Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

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Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

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Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

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Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Il tennis tallona il calcio: i numeri del boom

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

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Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico

Risultati abnormi. La maratona di Londra del 26 aprile ci ha regalato risultati che dovremmo definire straordinari. Ma che straordinari rischiano di smettere di esserlo. Sia nel segmento maschile sia in quello femminile sono state registrate nuove prestazioni record. Fra le donne, l’etiope Tigist Assefa ha fissato il cronometro a 2 h 15’ 41”, migliorando se stessa, visto che esattamente un anno prima, a Londra, aveva toccato il tempo di 2 h 15’ 50”. Più clamoroso l’esito della gara maschile, dove sono stati tre gli atleti che hanno superato la prestazione ottenuta a Chicago nel 2023 dal keniota Kelvin Kiptum (2 h 00’ 35”). Soprattutto, addirittura due di questi tre atleti sono scesi sotto le due ore: il keniota Sabastian Sawe, che ha fermato il cronometro a 1 h 59’ 30”, e l’etiope Yomif Kejelcha, che ha fatto registrare il tempo di 1 h 59’ 41”. Alle loro spalle si è piazzato l’ugandese Jacob Kiplimo, che con 2 h 00’ 28” ha migliorato di sette secondi la performance di Kiptum. Tre risultati record in un colpo, due dei quali sterilizzati. È davvero un buon segno?

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da sinistra a destra il secondo arrivato Yomif Kejelcha (Etiopia), il vincitore Sabastian Sawe (Kenya) e il terzo arrivato, l’ugandese Jacob Kiplimo (foto Ansa).

Non solo Adidas: è una battaglia tecnologica tra case produttrici

Prima di rispondere a questo interrogativo è necessario soffermarsi su un dettaglio, e cioè l’impatto generato dai nuovi modelli di calzature da competizione. Che definire iper-prestative rischia persino di essere riduttivo. Siamo nel pieno di una battaglia tecnologica tra case produttrici, che porta le principali marche globali a trasformarsi in laboratori della sperimentazione sulla performance. Come informa un dettagliato articolo pubblicato dal sito di Sky Sport, le nuove scarpe Adidas Evo hanno fatto segnare una tappa trionfale. A Londra le avevano sia i due vincitori (Sawe e Assefa) sia il secondo classificato nella gara maschile (Kejelcha). Una circostanza che dà il titolo: con questi “attrezzi” ai piedi, per la prima volta nella storia della maratona competitiva, due esseri umani si sono spinti sotto il muro delle due ore.

Leggerissime (97 grammi) e costosissime (500 euro)

Lo hanno fatto calzando una scarpa leggerissima in termini di peso (97 grammi) e pesantissima in termini di prezzo (500 euro). Di per sé, la questione dei costi è un argomento che non può essere eluso: se davvero indossarle dà un vantaggio competitivo così evidente, gli atleti che non possono permettersele sono doppiamente penalizzati.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Sabastian Sawe, primo arrivato alla maratona di Londra, con annesso nuovo record del mondo (foto Ansa).

Ma al quadro va aggiunto che Adidas non è la sola a essere impegnata in una campagna di sviluppo tecnologico delle calzature da competizione. Il terzo classificato nel maschile, Kiplimo, ha testato con ottimi risultati le nuove Nike Alphafly 4: ha mancato per soli 29 secondi l’obiettivo di abbattere il limite delle due ore. E tornando alla gara femminile, la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya) ha sperimentato un nuovo modello di scarpe svizzere On.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
Da destra a sinistra la seconda classificata Hellen Obiri (Kenya), la vincitrice Tigst Assefa (Etiopia) e la terza arrivata Joyciline Jepkosgei (Kenya) posano dopo la fine della maratona di Londra 2026 (foto Ansa).

Siamo dunque nel pieno di una competizione tecnologica tra case produttrici. Ciò crea una situazione in cui bisogna chiedersi se lo sviluppo delle calzature sia al servizio della prestazione, o se viceversa la prestazione sia diventata un test per lo sviluppo tecnologico. Ma si deve tornare al dato dei record per porsi qualche questione cruciale.

Cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo?

Si diceva: se in una sola gara il record viene battuto tre volte, possiamo ancora parlare di circostanza straordinaria? Dipende. Di sicuro non è cosa normale. Altrettanto sicuro è che si banalizza il record stesso. Che deve essere, a sua volta, circostanza straordinaria perché rara. Ma cosa c’è di raro in una performance migliorata tre volte in un colpo? Nulla, specie se questo dovesse diventare l’andazzo prossimo venturo.

La maratona, le scarpe da record e il rischio di un nuovo doping tecnologico
I controversi costumi in poliuretano che sono stati banditi nel nuoto (foto Ansa).

La memoria torna al biennio dei costumi in poliuretano nel nuoto (2008-09). In quel lasso di tempo vennero battuti 255 record del mondo. Ai Mondiali di nuoto di Roma (2009), nelle otto giornate di gara in vasca vennero battuti 43 record. Alcuni duravano dalla sera alla mattina. Si parlò di doping tecnologico, ma soprattutto ci si rese conto di avere esagerato: se normalizziamo il record, lo sport perde fascino. Per questo si decise di mettere al bando il poliuretano per tornare ai costumi in tessuto. Il timore è che nella maratona si sia attraversata la medesima soglia. Lo sapremo presto. Ma intanto è bene tenere presente questo dato.

La Federazione mondiale di nuoto riammette gli atleti russi e bielorussi con bandiera e inno

Gli atleti russi e bielorussi «saranno autorizzati a competere negli eventi mondiali di nuoto allo stesso modo dei loro colleghi che rappresentano altre nazionalità sportive», ovvero «con le rispettive divise, bandiere e inni». È quanto si legge in un comunicato diffuso da World Aquatics, nota fino al 2022 come Federazione internazionale di nuoto, dopo la modifica delle linee guida sulla partecipazione degli atleti nei periodi di conflitto politico. «Negli ultimi tre anni, World Aquatics e Aquatics Integrity Unit hanno contribuito con successo a garantire che i conflitti rimangano al di fuori delle sedi delle competizioni sportive. Siamo determinati a garantire che piscine e acque libere restino luoghi in cui atleti di tutte le nazioni possano riunirsi in competizioni pacifiche», ha dichiarato il presidente Husain Al Musallam. La federnuoto mondiale aveva già aperto le porte a russi e bielorussi nelle gare juniores e ammesso molti senior, ma solo come atleti neutrali. Resta un unico paletto alla riammissione con bandiera e inno nazionale degli atleti di Russia e Bielorussia: come precisa World Aquatics, potranno gareggiare solo dopo aver superato almeno quattro controlli antidoping consecutivi.

Figc, scende in campo anche Abete oltre a Malagò

Giancarlo Abete lancia la sua candidatura alla presidenza della Figc attraverso la Lega nazionale dilettanti. L’ha annunciato lui stesso a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi». Già presidente della Figc dal 2007 al 2014, dal 2022 Abete è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. È stato anche alla guida del settore tecnico, presidente dell’allora Serie C, commissario della Lega Serie A e vice presidente Uefa.

Presidenza Figc, la Lega Serie A esprime 18 preferenze per Malagò

I presidenti dei club di Serie A si sono riuniti a Milano per un’assemblea di Lega volta a individuare il candidato della componente Serie A alla presidenza della Figc, in vista delle prossime elezioni federali dopo le dimissioni di Gravina. Il nome che ha raccolto il consenso più ampio è stato quello di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, che può contare sull’appoggio di gran parte dei top club tra cui Inter, Napoli e Torino. Sono in totale 18 le preferenze complessive a suo favore, mentre all’opposizione restano Lazio e Verona che non hanno sottoscritto la sua candidatura. La Lega rappresenta il 18 per cento del peso elettorale in Figc. Se le previsioni verranno confermate, l’assemblea indicherà Malagò come candidato ufficiale entro il 13 maggio, con il voto in Consiglio federale previsto per il 22 giugno. Il 13 aprile toccherà invece ai club di Serie B esprimersi sulla candidatura per la presidenza della Federazione.

De Laurentiis: «Conte alla Nazionale? Se me lo chiedesse non direi di no»

Aurelio De Laurentiis è pronto a lasciar andare Antonio Conte in caso di chiamata come allenatore della Nazionale. Lo ha detto lo stesso presidente del Napoli a Los Angeles, dove si trova per la proiezione di Ag4in, il documentario sullo scudetto conquistato dai partenopei la scorsa stagione, proprio con Conte in panchina. In un’intervista a Calcionapoli24, De Laurentiis ha dichiarato: «Se Conte mi chiedesse di liberarlo per tornare ct, penso che gli direi di sì. Ma, poiché è molto intelligente, fino a quando non esiste un interlocutore serio, e fino ad ora non ce ne sono stati, penso che lui desisterebbe nell’immaginarsi a capo di una cosa completamente disorganizzata».

«Malagò in Figc sarebbe perfetto»

Il presidente del Napoli è tornato anche a parlare del futuro del calcio italiano dopo la disfatta contro la Bosnia e la raffica di dimissioni che ne è seguita, ribadendo il suo supporto nei confronti di Giovanni Malagò come successore di Gabriele Gravina alla guida della Figc: «È la persona perfetta per fare il commissario prima e il presidente poi di una nuova federazione». Un altro punto che ha toccato è la maggior centralità che per lui dovrebbe avere la Lega Serie A: «Il calcio italiano è la Serie A che viene considerata come una cenerentola, ha soltanto il 18 per cento federativamente parlando, mentre i dilettanti e i calciatori hanno la maggioranza. Questa è un’assurdità considerando che senza la Serie A la federazione non esisterebbe, considerando che noi la finanziamo con ben 130 milioni all’anno. Bisogna rimodulare tutto, azzerare il sistema e dare alla Serie A la maggioranza assoluta. Perché altrimenti potrebbe anche capitare che la Serie A decida di non appartenere più al mondo federativo e di crearsi autonomamente la sua lega e la sua federazione in casa. Tutto è possibile». E infine: «Ci sono troppi galli a cantare nel calcio, bisogna mettersi d’accordo con la Uefa, con la Fifa, poi con la politica italiana che però è molto lontana dal calcio. Tutti quanti vogliono partecipare, chiedono biglietti, fanno il tifo ma di positività e di cambiamento non apportano mai nulla. Questo è grave».

Gattuso lascia la Nazionale: risolto il contratto con la federazione

Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.

La disfatta dell’Italia diventa un caso politico

L’Italia non parteciperà per la terza volta di fila alla Coppa del Mondo di calcio. Un dramma sportivo, diventato però un’abitudine per gli Azzurri. Dopo Svezia e Macedonia del Nord, ieri sera siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali dalla Bosnia, che ha prevalso ai rigori. A Zenica in panchina c’era Rino Gattuso, mentre milioni di allenatori hanno seguito la partita in tv: l’eliminazione dell’Italia è diventata rapidamente (anche) un caso politico.

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Esposito sbaglia il rigore: la Russa se la prende col «presuntuoso» Bonucci

Questo il commento su X di Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite». Da interista, insomma, La Russa condanna la scelta di affidare a Pio Esposito il primo tiro dal dischetto, “scagionando” l’attaccante nerazzurro (che lo ha sbagliato) e scagliandosi contro l’ex juventino Bonucci. Quel «ridire adesso come la pensiamo sarebbe inutile» lascia invece intravedere una critica all’eccessiva presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane, anche a livello giovanile.

Salvini parla di «vergogna inaccettabile» e invoca le dimissioni di Gravina

«Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina», ha scritto Matteo Salvini chiedendo un passo indietro da parte del presidente della Figc, che essendo in sella dal 2018 ha già due mancati Mondiali nel curriculum.

La Lega è allineata al pensiero del suo segretario: «Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina».

Mollicone (FdI): «Chiederò un’audizione a Gravina in Parlamento»

La Russa non ha chiesto le dimissioni di Gravina, ma altri esponenti di Fratelli d’Italia sì. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Istruzione e Sport della Camera, ha annunciato che, «dati i poteri di vigilanza del Parlamento», chiederà un’audizione del presidente della Figc «per capire i motivi di una simile disfatta». Così su X Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera: «Dopo l’ennesimo fallimento della nazionale di calcio italiana, il Presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili».

Ronzulli: «L’Italia del calcio merita di meglio rispetto a Gravina»

Tra i partiti di governo manca solo Forza Italia. Ecco il post social della senatrice azzurra Licia Ronzulli: «Per la terza volta l’Italia ESCLUSA dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. GRAVINA, DOPO QUESTO DISASTRO HAI SOLO UNA COSA DA FARE: DIMISSIONI IMMEDIATE! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio».

Caiata (FdI) chiede un’informativa del ministro dello Sport

Ricordando che «nel 2017 presidente Figc era Carlo Tavecchio e un consigliere della Lega di Serie C chiese le sue dimissioni e che quel consigliere era Gravina che un anno dopo andò al posto di Tavecchio alla guida della Figc e che per due volte non si è qualificato ai Mondiali», il deputato FdI Salvatore Caiata ha chiesto «un’informativa urgente in Parlamento del ministro dello Sport Carlo Abodi». E poi: «Capisco che è difficile farsi da parte quando si prendono stipendi importanti, ma è Gravina il primo, unico e diretto responsabile del fallimento sportivo e del calcio italiano. Ce l’abbiamo con lui non tanto per il crollo del calcio italiano, ma perché ha rubato un sogno ai nostri giovani».

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp

Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

Sinner è ora molto vicino a Alcaraz

Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.

Sinner trionfa anche a Miami: come cambia la classifica Atp
Jannik Sinner (Ansa).

A Montecarlo può tornare numero 1

Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.

L’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio negli Stati Uniti

Il ministro dello Sport di Teheran ha annunciato che l’Iran non parteciperà ai Mondiali di calcio in programma in estate negli Stati Uniti. «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», ha affermato Ahmad Donjamali in tv, sottolineando le «misure malvagie intraprese contro l’Iran». «Ci sono state imposte due guerre in otto o nove mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi. Non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare», ha evidenziato. Donald Trump aveva detto al presidente della Fifa Gianni Infantino che la nazionale iraniana era benvenuta a partecipare al torneo. L’Iran è inserito nel girone G che comprende anche Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, come stabilito dal sorteggio del 5 dicembre a Washington.