Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere

Kathryn Ruemmler, responsabile legale della banca d’affari Goldman Sachs ed ex consulente della Casa Bianca durante la presidenza di Barack Obama, ha annunciato le dimissioni a seguito della diffusione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di una serie di email che hanno dimostrato stretti rapporti con Epstein, che lei chiamava affettuosamente “zio Jeffrey“. Ruemmler, che scrivendo al finanziere minimizzava i suoi reati sessuali, lascerà l’incarico il 30 giugno.

Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere
Colloquio tra Barack Obama e i suoi consulenti legali alla Casa Bianca: tra essi anche Kathryn Ruemmler (Ansa).

Lo stretto rapporto con Epstein

Ruemmler aveva ripetutamente cercato di prendere le distanze da Jeffrey Epstein, allontanando l’ipotesi di dimissioni dal ruolo in Goldman Sachs che ricopriva dal 2020. Era persino arrivata a definirlo «un mostro», ma da quanto emerso di recente aveva mantenuto uno stretto legame col finanziere anche dopo la prima condanna per reati sessuali risalente al 2008. Durante il periodo in cui ha esercitato la professione privatamente, dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2014, Ruemmler ha ricevuto diversi regali costosi da Epstein, tra cui borse di lusso e una pelliccia. In generale, i file resi pubblici hanno mostrato che tra i due c’era una fitta corrispondenza: nel 2019 il finanziere chiese alla legale come comportarsi di fronte alle pressioni dei media e, quando fu arrestato il 6 luglio di quell’anno, Ruemmler fu una delle persone che chiamò per prime. In alcune email lei lo chiamava «tesoro», in altre ancora ammetteva di adorarlo. Al di là dello stretto rapporto con un personaggio del genere, c’è un altro aspetto da considerare: storicamente (e per ovvi motivi) a Wall Street sono di fatto proibiti i regali tra clienti e banchieri o avvocati. Per non violare le leggi anticorruzione, il codice di condotta aziendale di Goldman Sachs richiede propri dipendenti di ottenere previa approvazione prima di fare o ricevere regali.

Caso Epstein, la responsabile legale di Goldman Sachs si dimette per i legami col finanziere
Kathryn Ruemmler (Goldman Sachs).

La carriera di Ruemmler

Come si legge sul sito di Goldman Sachs, prima di entrare nella banca d’affari la 54enne Ruemmler è stata a lungo global chair della divisione White Collar Defense and Investigations di Latham & Watkins, incarico che aveva messo in standby quando era stata chiamata a prestare servizio alla Casa Bianca come consulente legale di Obama. In questa veste ha consigliato il presidente americano «su tutte le questioni legali relative alla politica interna ed estera e alla sicurezza nazional». Ruemmler è stata inoltre procuratrice federale per sette anni. All’inizio della sua carriera ha ricoperto inoltre il ruolo di avvocata associata di Bill Clinton nel suo periodo alla Casa Bianca e ha lavorato presso la Corte d’appello degli Stati Uniti.

La sferzata di Draghi e Letta all’Europa: «Urgente agire, non c’è più tempo»

Al summit dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen, Mario Draghi ed Enrico Letta hanno lanciato una sferzata all’Europa invitandola ad agire prima che sia troppo tardi. L’ex presidente della Bce ha evidenziato «il deterioramento del contesto economico» e «l’urgenza di affrontare tutte le questioni» già sollevate nel suo rapporto. Tra i punti evidenziati nel suo intervento la riduzione delle barriere nel mercato unico, la mobilitazione del risparmio europeo, l’integrazione dei mercati dei capitali, gli interventi sui costi dell’energia e la possibilità di ricorrere, se necessario, alle cooperazioni rafforzate.

Letta evidenzia l’urgenza di un mercato unico

Alla sua linea si è affiancata quella di Letta, che ha indicato il completamento del mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. «Il mercato unico è la nostra migliore risposta a Trump e il fondamento della nostra sovranità», ha spiegato ai leader, invitandoli a passare da 27 mercati nazionali a uno spazio economico realmente integrato. Senza una forte integrazione dei mercati finanziari, ha avvertito, «sarà impossibile essere sufficientemente competitivi». Letta ha proposto un One market act articolato su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni, con l’obiettivo di ottenere risultati concreti già tra il 2026 e il 2028 e convogliare il risparmio europeo verso investimenti e crescita. Nel dibattito è emersa anche la disponibilità a procedere più rapidamente con gruppi di Paesi. Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi sull’integrazione dei mercati dei capitali. La Commissione presenterà una roadmap sul One market act già a marzo.

La sferzata di Draghi e Letta all’Europa: «Urgente agire, non c’è più tempo»
Enrico Letta (Ansa).

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?

Mentre Roma, a parte qualche ardita vannacciata, è tutto sommato un posto noioso che si prepara nevroticamente alle elezioni politiche del 2027, il resto dell’Italia offre spunti notevoli, pittoreschi, scintillanti. Vedi Prato, la Gotham degli Anni 20, che in questi mesi ha regalato sontuosi complotti, dimissioni eccellenti, trame massoniche, eccetera eccetera.

Per non perdere la città serve Mr preferenze

L’ex capitale del tessile continua a essere una sorta di parco giochi della cronaca politica. Quest’anno va al voto anticipato, per via delle dimissioni dell’ex sindaca Ilaria Bugetti, e il centrosinistra ha da individuare il suo campione per non perdere la città che in passato è già stata amministrata dal centrodestra. Ed è qui, proprio qui, che gli schleiniani hanno approntato una discreta trappola per Matteo Biffoni, riformista non bonacciniano, ex sindaco di Prato per due mandati, oggi sbarcato in Consiglio regionale con 22 mila preferenze, record personale ma anche toscano. 

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Ilaria Bugetti (Imagoeconomica).

Furfaro candida Biffoni a sua insaputa

Il luogotenente di Elly Schlein in Toscana, il potente Marco Furfaro, deputato e membro autorevole della segreteria nazionale, nonché commissario ombra di Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd messo sotto tutela dal Nazareno, ha deciso che il candidato del campo largo lo debba fare proprio Biffoni, che è appena entrato in servizio come consigliere regionale. Già una volta è tornato da Roma, Biffoni, dove era deputato ai tempi di Matteo Renzi. Stavolta la strada da fare sarebbe più breve, anche se col terribile traffico toscano di questi tempi persino prendere l’autostrada e fare Firenze-Prato potrebbe essere più complicato del previsto. C’è però un dettaglio non secondario: nessuno sembra averne parlato con il diretto interessato. Che ora dice: «Ringrazio Marco Furfaro, che è un dirigente nazionale, come ringrazio il presidente Giani e il segretario Fossi che si preoccupano del mio futuro. Lo prendo come attestato di stima, di affetto, di vicinanza. Mi piacerebbe essere coinvolto in queste decisioni perché, lo dico onestamente, vorrei poter dire la mia».

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Marco Furfaro e sullo sfondo Elly Schlein (Imagoeconomica).

La richiesta (inascoltata) di congresso locale

La sua, a essere sinceri, Biffoni detto Biffo l’ha detta diverse volte in questi mesi, proprio su Prato: ha difeso la sua città dagli attacchi, sfoderando un orgoglio pratese che in campagna elettorale gli è servito a conquistare numerosi consensi, ma anche chiesto più volte un congresso locale per sostituire il segretario Marco Biagioni, prototipo del SOC, schleiniano di origine controllata, politicamente travolto dalle dimissioni della sindaca (simul stabunt, simul cadent). Quel congresso finora non c’è stato e anzi pochi giorni fa il Pd ha trovato il verso di scantonare, rinviando la decisione irrevocabile diventata però facilmente revocabile. «Io è da un po’ che lo sto dicendo», mette in chiaro parlando alla Nazione Biffoni. «Ho chiesto il congresso subito dopo quello che è avvenuto in Comune a Prato con il commissariamento, continuo a pensare che se non sciogliamo i nodi che ci sono dentro il Partito Democratico rischiamo di scaricare queste tensioni sulle Amministrative ed è pericolosissimo, io ci sono già passato. È bene che fra di noi ci sia una discussione, nei partiti le discussioni sono sane, fatte vis-à-vis, senza infingimenti, fanno bene». L’importante, ha aggiunto ancora l’ex sindaco di Prato, «è che non ci siano giochini di potere, o di altro genere, e che tutti vengano riconosciuti come interlocutori necessari e fondamentali, senza voler far fuori nessuno, senza tagli di gole, senza niente di particolare».

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Matteo Biffoni (Imagoeconomica).

Con Biffoni in Comune si eliminerebbe un competitor per le Regionali 2030

I «giochini di potere», come li chiama Biffoni, sono però alla luce del sole; non c’è bisogno di retroscena, basta la scena. Con la sua eventuale candidatura a sindaco (parola che invero a Biffoni piace sentir pronunciare), la maggioranza del Pd si assicurerebbe la vittoria a Prato e in più pensa di poter liberare il Consiglio regionale da un possibile competitor in vista delle prossime elezioni Regionali. Eugenio Giani è già al secondo mandato, non potrà farne un terzo, il Pd ha l’occasione di mettere uno schleiniano alla guida della Regione Toscana, o quantomeno di poterlo candidare. Il calcolo però potrebbe non tenere conto di alcuni elementi. Anzitutto, anche da sindaco di Prato Biffoni potrebbe aspirare al salto successivo. In più, le prossime Regionali in Toscana ci saranno nel 2030 e prima, nel 2027, ci saranno le Politiche. Domanda che ci domandiamo: che cosa succederebbe nel Pd se Schlein & soci perdessero le elezioni? 

Prato, la trappola di Schlein a Biffoni vale la Toscana?
Matteo Biffoni con Eugenio Giani nel 2023 (Ansa).

L’allenamento cognitivo riduce il rischio di demenza

AGI - Un breve programma di allenamento cognitivo al computer, mirato ad aumentare la velocità di elaborazione delle informazioni e la capacità di gestire compiti complessi con attenzione divisa, è associato a un rischio significativamente più basso di ricevere una diagnosi di demenza fino a 20 anni dopo. È quanto emerge da uno studio randomizzato finanziato dai National Institutes of Health e pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia: Translational Research and Clinical Interventions, condotto da un gruppo di ricercatori coordinato da Marilyn Albert, direttrice dell'Alzheimer's Disease Research Center di Johns Hopkins Medicine.

Lo studio analizza i dati a lungo termine dell'Advanced Cognitive Training for Independent and Vital Elderly (ACTIVE), il più ampio studio statunitense mai condotto per valutare gli effetti di diversi tipi di training cognitivo negli anziani. Tra il 1998 e il 1999, i ricercatori hanno arruolato 2.802 adulti di età pari o superiore a 65 anni, assegnandoli in modo casuale a tre diversi interventi di allenamento cognitivo - memoria, ragionamento e velocità di elaborazione - oppure a un gruppo di controllo senza alcun training. I programmi consistevano in sessioni di 60-75 minuti distribuite nell'arco di cinque o sei settimane; metà dei partecipanti ha inoltre ricevuto sessioni di richiamo ("booster") a distanza di uno e tre anni.

Risultati chiave 

Nel follow-up a 20 anni, basato sull'analisi dei dati Medicare di 2.021 partecipanti, i ricercatori hanno osservato che l'intervento sulla velocità di elaborazione con sessioni di richiamo era l'unico associato a una riduzione statisticamente significativa dell'incidenza di demenza rispetto al gruppo di controllo. In particolare, 105 partecipanti su 264 (40%) nel gruppo di speed training con booster hanno ricevuto una diagnosi di demenza, contro 239 su 491 (49%) nel gruppo di controllo, pari a una riduzione del rischio del 25%.

Come funziona il training sulla velocità di elaborazione

Il training sulla velocità di elaborazione è progettato per aiutare le persone a individuare rapidamente informazioni visive su uno schermo e a gestire compiti progressivamente più complessi in tempi sempre più brevi. Secondo gli autori, questo tipo di esercizio potrebbe rafforzare meccanismi cognitivi fondamentali per il funzionamento quotidiano e la resilienza cerebrale nel lungo periodo.

"Osservare che un potenziamento dell'allenamento sulla velocità mentale sia associato a un minor rischio di demenza due decenni dopo è notevole, perché suggerisce che un intervento non farmacologico relativamente modesto può avere effetti a lungo termine", afferma Marilyn Albert. La ricercatrice sottolinea che anche piccoli ritardi nell'esordio della demenza potrebbero avere un impatto rilevante sulla salute pubblica e sui costi sanitari. Nel campione analizzato, le caratteristiche dei partecipanti al follow-up erano simili a quelle dello studio originale: circa tre quarti erano donne, il 70% di etnia bianca e l'età media all'inizio dello studio era di 74 anni.

Perché il training sulla velocità è più efficace

Durante il periodo di osservazione, circa tre quarti dei partecipanti sono deceduti, con un'età media di 84 anni. Nel complesso, la demenza è definita come un declino delle funzioni cognitive tale da compromettere l'autonomia nella vita quotidiana. Gli autori spiegano che il training sulla velocità di elaborazione potrebbe essere particolarmente efficace perché adattivo, cioè capace di modulare il livello di difficoltà in base alle prestazioni individuali, a differenza degli interventi su memoria e ragionamento, che seguivano schemi standardizzati. Inoltre, questo tipo di allenamento stimola forme di apprendimento implicito, che coinvolgono circuiti cerebrali diversi rispetto all'apprendimento esplicito.

Secondo George Rebok, investigatore principale del sito di studio e professore emerito alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, i risultati "supportano lo sviluppo di interventi di training cognitivo per gli anziani, in particolare quelli mirati alla velocità di elaborazione visiva e all'attenzione divisa". Gli autori concludono che saranno necessari ulteriori studi per comprendere i meccanismi biologici alla base di queste associazioni e per valutare possibili sinergie con altri interventi sullo stile di vita.

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Il tesoriere, lombardissimo, Alberto Di Rubba, candidato alla Camera. E, per ‘compensare’, almeno geograficamente, Mara Bizzotto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, piccolo ‘innesto’ veneto in un governo in cui ci sono «troppi lombardi». È questo l’incastro che si appresta ad annunciare Matteo Salvini.

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Alberto Di Rubba con Matteo Salvini (dal profilo Fb di Di Rubba).

La rosa dei candidabili nei due collegi veneti

Venerdì 13 febbraio, nel corso della riunione del consiglio federale della Lega, dovrebbe essere ufficializzata la corsa di Alberto da Casnigo, nella Bergamasca, per il seggio lasciato vacante dall’altro Alberto leghista, Stefani da Borgoricco, in provincia di Padova, eletto alla presidenza della Regione Veneto a fine novembre. Da tempo in Lega si discuteva di una candidatura ‘paracadute’ del tesoriere dopo le vicende giudiziarie legate alla Lombardia Film Commission. «Sulla stessa vicenda una Corte mi ha dichiarato innocente e un’altra Corte colpevole», ha spiegato recentemente Di Rubba. «Un paradosso! Un peculato senza danno. Un reato che non esiste. Tanto che hanno revocato la confisca. Sette anni di calvario. È emersa ancora la mia innocenza. Ma per un cavillo non è questa la Corte che ha potuto entrare nel merito. Ricorrerò in Cassazione».

Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)
Lega, le candidature a incastro di Salvini per le Suppletive (e non solo)

Una scelta un po’ curiosa – lamentano i maligni -, quella di schierare un bergamasco in Veneto, per un partito che ha fatto del legame con il territorio la sua bandiera identitaria. Il collegio è l’uninominale Veneto 2 – U01 (che comprende Rovigo) per il quale le elezioni suppletive dovrebbe tenersi in coincidenza con il referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. Per l’altro seggio – collegio uninominale Veneto 2 – U02 (Selvazzano Dentro) – lasciato vacante da Massimo Bitonci, che si è dimesso dopo essere stato arruolato da Stefani come assessore allo Sviluppo economico in Veneto – incarico incompatibile con il seggio parlamentare – la Lega dovrebbe schierare la rodigina Laura Cestari, rimasta fuori da Palazzo Ferro-Fini alle ultime Regionali, o il salviniano di ferro Giulio Centenaro da Padova.

Al Mimit dovrebbe spuntarla Mara Bizzotto

Infine l’ultimo incastro. La poltrona di sottosegretario al Mimit fin qui occupata da Bitonci dovrebbe invece andare a Bizzotto, che all’ultimo pare aver avuto la meglio sul collega senatore Roberto Marti.

Referendum sulla giustizia, le affermazioni choc di Gratteri

Con l’avvicinarsi del referendum sulla giustizia si moltiplicano gli appelli per il “sì” e per il “no”. E con essi anche le uscite spericolate, come quella del Pd che dopo i neofascisti di CasaPound ha usato (a loro insaputa) i campioni azzurri del curling per promuovere la posizione del Nazareno. Ma non è certo l’unico esempio, né il peggiore. Il magistrato Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, intervistato dal Corriere della Calabria si è infatti detto «certo che per il “no” voteranno le persone perbene, le persone che credono nella legalità come pilastro importante per il cambiamento» della Regione, mentre per il “” «voteranno ovviamente, gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente».

Ospite di Lilli Gruber a Otto e Mezzo, l’11 febbraio Gratteri aveva puntato il dito contro l’opposizione, affermando: «Penso che i partiti non stiano facendo abbastanza per sostenere il “no”. Hanno aspettato tanto, hanno iniziato a muoversi quando il consenso per il “no” è salito». E poi: «Non si interviene per convenienza. Ora inizio a vedere attività, ma non con molta forza e convinzione».

La replica di Tajani: «Sono una persona perbene e voterò sì»

«Sono una persona perbene, non sono massone, non sono indagato e non sono imputato, non faccio parte di alcun centro di potere. E voterò convintamente SÌ al referendum sulla riforma della giustizia. Le parole del procuratore Gratteri sono un attacco alla libertà e alla democrazia che offendono milioni di italiani». Così Antonio Tajani sui social.

Calenda: «Parole gravi, Gratteri cataloga in modo indegno»

Questa la replica di Carlo Calenda: «Le parole di Gratteri sono di una gravità incredibile. Voterò Si al referendum, ma non mi verrebbe mai in mente di catalogare chi farà una scelta diversa in questo modo indegno».

Dopo due morti e 4 mila arresti Trump archivia l’operazione dell’Ice a Minneapolis

Lo “zar dei confini” Tom Homan ha annunciato la conclusione dell’operazione Metro Surge a Minneapolis e il conseguente ritiro dalla città della quasi totalità degli agenti federali dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). «C’erano alcuni problemi qui e li abbiamo risolti. Abbiamo avuto un grande successo con questa operazione e stiamo lasciando il Minnesota più sicuro», ha dichiarato Homan, precisando che ci sono stati 4 mila arresti, di cui nessuno «in chiese, ospedali o scuole elementari». Durante la massiccia operazione antimmigrazione – scattata a dicembre – sono morte due persone, che stavano manifestando contro l’operato di Ice e Border Patrol, la polizia di frontiera: Renée Good, uccisa a colpi di pistola il 7 gennaio, e Alex Pretti, che ha subito la stessa sorte il 24 gennaio. L’applicazione delle misure di controllo sull’immigrazione continuerà in tutta la nazione, ha sottolineato Homan, spiegando che un «piccolo numero» di agenti dell’Ice resteranno a Minneapolis.

Dopo due morti e 4 mila arresti Trump archivia l’operazione dell’Ice a Minneapolis
Tom Homan (Ansa).

Perché la polizia ha fatto irruzione nei locali della Commissione Ue a Bruxelles

La polizia belga ha fatto irruzione nei locali della Commissione Ue a Bruxelles nell’ambito di un’indagine su possibili irregolarità nella vendita di beni immobili per circa 900 milioni di euro nel 2024. Allora, come commissario al Bilancio, c’era l’austriaco Johannes Hahn. A condurre le indagini è la procura europea (Eppo), che ha riferito di stare «raccogliendo prove». Al centro ci sarebbe l’accordo finalizzato il 29 aprile 2024 dall’esecutivo comunitario con il fondo sovrano Federal holding and investment company per la vendita di 23 edifici della Commissione. Bruxelles aveva presentato l’operazione come un passaggio chiave per trasformare il quartiere europeo in un’area «moderna, attrattiva e più verde» in cui uffici, residenze, negozi e spazi ricreativi potessero convivere armoniosamente. L’intesa era stata definita «vantaggiosa per il quartiere europeo» e funzionale all’obiettivo della Commissione di ridurre del 25 per cento la superficie dei propri uffici entro il 2030, modernizzando e rendendo più sostenibile il patrimonio immobiliare e diminuendone l’impronta di carbonio. Il piano, secondo quanto spiegato allora dall’esecutivo Ue, avrebbe inoltre consentito economie di scala, concentrando il personale in un numero più limitato di edifici, più grandi ed efficienti dal punto di vista energetico.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione

Il Partito democratico perde un pezzo da novanta. L’europarlamentare Elisabetta Gualmini, esponente dell’ala riformista (sempre più insofferente nei confronti di Elly Schlein), ha infatti deciso di lasciare il Pd e dunque anche la sua delegazione a Strasburgo, che fa parte dei Socialisti europei. Da tempo in rotta con la linea politica del Nazareno, ufficializzerà la decisione lunedì 16 febbraio, in conferenza stampa a Bologna: a seguito dell’uscita dal Pd, Gualmini parteciperà alla prossima plenaria al Parlamento Ue, in programma a metà marzo, già nelle file di Renew Europe. Ma non come indipendente: lo farà come esponente di Azione.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione

Gualmini sarà la prima italiana di Renew Europe

Gualmini, che è stata coinvolta nell’inchiesta Qatargate a Bruxelles, in un messaggio inviato ai colleghi di partito ha scritto di «decisione molto sofferta», aggiungendo però di essere fermamente convinta della scelta. La politologa, ex vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con Stefano Bonaccini governatore, sarà la prima italiana di Renew Europe, dato che Azione non è rappresentata a Strasburgo. Con il suo cambio dii casacca, peraltro, il gruppo del Partito democratico perderà il primato numerico tra i Socialisti europei, scendendo a quota 20 deputati, tanti quanto il Partito Socialista Operaio Spagnolo.

LEGGI ANCHE: Bettini il guastatore e la sintesi impossibile tra i due Pd

I contrasti con Schlein su politica estera e giustizia

Negli ultimi mesi, Gualmini è entrata in contrasto con Schlein su giustizia e politica estera. Per quanto riguarda il referendum del 22-23 marzo, al pari di Pina Picierno, che ha messo in chiaro di non aver digerito il diktat sul “no”, anche Gelmini si è schierata a favore della separazione delle carriere dei magistrati. E non c’è stato nemmeno bisogno della gaffe a tema curling per convincerla. Sulla giustizia c’è da dire però che non tutti i riformisti sono per il “sì”, come dimostra la lettera di dissenso inviata a fine dicembre dai senatori Dario Parrini e Walter Verini a LibertàEguale.

Il Pd comincia a perdere pezzi: Gualmini lascia i dem e passa ad Azione
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Non solo Guelmini: gli altri dem corteggiati da Calenda

Intervistato dal Corriere della Sera, l’8 febbraio Carlo Calenda aveva dichiarato di voler allargare il centro liberale, rivolgendosi «a tutti coloro che come Azione vogliono un’Europa federale ora». Tra i nomi citati quelli di alcuni riformisti del Pd, come Gualmini appunto, Picierno, Giorgio Gori e Simona Malpezzi, ma anche «+Europa di Hallisey e Magi e i popolari come Ruffini». Calenda però potrebbe perdere un deputato: sembra che Matteo Richetti, convinto che il leader di Azione stia guardando troppo a destra, possa passare al Pd.

Sarebbe pronto a lasciare il Pd anche Delrio

In Italia sarebbe pronto a lasciare il Pd anche il senatore ed ex ministro Graziano Delrio, che ha parlato di «aria irrespirabile» dopo le critiche ricevute dai pro Pal per le sue posizioni, ritenute antisemite. Niente approdo in Azione per Delrio, che sarebbe vicino al passaggio a Italia Viva di Matteo Renzi, con il quale è rimasto in ottimi rapporti.

A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo

Da una serie divulgativa a un festival culturale a tema, sono diverse le iniziative che A2A, partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, ha previsto durante l’intera durata della manifestazione che sta tenendo gli occhi del mondo concentrati sull’Italia. Progetti nati per promuovere il valore dello sport come strumento di crescita, integrazione e benessere collettivo – principi alla base dell’agire del Gruppo – e contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone.

Una serie per spiegare la fisica dietro ai gesti sportivi

Il primo è un vodcast realizzato con il professor Vincenzo Schettini, docente di fisica e divulgatore scientifico, che spiega i principi della fisica che si celano dietro ogni performance e ogni gesto sportivo. Intitolato La fisica delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali, si compone di sei episodi da 20 minuti, ciascuno dei quali ruota intorno a una parola chiave, in cui l’esperto racconta, attraverso il dialogo con alcuni atleti, la fisica applicata agli sport invernali, i dietro le quinte delle prestazioni atletiche. Tra gli ospiti ci sono:

  • l’atleta Paralimpico di snowboard Riccardo Cardani, che approfondisce il concetto di Reazione, la capacità di gestire le difficoltà sia sulla tavola da neve sia nella vita;
  • l’ex atleta e ora allenatrice di pattinaggio Anna Memola, che parla di Conservazione e della capacità di essere costanti mantenendo le passioni pur di fronte ai cambi di prospettiva;
  • lo sciatore freestyle Ian Rocca, che discute di Traiettoria e del valore di una critica costruttiva per intraprendere nuovi percorsi;
  • la maestra di sci alpino Beatrice Lacedelli, che affronta il tema delle Forze e della combinazione di fattori e ispirazioni, positive o negative, che rendono possibile il raggiungimento di un risultato;
  • l’atleta Paralimpico di sci alpino Giacomo Bertagnolli, con cui si parla di Equilibrio come condizione che si raggiunge attraverso l’evoluzione, approfondendo la conoscenza di una disciplina che richiede sensibilità, precisione e grande lavoro di squadra;
  • la giovane promessa dell’hockey Chiara Carioti, che propone alcune riflessioni sulle Leggi che governano i gesti atletici e, di riflesso, sulla relazione tra regole e obiettivi conseguiti.
A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo
Vincenzo Schettini (A2A).

La serie, che unisce taglio scientifico e intrattenimento, è disponibile su RaiPlay e si inserisce nella collaborazione tra A2A e il professor Schettini che procede da tempo per sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della sostenibilità e dell’innovazione, unendo contenuti didattici ai linguaggi digitali. La partnership si è concretizzata attraverso progetti per le scuole, come Futuro in Circolo di cui il fisico è stato ambassador, e approfondimenti social sul funzionamento degli impianti del Gruppo.

Una rassegna culturale con concerti, incontri e laboratori per tutti

Per celebrare e accompagnare lo sport e la magia invernale anche al di fuori degli appuntamenti Olimpici e Paralimpici, il Gruppo A2A ha poi organizzato insieme al Teatro Franco Parenti un festival con otto spettacoli ispirati ai valori dei Giochi, gratuiti e dedicati a spettatori di tutte le età. La rassegna, in scena tra il 6 febbraio e l’1 marzo, unisce show, concerti, incontri e laboratori con musica, intrattenimento e arte sul tema dello sport, della neve, della montagna e della magia dell’inverno. Partecipa al festival lo stesso Schettini, che porta a teatro il vodcast di cui sopra il 19 febbraio (presentato, il 7, presso il Cinema Plinius di Bormio). Il programma prevede poi:

  • uno spettacolo-concerto con la regia di Marco Rampoldi che unisce musica classica, pop e rock, tra inni e film epici a tema sport;
  • un concerto del Coro Cantosospeso di Milano che offre un viaggio musicale attraverso i cinque continenti;
  • un incontro con il neuroscienziato Andrea Bariselli per scoprire il cervello dietro le grandi vittorie;
  • uno spettacolo con i comici Luca Ravenna e Daniele Tinti per celebrare lo spirito dello sport con leggerezza e comicità;
  • due rappresentazioni teatrali e un laboratorio pensati per i più piccoli, per farli immergere nei paesaggi innevati e glaciali.
A2A per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: tutte le iniziative promosse dal Gruppo
La locandina del festival (A2A).

Per partecipare è possibile prenotare il proprio biglietto fino a esaurimento posti tramite la piattaforma messa a disposizione dal teatro, dove sono presenti anche maggiori informazioni sui singoli spettacoli.

Proiezioni sulle facciate delle sedi di Milano e Brescia

Un’ulteriore iniziativa messa a punto da A2A per accompagnare i Giochi prevede proiezioni speciali sulle facciate delle due sedi principali del Gruppo a Milano e Brescia. Fino al termine della manifestazione, ogni sera gli edifici di Corso di Porta Vittoria a Milano e di via Lamarmora a Brescia ospiteranno infatti immagini dedicate alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali. Un’iniziativa che contribuisce ad accendere lo spirito dei Giochi e un omaggio simbolico alla manifestazione sportiva che richiama i valori di integrazione, inclusione e crescita individuale e collettiva, propri dello Spirito Olimpico e Paralimpico e dell’identità di A2A come Life Company.