Autostrade chiude parzialmente quattro viadotti in Liguria

Divieti di transito in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi.

Autostrade per l’Italia ha deciso di chiudere alcune corsie, vietare il transito ai mezzi eccezionali e vietare i sorpassi tra tir su quattro viadotti della Liguria, che dopo le ultime ispezioni hanno raggiunto un punteggio di ammaloramento più elevato di quello atteso. I divieti, in via cautelativa, resteranno in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi. I quattro viadotti hanno totalizzato un punteggio di ammaloramento pari a 70 e presentano difetti che richiedono un rapido intervento di manutenzione, già avviato da Autostrade da alcune settimane. Nel dettaglio ecco quali sono le strutture coinvolte e le limitazioni previste.

A7 (Milano-Genova) Viadotto Coppetta Carreggiata Nord km 117+570

Segnaletica di flesso che sposta il traffico sul lato sinistro della carreggiata (la trave con voto 70 è quella sul bordo destro); chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti il limite di massa ammesso dal Codice della strada (44 t). I lavori termineranno entro il prossimo dicembre.

A7 Ponte Scrivia a Busalla (Genova) Carreggiata Nord km 111+360

Chiusura corsia marcia; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal codice della strada (44 t). Autostrade ha fatto sapere che avendo già apposto un sostegno provvisionale alla trave con voto 70, la corsia di marcia potrebbe già essere riaperta, ma viene utilizzata per i sopralluoghi e per le indagini finalizzate alla progettazione dell’intervento, previsto entro giugno 2020.

A26 (Genova-Alessandria-Gravellona Toce) Viadotto Bormida Carreggiata Nord e Sud km 058+292

Chiusura delle corsie sorpasso (Nord e Sud); divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate (Nord e Sud); divieto di transito per i trasporti eccezionali eccedenti le 90 tonnellate (Nord e Sud). La conclusione dei lavori è privista (meteo permettendo) entro marzo 2020.

A10 (Genova-Ventimiglia) Ponticello ad Arco Carreggiata Est km 016+782

Chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal Codice della strada (44 t). Lavori in corso; ultimazione prevista (meteo permettendo) entro dicembre.

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Autostrade chiude parzialmente quattro viadotti in Liguria

Divieti di transito in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi.

Autostrade per l’Italia ha deciso di chiudere alcune corsie, vietare il transito ai mezzi eccezionali e vietare i sorpassi tra tir su quattro viadotti della Liguria, che dopo le ultime ispezioni hanno raggiunto un punteggio di ammaloramento più elevato di quello atteso. I divieti, in via cautelativa, resteranno in vigore fino al ripristino delle parti ammalorate. I lavori dureranno alcuni mesi. I quattro viadotti hanno totalizzato un punteggio di ammaloramento pari a 70 e presentano difetti che richiedono un rapido intervento di manutenzione, già avviato da Autostrade da alcune settimane. Nel dettaglio ecco quali sono le strutture coinvolte e le limitazioni previste.

A7 (Milano-Genova) Viadotto Coppetta Carreggiata Nord km 117+570

Segnaletica di flesso che sposta il traffico sul lato sinistro della carreggiata (la trave con voto 70 è quella sul bordo destro); chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti il limite di massa ammesso dal Codice della strada (44 t). I lavori termineranno entro il prossimo dicembre.

A7 Ponte Scrivia a Busalla (Genova) Carreggiata Nord km 111+360

Chiusura corsia marcia; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal codice della strada (44 t). Autostrade ha fatto sapere che avendo già apposto un sostegno provvisionale alla trave con voto 70, la corsia di marcia potrebbe già essere riaperta, ma viene utilizzata per i sopralluoghi e per le indagini finalizzate alla progettazione dell’intervento, previsto entro giugno 2020.

A26 (Genova-Alessandria-Gravellona Toce) Viadotto Bormida Carreggiata Nord e Sud km 058+292

Chiusura delle corsie sorpasso (Nord e Sud); divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate (Nord e Sud); divieto di transito per i trasporti eccezionali eccedenti le 90 tonnellate (Nord e Sud). La conclusione dei lavori è privista (meteo permettendo) entro marzo 2020.

A10 (Genova-Ventimiglia) Ponticello ad Arco Carreggiata Est km 016+782

Chiusura della corsia di marcia; divieto di sorpasso per i mezzi superiori alle 7,5 tonnellate; divieto di transito per tutti i trasporti eccezionali eccedenti in massa ammesso dal Codice della strada (44 t). Lavori in corso; ultimazione prevista (meteo permettendo) entro dicembre.

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Come funzionano gli sgravi per le aziende che assumono chi ha il reddito di cittadinanza

Entro il 15 novembre lì'Inps pubblicherà i moduli per la richiesta e da questo mese si potrà chiedere lo sconto sui contributi.

Le aziende che assumono beneficiari di reddito di cittadinanza potranno da novembre chiedere lo sgravio contributivo collegato a questa misura. Entro venerdì 15 l’Inps – secondo quanto annunciato in un messaggio – pubblicherà i moduli per la richiesta e da questo mese si potrà chiedere lo sconto sui contributi per queste assunzioni recuperando nel caso in cui l’assunzione ci sia già stata anche le mensilità precedenti.

TETTO MASSIMO DI 780 EURO AL MESE

L’agevolazione che si chiamerà “Srdc” (Sgravio reddito di cittadinanza) consente alle imprese che assumono titolari di reddito di avere l’esonero dei contributi previdenziali (non di quelli Inail) nel limite dell’importo mensile del Rdc percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione. Il tetto massimo sarà di 780 euro al mese e lo sgravio si potrà percepire per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e le mensilità già godute dal beneficiario stesso (ma comunque per almeno cinque mensilità). Il datore di lavoro che è interessato ad avere l’incentivo dovrà inviare la domanda telematica per il riconoscimento dell’agevolazione con l’indicazione dell’importo e della durata.

SGRAVIO RIDOTTO IN CASO DI TRASFORMAZIONE IN PART-TIME

L’Inps verificherà che il datore di lavoro abbia comunicato la disponibilità dei posti vacanti (vacancy) alla piattaforma digitale dedicata al Rdc presso l’Anpal, calcolerà l’ammontare del beneficio e verificherà che per quel datore di lavoro vi sia possibilità di riconoscere aiuti de minimis (200 mila euro il tetto di aiuti per un’unica impresa). L’ammontare dello sgravio sarà pari alla minor somma tra il beneficio mensile del Rdc spettante al nucleo familiare, il tetto mensile di 780 euro i contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore calcolati con riferimento al rapporto di lavoro a tempo pieno. Chiaramente in caso di assunzione a tempo pieno e successiva trasformazione in part-time l’importo dello sgravio sarà ridotto. Bisognerà indicare nella domanda se l’assunzione del beneficiario di reddito di cittadinanza riguarda un’attività lavorativa coerente con il percorso formativo seguito in base al patto di formazione. In questo caso il datore di lavoro avrà un beneficio ridotto perché una quota dell’incentivo viene riconosciuta, sempre in forma di sgravio contributivo, anche all’Ente di formazione che ha riqualificato il lavoratore assunto. I controlli sull’effettiva sussistenza dei presupposti per la fruizione dello sgravio sono in capo all’Inps, all’Anpal e all‘Ispettorato del lavoro. Con la domanda di novembre sarà possibile in caso di assunzioni di beneficiari del reddito fatte nei mesi scorsi recuperare l’incentivo relativo ai mesi di competenza da aprile a ottobre 2019.

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I segreti dei Navy seal italiani in missione in Iraq contro l’Isis

I militari feriti erano parte di un contingente ristretto altamente selezionato. In missione per il training e l'assistenza ad azioni antiterrorismo non convenzionali. Cosa c'è dietro le operazioni contro i talebani e l'Isis e l'impenetrabilità sui loro ingaggi.

La Task force 44 degli incursori della marina (Goi) e dell’esercito (Col Moschin) colpita dall’attentato in Iraq rivendicato dall’Isis nell’area settentrionale tra le città di Kirkuk e Suleymania, è tra i contingenti italiani più enigmatici dell’estero. Al di là dell’incarico ufficiale di «mentoring e di training delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis», precisato nella nota della Difesa sull’accaduto, nulla si saprà nel dettaglio sulle operazioni affidate ai cinque italiani feriti nel Nord dell’Iraq il 10 novembre 2019. Fino a che punto in particolare l’assistenza ai militari del Paese, iracheni e curdi, si spinga a interventi sul campo e di che natura sia questa assistenza, è no comment.

iraq-attentato-militari-italiani

NON ADDESTRATORI DI ROUTINE

Si può ragionevolmente ipotizzare, sulla base delle missioni, che è emerso (da inchieste giornaliste o da ammissioni ex post, degli stessi governi) dalla Task force 44 in Iraq, negli anni precedenti, o della Task force gemella 45 operativa in Afghanistan contro i talebani, che i militari italiani feriti dall’ordino artigianale esploso (Ied) non fossero a sminare l’area. Un compito fin troppo elementare, come anche l’addestramento di base dei peshmerga curdi e della fanteria irachena, che l’Italia istruisce e allena con la missione Prima Parthica. Come parte della coalizione internazionale Inherent Resolve, costituita nel 2014 contro l’Isis e a guida americana.

GLI INVISIBILI DI PRIMA PARTHICA

Il centinaio di unità di elité stimate nella Task force 44 sono una parte molto ristretta dei 1.100 militari italiani (scesi poi di alcune centinaia) mandati in Iraq per contrastare l’Isis a partire dal 2014. Soprattutto sono una parte sconosciuta, non palesata all’approvazione delle missioni all’estero in parlamento. Unità impiegate semmai per formare corpi di élite antiterrorismo iracheni. Che vuol dire anche guidarli e assisterli, come avveniva nell’Operazione Sarissa in Afghanistan della Task force 45, in esplorazioni speciali, azioni talvolta dirette contro terroristi. Operazioni di cosiddetta guerra non convenzionale. Anche per trovare materiale utile per l’intelligence italiana e le alleate.

Le missioni affidate alle unità speciali italiane degli incursori sono per definizione coperte dal segreto militare

L’ASSISTENZA IN AZIONI COPERTE

Le missioni affidate alle unità speciali italiane degli incursori (anche di corpi scelti dei carabinieri e dell’aeronautica, presenti in task force di questa natura in Medio Oriente) sono per definizione coperte dal segreto militare: contingenti di élite, militari bravissimi in special modo sembra gli italiani, considerati i migliori addestratori al mondo e voluti per lavorare a stretto contatto soprattutto con i corpi scelti americani. Impegnati quest’ultimi in operazioni antiterrorismo, anche in Libia contro al Qaeda ma più platealmente e di recente in Iraq, che i loro vertici non avrebbero mai palesato se non a missione compita. Con la morte per esempio del capo dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi.

Gli incursori del reggimento d’assalto Col Moschin (Wikipedia).

OBIETTIVO: NEUTRALIZZARE I TERRORISTI

La richiesta di una task force per l’Iraq di unità di questo tipo dall’Italia fu rivelata nel 2015 da un’inchiesta de l’Espresso che parlò di un gruppo di «pochi uomini delle forze speciali che colpiscono con discrezione ed efficacia estrema», e di «tanti istruttori, pronti però anche a combattere spalla a spalla con i soldati che addestrano». Dagli accordi di mentoring siglati – per la «neutralizzazione di bersagli di alto valore», si scriveva – , dopo l’Afghanistan che è stato un laboratorio per questo tipo di missioni antiterrorismo, erano pronte secondo indiscrezioni a essere dislocate forze simili in Somalia e in Iraq. Un anno dopo il Fatto Quotidiano tornò a raccontare della «guerra segreta dell’Italia» all’Isis.

Nel 2016 la Task force 44 fu in azione in Iraq durante le offensive contro l’Isis, allora nell’Al Anbar

L’OPERAZIONE CENTURIA

Operazioni militari condotte in Iraq dalle «forze speciali e decise dal governo all’insaputa del parlamento». Da «autorevoli fonti militari», il quotidiano aveva appreso di azioni della «Task force 44» nell’area che nel 2016 era teatro delle principali offensive anti-Isis. Un contingente selezionato, secondo le fonti, ridotto di un centinaio di unità rispetto a quello analogo in Afghanistan, come lasciava intendere anche il nome della nuova operazione Centuria. Degli italiani in azione tra Falluja e Ramadi ne parlavano allora anche i marines, per una missione inquadrata nell’intervento internazionale legittimato dall’Onu del quale è parte anche Prima Parthica. Ma «cosa ben diversa» si specificava da essa.

I NAVY SEAL ITALIANI

Del Comando interforze per le operazioni delle forze speciali (Cofs) italiane fanno parte gli incursori del 9° reggimento d’assalto della Folgore (Col Moschin), della Marina (Comsubin-Goi), del 17° stormo dell’aeronautica e il Gruppo di intervento speciale (Gis) dei carabinieri, affiancati spesso dai parà di ricognizione (185° reggimento) della Folgore e dai ranger alpini (4° reggimento). Il Gis fu creato negli Anni 70 per sconfiggere il terrorismo in Italia. In questi mesi e ancor più dalla morte di al Baghdadi, le intelligence segnalano una recrudescenza degli attacchi jihadisti nel Nord dell’Iraq, soprattutto nell’area di Kirkuk (oltre 30 solo nella prima metà di ottobre) e un aumento di cellule dell’Isis.

DINAMICA E ZONA INCERTE

I militari del commando italiano colpiti dalla bomba artigianale avanzavano a piedi: nel convoglio c’erano anche blindati, ma un pattuglia era a terra. In una zona non ancora identificata con precisione. Da fonti proprie, l’agenzia Ansa ha riportato che si tratterebbe della zona di Suleymania, dentro la Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Altre fonti indicano invece l’area a Sud-Ovest di Kirkuk, sul confine interno con la regione, dove avrebbe ora sede la Task Force 44, proprio con il compito di addestrare corpi scelti iracheni di antiterrorismo e forze speciali curde. A la Repubblica più ufficiali dei peshmerga hanno smentito un coinvolgimento curdo nelle operazioni dell’attacco agli italiani.

Fino a che punto l’assistenza antiterrorismo a corpi scelti iracheni può diventare aiuto in scontri e battaglie?

I reparti antiterrorismo Gis dei carabinieri.

CON I CORPI SCELTI DI BAGHDAD?

I connazionali si sarebbero invece trovati in una zona dove erano attive le forze di Baghdad. Sunniti, non è escluso anche sciiti sostenuti dai reparti speciali all’estero dei pasdaran iraniani. E fino a che punto la formazione e l’assistenza antiterrorismo a corpi scelti iracheni può diventare aiuto in scontri e battaglie contro cellule o gruppi dell’Isis? Al confine con il Kurdistan iracheno sarebbe entrata in azione anche l’aeronautica. Un contingente di addestratori italiani molto specializzati, del corpo dei carabinieri, opera poi anche a Baghdad con gli agenti della polizia federale da dislocare nelle zone liberate dall’Isis. La maggioranza dei militari di Prima Parthica (circa 350) si trova invece a Erbil.

LA RIVENDICAZIONE DELL’ISIS

Nella capitale del Kurdistan iracheno si addestrano di routine i peshmerga. A scanso di equivoci, la Task force 44 non ha mai fatto parte neanche della brigata di fanteria Friuli in missione, fino al marzo 2019, a presidio della diga di Mosul dopo la liberazione della capitale irachena dei territori dell’Isis. L’attacco in Iraq agli italiani, rivendicato dall’Isis, è avvenuto alla vigilia dell’anniversario della strage di Nassiriya il 12 novembre 2003. Ma si ritiene che non avesse come target gli italiani. Piuttosto genericamente chi combatte sul campo i terroristi islamici, come il primo ottobre per la bomba al convoglio militare in Somalia. Dove opera un’altra task force speciale italiana contro gli al Shabaab.

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La polemica su Milano tra Provenzano e Sala

Per il ministro del Sud «la città restituisce meno di quanto attrae» e «attorno si è scavata un fossato». Ma il sindaco non ci sta.

Milano restituisce meno di quanto riceve. È questo il senso delle parole del ministro del Sud Giuseppe Provenzano, protagonista di un botta e risposta a distanza col sindaco Giuseppe Sala. «Tutti decantiamo Milano, ma non è la prima volta nella storia d’Italia che è un riferimento nazionale. A differenza di un tempo, però, oggi questa città attrae, ma non restituisce quasi più nulla di quello che attrae. Intorno a essa si è scavato un fossato: la sua centralità, importanza, modernità e la sua capacità di essere protagonista delle relazioni e interconnessioni internazionali non restituisce quasi niente all’Italia. È la sfida che dovremo provare a cogliere».

«MILANO RESITITUISCE QUANTO LE VIENE CHIESTO»

Milano «restituisce nella misura in cui ci viene chiesto e nella misura in cui veniamo messi in condizione di farlo», è stata la risposta del sindaco. «Per esempio, le ex municipalizzate milanesi sono un esempio di buona gestione. Vogliamo trovare una formula per cui allargano il loro raggio di azione anche altrove? Parliamone».

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Le cose da sapere sul nuovo segnale digitale terrestre

Da dicembre contributo di 50 euro in base al reddito per acquistare decoder e smart tv. La tecnologia sarà definitivamente in vigore su tutto il territorio nazionale a partire dal primo luglio 2022.

Il digitale terrestre cambia segnale passando alla tecnologia DVBT2 e si stima che circa 18 milioni di famiglie italiane dovranno sostiturie il proprio televisore. Per questo motivo, con la legge di bilancio 2019, il governo allora in carica aveva messo a punto un contributo di 50 euro basato sul reddito: il bonus sarà erogato a partire dal mese di dicembre ed è destinato all’acquisto di decoder e smart tv. Il ministero dello Sviluppo economico sta per pubblicare l’apposito decreto, ma l’obiettivo è di incrementare i 151 milioni di euro già stanziati, nel tentativo di allargare la platea dei beneficiari.

LE DATE DA TENERE D’OCCHIO

La nuova tecnologia entrerà ufficialmente e definitivamente in vigore su scala nazionale, con passaggi progressivi nelle varie aree del Paese, a partire dal primo luglio 2022. Entro il 30 giugno 2022, infatti, i network televisivi dovranno abbandonare completamente l’utilizzo delle frequenze sulla banda dei 700 MHz, per lasciare spazio alla connettività 5G. La “liberazione” dei 700 MHz da parte dei network imporrà la necessità di acquistare una smart tv o un decoder compatibili, se si vorrà continuare a vedere i programmi televisivi.

IN QUALI CASI NON SERVE CAMBIARE TELEVISORE

Come detto sopra, se queste frequenze venissero spente immediatamente secondo alcune stime quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci – non potrebbero più vedere i canali terrestri, anche se è dal primo gennaio 2017 che i negozi hanno l’obbligo di vendere apparecchi predisposti. Quindi, se il televisore che si ha in casa è stato comprato dopo quella data, è già in grado di supportare il nuovo sistema. Per acquisti fatti negli anni precedenti dovrà invece essere verificata la compatibilità.

CHI HA DIRITTO AL CONTRIBUTO PUBBLICO

Ma come funzionerà il contributo pubblico? Per il momento si prevede che i beneficiari debbano essere «residenti nel territorio italiano» e «appartenenti alla I e II fascia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)». Parliamo di coloro che hanno un Isee rispettivamente di 10.632 e 21.265 euro, con aumenti progressivi in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare. Si parla di un bonus di 50 euro a famiglia, fruibile una sola volta fino alla fine del 2022, che dovrebbe prendere la forma di uno sconto praticato direttamente dal negoziante. Si tradurrebbe così in un credito d’imposta a favore del commerciante, che non perderebbe nulla.

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Le cose da sapere sul nuovo segnale digitale terrestre

Da dicembre contributo di 50 euro in base al reddito per acquistare decoder e smart tv. La tecnologia sarà definitivamente in vigore su tutto il territorio nazionale a partire dal primo luglio 2022.

Il digitale terrestre cambia segnale passando alla tecnologia DVBT2 e si stima che circa 18 milioni di famiglie italiane dovranno sostiturie il proprio televisore. Per questo motivo, con la legge di bilancio 2019, il governo allora in carica aveva messo a punto un contributo di 50 euro basato sul reddito: il bonus sarà erogato a partire dal mese di dicembre ed è destinato all’acquisto di decoder e smart tv. Il ministero dello Sviluppo economico sta per pubblicare l’apposito decreto, ma l’obiettivo è di incrementare i 151 milioni di euro già stanziati, nel tentativo di allargare la platea dei beneficiari.

LE DATE DA TENERE D’OCCHIO

La nuova tecnologia entrerà ufficialmente e definitivamente in vigore su scala nazionale, con passaggi progressivi nelle varie aree del Paese, a partire dal primo luglio 2022. Entro il 30 giugno 2022, infatti, i network televisivi dovranno abbandonare completamente l’utilizzo delle frequenze sulla banda dei 700 MHz, per lasciare spazio alla connettività 5G. La “liberazione” dei 700 MHz da parte dei network imporrà la necessità di acquistare una smart tv o un decoder compatibili, se si vorrà continuare a vedere i programmi televisivi.

IN QUALI CASI NON SERVE CAMBIARE TELEVISORE

Come detto sopra, se queste frequenze venissero spente immediatamente secondo alcune stime quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci – non potrebbero più vedere i canali terrestri, anche se è dal primo gennaio 2017 che i negozi hanno l’obbligo di vendere apparecchi predisposti. Quindi, se il televisore che si ha in casa è stato comprato dopo quella data, è già in grado di supportare il nuovo sistema. Per acquisti fatti negli anni precedenti dovrà invece essere verificata la compatibilità.

CHI HA DIRITTO AL CONTRIBUTO PUBBLICO

Ma come funzionerà il contributo pubblico? Per il momento si prevede che i beneficiari debbano essere «residenti nel territorio italiano» e «appartenenti alla I e II fascia dell’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee)». Parliamo di coloro che hanno un Isee rispettivamente di 10.632 e 21.265 euro, con aumenti progressivi in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare. Si parla di un bonus di 50 euro a famiglia, fruibile una sola volta fino alla fine del 2022, che dovrebbe prendere la forma di uno sconto praticato direttamente dal negoziante. Si tradurrebbe così in un credito d’imposta a favore del commerciante, che non perderebbe nulla.

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Riace, decade il sindaco leghista Trifoli: era ineleggibile

Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.

Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.

INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO

Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.

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Riace, decade il sindaco leghista Trifoli: era ineleggibile

Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.

Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.

INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO

Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.

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Allerta meteo da Nord a Sud: temporali in tutta Italia

Allarme rosso in Calabria, Basilicata e Sicilia. Rischio nubifragi e allagamenti a Roma, maree eccezionali previste a Venezia. Neve sull'arco alpino sopra i 1.200 metri. Il quadro del maltempo nella giornata del 12 novembre.

Una forte perturbazione sta portando temporali in tutta Italia, da Nord a Sud. Per la giornata del 12 novembre la Protezione civile ha diramato l’allerta rossa su gran parte della Calabria, sui settori costieri della Basilicata e sulla Sicilia orientale. Allerta arancione per la Puglia e per i restanti settori di Basilicata, Calabria e Sicilia. Gialla su Emilia-Romagna, Lazio, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Campania e settori di Lombardia, Veneto, Toscana e Sardegna.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL NORD

Per l’Italia del Nord le previsioni meteo annunciano un 12 novembre ambivalente: nelle regioni occidentali (Liguria, Piemonte e Val d’Aosta) non sono previste piogge significative, anche se il cielo resterà grigio. Il grosso delle precipitazioni si abbatterà invece sulle regioni orientali (Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige), piogge lievi su Lombardia ed Emilia-Romagna. Prevista neve sull’arco alpino sopra i 1.200 metri. Nel corso della giornata la tendenza si confermerà, per poi attenuarsi a partire dalla tarda mattinata del 13 novembre. A Venezia sono possibili maree eccezionali: martedì mattina è previsto un picco di 140 centimetri, martedì sera di 145 centimetri, mercoledì mattina di 145 centimetri.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL CENTRO

Il 12 novembre sarà molto nuvoloso anche sul Centro Italia. Le piogge potranno assumere carattere temporalesco su Sardegna, Umbria e regioni tirreniche. Per quanto riguarda in particolare la Sardegna, a causa di un ciclone sul Mediterraneo occidentale sono attesi pioggia, vento e mareggiate fino a sera. Nel Lazio le precipitazioni più intense colpiranno le province di Viterbo, Latina, Frosinone e Roma, con il rischio concreto di nubifragi e locali allagamenti. Anche sulla Capitale sussiste quindi la possibilità di violenti rovesci specie durante il pomeriggio di martedì, accompagnati da raffiche di vento in prevalenza dai quadranti meridionali.

LE PREVISIONI METEO PER LE REGIONI DEL SUD

L’ondata di maltempo colpirà soprattutto le regioni del Sud, con allerta rossa per Calabria, Basilicata e Sicilia orientale, dove sarà elevato il rischio di fenomeni alluvionali. Forti venti di scirocco accompagneranno piogge intense, in risalita dal Mar Mediterraneo verso la Sicilia, a partire dalla serata di lunedì 11 novembre, con mareggiate e onde alte fino a quattro metri su tutte le coste esposte. In sole sei ore potrebbero cadere fino a 80 millimetri d’acqua, ovvero 80 litri d’acqua su una superficie di un metro quadrato. Non sono da escludere anche grandinate e locali trombe d’aria soprattutto a Ragusa, Agrigento, Siracusa, Caltanissetta, Enna e Catania. Nella notte e nelle prime ore del 12 novembre lo spostamento del minimo depressionario dalla Tunisia al Mar Tirreno farà sì che le intense precipitazioni si concentreranno tra la Sicilia orientale e la Calabria ionica, dove potranno verificarsi alluvioni e allagamenti. Il maltempo sarà associato anche in questo caso a forti venti di scirocco, sia sul Mar Ionio, sia sulle vette appenniniche della Sila e dell’Aspromonte. La situazione andrà migliorando nel corso della mattinata di martedì.

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