Cosa insegnano i risultati nelle Marche e cosa cambia per il centrosinistra alle prossime Regionali


Nelle Marche il campo largo ha perso per i 'soliti' motivi: voto centrista che va in parte al centrodestra, astensione sopra la media dell'elettorato M5s e anche di Avs. Non significa che sia un progetto morto, come alcuni hanno suggerito, ma questi sono problemi che bisognerà osservare alle prossime elezioni. Lo ha spiegato a Fanpage.it Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Cattaneo.
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Cosa insegnano i risultati nelle Marche e cosa cambia per il centrosinistra alle prossime Regionali


Nelle Marche il campo largo ha perso per i 'soliti' motivi: voto centrista che va in parte al centrodestra, astensione sopra la media dell'elettorato M5s e anche di Avs. Non significa che sia un progetto morto, come alcuni hanno suggerito, ma questi sono problemi che bisognerà osservare alle prossime elezioni. Lo ha spiegato a Fanpage.it Salvatore Vassallo, direttore dell'Istituto Cattaneo.
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La Flotilla naviga nella zona di rischio: “Costretti a una brusca manovra per evitare una …

AGI - La Global Sumud Flotilla diretta a Gaza nella notte è stata "aggressivamente circondata" da una nave da guerra israeliana e il capitano di una delle imbarcazioni in testa è stato costretto a "una brusca manovra per evitare una collisione frontale": lo riferisce la stessa Gsf in una nota.
"Navi da guerra israeliane hanno intrapreso manovre pericolose e intimidatorie contro le navi Alma e Sirius della flottiglia", ha fatto sapere la Flotilla, "le navi da guerra hanno disattivato le comunicazioni, hanno aggirato aggressivamente imbarcazioni civili e hanno costretto i capitani a brusche manovre evasive per evitare la collisione. Queste azioni ostili", denuncia la Flotilla, hanno messo in grave pericolo civili disarmati provenienti da oltre 40 Paesi".

Nella notte le imbarcazioni sono entrate nella zona di "massimo rischio", hanno sentito droni sempre più vicini, alcuni di sono stati avvicinati da altre imbarcazioni e in alcuni casi sono state costrette ad abbandonare la Flotilla ma per il momento non si sono fortunatamente registrati scontri o condotte pericolose.

Pochi minuti dopo le 2 sui canali social della Global Sumud Flotilla è stato annunciato: "Stiamo entrando nella zona ad altro rischio". 

Precisando subito dopo: "L'attività dei droni sulla flottiglia è in aumento. Diverse segnalazioni indicano diversi scenari che si potrebbero verificare nelle prossime ore. Siamo ora entrati nella zona ad alto rischio, l'area in cui le flottiglie precedenti...".

Come previsto pochi minuti più tardi la fregata Alpino della Marina Militare italiana ha comunicato alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza che non avrebbe proseguito nella rotta. La decisione era stata ampiamente anticipata già ieri pomeriggio, rendendosi disponibile a recuperare eventuali membri degli equipaggi che avessero voluto essere trasferiti a bordo.

Pochi minuti prima delle 5 le prime imbarcazioni intercettate: "Alcune imbarcazioni non identificate si sono avvicinate a diverse navi della Flottiglia, alcune delle quali con le luci spente. I partecipanti hanno applicato i protocolli di sicurezza in preparazione di un'intercettazione. Le imbarcazioni hanno ora lasciato la Flottiglia". 

 

 

Il botta e risposta tra Flotilla e Meloni

"La Presidente del Consiglio ha definito la Global Sumud Flotilla un pericolo per il "piano di pace" americano. Avete letto bene: civili disarmati, attivisti nonviolenti e navi cariche di farina e medicinali sarebbero una minaccia alla stabilità. Il paradosso è evidente: si chiama pace un progetto che condanna Gaza a restare prigione a cielo aperto, e si bollano come "nemici" coloro che tentano di spezzare un assedio illegale". Lo scrive in una nota la Global Sumud Flotilla, sottolineando che "stanotte non è a rischio solo l'equipaggio della Flotilla, ma il diritto internazionale stesso, calpestato da un Governo che preferisce accodarsi ai diktat di una strategia neocoloniale. Diversi Paesi hanno scelto di rispettare la legge; l'Italia, invece, certifica la propria noncuranza. Colpisce che la Presidente Meloni non abbia mai pronunciato la parola "legalità" e non abbia citato l'artefice del genocidio: lo Stato di Israele. Non una calamità naturale, non una "guerra", ma la responsabilità precisa di un potere che assedia, affama e bombarda una popolazione civile. A fine agosto l'OMS aveva lanciato l'allarme: entro la fine di settembre oltre 640 mila persone a Gaza sarebbero entrate in carestia l'equivalente dell'intera città di Palermo. La vera minaccia - conclude la nota - è l'assedio, non la Flotilla".

La risposta della presidente del Consiglio è arrivata su X: "Leggo con stupore le parole della Flotilla che mi accusa di considerare "un pericolo" civili disarmati e navi cariche di aiuti. La verità è semplice: quegli aiuti possono essere consegnati senza rischi attraverso i canali sicuri già predisposti. Insistere nel voler forzare un blocco navale significa rendersi - consapevolmente o meno - strumenti di chi vuole far saltare ogni possibilità di un cessate il fuoco. Perciò risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l'escalation. E non strumentalizzate la popolazione civile di Gaza se non vi interessa davvero il loro destino". 

 

 

La Giornata internazionale del caffè: il 71% degli italiani lo beve ogni giorno

AGI - "Ah, che bello 'o caffè" cantava Fabrizio De André, dando voce a un sentimento che abbraccerebbe ben il 97,7% degli italiani. Tanti sono, infatti, quelli che dichiarano di amare e bere l'infuso nero, stando allo studio condotto da AstraRicerche per il Comitato Italiano del Caffè di Unione Italiana Food e dal quale emerge anche che il 71% degli italiani beve caffè ogni giorno.

Un rito condiviso con paradossi

L'indagine "Gli italiani e il caffè", diffusa in occasione della Giornata Internazionale del Caffè che si celebra oggi, primo ottobre, racconta quindi un rito condiviso in maniera universale, ma con qualche paradosso. L'Italia ama il chicco, ma non conosce la filiera. Oltre la metà degli italiani (64,6%), infatti, pensa che nel nostro Paese si coltivi caffè. Se più di 7 italiani su 10 lo bevono tutti i giorni, qualche differenza emerge per genere ed età. Le donne, con il 73% di consumo quotidiano, superano di poco gli uomini, fermi al 69% e la fascia d'età che ne beve di più è quella che va dai 35 ai 65 anni (oltre il 75%). Anche le modalità di preparazione raccontano un'Italia in evoluzione.

L'espresso: un'icona apprezzata

L'espresso resta l'icona, più si conosce e più lo si apprezza. È la modalità di preparazione preferita dal 51,6% degli italiani, con percentuali che crescono con l'età. È amato sia al bar, dove raggiunge un voto medio di 8,06, sia a casa, dove sfiora sempre l'8. Per il 74,3% degli italiani è il miglior caffè per gusto personale, per il 64,9% è quello che preferiscono anche all'estero, e per il 75,7% è il caffè più apprezzato al mondo. Ma soprattutto, è riconosciuto come simbolo di convivialità e condivisione: l'83,2% lo associa a un'occasione per stare insieme, l'81,8% alla comodità di una preparazione rapida, il 59% a un piacere accessibile a tutti. Le cialde e le capsule restano la scelta più diffusa dentro le mura domestiche (59,5%), forse indice di ritmi di vita sempre più dinamici, seguite dalla moka (55,2%) e dalla macchina espresso automatica (34,4%). Tuttavia, rispetto al passato, le capsule hanno perso terreno - erano al 65% tra il 2021 e il 2023 - mentre la moka, dopo anni di calo, mostra una risalita, e le macchine automatiche continuano a crescere, arrivando al 18,9% di preferenze.

Il caffè come bandiera nazionale

"Il caffè in Italia è una bandiera nazionale - ha spiegato Giuseppe Lavazza, presidente del Comitato Italiano del Caffè, presentando la ricerca all'Ambasciata del Brasile a Roma -. È importante promuovere e tramandare ai più giovani un sapere che fa parte del nostro DNA e che ha reso l'Italia la patria del caffè, famosa in tutto il mondo. Una maggiore consapevolezza di questi aspetti non può che rafforzare il legame con il prodotto".

Confusione sulla filiera del caffè

Resta, infatti, una certa confusione sulla filiera: quasi la metà degli italiani (44,1%) crede che nel nostro Paese esistano coltivazioni di caffè a cui si aggiunge un 20,5% di chi pensa che siano addirittura coltivazioni rilevanti. Una convinzione che sale al 42% tra i 18-24enni. Il Brasile è riconosciuto dalla maggioranza come primo produttore mondiale di caffè (72% degli italiani), il 56% cita correttamente anche la Colombia tra i principali produttori, ma Vietnam e Indonesia - rispettivamente secondo e quarta al mondo per volumi - sono segnalati solo dal 10,6% e dall'8,9% degli italiani.

Il legame tra Brasile e Italia

"Il caffè rappresenta un legame che avvicina Brasile e Italia, siamo il maggior produttore mondiale e il principale fornitore del mercato italiano - ha dichiarato l'ambasciatore del Brasile in Italia Renato Mosca -. Celebrando la giornata internazionale del caffè riaffermiamo il valore economico e culturale di questa bevanda e il suo ruolo come motore di innovazione, inclusione sociale e sostenibilità". Solo quattro italiani su dieci (40,5%) sanno che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, mentre la maggioranza li immagina già marroni o neri. Il 53,8% sa che i chicchi sono contenuti in frutti, ma quasi uno su dieci pensa che nascano sotto terra. Anche sulle varietà la conoscenza è limitata: quasi tutti conoscono l'Arabica (90,4%), ma la Robusta è nota solo al 56,7%, mentre la Liberica e l'Excelsa restano sotto il 15%.

La tradizione italiana nel settore

Anche la tradizione italiana nel settore è percepita in modo differenziato. Il 71,3% riconosce che il nostro Paese vanta una forte storia nella torrefazione e nella miscelazione, ma la percentuale scende al 61% tra i 18-24enni e sale all'81% tra i 55-65enni. Il concetto stesso di "arte della torrefazione" non è chiaro a tutti: tre su quattro sanno che consiste nella tostatura accurata e nella selezione dei tempi e delle temperature, poco più del 70% la collega anche alla creazione delle miscele.

Conoscenza degli elementi che influenzano il sapore

Un dato incoraggiante riguarda, infine, la conoscenza degli elementi che influenzano il sapore: l'88,7% indica correttamente la tostatura, l'82,9% l'area di coltivazione e il 79,9% i processi di lavorazione nei Paesi d'origine. Restano però aree di confusione: oltre la metà degli italiani non sa stimare la durata della tostatura e molti ne sopravvalutano i tempi, arrivando a pensare che possa durare oltre mezz'ora. "In un prodotto mono ingrediente come il caffè, il dettaglio è tutto - ha sottolineato il direttore di Unione Italiana Food Mario Piccialuti -, per questo i torrefattori italiani sono maestri riconosciuti a livello mondiale".

L'Unione Italiana Food: il caffè come rito sociale

Il caffè come rito sociale, con otto tazzine su dieci bevute in casa e le altre nei bar o nei ristoranti, e come simbolo del Made in Italy nell'arte della torrefazione: è quanto emerge dalle elaborazioni di Unione Italiana Food, su dati Istat e NielsenIQ. I dati raccontano come nel 2024 la produzione italiana di caffè abbia raggiunto le 430.906 tonnellate, a fronte di una tenuta, al -0,6%, dei volumi sul 2023, ma con una performance economica che ha rivelato la solidità del comparto. Il valore complessivo della produzione è ammontato infatti a 4.732,9 milioni di euro, con un incremento dell'8,5% rispetto ai 4.363,8 milioni dell'anno precedente.

Italia leader nell'arte della torrefazione

Nell'arte della torrefazione, l'Italia rimane leader nel mondo con i suoi maestri torrefattori e quasi mille torrefazioni. Nel 2024, il nostro Paese ha importato circa 10 milioni di sacchi di caffè verde, di cui quasi 4 milioni solo dal Brasile. Segue il Vietnam, da cui abbiamo importato 2,2 milioni di sacchi di caffè. Infine, nell'ultimo anno, l'Italia ha esportato 5.692.234 sacchi di caffè torrefatto, che corrispondono a 341.534 tonnellate. Dallo studio, inoltre, emerge un'istantanea che vede il caffè come rito sociale, identitario e culturale.

Consumi e tendenze del caffè nel 2024

Nel 2024, in Italia, si sono consumate oltre 280mila tonnellate di caffè, contro le 278mila del 2023, con un consumo pro capite salito a 4,8 kg all'anno. Il consumo è prevalentemente domestico, con una quota dell'80% circa, mentre il restante 20% deriva da consumi fuori casa, tra bar, ristoranti e hotel. Inoltre, prendendo in considerazione le tipologie di prodotto disponibile sul mercato, è possibile vedere nel 2024 un aumento del mono-porzionato a discapito del caffè macinato: capsule e cialde, infatti, hanno registrato una crescita a volume del 13% (dal 20,6% del 2023 al 23,9% del 2024), mentre il caffè macinato ha registrato un - 6% a volume (dal 67,6% del 2023 è sceso al 64%). Segue il caffè in grani (8%) e chiude il caffè solubile (4%).