Una donna in Usa è in remissione dal tumore senza alcuna cura

AGI - Una donna con un tumore al braccio è ora in remissione pur non avendo ricevuto alcun trattamento. L'eccezionale risvolto sembra essere collegato a una biopsia effettuata per diagnosticare la malattia, che ha innescato una risposta immunitaria contro il cancro. Si tratta di uno dei soli nove casi noti in cui una biopsia ha rivelato un tumore di questo tipo, che aveva colpito il tessuto connettivo, poi scomparso nel giro di poche settimane.

Il caso è stato descritto sulla rivista Cureus: Journal of Medical Science. La donna, di 59 anni, aveva notato un nodulo in rapida crescita qualche settimana prima di chiedere aiuto, quando aveva raggiunto i 2 centimetri di diametro. "Si era sviluppato rapidamente, causandole dolore e fastidio; era preoccupata", afferma Rohit Sharma del Marshfield Clinic Health System nel Wisconsin, che ha curato la donna.

Il nodulo

Sharma e i suoi colleghi hanno contrassegnato la posizione del tumore con inchiostro per tatuaggi e hanno prelevato un campione bioptico inserendovi brevemente un ago sottile. L'esame ha rivelato che il nodulo, situato nel tessuto connettivo tra la pelle e il muscolo della donna, era un tumore chiamato mixofibrosarcoma, contenente cellule cancerose aggressive. "Era probabile che si diffondesse, e i tumori uccidono diffondendosi", afferma Sharma.

La scoperta prima dell'intervento

Due settimane dopo, la donna è tornata per un intervento chirurgico di rimozione del tumore, ma i medici sono rimasti sorpresi nello scoprire che era completamente scomparso. "Ha detto che dopo la biopsia, aveva iniziato a ridursi nel giro di tre o quattro giorni", afferma Sharma. Per accertarsi che il tumore fosse effettivamente scomparso, l'èquipe ha asportato chirurgicamente il tessuto circostante la zona in cui si trovava, confermando l'assenza di cellule cancerose. "La tempistica della biopsia e la risoluzione suggeriscono che sia in atto una reazione immunitaria", afferma Sharma.

La scomparsa di qualsiasi tipo di tumore dopo una biopsia è estremamente rara, ma questo fenomeno è stato segnalato pi§ frequentemente per i tumori che vengono riconosciuti più facilmente dal sistema immunitario, come quelli della pelle. Secondo Sharma, eseguire una biopsia puo' causare la morte di alcune cellule tumorali e il rilascio di segnali infiammatori che attivano le cellule immunitarie in prima linea, come le cellule natural killer, per uccidere il tessuto tumorale danneggiato entro ore o giorni.

Ma, ovviamente, questo non accade - almeno non in modo significativo - nella maggior parte delle persone, quindi i pochi fortunati probabilmente possiedono determinati fattori genetici ed esposizioni ambientali che consentono al loro sistema immunitario di rispondere in questo modo. Analizzare in dettaglio questi casi rari, ad esempio esaminando i genomi e le storie cliniche dei pazienti, potrebbe rivelare modi per migliorare la risposta generale alla terapia antitumorale. L'obiettivo dei ricercatori è ora dunque quello di sequenziare il genoma della donna e analizzare le sue cellule immunitarie per capire se sia possibile replicare artificialmente questa risposta naturale attraverso nuove forme di immunoterapia. 

Garlasco, Andrea Sempio a Pavia per l’incontro con i pm. Marco Poggi ascoltato per due ore

AGI - Andrea Sempio e Marco Poggi sono i protagonisti di uno degli ultimi capitoli investigativi dell'indagine di Garlasco prossima alla chiusura. L'indagato per l'omicidio di Chiara Poggi per la prima volta guarderà negli occhi i pm che stanno cercando di riscrivere la trama del delitto e lo hanno convocato per dargli la possibilità di difendersi.

Ci sarà solo, salvo sorprese, un rapido incrocio di sguardi tra i magistrati e Sempio perché i suoi legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti hanno annunciato la strategia del silenzio motivandolo con la necessità di conoscere prima le carte dell'accusa e di avere il tempo di svolgere una consulenza personologica che risponda al ritratto non lusinghiero di chi indaga ispirato da vecchie chat in un forum online. In contemporanea si è svolta l'audizione di Marco Poggi, il fratello di Chiara, ritenuto dagli inquirenti guidati dal procuratore Fabio Napoleone una figura centrale nella nuova ricostruzione. La sua testimonianza è durata oltre due ore dagli inquirenti su alcuni temi introdotti dalla nuova inchiesta sul delitto.

A lui, in quanto testimone obbligato a rispondere e a dire la verità, sarà chiesto in particolare dei video intimi che la vittima avrebbe girato con Alberto Stasi e che avrebbero acceso l'ossessione di Sempio verso la ragazza uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. 

Sempio entrato da ingresso posteriore del tribunale

 Andrea Sempio è entrato in auto con i suoi legali nel palazzo di giustizia di Pavia per l'interrogatorio davanti ai pm che lo indagano per l'omicidio di Chiara Poggi. Sempio ha fatto ingresso in tribunale varcando l'entrata posteriore dribblando la maggior parte dei cronisti che sostano di fronte all'ingresso principale. 

In corso l'audizione di Marco Poggi

È in corso l'audizione di Marco Poggi in Procura a Pavia. Il 37enne fratello di Chiara Poggi che vive a Mestre è entrato da un ingresso secondario eludendo, come Sempio, la maggior parte dei giornalisti e di curiosi assiepati davanti al portone principale. 

 

Sventata una faida a Roma tra clan legati ai Senese

AGI - I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della procura, nei confronti di 18 persone (16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) accusate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacentispaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsionericiclaggioestorsione e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall'aver agito con modalità mafiose.

La misura restrittiva trae origine da un'indagine dei militari del Nucleo Investigativo di Roma, avviata nel mese di maggio 2025 sotto l'egida della DDA romana, che ha consentito di raccogliere elementi probatori in ordine all'operatività di un sodalizio criminale dedito all'importazione dall'estero e alla distribuzione all'ingrosso a diverse piazze di spaccio della Capitale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. A tale associazione criminale, una delle più pericolose della Capitale, sono state contestate le aggravanti della disponibilità di armi e del "metodo mafioso" tenuto conto del controllo del territorio esercitato sulle attività di spaccio, delle modalità violente e minatorie nel recupero dei crediti di droga e della vicinanza dei vertici a importanti referenti del clan Senese.

Le modalità violente del sodalizio

Emblematici, in tal senso, sono: il sequestro di persona del padre di un intermediario che veniva prelevato a Sulmona (AQ) e condotto all'interno di un'abitazione, al confine tra l'Abruzzo e il Lazio, dove gli veniva puntata una pistola alla testa e costretto a inviare messaggi al figlio finalizzati a fargli restituire la somma di 200 mila euro, destinati all'acquisto di hashish, che questi aveva trafugato all'organizzazione; l'estorsione a un intermediario marocchino, di stanza in territorio spagnolo, che veniva minacciato di morte al fine di fargli restituire la somma di 50 mila euro consegnata come anticipo di un carico di stupefacenti mai giunto in Italia; l'estorsione a un pusher insolvente, il quale veniva portato presso una chiesa, ove veniva percosso brutalmente con calci e pugni e con un calcio di una pistola alla testa, al fine di fargli consegnare la somma di 35 mila euro.

Scontri e tentati omicidi

Nel corso delle indagini sono sorti contrasti per la spartizione delle piazze di spaccio con un sodalizio rivale che sono culminati in due tentati omicidi, di cui sono state ricostruite le fasi organizzative ed esecutive, avvenuti nel quartiere Tuscolano il 23 novembre e l'11 dicembre 2025. Nel corso degli agguati, a seguito dei quali sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali, sono stati esplosi sulla pubblica via numerosi colpi d'arma da fuoco, mettendo a rischio l'incolumità di eventuali passanti e creando un serio allarme sociale. La faida in corso tra le due consorterie continuava nei mesi a venire e i carabinieri sono riusciti a sventare, in almeno 5 occasioni, tra il 14 e il 19 aprile 2026, l'esecuzione di altrettanti attentati omicidiari. Per eseguire i delitti ed evitare di essere individuati, i capi dell'organizzazione hanno anche assoldato un killer cileno, prelevandolo direttamente in Spagna e facendolo nascondere, unitamente ad altri componenti del commando, in una villetta di Ciampino.

La permeabilità del sistema carcerario

L'indagine ha consentito di documentare un allarmante quadro generale in relazione alla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento alla casa circondariale di Roma Rebibbia; l'organizzazione è risultata in costante contatto con diverse figure di altissimo spessore criminale attualmente detenuti presso il carcere romano di Rebibbia. Inoltre, dalle attività di intercettazione è emersa la facilità del gruppo nel condizionare le assegnazioni dei detenuti nell'ambito del carcere di Rebibbia e di commissionare spedizioni punitive dei detenuti con i quali insorgono contrasti in ambito criminale.

Altre sei persone finite in manette

Durante le fasi operative per l'esecuzione dell'ordinanza i carabinieri del Gis e del Nucleo Investigativo di Roma hanno fatto irruzione in una villetta in via del Fontanile Anagnino, ai confini con il comune di Ciampino, dove hanno trovato due pericolosi indagati, destinatari di misura cautelare e altri 4 uomini, tra cui il cittadino cileno che risulta essere stato assoldato come killer dall'organizzazione, prelevato direttamente in Spagna e tenuto li' nascosto.

Tutti e 6 gli uomini, compresi quelli già destinatari di misura cautelare, sono stati arrestati in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in quanto nell'abitazione sono stati rinvenuti 4 chili di hashish, 130 grammi di cocaina e diverso materiale per il taglio e il confezionamento della droga, oltre a 11 mila euro in contanti ritenuti il provento dell'attività illecita. Nel corso della perquisizione è stata anche rinvenuta una pistola scacciacani, priva di tappo rosso, che è stata sequestrata. 

 

 

L’Amerigo Vespucci riprende il tour mondiale

AGI - Nave Amerigo Vespucci, “la nave più bella del mondo”, dopo la lunga sosta manutentiva presso l’Arsenale Marittimo di La Spezia, continua il suo Tour Mondiale con la Campagna in Nord America 2026 e l’obiettivo di portare in giro per il mondo la bellezza, l’identità, il dialogo tra i popoli, la cultura e il fascino dell’Italia e degli italiani.

Partirà il 9 maggio dal Porto Antico di Genova per attraversare l’Oceano Atlantico e raggiungere le coste nordamericane tra Stati Uniti e Canada, toccando i principali porti dei due Paesi.

Il tour mondiale in Nord America 2026

Annunciato a settembre 2025 dal ministro della Difesa Guido Crosetto, in occasione della conferenza stampa di chiusura del Tour Mondiale Vespucci 2023-2025, il Tour Mondiale Amerigo Vespucci - Campagna in Nord America 2026 si inserisce nelle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza degli Usa. Il Tour è un’iniziativa del ministero della Difesa e della Marina Militare ed è prodotto da Difesa Servizi Spa, società in house del ministero della Difesa.

La cerimonia di partenza a Genova

La partenza da Genova seguirà la cerimonia in programma alle ore 10.30 al Porto Antico con la partecipazione del ministro della Difesa Guido Crosetto, del capo di Stato maggiore della Marina Militare ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto, del presidente della Liguria Marco Bucci, della sindaca di Genova Silvia Salis e dell’amministratore delegato di Difesa Servizi Luca Andreoli.

Durata e tappe della Campagna

Il tour durerà 156 giorni, durante i quali verranno percorse oltre 12mila miglia nautiche in 107 giorni in mare ed effettuate 13 soste, di cui 8 in porti esteri, tra cui Baltimora (24-29 giugno), New York (4-8 luglio), Boston (11-16 luglio), Quebec City (23-27 luglio) e Montreal (29 luglio-3 agosto).

Il rientro in Italia

Al suo rientro in Italia, Nave Amerigo Vespucci farà sosta a Cagliari (13-16 settembre), Taranto (20-24 settembre) e Venezia (29 settembre-3 ottobre). L’ultima tappa sarà a Trieste (8-12 ottobre), in occasione della Barcolana, la regata velica più partecipata del mondo con oltre 2000 imbarcazioni che si tiene ogni anno nel Golfo di Trieste.

La nave scuola della Marina Militare

Nave Amerigo Vespucci continuerà a svolgere il suo ruolo di Nave scuola della Marina Militare, imbarcando gli allievi della prima classe dell’Accademia Navale di Livorno: saranno 180 cadetti che raggiungeranno il Vespucci a Baltimora per poi concludere la campagna addestrativa con lo sbarco a Taranto.

Apertura al pubblico a Genova

La Vespucci ha lasciato l’Arsenale di La Spezia ieri ed è arrivata stamattina nel Porto Antico di Genova (davanti ai Magazzini del Cotone), dove resterà ormeggiata fino alla partenza del 9 maggio. La nave è aperta al pubblico da oggi al 7 maggio: per salire a bordo è necessaria la prenotazione gratuita sul sito tourvespucci.it

Il capo della Uno Bianca: “Ci hanno chiesto di uccidere e l’abbiamo fatto”

AGI - Il capo della Banda della Uno Bianca, Roberto Savi, intervistato nel carcere di Bollate da Francesca Fagnani per la trasmissione 'Belve Crimè, in onda questa sera dalle 21.20 su Rai 2, per la prima volta, dopo 32 anni di silenzio, ha rilasciato alcune dichiarazioni che stanno sollevando polemiche, soprattutto da parte dei parenti delle vittime. RaiPlay ha diffuso un'anteprima con alcuni passaggi dell'intervista, definita "intensa e complessa, con rivelazioni che potrebbero riaprire anche i processi, come da tempo chiedono i familiari delle vittime, convinti che la verità giudiziaria accertata non coincida pienamente con quella storica". Roberto Savi sta scontando l'ergastolo.

La banda

La banda della Uno Bianca era composta quasi interamente da poliziotti e, tra il 1987 e il 1994, uccise 23 persone e ne ferì 100. L'intervista verte su uno dei fatti di sangue più controversi della storia della Uno Bianca: l'omicidio nell'armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio del 1991, vittime la titolare Licia Ansaloni e il suo collaboratore, l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Roberto Savi, rispondendo alle domande di Fagnani, rivela che, per quanto riguarda l'assalto all'armeria, "non si tratto' di una rapina", come invece stabilito dalle sentenze. "Ma va là, la rapina - rimarca Salvi -. Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient'altro che pistole in quella casa". 

Il motivo dell'uccisione di Capolungo, secondo Savi, sarebbe che "lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?". Secondo Savi, il raid all'armeria bolognese é stata una delle azioni che era stata chiesta alla banda dagli 'apparati'.

Le dichiarazioni

"Ogni tanto venivamo chiamati: 'Facciamo così, e facevamo così'", racconta l'ex poliziotto che ribadisce che sarebbe stata chiesta l'uccisione di Capolungo "perché era un carabiniere. Era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell'Arma". "Capitava che faceste qualcosa, qualche azione perché chiesta da altri?" gli viene dunque chiesto dalla conduttrice. "Ci sono degli uffici particolari che hanno un apparato e noi eravamo di quelli che, delle volte, appunto, abbiamo fatto quel lavoro lì", risponde Savi.

"Vi hanno chiesto di eliminarlo?", domanda Fagnani e Savi annuisce. "Tutte le settimane - dice ancora Savi -, passavo due o tre giorni a Roma". "Con chi parlava?", chiede Fagnani. "Eh, con chi parlavo, andavo giù per parlare con loro". "Loro chi? I Servizi?", insiste la conduttrice. "Ma sì - risponde il capo della Uno Bianca -. Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere".

Fagnani chiede ancora come mai la banda fu catturata dopo così tanto tempo. "Ce la mettevano tutta ma non ci trovavano, non ci prendevano", risponde Savi. E quando Fagnani gli ricorda alcune parole da lui pronunciate ("A un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa"), Savi risponde: "é vero". 

La reazione delle vittime

"Roberto Savi dice solo falsità. Noi parenti delle vittime siamo indignati e, se avesse qualcosa di reale da dire, dopo 32 anni in cui non ha mai parlato, parlerebbe ai magistrati. è un'operazione sospetta". Cosi' all'AGI, Alberto Capolungo, presidente dell'associazione delle vittime della Uno Bianca, commenta l'intervista rilasciata a Savi.

"Quando abbiamo saputo dell'intervista siamo rimasti scioccati e interdetti, sarebbe stato cortese essere avvertiti, invece non l'hanno fatto nè il magistrato di sorveglianza che ha concesso il permesso nè la redazione di Belve"

"Io avrò quattro minuti a disposizione per parlare in Parlamento in occasione della Giornata in ricordo delle vittime di stragi e terrorismo, il 9 maggio. A Roberto Savi, invece, viene concesso ben altro palcoscenico e ribalta, in prima serata, in televisione, con milioni di telespettatori ad ascoltarlo. Siamo amareggiati", ha aggiunto Capolungo.

La rapina di via Volturno a Bologna,

Riguardo la rapina dell'armeria di via Volturno a Bologna, di cui Savi parla nell'intervista e in cui la banda uccise l'ex carabiniere Pietro Capolungo, padre di Alberto Capolungo, dice: "Savi dice cose che non sono vere, mio padre era in pensione, faceva l'orto dei pensionati a Castel Maggiore, la sua esistenza è facilmente ricostruibile, sia quella lavorativa nei Carabinieri, prima alla caserma di via dei Bersaglieri e poi al Nucleo traduzioni del tribunale, e poi quella da pensionato. Non era certo nei servizi segreti e lo sanno tutti".

"So che altri giornalisti anche noti - prosegue - si erano rivolti in passato ai magistrati per avere la possibilità di intervistare Savi. Mi chiedo come mai ci sia questa operazione ora, che per noi è altamente negativa e anche sospetta e perchè, dopo 32 anni, Savi vada a dire queste cose in tv". "Per noi familiari comunque - conclude -, è molto doloroso e siamo indignati".

Non solo Hantavirus: tutte le malattie trasmesse dai topi

AGI - Non solo Hantavirus. I topi sono portatori di leptospirosi, salmonellosi, tossinfezioni alimentari. "Vale la pena ricordare, a questo proposito - evidenzia Fabrizio Pulvirenti, direttore della UOC di Malattie infettive dell'ospedale Vittorio Emanuele di Gela (Caltanissetta), che nel 2014 da medico volontario di Emergency contrasse Ebola in Sierra Leone - che i roditori non sono portatori esclusivi di Hantavirus. La loro pericolosità, nei termini della possibilità di trasmettere infezioni, è ben più ampia.

Il ratto (Rattus rattus e Rattus norvegicus) è serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni: la leptospirosi, trasmessa attraverso le loro urine contaminate che raggiungono acque o il suolo; la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi; la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis.

 

 

E poi c'è la storia: se la peste bubbonica del Trecento devastò l'Europa, fu perché il ratto fungeva da ospite per Xenopsylla cheopis, la pulce vettore di Yersinia pestis. Il roditore non uccideva direttamente, ma trasportava chi uccideva".

I controlli della popolazione roditori è una questione di salute pubblica

"Tutto questo - prosegue Pulvirenti, autore di SSN 4.0. Proposte per la rifondazione del Servizio Sanitario Nazionale - rende il controllo della popolazione roditrice una questione di salute pubblica concreta. Il lavoro di vigilanza svolto dalle Aziende Sanitarie Locali e dai Nuclei Antisofisticazione e Sanità dell'Arma dei Carabinieri nei mercati, nei depositi alimentari, nella ristorazione collettiva, è una delle linee di difesa meno visibili ma più efficaci di cui disponiamo ed andrebbe potenziata, specie nell'ottica di un compiuto approccio Onehealth". Il SSN, secondo l'esperto, è un patrimonio di prevenzione e vigilanza da rifondare in chiave Onehealth.

"Il nostro SSN - riflette Pulvirenti - sebbene abbia bisogno di un aggiornamento strutturale legato ai mutamenti tecnologici, sociodemografici, scientifici e organizzativi sopraggiunti in quasi mezzo secolo, ha costruito un sistema di controlli preventivi che ci aiutano a tenere lontani da noi pericoli molto seri per la nostra vita e la salute pubblica".

Non è un'influenza

E continua: "L'Hantavirus non si comporta come un'influenza. Non circola nell'aria di una sala da pranzo affollata, non passa da una stretta di mano, non si diffonde tra passeggeri come un coronavirus. Appartiene alla famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus, e si tratta di una zoonosi, ovvero di una infezione animale che occasionalmente interessa l'uomo, il cui serbatoio naturale è costituito da roditori selvatici, portatori cronici asintomatici. Il contagio nell'uomo avviene per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette (urina, feci essiccate, saliva) o, più raramente, per contatto diretto con materiale biologico dell'animale.

Trasmissione uomo a uomo

La trasmissione interumana è documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiarito. Per tutti gli altri ceppi, inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante". Sul caso delle persone contagiate presenti a bordo della nave da crociera, Pulvirenti sottolinea che "il periodo di incubazione oscilla tra una e otto settimane, il che rende plausibile l'ipotesi di un'esposizione avvenuta prima dell'imbarco. Il numero limitato di casi a bordo, in un ambiente chiuso e densamente popolato, rafforza questa lettura, giacchè una trasmissione interumana attiva avrebbe prodotto numeri ben diversi.

Nel caso degli Hantavirus, comunque, il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti resta estremamente basso. Ciò che questo caso richiede è un'indagine epidemiologica rigorosa con l'identificazione del ceppo, la ricostruzione dell'esposizione, la definizione della finestra temporale, ma certamente non allarmismo". 

 

Torna l’ombra della mafia di Corleone, arrestato il nipote di Totò Riina

AGI - Torna la mafia di Corleone, e con essa l’impronta di Totò Riina: i carabinieri della locale Compagnia hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Palermo Claudia Rosini su richiesta della Procura distrettuale antimafia, nei confronti di tre persone ritenute responsabili, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Si tratta di Mario Grizzaffi, 60 anni; Mario Gennaro, 54 anni, e Pietro Maniscalco, 63 anni. Il nome di spicco è quello di Grizzaffi: nipote del boss dei boss Totò Riina e divenuto capo del mandamento di Corleone dopo la morte sia dello zio sia di Bernardo Provenzano (11 aprile 2006).

L’indagine, condotta dal 2017 al 2023, ha consentito di definire gli assetti della famiglia mafiosa di Corleone, individuando i vertici in Grizzaffi e ricostruendo episodi significativi in cui sono state attuate condotte intimidatorie, manifestazione – spiegano gli investigatori – di una “mafia rurale ancora operativa”.

Furti, incendi e intimidazioni per controllare il territorio

Furti, danneggiamenti, incendi: erano questi i “metodi” adottati per controllare il territorio nel mandamento di Corleone da parte del clan guidato, secondo gli investigatori, dal nipote di Totò Riina. Il quadro emerge dalle indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica, che ha chiesto e ottenuto dal gip di Palermo la custodia cautelare in carcere per tre dei sei indagati, accusati di associazione mafiosa. Il provvedimento è stato emesso dal gip Claudia Rosini.

Per tre persone – Giovanni Gennaro, 47 anni, Francesco e Liborio Spatafora, di 77 e 47 anni – il gip ha respinto la misura: restano indagate a piede libero.

I reati contestati riguardano danneggiamenti, incendi e furti di mezzi appartenenti ad aziende agricole di Corleone – tra cui uno utilizzato da una cooperativa che opera in immobili confiscati alla mafia – nonché estorsioni ai danni di esercenti locali, finalizzate a ottenere dilazioni nei pagamenti di debiti. Gli indagati, sfruttando la forza intimidatoria del vincolo associativo, avrebbero esercitato un potere di controllo tale da intervenire nella risoluzione di controversie private, nella gestione dei confini dei terreni agricoli e nella compravendita degli stessi. Secondo gli investigatori, anche semplici cittadini si sarebbero rivolti a loro per ottenere autorizzazioni preventive all’acquisto di fondi agricoli o per dirimere dispute tra privati.

Garlasco: nell’interrogatorio delle gemelle Cappa domande sui rapporti tra la vittima e Sempio

AGI - Nel caso Garlasco è il momento delle 'gemelle K'. Mai indagate eppure dal primo minuto di questa storia giudiziaria e umana infinita sul pulpito mediatico dei protagonisti. Stefania e Paola Cappa sono state convocate dai pm di Pavia, arrivati agli ultimi passi dell'inchiesta su Andrea Sempio accusato di avere ucciso Chiara Poggi per delle avance rifiutate. 

I rapporti tra Chiara Poggi e Andrea Sempio

Tra i temi esplorati nei colloqui con le gemelle Stefania e Paola Cappa c'è stato anche quello, cruciale nella nuova inchiesta della Procura di Pavia, sui rapporti tra Chiara Poggi e Andrea Sempio. È quanto viene riferito da fonti legali dalle quali si apprende che invece non sarebbe stato trattato l'argomento del movente attribuito all'indagato, cioè quello ipotizzato nel capo d'imputazione delle avance sessuali respinte dalla vittima. E nemmeno sono state chieste delucidazioni alle due donne sulla questione dell'arma cercata dai carabinieri nel canale di Tromello ed evocata, senza alcun riscontro concreto, da un testimone che chiamo' in causa Stefania Cappa.

Una delle tante suggestioni infondate che hanno coinvolto le gemelle, mai indagate in nessuna inchiesta sul crimine. Il focus delle audizioni nella caserma Montebello di oggi, sintetizza l'avvocato Antonio Marino, è stata la ricostruzione "dei singoli rapporti umani tra i vecchi e i nuovi protagonisti" dell'intricato caso. Domani sarà la volta di un altro testimone, Marco Poggi, il fratello della ragazza uccisa a Garlasco che sarà sentito in Procura a Pavia 'sfiorandosi' così con l'amico di gioventù che adesso deve difendersi dall'accusa di avere ucciso sua sorella

Prima l'audizione di Paola Cappa, poi di Stefania

Paola Cappa è arrivata in mattinata nella caserma dei carabinieri Montebello di Milano. Decine i cronisti fuori dalla caserma hanno atteso il suo ingresso dall'entrata principale mentre la testimone ha scelto un varco secondario. Terminata la sua audizione, è toccato alla gemella Stefania rispondere alle domande degli inquirenti nella veste di persona informata sui fatti. Stefania Cappa era la gemella che all'epoca era più legata alla vittima.

Il legale: "Audizioni brevi, domande su pochi punti"

Le audizioni di Stefania e Paola Cappa sono durate "circa 35-40 minuti per ciascuna", riferisce l'avvocato Antonio Marino lasciando intendere che le domande sono state poche e hanno riguardato un nucleo di temi molto ristretto. L'audizione di Stefania Cappa è cominciata alle 11, quella di Stefania alle 14. Si può quindi presumere che alla Procura di Pavia servissero risposte 'chirurgiche' su alcuni punti nella ricostruzione del contesto del delitto di Chiara Poggi. 

I legale, da Paola e Stefania "spirito collaborativo"

Paola e Stefania Capppa hanno risposto alle domande degli inquirenti "con spirito collaborativo", riferisce in una nota l'avvocato Antonio Marino. "Nella mattinata odierna le nostre assistite signore Stefania e Paola Cappa hanno reso sommarie informazioni testimoniali dinanzi ai carabinieri di Milano, su delega della Procura di Pavia, nell'ambito del nuovo filone di indagini sul delitto di Chiara Poggi. In occasione delle audizioni, entrambe di breve durata, le nostre assistite hanno rinnovato lo spirito collaborativo manifestato sin dall'inizio delle indagini nel rispetto dell'autorità inquirente".

L'omicidio di Chiara Poggi nella villetta di Garlasco 

Le due erano cugine di primo grado della vittima in quanto figlie di Mariarosaria Poggi, la sorella del papà della ragazza uccisa nella villetta di Garlasco in via Pascoli il 13 agosto del 2007. Il padre è l'avvocato Ermanno Cappa che le ha protette da suggestioni e sospetti allora come adesso, in ultimo col deposito di decine di querele alla Procura di Milano.

Il fotomontaggio con le gemelle Cappa accanto alla cugina 

Stefania e Paola erano vivaci 23enni che si presero subito l'attenzione con un fotomontaggio che le ritraeva accanto alla cugina con la quale in realtà il rapporto non era così intimo anche per via di una certa freddezza tra i rami della famiglia.

Il matrimonio di Stefania su Vanity Fair 

Stefania è diventata un'avvocata di diritto sportivo, lavora nello studio del padre e si è sposata con Emanuele Arioldi, erede di Annina Rizzoli. Scene di un matrimonio che non è passato inosservato finito su Vanity Fair.

Paola, la food blogger tra Milano e Ibiza 

Paola è una food blogger tra Milano e Ibiza. Nessuna intervista in questi anni e la voglia di scrollarsi di dosso l'ombra dei giorni dell'estate che ha stravolto la vita di un gruppo di ragazzi nel paese tra le risaie. Dagli atti non emerge nessun contatto con Sempio e del resto sarebbe stato difficile essendo mondi separati per censo e frequentazioni.

Perché la nuova convocazione come testimoni?

E allora perché chiamarle adesso quando tutto, nella testa dei pm, sembra già definito? Forse per ritornare ancora, alla luce di un'ipotesi nuova di colpevole, a quando, il 15 agosto 2007, Paola Cappa raccontò ai carabinieri di sospettare di un ragazzo che la cugina respingeva, parlando di un approccio finito male.

I pm cercano riscontri su Andrea Sempio 

Stefania, come detto prima, era tra le due quella più legata a Chiara e ancora una volta le si chiederà di recuperare nella memoria scampoli che possano confermare in qualche modo la pista investigativa. Ieri si chiedevano riscontri alle gemelle per Alberto Stasi, oggi per Andrea Sempio.

 

Venezia: tre persone cadono in acqua, 20enne muore annegato

AGI - Intervento dei Vigili del fuoco alle 5,30 di questa mattina per un soccorso a persone in acqua in zona San Polo, dove risultava dispersa una persona appartenente a un gruppo di tre individui. Due componenti del gruppo sono stati tratti in salvo da un'imbarcazione di passaggio, mentre una terza persona, per cause in corso di accertamento, non è più riemersa. Sul posto sono intervenute due autopompe lagunari (APL) della sede di Venezia Dorsoduro, con il supporto dei sommozzatori del nucleo regionale. Alle 7,15 circa i sommozzatori hanno individuato e recuperato il corpo della terza persona, un giovane di 20 anni, purtroppo privo di vita, nelle acque antistanti la caserma della Guardia di Finanza a San Polo. Presenti sul posto i Carabinieri e il personale sanitario del Suem 118. 

XForma, la startup che unisce IA e relazioni umane: il caso di successo premiato in Italia e Usa

AGI - Nell’epoca digitale, dove social network e IA hanno un ruolo preponderante, il mondo del lavoro spesso si interroga sul valore delle relazioni umane. Esse hanno ancora un ruolo in una società iperglobalizzata che si muove alla velocità di un clic? Nonostante la giovane età, Matteo Perrucci e Orazio Laera, 29 e 30 anni, fondatori della start-up XForma, recentemente insignita con il Premio America Innovazione, non hanno dubbi. “Il mercato B2B (business to business, ndr.) è nato con la relazione tra persone e continua a svilupparsi intorno a ciò. I social sono un mezzo e l’IA un ottimizzatore di processi, entrambi non possono sostituire lo scambio umano”.

L’alchimia tra queste tre componenti è il segreto del loro successo. “Nel 2018 studiavamo marketing e comunicazione d’azienda all’Università di Bari. Fin da subito abbiamo cercato di organizzare e portare in Ateneo ospiti rilevanti del nostro settore. Poi – spiegano all’AGI – c’è stata la possibilità di creare una prima start-up che era legata a tutt’altro mondo, quello della nightlife”. In seguito il trasferimento dalla Puglia a Milano. “Con il Covid e la conseguente chiusura delle discoteche la start-up non aveva più motivo di esistere. Ma abbiamo compreso che LinkedIn – grazie al nostro modello innovativo – permette di arrivare a investitorimentor. È senza dubbio lo strumento più potente in ambito B2B. In altre parole ti fa entrare in contatto con chi ha il potere decisionale. Oggi il nostro target di clienti è rappresentato da realtà che fatturano da uno a dieci milioni di euro e che vogliono imporsi sia in Italia che all'estero, però abbiamo lavorato anche con aziende come Icos Spa e Axian note sul mercato globale. Per essere ancora più diretti: un nostro cliente, peraltro un caso studio, che vende software si è interfacciato con Carrefour e Coca-Cola, svolgendo una trattativa commerciale. Il nostro team di specialisti – proseguono – ha l'obiettivo di creare per nome e conto degli imprenditori, gestendo direttamente i loro profili, delle relazioni di valore attraverso LinkedIn. Nel momento in cui c’è un’esigenza viene fissato un appuntamento di vendita qualificato”. Il meccanismo dietro al successo? “L’IA definisce quali sono le aziende più propense all’acquisto. Il secondo passaggio – aggiungono – è composto da un’attività umana fatta da specialisti certificati da LinkedIn”.

I prossimi passi e i successi di XForma

“Adesso siamo in fase di maturazione. I prossimi passi di XForma? Ottimizzare i processi, supportare le aziende italiane nella loro crescita e prima o poi allargare lo sguardo anche all’estero”. In questo percorso non sono mancate le soddisfazioni, per esempio la “doppietta” nel “Premio America Innovazione”, organizzato dalla Fondazione Italia Usa che ogni anno gratifica le migliori startup che si sono distinte per crescita e business. “Abbiamo ricevuto il premio per due anni consecutivi. Siamo contenti della crescita che sta avendo la nostra realtà, perché oggi abbiamo più di 20 specialisti tra dipendenti e collaboratori. Tre sedi: Milano, Firenze e Palagiano. Quest’anno – rivelano Perrucci e Laera – supereremo il primo milione di euro di fatturato”.

Consigli per l'uso di LinkedIn

“A chi entra per la prima volta su LinkedIn consigliamo di creare o delegare un reparto verticale e competente. È molto complesso con dinamiche totalmente differenti rispetto a Facebook e Google. Tante aziende – concludono – stanno assegnando parti importanti del loro budget marketing a questa piattaforma non ancora satura, in grado di garantire risultati ormai che non possono più essere considerati casuali”.