Venezia, pro Pal bloccano un incontro con Fiano all’università

Un gruppo di attivisti pro Pal ha interrotto un incontro-dibattito sulle prospettive di pace in Medio Oriente, ospitato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, a cui stavano prendendo parte Antonio Calò, presidente di Venezia Ricerca Pace, e Emanuele Fiano, presidente di ‘Sinistra per Israele – Due Popoli, Due Stati’. Quest’ultimo, di fede ebraica, è stato accolto da slogan e cartelli: «Fuori i sionisti dall’università». A quel punto è stato impossibile proseguire l’incontro, come ha spiegato l’associazione di Fiano puntando il dito contro «gruppi della sinistra giovanile». Così l’ex deputato dem all’Ansa: «Ho provato in tutti i modi a continuare, ma hanno continuato a parlare e a dire su di me falsità. Il principio fascista che hanno loro in mente è che chi non ha idee come le loro non deve parlare».

La solidarietà ‘con riserva’ da parte di La Russa

«A Emanuele Fiano a cui esprimo solidarietà e con cui ho sempre avuto un simpatico rapporto personale, mi permetto di segnalare che almeno in questo caso citare il fascismo come principio guida per i pro Pal è un po’ azzardato. Forse riservare al fascismo le indubbie colpe storiche verso gli ebrei italiani e chiamare invece col loro nome le idee che ispirano oggi i pro Pal sarebbe più onesto e opportuno», ha scritto il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Foto di nudo con l’IA, la denuncia di Francesca Barra

AGi -" Ho scoperto ieri che su un sito per adulti circolano immagini di me nuda, generate con l’intelligenza artificiale": è la denuncia via social della giornalista e scrittrice Francesca Barra che, con un lungo post, ha dato anche il via a una serie di accertamenti a opera della Polizia postale sulla natura dei contenuti pubblicati sull'ultimo sito sessista, SocialMediaGirls.com.

"Non sono io - ha scritto Barra - ma qualcuno ha deciso di costruire quella menzogna per ottenere attenzione e insinuare il dubbio che potessi essermi mostrata in quel modo negli ambienti in cui lavoro o ho lavorato: in Mediaset e con @pierochiambretti .
Ho pensato ai miei figli e ho provato imbarazzo e paura per ciò che avrebbero potuto sentire o leggere, se quelle immagini fossero finite nelle mani sbagliate. Non é arte, non é una scelta personale quindi ovviamente creata per suscitare morbosità pericolose perchè basate sull’alterazione della realtà senza consenso della diretta interessata", ha continuato la giornalista.

"E ho pensato alle figlie e ai figli di tutti, alle ragazze che subiscono la stessa violenza digitale e che forse non hanno i miei stessi strumenti per difendersi o la mia forza per reagire. É una violenza e un abuso che marchia la dignità, la reputazione, la fiducia.
Un furto dell’immagine, del corpo, della libertà di essere viste come si è — non come un algoritmo o una mente malintenzionata decide di rappresentarci".

"Le tecnologie - sottolinea Barra - dovrebbero essere strumenti di progresso, non di sopraffazione. E invece, troppo spesso, diventano armi: di manipolazione, di vergogna, di distruzione dell’identità. Chi crea, diffonde o ospita questo materiale commette un reato, ma troppo spesso le leggi, la rete e le piattaforme arrivano dopo. Ho discusso da poco una tesi in criminologia sul cyberbullismo, proprio perché spero di poter contribuire con competenza ad arginare questo fenomeno e a sensibilizzare famiglie, studenti, figli. Il mio assunto é che il cyberbullismo non è un problema fra ragazzi, ma uno specchio delle nostre fragilità collettive e infatti eccoci qui a dare, come sempre, il pessimo esempio. Questa non è solo la mia storia, ma il preludio di un pericolo che riguarda tutti.Nessuna donna, nessuna ragazza dovrebbe trovarsi di fronte a un corpo inventato e sentirsi ferita due volte: nell’immagine e con l’impunità".

 

 

La Knesset voterà sulla pena di morte per i terroristi

La Commissione per la sicurezza nazionale della Knesset, il parlamento israeliano, ha calendarizzato per la prossima settimana la discussione di un disegno di legge che introdurrebbe la pena di morte per chi è ritenuto responsabile di terrorismo. Al termine del dibattito si terrà la votazione sul disegno di legge, che era la conditio sine qua non posta da Itamar Ben Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale, per continuare ad appoggiare il governo di Benjamin Netanyahu. Cresce dunque il timore per le sorti dei detenuti palestinesi in Israele: circa un quarto dei 6 mila arrestati a Gaza è stato identificato dalle autorità di Tel Aviv come combattente. E dunque pericolosamente assimilabile a ‘terrorista’. La notizia arriva nel giorno in cui, per la prima volta dall’attacco del 7 ottobre 2023, il ministero della Difesa di Tel Aviv ha deciso di revocare la situazione di emergenza dichiarata nel sud di Israele.