Fedez rischia di ammalarsi di sclerosi multipla, ma per ora sta bene. Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La..
Fedez rischia di ammalarsi di sclerosi multipla, ma per ora sta bene. Il rapper, intervistato da Peter Gomez a La confessione su Nove, ha rivelato di essersi sottoposto a una risonanza magnetica durante la quale «mi è stata trovata una cosa chiamata demielinizzazione nella testa, che è quello che avviene quando hai la sclerosi multipla».
Si tratta di una «piccola cicatrice bianca, sono dovuto restare sotto controllo perché, clinicamente, quello che mi hanno riscontrato è una sindrome radiologicamente verificata». Una scoperta che lo avrebbe portato a ridefinire le priorità della sua vita: «Questo è stato per me il motivo di iniziare un percorso per migliorare e per scegliere le mie battaglie».
Su Instagram, Fedez ha comunque voluto rassicurare i suoi fan: «Ho visto che sono già usciti tanti articoli, alcuni con dei titoli molto allarmanti. Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sto bene. Vi chiedo di guardare l’intervista completa. Quello che dico non si riesce a riassumere in un titolo. Ribadisco che sto bene».
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Dopo le polemiche legate all'ipotesi del conflitto di interessi di Giannotti con MN Italia, la tv di Stato decide di curarsi da sola la promozione del Festival.
Dopo le polemiche sui rapporti “incestuosi” con Mn Italia, alla fine Fabrizio Salini avrebbe deciso: niente appalto esterno per la comunicazione del Festival di Sanremo che sarà affidata in toto alla Direzione Comunicazione della Rai.
CONFLITTO DI INTERESSI
La decisione dell’amministratore delegato della tivù pubblica arriva dopo che Striscia la Notizia, Lettera43, e poi la Commissione parlamentare di vigilanza avevano sollevato l’ipotesi di un conflitto di interessi tra MN Italia – la societa’ che si sarebbe dovuta aggiudicare l’appalto (era già partita la richiesta, poi annullata) – e il Direttore della Comunicazione di viale Mazzini Marcello Giannotti – portato in azienda da Salini – e che fino a un anno fa lavorava proprio in MN.
SUL TAVOLO C’ERANO 40 MILA EURO
Un’inversione totale quella di Salini e di Giannotti, che quindi implicitamente conferma l’esistenza del conflitto di interessi tra Giannotti e MN e che contemporaneamente metterebbe in luce anche una gestione non trasparente delle risorse Rai: perché se l’ufficio stampa del festival “ora” può essere “fatto” internamente dalla Comunicazione Rai, una settimana fa l’azienda era pronta a sborsare fino a 40 mila euro per appaltarlo a un esterno?
LA PREOCCUPAZIONE DI GIANNOTTI
Fonti di corridoio vicine alla direzione comunicazione raccontano di un Giannotti chiuso nel suo ufficio a controllare e ricontrollare le mail inviate e ricevute sull’affaire MN, al centro di un altro appalto: quello per il nuovo programma di Fiorello su Raiplay. Un contratto arrivato in corsa per chiamata diretta, anche questo annullato dopo le polemiche.
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Davide, uno dei concorrenti più dotati, al ballottaggio. Sofia è azzoppata da Sfera Ebbasta. Scandalosa la promozione di Eugenio. Il talent perde credibilità di puntata in puntata. I voti.
Un fatto apparentemente logico: Giordana l’Arpa che uccide e Nicola il parà-gnosta fuori.
Da non credere: entrambi si giocano uno sballottaggio (lo chiamiamo così perché quest’anno gli spareggi li hanno resti quanto mai cervellotici) con Davide, il più prossimo a un talento.
Ci crediamo, che dipende tutto e solo dal pubblico? Se uno come Eugenio fa una esibizione da circo o da galera, e lo tengono su perché «una serata storta può capitare a tutti», ed è una frase ribalda, vergognosa questa di Cattelan, che credibilità resta?
INDEDITI DELUDENTI
Comunque limitiamoci a constatare il risultato, e anche a rimarcare che gli inediti, architrave commerciale di XF, sono poca cosa, per andare di eufemismo, anche se sono quelli che ufficialmente, sulla base delle preferenze del pubblico, determinano una scala di probabilità: tu resti, tu te ne vai. E se la piccola Sofia ha dalla sua l’attenuante dell’età, fino a un certo punto, gli altri non trovano alibi: davvero i tanto strombazzati «autori internazionali» non avevano di meglio che questi scarti evidenti da offrire? Davvero è questo il gusto, il linguaggio musicale di XF? E cosa dovrebbe mai sortire da tanta piattezza?
Se così è, la sentenza è senza appello: quivi si pensa solo all’immediato, quivi si cerca solo chi è venduto, subito, adesso, senza complicazioni, senza implicazioni. Ma nessuno può credere che talenti in boccio come Sofia, come Davide, possano venire allevati, gestiti da una Ayane, da uno Sfera Ebbasta; e già solo l’apparenza offende. Va pur detto, va lasciato nero su bianco, non credete?
GIUDICI SOTTO LA MEDIA
ALESSANDRO CATTELAN: 5. Stavolta manco la sufficienza gli do: più spento, più svogliato, più distratto e vacuo del solito.
MARA MAIONCHI: 4. Spiace, ma ormai è vecchia. Vecchia. I suoi concorrenti, dà l’idea di abbandonarli a loro stessi, ci pensi qualcun altro, se uno ha le spalle coperte, come l’insopportabile Eugenio, continua, se no precipita (il parà-pendio Nicola). E forse è proprio così. Non sa i titoli, si perde, si incasina e allora dice: cazzo!, e tutti ridono. Anche basta, per rispetto suo e nostro.
La giuria di XF13 (dal profilo Fb di X Factor).
MALIKA AYANE: 4. Kraftwerk, banana, albero di Natale, lampadario: il look è più umano e più seducente. Ma giusto per questo, per i look, resterà all’archivio di XF. E per come non ha saputo gestire i suoi concorrenti, Davide su tutti, dall’alto della sua incompetenza condita di fumosi birignao pretenziosi.
SFERA EBBASTA: 3. Niente. Nuttata persa e figlia fimmena, come direbbe Montalbano. Quando non capisce una scelta, un brano antico, cioè il 99% delle volte, lui dice: ma dove vai, io non so dove vai. È un ragazzino che non ha storia, non ha cultura musicale, vive in un presente fatto di soldi svelti e di non-musica, di inganni sonori. Niente. Il niente.
SAMUEL: 5. «C’è gente che studia una vita!», scandisce l’Umarell, riferito ai musicisti. Roba da maestro Perboni. Dà consigli, instrada, orienta: certo, il carisma è rasoterra, e chissà l’imbarazzo, in bagno, la mattina, quando si fa la barba, parlar bene di cose come i Booda o “la” Sierra. Ma forse la barba non se la fa, e così risolve.
CHE SCANDALO LA PROMOZIONE DI EUGENIO
NICOLA CAVALLARO (The sound of silence – Simon & Garfunkel): 4. La celeberrima canzone del silenzio come la farebbe Tom Waits. Ah, no, aspetta, come la farebbe Springsteen. Ah, no, aspetta, come la farebbe un camionista sull’A14. Tanti auguri, Cavallaro, ma forse non è neanche questa la tua strada.
Sofia durante il sesto live di XF (dal profilo Fb di X Factor).
SOFIA TORNAMBENE (I love you – Woodkid): 6+. Canzone sbagliata, arrangiamento sbagliato, look sbagliato. Hanno già cominciato a violentarla. Ecco cosa è un talent: strangolare in culla il talento. Ma non è colpa sua, lei è giusta, è sempre giusta. Troppo brava, le dicono i “giudici”: sì, troppo per voi che la strangolate così, e solo una Malika può dirle: «Brava stai crescendo».
La Sierra hanno presentato un brano di Morricone (dal profilo Fb di X Factor).
SIERRA (The exstasy of gold – Ennio Morricone): 4. Colpo bassissimo, una cinesinfonia di Morricone. Sfigurata ovviamente dal testo, per giunta in autotune da bimbiminkia. Ma dai, su, ma che davero davero vogliamo pigliarci per i fondelli? Sarebbero questi i campioncini, «sia me che te siamo dinamite, io volevo avere solo tue notizie»? Penoso (risultano “i più scelti” dai regazzini social: detto tutto).
DAVIDE ROSSI (Treat you better – Shawn Mendes): 6+. Ma perché debbono trasformarlo per forza in un Mika? Vale quando detto per Sofia: siamo all’assurdo, al parossismo. Ma lascialo libero. E questi ragazzi scontano l’incompetenza di chi dovrebbe farli nascere. Ma cosa è mai diventata, ma che razza di pazzia è mai diventata la discografia italiana?
I Booda cantano Hold up di Beyoncé (dal profilo Fb di X Factor).
BOODA (Hold up – Beyoncé): 5-. Più erotici, più erotici, li incita nonna Maionchi. I Booda han rotto: ma basta! Ma cosa sarebbero questi tre? Cosa avrebbero? Sì, va bene, è bello sognare da ragazzi, ma insomma non è che poi i sogni li debba per forza scontare un pubblico.
EUGENIO CAMPAGNA (Cosa mi manchi a fare – Calcutta): 2. Rubo le parole a Mara: «Nel nostro tour cantautorale ci mancava Calcutta». Ecco, ci mancava proprio. Calcutta di Campagna: una matrioska di spocchiette. Il ragazzo se la tira molto, già dalla faccetta, ma stecca da plotone d’esecuzione, altro che promessa: sì, di sventura. «Perché una serata storta può capitare»: ma se vince lui, non è uno scandalo: è una porcata.
ANASTASIO DA 9
DARDUST: 3. Ricordati di Yanni. O, per i più stagionati, come chi scrive, anche del Guardiano del Faro. Che però, quanto a sigle, gli dava la polvere a questo qui.
FRANCESCA MICHIELIN: 2. Alzi la mano chi sa dire in cosa spicchi questa lagnosetta senza senso; l’hanno spinta in tutti i modi, ci hanno buttato valanghe di soldi, non ha combinato niente: e il pubblico se n’è accordo, anzi non se n’è accorto, non se la fila proprio.
ANASTASIO: 9. In quest’anno è stato dappertutto, si è inflazionato, adesso è pronto l’atteso primo disco, intanto propone una scelta spiazzata, Er Fattaccio der vicolo del Moro di Americo Giuliani, cavallo di battaglia di Gigi Proietti: renditi conto, questo tira fuori un testo del 1911. Lo riscrive (splendida anche la risoluzione sonora). E ti distrugge. Sei uscito da un talent tuo malgrado: per l’amor di Dio non normalizzarti, non lasciarti guidare, sbaglia sempre di testa tua, che c’è bisogno del nuovo antico che sei.
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Più che a testare il talento dei concorrenti, la puntata degli inediti serve a capire la loro vendibilità. Al ballottaggio torna Giordana. Davide, nonostante la trappola di un brano non memorabile, è sempre il migliore con Sofia. I voti.
Finalmente ci siamo, finalmente il gioco di X Factor entra nella sua carne viva: eccoci agli inediti, importanti non perché decisivi a stabilire la consistenza artistica degli autori e/o interpreti, ma semplicemente perché sono quelli che finiscono nelle raccolte che poi finiscono sulle piattaforme digitali che poi finiscono nei clic di chi li scarica che poi finiscono nelle tasche di chi sta all’estremo della catena alimentare.
Il business sta qui. I produttori di grido, i compositori, i demurghi del futuro prossimo delle orecchie dei consumatori giovani e giovanissimi: sta tutto qui.
D’ora in avanti, il nome che conta è quello dell’inedito, cui attaccare una faccia, un nome, un possibile vincitore.
TRA I FAVORITI EUGENIO, SOFIA E I SIERRA
E, dai resoconti del giorno dopo, ma in qualche frettoloso caso pure del giorno prima, si coglie anche il senso di una segnalazione condivisa: c’è questo Eugenio, per esempio, salutato come un nuovo De Gregori, Tenco, Bindi o De André o Dalla o Gaetano, non si capisce come, o magari si capisce benissimo; c’è la piccola Sofia, che dotata la è, ma bisognerà pure capire come plasmarla, come stravolgerla; e ci sono i Sierra, che per forza di cose passano da prossima grande cosa della trap. Così, per profezia, per discreto passaparola. Sono i nomi più martellati, quelli considerati più in grado di vendere da domani. Anche alla luce delle prime reazioni dai social.
Al più bravo in assoluto, invece, Davide Rossi, han dato un pezzullo un po’ andante, giusto per bruciarlo, nella migliore tradizione di X Factor: perché questa è anche una trappola, e soprattutto una trappola, per i più bravi, per i più meritevoli, che non necessariamente coincidono con i più spendibili. Lo stesso ballottaggio stavolta si gioca sul mercato ed è la prima volta: lo decide la suggestione di un pubblico praticamente chiamato a raccolta su Spotify, sui social, convocato per consumare. Mai vista una meritocrazia così dipendente dal successo prima ancora che sia decretato. Ma i tempi sono questi: è bello ciò che piace, subito, senza assimilazione, senza pensiero, è bello cosa colpisce, tramortisce e hai 100 ore per colpire, dopodiché sei fuori.
CHE FINE FANNO IL TALENTO E L’ORIGINALITÀ?
E si parla di artisti, e si prestano artisti-giudici che giurano di anteporre l’attimo fuggente della creazione, l’essenza, la sincerità al calcolo e alla cassetta. Diciamolo, fa un po’ schifo. Ma Sony e Fremantle puntano tutto su questo e non lo nascondono: non hanno lesinato e si attendono grandi ritorni o almeno soddisfacenti. La qualità, il talento, l’originalità? Ehi, bro, yo, fra, ma tu, che sei, venuto qua a cercare rogne? Chi credi di essere, il bell’addormentato nel talent?
IN GIURIA SAMUEL SEMPRE PIÙ SIMILE A UN UMARELL
ALESSANDRO CATTELAN: 6. Ma si possono perdere cinque minuti, un’eternità in televisione, con la gag del pronostico di Antonio Conte? E lui li perde proprio, ce la mette tutta, non sarà neanche colpa sua, ma è proprio tempo perso, senza ironia, senza sale, senza niente.
MARA MAIONCHI: 5+. Anche lei, poranonna, dice tante di quelle banalità avvolte nella stagnola dell’esperienza! Almeno nel suo caso c’è davvero, a differenza di Malika.
MALIKA AYANE: 5-. Tutto questo sfoggio di competenza, di scienza infusa, non sarà solo birignao? Perché se è così brava a capire tutto, non si spiega che le sue proposte le abbia ammazzate tutte e le resti solo Davide, che il più bravo ma pure tanto, ma tanto malgestito.
SFERA EBBASTA: 5-. «Tutto bene, raga?». E certo, raga, ‘n sai fa gnente, come direbbe Alberto Sordi, raga, e chi te la guasta, raga? Che insostenibile leggerézza, con la e aperta come una padella, mi raccomando.
SAMUEL: 5. Ma solo a me pare terribilmente invecchiato dalla prima puntata? Sembra il nonno di Mara. Abbozza qualche polemica sugli inediti: lo trattano come un Umarell. Perfino Mara, che pare sua nipote, e non ha alcun rispetto per l’understatement piemontese falso e cortese.
De Gregori e Venditti super ospiti del quinto Live (dalla pagina Fb di X Factor).
MAHMOOD DA PROMESSA AL RISCHIO CLICHÉ
MAHMOOD: 6. Un anno fa con quel canto da muezzin seduceva, ora comincia già a romper le palle. Certo, quantum mutatum ab illo: il ragazzo insicuro è svanito, appena un anno dopo c’è un professionista fin troppo consumato che rischia già di chiudersi nel suo cliché.
VENDITTI-DE GREGORI: S.V. Dite la verità: li avreste immaginati, 40 anni fa, bomba non bomba, arrivare a Monza? Il duo più spocchioso della spocchiosa scuola romana, per non dire italiana? Ma bisogna vendere, vendersi, evitiamo d’infierire: Antonello pare zio Tibia, Francesco, Kit Karson sulle montagne rocciose. Eppure, che storia sono loro: fuori categoria, in tutti i sensi. Malgrado voi.
GEMITAIZ-MADMAX: S.V. Anche questi, che storia sono. Diciamo il contrario di due artisti veri. Tu senti la poesia di Francesco, di Antonello, poi ascolti «col culo che pare un esagono» e ti vien voglia di suicidarti. Perché capisci che a vivere una vita ci hai rimesso. Però una cosa giusta la dicono, anzi la rappano: «Siamo un Paese di falliti».
I Booda hanno presentato Elefante (dalla pagina Fb di X Factor).
SI SALVANO SEMPRE E SOLO SOFIA E DAVIDE
BOODA – Elefante (Alessio Sberzella, Martina Bertini, Federica Buda, Samuel Romano, Davide Napoleone, Alessandro Bavo): 5. Come un elefante non in cristalleria ma sul palco del talent. Sembra Cristina d’Avena che fa i Puffi allo zoo sotto anfetamina. Tutta una roba strampalata, ma basta far casino, bum burubumbumbum.
Giordana canta Chasing Papaer e finisce al ballottaggio (dalla pagina Fb di X Factor).
GIORDANA PETRALIA – Chasing Paper (Sia Furler, Pineapple Lasagne, Samuel Ronald Dixon): 4. Giordana l’arpa che uccide (le palle, anzitutto), non fa prigionieri neanche senza l’arpa: all’ennesima conferma, e all’ennesimo ballottaggio, che probabilmente vincerà, diciamolo: ma perché non torna all’arpa e tace? Perché canta come una sirena portuale. La tengon su, fatica non da poco, e lei minaccia di credersi davvero una vocalist. Circonvenzione d’arpista.
I Sierra presentano Enfasi (dalla pagina Fb di X Factor).
SIERRA – Enfasi (Giacomo Ciavoni, Massimo Gaetano): 4. «Cantano la strada che si rompe sotto i piedi e ti fa cadere in motorino». Così parlò Samuel, che dev’essere caduto lui, da ragazzo. Di testa. Bòn, avranno anche «il respiro contemporaneo, la penna contemporanea», ma il dramma è proprio questo: non è un gran tempo, questo contemporaneo. «Prima o poi ritornerà/E dei graffi mi libererà». Un altra rimetta in verbo al futuro da parrocchia, ce l’abbiamo? Se questa è scrittura, Calabrese, Evangelisti, Bigazzi, Endrigo cosa sono? Ma forse l’Umarell non li conosce. Sbadiglio con enfasi: due maroni come quelli di un toro, olè.
Nicola Cavallaro presenta Like I Could (dalla pagina Fb di X Factor).
NICOLA CAVALLARO – Like I Could (Tom Walker, Jon Green, Jordan Riley): 4. Francamente, si continua a non capire cosa sia (beata Malika, che invece giura d’averlo finalmente capito). Non si capisce lui, né la canzoncina che fa schifo perché i tanto pompati Sia, Walker e compagnia bella fanno pena o almeno qui ci lasciano gli scarti; né il look, né il senso, né ‘sta voce che gorgoglia come una caffettiera, né che ci faccia qua, dopo aver fatto il marine, lo studente di Medicina e chissà diavolo che altro. Pure, va avanti.
Sofia canta la sua A Domani per sempre (dalla pagina Fb di X Factor).
SOFIA TORNAMBENE – A Domani Per Sempre (S. Tornambene, Valeria Romitelli): 7.Adolescenziale, e per forza. Una Edie Brickell, l’abbiamo detto, che fosse americana, sai quanto folk: sta invece al centro d’Italia, dove solo può aver senso un verso come «La Nazionale sembra una frontiera». Ed è un bel verso, la Nazionale essendo la Statale Adriatica che divide l’abitato dal nulla. Non siamo mica gli americani: ma va bene lo stesso, il brano (scritto a 14 anni) regge, anche se l’arrangiamento è stucchevole.
Davide Rossi canta Glum (dalla pagina Fb di X Factor).
DAVIDE ROSSI – Glum (Roberto Vernetti, Michele Clivati): 7-. «È pieno di ossimori», dice Malika, che anche lei, in un certo senso, è un ossimoro, anzi un’aporia. Il 20enne (scrissi 16enne, faccio ammenda) swinga, il brano non è granché. Robetta Anni 80. Lui è bravissimo malgrado voi, maledetti tutti.
Eugenio Campagna canta Cornflakes (dalla pagina Fb di X Factor).
EUGENIO CAMPAGNA – Cornflakes (Eugenio Campagna): 4. Faccia da Tiromancino, da Zampaglione. Più fumo che arrosto, infatti. Il fratello maggiore di Ultimo, che proprio non ci mancava. Dicono tutti: ah, vince lui. Noi ce ne catafottiamo. Dici che il voto è troppo duro? Allora pensa che questo a 28 anni canta Cornflakes, «io faccio ohi tu fai ahi», che è pure preoccupante come lirica. A 28 anni i Rolling Stones facevano Wild Horses (e Hendrix era già andato).
BALLOTTAGGIO: la solita Giordana, contro il meno “votato” da qui a martedì. Si decide giovedì prossimo…
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Ha esordito nell'ambiente hip hop nel 2006, affermandosi negli anni come uno dei rapper più talentuosi e versatili della sua generazione.
Si chiama Pierfrancesco Botrugno, ma sul palco è noto “solo” come Madman: il rapper pugliese giovedì 21 novembre sarà ospite all’XFactor Dome di Monza, insieme ai colleghi Mahmood e Gemitaiz, per esibirsi durante il quinto live del talent targato Sky. Durante questa puntata i concorrenti si sfideranno presentando al pubblico e ai giudici i propri inediti, esordendo ufficialmente nel mercato musicale.
Originario di Grottaglie in provincia di Taranto, Madman ha fatto il suo ingresso nell’ambiente hip hop nel 2006, partecipando alla competizione di freestyle Tecniche perfette in Puglia. Un anno dopo, ha esordito con l’album Riscatto mixtape, a cui sono seguiti Prequel, R.i.p. e Escape from heart.
Nel 2011 ha iniziato una collaborazione con il rapper Gemitaiz, pubblicando con l’artista romano Haterproof, Detto, fatto. e Kepler
Nel 2011 ha iniziato una collaborazione con il rapper Gemitaiz, pubblicando con l’artista romano Haterproof, Detto, fatto. e Kepler. Dal 2015 al 2018 ha pubblicato Doppelganger, MM volume 2 mixtape, Back home e MM volume 3. A partire dal 2019, ha riallacciato il sodalizio artistico con Gemitaiz, facendo uscire prima il singolo Veleno VII e poi l’album Scatola nera.
Nonostante i generi siano differenti, Madman ha detto in passato che il suo idolo in gioventù è stato Marco Masini, aggiungendo che un giorno vorrebbe cimentarsi in un duetto con lui.
LA SUA RELAZIONE CON FISHBALL SUICIDE
Pugliese d’origine ma cresciuto artisticamente nella scena musicale romana, Madman, classe 1988, ha intrapreso la sua carriera prima dell’avvento del genere trap, facendosi notare come uno dei rapper più versatili e talentuosi della sua generazione. A livello sentimentale, il musicista è stato legato dal 2015 al 2017 alla modella sarda Felisja Piana, altrimenti nota con il nome di Fishball Suicide.
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Classe 1988, ha esordito nel mondo musicale nel 2003, raggiungendo nel corso degli anni un discreto successo. Nel 2014 è stato arrestato con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti.
All’anagrafe Davide De Luca, in arte Gemitaiz. Il rapper romano giovedì 21 novembre si esibirà sul palco dell’X Factor Dome di Monza, insieme al collega MadMan e al vincitore della 69esima edizione del Festival di Sanremo, Mahmood. Durante il quinto live deltalent, gli artisti faranno compagnia ai sette concorrenti rimasti in gara, che nel corso della puntata sveleranno al pubblico i loro inediti, sancendo definitivamente il loro ingresso nel mercato musicale.
I SUCCESSI E IL PATTEGGIAMENTO PER POSSESSO DI STUPEFACENTI
Classe 1988, Gemitaiz ha esordito nel mondo musicale nel 2003, pubblicando tra il 2006 e il 2009 i suoi primi mixtape, Affare romano, Affare romano volume 2 e Affare romano zero. Nel 2011 ha iniziato un sodalizio artistico con il rapper pugliese Madman, con il quale ha prodotto Haterproof e Detto, fatto. L’anno successivo ha abbandonato la sua casa discografica, la Honiro Label, per entrare a far parte della Tanta roba, l’etichetta fondata Gué Pequeno e Dj Harsh, incidendo con questa uno dei suoi album più famosi, L’unico compromesso. Nel 2014, il rapper è stato arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti, dopo esser stato trovato in possesso, per strada, di ketamina e marijuana. Posto agli arresti domiciliari in seguito a una ulteriore perquisizione a casa sua, dove sono stati trovati un bilancino di precisone, hashish e altri stupefacenti, Gemitaiz ha patteggiato il mese successivo una condanna a un anno e 10 mesi di reclusione (pena sospesa). Nello stesso anno l’artista ha riallacciato la sua collaborazione con Madman, realizzando con lui l’album Kepler. Dal 2015 al 2018, ha pubblicato Nonostante tutto, il singolo Oro e argento e Davide. Nel 2019 ha realizzato, insieme a Madman, il suo ultimo album: Scatola nera.
UNA GRANDE ATTENZIONE PER LA PARTE MELODICA DELLE CANZONI
Artista talentuoso e di successo, Gemitaiz si è distinto dai rapper coetanei per l’attenzione alla parte melodica delle sue canzoni, mai posta in secondo piano rispetto al parlato.
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I testi del rapper, come denunciò per prima Letteradonna.it, sono un incitamento alla violenza sulle donne. Lui si difese dicendo che erano "arte". E quando su Instagram urlava: «Femministe siete delle teste di cazzo. Siete una massa di ritardate. Scopate e badate ai vostri figli»?
A guardarlo ora per la prima volta non si direbbe. Faccia pulita, canzoni al pianoforte struggenti… Eppure è sempre lui Skioffi, diventato popolare tra giovani e giovanissimi con testi che inneggiavano allaviolenza sulle donne.
Qualche esempio? «Non parlare brutta cagna». «Tolgo il fondotinta con la forza dei miei schiaffi». «La collana che costava troppo (…) te la sto stringendo al collo». «Se fossi uno psicopatico, girerei in mutande, con una pistola davanti a qualsiasi donna». Arte, si dirà. In fondo anche Skioffi, al secolo Giorgio Iacobelli, ha il diritto di raccontare storie e di esprimere il suo pensiero.
Del resto, come si è sempre difeso, «per quale motivo un artista di fama mondiale di nome Tarantino può uccidere donne nei film, sparargli alle gambe e lasciarle per terra? Perché lui sì e io no?». Già perché Tarantino sì e Skioffi no? Tra l’altro, come sostiene il rapper, mica è un criminale, si è solo «immedesimato» in uno psicopatico. E poi ora è cambiato. Chiaro, no?
LA CANDIDATURA AD AMICI DI MARIA DE FILIPPI
Il punto è se Iacobelli abbia pure il diritto di partecipare a un talent popolare come Amici di Maria De Filippi. Il 17 novembre infatti il Nostro si è candidato per entrare nella scuola di Canale 5. Si contende l’ultimo banco rimasto con Gabriele Marcianò e il “verdetto” è stato sospeso fino a sabato 23 novembre. Sui social è scoppiata come previsto la polemica tra indignati, magnanimi pronti al perdono, e difensori del rapper e della sua arte à la Tarantino. Intanto su Real Time, il 19 novembre Skioffi ha assicurato che non scrive più cose come Sukkiamy o Non parlare brutta cagna. Si è pentito, insomma.
QUANDO SKIOFFI INVITAVA LE FEMMINISTE «A SCOPARE E BADARE AI FIGLI»
Skioffi però dovrebbe pentirsi anche delle reazioni avute quando Letteradonna.it ha denunciato per prima la violenza dei suoi testi. Il 24enne aveva pensato bene di attaccare su Instagram l’autrice dell’articolo Giulia Mengolini aizzandole contro i suoi “piccoli” fan, adolescenti che l’hanno ricoperta di insulti, offese, minacce e bestemmie. Con la discesa in campo di molte associazioni femministe, Youtube aveva impostato il limite di età alla visione dei suoi video e Skioffi, furioso perché toccato nel clic, si era sfogato sulle stories di Instagram. Un riassunto della sua posizione? «Femministe, siete delle teste di cazzo. Siete una massa di ritardate. Scopate e badate ai vostri figli». Arte anche questa? In cosa o chi si sarebbe immedesimato questa volta?
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I big in gara saranno non meno di 20 e non più di 24. I nomi verranno resi pubblici il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei "Soliti ignoti" dedicata alla Lotteria Italia. Spunta l'ipotesi Chiara Ferragni sul palco dell'Ariston.
I big in gara al Festival di Sanremo 2020 li conosceremo ufficialmente il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei Soliti ignoti su Rai 1 dedicata alla Lotteria Italia. Lo show sarà condotto da Amadeus, che come tutti sanno è anche il direttore artistico della 70esima edizione del Festival. Ma nelle ultime ore si sta facendo largo un’ipotesi suggestiva: accanto a lui, sul palco dell’Ariston, potrebbe esserci Chiara Ferragni.
Amadeus ha dato qualche anticipazione sul Festival che verrà durante l’incontro ‘Milano-Saremo’, che ha aperto la Milano Music Week. Il numero dei cantanti in gara, ha spiegato l’ex dj, è ancora incerto, ma «saranno non meno di 20 e non più di 24, per motivi televisivi». Gli otto artisti che si contenderanno il Sanremo Giovani si conosceranno il 19 dicembre, mentre il cast dei conduttori sarà presentato a metà gennaio, nella tradizionale conferenza stampa ufficiale del Festival.
In Rete, tuttavia, circola con insistenza un’indiscrezione. A Sanremo 2020 potrebbe approdare l‘influencer più famosa d’Italia, ovvero Chiara Ferragni. Lei stessa, intervistata dal quotidiano il Messaggero, ha in qualche modo contribuito ad alimentare queste voci. Alla domanda: «A Sanremo va oppure no?», ha infatti risposto: «Mi dicono di dire no comment su Sanremo». Una frase che – naturalmente – ha scatenato le speculazioni. Dopo l’esperienza al cinema con il documentario Chiara Ferragni Unposted, non è quindi escluso che la moglie di Fedez possa misurarsi anche con la televisione. E il debutto a Sanremo sarebbe un colpo mediatico di grande richiamo.
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I big in gara saranno non meno di 20 e non più di 24. I nomi verranno resi pubblici il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei "Soliti ignoti" dedicata alla Lotteria Italia. Spunta l'ipotesi Chiara Ferragni sul palco dell'Ariston.
I big in gara al Festival di Sanremo 2020 li conosceremo ufficialmente il 6 gennaio, durante la puntata speciale dei Soliti ignoti su Rai 1 dedicata alla Lotteria Italia. Lo show sarà condotto da Amadeus, che come tutti sanno è anche il direttore artistico della 70esima edizione del Festival. Ma nelle ultime ore si sta facendo largo un’ipotesi suggestiva: accanto a lui, sul palco dell’Ariston, potrebbe esserci Chiara Ferragni.
Amadeus ha dato qualche anticipazione sul Festival che verrà durante l’incontro ‘Milano-Saremo’, che ha aperto la Milano Music Week. Il numero dei cantanti in gara, ha spiegato l’ex dj, è ancora incerto, ma «saranno non meno di 20 e non più di 24, per motivi televisivi». Gli otto artisti che si contenderanno il Sanremo Giovani si conosceranno il 19 dicembre, mentre il cast dei conduttori sarà presentato a metà gennaio, nella tradizionale conferenza stampa ufficiale del Festival.
In Rete, tuttavia, circola con insistenza un’indiscrezione. A Sanremo 2020 potrebbe approdare l‘influencer più famosa d’Italia, ovvero Chiara Ferragni. Lei stessa, intervistata dal quotidiano il Messaggero, ha in qualche modo contribuito ad alimentare queste voci. Alla domanda: «A Sanremo va oppure no?», ha infatti risposto: «Mi dicono di dire no comment su Sanremo». Una frase che – naturalmente – ha scatenato le speculazioni. Dopo l’esperienza al cinema con il documentario Chiara Ferragni Unposted, non è quindi escluso che la moglie di Fedez possa misurarsi anche con la televisione. E il debutto a Sanremo sarebbe un colpo mediatico di grande richiamo.
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Con i suoi programmi, da Canzonissima a Milleluci e Studio Uno, il grande regista scomparso ha fatto sognare generazioni di connazionali. Creando una televisione piena di talento e professionalità che non ha lasciato eredi. Ma solo tanta nostalgia.
Ci son di quei nomi che profumano d’epoca. Racchiudono passaggi storici, società che cambiano, si divertono, passano dal Dopoguerra post rurale alla post modernità da bere e da trangugiare. Antonello Falqui è un nome così, scomparso a 94 anni.
Mina e Antonello Falqui durante la trasmissione Rai ”Milleluci”.
Un secolo lungo il suo, lunghissimo, e fecondo altrettanto. Professionalmente inaugurato con la televisione, prima ancora che la televisione fosse: ancora in fase sperimentale, ma il giovane Falqui, figlio d’un critico e scrittore, era già lì, a sperimentare, proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia.
FALQUI HA ACCOMPAGNATO I NOSTRI MIGLIORI ANNI
Il nuovo, futuribile mezzo l’ha rapito dalla facoltà di Giurisprudenza, e le due vite andranno sempre insieme: è lui a inaugurarla, la tivù, col primo Arrivi e Partenzecon cui dirige un giovane occhialuto italoamericano, tale Mike Bongiorno, scoperto da Vittorio Veltroni. Da quel momento, Antonello Falqui accompagna i migliori anni della nostra vita: c’è lui dietro i programmi che diventano modi di dire che cambiano gli italiani, Musichiere, Canzonissima, Studio Uno, i cicli degli Stasera: Stasera Rita (Pavone), Stasera Patty Pravo, Gianni Morandi, eccetera.
Lo staff della prima edizione del Musichiere: da sinistra Patrizia Della Rovere, Garinei, Antonello Falqui, Giovannini, Patrizia De Blanck e Mario Riva (LaPresse).
Sono gli anni della grande televisione in bianco e nero, tra i Sessanta e i Settanta, «quando», per scippare le parole a Giorgio Gaber, «si faceva un tipo di televisione sontuosa, meravigliosa, attenta a ogni dettaglio e oggi quella televisione lì non si fa più».
UNA VITA GRANDE, DIVERTENTE E DIVERTITA
Falqui prosegue, Sai che ti dico?, con gli irresistibili Sandra e Raimondo,Milleluci (ah, quella Carrà e quella Mina insieme!), Dove sta Zazà e Mazzabubù entrambe con l’immensa Gabriella Ferri, il ciclo di Bambole, non c’è una lira, in sei puntate, tratto dalla commedia teatrale, e avanti ancora dentro gli Anni 80 e 90.
Antonello Falqui con Mina nel 1961 (foto LaPresse).
Quando Falqui, ormai assurto al ruolo di storico, memoria vivente del mezzo televisivo, giustamente si riposa. Mai del tutto, quelli così hanno sempre una scintilla da scoccare, fino alla fine. Il suo congedo testimonia di una vita grande, divertente e divertita: «Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio, potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle 11 alla chiesa di Sant’Eugenio a viale Belle Arti a Roma». Parole che qualcuno ha messo sui social.
Sono partito per un Lungo Lungo Lungo Viaggio……potete venire a salutarmi LUNEDI 18 NOVEMBRE alle ore 11 alla…
Dalla televisione che non c’era alla post televisione di internet, del tablet. Parole di un uomo sereno, consapevole di essere stato una compagnia di vita per i suoi connazionali: arrivava il sabato sera e la schedina era un rito e il giro delle botteghe liturgia, e dopo le serrande si calavano, una per una, cadeva un dolce silenzio sulla città sconcertata e ci si tappava in casa e arrivava la trasmissione che ci divertiva, ci intontiva, il lunedì a scuola ne avremmo replicato tutte le battute. Un’Italia più ingenua, che si vedeva apparecchiare scenette e balletti da gente come Antonello Falqui, Gino Landi, Mario Landi, Romolo Siena, fiato alle trombe Turchetti! Un video immaginario: le facce stravolte, indimenticabili di Walter Chiari, Paolo Panelli e Bice Valori, Alberto Sordi, Franca Valeri, le gemelle Kessler, «la notte è piccola per noi, troppo piccolina», e cento altri in un‘Italia sfocata, scintillante, eccitata, crudele, bugiarda e sentimentale che si perdeva in vapori d’etere e di misteri, segreti che avremmo saputo tardi o forse mai.
SPETTACOLI RIMASTI NELLA NOSTRA MEMORIA GENETICA
Antonello Falqui era uno dei demiurghi. Ci ha reso più sopportabile la difficile transizione democratica, ha aiutato tre o quattro generazioni a crescere senza prendersi troppo sul serio, magari inseguito dai rimbrotti di una classe intellettuale che ci vedeva ottundimento, manipolazione delle masse: ma che si doveva fare con quel popolo ancora acerbo, che si riuniva in 50 in un bar davanti a una scatola magica? Le cose hanno bisogno di tempo. I mutamenti hanno bisogno di tempo. Quegli spettacoli, tra il geniale e lo sciocchino, però sono rimasti e non solo nella nostra memoria genetica: non è venuto niente di meglio a sbiadirli.
Antonello Falqui in una foto postata sulla sua pagina Fb.
UNA TIVÙ DI PAZZI PIENI DI TALENTO
«Quella televisione lì oggi non si fa più». Perché era un’epoca di pazzi, ma veri. Tognazzi e Vianello anche loro praticamente inaugurano la televisione italiana, Un due tre e siamo nel 1954, bavagli vaticani e democristiani a piovere. Eppure, già parodie carogna, magliaie, ciclisti, mondine, tronci della Val Camonica, chissà come fanno a farle passare.
Antonello Falqui riceve il premio Via Condotti nel 2004 (LaPresse).
Nel 1959, il Presidente Giovanni Gronchi nel palco reale della Scala casca dalla sedia e, inesorabile, pochi giorni dopo, Ugo rifà la scena con il finto candido Raimondo che lo apostrofa: «Ma chi ti credi di essere?». Il programma finisce lì, in quel momento.
Quando i due tornano in camerino, ci trovano già le lettere di siluramento. Li tengono in ghiacciaia un anno e mezzo, poi li richiamano: «Abbiamo deciso di perdonarvi, avete qualcosa di nuovo per la televisione?». Pronti, Tognazzi e Vianello rispondono: «Sì, ci sarebbe una cosettina sul papa» che è il bergamasco Angelo Roncalli, e a Bergamo, lo sanno tutti, si smoccola che è un piacere e Ugo, spietato: «Mi sun de Bèrghem, porco…». Fuori! Pazzi completi, incontrollabili, meravigliosi. Mica solo loro. Guardali nel video immaginario, quelle facce parlano. E quelli come Antonello Falqui a dover contenere, dirigere, organizzare una banda di scatenati senza ritegno e con troppo talento. O ci crepi, o ti diverti una vita. Per questo un 94enne artista degli artisti può congedarsi dal mondo con tanta garbata serenità. Come chi sa che aveva una missione da compiere nella vita, e l’ha compiuta.
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