Il nuovo album di Taylor Swift, The Life of a Showgirl, è stato indubbiamente accolto male dalla critica, che l’ha stroncato su tutti i fronti. Ma con tre milioni e mezzo di copie vendute nei primi cinque giorni dall’uscita ha superato il decennale record di 25 di Adele (3 milioni e 482 mila copie vendute in una settimana). The Life of a Showgirl si candida così a entrare nella storia.
Bene o male purché se ne parli
Taylor Swift, parlando delle tante critiche ricevute, certo forte di una fanbase fedelissima e disposta a tutto, ha detto qualcosa che suona come: «Se parli del mio disco, anche se ne parli male, mi stai facendo un favore». Ma in questo caso non si tratta di semplici stroncature, bensì di critiche pesanti. La cantautrice per esempio è stata accusata di aver fatto ricorso a reference troppo evidenti, e di aver utilizzato l’IA per comporre e produrre i brani. Visto il record di vendite e di streaming però il caso The Life of a Showgirl dimostra che una “cattiva reputazione” non è un ostacolo al successo, anzi. Disclaimer: in questo caso con cattiva reputazione non si intende quella dei tanti trapper nostrani che entrano ed escono dal carcere per faccende che fatichiamo ad associare alle canzoni.
Taylor Swift e il ruolo della Reputation
La reputazione, del resto, è sempre stato un fattore centrale nella carriera di Taylor Swift. Quando nel 2009 appena 19enne salì sul palco MTV Video Music Awards per ritirare il premio per il miglior video femminile per You Belong With Me venne interrotta bruscamente da Kanye West che le strappò il microfono dicendo che quel premio sarebbe dovuto andare a Beyoncé. Un affronto che diede il via a una antipatia a cui Taylor Swift cercò di mettere un punto con l’album Reputation.
MIchielin e la ‘vendetta’ all’Arena
Già Reputation. Non sarà sfuggito come anche Francesca Michielin (e già azzardare un paragone con Taylor Swift è blasfemo) abbia deciso di aprire il concerto autocelebrativo per i suoi 30 anni all’Arena di Verona con una piccola vendetta. Su un maxi schermo sono stati trasmessi prima il video di Andrea Scanzi che la sbertucciava per la nota gaffe a X Factor ( Michielin chiese a un basito Colapesce come fosse stato lavorare con Ivan Graziani, morto da anni) e poi di Giuseppe Cruciani. Il tutto seguito da una rapidissima carrellata di commenti social e di titoli negativi.

Ultimo e quell’antipatia viscerale per i giornalisti
Fatto sta che la formula scelta da Michielin sta all’originalità comunicativa tanto quanto le sue canzoni stanno all’originalità musicale. In almeno due tour Ultimo – uno che ha avuto il coraggio di mandare a quel paese tutta la Sala Stampa del Festival di Sanremo – ha dedicato una canzone ai giornalisti e critici musicali costruendo un mix di titoli di giornale in cui viene stroncato. Nei concerti a San Siro ha voluto essere ancora più esplicito, perculando il settore stampa dello stadio, a suo dire vuoto per l’odio che i giornalisti nutrirebbero, a questo punto forse a ragione, nei suoi confronti (e chi scrive, detto en passant, ha apprezzato il suo sbrocco in Sala Stampa). Questo per dire che costruire su un momento doloroso o una stroncatura una narrazione vincente dell’eroe solitario che ce la fa contro tutto e tutti – nel caso di Ultimo – o che vorrebbe farcela contro tutto e tutti – nel caso di Francesca Michielin – non è certo originalissimo. Con la differenza che Michielin rispetto a Ultimo non si esibisce negli stadi e se ha riempito l’Arena di Verona è perché ha invitato praticamente chiunque canti nel panorama italiano. Unico assente, per ovvie ragioni, Ivan Graziani.

Quando la stroncatura rafforza il rapporto con i fan
A Taylor Swift l’operazione è riuscita, ma giochiamo in un altro campionato. Ha monetizzato la bocciatura, andando a conquistare un record assoluto proprio con quello che la stampa ha definito il suo album più brutto. Un successo forse dovuto anche a quelle critiche feroci, perché si sa, nulla cementa il rapporto tra una popstar e i suoi fan come la sensazione di essere sotto attacco.
