Folla silenziosa ad Anguillara per i funerali dei genitori di Carlomagno [VIDEO]

AGI - Lutto cittadino oggi ad Anguillara Sabazia per i funerali  dei genitori di Claudio Carlomagno, il 44enne in carcere a Civitavecchia dal 18 gennaio con l'accusa di aver ucciso la moglie Federica Torzullo. Il sindaco Angelo Pizzigallo ha disposto che le bandiere restino a mezz'asta e ha sospeso le manifestazioni pubbliche nella località sul lago di Bracciano, in provincia di Roma.

Una settimana fa, il 24 gennaio, l'imprenditore 68enne Pasquale Carlomagno e la 65enne ex assessora comunale Maria Messenio erano stati trovati morti impiccati nella loro villetta.

Il sindaco di Anguillara: tragedia che ferisce l'intera città

"La Comunità di Anguillara Sabazia è chiamata a stringersi in un silenzio composto e rispettoso davanti a una tragedia che ha colpito nel profondo la nostra coscienza collettiva", ha scritto il sindaco su Facebook, sottolineando che "questo lutto non è solo il dolore di una famiglia, ma una ferita che attraversa l'intera città".

"La loro perdita", ha aggiunto, "maturata in un contesto di dolore indicibile, ci impone rispetto, silenzio e umanità". Di qui anche l'invito ai media ad attenersi "alla massima discrezione, rispetto e sobrietà".

Proclamazione del lutto per Federica Torzullo

Il sindaco ha anche chiarito che "l'amministrazione comunale procederà alla proclamazione di lutto cittadino in memoria di Federica Torzullo, in occasione delle sue esequie, non appena sarà comunicata la relativa data ufficiale".

 

Esplosione nel Barese: crolla palazzina ad Adelfia, due morti

AGI - Tragedia ad Adelfia, nel Barese, dove il crollo del solaio di una piccola palazzina ha causato la morte di due anziani coniugi. L'incidente è avvenuto intorno alle 13.30 in via Oberdan, nel centro storico del paese, a seguito dell'esplosione di una bombola di gas.

 

 

A perdere la vita sono stati Rocco Lotito, di 90 anni, e Antonia Costantino, di 93, una coppia senza figli che viveva nello stabile, composto da piano terra, piano rialzato e un garage adiacente. Secondo le prime informazioni, i due si trovavano in casa e stavano pranzando al momento dell'esplosione, che ha provocato il cedimento improvviso del solaio. Le macerie non hanno lasciato scampo ai due anziani.

I dettagli sulle vittime

Le vittime, Rocco Lotito e Antonia Costantino, rispettivamente di 90 e 93 anni, erano una coppia che risiedeva nello stabile. La violenta esplosione, innescata dalla bombola di gas, ha causato il cedimento strutturale. I due anziani coniugi sono stati travolti dalle macerie mentre si trovavano in casa per il pranzo.

I soccorsi e le indagini in corso

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, impegnati nelle operazioni di rimozione dei detriti e nel recupero dei corpi, oltre ai carabinieri e al personale sanitario del 118.

 

 

È atteso anche l'arrivo del medico legale per gli accertamenti di rito. Le cause dell'esplosione sono in corso di accertamento. L'area è stata messa in sicurezza mentre proseguono le verifiche tecniche anche sugli immobili circostanti.

 

 

Frana a Niscemi, precipita edificio di tre piani

La frana a Niscemi ha provocato il crollo di una palazzina di tre piani che da giorni era in bilico.

L'edificio si trovava nel quartiere Sante Croci, sul ciglio dello smottamento, in piena zona rossa. Su tutto il territorio piove ininterrottamente da questa mattina.  

I precedenti cedimenti e i forti boati

Un paio di giorni fa si erano registrati, sul fronte franoso, altri cedimenti che avevano provocato forti boati. Questi eventi avevano già messo in allarme la popolazione riguardo la stabilità dell'area. 

Nuovi crolli si sono registrati sul coronamento della frana che sta minacciando il centro abitato di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Altre porzioni di terreno e di case si sono sbriciolate ulteriormente negli ultimi giorni. Il confronto tra le immagini girate con il drone… pic.twitter.com/C2O2sRtaOX

— Local Team (@localteamit) January 31, 2026

Il fronte di distacco si estende per 4 km e sta mettendo a rischio interi quartieri della città.

Monitoraggio e presidio della zona rossa

La zona continua ad essere presidiata dalle forze dell'ordine e dalla protezione civile che ha già evacuato più di 1.000 persone. Nel frattempo, il monitoraggio della collina prosegue incessantemente per valutare ulteriori rischi legati allo smottamento e alle piogge ininterrotte.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole

La prima apparizione è andata in scena venerdì scorso, su Rai3, all’ora di cena. Whoopi Goldberg, la Sister Act del mondo intero, quella che ha messo l’Oscar sul comodino insieme a un Grammy, un Emmy e un Tony, è sbarcata a Un posto al sole, tra i marmi di Palazzo Palladini. Il risultato? Un contrasto dichiarato, quasi comico. Da un lato il portiere Raffaele Giordano, in versione maggiordomo-col fiatone, che l’ha accolta con la devozione di chi riceve la Madonna di Pompei. Dall’altro Renato Poggi, l’unico a conservare un briciolo di buon cinismo, che l’ha osservata con lo sguardo di chi teme il furto del limoncello. Non è stata un’allucinazione da peperonata, ma il colpo di teatro per il trentennale della soap.

Dietro la comparsata della star non c’è solo l’amore per Napoli

La narrazione ufficiale ha fatto suonare le campane a festa. La star globale che atterra a Napoli, bacia il suolo (o quasi), dichiara amore eterno al Golfo e ci fa sapere, con l’entusiasmo di chi scopre la frittatina di pasta, che il set (questo set!) le ha «fatto ritrovare il piacere della recitazione». Tutto giusto. Tutto magico. Tutto, forse, un po’ zuccheroso. Perché basta abbassare il volume dei violini e alzare quello della stampa americana per sentire un’altra musica. Dietro il sorriso di Eleanor Price, l’imprenditrice venuta da Oltreoceano per comprare uno yacht dai cantieri Palladini e magari un pezzo di cuore di Raffaele, c’è una storia che sa di bonifici salvifici. I fatti parlano chiaro e li ha messi in piazza lei stessa. Bisogna tornare a novembre 2024, sul set di The View, il talk show della Abc che conduce dal 2007, con uno stipendio annuo compreso tra i cinque e i sei milioni di dollari. Si parlava di elezioni presidenziali e voto operaio pro-Trump. E Goldberg ha deciso di non usare filtri: «I understand that people are going through a difficult time. Me too. If I had all the money in the world, I would not be here, OK? I’m a working person, I work for a living». Tradotto per chi a Upas mastica l’inglese come Rosa: «Capisco che le persone stiano attraversando un periodo difficile. Anch’io. Lavoro per vivere. Se avessi tutti i soldi del mondo non sarei qui, chiaro?».

Anche i premi Oscar devono pagare le bollette…

Con un patrimonio che balla tra i 30 e i 60 milioni di dollari, l’accostamento alla classe operaia le è costato il linciaggio social. Ma lei ha rincarato la dose a Entertainment Tonight, lo scorso settembre. A chi le chiedeva se pensasse di godersi la pensione, ha risposto: «Chi può permetterselo? Se non fai un matrimonio fortunato devi continuare a lavorare. Le bollette non si pagano da sole». Una delle pochissime artiste al mondo ad aver conquistato i quattro premi principali dello spettacolo, ha rivelato, senza imbarazzo, di lavorare per necessità economica. Un ritornello che ha ripetuto anche nell’autobiografia Bits and Pieces: My Mother, My Brother, and Me: l’Oscar non ti fa ricco per sempre.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg al Met Gala 2025 (Ansa).

Così l’Italia è diventata un buon rifugio

E mentre in America si confessava così, a Viale Mazzini si progettava il trentennale della soap. Serviva un nome. Quello giusto, a cui Hollywood ha smesso da un pezzo di mandare i fiori. Lo ha ammesso lei, senza giri di parole: «Non c’è più spazio per me a Hollywood, dal momento che ci sono attrici più giovani e più glamour che ottengono tutte le parti… nessuno mi manda più copioni…». È tutta lì, la verità. L’industria americana ha la memoria corta e la fedina del politicamente corretto sempre pronta: qualche polemica di troppo, qualche uscita infelice, tra dichiarazioni sull’Olocausto costate sospensioni e richiami, e il telefono ha smesso di squillare. L’Italia è diventata così il buon rifugio (con tanto di casa in Sicilia), dove una figura come la sua può ancora ottenere attenzione, rispetto, standing ovation. Non è un caso che il suo ultimo film, Leopardi & Co, sia stato girato nelle Marche, per la regia di Federica Biondi. Un lavoro onesto, dignitoso, per carità. Ma anche un segnale: il mercato si è ristretto verso produzioni più piccole, più accessibili.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Il cast di Upas con Whoopi Goldberg (dal profilo Instagram della soap).

Upas è una macchina perfetta, non serviva la benedizione straniera

Eccola allora a Upas. Venti episodi previsti per lei. Un personaggio creato ad hoc. Una storyline ritagliata per il pubblico casalingo che si sente rassicurato quando arriva qualcuno da fuori a certificare il valore di ciò che già conosce. È questo il punto. Non la sua presenza. Non la sua bravura. Il nodo è l’atteggiamento che abbiamo nei confronti di noi stessi. Quel vecchio complesso d’inferiorità per cui, se arriva un’americana a dirci «bravi!», allora valiamo qualcosa. È il riflesso di una credulità sentimentale che ci porta a innamorarci di chiunque venga da lontano e abbia vinto qualcosa. E noi ci sentiamo importanti per associazione. Ma Un posto al sole non ha mai avuto bisogno di stampelle. È una macchina perfetta che dal 1996, dall’intuizione di Giovanni Minoli (allora direttore di Rai3), macina ascolti e mette al centro i problemi reali degli italiani, il tessuto urbano di Napoli, e il respiro di una comunità intera. Benvenuta Whoopi, ci mancherebbe. Ma non ci serviva la benedizione straniera.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole

Cadore: l’autista si sfoga, “Troppo stress. Sbagliato col bimbo, pagherò”

AGI – “Viviamo una situazione lavorativa di forte stress. Non ho ragionato. Ho sbagliato e pagherò”. E’ lo sfogo di Salvatore Russotto, l’autista dell’autobus in Cadore che ha lasciato a piedi un bimbo di 11 anni perché in possesso del titolo di viaggio sbagliato, costringendolo a camminare per 6 km nella neve fino a casa.  L’uomo, sospeso dalla ditta di trasporti, ha deciso di parlare al Gazzettino dopo la bufera mediatica che lo ha travolto, ma – precisa - “non voglio giustificarmi”.

Il fatto

La vicenda è avvenuta martedì scorso a Vodo di Cadore. Il bambino, che doveva tornare a casa da scuola è stato fatto scendere dall’autobus perché sprovvisto di biglietto olimpico da 10 euro (aveva un carnet di titoli di viaggio da 2,5 euro). “Il bambino è salito e voleva timbrare un ticket da 2,50 euro. Gli ho detto che quello non era valido, che doveva pagare con il bancomat oppure avere l'abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto”, ha spiegato l’autista 61enne.

Nulla di grave se il passeggero in questione non fosse un minorenne. “Si, non voglio giustificarmi. Mi assumo la responsabilità e pagherò quello che ci sarà da pagare. Però è anche vero che le disposizioni dell'azienda erano di invitare a scendere coloro che non avevano il biglietto e nessuno mi ha mai parlato di obblighi di custodia per i minorenni”.

“Turni massacranti e nessuna formazione”

Non fanno formazione, di nessun genere. Io vengo dal trasporto merci – era camionista - sono due anni che faccio l'autista di mezzi per persone. Ci hanno fatto vedere il percorso, indicato le fermate e stop”.  Russotto ha spiegato che lui e i suoi colleghi vivono “una situazione lavorativa di forte stress”. Pesano soprattutto i “turni massacranti”, ma anche il resto: “Dobbiamo pagarci le divise, nessuna formazione e siamo bersaglio di insulti e aggressioni”.

“Ho commesso un errore grave. Pagherò”

Ma la storia del piccolo Riccardo è un’altra questione: “Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte. A mente fredda gli avrei pagato io il biglietto piuttosto di saperlo in giro con la neve. Non voglio giustificarmi ma c'è altro dietro questa situazione”.  E ancora: “Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia”.

La mamma del piccolo: "Allucinante"

"È arrivato a casa scioccato e infreddolito dopo 6 km al gelo. Ci ha messo un'ora, aveva due zaini, nevicava ed era già buio. È una cosa allucinante", aveva commentato poche ore fa la mamma del piccolo, Sole Vataro.  "L'autista dice che non ricorda l'episodio. È chiaramente una strategia. Detto questo: non vi sembra assurdo che anche gli studenti, i lavoratori, chi vive in montagna e già sopporta molte difficoltà debba pagare 10 euro?".

 

I magistrati: “Riforma della giustizia inutile e punitiva”. Nordio: “Nessun intento persecutorio”

AGI - Non esiste alcun "intento persecutorio" da parte del governo nei confronti della magistratura. È il concetto espresso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Corte d'Appello di Milano. "Se dovesse prevalere il sì al referendum - spiega il Guardasigilli - lungi dall'avere intenti persecutori, come qualcuno dice, inizieremmo subito, il giorno dopo, un dialogo con la magistratura, l'avvocatura e il mondo accademico per la seconda parte della riforma che è quella delle norme attuative. Con la riforma noi abbiamo enfatizzato quella che è l'autonomia e l'indipendenza e quindi consentirmi di dire che veramente trovo blasfemo, cioè irriverente verso il Parlamento, volere attribuirgli una volontà che nessuno ha mai avuto". 

Per Nordio, "la riforma non avrà e non deve avere effetti politici. Questa legge non è fatta né contro nessuno né a favore di nessuno. Non è per punire la magistratura e non è per rafforzare il governo che non ha bisogno di essere rafforzato".

La pg di Milano, "riforma inutile e punitiva"

Riforma "inutile e punitiva". E' il giudizio della procuratrice di Milano, Francesca Nanni, sulla riforma oggetto del referendum. "Ritengo sia ininfluente rispetto alle disfunzioni attuali alcune delle quali, come l'acritica, eccessiva adesione del pubblico ministero alle ipotesi formulate dalle forze dell'ordine, circostanza spesso segnalata dai difensori, sono destinate probabilmente ad aumentare - ha detto l'alta magistrata nel suo discorso -. Dalla sostanziale inutilità della riforma in oggetto a correggere le attuali pesantissime carenze deriva il dubbio che si tratti di un intervento con un carattere prevalentemente punitivo che, viste le condizioni in cui la quasi totalità degli uffici di Procura è stata costretta a lavorare negli ultimi anni, sinceramente non ci sentiamo di meritare. Stiamo sprecando tempo e risorse, senza contare il clima di gravissima tensione che porta a radicalizzare le posizioni e che ostacola un sereno dialogo e un corretto svolgimento del lavoro, a scapito di altre riforme, volte ad esempio a una equilibrata opera di semplificazione e armonizzazione delle procedure, a una migliore organizzazione degli uffici oltre a un potenziamento degli strumenti necessari per garantire l'effettività della pena intesa innanzitutto come possibilità di fornire risposte definitive in tempi certi e adeguati e di assicurarne l'esecuzione". 

La riforma e i tempi della giustizia secondo Ondei

Per il presidente della Corte d'Appello milanese, Giuseppe Ondei, la possibile riforma della giustizia "non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, non la renderà più efficiente e non contribuirà a eliminare gli errori". Ondei ha precisato che non intende esprimere valutazioni politiche, ma ritiene necessario fare "chiarezza tecnica" sugli aspetti che stanno emergendo dal dibattito pubblico, i quali sono "del tutto fuorvianti". La domanda cruciale è se la riforma inciderà sul miglioramento dei tempi. La risposta tecnica è "netta e difficilmente smentibile": questa riforma non inciderà in alcun modo sui tempi della giustizia, che a livello nazionale sono "insopportabilmente lunghi". Purtroppo, il cittadino che vuole separarsi o divorziare dovrà ancora attendere anni; l'imprenditore che vuole recuperare un credito dovrà accettare tempi inconciliabili con le esigenze imprenditoriali; e la parte offesa sarà ancora esposta al rischio concreto che il reato si prescriva o che il processo diventi improcedibile.

Carenze di organico e malagiustizia

Quanto all'efficienza, Ondei sostiene che la riforma non la migliorerebbe. "Questa non è un'opinione, ma un fatto". Si continuerà, infatti, a lavorare con carenze di organico che nel Distretto di Milano sfiorano il 40%, fronteggiate solo grazie allo spirito di sacrificio dei dipendenti pubblici. Si continuerà a lavorare con carenza di mezzi informatici, in un contesto che ambisce a digitalizzare i processi in una logica perdente. Infine, Ondei riflette sulla "malagiustizia". Pur criticando aspramente i casi occorsi, che sono statisticamente contenuti, e pur invocando la giusta punizione dei magistrati che li cagionano (il "legno storto" della Giustizia), è facile rilevare che la riforma non avrà alcuna incidenza diretta e immediata su tale patologico svolgimento dell'attività giudiziaria.

Il procuratore Gratteri e la velocità dei processi

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che lo scorso anno non partecipò alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario, spiega la sua presenza quest'anno con la necessità di spiegare "per quale motivo bisogna votare no" al referendum. Da sempre critico, Gratteri ribadisce che "tutte queste riforme sulla giustizia che stanno facendo non servono assolutamente a velocizzare i processi e a dare risposte alle persone che hanno bisogno di giustizia".

No all'uso strumentale del nome di Falcone

Per Matteo Frasca, presidente della Corte d'Appello di Palermo, "si sta utilizzando strumentalmente il nome di Giovanni Falcone", il quale aveva posto il tema della separazione delle carriere tra quelli di rilievo. Frasca sottolinea che, contrariamente a quanto attribuitogli dai sostenitori della riforma, Falcone non ne era un sostenitore apodittico, ma l'aveva posta all'attenzione degli addetti ai lavori come argomento sul quale confrontarsi, analogamente all'altrettanto spinoso tema dell'obbligo dell'azione penale.

Il grido di dolore di Meliadò: “Mai come oggi le toghe appaiono vulnerabili”

AGI - "Il Paese si sta dividendo in questi giorni sui temi della giustizia, ma i problemi veri hanno altre coordinate, non riguardano il modello di magistrato, che la Costituzione ha voluto indipendente, senza timori e senza speranze e che tale dovrebbe restare, ma interpellano chi governa il Paese su come assicurare un servizio giustizia efficiente, perché solo attraverso un servizio efficiente si può garantire la credibilità delle istituzioni e la fiducia verso la magistratura". Sono le parole pronunciate dal presidente della Corte d'Appello di Roma Giuseppe Meliadò nella relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario. 

La vulnerabilità delle giudici

"Il ruolo delle corti e dei giudici è più che mai centrale e determinante, e tuttavia mai come oggi le corti appaiono fragili e vulnerabili, esposte alle censure di un senso comune che le descrive come una minaccia e una trappola per l’esercizio dei pubblici poteri, invece che come un insostituibile regolatore della complessità sociale", ha osservato Meliadò.

"All’indomani della pandemia - ha ricordato l'alto magistrato -, ci siamo all’improvviso risvegliati in un mondo con accentuate tendenze post-liberali, in cui vengono messe in discussione le cosiddette libertà dei moderni, e cioè quell’intreccio fra democrazia e garanzie liberali che mira a difendere i cittadini dall’uso arbitrario del potere e che implica il rispetto della rule of law e della separazione dei poteri, attraverso organi che rendano in concreto esigibili i diritti".

"Pensavamo che si trattasse solo di una parentesi e che presto sarebbe ritornato il primato del diritto e sarebbe finito lo stato di eccezione, si sarebbe riavviato il percorso di sviluppo, inclusione e giustizia sociale che dalla fine del secondo conflitto mondiale e dalla caduta del muro di Berlino aveva fatto progredire l’Europa, e che la pace, in ogni caso, avrebbe continuato a prevalere sulla guerra. Invece - ha proseguito Meliadò -, anche nel cuore stesso dell’Europa è tornata a farsi sentire la volontà di potenza e si sono risvegliati nazionalismi ormai dimenticati e, con essi, il discredito per le soluzioni diplomatiche e per il metodo negoziale, ma soprattutto il discredito per lo Stato di diritto, ritenuto incompatibile con la volontà popolare, e per quel complesso di vincoli e limiti che, secondo la tradizione delle democrazie costituzionali, si frappongono a quella che i classici definivano la dittatura della maggioranza".

 

 

Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy

Ha fatto molto discutere la maxi-operazione (uno scambio di azioni più che un esborso di denaro) legata alla società che gestisce i diritti commerciali di Khaby Lame, il tiktoker italiano di origini senegalesi più seguito nel mondo, con oltre 160 milioni di follower. La novità interessante è che non si tratterebbe di monetizzare i singoli contenuti postati dall’influencer, ma di trasferire il controllo di un ecosistema che ruota attorno alla sua riconoscibilità. Un fenomeno raro per ampiezza, una forma di intrattenimento che funziona globalmente. Usando tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, ci si approprierebbe dei dati biometrici di Khaby per creare un digital twin, cioè un suo gemello virtuale capace di replicare voce, mimica ed espressioni facciali, creando contenuti senza limiti.

Non è una novità assoluta nell’industria: c’era già il digital passport

Il digital twin non è una novità nell’industria: segue il digital passport, una tecnologia applicata ai prodotti – soprattutto nella moda – per garantirne trasparenza e autenticità. Il passo successivo è stato quello di creare un “doppio” dell’azienda, cioè una proiezione virtuale dell’impresa stessa, che le consente di ridurre i rischi, sperimentando digitalmente soluzioni di produzione, di logistica, di distribuzione, senza davvero metterle in atto: studiando le varie possibilità prospettate dal suo gemello digitale, l’impresa può pianificare il suo futuro industriale con maggiore oculatezza.

Il digital twin non può essere ovviamente separato dall’azienda o dal prodotto fisico dell’azienda, di cui rappresenta una garanzia di autenticità e unicità, insieme al certificato di proprietà del prodotto stesso: temi cruciali nell’epoca sfrenatamente tecnologica che stiamo vivendo, dove il fake è uno dei pericoli più sfuggenti e meno prevedibili.

In tanti avevano predetto troppo presto l’estinzione degli influencer

Gli ingenui che si sono affrettati a decretare l’imminente estinzione del fenomeno degli influencer, mettendo nel mirino per prima Chiara Ferragni, non sono informati sul futuro ricco di opportunità che invece li attende. Molti si sono lanciati a sostenere, per esempio, che gli influencer in carne e ossa sarebbero stati sostituiti da quelli digitali, creati dall’AI, modelle e modelli più belli di quelli veri, col vantaggio di non costare quasi niente. Ma la recente operazione su Khaby Lame annuncia che, al contrario, chi può contare su un capitale di riconoscibilità internazionale, con il vantaggio di essere “una persona vera”, può essere moltiplicato all’infinito, con la rapidità che l’intelligenza artificiale consente, e declinato su una quantità pressoché illimitata di contenuti.

Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy

Prima c’era la prestazione, ora siamo arrivati al sistema che la replica

È un salto paragonabile a quello che ha separato l’artigiano dalla fabbrica; prima c’era la prestazione, ora siamo arrivati al sistema che la replica, al momento in cui un influencer smette di essere un fenomeno di costume da guardare col sopracciglio alzato e diventa qualcos’altro: un soggetto industriale.

Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame con l’ex premier e leader del M5s Giuseppe Conte (foto Imagoeconomica).

Il tempo biologico di una persona separato dal suo brand

A completare il quadro c’è poi una questione che oltrepassa il marketing e tocca il diritto e la governance. Il digital twin di una persona apre un territorio nuovo in cui identità, lavoro e proprietà coincidono: chi detiene il controllo del gemello digitale controlla una capacità produttiva di contenuti potenzialmente eterna. Per la prima volta il tempo biologico di una persona viene separato dal tempo industriale del suo brand.

Khaby vende “un’infrastruttura identitaria”, cioè se stesso

Da qui regole nuove su consenso, revocabilità, successione e responsabilità legale mutano il concetto stesso di lavoro creativo: l’influencer non vende più prestazioni, in termini economici diremmo che vende “un’infrastruttura identitaria”, cioè se stesso. È la logica delle piattaforme applicata agli esseri umani, con la differenza che qui l’asset non è un software, ma una persona con una faccia, una gestualità, una storia riconoscibile.

Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy
Khaby Lame e il suo gemello digitale mandano in subbuglio la creator economy

L’immagine valutata 975 milioni di dollari

Chi riuscirà a governare questo passaggio, senza farsene espropriare, sarà il vero vincitore della prossima fase della creator economy. Questo ci dice l’operazione di Step Distinctive Limited, la holding che controlla le attività economiche connesse al marchio Khaby Lame (partnership, licenze, e-commerce, sfruttamento dell’immagine), cioè un accordo sull’immagine del tiktoker, valutata una cifra esorbitante, circa 975 milioni di dollari: l’intera creator economy è in subbuglio.

La relatività supera il test delle onde gravitazionali

AGI - A oltre un secolo dalla sua formulazione, la teoria della relatività generale di Albert Einstein continua a resistere alle verifiche sperimentali più sofisticate. La collaborazione internazionale LIGO-Virgo-KAGRA ha pubblicato uno dei test più precisi mai realizzati della relatività generale, basato sull'analisi del segnale di onde gravitazionali GW250114, il più chiaro mai osservato finora.

In tutti i controlli effettuati, le osservazioni risultano pienamente coerenti con le previsioni della teoria di Einstein, senza alcuna evidenza di deviazioni che possano indicare nuova fisica. Il risultato conferma ancora una volta la solidità della relatività generale anche nei regimi di gravità più estremi, come quelli che si verificano durante la fusione di due buchi neri.

I test di Hawking

La straordinaria qualità del segnale GW250114 ha permesso ai ricercatori di ricostruire con grande accuratezza le proprietà dell'evento che lo ha generato e di sottoporre la teoria a verifiche finora impossibili. Lo stesso segnale era già stato utilizzato, nel settembre scorso, per confermare sperimentalmente il teorema dell'area dei buchi neri formulato da Stephen Hawking. In questo nuovo studio, invece, l'attenzione si è concentrata sulla ricerca di eventuali discrepanze rispetto alla relatività generale, che avrebbero potuto indicare l'esistenza di fenomeni fisici ancora sconosciuti.

Spettroscopia dei buchi neri 

Un ruolo centrale nell'analisi è stato svolto dalla cosiddetta spettroscopia dei buchi neri, una tecnica che studia il ringdown, la fase finale del segnale di onde gravitazionali in cui il buco nero appena formatosi 'risuona' prima di raggiungere uno stato stabile. Questa fase produce una serie di toni caratteristici, ciascuno definito da una frequenza e da un tempo di smorzamento, che dipendono unicamente dalla massa e dallo spin del buco nero finale.

La coerenza dei risultati 

"Quando due buchi neri si fondono, la collisione risuona come una campana", spiega Keefe Mitman, fisico della Cornell University e coautore dello studio: "Se si riescono a misurare due o più toni, ciascuno fornisce una misura indipendente della massa e dello spin secondo la relatività generale. Se tutte queste misure concordano, la teoria supera il test". Nel caso di GW250114, il segnale è stato sufficientemente intenso da permettere la misurazione di due toni distinti e di porre limiti stringenti su un terzo. Tutti i risultati sono compatibili tra loro e con la relatività generale.

"L'analisi di diverse parti del segnale deve portare a risultati coerenti se la teoria è corretta", sottolinea Jacob Lange dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - Sezione di Torino. "Per GW250114 abbiamo ottenuto una conferma della relatività generale con una precisione senza precedenti, resa possibile dalla straordinaria intensità del segnale".

Prospettive future 

Secondo i ricercatori, segnali di questo tipo diventeranno sempre più comuni con il miglioramento della sensibilità degli interferometri, offrendo nuove opportunità per testare la gravità in condizioni estreme. "Se esistono deviazioni dalla relatività generale, sarà proprio attraverso questi segnali che potremo individuarle", aggiunge Lange. Per Vasco Gennari, dottorando al Laboratoire des 2 Infinis di Tolosa, le tecniche di spettroscopia dei buchi neri rappresentano "uno strumento unico per studiare lo spazio-tempo nelle immediate vicinanze di un buco nero", aprendo la strada a verifiche sempre più raffinate della fisica fondamentale. Le future campagne di osservazione, con sensibilità ancora maggiori, potrebbero ridurre ulteriormente le incertezze e permettere, per la prima volta, di mettere davvero in discussione alcune delle previsioni teoriche più profonde sulla natura della gravità.

Strage di Corinaldo, i pm in appello chiedono di cancellare le assoluzioni

AGI - Ribaltare le assoluzioni ottenute in primo grado, "illegittime e profondamente ingiusta" e condannare i nove imputati a "pene di giustizia": è stata la richiesta formulata dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai nella requisitoria al processo d'appello per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo, dove nella notte dell'8 dicembre 2018 morirono cinque minorenni e una mamma di 39 anni. Il procedimento riguarda il rispetto delle norme di sicurezza del locale e i permessi rilasciati nell'ottobre 2017 dalla commissione di pubblico spettacolo per l'apertura del locale, che formalmente era un magazzino agricolo.

I nove imputati sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falsità ideologica, unico reato riconosciuto in primo grado ma le pene sono state sospese: si tratta dei sei componenti la commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, guidata dall'allora sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, due tecnici e un socio della Magic.

Le richieste dell'accusa

Anche oggi, l'accusa ha ribadito che le omissioni della commissione furono alla base della tragedia: "Confermare l'assoluzione sarebbe la scelta più facile e al tempo stesso la più sbagliata", ha sottolineato Gubinelli nella requisitoria. Da qui, la richiesta di condanna per tutti gli imputati e per tutti i reati contestati, compreso il falso ed escludendo le attenuanti generiche.

Il procedimento principale e le prossime udienze

Il procedimento principale relativo alla strage si è concluso definitivamente con le condanne di tutti i componenti della 'banda dello spray', che quella notte spruzzarono una sostanza urticante per commettere furti, scatenando il fuggi fuggi di centinaia di giovani verso l'unica uscita di sicurezza, davanti alla quale le sei vittime furono schiacciate dalla calca. L'udienza riprenderà il 6 febbraio con gli interventi dei legali delle parti civili, mentre a marzo toccherà alle difese; la sentenza è attesa prima dell'estate.

La sentenza del 17 giugno 2024

Il 17 giugno del 2024 furono assolti con formula piena dalle accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo i nove imputati del processo per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo. Dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, la giudice Francesca Pizii dispose l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" ritenendo che non ci fosse un nesso tra le omissioni della commissione di pubblico spettacolo e i sei morti. La tragedia andava attribuita, invece, allo spray urticante spruzzato da una baby gang all’interno del locale e alle troppe persone fatte entrare per l’evento della serata che prevedeva l’esibizione del rapper Sfera Ebbasta.

Il giudice, così, emise condanne solo per il reato di falso, mentre la pubblica accusa chiese complessivamente oltre mezzo secolo di carcere. Delusione e rabbia per i parenti delle vittime dopo la sentenza.

Il processo bis si occupò delle misure di sicurezza all'interno del locale e dei permessi rilasciati per la sua apertura. Le accuse riguardavano il gestore della discoteca, sei componenti la commissione comunale per il pubblico spettacolo e due consulenti. Queste le condanne: un anno a Matteo Principi, ex sindaco di Corinaldo e presidente della commissione, Massimo Manna, responsabile del Suap, Francesco Gallo dell'Asur, Massimiliano Bruni, uno dei periti esperto di elettronica, e Stefano Martelli, agente della municipale; 14 mesi al vigile del fuoco Rodolfo Milani e 4 mesi all'ingegnere Francesco Tarsi, consulente della società Magic, che gestiva il locale. Il giudice respinse anche le richieste di risarcimento danni.