Con una nota congiunta, i Cdr delle testate della Rai hanno chiesto all’azienda di prendere posizione sulla polemica in merito alle parole di Incoronata Boccia. Quest’ultima, direttrice dell’Ufficio Stampa della tv di Stato, al convegno Cnel ha affermato: ««Non esiste una sola prova che l’esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi. Vergogna per il suicidio del giornalismo. Ad Hamas dovrebbero dare l’Oscar per la miglior regia». Parole che hanno generato polemiche e indignazione, anche all’interno delle redazioni. I Cdr quindi hanno chiesto alla Rai di prendere posizione.
Cdr Rai all’attacco
Nella nota si legge: «Come rappresentanti sindacali delle nostre redazioni chiediamo alla Rai se le frasi pronunciate dalla direttrice dell’ufficio stampa Incoronata Boccia rappresentino la posizione ufficiale dell’azienda. Non possiamo accettare affermazioni che negano la presenza di “una sola prova che l’esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi“. Esprimiamo dunque la nostra indignazione e difendiamo il lavoro dei nostri colleghi del Servizio Pubblico che hanno raccontato invece la realtà quotidiana, con testimonianze e prove raccolte sul campo. Una realtà tra l’altro macchiata dalla lunga scia di sangue degli oltre 200 colleghi palestinesi uccisi».
I Cdr Rai: «L’azienda risponda con urgenza»
A firmare sono stati Cdr Giornale Radio Rai – Radio 1, Cdr Tg1 (componente minoritaria), Cdr Tg2, Cdr Tg3, Coordinamento Cdr Tgr, Cdr Rainews24, Cdr Rai Parlamento. Nel comunicato si legge anche: «Abbiamo poi il dovere di ricordare che fonti indipendenti hanno documentato spari israeliani contro la folla che attendeva aiuti a Gaza. Associated Press, per esempio, ha raccolto testimonianze dirette di palestinesi presenti durante gli spari vicino ai punti di distribuzione alimentare, con numerose vittime. CNN e Le Monde hanno condotto indagini basate su testimonianze, video geolocalizzati e analisi forensi. Per questi motivi, la richiesta finale che si associa a quanto già fatto dall’UsigRai, chiediamo all’azienda di rispondere con urgenza su una vicenda che lascia tutti senza parole, anche a difesa dell’impegno di chi da due anni racconta in modo imparziale questo conflitto».
Mercoledì 15 ottobre scade il termine per fare domanda a Sanremo Giovani, contest che permetterà a quattro artisti di salire sul palco dell’Ariston nella sezione Nuove Proposte. A poco meno di un mese dal primo appuntamento, previsto per l’11 novembre su Rai 2, iniziano a circolare i primi rumors su chi sarà il padrone o la padrona di casa al posto di Alessandro Cattelan, conduttore nel 2025. Voci sempre più insistenti indicano che al timone della nuova edizione ci sarà Nicola Savino, per il quale si ipotizza anche la presentazione del Dopofestival di febbraio. Per lui si tratterebbe di un ritorno al programma che ha già condotto in due edizioni di Carlo Conti, nel 2016 e nel 2017. Non a caso, già lo stesso Savino aveva commentato con un «Magari!» la possibilità durante un suo intervento alla conferenza stampa di lancio del programma Freeze.
Alessandro Cattelan (Imagoeconomica).
Sanremo Giovani, le date e la giuria del contest per le Nuove Proposte
In attesa che la Rai sciolga ufficialmente le riserve sul nuovo conduttore di Sanremo Giovani, è già disponibile online l’intero calendario con tutti gli appuntamenti. Dopo una primaria fase di ascolto e l’audizione finale dal vivo, i 24 concorrenti si sfideranno su Rai 2 in quattro puntate in seconda serata e in onda, a cadenza settimanale, l’11, il 18 e il 25 novembre e il 2 dicembre. Seguirà una semifinale con 12 artisti il 9 dicembre per arrivare alla finale, in diretta e in prima serata su Rai 1, il 14 dicembre con sei ragazzi per quattro posti. I vincitori andranno al Festival di Sanremo 2026 in compagnia dei due selezionati da Area Sanremo. Per quanto riguarda la giuria, tutto confermato: come riporta Adnkronos torneranno Ema Stokholma, Carolina Rey, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia, affiancati da Carlo Conti e Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time della Rai.
In uno degli ascensori della sede Rai in via Teulada è apparsa la scritta «Vespa infame». Un appellativo pesante, quello rivolto al giornalista Bruno Vespa, storico conduttore di Porta a Porta, che all’Ansa ha commentato: «Sono sinceramente colpito dalla trasversalità dei messaggi solidali. Ringrazio le istituzioni, i colleghi, le persone comuni che mi sono vicini. In 56 anni di televisione non è certo la prima volta che ricevo minacce. Mi dispiace che questa volta vengano da quella che considero la mia casa. Ma ci vuole altro per intimidirmi». L’episodio è stato anche denunciato alle forze dell’ordine che stanno cercando di risalire ai responsabili.
Lo scontro tra Bruno Vespa e La Piccirella
Ma perché la scritta? Secondo la ricostruzione di Repubblica, non è un caso che sia apparsa dopo le polemiche che hanno coinvolto Vespa per lo scontro con l’attivista Tony La Piccirella. Durante Porta a Porta su Rai 1, dopo un alterco con l’ospite in collegamento dalla barca Alma, fante parte della Flotilla, il giornalista ha affermato: «Non ve ne fotte niente di dare aiuti alle persone».
Da Unirai solidarietà a Bruno Vespa
Intanto dopo la frase offensiva nei suoi confronti, il sindacato Unirai ha espresso «ferma condanna per l’episodio. Un gesto intollerabile e vile, che nulla ha a che fare con il confronto di idee e con il rispetto che deve contraddistinguere un ambiente come quello della Rai». Tra i tanti messaggi a sostegno di Vespa anche quello di Simona Agnes: «Da decenni è un punto di riferimento. Incarna i valori del Servizio pubblico. Offendere lui significa offendere la Rai».
Retromarcia di Viale Mazzini: la giornalista salirà sul palco dell'Ariston con un monologo dedicato alla violenza sulle donne. Ma ora la polemica si è spostata sulla partecipazione della sovranista Rita Pavone.
Ennesimo dietrofront a Viale Mazzini. Rula Jebreal sarà al Festival di Sanremo. La notizia, confermata da una nota pubblicata dalla Rai, si è diffusa al termine di un vertice che ha visto partecipare l’amministratore delegato Fabrizio Salini, la direttrice di RaiUno Teresa De Santis e il conduttore e direttore artististico del Festival Amadeus. La giornalista salirà sul palco dell’Ariston con un suo monologo dedicato alla violenza contro le donne.
CONFERMATO L’INTERO CAST DI OSPITI
Si chiude così il caso dell’esclusione che la stessa Jebreal aveva attribuito a un veto di Matteo Salvini o ai vertici Rai di area sovranista. In difesa della giornalista si era schierata in particolare Italia viva, con interrogazioni parlamentari e denunce. Nel corso della riunione di aggiornamento sulla 70esima edizione del Festival è stato confermato l’intero cast di ospiti proposto dal direttore artistico Amadeus che sarà presentato nel corso della conferenza stampa del prossimo 14 gennaio.
LE POLEMICHE SI SPOSTANO SU RITA PAVONE
Ma le polemiche non sono certo finite. Già perché a scaldare Twitter ora è la partecipazione di Rita Pavoneal concorso canoro. Settantaquattro anni, l’ex Giamburrasca della tivù ha fatto parlare di sé per certe sue uscite social filo salviniane e sovraniste, dall’attacco a Pearl Jam allo sfottò di Greta Thunberg.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
L'annuncio dato da Amadeus ha infiammato Twitter, ancora caldo dopo il no di Viale Mazzini alla partecipazione di Rula Jebreal.
Rita Pavone sul palco del Festival di Sanremo. E no, non è un frammento di Techetechete. Com’era prevedibile, l’annuncio dato in diretta dal direttore artistico della kermesse Amadeus durante I soliti ignoti – Speciale Lotteria Italia ha riscaldato i soliti social ancora bollenti dopo le porte chiuse da Viale Mazzini a Rula Jebreal.
LA TEMPESTA SUI SOCIAL
Già pronto il jingle per il ritorno all’Ariston dopo 48 anni della Gianburrasca della tivù italiana ormai giunta alle 74 primavere: «Viva la pa-pa-patria col po-po-po-po-po-pulismo», c’è chi scherza in Twitter.
In effetti alcune uscite social di Rita Pavone hanno fatto parecchio discutere. A partire dalla polemica innescata contro i Pearl Jam che nel loro ultimo live in Italia, il 26 giugno 2018, cantando Imagine di John Lennon avevano chiesto con tanto di hashtag di aprire i porti. Pavone non ci ha più visto e condividendo il servizio dedicato alla loro performance se ne era uscita con un: «Ma farsi gli affari loro no?».
«E il mio: “Ma farsi gli affari loro, no ?”, era inteso come: “Con tutte le rogne che hanno a casa loro negli USA, vengono a fare le pulci a noi?», aveva cinguettato. «Puoi essere il più grande artista del mondo, ma ciò non toglie che sei un ospite e come tale dovresti comportarti. Amen».
…E il mio: " Ma farsi gli affari loro, no ? " , era inteso come : Con tutte le rogne che hanno a casa loro negli USA, vengono a fare le pulci a noi ? Puoi essere il più grande artista del mondo, ma ciò non toglie che sei un ospite e come tale dovresti comportarti. Amen
— Rita Pavone Official (@Rita_Pavone_) June 28, 2018
Una presa di posizione che fece guadagnare alla signora del Geghegè il plauso dell’allora ministro degli Interni Matteo Salvini in persona. «Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico!».
Più recentemente Pavone, che retwitta Salvini e Lorenzo Fontana, se l’era presa pure con Greta Thunberg. «Quella ‘bimba’ con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror…», aveva twittato la cantante. Salvo poi fare retromarcia. «Ho fatto una gaffe enorme perché non sapevo che avesse la sindrome di Asperger, nessuno l’ha mai detto in televisione». Detto questo aveva risposto agli attacchi con un: «Cosa vogliono? Che mi impicchi o che mi che mi tagli le vene? Non pensavo di creare questo scompiglio, se qualcuno ha detto una battuta in più non l’ho detta io. È diventato un mondo di lupi».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
A poco più di un mese dall'inizio del Festival, manca ancora un accordo fra tutti i soggetti coinvolti. E la Federazione industria musicale italiana potrebbe decidere di non far partecipare i propri artisti. Il retroscena.
Dopo l’eloquente passaggio sulla Rai da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha rammentato ruolo e funzioni del servizio pubblico, il 2020 della tivù di Stato non è iniziato bene. Stavolta la grana si chiama Sanremo ed è scoppiata a poco più di un mese dall’inizio del Festival, da sempre punto di forza di Viale Mazzini e della sua rete ammiraglia.
RIUNIONE AD ALTA TENSIONE
Secondo quanto risulta a Lettera43, il 23 dicembre si è tenuta una riunionemolto tesa, coordinata via telefono dal Direttore generale Corporate Alberto Matassino, per tentare di recuperare e risolvere l’ultima crisi nata in azienda: si tratta del nuovo regolamento della kermesse musicale. Su alcune delle regole legate ai diritti dei cantanti che si esibiranno, non è stato ancora trovato l’assenso di tutti i soggetti coinvolti.
In particolare la Fimi (Federazione industria musicale italiana), per bocca del suo presidente Enzo Mazza, non avrebbe ancora dato il semaforo verde al nuovo regolamento, in quanto non sarebbero state soddisfatte alcune sue richieste. Da qui l’ipotesi di non far partecipare i cantanti legati alla Federazione. Sono ore convulse e di comprensibile agitazione, perché il Festival in questo momento è privo di un regolamento ufficiale che stabilisca con chiarezza le regole della competizione.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La serie creata da Matt Groening ha debuttato il 17 dicembre 1989. Da allora ha conquistato il mondo diventando un cult. Ecco il nostro modo di celebrare Homer & Co.
Trenta anni de ISimpson: il 17 dicembre 1989 sbarcava in prima serata nelle tivù americane il cartoon firmato da Matt Groeninge James L. Brooks destinato a entrare nella storia.
A fine novembre però un’indiscrezione ha fatto tremare i polsi ai fan: il compositore Danny Elfman, autore della sigla, in una intervista al sito Joe ha lasciato intendere che la serie sarebbe agli sgoccioli. «Da quello che ho sentito», sono state le sue parole, «si avvicina la fine». Aggiungendo che la prossima stagione potrebbe essere l’ultima.
Notizia presto smentita dal produttore esecutivoAl Jean: «Stiamo realizzando la 32esima stagione, non ci sono piani per fermarci». Rasserenati dalla smentita, celebriamo il 30ennale della famiglia gialla di Springfield con 10 curiosità.
Il cast completo dei Simpson (screenshot da YouTube).
1. IL LIBRO CELEBRATIVO DI FINK
I Simpson. Trent’anni di un mito di Moritz Fink è arrivato puntuale in libreria come regalo di compleanno. Il libro (Leone Editore) ripercorre la storia della famiglia che ha fatto da apripista a diverse serie a cartoni come I Griffin, South Park o Bob’s Burger. Questo di Fink non è certo il primo libro che analizza il successo del cartoon. Nel 2012 uscì La vera storia dei Simpson – La famiglia più importante del mondo di John Ortved.
2. L’EPISODIO PILOTA DEDICATO AL NATALE
Era dedicato al Natale l’episodio pilota che andò in onda in America il 17 dicembre 1989 sul canale Fox. Si intitolava Simpson Roasting on an Open Fire, in italiano Un Natale da Cani: 30 minuti di spasso puro, con Homer alle prese con la tredicesima tagliata dal malvagio Signor Burns.
3. DAL FUMETTO ALLA TIVÙ
In realtà, prima di diventare una serie indipendente nel 1989, I Simpson apparvero come cortometraggio animato nel 1987, all’interno del Tracey Ullman Show come adattamento del fumetto underground settimanale Life in Hell ideato da Groening.
4. LA CRITICA DI GEORGE BUSH
I Simpson furono presi di mira dal presidente degli Stati Uniti George Bush che disse di «voler continuare a rafforzare la famiglia americana, renderla più come i Walton e meno come i Simpson». Lo show, neanche a dirlo, continuò con success. E mentre oggi tutti sanno chi sono Bart, Marge, Lisa o Maggie, quasi tutti googolano ‘Walton’ in cerca di lumi.
5. UNA FAMIGLIA PIÙ TRADIZIONALE DI QUELLO CHE SI POSSA PENSARE
Nel saggio di Paul A. Cantor nel libro I Simpson e la filosofia (Isbn Edizioni) la famiglia di Springfield è definita «ri-creazione post moderna della prima generazione delle sit-com familiari televisive». È ovvio, è il ragionamento, «che non si tratti di un semplice ritorno agli Anni 50 ma il programma fornisce elementi di continuità che lo rendono molto più tradizionale di quello che si possa pensare».
I Simpson andarono in onda per la prima volta il 17 dicembre 1989.
Non è trascurabile il fatto che i Simpson vivano in una cittadina di provincia. «Nonostante lo show si incentri sulla famiglia nucleare», si legge nel saggio, «mette in relazione la famiglia con le grandi istituzioni della vita americana, con la Chiesa, la scuola e persino le stesse istituzioni politiche, come il governo municipale». E anche i Simpson se ne fanno beffe, facendole sembrare ridicole e prive di valore, il cartoon riconosce la loro importanza rispetto alla famiglia. Anche l’avversione di Bart alle regole sotto sotto rispetta l’«archetipo americano» visto che gli Usa sono fondati su un «atto di ribellione».
6. LA VERA SPRINGFIELD
La cittadina in cui vivono i Simpson, come tutti sanno, è Springfield. Matt Groening ha dichiarato di averla chiamata così proprio perché è un nome piuttosto comune negli States. Per questo, nello spettatore scatta facilmente l’identificazione. Ma Springfield – si è scoperto solo in seguito – è anche la città natale dello stesso Groening. La Spingfield di Groening oggi – grazie ai Simpson – è diventata davvero la Springfield di tutti.
La stella dedicata ai Simpson nella Walk of Fame.
7. UN PALMARES DA RECORD
Nella loro trentennale carriera, i Simpson hanno collezionato un ricco bottino di premi. Il Time li ha definiti la «Miglior serie tivù del secolo»; l’Economist ha scritto che «un qualsiasi fenomeno può dirsi entrato nella cultura di massa solo dopo che è stato rappresentato satiricamente nei Simpson». Del resto, nel suo curriculum, la famiglia gialla vanta 31 Primetime Emmy Awards, 30 Annie Awards e un Peabody Awards. Potevano mai mancare i Simpson sulla Walk of Fame di Hollywood? Certamente no. Ed ecco che Homer&Co si sono beccati la stella. La loro popolarità è sempre stata ripagata dagli ascolti, seppure oggi nettamente inferiori rispetto all’inizio: negli anni 90 veleggiavano su una media di 20 milioni.
8. LA TRASFORMAZIONE DEI PERSONAGGI NEGLI ANNI
Dall’inizio della serie a oggi i personaggi dei Simpson sono parecchio cambiati, sia caratterialmente sia graficamente. I protagonisti hanno acquisito maggiore rotondità. E Homer, in particolare, è lentamente diventato più pigro che irascibile.
9. LA PASSIONE PER LA SCIENZA
Uno degli aspetti più affascinanti della serie sono i tanti rimandi a teoremi, missioni spaziali, e argomenti di attualità tecnico-scientifica. Non a caso fra gli autori della serie ci sono laureati in matematica e fisica. Sull’argomento sono usciti anche due volumi:La formula segreta dei Simpson: Numeri, teoremi e altri enigmi di Simon Singh (Rizzoli, 2014) e La scienza dei Simpson. Guida non autorizzata all’universo in una ciambella di Marco Malaspina (Sirone Editore, 2015). Per lettori un po’ geek.
10. UN ESERCITO DI GUEST STAR
Tante, tantissime le guest star della serie: si parla di più di 600. Da Meryl Streep a Liz Taylor, da Dustin Hoffman a Michelle Pfeiffer passando per Micheal Jackson, Susan Sarandon, Gleen Glose, Katy Perry, Tom Hanks, Ron Howard, Stephen King, tanto per citarne alcuni. Tra i no più eclatanti Bruce Springsteen e Clint Eastwood.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
La serie creata da Matt Groening ha debuttato il 17 dicembre 1989. Da allora ha conquistato il mondo diventando un cult. Ecco il nostro modo di celebrare Homer & Co.
Trenta anni de ISimpson: il 17 dicembre 1989 sbarcava in prima serata nelle tivù americane il cartoon firmato da Matt Groeninge James L. Brooks destinato a entrare nella storia.
A fine novembre però un’indiscrezione ha fatto tremare i polsi ai fan: il compositore Danny Elfman, autore della sigla, in una intervista al sito Joe ha lasciato intendere che la serie sarebbe agli sgoccioli. «Da quello che ho sentito», sono state le sue parole, «si avvicina la fine». Aggiungendo che la prossima stagione potrebbe essere l’ultima.
Notizia presto smentita dal produttore esecutivoAl Jean: «Stiamo realizzando la 32esima stagione, non ci sono piani per fermarci». Rasserenati dalla smentita, celebriamo il 30ennale della famiglia gialla di Springfield con 10 curiosità.
Il cast completo dei Simpson (screenshot da YouTube).
1. IL LIBRO CELEBRATIVO DI FINK
I Simpson. Trent’anni di un mito di Moritz Fink è arrivato puntuale in libreria come regalo di compleanno. Il libro (Leone Editore) ripercorre la storia della famiglia che ha fatto da apripista a diverse serie a cartoni come I Griffin, South Park o Bob’s Burger. Questo di Fink non è certo il primo libro che analizza il successo del cartoon. Nel 2012 uscì La vera storia dei Simpson – La famiglia più importante del mondo di John Ortved.
2. L’EPISODIO PILOTA DEDICATO AL NATALE
Era dedicato al Natale l’episodio pilota che andò in onda in America il 17 dicembre 1989 sul canale Fox. Si intitolava Simpson Roasting on an Open Fire, in italiano Un Natale da Cani: 30 minuti di spasso puro, con Homer alle prese con la tredicesima tagliata dal malvagio Signor Burns.
3. DAL FUMETTO ALLA TIVÙ
In realtà, prima di diventare una serie indipendente nel 1989, I Simpson apparvero come cortometraggio animato nel 1987, all’interno del Tracey Ullman Show come adattamento del fumetto underground settimanale Life in Hell ideato da Groening.
4. LA CRITICA DI GEORGE BUSH
I Simpson furono presi di mira dal presidente degli Stati Uniti George Bush che disse di «voler continuare a rafforzare la famiglia americana, renderla più come i Walton e meno come i Simpson». Lo show, neanche a dirlo, continuò con success. E mentre oggi tutti sanno chi sono Bart, Marge, Lisa o Maggie, quasi tutti googolano ‘Walton’ in cerca di lumi.
5. UNA FAMIGLIA PIÙ TRADIZIONALE DI QUELLO CHE SI POSSA PENSARE
Nel saggio di Paul A. Cantor nel libro I Simpson e la filosofia (Isbn Edizioni) la famiglia di Springfield è definita «ri-creazione post moderna della prima generazione delle sit-com familiari televisive». È ovvio, è il ragionamento, «che non si tratti di un semplice ritorno agli Anni 50 ma il programma fornisce elementi di continuità che lo rendono molto più tradizionale di quello che si possa pensare».
I Simpson andarono in onda per la prima volta il 17 dicembre 1989.
Non è trascurabile il fatto che i Simpson vivano in una cittadina di provincia. «Nonostante lo show si incentri sulla famiglia nucleare», si legge nel saggio, «mette in relazione la famiglia con le grandi istituzioni della vita americana, con la Chiesa, la scuola e persino le stesse istituzioni politiche, come il governo municipale». E anche i Simpson se ne fanno beffe, facendole sembrare ridicole e prive di valore, il cartoon riconosce la loro importanza rispetto alla famiglia. Anche l’avversione di Bart alle regole sotto sotto rispetta l’«archetipo americano» visto che gli Usa sono fondati su un «atto di ribellione».
6. LA VERA SPRINGFIELD
La cittadina in cui vivono i Simpson, come tutti sanno, è Springfield. Matt Groening ha dichiarato di averla chiamata così proprio perché è un nome piuttosto comune negli States. Per questo, nello spettatore scatta facilmente l’identificazione. Ma Springfield – si è scoperto solo in seguito – è anche la città natale dello stesso Groening. La Spingfield di Groening oggi – grazie ai Simpson – è diventata davvero la Springfield di tutti.
La stella dedicata ai Simpson nella Walk of Fame.
7. UN PALMARES DA RECORD
Nella loro trentennale carriera, i Simpson hanno collezionato un ricco bottino di premi. Il Time li ha definiti la «Miglior serie tivù del secolo»; l’Economist ha scritto che «un qualsiasi fenomeno può dirsi entrato nella cultura di massa solo dopo che è stato rappresentato satiricamente nei Simpson». Del resto, nel suo curriculum, la famiglia gialla vanta 31 Primetime Emmy Awards, 30 Annie Awards e un Peabody Awards. Potevano mai mancare i Simpson sulla Walk of Fame di Hollywood? Certamente no. Ed ecco che Homer&Co si sono beccati la stella. La loro popolarità è sempre stata ripagata dagli ascolti, seppure oggi nettamente inferiori rispetto all’inizio: negli anni 90 veleggiavano su una media di 20 milioni.
8. LA TRASFORMAZIONE DEI PERSONAGGI NEGLI ANNI
Dall’inizio della serie a oggi i personaggi dei Simpson sono parecchio cambiati, sia caratterialmente sia graficamente. I protagonisti hanno acquisito maggiore rotondità. E Homer, in particolare, è lentamente diventato più pigro che irascibile.
9. LA PASSIONE PER LA SCIENZA
Uno degli aspetti più affascinanti della serie sono i tanti rimandi a teoremi, missioni spaziali, e argomenti di attualità tecnico-scientifica. Non a caso fra gli autori della serie ci sono laureati in matematica e fisica. Sull’argomento sono usciti anche due volumi:La formula segreta dei Simpson: Numeri, teoremi e altri enigmi di Simon Singh (Rizzoli, 2014) e La scienza dei Simpson. Guida non autorizzata all’universo in una ciambella di Marco Malaspina (Sirone Editore, 2015). Per lettori un po’ geek.
10. UN ESERCITO DI GUEST STAR
Tante, tantissime le guest star della serie: si parla di più di 600. Da Meryl Streep a Liz Taylor, da Dustin Hoffman a Michelle Pfeiffer passando per Micheal Jackson, Susan Sarandon, Gleen Glose, Katy Perry, Tom Hanks, Ron Howard, Stephen King, tanto per citarne alcuni. Tra i no più eclatanti Bruce Springsteen e Clint Eastwood.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Il simbolo del Cagliari nell'anno del centenario protagonista della mini docu-serie in onda su Sky. Una storia di resistenza e riservatezza. Che restituisce un'immagine inedita di uno dei più grandi bomber della storia.
Raccontare Gigi Riva non è cosa semplice. Di lui, del suo sinistro potentissimo, dei 35 gol in 42 presenze con la Nazionale, di quello scudetto assurdo conquistato 49 anni e mezzo fa col Cagliari, si è detto e scritto di tutto. Per farlo bisogna lavorare di cesello, andare per sottrazione, scavare in profondità, trovare una chiave originale. Federico Buffa lo ha fatto, partendo dai luoghi della sua vita e dai rapporti interpersonali, dai volti di chi gli è stato vicino e di chi, invece, con la sua assenza, ha saputo avere un peso enorme sulla sua formazione.
IL VUOTO MAI COLMATO DELLA SCOMPARSA DEI GENITORI
#SkyBuffaRacconta Gigi Riva, la mini docu-serie in due parti il cui primo episodio va in onda il 13 dicembre alle 21, approccia la vita di un campione partendo dal legame con la madre persa a 16 anni, da una mancanza che si è sommata a un’altra, quella del padre morto quando di anni Riva ne aveva solo nove, lasciando spazio a un vuoto mai del tutto colmato. Riva, il fioeu che alla fine dell’estate scappa sul fico per non tornare al collegio di Viggiù in cui è costretto per tre anni dopo la morte del padre, influenza l’evoluzione di Riva, il fuoriclasse che ha scritto il suo nome nella storia del calcio italiano.
UN SAGGIO DI RESISTENZA ATTRAVERSO LE GENERAZIONI
E se raccontare Riva è un’impresa, farlo rivolgendosi a un pubblico di 15enni-20enni lo è ancora di più. Che cosa può dire, ai giovani di oggi, una storia in bianco e nero di mezzo secolo fa? Cosa può raccontare un campione così distante dai modelli attuali, dalle ribalte social, dai divismi contemporanei? «Credo che ci siano dei valori eterni nella storia del genere umano», spiega Buffa, «come la capacità di reagire al destino, e la storia di Gigi Riva vale in eterno per la capacità che ha avuto di reagire alle situazioni negative come quelle che gli veniva proposte dalla sua vita». Valori di «un’Italia diversa e che si aiutava di più».
DALLA VOGLIA DI SCAPPARE ALLA SCELTA DI RESTARE PER SEMPRE
Cose come perdere due genitori, perdere il proprio paese e il proprio lago, ritrovarsi all’improvviso in una terra sconosciuta e temuta, in un’isola per gran parte senza illuminazione artificiale, in un aeroporto collegato alla città più importante e vicina da una strada ancora in gran parte sterrata. Cose come pensare di voler scappare e poi, quasi all’improvviso, decidere di restare per non andare più via, dopo essersi reso conto che quel mare non è poi così distante dal lago sulle sponde del quale si è cresciuti.
Gigi Riva protagonista nel racconto di Federico Buffa in onda su Sky.
IL PALLONE PER DESCRIVERE CIÒ CHE LE PAROLE NON DICONO
In mezzo c’è il pallone, sì, ma appare solo un accessorio attraverso cui raccontare tutto ciò che le parole non dicono, ma che può essere espresso con un’alzata di spalle o una smorfia dell’estremità sinistra delle labbra. Riva è un uomo di poco parole, lo è sempre stato, per questo quelle poche che vengono inserite dentro al racconto di Buffa hanno un peso specifico particolare e suonano preziose come l’oro. Uno storytelling costruito di «ciò che si fa, non di ciò che si dice».
L’EMOZIONE NEL RACCONTO DI BUFFA
C’è un’emozione diversa, stavolta nella voce di Buffa: «Racconto solo storie che vorrei raccontare, non quelle che non mi piacciono. Ci metto sempre una componente personale, in questo caso anche troppa, forse». Perché il piccolo Federico, cresciuto a qualche centinaia di metri di distanza dalla casa di Leggiuno di Riva, ogni pomeriggio d’estate scappava con la bicicletta per recarsi sotto il suo balcone, aspettando che uscisse a fumare per avere il privilegio di osservarlo soltanto, quell’uomo che un gol dopo l’altro, un silenzio dopo l’altro, scriveva la sua leggenda.
GLI ANEDDOTI INEDITI RIVELATI DALLA SORELLA E DAL FIGLIO
Lo guardava senza parlarci mai. e ancora oggi, nonostante tutto, non l’ha mai incontrato ed è felice di non averlo fatto perché «diversamente mi avrebbe intimidito con la sua presenza». A fornirgli il materiale per aneddoti inediti e aspetti ancora inesplorati della vita di Rombo di Tuono sono stati gli amici e i parenti più stretti, la sorella Fausta o il figlio Nicola, presente all’anteprima per poter dire alla fine: «Pensavo di conoscere la vita di mio padre e invece non la conoscevo ancora tutta».
PRESIDENTE ONORARIO NELL’ANNO DEL CENTENARIO
Ed è la sensazione che si ha pur essendoci cresciuti dentro a quel mito, in un’isola e una città in cui uno scudetto di 50 anni fa è tramandato oralmente come l’epica di un tempo e l’uomo che l’ha portato è venerato come una semidivinità pagana vivente, presente eppure allo stesso tempo distante, come un dio dell’Olimpo che sempre più di rado scende tra la gente. Una mistica alimentata da una vita pubblica ormai quasi inesistente, perché «papà», racconta il figlio Nicola, «è tornato sul fico». Eppure ne scenderà ancora, almeno una volta, per diventare presidente onorario del Cagliari il 18 dicembre e coronare così l’anno del centenario del club e del cinquantenario dello scudetto. Una storia che ha scritto in prima persona e che non può certamente esimersi dal suggellare.
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it
Dopo l'ultimatum di Damasco alla messa in onda del servizio curato da Monica Maggioni, la stampa filo-governativa lancia nuove accuse: «Media italiani sottomessi agli Stati Uniti»
Non si placano le polemiche sulla mancata trasmissione dell’intervista realizzata da Monica Maggioni al presidente siriano Bashar al Assad, a breve distanza dall’ultimatum col quale Damasco ha concesso 48 ore alla Rai per la messa in onda del documento. A insorgere ora sono anche i media filo-governativi del regime siriano, che hanno accusato viale Mazzini di sottomissione agli Stati Uniti dietro la scelta di non provvedere alla trasmissione dell’intervista.
«SOTTOMISSIONE ALLA VOLONTÀ AMERICANA»
Al Watan ha infatti titolato in prima pagina “Un canale tv di notizie italiano rifiuta di trasmettere un’intervista con il presidente”. Per il giornale si tratta di una «sottomissione, in un modo o nell’altro, alla volontà americana e ai suoi progetti distruttivi».Il quotidiano in questione è di proprietà di Rami Makhlouf, cugino di Assad, che ha accusato esplicitamente la Rai di aver «avuto paura delle parole di verità del presidente Assad». «L’atto commesso dalla tv italiana», prosegue il pezzo, «rivela l’entità del coinvolgimento dei media occidentali nella cospirazione contro i siriani».
Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it