Tana libera tutti: nonostante l’aula occupata dagli esponenti della sinistra fino alle 2 di notte, le conferenze stampa all’urlo di «prima la sanità» e tutte le mosse ostruzionistiche, alla fine il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la cosiddetta legge “salva-caccia” con 43 voti favorevoli e 18 contrari.

Un testo in linea con le disposizioni del Decreto Montagna del governo
Una misura utile ad aggirare i divieti del Tar che, a maggio 2025, ha chiuso 475 valichi, impedendo ai cacciatori di catturare prede varie ed eventuali. In sostanza, il testo si allinea alle disposizioni del Decreto Montagna del governo, stabilisce regole non diversamente interpretabili e riapre 23 valichi.

Massardi e Bravo, due esempi di quanto contino le preferenze di chi spara
Tralasciando i giudizi pro e contro l’attività venatoria, dietro c’è un’interessante partita meramente politica e di tornaconto elettorale. In Lombardia i cacciatori sono 50 mila e valgono ancora più voti: alle urne portano mogli, figli, parenti tutti. Per fare qualche esempio, citando i due più votati dalla maggioranza dei cacciatori: Floriano Massardi, della Lega, ha preso circa 10 mila preferenze alle elezioni regionali del 2023, mentre Carlo Bravo, di Fratelli d’Italia, oltre 7 mila.
La rabbia dei cacciatori vicini alla sinistra, quelli di Arci Caccia
Anche il Partito democratico ha cercato elettori nel mondo venatorio, facendo promesse che sono state disattese nella battaglia contro la sentenza del Tar, la cui udienza è fissata per il 9 ottobre (ma ormai la nuova legge la supera). Quando l’opposizione ha occupato l’aula, impedendo al Consiglio di votare e costringendo a convocare una seduta straordinaria lunedì 6 ottobre per approvare il progetto di legge – scene che non si erano mai viste, dice chi lavora a Palazzo Pirelli -, i cacciatori vicini alla sinistra, quelli di Arci Caccia, si sono abbastanza inviperiti.

Così, hanno scritto un comunicato al cianuro: «I consiglieri di minoranza, in particolare del gruppo Pd, erano a conoscenza delle problematiche correlate ai valichi e delle richieste di urgenza provenienti dal territorio, adeguatamente motivate, ancor prima di iniziare l’iter di approvazione della delibera. Una comunicazione dettagliata è stata inviata alla loro attenzione in data 14 settembre spiegando i motivi della delibera e il conseguente iter».
«Non esistono altri metodi, se si ritiene necessario, per fare ostruzionismo?»
La domanda sorge spontanea, continuano da Arci Caccia: «Perché strumentalizzare questo atto proprio con la delibera valichi? Non esistono altri metodi, se si ritiene necessario, per fare ostruzionismo? Occupare i banchi della presidenza per un provvedimento sulla caccia? E poi ci piacerebbe conoscere qual è / qual era la posizione ufficiale del Partito democratico in merito alla delibera che riapre i “valichi” inopinatamente indicati da Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ndr) perché, dall’intreccio dei comunicati, questo non emerge. Perché poi alcuni consiglieri continuano ad affermare nei comunicati stampa che questa delibera “dà la possibilità ai cacciatori di cacciare sui valichi di passaggio degli stormi di migratori“, dimostrando di non voler capire la realtà dei fatti?».

Qui la prova che la mossa della sinistra rischia di essere masochista: «Tra i cittadini lombardi cacciatori non ci sono esclusivamente elettori del centrodestra! Dov’è l’attenzione ai territori e alle richieste che provengono dalle aree montane? Ricordiamo poi che in Lombardia in oltre 30 anni di governo del centrodestra, l’attività venatoria ha fatto vistosi passi indietro, a partire dalla non integrale applicazione della legge quadro 157/92 per non parlare del Piano faunistico venatorio che, dall’approvazione della Legge 26/1993, è tuttora in gestazione», concludono i cacciatori.
Dito puntato sulla deriva “animalista” del Partito democratico
Infine, una dissociazione: «Arci Caccia Lombardia si dissocia dalle posizioni espresse da centrosinistra durante il Consiglio regionale del 23 settembre, sempre più preoccupata dalla deriva “animalista” del Partito democratico che, a nostro avviso, dovrebbe essere molto più sensibile alle esigenze dei territori non metropolitani. In caso contrario si dica espressamente che la caccia, intesa come sempre da questa associazione come gestione di fauna e ambiente, non rientra nei programmi del partito. Sarebbe tutto molto più chiaro». Il Pd con i cacciatori rischia di lasciarci la pelliccia?


