Mihajlovic dimesso dall’ospedale dopo il terzo ciclo di cure

L'allenatore del Bologna è alle prese con la leucemia. Ad attenderlo fuori dal reparto di ematologia dell'Ospedale Sant'Orsola c'era la moglie.

Di solito la parola “dimissioni” associata a un allenatore non ha mai un’accezione positiva. Per Sinisa Mihajlovic sì: perché si intendono quelle dall’ospedale dove era ricoverato per curarsi dalla leucemia. Il tecnico del Bologna ha terminato il terzo ciclo della terapia.

TRE FOTO CON LA MOGLIE ALL’USCITA

Ad annunciarlo, attraverso Instagram, è stata la moglie Arianna, che intorno alle 13 ha pubblicato tre foto che la ritraevano abbracciata al marito all’uscita del padiglione 8 di ematologia del Sant’Orsola di Bologna. «Più bella cosa non c’è. Back Home», è stato il messaggio allegato alle immagini che annunciava il ritorno a casa del serbo.

L’ANNUNCIO DELLA MALATTIA A LUGLIO

Mihajlovic aveva comunicato la sua malattia in una commossa conferenza stampa il 13 luglio, “iscrivendosi” alla lista degli sportivi che hanno reso pubblici i loro problemi di salute, da Gianluca Vialli a Lance Armstrong. L’allenatore non ha mai lasciato l’incarico, continuando a guidare la squadra dall’ospedale. E dopo 41 giorni di terapie si presentò a sorpresa al Bentegodi di Verona per seguire dalla panchina la sfida dei rossoblù contro l’Hellas. Per lui i tifosi di Lazio (sua ex squadra da giocatore) e Bologna a inizio ottobre hanno fatto un pellegrinaggio fino al santuario di San Luca sul colle della Guardia.

PER IL SUO LEGAME CON SINISA POTREBBE ARRIVARE IBRA

Proprio per il suo legame con Mihajlovic tra l’altro si è parlato di un possibile (ed eclatante) arrivo dell’ex attaccante di Milan, Inter e Juve Zlatan Ibrahimovic al Bologna, nel mercato di gennaio. Sul tema il direttore sportivo rossoblù Riccardo Bigon ha detto a Sky: «Manca un mese e mezzo all’apertura del calciomercato, Ibrahimovic e il tecnico come già detto hanno un rapporto personale molto forte, si sono sentiti. Lui ha manifestato un’apertura all’idea di venire a Bologna, ma adesso si prenderà del tempo, dopo avere annunciato l’addio alla Mls, per valutare tutte le possibilità sul suo futuro».

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Il botta e risposta tra Salvini e Suso sui social network

Il leader della Lega: «Speriamo che Babbo Natale ti porti un po' di grinta». La replica dell'attaccante del Milan: «A te la voglia di amministrare meglio».

Gli auguri di compleanno (polemici) di Matteo Salvini non li ha proprio digeriti. Suso, attaccante spagnolo del Milan che il 19 novembre ha compiuto 26 anni, ha risposto senza peli sulla lingua al leader della Lega, che sull’account Instagram del club rossonero gli aveva scritto: «Auguri! Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di giocare».

Ecco la replica del giocatore: «Grazie. Nella speranza che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, di grinta e di voglia di amministrare meglio, molto meglio un Paese che amo».

Non è la prima volta che Salvini, tifoso del Milan, mette becco pubblicamente nelle vicende della sua squadra del cuore, ricavandone ulteriore visibilità. Tutti ricordano il duro scambio di battute con Gennaro Gattuso nel 2018.

Il leghista, in tribuna all’Olimpico per assistere a Lazio-Milan, aveva lanciato una frecciatina all’allora tecnico rossonero: «Fossi stato in lui avrei fatto qualche cambio, i giocatori erano stanchi, non capisco per quale motivo non abbia cambiato qualcosa nel secondo tempo. Comunque va bene così».

E Gattuso di rimando: «Salvini si lamenta perché non ho fatto cambi? Sentite, io non parlo di politica perché non capisco nulla. A lui dico di pensare alla politica perché con tutti i problemi che abbiamo nel nostro Paese, se il vicepremier parla di calcio significa che siamo messi male».

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Miccichè verso le dimissioni da presidente della Lega Serie A

Secondo un'anticipazione di Dagospia, il dirigente avrebbe deciso di lasciare in seguito alla chiusura delle indagini sulla sua elezione.

Il presidente della Lega di Serie A Gaetano Micciché sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni. La decisione sarebbe stata presa in seguito alla chiusura delle indagini della Procura della Figc sulla sua elezione. Miccichè fu eletto il 19 marzo del 2018 al vertice della Lega Serie A, che era reduce da un doppio commissariamento, prima con Carlo Tavecchio e poi col presidente del Coni, Giovanni Malagò. Proprio quest’ultimo aveva risolto l’impasse indicando alle venti società il nome del banchiere, presidente di Banca Imi, e membro del cda di Rcs.

L’ELEZIONE PER ACCLAMAZIONE

Anziché la maggioranza qualificata a scrutinio segreto, Miccichè aveva bisogno dell’unanimità per essere eletto, come prevede lo statuto per evitare il conflitto di interessi di chi ha ricoperto incarichi in istituzioni private di rilevanza nazionale in rapporto con i club o loro gruppi di appartenenza. Lo scrutinio segreto fu accompagnato dalle dichiarazioni pubbliche di voto (tutte a favore di Miccichè), per insistenza in particolare dell’ad della Roma, Mauro Baldissoni, e del presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Miccichè fu quindi eletto per acclamazione e non furono scrutinate le schede, che sono tuttora custodite nell’urna elettorale sigillata.

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Miccichè verso le dimissioni da presidente della Lega Serie A

Secondo un'anticipazione di Dagospia, il dirigente avrebbe deciso di lasciare in seguito alla chiusura delle indagini sulla sua elezione.

Il presidente della Lega di Serie A Gaetano Micciché sarebbe pronto a rassegnare le dimissioni. La decisione sarebbe stata presa in seguito alla chiusura delle indagini della Procura della Figc sulla sua elezione. Miccichè fu eletto il 19 marzo del 2018 al vertice della Lega Serie A, che era reduce da un doppio commissariamento, prima con Carlo Tavecchio e poi col presidente del Coni, Giovanni Malagò. Proprio quest’ultimo aveva risolto l’impasse indicando alle venti società il nome del banchiere, presidente di Banca Imi, e membro del cda di Rcs.

L’ELEZIONE PER ACCLAMAZIONE

Anziché la maggioranza qualificata a scrutinio segreto, Miccichè aveva bisogno dell’unanimità per essere eletto, come prevede lo statuto per evitare il conflitto di interessi di chi ha ricoperto incarichi in istituzioni private di rilevanza nazionale in rapporto con i club o loro gruppi di appartenenza. Lo scrutinio segreto fu accompagnato dalle dichiarazioni pubbliche di voto (tutte a favore di Miccichè), per insistenza in particolare dell’ad della Roma, Mauro Baldissoni, e del presidente della Juventus, Andrea Agnelli. Miccichè fu quindi eletto per acclamazione e non furono scrutinate le schede, che sono tuttora custodite nell’urna elettorale sigillata.

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L’Italia distrugge l’Armenia: a Palermo finisce 9-1

Sensazionale vittoria degli Azzurri nell'ultimo match del girone: a Palermo a segno due volte Immobile e Zaniolo. Completano il trionfo Barella, Romagnoli, Jorginho su rigore, Orsolini e Chiesa. Sono 10 successi su 10 nel girone.

Un’Italia mai vista prima inanella un record dopo e nell’ultimo match di qualificazione a Euro 2020 asfalta l’Armenia con un risultato mai visto in epoca moderna dalle nostre parti. A Palermo finisce 9-1 per gli Azzurri che, sicuri della qualificazione già da due turni, hanno addirittura innalzato il livello del loro gioco, sbarazzandosi agevolmente prima della Bosnia e poi dei malaugurati armeni, sommersi di reti allo stadio Renzo Barbera. Nella sua storia l’Italia aveva segnato nove gol in un singolo match soltanto in altre due occasioni, nel 1920 contro la Francia (9-4) e nel 1948 con gli Usa.

UNA DOPPIETTA CIASCUNO PER IMMOBILE E ZANIOLO

A firmare la decima vittoria su 10 incontri nel girone di qualificazione (anche questa una prima volta assoluta) sono stati Ciro Immobile e Nicolò Zaniolo con una doppietta ciascuno e, nell”ordine, Nicolò Barella, Alessio Romagnoli, Jorginho su calcio di rigore, Riccardo Orsolini e Federico Chiesa, entrambi alla prima rete in azzurro, col primo al debutto assoluto. Un risultato roboante che completa un percorso netto e forse irripetibile per il commissario tecnico Roberto Mancini. E che lascia ben sperare in vista dell’Europeo dell’anno prossimo.

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Napoli scaccia lo spettro di un disegno criminale dietro ai furti ai calciatori

Tengono banco le indagini sugli episodi di microcriminalità che hanno coinvolto Allan e Zielinski. Ma la moglie di Insigne ridimensiona il caso: «Non è vero che sono fuggita».

In mancanza di calcio giocato, causa impegni delle Nazionali, a Napoli imperversa ora il calcio parlato. Mentre Ancelotti si dedica nel centro tecnico di Castel Volturno all’allenamento dei giocatori che gli rimangono a disposizione (13 sono complessivamente i convocati nelle varie Nazionali, anche se Milik,che risente ancora dei problemi che lo avevano tenuto fermo nell’ultima giornata di campionato, è stato costretto a rientrare per proseguire a Napoli le opportune cure), tutto intorno si commentano i temi più scottanti, figli delle incredibili vicende vissute la scorsa settimana.

L’INTERROGATIVO SU UN DISEGNO DELLA CRIMINALITÀ

La questione della ipotizzata paura dei calciatori per le proprie famiglie, dopo due episodi di microcriminalità che in qualche modo hanno interessato Allan e Zielinski, ha innescato una serie di commenti e di reazioni di cui i mezzi di informazione e soprattutto i social sono pieni nelle ultime ore. Le domande che ci si pone riguardano gli ipotetici rischi che i giocatori e le loro famiglie potrebbero correre a Napoli e se vi sia un disegno della criminalità per ‘vendicare’ in qualche modo l’atteggiamento sgradito alla tifoseria tenuto negli ultimi tempi dai calciatori, con la ribellione alla imposizione del ritiro da parte della società.

LA MOGLIE DI INSIGNE SMONTA IL CASO

Sul delicato argomento prendono posizione in tanti. La prima a esprimere un’opinione è stata la moglie di Insigne. Sul portale Napolimagazine.com la signora Jenny scrive per rispondere a quelle che vengono definite «inesattezze» lette sul web, secondo cui si sarebbe rifugiata a casa dei genitori in seguito al periodo poco positivo del Napoli: «Voglio precisare» – spiega la moglie di Insigne – «che non ho paura di vivere nella mia città, come ho letto incredibilmente sul web. Sono napoletana e fiera di esserlo. Vado sempre a Frattamaggiore a trovare i miei genitori. Nessun caso, dunque».

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Wenger lascia la panchina per un ruolo nella Fifa

L'ex allenatore dell'Arsenal è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio. Negli ultimi giorni il suo nome era stato accostato alla guida del Bayern Monaco.

Arsène Wenger, l’allenatore francese che ha di fatto riscritto il modo di interpretare tecnica e tattica in Premier League con i sistemi di gioco e i successi colti in 22 anni sulla panchina dell’Arsenal, è il nuovo capo dello sviluppo mondiale del calcio della Fifa. Wenger, che ha 70 anni, recentemente era stato dato in pole position per diventare il tecnico di una serie di club di grande livello, tra i quali il Bayern Monaco.

«NON VEDO L’ORA DI AFFRONTARE QUESTA SFIDA»

«Non vedo l’ora di affrontare questa sfida estremamente importante, non solo perché sono sempre stato interessato ad analizzare il calcio da una prospettiva più ampia», ha commentato Wenger, «ma anche perché la missione della Fifa come organo di governo del calcio è veramente globale». «Credo», ha aggiunto, «che la nuova Fifa che abbiamo visto emergere negli ultimi anni abbia lo sport al centro dei suoi obiettivi ed è determinato a sviluppare il gioco in tutte le sue diverse componenti. So di poter contribuire a questo obiettivo e ci metterò tutta la mia energia».

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Blitz contro gli ultrà della Lazio per gli scontri in finale di Coppa Italia

Emesse 13 ordinanze di misure cautelari dal Gip Mara Mattioli: in due finiscono agli arresti domiciliari per gli incidenti del 15 maggio scorso.

La Digos di Roma ha eseguito in queste ore 13 ordinanze di misure cautelari nei confronti di appartenenti al gruppo degli ultrà laziali “Irriducibili” per gli scontri avvenuti il 15 maggio scorso durante la finale di Coppa Italia. Tra questi ci sono anche i responsabili dell’incendio dell’auto della polizia di Roma Capitale.

IN DUE AGLI ARRESTI DOMICILIARI

Le 13 ordinanze sono state emesse dal Gip, Mara Mattioli, su richiesta del pm Eugenio Albamonte. In particolare, Abramo Ettore e Marotta Aniello, entrambi vicini al defunto Fabrizio Piscitelli, con un ruolo di rilievo all’interno del gruppo, verranno sottoposti agli arresti domiciliari, mentre altri 11 verranno sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

LA RICOSTRUZIONE DEGLI SCONTRI

Le misure cautelari scaturiscono dai fatti accaduti il 15 maggio, prima dell’inizio della finale di Coppa Italia Lazio-Atalanta quando in piazza Ponte Milvio, angolo Largo Maresciallo Diaz, una pattuglia della polizia locale veniva aggredita, con bottiglie, bombe molotov, fumogeni, sedie di plastica e torce accese, da un gruppo di tifosi laziali mascherati. Nella circostanza, due tifosi, a volto coperto per non consentire il riconoscimento e agire impuntiti, poi identificati per Ettore Abramo e Aniello Marotta, si avvicinarono all’auto della polizia locale e, dopo avere infranto il vetro del lunotto posteriore, vi gettarono all’interno una torcia accesa che incendiava il veicolo. Quasi contemporaneamente, un altro gruppo di tifosi laziali aggredì altro personale della polizia locale in abiti civili, ferendone un dirigente. Nel frattempo, un nutrito gruppo di tifosi, tutti con il volto coperto per non farsi riconoscere, raggiunta via Dei Robilant iniziò a lanciare fumogeni, petardi, sassi e bottiglie all’indirizzo degli agenti del reparto Mobile, che si erano attestati alla fine della via.

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Cristiano Ronaldo e lo spauracchio squalifica per la fuga in Juventus-Milan

Il portoghese, andandosene prima dei compagni, avrebbe violato il regolamento antidoping per il quale poteva essere uno dei sorteggiati chiamati a sottoporsi ai controlli. Sulla carta rischia fino a due anni. Ma non esistono precedenti.

Nessuna multa dalla Juventus, che pare aver fatto buon viso a cattivo gioco alle intemperanze seguite al cambio con Paulo Dybala, al 55esimo minuto del match col Milan. Ma per Cristiano Ronaldo qualche guaio potrebbe comunque arrivare. La pulce nell’orecchio l’ha messa Antonio Cassano che, ospite di Tiki Taka, ha ipotizzato possibili sanzioni per il portoghese, reo di essersi allontanato dall’Allianz Stadium prima dei compagni, eludendo di fatto il possibile controllo antidoping a sorpresa per il quale poteva essere sorteggiato.

PER CHI NON SI PRESENTA LA SANZIONE VA DA UNO A DUE ANNI

Secondo le norme applicate dalla Figc in ossequio al regolamento della Wada, infatti, «per la violazione dell’articolo 2.4 (mancata reperibilità), il periodo di squalifica sarà di due anni, con possibilità di riduzione a un periodo minimo di un anno a seconda del grado di colpa dell’atleta. La flessibilità di comminare una squalifica di due o un anno prevista dal presente articolo non è estesa agli atleti il cui comportamento sia caratterizzato da cambiamenti all’ultimo momento relativi alla loro reperibilità, ovvero la cui condotta induca a sospettare fortemente che l’atleta stesse cercando di evitare di rendersi disponibile per lo svolgimento dei controlli». Dal regolamento Uefa, tuttavia, si evince come i club siano informati almeno 15 minuti prima del triplice fischio dei giocatori destinati al controllo.

NESSUN COMMENTO DA NADO, E CONI

Dalla Nado (l’agenzia antidoping nazionale, diretta derivazione della Wada) e dal Coni filtra assoluto riserbo sull’eventualità. E ancor più sulle tempistiche di un possibile intervento per censurare il comportamento di Cristiano. Di certo, a parte il caso confessato dallo stesso Cassano, che in un derby tra Roma e Lazio fu richiamato in fretta e furia dopo essersene andato stizzito, non si ricordano casi analoghi in tempi recenti nel campionato italiano.

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Cristiano Ronaldo e lo spauracchio squalifica per la fuga in Juventus-Milan

Il portoghese, andandosene prima dei compagni, avrebbe violato il regolamento antidoping per il quale poteva essere uno dei sorteggiati chiamati a sottoporsi ai controlli. Sulla carta rischia fino a due anni. Ma non esistono precedenti.

Nessuna multa dalla Juventus, che pare aver fatto buon viso a cattivo gioco alle intemperanze seguite al cambio con Paulo Dybala, al 55esimo minuto del match col Milan. Ma per Cristiano Ronaldo qualche guaio potrebbe comunque arrivare. La pulce nell’orecchio l’ha messa Antonio Cassano che, ospite di Tiki Taka, ha ipotizzato possibili sanzioni per il portoghese, reo di essersi allontanato dall’Allianz Stadium prima dei compagni, eludendo di fatto il possibile controllo antidoping a sorpresa per il quale poteva essere sorteggiato.

PER CHI NON SI PRESENTA LA SANZIONE VA DA UNO A DUE ANNI

Secondo le norme applicate dalla Figc in ossequio al regolamento della Wada, infatti, «per la violazione dell’articolo 2.4 (mancata reperibilità), il periodo di squalifica sarà di due anni, con possibilità di riduzione a un periodo minimo di un anno a seconda del grado di colpa dell’atleta. La flessibilità di comminare una squalifica di due o un anno prevista dal presente articolo non è estesa agli atleti il cui comportamento sia caratterizzato da cambiamenti all’ultimo momento relativi alla loro reperibilità, ovvero la cui condotta induca a sospettare fortemente che l’atleta stesse cercando di evitare di rendersi disponibile per lo svolgimento dei controlli». Dal regolamento Uefa, tuttavia, si evince come i club siano informati almeno 15 minuti prima del triplice fischio dei giocatori destinati al controllo.

NESSUN COMMENTO DA NADO, E CONI

Dalla Nado (l’agenzia antidoping nazionale, diretta derivazione della Wada) e dal Coni filtra assoluto riserbo sull’eventualità. E ancor più sulle tempistiche di un possibile intervento per censurare il comportamento di Cristiano. Di certo, a parte il caso confessato dallo stesso Cassano, che in un derby tra Roma e Lazio fu richiamato in fretta e furia dopo essersene andato stizzito, non si ricordano casi analoghi in tempi recenti nel campionato italiano.

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