos Alcaraz e l’eterno Novak Djokovic, capace a 38 anni di eliminare dopo quattro ore di gioco Jannik Sinner che già pregustava il terzo successo di fila. Lo spagnolo scenderà in campo per diventare il più giovane a conquistare i quattro Slam, il serbo per vincere il 25esimo e diventare ancor più leggenda di questo sport. La data da cerchiare in rosso sul calendario è il primo febbraio, alle 9.30 del mattino italiano. Il match sarà visibile sui canali Eurosport, in streaming su Dazn, Tim Vision, Prime Video Channels e HBO Max.

Alcaraz-Djokovic, come arrivano i due tennisti e i record all’orizzonte

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla
Djokovic agli Australian Open 2026 (Ansa).

A 22 anni e 272 giorni, Carlos Alcaraz si avvicina a un nuovo, incredibile record della sua giovane ma già brillante carriera. Vincendo a Melbourne contro Djokovic, il murciano conquisterebbe il suo primo Australian Open, diventando il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam, ossia a conquistare almeno una volta tutti e quattro i major della stagione. In bacheca vanta infatti già due Roland Garros consecutivi (2024-2025), due Wimbledon di fila (2023-2024) e due US Open (2022 e 2025). Lo spagnolo arriva in finale dopo aver vinto agevolmente i primi turni, superando il padrone di casa Adam Walton, il tedesco Yannick Hanfmann e il francese Corintin Moutet in tre set. Nette le vittorie su Tommy Paul e Alex De Minaur, prima della battaglia da cinque ore e mezza contro Sasha Zverev. A un passo dalla sconfitta e in preda ai crampi, ha vinto 7-5 al quinto.

Decisamente più riposato, almeno considerando il computo totale di ore sul terreno di gioco, Novak Djokovic. Il serbo ha eliminato Pedro Martinez, Francesco Maestrelli e Botic van de Zandschulp senza cedere un set. Poi il walk over per il ritiro di Jakub Mensik agli ottavi prima di affrontare ai quarti di finale Lorenzo Musetti. Avanti due set a zero, l’azzurro ha dovuto lasciare il campo per un infortunio alla coscia, liberando la strada a Nole per la semifinale. «Ero sulla via di casa», avrebbe detto il serbo dopo la partita. «Oggi sono stato fortunato». Contro Jannik Sinner ha però dato prova ancora una volta della sua infinita classe: sotto di un set sia sull’1-0 sia sul 2-1, ha rialzato la testa combattendo colpo su colpo e raggiungendo l’11esima finale a Melbourne. All’orizzonte il record di 25 Slam in carriera per staccare definitivamente Margareth Smith Court ferma a 24.

I confronti diretti tra i due finalisti degli Australian Open

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla
Carlos Alcaraz agli Australian Open 2026 (Ansa).

Agli Australian Open 2026 andrà in scena il decimo scontro diretto tra Alcaraz e Djokovic, con il serbo avanti 5-4 nei precedenti. L’ultimo match tra i due risale agli Us Open dello scorso anno, quando si impose lo spagnolo in tre set con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-2. Nel 2025 si erano affrontati anche a Melbourne, nei quarti di finale dello Slam, con il fuoriclasse di Belgrado capace di spezzare il sogno del Career Grand Slam di Carlitos in rimonta per 4-6, 6-4, 6-3, 6-4. La sfida è valsa anche due finali di Wimbledon consecutive fra il 2023 e il 2024, entrambe vinte da Alcaraz. Il 22enne di Murcia aveva anche trionfato nel primo match, valido per la semifinale di Madrid 2022 dopo una lunga battaglia terminata 6-7, 7-5, 7-6.

Australian Open, Djokovic è in finale: Sinner ko dopo quattro ore

Spettacolo puro sul cemento di Melbourne. Dopo le cinque ore e mezza del match tra Carlos Alcaraz e Sasha Zverev, vinto dallo spagnolo per 7-5 al quinto, è show anche tra il campione in carica Jannik Sinner e il 10 volte vincitore degli Australian Open Novak Djokovic. Con una prova da vero fenomeno, tra le migliori della sua carriera, il fuoriclasse serbo si regala la finale contro Carlos Alcaraz dopo una battaglia di quattro ore finita ben oltre l’1 di notte. Il punteggio finale è di 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4. Sfuma per l’altoatesino il terzo successo di fila a Melbourne e il quinto Slam in carriera. La finale è in programma domenica primo febbraio nella mattinata italiana.

Djokovic torna in finale agli Australian Open: «Tra le mie serate più belle»

Stremato, Novak Djokovic non ha perso l’ironia nemmeno al termine di una battaglia fisica e mentale così intensa. «Grazie Jannik per avermi permesso di vincere una partita», ha scherzato il campione serbo. «Grazie a chi è restato qui fino alle 2 del mattino a seguirci. Adoro questo rapporto passionale con il pubblico, questa sera è forse la più bella della mia carriera in Australia. Sinner e Alcaraz giocano a un grande livello, ma non è impossibile batterli. Anche io so giocare a quel livello. Il match di Carlos? L’ho visto, che partita incredibile. Oggi il valore del biglietto è stato ripagato». Ora parte la caccia al 25esimo Slam, record assoluto nella storia del tennis. «È come se avessi vinto già oggi, ma domenica lotterò contro il numero uno del mondo e spero di avere ancora benzina».

Sinner-Djokovic, la cronaca della semifinale

Sinner si presenta alla semifinale degli Australian Open contro Djokovic forte dei cinque successi di fila contro il campione serbo e dei due titoli vinti a Melbourne negli ultimi anni. Pronti via ed è subito break per l’altoatesino che mette il piede sull’acceleratore e sale rapidamente 3-0. Nole evita poco dopo di cedere la battuta per la seconda volta di fila, ma non riesce a rientrare nel parziale, che va a Sinner per sei giochi a tre. Quasi diametralmente opposto l’andamento del secondo set. Il 10 volte campione agli Australian Open (24 a livello Slam) parte forte e strappa la battuta all’azzurro salendo 3-1 e difendendosi dal suo tentativo di rientro immediato. Nole annulla una palla break anche nel settimo gioco prima di chiudere al nono e “restituire” il 6-3 a Sinner. Un set pari.

Australian Open, Djokovic è in finale: Sinner ko dopo quattro ore
Jannik Sinner nella semifinale degli Australian Open 2026 (Ansa).

Si riparte nel terzo con grande equilibrio, tanto che il primo a dover fronteggiare palla break è Sinner nel quinto game. Forte delle ottime prestazioni al servizio (a fine partita sarà record di ace in carriera in un match dello Slam), l’azzurro tiene a zero la battuta sul 3-3 e sul 4-4. Fatali per Djokovic le prime due palle break concesse in tutto il parziale: Jannik sfrutta tre errori del serbo e piazza il break nel momento più opportuno, chiudendo 6-4. La riscossa del campione è immediata: con due dritti di pregevole fattura, Djokovic strappa il servizio a Sinner alla seconda occasione e riaccende gli spalti della Rod Laver Arena. Sarà l’unico break del parziale, con Nole costretto a salvare due palle break nell’ottavo gioco. Grinta e classe, sorretti da un’ottima prima, sono sufficienti per portare la sfida al quinto: come nei primi due set, risultato speculare: 6-4 Djokovic.

Il quinto set

Con una resilienza invidiabile, Djokovic tiene botta anche nel quinto: salva due palle break nel primo game al servizio in cui si è trovato sotto 15-40 e resta aggrappato alla partita. Sinner tiene la battuta con il 22esimo e il 23esimo ace della partita e, in risposta, si procura altre due palle break di fila sul 15-40: due lungolinea spettacolari di Djokovic cancellano le chance, ma Jannik ne ha una terza: va a segno Nole e tiene la parità. Nonostante le quattro possibilità, è proprio l’azzurro a cedere per primo la battuta: nel settimo game Nole porta il numero due del mondo ai vantaggi con un diritto fulmineo che gli vale la palla break: è passata ormai l’una di notte ed è 4-3 per lui.

L’azzurro reagisce subito e sale 0-40 procurandosi tre palle break consecutive: come avvenuto nella finale contro Alcaraz al Roland Garros 2025, Sinner non riesce a sfruttarle. Un rovescio largo di un dito dell’azzurro regala a Nole la palla per il 5-3, sfruttata con l’ace. Il game successivo è interlocutorio e l’azzurro lo domina tenendo la battuta a zero, sapendo di doversi giocare tutto in quello in risposta. Un ottimo servizio esterno e un grave errore di dritto di Sinner fanno scappare il serbo sul 30-0. Sul secondo match point Nole però sbaglia un incredibile colpo dal centro del campo e si va ai vantaggi. Se ne procura un terzo con un servizio vincente e lo sfrutta, facendo esplodere la Rod Laver Arena. Sono quasi le 2 del mattino e alza le braccia al cielo: a 38 anni ha compiuto un’impresa.

Finale femminile Australian Open 2026, quando si gioca Sabalenka-Rybakina e dove vederla

Sarà ancora una volta Aryna Sabalenka contro Elena Rybakina, che si confermano le due tenniste più in forma del periodo nel circuito Wta. La bielorussa e la kazaka si affronteranno per la quindicesima volta in carriera a distanza di poche settimane dalla loro ultima sfida, valsa il titolo alle Wta Finals di Riyad. A novembre 2025 si impose la numero cinque del mondo, qualificatasi per ultima al torneo, in due set. La finale degli Australian Open si giocherà sabato 31 gennaio, in diretta dalla Rod Laver Arena alle 9.30 italiane: match disponibile sui canali Eurosport, visibili su Dazn, Tim Vision, Amazon Prime Channels e HBO Max. Prima toccherà ai doppi: alle 2 italiane della notte tra il 30 e il 31 ci sarà la sfida femminile tra Mertens e Zhang, numero quattro del seeding, e la coppia Danilina-Krunic. A seguire il maschile: Polmans/Kubler-Harrison/Skupski.

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Sabalenka-Rybakina: come arrivano le tenniste alla finale degli Australian Open 2026

Finale femminile Australian Open 2026, quando si gioca Sabalenka-Rybakina e dove vederla
Aryna Sabalenka agli Australian Open 2026 (Ansa).

Aryna Sabalenka, indiscussa numero uno del ranking Wta (più di 2 mila i punti di vantaggio su Iga Swiatek seconda), si presenta alla finale degli Australian Open per la quarta volta consecutiva: è la prima a riuscirci dai tempi di Martina Hingis, a cavallo tra la fine Anni 90 e i primi 2000. Ci è arrivata tra l’altro senza aver ancora mai lasciato un set alle sue avversarie. Dopo aver liquidato nei primi due turni la francese Tiantsoa Rakatomanga Rajaonah e la cinese Bai Zhouzhan agevolmente, la 27enne di Minsk ha faticato contro la polacca Anastasija Potapova, battuta in due tiebreak (tirato soprattutto il secondo, chiuso 9-7). Più rapide poi le vittorie su Victoria Mboko e Iva Jovic, che nel suo cammino aveva eliminato la nostra Jasmine Paolini. In semifinale netto 6-2, 6-3 all’ucraina Elina Svitolina.

Elena Rybakina, certa di chiudere gli Australian Open da numero tre al mondo, giocherà sul cemento di Melbourne appena la terza finale Slam in carriera, la prima dal 2023 quando perse a Melbourne proprio da Sabalenka. Anche per lei un percorso netto da inizio torneo, in cui non ha ancora perso nemmeno un set. Battute in sequenza Kaya Juvan, Varvara Gracheva e Tereza Valentova nei primi tre turni. Poi netto 6-1, 6-3 alla belga Elise Mertens e un altrettanto deciso 7-5, 6-1 alla numero due del mondo Iga Swiatek. Combattuta invece la semifinale contro l’americana Jessica Pegula, battuta in due set con il punteggio di 6-3, 7-6 (9-7 nel tiebreak).

I precedenti tra le due tenniste: Rybakina avanti nel computo totale

Finale femminile Australian Open 2026, quando si gioca Sabalenka-Rybakina e dove vederla
Sabalenka e Rybakina alle Wta Finals 2025 (Ansa).

La finale degli Australian Open 2026 sarà il quindicesimo confronto in carriera tra le due tenniste, che si incrociarono la prima volta nei quarti di Wuhan del 2021 (vittoria della bielorussa, all’epoca numero nove del ranking Wta). Quattro i match nel solo 2025 con due vittorie per parte: oltre alla già citata finale delle Finals di Riyad (6-3, 7-6), la kazaka aveva superato la bielorussa anche nei quarti di Cincinnati sempre in due set. La 27enne di Minsk si era invece aggiudicata i quarti di Wuhan con un doppio 6-3 e quelli di Berlino, match molto tirato chiuso con il punteggio di 7-6, 3-6, 7-6.

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi

Annullata la discesa libera di Crans Montana, ultima gara prima delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e tappa che quest’anno ricorda le vittime della tragedia di Capodanno. Nella prima mezz’ora sono arrivate al traguardo solamente tre atlete su sei, dopo che l’austriaca Nina Ortlieb (scesa con il pettorale numero uno), la norvegese Marte Monsen (pettorale tre, portata via in barella) e la fuoriclasse americana Lindsey Vonn (sesto pettorale) sono cadute rovinosamente. La troppa neve e la poca visibilità hanno spinto quindi gli organizzatori ad annullare la discesa. Non partiranno dunque Sofia Goggia, qui vincitrice per quattro volte, e Federica Brignone, che con il pettorale 16 voleva mettersi alla prova con la velocità prima dei Giochi olimpici.

Crans Montana, paura per Lindsey Vonn: come sta la campionessa

Dopo le abbondanti nevicate delle ultime ore, che avevano costretto già all’annullamento delle prove di giovedì 29 gennaio, la discesa libera è scattata attorno alle ore 10. L’austriaca Ortlieb, partita per prima, è tuttavia scivolata finendo contro le reti di protezione, senza riportare per fortuna gravi conseguenze. La prima a registrare un tempo è stata la francese Romane Miradoli, prima che la gara si fermasse per un’altra caduta, stavolta peggiore, della norvegese Monsen alla penultima porta: caduta a pochi metri dal traguardo, ha anche perso il casco ed è stata portata via in barella con delle vistose ferite sul volto. Dopo la discesa di Jacqueline Wiles e Corinne Suter è toccato alla fuoriclasse Vonn. L’americana è però scivolata in una curva in alto, finendo anche lei nelle reti. Rimessasi in piedi nonostante il dolore al ginocchio sinistro, è arrivata a valle sugli sci. Si teme un infortunio serio pochi giorni prima delle Olimpiadi, con cui spera di chiudere la sua leggendaria carriera.

Crans Montana, annullata la discesa libera: paura per Vonn a pochi giorni dai Giochi
Lindsey Vonn a Crans Montana (Ansa).

Australian Open 2026, Alcaraz batte i crampi e Zverev: è in finale

Una semifinale che resterà negli annali del tennis. Carlos Alcaraz e Alexander Zverev hanno dato vita a una partita incredibile sulla Rod Laver Arena, durata cinque ore e mezza (la semifinale più lunga di sempre nella storia del torneo) e intrisa di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Alla fine, sotto il sole cocente di Melbourne, l’ha spuntata lo spagnolo numero uno del mondo, capace di resistere ai crampi e alla rimonta del tedesco, che sotto due set a zero era riuscito a portare il match al quinto. Il punteggio recita 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5. Grandi rimpianti per il 28enne di Amburgo, che ha avuto la possibilità di servire per la partita nel decimo gioco. Per il murciano invece sarà la prima finale in carriera agli Australian Open, unico torneo che gli manca per completare il Career Grand Slam. Incrocerà uno fra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Alcaraz dopo la vittoria: «Bisogna sempre credere in se stessi»

Stremato dal punto di vista fisico, Alcaraz non ha mai mollato mentalmente e lo ha testimoniato nell’intervista post-partita. «Credere. Credere sempre», ha detto il numero uno del mondo. «Dico sempre che bisogna credere in sé stessi, a prescindere dalle difficoltà che si stanno attraversando. Devi continuare a credere in te stesso in ogni momento. Stavo faticando a metà del terzo set. Dal punto di vista fisico è stata una delle partite più impegnative che abbia mai giocato nella mia giovane carriera. Mi ero già trovato in situazioni del genere, quindi sapevo cosa dovevo fare. Dovevo metterci il cuore e penso di esserci riuscito. Ho lottato fino all’ultimo punto. Sono estremamente orgoglioso del mio servizio e di come sono riuscito a rientrare nel match nel quinto set».

Alcaraz-Zverev, cronaca di una semifinale da libri di storia

Un match in cui c’è stato di tutto. Clima torrido, umidità alle stelle, battaglia di nervi e di resistenza, tifo da corrida e continui ribaltamenti di fronte. Ma anche dolore, coraggio, paura. Nonostante siamo ancora al primo torneo major della stagione, quella tra Alcaraz e Zverev è probabilmente già una delle partite dell’anno. L’iberico parte bene e ha una palla break nel settimo gioco, salvata dal tedesco che tuttavia nulla può nel suo turno al servizio successivo, quando cede la battuta e spalanca le porte all’avversario per il primo set chiuso 6-4. Intenso il secondo parziale, con il numero tre del mondo capace di portarsi avanti 4-2 e servizio salvo cedere la battuta proprio nel momento di chiudere il set. Equilibrato il tiebreak: fatale per Zverev il minibreak sul finale che manda Alcaraz avanti 2-0.

Il match sembra ormai indirizzato verso Murcia quando un imprevisto cambia tutto. Alcaraz soffre per un problema fisico, vomita e chiede aiuto al suo angolo e al fisioterapista. Una richiesta che fa imbestialire Zverev, che accusa il circuito di «proteggere e aiutare sempre questi ragazzi», riferendosi anche ai crampi di Sinner contro Spizzirri. Lo spagnolo prende una pastiglia e torna in campo, eppure cede il parziale sette punti a tre al tiebreak. Si arriva sul 6-6 anche nel quarto set dove Alcaraz va pure avanti 4-3 prima di regalare qualcosa con un errore di troppo: Zverev chiude stavolta 7-4. Due set pari e tutto in equilibrio.

Il quinto set

Per l’epilogo di un match epico non può esserci altro che il quinto set. Ed è il tedesco a passare avanti con un break in apertura confermandolo fino alla fine. O quasi. Sul 5-4 serve per il match ma Alcaraz si guadagna due break point con un’accelerazione di diritto prima di ristabilire l’equilibrio. Tutto da rifare e dopo cinque ore e 19 il punteggio dice 6-5 Alcaraz. Sasha serve per portare anche questo parziale al tiebreak, la Rod Laver Arena è una bolgia sui punti del suo avversario ma nei momenti clou sembra non respirare. Si va ai vantaggi: un dritto in corridoio di Zverev manda Alcaraz al match point, conquistato con un colpo da fenomeno. È la quindicesima vittoria al quinto set su 16 partite in carriera, la quarta finale Slam consecutiva.

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»

Il caldo torrido di Melbourne stavolta colpisce Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, avanti di due set (6-4, 7-6) contro il tedesco Alexander Zverev nella semifinale degli Australian Open, cade vittima dei crampi nella seconda metà del terzo parziale e si lamenta con il suo angolo. «Non so cosa stia succedendo, ho vomitato», ha spiegato al suo angolo, presidiato dal nuovo coach Samu Lopez, subentrato a Juan Carlos Ferrero. «Devo prendere qualcosa?». Fermo sulle gambe e capace di giocare solo da fermo, il numero uno del mondo ha poi perso il parziale al tiebreak per sette punti a tre pur essendo stato a due punti dalla partita nell’undicesimo gioco. Dopo un inizio di quarto set in netta difficoltà fisica, ha ritrovato profondità dei colpi e una discreta agilità nel movimento allontanando lo spettro del ritiro.

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Carlos Alcaraz vicino al suo angolo nel match contro Zverev (Ansa).

Alcaraz in preda ai crampi chiama il medical time out, l’ira del tedesco: «È incredibile»

Lento e poco reattivo, Alcaraz si è spesso fermato per stirare la gamba. Netto il cambio di strategia nel gioco, con un’incredibile quantità di palle corte che hanno mandato in confusione l’avversario e gli hanno permesso di restare aggrappato alla partita. Sotto 4-5, lo spagnolo ha chiamato il medical time out, ottenendo l’aiuto del fisioterapista che gli ha massaggiato la coscia in un’area leggermente più in basso rispetto a quella in cui si era infortunato Lorenzo Musetti nei quarti con Novak Djokovic. A questo punto, è arrivata la furia di Alexander Zverev. «È incredibile che venga curato per i crampi», ha sbottato il tedesco, richiamando il regolamento che vieterebbe l’intervento medico in casi simili. «È una str****a». Poi si è rivolto direttamente al supervisore del torneo: «State proteggendo questi due (Alcaraz e Sinner, ndr.) in ogni modo».

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Alexander Zverev agli Australian Open 2026 (Ansa).

Il riferimento è, probabilmente, al match di Jannik Sinner contro l’americano Eliot Spizzirri, durante il quale l’azzurro ha dovuto superare violentissimi crampi accusati all’inizio del terzo set quando era sul punteggio di 1-1. In quel caso, seguendo tuttavia le nuove regole Heat Policy introdotta nel 2026, si era deciso di chiudere il tetto così da tutelare la salute dei due giocatori.

Milano-Cortina, gli atleti russi potranno partecipare? Cosa sappiamo

Gli atleti russi e bielorussi potranno partecipare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026? Il Comitato paralimpico internazionale (Ipc) ha consentito la partecipazione, senza alcuna limitazione, degli atleti paralimpici di tali nazionalità, mentre il Tribunale arbitrale dello sport ha bocciato la decisione della Federazione internazionale dello sci (Fis) di escludere gli atleti russi e bielorussi anche come “atleti individuali neutrali”. Se soddisfano i criteri stabiliti dal Comitato internazionale olimpico (Cio) per accedere allo status neutrale «dovrebbero essere autorizzati a partecipare agli eventi di qualificazione», ha spiegato il Tas in un comunicato.Toccherà ora al Cio pronunciarsi in merito, cosa che potrebbe avvenire nell’esecutivo in programma martedì 9 e mercoledì 10 dicembre 2025. Cosa potrebbe succedere? Qualcuno ipotizza una riammissione “lampo” di russi e bielorussi proprio a partire dai Giochi invernali italiani, magari con una denominazione analoga a quella di PyeongChang 2018 e Tokyo 2020 dove non figurava la parola “Russia” ma era declinata e contenuta in un contesto.

Giro d’Italia 2026, svelate le tappe: percorso e programma della gara

Presentata l’edizione 2026 del Giro d’Italia, la 109esima nella storia della corsa rosa. All’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma, teatro per la quarta volta di fila della passerella finale, sono state svelate le 21 tappe che caratterizzeranno un percorso di 3.459 chilometri con dislivello di 49.150 metri. La grande partenza sarà, per la prima volta nella storia (e la 16esima dall’estero) dalla Bulgaria, venerdì 8 maggio. Qui si svolgeranno le prime tre frazioni. Chiusura fissata domenica 31 lungo le vie della Capitale. Per quanto riguarda i dati tecnici, sono in programma sette arrivi in salita, cinque tappe di alta montagna e otto di pianura: punto più alto sarà il Passo Giau con i suoi 2.233 metri di altezza. Una invece la cronometro individuale, su tratto pianeggiante di circa 40 chilometri.

Giro d’Italia 2026: il percorso e le tappe salienti

Giro d’Italia 2026, svelate le tappe: percorso e programma della gara
Il trofeo del Giro d’Italia (Ansa).

L’edizione 2026 del Giro d’Italia partirà dalla suggestiva penisola di Nessebar, sulle sponde del Mar Nero. La prima maglia rosa sarà assegnata – verosimilmente a un velocista – all’arrivo di Burgas. Più insidiosa la seconda tappa che porterà a Veliko Tarnovo dopo oltre 200 chilometri nell’entroterra bulgaro con lo strappo del monastero di Lyaskovets a nove chilometri dall’arrivo. L’ultima frazione in terra straniera porterà alla capitale Sofia dando ancora spazio agli sprinter. In Italia, il Giro 2026 si aprirà dalla Calabria con partenza da Catanzaro e arrivo a Cosenza prima di spostarsi in Basilicata con il passaggio da Potenza. La classifica generale assumerà una forma più delineata con la settima tappa che porterà i corridori al Blockhaus dopo un percorso di 250 chilometri per il classico arrivo in cima con i suoi 13,6 chilometri a più dell’8 per cento di pendenza.

Tappa spartiacque sarà la decima, in programma il 19 maggio, con l’unica cronometro dell’edizione 2026 del Giro d’Italia: si partirà da Viareggio per arrivare a Massa in un percorso pianeggiante che dovrebbe dare respiro agli specialisti puri della disciplina. In ottica maglia rosa, interessante sarà la 14esima tappa, tutta valdostana fra Aosta e Pila con più di 4 mila metri di dislivello con la scalata finale da 17 chilometri. La terza settimana si aprirà con la 16esima tappa interamente in Svizzera. Si partirà da Bellinzona per arrivare, ancora una volta in salita, a Carì con pendenza superiore all’8 per cento. Affascinante per storia e difficoltà la 19esima tappa che, da Feltre e Piani di Pezzè, porterà i corridori ad affrontare il Passo Duran, il Coi e il mitico Passo Giau, Cima Coppi dell’edizione 2026. Prima della passerella a Roma, spazio alla salita di Piancavallo da affrontare per due volte.

Tutte le 21 tappe della 109esima corsa rosa

  • 8 maggio, prima tappa: Nessebar-Burgas, 156 chilometri
  • 9 maggio, seconda: Burgas-Veliko Tarnovo, 220 chilometri
  • 10 maggio, terza tappa: Plovdiv-Sofia, 174 chilometri
  • 11 maggio: RIPOSO
  • 12 maggio, quarta tappa: Catanzaro-Cosenza, 144 chilometri
  • 13 maggio, quinta tappa: Praia a Mare-Potenza, 204 chilometri
  • 14 maggio, sesta tappa: Paestum-Napoli, 161 chilometri
  • 15 maggio, settima tappa: Formia-Blockhaus, 246 chilometri
  • 16 maggio, ottava tappa: Chieti-Fermo, 159 chilometri
  • 17 maggio, nona tappa: Cervia-Corno alle Scale, 184 chilometri
  • 18 maggio: RIPOSO
  • 19 maggio, decima tappa: Viareggio-Massa (crono ind.), 40,2 chilometri
  • 20 maggio, 11esima tappa: Porcari-Chiavari, 178 chilometri
  • 21 maggio, 12esima tappa: Imperia-Novi Ligure, 177 chilometri
  • 22 maggio, 13esima tappa: Alessandria-Verbania, 186 chilometri
  • 23 maggio, 14esima tappa: Aosta-Pila, 133 chilometri
  • 24 maggio, 15esima tappa: Voghera-Milano, 136 chilometri
  • 25 maggio: RIPOSO
  • 26 maggio, 16esima tappa: Bellinzona-Carì, 113 chilometri
  • 27 maggio, 17esima tappa: Cassano d’Adda-Andalo, 200 chilometri
  • 28 maggio, 18esima tappa: Fai della Paganella-Pieve di Soligo, 167 chilometri
  • 29 maggio, 19esima tappa: Feltre-Alleghe (Piani di Pezzè), 151 chilometri
  • 30 maggio, 20esima tappa: Gemona del Friuli 1976-2026-Piancavallo, 199 chilometri
  • 31 maggio, 21esima tappa: Roma-Roma, 131 chilometri