Johnson punta a superare i 326 seggi per portare a termine la Brexit. Altrimenti sarà nuovamente stallo. Con Corbyn che promette un secondo referendum e guarda a una (improbabile) alleanza con LibDem e Snp.
Un voto per decidere il destino della Brexit. Il 12 dicembre il Regno Unito è andato alle urne per la seconda chiamata alle elezioni generali da quando il referendum del 2016 ha messo in moto il tribolato iter per il divorzio di Londra dall’Unione europea. Un voto voluto dal premier conservatore Boris Johnson, nel tentativo di ottenere quella maggioranza assoluta in parlamento che, defezione dopo defezione, ha visto allontanarsi sempre di più negli ultimi mesi a Downing Street e che è necessaria per portare a termine la Brexit.
OBIETTIVO 326 SEGGI PER JOHNSON
La soglia è fissata a 326 seggi su 650. Il partito conservatore è dato in vantaggio a livello nazionale, ma potrebbe non bastare. Il sistema elettorale britannico prevede che in ognuna delle 650 circoscrizioni il seggio vada al candidato che ottiene più voti e gli altri restino a bocca asciutta. È dunque possibile che un partito superi il 50% su scala nazionale, ma non la fatidica soglia dei 326 deputati.
CORBYN SPERA IN UN HUNG PARLIAMENT
Se i conservatori non dovessero superarla, allora la politica d’Oltremanica tornerebbe a essere ostaggio di un hung parliament. Un parlamento appeso. Una situazione che potrebbe favorire la seconda forza, il Labour di quel Jeremy Corbyn che – dopo una lunga serie di giravolte e indecisioni – ha promesso un secondo referendum sulla Brexit. E che potrebbe provare a mettere insieme una improbabile maggioranza con i LibDem, unico partito convintamente pro Remain, e lo Scottish National Party (Snp).
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