Tra gli studenti universitari la salute mentale è una priorità emergente

AGI - Disturbi d’ansia, depressione, consumo problematico di alcol e sostanze, solitudine. I dati degli studi internazionali parlano chiaro: tra le studentesse e gli studenti universitari, la salute mentale è una priorità emergente. Il 35% ha sperimentato almeno un disturbo mentale nel corso della vita, il 31% negli ultimi dodici mesi.

In Italia mancano ancora dati solidi sulla popolazione universitaria.  Da questo vuoto di conoscenza è partito lo scorso anno il progetto Health Mode On, una rete nazionale di università e istituti di alta formazione coordinata dall’Università di Pavia. 

Tanti i partner coinvolti tra università e istituti di alta formazione musicale: l'Università di Pisa, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università degli Studi di Udine, l’Università Vita-Salute San Raffaele, l’Università del Piemonte Orientale e i conservatori Pietro Mascagni di Livorno, Giuseppe Verdi di Milano e Antonio Vivaldi di Alessandria.

Il progetto Health Mode On, coordinato dall'Università di Pavia

“Negli ultimi anni l’università è tornata a interrogarsi su cosa significhi davvero benessere – sottolinea il Prof. Cesare Zizza, Prorettore alla Persona dell’Università di Pavia. Non solo assenza di disagio, ma possibilità di vivere, studiare e crescere in un ambiente che non isoli e non lasci indietro nessuno. Il benessere non è un tema per esperti, ma una dimensione costitutiva della vita accademica. Non possiamo chiedere agli studenti di eccellere se non riconosciamo il diritto alla fragilità come parte della crescita. Il nostro compito è costruire spazi dove chiedere aiuto sia un segno di fiducia e il silenzio diventi ascolto”.

Alla radici del problema: ascoltare per conoscere e agire. Il progetto Health Mode On prende le mosse da una fase di indagine su larga scala, basato su modelli sviluppati dall’OMS e dalla Harvard Medical School, che coinvolgerà migliaia di studenti e studentesse. Obiettivo: comprendere la diffusione e le cause del disagio psicologico, esplorare stili di vita e comportamenti a rischio, individuare fattori di protezione e risorse. I dati raccolti, basati su strumenti internazionali validati, rappresentano una bussola fondamentale per orientare gli interventi.

“Conoscere davvero la dimensione e i determinanti della salute degli studenti è il primo passo per prendercene cura in modo serio, mirato, responsabile – commenta la prof.ssa Anna Odone, Ordinaria di Igiene Generale e Applicata all’Università di Pavia e coordinatrice del progetto Health Mode On. Senza dati solidi e rappresentativi, il rischio è agire a tentoni, con interventi generici o inefficaci. Health Mode On nasce proprio per colmare questo vuoto di conoscenza, raccogliendo evidenze affidabili che possano guidare scelte concrete, su misura per i bisogni reali della popolazione studentesca".

Dai dati alle azioni. A partire da queste evidenze, Health Mode On sviluppa interventi integrati per migliorare la qualità della vita nei campus. Counseling, attività musicali e culturali, sport, prevenzione delle dipendenze.

“Ogni componente è pensata per rispondere a bisogni diversi, spesso intrecciati - continua Odone - E intervenire in modo integrato significa tenere insieme evidenze scientifiche e bisogni soggettivi, contesto e persona. L’obiettivo è costruire un modello accessibile, innovativo, sostenibile, capace di connettere anche università, territori e servizi sanitari”.

I dati raccolti diventano linee guida per progettare interventi mirati, coerenti con i bisogni reali, e rivolti all’intera comunità accademica. Il gruppo di lavoro dedicato agli interventi sta sperimentando un modello multifunzionale, che integra livelli differenziati di intervento che vanno dalla disseminazione di una cultura del benessere, al counseling psicologico, agli interventi clinici, in sinergia con attività sportive, musicali e culturali e, laddove possibile, in collaborazione con il Servizio Sanitario Nazionale e le realtà territoriali.

Un’attenzione particolare è rivolta alla formazione. Il progetto prevede percorsi rivolti a docenti, tutor, personale delle residenze e della vita universitaria. Da svariati fronti si stanno portando avanti moduli formativi basati sulla mindfulness, pensati per gli studenti. Inoltre un nuovo percorso online, accessibile in modalità auto-aiuto, dedicato alla promozione del benessere psicologico e della resilienza. Gli strumenti pratici offerti possono essere integrati nella vita universitaria quotidiana.

Il ruolo dei Conservatori. Anche i Conservatori di musica giocano un ruolo cruciale nel progetto Health Mode On. In un contesto altamente competitivo e performativo come quello della formazione musicale, la promozione della salute mentale diventa imprescindibile. Il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, tra i partner del progetto, ha già avviato una serie di iniziative volte al benessere psico-fisico degli studenti, tra cui laboratori di mindfulness, Feldenkrais e musicoterapia, attività counseling psicologico, ma anche un progetto di educazione posturale e di ergonomia. 

“La fragilità psicologica non è un’eccezione ma una componente diffusa nel percorso di formazione del musicista – sottolinea il Prof. Alfredo Raglio, docente e referente del Conservatorio di Milano per il progetto. – Il nostro obiettivo è offrire strumenti concreti per affrontare ansia da performance, perfezionismo e isolamento, che troppo spesso restano sommersi. Health Mode On rappresenta per noi l’occasione di sviluppare un nuovo approccio formativo, dove eccellenza artistica e benessere possano convivere”.
I prossimi passi del progetto. Health Mode On nei prossimi mesi, vuole crescere non solo come un progetto, ma come una visione condivisa: l’università come luogo in cui nessuno si senta solo di fronte alle difficoltà, dove benessere e diritto allo studio camminano insieme. Attraverso il lavoro di rete tra atenei e conservatori italiani, il progetto intende sviluppare modelli di inclusione e consapevolezza che possano avere un impatto duraturo. Health Mode On è stato selezionato nell’ambito dell’iniziativa PRO-BEN del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che finanzia interventi innovativi per migliorare la qualità della vita all’interno degli atenei e negli istituti di alta formazione italiani. 

Castel d’Azzano, il carabiniere sopravvissuto: “Ero sulla scalinata con lo scudo alto, poi il boato e il buio”


Il carabiniere Domenico Martella, sopravvissuto all'esplosione di Castel d'Azzano, ha raccontato gli attimi terribili della deflagrazione ai microfoni del Tg1. Dopo il crollo del casolare sono deceduti i tre carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello. "Ero sulle scale con lo scudo alto, poi c'è stato il boato e tante urla".
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Tensioni a Udine durante il corteo contro Italia-Israele

Migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione indetta contro la partita Italia-Israele, valida per le qualificazioni ai Mondiali di calcio. Il corteo, organizzato dal Comitato per la Palestina di Udine e sostenuto da oltre 350 realtà, ha radunato 5 mila persone secondo le forze dell’ordine, 10 mila secondo gli organizzatori. «Italia-Israele non si doveva giocare», è lo slogan dei manifestanti. Allo stadio, prima del fischio d’inizio, l’inno di Israele è stato fischiato dal pubblico, mentre la nazionale ospite è arrivata scortata da un imponente dispositivo di sicurezza. Per la partita sono stati venduti solo 9.965 biglietti.

Un giornalista è rimasto ferito negli scontri

Partito da piazza della Repubblica e diretto verso piazza Primo Maggio, il corteo è degenerato quando alcuni manifestanti hanno tentato di forzare il cordone di polizia per avvicinarsi allo stadio Friuli. Sono stati lanciati petardi e transenne contro i blindati, mentre la polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento. Il gruppo è stato poi allontanato dal servizio d’ordine del Comitato per la Palestina, tra gli applausi dei manifestanti. Un giornalista ha riportato un trauma cranico nel corso della sassaiola scatenata contro le forze dell’ordine. È stato trasferito in ospedale ma non è in pericolo di vita, scrive Repubblica. Proteste analoghe si sono svolte anche ad Ancona, Bologna e Milano, con presidi e slogan contro la partita definita «della vergogna».