Trump saluta la Cina: «Con Xi accordi commerciali fantastici»

Donald Trump ha lasciato Pechino dopo aver «raggiunto importanti intese comuni sul mantenimento di legami economici e commerciali stabili, sull’espansione della cooperazione pratica in vari campi e sull’affrontare in modo adeguato le reciproche preoccupazioni», ha spiegato l’omologo cinese Xi Jinping. Da parte sua, il presidente Usa ha affermato che l’incontro è stato «di grande successo» e «indimenticabile». Sono stati diversi i temi sul tavolo: dal petrolio ai dazi all’intelligenza artificiale, fino all’Iran e dunque Hormuz, senza dimenticare ovviamente Taiwan. Un tema sempre caldo per la Repubblica Popolare e affrontato da Xi non appena Trump è sceso dall’Air Force One.

Trump saluta la Cina: «Con Xi accordi commerciali fantastici»
L’Air Force One diretti verso gli Usa dopo l’incontro Trump-Xi a Pechino (Ansa).

L’avvertimento di Xi su Taiwan

Bollando come «incompatibili» l’indipendenza di Taipei e la pace nello Stretto di Formosa, Xi in apertura del bilaterale aveva definito la questione di Taiwan «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire Trump: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». Poi aveva citato la “trappola di Tucidide”, concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata, auspicando che Cina e Stati Uniti riusciranno a evitarla e che il 2026 sia «un anno di svolta».

Trump saluta la Cina: «Con Xi accordi commerciali fantastici»
L’incontro Xi-Trump sui giornali cinesi (Ansa).

La “mezza vittoria” di Trump sull’Iran

Trump ha affermato che la Cina, al pari degli Usa, vuole la fine della guerra in Iran, lo Stretto di Hormuz aperto e una Repubblica Islamica senza armi nucleari, aggiungendo che Pechino potrebbe fare pressioni su Teheran, spingendo sul fabbisogno energetico cinese, per favorire un accordo con Washington. Nei fatti, quella del tycoon è una mezza vittoria: Xi chiede infatti un cessate il fuoco completo e duraturo, mentre The Donald continua a minacciare di bombardare nuovamente le installazioni nucleari civili se Teheran tenterà di recuperare l’uranio. In vista del bilaterale, aveva anche detto a Fox News che Xi si era impegnato a non fornire equipaggiamento militare all’Iran. Da parte sua, Pechino ha ribadito che per la crisi in Medio Oriente «la strada giusta» è quella del negoziato, sottolineando che le soluzioni militari «non portano da nessuna parte».

Trump parla di «accordi commerciali fantastici»

Trump, dopo il vertice, ha inoltre affermato che Xi ha accettato di acquistare petrolio dagli Stati Uniti, citando «accordi commerciali fantastici» che – in attesa di annunci ufficiali – c’è da credere non si fermeranno al greggio. Nei giorni che portavano al bilaterale, sui media americani girava la formula “Cinque B”, che riassumeva le priorità Usa (tutte economiche): Boeing, Beans, Beef, Board of Investment e Board of Trade, gli acquisti cinesi di aerei (200), semi di soia e carne bovina, oltre alla creazione di un board per gli investimenti e di uno per il commercio, che diventerebbe una camera di discussione sui dazi.

Trump saluta la Cina: «Con Xi accordi commerciali fantastici»
Vladimir Putin e Xi Jinping (Ansa).

Il 20 maggio Xi vedrà ancora Putin

Dopo aver ricevuto Trump, Xi si prepara a ricevere Vladimir Putin, che dovrebbe arrivare a Pechino il 20 maggio. I due leader, che a febbraio del 2022 (meno di tre settimane prima dell’invasione dell’Ucraina) hanno firmato un accordo di partenariato strategico «senza limiti», si sono si sono visti più di 40 volte nel corso degli anni: l’ultimo incontro si è tenuto in Cina a settembre del 2025.

Simest, 800 milioni per le imprese colpite dalla crisi nel Golfo

Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del Gruppo Cdp, lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese italiane colpite dagli effetti della crisi nell’area del Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, volatilità dei mercati e pressioni sulle catene di approvvigionamento, l’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Sistema Italia, guidato dal ministero degli Esteri, a sostegno della competitività del tessuto produttivo nazionale, accompagnandone la proiezione sui mercati globali. Le risorse – che provengono dal Fondo 394/81, gestito da Simest in convenzione con la Farnesina – sono destinate alle imprese esportatrici e a quelle fornitrici dirette di aziende italiane che esportano.

Cosa prevede l’iniziativa

La misura è destinata alle imprese che abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10 per cento a seguito del conflitto e prevede:

  • contributo a fondo perduto fino al 30 per cento per le pmi (20 per cento per le altre imprese);
  • finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
  • possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate;
  • anticipo fino al 50 per cento;
  • durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Potenziata anche la misura dedicata alle imprese energivore

Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, pilastro dell’intervento a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative volte a sostenere la continuità operativa e la capacità di investimento:

  • contributo a fondo perduto fino al 20 per cento;
  • esenzione dalla prestazione delle garanzie;
  • finanziamenti fino al 90 per cento per il rafforzamento patrimoniale;
  • incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota destinabile alla capitalizzazione delle controllate;
  • anticipo elevato fino al 50 per cento;
  • estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Con questo intervento, Simest rafforza il proprio ruolo di operatore chiave per l’internazionalizzazione, contribuendo a sostenere la resilienza del sistema produttivo e a preservarne la competitività in uno scenario globale in rapido mutamento. L’obiettivo è accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nel rafforzamento strutturale necessario per competere con successo sui mercati internazionali.

Pd, Maurizio De Giovanni entra nella segreteria regionale campana

Dopo sette mesi dalla nomina a segretario regionale del Pd in Campania, Piero De Luca ha scelto la sua segreteria, la squadra che lo accompagnerà nella direzione del partito. 20 nomi tra cui alcune figure esterne come Maurizio de Giovanni, lo scrittore che si occuperà di Cultura, l’ex procuratore generale Luigi Riello, alla Giustizia, e Anna Riccardi della fondazione Famiglia di Maria al Welfare. De Giovanni ha spiegato di aver aderito «a un progetto che ritengo interessante» e annunciato che lascerà la presidenza del premio Napoli.

I nomi e i ruoli

De Luca ha presentato la nuova segreteria come «un organismo strutturato in modo plurale ed inclusivo, nel pieno rispetto dell’equilibrio di genere e della rappresentanza territoriale, composto da donne ed uomini di spessore, animati da grande passione e spirito di militanza, aperto anche a figure provenienti dalla società civile di assoluta autorevolezza, esperienza e competenza, che ringrazio per la disponibilità fornita». Di seguito l’elenco dei nomi con le relative deleghe:

  • Enza Ambrosone – Aree interne, Politiche agricole e alimentari;
  • Giuseppe Annunziata – Enti locali;
  • Antonio Borrelli – Sicurezza;
  • Antonella Ciaramella – Partecipazione, Inclusione sociale, Politiche abitative;
  • Maurizio De Giovanni – Cultura e Memoria;
  • Federica Esposito – Iniziativa politica, Cooperazione, Europa;
  • Lorenzo Fattori – Università e Ricerca;
  • Chiara Fontana – Economia, Imprese, Attività produttive;
  • Federica Fortino – Pubblica amministrazione, Innovazione, Politiche giovanili;
  • Paola Genito – Riforme, Professioni;
  • Ornella Manzi – Diritti, Politiche di coesione e sviluppo, Formazione;
  • Antonio Marciano – Politiche del lavoro;
  • Carmelo Mastursi – Organizzazione;
  • Nazzareno Pecoraro – Coordinatore della segreteria;
  • Anna Riccardi – Welfare, Contrasto alle diseguaglianze
  • Luigi Riello – Giustizia, Legalità e Trasparenza;
  • Carmela Saulino – Salute e Sanità;
  • Camilla Sgambato – Infanzia, Povertà educativa, Politiche per la famiglia;
  • Raffaello Di Stefano – Ambiente, Clima, Green economy;
  • Alessandro Zampella – Scuola e Istruzione, Agenda 2030.

Fao, scontro Italia-Spagna sul nuovo direttore: cosa è successo

La Spagna si è messa di traverso all’ipotesi di Maurizio Martina come nuovo direttore della Fao, proponendo il proprio candidato Luis Planas come successore di Qu Dongyu. Una mossa che non è piaciuta affatto al governo italiano, tanto da portare il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a scrivere una lettera di fuoco all’omologa cipriota Maria Panayiotou per contestare l’atteggiamento di Madrid. Che avrebbe messo nel mirino i vertici di tutte le agenzie internazionali del settore agricolo.

Fao, scontro Italia-Spagna sul nuovo direttore: cosa è successo
Maurizio Martina e Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

Il nuovo direttore verrà eletto a luglio del 2027

Il successore del cinese Qu verrà eletto a luglio del 2027 a Roma (dove ha sede la Fao) dai 194 membri dell’agenzia delle Nazioni Unite. La Spagna “detiene” già la direzione del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) con l’economista Alvario Lario – che si è ricandidato – e ora punta anche alla Fao. Restebbe fuori (al momento) solo il Programma alimentare mondiale (Pam).

Fao, scontro Italia-Spagna sul nuovo direttore: cosa è successo
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La lettera del ministro Lollobrigida all’Ue

«A fronte di tale quadro nelle tre agenzie considero francamente impraticabile qualsiasi percorso centrato sul rinnovo del solo vertice Fao e che prescinda dalla ricerca di un equilibrio complessivo nella definizione di una posizione unitaria Ue», ha scritto Lollobrigida a Panayiotou (Cipro detiene la presidenza di turno dell’Ue. E poi: «Ritengo parimenti impraticabile un coordinamento che ignori il ruolo proprio dei ministri degli Affari esteri, ai quali spetta la decisione finale circa l’orientamento europeo per il ricambio ai vertici delle tre agenzie Onu». Lollobrigida si era sfogato così con Repubblica: «Noi candidiamo uno del Pd al vertice di un organismo internazionale come la Fao e i socialisti, che sono alleati di Elly Schlein, con Sanchez ci oppongono un altro nome? Protesterò con l’Ue».

Usa-Cuba, colloqui tra il direttore della Cia e alcuni funzionari cubani a L’Avana

Il direttore della Cia John Ratcliffe ha incontrato a L’Avana alcuni funzionari cubani per migliorare il dialogo tra gli Stati Uniti e l’isola e comunicare l’apertura di Washington a colloqui economici e di sicurezza in cambio di significativi cambiamenti da parte del Paese. L’incontro, si legge in una nota, si è svolto «in un contesto caratterizzato dalla complessità delle relazioni bilaterali, con l’obiettivo di contribuire al dialogo politico tra le due nazioni». Gli elementi forniti dalla parte cubana e gli scambi avuti con la delegazione Usa, ha riferito il governo dell’isola, «hanno permesso di dimostrare categoricamente che Cuba non costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, né sussistono ragioni legittime per includerla nella lista dei Paesi che, presumibilmente, sponsorizzano il terrorismo».

Cuba ha esaurito le scorte di carburante

L’incontro è arrivato poche ore dopo l’annuncio del ministro cubano dell’Energia e delle Miniere secondo cui l’isola ha esaurito tutte le scorte di petrolio, gasolio e olio combustibile, fondamentali per alimentare la rete elettrica nazionale. I blackout, che già duravano gran parte della giornata, ora si sono allungati. La corrente arriva per un paio d’ore al giorno, perlopiù di notte, anche nella capitale. L’esaurimento delle riserve condizionerà ulteriormente anche il già limitato sistema dei trasporti e il funzionamento degli ospedali, che da alcuni mesi si occupano solo dei casi urgenti. Dalla fine di gennaio, gli Stati Uniti bloccano gli arrivi di combustibile sull’isola, con azioni navali e minacce di sanzioni e dazi a chi la rifornisca.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato

Negli Anni 70-80-90 e pure nei primi 2000 il dibattito che ruotava attorno agli stadi di calcio descriveva quegli spazi come zone di sospensione della legalità, dove prevaleva la violenza o quantomeno la maleducazione. E dove comandavano gli ultrà. Alla conclusione delle varie tavole rotonde, si auspicava sempre «il ritorno dei bambini e delle famiglie sugli spalti», perché il pallone era una cosa da vivere in serenità e col sorriso sulla bocca. La goccia, anno dopo anno, ha scavato un solco, e, al netto delle curve che continuano a essere porti franchi in mano a bande di malavitosi, ora gli stadi sono diventati effettivamente un’altra cosa. Non soltanto sono tornati a essere frequentati dalle mitologiche famiglie, ma, soprattutto nelle grandi città, sono entrati nel circuito dei turisti, come il Colosseo a Roma o la Tour Eiffel a Parigi.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato
L’esterno dello stadio Giuseppe Meazza (foto Ansa).

E quindi, nella visita a Barcellona, Madrid, Torino o Milano, ecco che l’esperienza di una partita di calcio si trova ormai su qualunque programma dei tour operator. Con un paio di effetti collaterali che, però, piacciono poco al pubblico dei veri appassionati.

I prezzi dei biglietti pensati per un target altospendente

In primis: i prezzi dei biglietti sono aumentati in maniera vertiginosa. Vale per gli stadi come un po’ per tutti gli eventi live, che dopo il Covid sono stati travolti da un boom di “ritorno alla vita” che non pare ancora scemare. Tanto per fare qualche esempio: nel 1999 un biglietto al secondo anello di San Siro, in quelli che erano i vecchi popolari pre-ristrutturazione per Italia 90, costava 20-30 mila lire. La tribuna 100 mila lire.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato
Tifosi al secondo e terzo anello di San Siro (foto Unsplash).

Nel 2005 i settori più a buon prezzo dello stadio milanese erano già saliti a 20-30 euro. Il listino prezzi di Inter-Parma, la partita che il 4 maggio ha consegnato ai nerazzurri la matematica vittoria del campionato 2025-26, elencava come tariffa più abbordabile i 130 euro per il terzo anello. Il secondo anello (cioè i vecchi popolari) quotava 210 euro (un papà con il figlio avrebbe quindi speso 420 euro). Per la tribuna rossa ci volevano 350 euro a testa. Un salasso.

Solo gli abbonati possono beneficiare di tariffe calmierate

Ovviamente i club dicono di preservare i tifosi attraverso gli abbonamenti, che hanno tariffe calmierate (Inter, Milan e Roma vendono circa 40 mila abbonamenti a testa a stagione), mentre i biglietti partita per partita (circa 35 mila sia per Inter sia per Milan), destinati appunto a target disposti a spendere, hanno prezzi che volano. E spennare i turisti è diventata una prassi un po’ ovunque, in particolar modo quando ci si avvicina a uno stadio, anche se ormai quegli inglesi sono diventati quasi a buon prezzo rispetto agli impianti italiani o spagnoli.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato
Lo stadio San Siro a Milano (foto Ansa).

All’estero fanno grandi ricavi da stadio anche quando non si gioca

C’è, in questo aspetto dei ricavi da stadio, anche una strategia di fondo dei club: convinti che coi diritti tivù non si camperà ancora per molto, la gran parte delle società si sta infatti strutturando proprio per accrescere i flussi di denaro derivanti dalle attività dello stadio, magari di proprietà. Strutture aperte tutti i giorni, sfruttate al massimo e in grado di assicurare entrate anche quando non ci sono partite. Per esempio il nuovo Santiago Bernabeu, inaugurato dal Real Madrid all’inizio della stagione 2024/2025, porta nelle casse dei Blancos circa 350 milioni di euro all’anno, soprattutto grazie ai 90 milioni di euro assicurati nei giorni senza match in programma, solo con i tour al museo e sugli spalti, o da eventi e ristoranti. Giusto per fare un paragone: il Real Madrid, in quelle date senza sfide in programma, incassa più soldi rispetto a quelli complessivi che ora frutta San Siro, partite comprese, all’Inter o al Milan.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato
La contestazione dei tifosi del Milan contro l’amministratore delegato Giorgio Furlani (foto Ansa).

Turisti che esultano, senza capire granché, mentre la squadra perde

Il secondo effetto negativo, perlomeno per i puristi, i tifosi o i nostalgici dei vecchi tempi, è il mutamento radicale dell’atmosfera da stadio. Lo si nota già quando le curve fanno lo sciopero del tifo e le partite si seguono praticamente in silenzio sugli spalti, senza cori, incitamenti o insulti. Ma ancora peggio quando l’atteggiamento di chi sta sulle tribune è completamente scollegato da quanto avviene in campo, e coi risultati della squadra di casa. I tifosi del Milan, per esempio, si sono parecchio lamentati del clima surreale di San Siro, con la squadra di casa umiliata da Udinese o Atalanta ma gli spalti gremiti da turisti in maglietta rossonera sorridenti che si facevano selfie, salutavano la telecamera entusiasti e applaudivano alle azioni senza capirci molto.

La turistificazione degli stadi di calcio tra prezzi folli e tifo snaturato
L’immagine “stonata” dei tifosi occasionali che esultavano davanti alla telecamera nonostante il Milan stesse perdendo malamente in casa contro l’Atalanta.

Ci si avvicina sempre più, insomma, a quel modello statunitense dove andare allo stadio è un momento di svago, intrattenimento, in cui si ride, si scherza, si mangia, si fanno foto e video. Ma della partita frega poco, tranne negli ultimi tre minuti del match.

Cuba ha esaurito le scorte di petrolio e gasolio

Cuba ha esaurito le scorte di petrolio e gasolio a causa del blocco statunitense in corso, che sta privando l’isola di rifornimenti di carburante. Lo ha annunciato il ministro dell’Energia e delle Miniere Vicente de la O Levy, spiegando che le riserve di petrolio necessarie per alimentare la già provata rete elettrica dell’isola sono quasi esaurite. «La situazione è molto tesa e sta facendo sempre più caldo», ha detto sulla tivù di Stato, riferimento ai torridi mesi estivi che a Cuba fanno sempre schizzare in alto domanda di energia. «Non abbiamo assolutamente gasolio», ha aggiunto De la O Levy.

Il petrolio arrivato dalla Russia a fine marzo è già terminato

Dopo l’operazione di gennaio in Venezuela, Paese alleato di Cuba e ricchissimo di petrolio, gli Stati Uniti hanno bloccano gli arrivi di combustibile sull’isola con azioni navali, minacciando inoltre sanzioni e dazi per chiunque rifornisca l’Avana. Interrotto dunque l’arrivo di petrolio dal Messico, secondo fornitore del Paese dopo il Venezuela. A poco è servita la donazione russa di petrolio arrivata alla fine di marzo (100mila tonnellate), già esaurita. E, in generale, non possono contribuire granché al fabbisogno energetico dell’isola i pannelli solari regalati dalla Cina.

Cuba ha esaurito le scorte di petrolio e gasolio
Una strada dell’Avana durante un blackout (Ansa).

La corrente elettrica arriva nelle case per due ore al giorno

Cuba è ormai in ginocchio: la corrente elettrica arriva nelle case per due ore al giorno, con i cittadini che in pratica stanno vivendo un eterno blackout. In tanti lamentano di non avere abbastanza energia per ricaricare dispositivi come i ciclomotori elettrici o persino i telefoni. E in tanti sono costretti a svegliarsi nel cuore della notte – quando di solito torna l’elettricità – per svolgere attività basilari come lavare i panni e cucinare. Va da sé che sono andati in crisi anche i trasporti e gli ospedali, che da mesi si occupano solo dei casi urgenti.

Cuba ha esaurito le scorte di petrolio e gasolio
Murale dedicato a Che Guevara a Cuba (Ansa).

Cuba va avanti tra proteste e minacce da parte di Trump

Negli ultimi giorni, gruppi di cubani sono scesi in piazza, spesso di notte, battendo pentole e padelle contro i prolungati blackout. Ma ci sono state anche manifestazioni più forti, come alcune barricate per strada. Nel frattempo continuano le trattative tra i governi di Cuba e Stati Uniti. Il dipartimento di Stato americano ha di recente offerto 100 milioni di dollari di aiuti, a patto che vengano attuate «riforme significative del sistema comunista». Da parte sua, Donald Trump ha affermato che il governo cubano è sull’orlo del collasso e che sta valutando la possibilità di ricorrere alla forza militare per prendere il controllo dell’isola.

Garlasco, spunta un foglio con appunti sulla richiesta di archiviazione di Sempio: cosa sappiamo

Nuovo colpo di scena riguardante il delitto di Garlasco. La Procura di Brescia, che indaga sul presunto accordo corruttivo intercorso tra l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e Giuseppe Sempio, è al lavoro per rintracciare l’autore di una richiesta di archiviazione dell’indagine del 2017 nei confronti di Andrea Sempio diversa da quella originale, trovata a ottobre dalla Procura di Pavia all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri della città, che non aveva la delega per le prime indagini del 2016-2017.

Le annotazioni: una decina di righe scritte a penna

Sotto la lente d’ingrandimento sono finite alcune annotazioni, una decina di righe scritte a penna in un foglio: correzioni a una bozza, anch’essa trovata tra i documenti, della richiesta di archiviazione per Sempio, poi «recepite» nell’istanza definitiva degli allora pm «nonostante qualche evidente errore» (Stasi viene chiamato Andrea e non Alberto), come ha spiegato il procuratore aggiunto Stefano Civardi.

Garlasco, spunta un foglio con appunti sulla richiesta di archiviazione di Sempio: cosa sappiamo
Il foglio con appunti sulla richiesta di archiviazione di Sempio (Ansa).

Come è stato trovato il foglio con gli appunti

Secondo quanto emerso, i pm di Pavia hanno affidato ai carabinieri il compito di capire se negli uffici del Nucleo informativo pavese se ci fossero documenti su Sempio. Questo dopo aver scoperto che il 24 dicembre 2016, quando la prima inchiesta Sempio era stata aperta da un giorno, Maurizio Pappalardo, all’epoca comandante del Nucleo e di recente condannato per corruzione e stalking nel caso “Clean 2”, aveva fotografato alcuni atti col telefono dalla scrivania del procuratore aggiunto Mario Venditti. Il motivo? A quanto pare, «ricevuto insistenti messaggi che lo richiedevano in Procura da parte di Antonio Scoppetta», maresciallo dei carabinieri a Pavia. Gli uomini dell’Arma non hanno trovato queste foto, ma si sono imbattuti in un «un fascicolo P (permanente)» su Sempio, aperto il 25 marzo 2017, ovvero qualche giorno dopo l’archiviazione dell’inchiesta a suo carico. Al suo interno anche gli appunti scritti a mano.

Sempio avrebbe ucciso perché rifiutato da Chiara Poggi

Andrea Sempio, all’epoca dei fatti amico del fratello di Chiara Poggi, è l’unico indagato nella nuova inchiesta per l’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007. Secondo la linea accusatoria dei pm, Sempio avrebbe ucciso per un rifiuto a un approccio sessuale.

Garlasco, spunta un foglio con appunti sulla richiesta di archiviazione di Sempio: cosa sappiamo
Chiara Poggi.

Attesa a giorni la decisione sull’indagine per corruzione

Per quanto riguarda l’indagine sulla corruzione, è attesa a giorni la decisione da parte dei pm Alessio Bernardi e Donato Greco sul fascicolo: archiviazione del caso oppure notifica di conclusione dele indagini e richiesta di rinvio a giudizio.

Arrestato Andriy Yermak, ex capo di gabinetto di Zelensky

Andriy Yermak, ex capo di gabinetto e collaboratore più importante del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stato arrestato con accuse di riciclaggio di denaro. Il tribunale ha disposto la custodia cautelare per due mesi e ha fissato una cauzione pari a 2,7 milioni di euro. Yermak è stato trasferito in un carcere di Kyiv. Secondo le accuse, avrebbe riciclato l’equivalente di 8,9 milioni di euro usando una rete di società di comodo, transazioni in contanti e documenti finanziari fittizi per costruire un complesso residenziale di lusso nella periferia della capitale ucraina. Secondo la procura, il denaro proveniva da attività di corruzione in cui Yermak era coinvolto assieme ad altri politici e imprenditori, che chiedevano tangenti tra il 10 e il 15 per cento su tutti i contratti dell’Energoatom, l’azienda statale dell’energia nucleare. L’indagine su quelle tangenti aveva causato un grave scandalo in Ucraina, portando Yermak alle dimissioni.

Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer

Il ministro della Sanità britannico Wes Streeting, esponente della destra laburista, ha annunciato oggi le sue dimissioni dall’attuale esecutivo: si tratta, di fatto, del primo passo verso la candidatura a nuovo leader del partito e, dunque, nuovo inquilino di Downing Street al posto di Keir Starmer, in bilico dopo il disastroso esito delle elezioni amministrative del 7 maggio.

La lettera di dimissioni di Streeting

Nella lettera di dimissioni, Streeting ha rivendicato gli obiettivi centrati dal National Health Service sotto la sua guida. Inoltre ha osservato che «i risultati elettorali della scorsa settimana sono stati senza precedenti, sia per l’entità della sconfitta che per le conseguenze di tale fallimento», in quanto per la prima volta nella storia del Paese, «i nazionalisti sono al potere in ogni angolo del Regno Unito». Poi, dopo aver riservato qualche elogio di circostanza a Starmer, ha dichiarato: «Dopo la crisi finanziaria, l’austerità, il disastro della Brexit, Liz Truss, la pandemia di Covid, la guerra in Ucraina e ora quella in Iran, il Paese deve tornare a credere che le cose possano migliorare e che la politica sia parte della soluzione, non la causa del problema. Si tratta di grandi sfide che richiedono una visione audace e soluzioni più ampie di quelle che stiamo offrendo».

Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer
Keir Starmer (Ansa).

Ora ha bisogno del sostegno di 80 deputati

Streeting non ha comunicato la decisione di candidarsi alla guida del partito, probabilmente perché non dispone (ancora) del sostegno degli 81 deputati del gruppo laburista – il 20 per cento del totale – necessari a obbligare Starmer a sottoporre la sua leadership a un voto della base parlamentare e di quella degli iscritti. Tuttavia, riporta il Guardian, alcuni alleati di Streeting sostengono che l’ormai ex ministro disporrebbe già dell’appoggio di 80 deputati (81 considerando anche lui). Dunque non è esclusa, nei prossimi giorni – o persino nelle prossime ore – un’accelerata dell’inizio della battaglia per la leadership laburista.

Regno Unito, il ministro della Sanità si dimette e lancia la sfida a Starmer
Wes Streeting esce dal 10 di Downing Street dopo un colloquio con Keir Starmer (Ansa).