L’esposizione al piombo aumenta il rischio Alzheimer

AGI - Una nuova ricerca della Facoltà di Sanità Pubblica dell'Università del Michigan rivela che gli anziani americani esposti in modo cumulativo al piombo corrono un rischio sostanzialmente più elevato di sviluppare il morbo di Alzheimer e la demenza. Lo studio, pubblicato su 'Alzheimer's & Dementia: The Journal of the Alzheimer's Association', ha scoperto che gli individui con il quarto più alto di livelli di piombo nelle ossa avevano un rischio quasi tre volte (2,96) maggiore di sviluppare il morbo di Alzheimer e più del doppio (2,15) maggiore di sviluppare demenza per tutte le cause rispetto a quelli nel quarto più basso.

"Questo è il primo studio empirico a dimostrare che il 18 per cento dei nuovi casi di demenza negli Stati Uniti ogni anno potrebbe essere collegato all'esposizione cumulativa al piombo", ha affermato Kelly Bakulski, autrice principale dello studio. "Con circa mezzo milione di americani a cui viene diagnosticata la demenza ogni anno, questo si traduce in quasi 90.000 casi che potrebbero essere potenzialmente prevenuti: una cifra davvero significativa".

L'analisi dei dati

Il team di ricerca ha analizzato i dati dei partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes), collegati alle richieste di rimborso Medicare e ai dati di mortalità per un follow-up fino a 30 anni. Utilizzando algoritmi di apprendimento automatico, i ricercatori hanno stimato le concentrazioni ossee di piombo, un indicatore cruciale dell'esposizione cumulativa nel corso della vita.

Piombo nelle ossa e nel sangue

Una scoperta fondamentale dello studio è che il piombo nelle ossa è fortemente associato alla demenza, mentre non lo sono gli attuali livelli di piombo nel sangue. Secondo Sung Kyun Park, professore di Epidemiologia e Scienze della Salute Ambientale, questa distinzione è cruciale. Il piombo nel sangue riflette solo un'esposizione recente, con un'emivita di circa 30 giorni, mentre il piombo nelle ossa può persistere per anni o decenni, il che lo rende un biomarcatore migliore per monitorare il carico cumulativo che contribuisce a malattie croniche come la demenza.

Nuova minaccia all’Iran: Trump invia in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo

Sale ancora la tensione tra Stati Uniti e Iran. Con l’obiettivo di costringere la Repubblica Islamica a stringere un accordo sul suo programma nucleare, Donald Trump ha infatti inviato in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo: la USS Gerald R. Ford, che va dunque ad affiancarsi alla USS Abraham Lincoln, da tempo presente nel Mar Arabico, rafforzando la potenza di fuoco statunitense nella regione.

Nuova minaccia all’Iran: Trump invia in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo
Donald Trump (Ansa).

Trump rafforza la potenza di fuoco dopo i colloqui in Oman

Il primo round di colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran si è tenuto il 6 febbraio a Muscat, in Oman. Ma il vertice, a cui hanno preso parte il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, non ha portato risultati di rilievo. Teheran, tramite Mohammad Eslami, capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, ha messo sul tavolo la diluizione dell’uranio arricchito al 60 per cento, in cambio della revoca delle sanzioni Usa che stanno mettendo in ginocchio l’economia del Paese.

La USS Ford era ai Caraibi per l’operazione in Venezuela

La USS Ford e le sue navi di scorta erano state dispiegate nel Mar dei Caraibi mentre era in corso la campagna contro il Venezuela: proprio dal suo gruppo d’attacco si erano alzati in volo i caccia impegnati nell’operazione per la cattura di Nicolas Maduro. Secondo quanto riportato dal New York Times la USS Ford, che ha ricevuto l’ordine di salpare verso il Medio Oriente, non rientrerà negli Stati Uniti prima di aprile.

Nuova minaccia all’Iran: Trump invia in Medio Oriente anche la portaerei più grande del mondo
Caccia sulla USS Gerald R. Ford (Ansa).

Rappresenta il vertice della tecnologia navale Usa

Lunga 337 metri, con oltre 100 mila tonnellate di dislocamento e una velocità massima di 30 nodi, la USS Ford può ospitare fino a 90 velivoli e rappresenta il vertice della tecnologia navale americana grazie ai suoi reattori nucleari più potenti e al sistema di lancio elettromagnetico, che consente di lanciare aerei più rapidamente, pesantemente armati e con più carburante, rispetto alle tradizionali catapulte. Trasporta inoltre un equipaggio di oltre 4 mila uomini, incluso il suo stormo di volo. Costruita a partire dal 2005 e varata nel 2013, la USS Gerald R. Ford nella Marina Usa ha sostituito la USS Enterprise, messa fuori servizio dopo 51 anni di attività.

L’altra mossa degli Stati Uniti: i kit Starlink introdotti in Iran

Sempre a proposito delle tensioni tra Usa e Iran, un funzionario statunitense ha detto al Wall Street Journal che Washington ha introdotto clandestinamente nella Repubblica Islamica circa 6 mila kit Internet satellitari Starlink, per consentire agli attivisti di rimanere online dopo la brutale repressione delle proteste da parte del regime.

Offese via web a due musulmane, una donna dovrà risarcire 40mila euro

AGI - La Corte d'Appello di Firenze ha condannato una donna di 31 anni a risarcire 20mila euro a testa a due rappresentanti dell''Associazione giovani musulmane d'Italia di Crema' per averle offese con frasi come "queste persone si meriterebbero ben peggio dell'essere definite maiali" e "imbecilli che buttano via la propria dignità in nome di Allah".

Il verdetto

La sentenza conferma le statuizioni civili già stabilite in primo grado mentre la condanna a nove mesi di reclusione inflitta dal giudice nel primo giudizio per diffamazione aggravata e vilipendio della religione è stata dichiarata estinta per prescrizione visto che i fatti risalgono al maggio del 2015.

L'antefatto alla vicenda, come ricostruito nelle motivazioni alla sentenza di primo grado visionate dall'AGI, era stato il post di un cittadino simpatizzante leghista che aveva scritto parole di apprezzamento sui social per un'iniziativa organizzata il 3 maggio 2015 dalle due giovani di fede islamica di incontrare la comunità locale per parlare di temi 'divisivi' come la moschea e il burqa.

In risposta a questo giudizio benevolo, la trentenne, definendosi "elettrice della Lega', aveva contestato le affermazioni dell'interlocutore scrivendo che "La Lega non apre ai porci musulmani'. Tra i post evidenziati nella sentenza di primo grado anche quello in cui l'imputata scriveva: "Sono orgogliosa del mio rozzo commento in una discussione con 4 lobotomizzate musulmane. Mi ci pulisco il c...me ne vanto (chiaro e implicito il riferimento al velo')".

"È stata respinta l'idea che i musulmani possano essere dileggiati e umiliati, anche e proprio a causa della loro fede religiosa. La sentenza della Corte d'Appello, che ha confermato la precedente condanna del Tribunale di Firenze ha ribadito un principio fondamentale: l'essere musulmani, portare il velo, affermare la propria identità religiosa corrisponde a un diritto costituzionale e nessuno può sacrificarlo in nome della politica e della propaganda - afferma Luca Bauccio, legale delle parti civili -.Le mie assistite sono soddisfatte e si sentono ripagate della gogna social che la giovane leghista aveva riservato loro per il solo fatto di portare il velo e di cercare il dialogo. Ritengo preziosa la conferma della condanna oltre che per diffamazione anche per vilipendio della religione musulmana: in uno stato di diritto e liberale non ci sono confessioni di serie A e altre di serie B. L'umanizzazione dell'altro inizia da questi basilari riconoscimenti". 

Un assistente Ia contro errori e rischi. Hpe lancia il network per Milano Cortina

AGI - Oltre 22mila chilometri quadrati di copertura, in 40 località diverse, suddivise in tre regioni, e più di un milione di device connessi. È il network messo in campo da Hewlett Packard Enterprise (Hpe), il più diffuso mai realizzato, in occasione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, di cui Hpe è network equipment hardware partner. Una infrastruttura di rete che si affida alla tecnologia IA native per veicolare in tempo quasi reale le immagini dei Giochi, oltre che per prevenire errori, rischi e imprevisti.

"Questa esperienza stabilisce un precedente su come le piattaforme operano", ha affermato Rami Rahim executive vice president di Hpe, "d'ora in poi non ci si potrà più affidare solo agli umani, l'IA è fondamentale per la velocità con cui veicolare i contenuti in tempo reale". "È il network più grande mai costruito", ha spiegato Stefano Andreucci, senior sales director di Hpe.

 

 

"Sono oltre 4.900 gli 'access point', più di 40 i siti divisi su tre Regioni, con condizioni geografiche molto diverse, si va dalla città ai paesini e alle piste in montagna - ha aggiunto Andreucci -. È un network molto complesso. I network tradizionali non erano adatti e sicuri per questo tipo di evento. La scelta di affidarsi all'IA native è stata fondamentale, si tratta di un meccanismo che è in grado di prevenire errori e rischi, di grande adattabilità'."

L'assistente IA Marvis per la gestione della rete

Incontrando la stampa a Milano, i manager di Hpe hanno illustrato come il sistema utilizzi un'interfaccia conversazionale chiamato Marvis, un assistente che permette agli operatori di dialogare con la rete come se fosse un collega. Invece di analizzare codici complessi, un tecnico può semplicemente chiedere al sistema 'Qual è la user experience nell'arena di pattinaggio?' e ottenere un'analisi immediata basata sui dati storici e in tempo reale di quello specifico utente o luogo.

Sicurezza e protezione dei dati

"Ci sono più livelli di sicurezza. Aver utilizzato l'IA nativa già dentro la rete, la protegge anche fuori" ha spiegato Claudio Bassoli, managing director Hpe Italy. "La rete è protetta in ogni singolo elemento: c'è il controllo di ogni singolo accesso", ha aggiunto Andreucci. Con i controlli degli accessi Zero Trust, il rilevamento e l'attenuazione delle minacce basati sull'IA, la rete protegge in modo continuo i dati più sensibili dell'evento, hanno spiegato i manager Hpe.

Distribuzione di contenuti 8K ad alta risoluzione

Stiamo distribuendo una quantità di filmati 8K ad alta risoluzione senza precedenti a più di 200 titolari dei diritti che trasmetteranno i Giochi in tutto il mondo, è stato spiegato.

Infine, per quanto riguarda la sostenibilità del progetto, Hpe ha tenuto a sottolineare come sia parte della mission aziendale "arrivare al 100 per cento di riutilizzo" dell'hardware, in linea anche con lo "spirito di sostenibilità che anima questi Giochi". "Abbiamo una divisione che si occupa solo di questo", ha rivendicato Bassoli. La tecnologia utilizzata per le due settimane di Olimpiadi sarà "comprata da una società di terza parte certificata che farà il refurbishment dell'hardware per poi rivenderlo", ha spiegato Andreucci.

 

Gaitana, la prima candidata alle elezioni legislative creata con l’intelligenza artificiale

In Colombia una candidata generata dall’intelligenza artificiale concorrerà per un seggio riservato alle comunità indigene alle elezioni legislative dell’8 marzo 2026. Si chiama Gaitana, nome della leggendaria figura indigena associata alla resistenza contro la conquista spagnola, si presenta come una donna dalla pelle blu che indossa un abito piumato e si definisce “ambientalista” e “attivista per i diritti degli animali”. Durante un’intervista a Caracol Radio, con una voce generata artificialmente, ha promesso che, se eletta, ogni proposta di legge al Congresso sarà prima sottoposta a consultazioni online aperte al pubblico. Il sistema è stato sviluppato da giovani appassionati di intelligenza artificiale provenienti da diverse etnie.

Maltempo al Centro-Sud, Calabria e Sicilia in crisi

AGI - L'ondata di maltempo che sta interessando il Centro-Sud ha generato una serie di criticità nelle ultime ore, colpendo con particolare intensità i territori della Calabria e della Sicilia orientale. A Cosenza, la saturazione del bacino idrografico ha causato l'esondazione di alcuni tratti del fiume Campagnano e del Busento, quest'ultimo fuoriuscito dagli argini nel comune di Dipignano.

L'evento ha imposto il trasferimento precauzionale di diversi nuclei familiari e il recupero di veicoli immobilizzati dal fango. La viabilità provinciale risulta compromessa da frane e caduta di alberi, con interventi coordinati tra vigili del fuoco, carabinieri forestali e Protezione civile per il ripristino delle condizioni di sicurezza.

Spostamenti difficili in Calabria

 

 

Contemporaneamente, l'entroterra di Catanzaro ha registrato il superamento delle soglie massime di piovosità nei centri di Gimigliano, Pentone, Decollatura e Cicala. La presenza di smottamenti diffusi ha determinato la chiusura di diverse arterie provinciali e locali, inducendo le autorità a consigliare la limitazione degli spostamenti ai soli casi di necessità. Nella provincia di Reggio Calabria, il dispositivo di soccorso dei vigili del fuoco ha gestito oltre trenta interventi per tetti scoperchiati e strutture pericolanti. Il comparto aereo ha subito alterazioni logistiche con il dirottamento a Catania di due voli diretti a Barcellona e Malpensa, rientrati in sede nella notte e ripartiti regolarmente in mattinata.

Maltempo in Sicilia e allerte meteo

In Sicilia, una violenta bufera di vento ha interessato Messina e l'area tirrenica provinciale, provocando il crollo di alberi, antenne e tettoie in numerosi punti del tessuto urbano, tra cui viale Regina Elena e via La Farina. L'intensità dei fenomeni ha reso necessaria la chiusura delle scuole e l'interruzione temporanea del transito sulla A/18 nel tratto compreso tra Tremestieri e Giarre in direzione Catania per la bonifica della carreggiata. Situazione di isolamento parziale per l'arcipelago delle Eolie, dove il moto ondoso a Lipari ha raggiunto le infrastrutture costiere. Il quadro meteorologico attuale vede la persistenza di un'allerta arancione per rischio idraulico e idrogeologico sulla Calabria, mentre l'allerta gialla è stata estesa ai territori di Sardegna, Umbria, Puglia e Sicilia.

 

Referendum, Gratteri chiarisce le sue affermazioni ma non arretra

Dopo le polemiche seguite alle sue dichiarazioni in merito al referendum sulla giustizia, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è intervenuto a Piazzapulita su La7 per chiarire la sua posizione. «Voteranno No le persone perbene, che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente», aveva detto al Corriere della Calabria suscitando l’ira del centrodestra e dei comitati per il Sì. Intervistato da Corrado Formigli, ha spiegato: «Io non ho detto, come strumentalmente si vuole far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti ai centri di potere, alla ‘ndrangheta e alla massoneria deviata. Quindi chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole – lui sì – alzare lo scontro. Ma io non ho nessun tipo di problema, perché il senso della paura l’ho superato 35 anni fa. Quindi state tranquilli tutti, non è con questi attacchi, con queste minacce, interrogazioni parlamentari, procedimenti disciplinari annunciati, che mi si mette a tacere».

Gratteri: «Miei interventi parcellizzati e letti in modo disorganico»

«Quello che io ho detto nell’intervista è chiaro», ha continuato. «Continuerò a battermi per il No. Davanti a gente che scientificamente prende un pezzettino di intervista e la mette in rete pensando di scatenare chissà cosa, di intimidirmi o delegittimarmi dico che si sbagliano, stiano tutti tranquilli». Anche al Corriere della sera ha ribadito che: «I miei interventi non possono essere parcellizzati e letti in modo disorganico. Ho detto che a mio parere voteranno Sì certamente le persone a cui questo sistema conviene, quindi tutti i centri di potere che non vogliono essere controllati dalla magistratura. Non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì sono tutti appartenenti a centri di potere».

Nordio sconcertato propone test psicologici per i magistrati a fine carriera

Ma intanto lo scontro si era già allargato. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «sconcertato» e ha evocato persino un test psicologico: «Mi domando se l’esame psico-attitudinale che noi abbiamo proposto per l’inizio della carriera dei magistrati non sia necessario anche per la fine della carriera». Al Csm, il consigliere laico di Forza Italia Enrico Aimi ha detto che chiederà di «valutare il requisito dell’equilibrio» del magistrato e di sollecitare un’azione disciplinare.

Perché stato accolto il ricorso di Rebecca Passler, riammessa a Milano-Cortina

Accolto il ricorso della biatleta azzurra Rebecca Passler, che è stata dunque riammessa ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina: l’altoatesina di Anterselva era stata sospesa dopo una positività al letrozolo riscontrata nel corso di un controllo antidoping effettuato il 26 gennaio.

Riconosciuto il “fumus boni iuris”

La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha riconosciuto il “fumus boni iuris“, ossia l’apparente fondatezza dell’assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole della sostanza in oggetto. Passler, che potrà dunque prendere parte alle Olimpiadi, si aggregherà alle compagne di squadra a partire da lunedì 16 febbraio, giorno in cui sarà a disposizione dello staff tecnico per le successive competizioni del programma a cinque cerchi. «Sono stati giorni molto difficili. Ho sempre creduto nella mia buona fede. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al 100 per cento sul biathlon», ha dichiarato Passler, ringraziando le persone che le sono state vicine e la Federazione Italiana Sport Invernali.

Cos’è il letrozolo

Il letrozolo è un farmaco che viene usato prevalentemente in casi oncologici e in particolare nel trattamento di donne in postmenopausa con tumore al seno iniziale positivo ai recettori ormonali. Il letrozolo non ha effetti dopanti di per sé, ma può essere usato per ridurre gli alti livelli di estrogeni dovuti agli anabolizzanti, motivo per cui è vietato dalla Wada. Le rare positività in archivio (in passato mise nei guai anche la tennista Sara Errani) sono spesso dovute a contaminazioni o incauta assunzione.

Cosa è successo

Secondo quanto ricostruito Passler aveva mangiato cioccolato spalmpabile usando un cucchiaio già utilizzato dalla madre: quest’ultima ha un tumore, ma non lo aveva detto alla figlia per non turbarla. Da qui l’assunzione della sostanza proibita.

Tra gli adolescenti, uno su 4 ha subito violenza in una relazione

AGI - Le relazioni tra adolescenti tra comportamenti aggressivi e atteggiamenti di controllo "normalizzati". Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti (schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti) dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione, e a più di uno su tre (36%) il partner si è rivolto con linguaggio violento (grida, insulti). I dati emergono dal nuovo rapporto di Save the Children.

Una su tre è stato geolocalizzato dal partner. Il 28% ha subito pressioni per farsi inviare foto o video intimi. Queste dinamiche non riguardano solo la sfera privata, ma anche lo spazio pubblico, sia online che offline: più di 4 adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e avances sessuali da qualcuno che li ha infastiditi - percentuale che nelle ragazze sale al 50% -, al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati. Il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale.

Dal catcalling alla violenze, le ragazze pagano il prezzo più alto

Sono in ogni caso le ragazze a pagare il prezzo più alto in termini di rischi, rinunce e stigma, a conferma che la violenza e il controllo hanno ricadute asimmetriche. Il 66% delle ragazze ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada (molto, abbastanza o un po'), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Secondo l'Istat, le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile: il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni (11% delle donne 16-70enni complessive): quasi 10 punti in più rispetto al 2014. L'aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, che passano dal 17,7% al 30,8%. L'esposizione riguarda tutti i tipi di autore, ma l'incremento più forte è legato agli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e agli uomini non partner (parenti, amici, conoscenti, sconosciuti: dal 15,3% al 28,6%).

Il peso del contesto familiare

Il rapporto "Stavo solo scherzando. Nuove evidenze sulla violenza nelle relazioni tra adolescenti", che contiene i risultati di un'indagine realizzata in collaborazione con IPSOS DOXA, mostra come anche il contesto familiare pesi: vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza spesso porta alla riproduzione di tali modelli. Ad esempio, il 39% dei ragazzi che vivono questo clima usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto nei confronti del partner atteggiamenti violenti, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.

Comportamenti violenti e ricatti emotivi

Quando li si interroga su comportamenti violenti e di controllo e ricatti emotivi nelle relazioni che vivono, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che i ragazzi e le ragazze dicono di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto in prima persona, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere di agire questo genere di atteggiamenti. Almeno una volta, il 28% ha usato linguaggio violento (32% i ragazzi, 24% le ragazze), il 28% ha fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa e ottenere qualcosa (31% i ragazzi, 24% le ragazze), il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi (24% i ragazzi, 18% le ragazze), il 18% ha spaventato la persona con cui ha o ha avuto una relazione con atteggiamenti violenti (21% i ragazzi, 13% le ragazze). Al 44% degli adolescenti è capitato che la persona con cui ha o ha avuto una relazione gli chiedesse di non uscire con alcune persone (41% le ragazze, 46% i ragazzi). Sempre al 43% è stato chiesto di non accettare contatti sui social (41% le ragazze, 45% i ragazzi), al 39% di cancellare contenuti sui social o sul telefono (37% le ragazze, 40% i ragazzi). Al 40% - senza differenze di genere - che gli si chiedesse di non vestirsi in un certo modo, al 29% di ricevere la richiesta di condivisione delle proprie password di social o telefono (27% le ragazze, 31% i ragazzi). Anche il ricatto emotivo fa parte delle dinamiche relazionali: il 29% degli intervistati ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura (30% i ragazzi, 27% le ragazze).

La fine del rapporto: un momento critico

La fine del rapporto è un momento critico nella gestione della relazione tra adolescenti. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza il/la partner dopo la fine del rapporto (28% i ragazzi, 25% le ragazze), il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto o interruzione del rapporto (22% i ragazzi, il 17% le ragazze), il 20% di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi, foto o informazioni private per vendetta (23% i ragazzi, 16% le ragazze).

Consapevolezza in crescita, ma i comportamenti non cambiano

Migliora la consapevolezza della differenza tra amore e possesso, soprattutto tra le ragazze, ma non cambiano i comportamenti. Rispetto al rapporto pubblicato dall'Organizzazione nel 2024, "Le ragazze stanno bene?", che indagava sullo stesso fenomeno, gli adolescenti - e soprattutto le ragazze - sembrano oggi più consapevoli, con un calo di coloro che ritengono "normali" alcuni atteggiamenti di possesso e controllo. Se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d'amore, oggi questa percentuale è scesa al 23% (16% tra le ragazze); nello stesso arco di tempo è scesa dal 21% al 12% la percentuale di quanti pensano che la condivisione della password sia un segno d'amore. Tuttavia, questo aumento di consapevolezza ancora non si traduce in un cambiamento dei comportamenti nella vita vissuta, dove anzi alcuni atteggiamenti di possesso risultano in aumento. È aumentata la percentuale di chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti (25% contro il 19% del 2022), così come di chi afferma di aver subito un linguaggio violento (36% contro il 31% del 2023) e di aver subito ricatti dal partner per ottenere ciò che voleva (31% contro il 22% del 2023).

Libertà, limiti e consenso: una maggiore consapevolezza

Ragazze e ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza su libertà, limiti e consenso. Il 73% (78% le ragazze, 69% i ragazzi) ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere con il partner la password o la posizione, il 68% (73% le ragazze, 63% i ragazzi) ritiene che il consenso non sia mai scontato, neanche in coppia, il 62% (67% le ragazze, 58% i ragazzi) vede nel "controllo di abitudini e amicizie" una violazione della libertà che può trasformarsi in violenza.

Violenza pervasiva: online e offline

Anche al di fuori delle relazioni, i ragazzi e le ragazze affrontano, in molti casi, un clima di violenza pervasiva, sia online che offline. Quasi tre adolescenti su dieci (29%) affermano di essersi trovati in una situazione in cui si sono sentiti costretti ad atti sessuali indesiderati - con valori simili tra ragazze (30%) e ragazzi (28%), ma con alte percentuali tra chi vive un clima familiare negativo (61%). Al 42% (36% i ragazzi, 50% le ragazze) è capitato personalmente di essere importunato sul piano sessuale da qualcuno. Più in generale, il 49% degli adolescenti intervistati ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da una persona coetanea o da un gruppo di coetanei (48% i ragazzi, 50% le ragazze); il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona. Sul fronte della condivisione di contenuti intimi, il 37% del campione ha ricevuto almeno una volta richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo (40% tra le ragazze, 33% i ragazzi), il 28% ha visto condivise proprie immagini riservate senza consenso (25% tra ragazze, 30% tra i ragazzi). Il 63% (60% i ragazzi, 67% le ragazze) ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo e prese in giro per l'aspetto fisico (60% i ragazzi, 65% le ragazze), il 60% (58% i ragazzi, 63% le ragazze) commenti giudicanti sul modo di vestirsi, comportarsi o sulle proprie relazioni. Oltre un terzo degli intervistati (36%) ha ricevuto insulti o prese in giro per motivi legati al genere o all'orientamento sessuale, il 35% ha visto rivelato il proprio orientamento sessuale o le proprie scelte affettive da qualcuno senza il suo consenso, il 34% è stato escluso almeno una volta da chat, gruppi o giochi online per il proprio genere o orientamento sessuale.

Le ragazze: il prezzo più alto in termini di libertà e sicurezza

Sono le ragazze a pagare il prezzo più alto dei comportamenti violenti sperimentati dagli adolescenti. In quasi tutti i contesti - dalla strada ai mezzi pubblici, dai parchi ai luoghi di divertimento, fino agli spazi digitali - riportano livelli di paura più elevati rispetto ai ragazzi. Il 70% di loro si sente molto, abbastanza o un po' in pericolo per strada (rispetto al 60% dei ragazzi), quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Il 64% si sente in pericolo sui mezzi pubblici (54% i ragazzi), il 64% in parchi e spazi pubblici (50% i ragazzi), il 60% nei luoghi di divertimento come discoteche e concerti (50% i ragazzi). La percezione del rischio ha un impatto anche nella gestione del corpo e dei comportamenti: il 21% dichiara di indossare abiti "non provocanti" per evitare attenzioni indesiderate (la quota sale al 29% tra le ragazze), il 32% di limitare l'alcol per ridurre il rischio di molestie o aggressioni (35% ragazze, 29% ragazzi). Accanto a queste rinunce, sono diffuse anche strategie di autoprotezione: il 45% delle ragazze finge di essere al telefono con qualcuno per sentirsi più sicura mentre è sulla strada per tornare a casa; il 38% delle ragazze condivide la sua posizione con qualcuno di cui si fida quando esce da sola; il 32% finge di aspettare un genitore o un amico quando si sente minacciata o isolata. Le ragazze hanno più paura anche online: il 46% si sente in pericolo sui social network (42% i ragazzi), il 44% nei giochi online con chat (37% i ragazzi), il 37% su WhatsApp, Telegram e chat private (34% i ragazzi), suggerendo una continuità tra spazi fisici e online nella riproduzione di dinamiche di controllo, pressione e molestie basate sul genere, che si traducono in una restrizione sistematica delle libertà delle ragazze.

Fiducia, supporto e soluzioni

Con chi si confiderebbero gli adolescenti in caso di violenza? Fiducia nella famiglia, in particolare nella madre. Solo l'11% conosce il numero 1522. Per il 79% un corso obbligatorio di educazione sessuale a scuola sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.

Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere

Kathryn Ruemmler, responsabile legale della banca d’affari Goldman Sachs ed ex consulente della Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama, ha annunciato le dimissioni a seguito della diffusione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di una serie di email che hanno dimostrato stretti rapporti con Epstein, che lei chiamava affettuosamente “zio Jeffrey“. Ruemmler, che scrivendo al finanziere minimizzava i suoi reati sessuali, lascerà l’incarico il 30 giugno.

Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere
Colloquio tra Barack Obama e i suoi consulenti legali alla Casa Bianca: tra essi anche Kathryn Ruemmler (Ansa).

Lo stretto rapporto con Epstein

Ruemmler aveva ripetutamente cercato di prendere le distanze da Jeffrey Epstein, allontanando l’ipotesi di dimissioni dal ruolo in Goldman Sachs che ricopriva dal 2020. Era persino arrivata a definirlo «un mostro», ma da quanto emerso di recente aveva mantenuto uno stretto legame col finanziere anche dopo la prima condanna per reati sessuali risalente al 2008. Durante il periodo in cui ha esercitato la professione privatamente, dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2014, Ruemmler ha ricevuto diversi regali costosi da Epstein, tra cui borse di lusso e una pelliccia. In generale, i file resi pubblici hanno mostrato che tra i due c’era una fitta corrispondenza: nel 2019 il finanziere chiese alla legale come comportarsi di fronte alle pressioni dei media e, quando fu arrestato il 6 luglio di quell’anno, Ruemmler fu una delle persone che chiamò per prime. In alcune email lei lo chiamava «tesoro», in altre ancora ammetteva di adorarlo. Al di là dello stretto rapporto con un personaggio del genere, c’è un altro aspetto da considerare: storicamente (e per ovvi motivi) a Wall Street sono di fatto proibiti i regali tra clienti e banchieri o avvocati. Per non violare le leggi anticorruzione, il codice di condotta aziendale di Goldman Sachs richiede propri dipendenti di ottenere previa approvazione prima di fare o ricevere regali.

Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere
Kathryn Ruemmler (Goldman Sachs).

La carriera di Ruemmler

Come si legge sul sito di Goldman Sachs, prima di entrare nella banca d’affari la 54enne Ruemmler è stata a lungo global chair della divisione White Collar Defense and Investigations di Latham & Watkins, incarico che aveva messo in standby quando era stata chiamata a prestare servizio alla Casa Bianca come consulente legale di Obama. In questa veste ha consigliato il presidente americano «su tutte le questioni legali relative alla politica interna ed estera e alla sicurezza nazional». Ruemmler è stata inoltre procuratrice federale per sette anni. All’inizio della sua carriera ha ricoperto inoltre il ruolo di avvocata associata di Bill Clinton nel suo periodo alla Casa Bianca e ha lavorato presso la Corte d’appello degli Stati Uniti.