Strage di Corinaldo, i pm in appello chiedono di cancellare le assoluzioni

AGI - Ribaltare le assoluzioni ottenute in primo grado, "illegittime e profondamente ingiusta" e condannare i nove imputati a "pene di giustizia": è stata la richiesta formulata dai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai nella requisitoria al processo d'appello per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo, dove nella notte dell'8 dicembre 2018 morirono cinque minorenni e una mamma di 39 anni. Il procedimento riguarda il rispetto delle norme di sicurezza del locale e i permessi rilasciati nell'ottobre 2017 dalla commissione di pubblico spettacolo per l'apertura del locale, che formalmente era un magazzino agricolo.

I nove imputati sono accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo e falsità ideologica, unico reato riconosciuto in primo grado ma le pene sono state sospese: si tratta dei sei componenti la commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, guidata dall'allora sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, due tecnici e un socio della Magic.

Le richieste dell'accusa

Anche oggi, l'accusa ha ribadito che le omissioni della commissione furono alla base della tragedia: "Confermare l'assoluzione sarebbe la scelta più facile e al tempo stesso la più sbagliata", ha sottolineato Gubinelli nella requisitoria. Da qui, la richiesta di condanna per tutti gli imputati e per tutti i reati contestati, compreso il falso ed escludendo le attenuanti generiche.

Il procedimento principale e le prossime udienze

Il procedimento principale relativo alla strage si è concluso definitivamente con le condanne di tutti i componenti della 'banda dello spray', che quella notte spruzzarono una sostanza urticante per commettere furti, scatenando il fuggi fuggi di centinaia di giovani verso l'unica uscita di sicurezza, davanti alla quale le sei vittime furono schiacciate dalla calca. L'udienza riprenderà il 6 febbraio con gli interventi dei legali delle parti civili, mentre a marzo toccherà alle difese; la sentenza è attesa prima dell'estate.

La sentenza del 17 giugno 2024

Il 17 giugno del 2024 furono assolti con formula piena dalle accuse di omicidio colposo plurimo e disastro colposo i nove imputati del processo per la strage al 'Lanterna Azzurra Clubbing' di Corinaldo. Dopo oltre cinque ore di camera di consiglio, la giudice Francesca Pizii dispose l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" ritenendo che non ci fosse un nesso tra le omissioni della commissione di pubblico spettacolo e i sei morti. La tragedia andava attribuita, invece, allo spray urticante spruzzato da una baby gang all’interno del locale e alle troppe persone fatte entrare per l’evento della serata che prevedeva l’esibizione del rapper Sfera Ebbasta.

Il giudice, così, emise condanne solo per il reato di falso, mentre la pubblica accusa chiese complessivamente oltre mezzo secolo di carcere. Delusione e rabbia per i parenti delle vittime dopo la sentenza.

Il processo bis si occupò delle misure di sicurezza all'interno del locale e dei permessi rilasciati per la sua apertura. Le accuse riguardavano il gestore della discoteca, sei componenti la commissione comunale per il pubblico spettacolo e due consulenti. Queste le condanne: un anno a Matteo Principi, ex sindaco di Corinaldo e presidente della commissione, Massimo Manna, responsabile del Suap, Francesco Gallo dell'Asur, Massimiliano Bruni, uno dei periti esperto di elettronica, e Stefano Martelli, agente della municipale; 14 mesi al vigile del fuoco Rodolfo Milani e 4 mesi all'ingegnere Francesco Tarsi, consulente della società Magic, che gestiva il locale. Il giudice respinse anche le richieste di risarcimento danni.
 

Camion contro automedica: muoiono una paziente e due sanitari

AGI - Tre morti sulla Statale 121 Palermo-Agrigento, all'altezza di Bolognetta, nello scontro tra un'automedica e un autocarro: le vittime sono una paziente dializzata e due sanitari. A perdere la vita sono stati Giovanna Oddo, 95, affetta da dialisi, e i due soccorritori che viaggiavano sull'automedica con lei: Gaspare Lo Giudice, di 48 anni, e Giuseppe Badalamenti, di 66.

Illeso il conducente dell'autocarro che si è scontrato con il mezzo di soccorso. Sul posto sono intervenuti personale del 118, di Anas, dei vigili del fuoco e le pattuglie della polizia stradale di Lercara Friddi che procedono ai rilievi per ricostruire la dinamica dell'impatto. L'Anas ha inoltre disposto la momentanea chiusura della corsia in direzione Catania con contestuale uscita obbligatoria a Misilmeri. Il percorso alternativo prevede l'attraversamento della strada provinciale 77 con rientro allo svincolo di Bolognetta.

Il cordoglio della Seus 118

La tragica scomparsa dei due operatori sanitari delle "Madonie Soccorso" è un grave lutto per la grande "famiglia" del soccorso siciliano, in tutte le sue componenti sempre in prima linea con grande spirito di sacrificio e notevole professionalità. Da parte mia personale e dell'intera Seus 118 un commosso cordoglio per la loro morte e per quella dell'anziana paziente". Lo afferma Riccardo Castro, presidente della Seus, commentando la notizia dell'incidente mortale sulla Palermo-Agrigento che ha coinvolto un'automedica, con la morte di tre persone, due soccorritori e una paziente.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?

Il Donald Trump di The Apprentice sembra scomparso. Il celebre «You’re fired!», «sei licenziato», marchio distintivo del reality trasmesso dalla NBC, ma anche del suo primo mandato alla Casa Bianca, pare non trovare posto in questa amministrazione. I fatti di Minneapolis hanno segnato profondamente la presidenza. Al netto della sicumera ostentata da The Donald, le morti di Renee Good e Alex Pretti lo hanno costretto a correre ai ripari. E così, in poco meno di 24 ore, è stata scavalcata la segretaria per l’Homeland Security, Kristi Noem, che gestiva il dossier ed è stato rispedito in California il capo dell’operazione Metro Surge a Minneapolis, Greg Bovino. Ma nessuno dei due ha seriamente rischiato il posto. Nemmeno la poltrona di Stephen Miller, consigliere ombra responsabile di moltissime policy repressive dell’amministrazione e ispiratore della stessa Noem, traballa. Insomma, nonostante il flop dei suoi fedelissimi e i sondaggi a picco, Trump non sembra intenzionato a licenziare proprio nessuno.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Gregory Bovino (Ansa).

Da Pam Bondi a Waltz, Trump ha perdonato tutti

Il dossier Minnesota è solo l’ultimo esempio. Nel suo primo anno di mandato spesso e volentieri ha graziato chi lo aveva ‘deluso’. Eppure le occasioni per far rotolare teste non sono mancate. A partire dalla segretaria alla Giustizia Pam Bondi che ha pasticciato non poco sulla questione Epstein. Per settimane il fantasma del miliardario pedofilo ha perseguitato Trump proprio a causa delle mosse del dipartimento che prima ha fatto credere che milioni di file sarebbero stati pubblicati, poi ha ingranato la retromarcia e infine ha smentito di nuovo. Un tira e molla che ha offerto munizioni ai democratici e fatto infuriare la base più oltranzista del popolo MAGA

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Pam Bondi (Ansa).

Discorsi analoghi valgono anche per altri pezzi dell’amministrazione. Come nel caso di Susie Wiles, potentissima capa del gabinetto. In un suo profilo pubblicato lo scorso dicembre da Vanity Fair le sono state attribuite frasi choc su JD Vance definito un «complottista» e pure su Trump, un essere vendicativo con una «personalità da alcolizzato ad alto funzionamento». Una bomba che si è auto disinnescata senza conseguenze.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
La capa dello staff presidenziale Susie Wiles (Ansa).

Persino chi ha davvero commesso errori, come Mike Waltz, è stato semplicemente ricollocato. Il consigliere per la sicurezza nazionale è finito nel cosiddetto Signalgate, ovvero la diffusione di dati sensibili sulle operazioni speciali Usa ai giornalisti attraverso l’app di messaggistica Signal. Trump lo ha rimosso ma solo per “promuoverlo” ambasciatore presso le Nazioni Unite. Pure Elon Musk è uscito di scena senza lo stigma di un vero licenziamento. Accolto in pompa magna nell’amministrazione come uomo “taglia sprechi” del DOGE, si è via via scontrato con Trump su dossier come i dazi o i visti negati ai lavoratori qualificati. Eppure tra i due non si è mai consumata davvero una rottura. Certo, è volata qualche parola forte sui social, ma nessun «You’re fired!». Mr Tesla si è allontanato senza particolari scossoni. 

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Elon Musk a Davos (Ansa).

Cos’è cambiato dal Trump I al Trump II?

Eppure il primo mandato di Trump era stato molto simile a una stagione extra di The Apprentice. Come scrive Axios, solo nei primi 12 mesi le epurazioni si sono sprecate: via il capo gabinetto Reince Priebus (a fine mandato The Donald ne ha cambiati quattro) e il suo vice, via il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn (anche qui altri quattro cambi), via il capo stratega Steve Bannon (rimasto in carica solo sette mesi) e via ben tre capi della comunicazione tra cui Anthony Scaramucci, cacciato dopo appena 10 giorni.  Cos’è cambiato dal primo e secondo mandato? Come mai Mr Apprentice sembra aver perso uno dei suoi tratti distintivi?

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Steve Bannon (Ansa).

I rimpasti sono sintomo di instabilità

La prima ragione, nota Axios, ha a che fare con l’idea che sia necessario esprimere stabilità. Il primo mandato del tycoon viene ricordato per l’enorme caos. Lo staff della Casa Bianca sempre in subbuglio, mancanza di chiarezza sulla catena di comando e un’immagine di presidenza instabile. Ora Trump vuole evitare di ripetere quella stagione cercando di mantenere un gabinetto solido. Non solo. Il presidente, evitando di cedere alla pressione dell’opinione pubblica, degli alleati e degli avversari politici, è convinto di apparire come un leader sicuro di sé e forte.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?

Alcune nomine devono passare dal Senato dove i numeri ballano

Ma al di là di questioni simboliche, ci sono altre ragioni. La prima è che ogni licenziamento ha delle conseguenze. Escludendo i consiglieri come Waltz e Miller che sono di diretta nomina presidenziale, gli altri hanno un vincolo rispetto al Senato. Se Trump dovesse licenziare Noem o Bondi, il sostituto dovrebbe passare attraverso un voto di conferma. E in questa delicatissima fase politica potrebbero mancare i numeri. La maggioranza è risicata, ma soprattutto ci si trova in un anno elettorale. Seppur limitata, c’è una fronda di senatori repubblicani critica nei confronti delle ultime mosse dell’amministrazione. Come Thom Tillis della Carolina del Nord che proprio sui fatti di Minneapolis ha attaccato Trump. Imbarcarsi in una nomina al Senato con audizioni fiume rischia di trasformarsi in un boomerang sul piano della comunicazione e del ciclo delle news. 

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Il senatore Thom Tillis (Ansa).

È sempre più difficile trovare dei fedelissimi con il cv giusto

Trump cerca sempre di circondarsi di fedelissimi. La lealtà è l’unico requisito richiesto. In questa fase, poi, contare su adepti che condividono al 100 per cento la visione trumpiana e per di più dotati di un profilo nazionale (in fondo Noem è stata una governatrice) è sempre più difficile. Dopo il 2021 e i fatti del 6 gennaio, grosse fette dell’establishment repubblicano si sono allontanate e quindi gli “esperti” della macchina pubblica a disposizione sono sempre meno.

Le voci di declino cognitivo

Ma il guanto di velluto del presidente potrebbe avere anche altre spiegazioni. Da qualche settimana nei corridoi di Washington si rincorrono voci sul declino cognitivo del presidente. Michael Wolff, giornalista e autore di saggi sulla prima presidenza Trump, in un’intervista al Daily Beast è arrivato a parlare di demenza: «Sembra sempre più squilibrato e disinibito. E l’altro sintomo che spesso appare con la demenza è la megalomania. Non posso fare a meno di pensare che la determinazione di Trump di apporre il suo nome su ogni singolo monumento sia slegata dalla realtà» Sorge quindi il dubbio che anche Trump si trovi in una situazione simile a quella di Joe Biden, con lo staff costretto a sopperire alle carenze del presidente dovute all’età.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Donald Trump (Ansa).

In questo scenario il cerchio magico di consiglieri e segretari avrebbe quindi un peso decisionale maggiore, inclusa la possibilità di preservare il proprio ruolo evitando licenziamenti.  Con ogni probabilità, nei prossimi mesi si tornerà a parlare della salute di The Donald visto che anche in Europa c’è chi comincia a nutrire qualche sospetto. Come ha scritto Politico Europe, il primo ministro slovacco Robert Fico avrebbe raccontato ad altri leader Ue di aver avuto un incontro strano con Trump a Mar-a-Lago. Stando ad alcuni funzionari, il premier sarebbe rimasto scioccato dallo stato in cui ha trovato il tycoon apparso «pericoloso» e «fuori di testa». Fico dal canto suo ha smentito la ricostruzione, ma il dubbio rimane.

Trump non licenzia più nessuno: che fine ha fatto Mr Apprentice?
Robert Fico (Imagoeconomica).

Quali sono le auto più affidabili? La classifica di Altroconsumo

Chi prima di acquistare una nuova auto non ha chiesto consiglio ad amici, parenti o direttamente al tanto famigerato web? Una recente indagine di Altroconsumo può aiutare nella decisione. Il sondaggio, realizzato tra maggio e luglio 2025 su un campione di 53 mila automobilisti provenienti da 10 Paesi europei (Italia, Belgio, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Spagna) stila una classifica dei marchi considerati più affidabili.

La classifica di Altroconsumo

Il podio è tutto giapponese: in testa infatti c’è Lexus, seguono Toyota e a pari merito Subaru e Suzuki. I marchi asiatici del resto dominano la classifica, occupando la quasi totalità della top ten. Fatta eccezione per Tesla al sesto posto, giusto un gradino sopra alla concorrente cinese BYD. Per trovare i marchi italiani di casa Stellantis occorre scendere nella parte bassa della classifica: con la Lancia al 15esimo posto su 39 e vari gradini più giù Fiat.

Quali sono le auto più affidabili? La classifica di Altroconsumo

Gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni all’Iran

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha reso noto di aver imposto nuove sanzioni «contro i funzionari iraniani responsabili della brutale repressione del regime nei confronti del suo stesso popolo», prendendo di mira sette cittadini iraniani e due entità. Tra essi Eskandar Momeni, ministro dell’Interno che «sovrintende alle letali forze repressive della Repubblica Islamica, un’entità chiave responsabile della morte di migliaia di manifestanti pacifici», e Babak Morteza Zanjani, imprenditore che «in passato si era appropriato indebitamente di miliardi di dollari di proventi petroliferi iraniani» e che «ha fornito sostegno finanziario a importanti progetti a sostegno del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Scott Bessent, segretario del Tesoro, ha affermato: «Invece di costruire un Iran prospero, il regime ha scelto di sperperare ciò che resta delle entrate petrolifere della nazione nello sviluppo di armi nucleari, missili e terroristi in tutto il mondo».

La minaccia di Teheran: «Gli eserciti europei saranno considerati terroristi»

L’Iran ha lanciato un avvertimento all’Unione europea dopo la recente risoluzione contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. In un messaggio pubblicato su X, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale Ali Larijani ha affermato che «l’Unione Europea sa certamente che, secondo la risoluzione dell’assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione dell’Ue contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica sono considerati terroristi», aggiungendo che «pertanto, le conseguenze ricadranno sui Paesi europei che hanno adottato tali misure». Intanto, dagli Stati Uniti è arrivato un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti di Teheran: nel mirino sono finiti il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, alcuni comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e le società di servizi finanziari Zedcex Exhange e Zedxion Exchange. «Continueremo a colpire le reti iraniane e l’elite dell’Iran», ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Welo, chi è il cantante del jingle di Sanremo 2026

Il pubblico ha imparato a conoscerlo come il ragazzo con la valigia durante Sanremo Giovani. Welo, nome d’arte del salentino Manuel Mariano, non è riuscito a conquistare uno dei due posti disponibili fra le Nuove Proposte (tra cui ci saranno Angelica Bove e Nicolò Filippucci), ma ha trovato comunque un suo posto al Festival. La sua Emigrato è infatti stata selezionata per il jingle del Festival 2026: sarà una rielaborazione, in chiave sanremese, del brano con cui ha partecipato alla selezione di Sanremo Giovani spingendosi fino alla finale Sarà Sanremo. La voce e la musica dell’artista leccese saranno in tutte le case degli appassionati per tutte le cinque serate della kermesse.

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Chi è Welo, salentino autore del jingle di Sanremo 2026

Welo, chi è il cantante del jingle di Sanremo 2026
Welo durante le registrazioni di Sanremo Giovani 2025 (Ansa)

Al secolo Manuel Mariano, Welo è nato in Salento nel 1999 e nel tacco d’Italia ha trascorso anche la sua adolescenza e prima parte di carriera. Avvicinatosi giovanissimo al rap e alle sonorità dell’urban tanto da fondare nel 2017 il collettivo 23.7. Cinque anni dopo ha deciso tuttavia di intraprendere un percorso come solista incidendo il brano Pass e aprendo una nuova fase artistica della sua carriera. Da allora hanno fatto seguito diverse canzoni fino alla svolta nel 2023 con Malessere, traccia che lo ha consacrato come voce emergente di riferimento nel settore. Caratterizzata da temi molto vicini all’attualità, la sua musica è una cronaca sociale della sua generazione, che ogni giorno deve trovare spazio tra precarietà e voglia di riscatto.

La consacrazione è arrivata invece nel 2024 con l’uscita del primo Ep, Welo WE 23, in cui ha riaccolto il percorso degli ultimi anni. Nel disco sono presenti anche collaborazioni con Enzo Dong e Mikush. A settembre dello stesso anno un altro passo in avanti con il featuring My Boo con Guè. E nel 2025 l’approdo a Sanremo Giovani con Emigrato, intriso di spaccati di vita quotidiana: ci sono i valori tramandati dai nonni, il vino come emblema di convivialità e unione e il lavoro nero come una piaga purtroppo quotidiana.

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla

Appuntamento con la storia. Comunque vada, la finale maschile degli Australian Open 2026 resterà indelebile nelle memorie degli appassionati di tennis per sempre. Sì, perché i due contendenti si giocheranno un record che difficilmente potrà essere battuto. In campo, il numero uno del mondo Carlos Alcaraz e l’eterno Novak Djokovic, capace a 38 anni di eliminare dopo quattro ore di gioco Jannik Sinner che già pregustava il terzo successo di fila. Lo spagnolo scenderà in campo per diventare il più giovane a conquistare i quattro Slam, il serbo per vincere il 25esimo e diventare ancor più leggenda di questo sport. La data da cerchiare in rosso sul calendario è il primo febbraio, alle 9.30 del mattino italiano. Il match sarà visibile sui canali Eurosport, in streaming su Dazn, Tim Vision, Prime Video Channels e HBO Max.

Alcaraz-Djokovic, come arrivano i due tennisti e i record all’orizzonte

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla
Djokovic agli Australian Open 2026 (Ansa).

A 22 anni e 272 giorni, Carlos Alcaraz si avvicina a un nuovo, incredibile record della sua giovane ma già brillante carriera. Vincendo a Melbourne contro Djokovic, il murciano conquisterebbe il suo primo Australian Open, diventando il più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam, ossia a conquistare almeno una volta tutti e quattro i major della stagione. In bacheca vanta infatti già due Roland Garros consecutivi (2024-2025), due Wimbledon di fila (2023-2024) e due US Open (2022 e 2025). Lo spagnolo arriva in finale dopo aver vinto agevolmente i primi turni, superando il padrone di casa Adam Walton, il tedesco Yannick Hanfmann e il francese Corintin Moutet in tre set. Nette le vittorie su Tommy Paul e Alex De Minaur, prima della battaglia da cinque ore e mezza contro Sasha Zverev. A un passo dalla sconfitta e in preda ai crampi, ha vinto 7-5 al quinto.

Decisamente più riposato, almeno considerando il computo totale di ore sul terreno di gioco, Novak Djokovic. Il serbo ha eliminato Pedro Martinez, Francesco Maestrelli e Botic van de Zandschulp senza cedere un set. Poi il walk over per il ritiro di Jakub Mensik agli ottavi prima di affrontare ai quarti di finale Lorenzo Musetti. Avanti due set a zero, l’azzurro ha dovuto lasciare il campo per un infortunio alla coscia, liberando la strada a Nole per la semifinale. «Ero sulla via di casa», avrebbe detto il serbo dopo la partita. «Oggi sono stato fortunato». Contro Jannik Sinner ha però dato prova ancora una volta della sua infinita classe: sotto di un set sia sull’1-0 sia sul 2-1, ha rialzato la testa combattendo colpo su colpo e raggiungendo l’11esima finale a Melbourne. All’orizzonte il record di 25 Slam in carriera per staccare definitivamente Margareth Smith Court ferma a 24.

I confronti diretti tra i due finalisti degli Australian Open

Finale maschile Australian Open 2026, quando si gioca Alcaraz-Djokovic e dove vederla
Carlos Alcaraz agli Australian Open 2026 (Ansa).

Agli Australian Open 2026 andrà in scena il decimo scontro diretto tra Alcaraz e Djokovic, con il serbo avanti 5-4 nei precedenti. L’ultimo match tra i due risale agli Us Open dello scorso anno, quando si impose lo spagnolo in tre set con il punteggio di 6-4, 7-6, 6-2. Nel 2025 si erano affrontati anche a Melbourne, nei quarti di finale dello Slam, con il fuoriclasse di Belgrado capace di spezzare il sogno del Career Grand Slam di Carlitos in rimonta per 4-6, 6-4, 6-3, 6-4. La sfida è valsa anche due finali di Wimbledon consecutive fra il 2023 e il 2024, entrambe vinte da Alcaraz. Il 22enne di Murcia aveva anche trionfato nel primo match, valido per la semifinale di Madrid 2022 dopo una lunga battaglia terminata 6-7, 7-5, 7-6.

Anziani sedati e abbandonati: blitz dei NAS a Grottaferrata

AGI - Anziani insultati e lasciati immobilizzati nei propri letti per intere notti bagnati di urina e sedati con farmaci e sonniferi non prescritti da un medico. È quanto hanno scoperto i carabinieri del Nas di Roma in una struttura per anziani di Grottaferrata ai Castelli Romani.

I blitz all'interno dei locali ha permesso ai militari di sequestrare la struttura e notificare sette misure cautelari nei confronti di operatici socio-sanitari e del titolare della struttura su ordine del gip del Tribunale di Velletri e su richiesta della Procura della Repubblica, che riguardano sei interdizioni dall’esercizio della professione e un divieto di dimora. 

Le indagini sono partite dopo la denuncia presentata da un familiare di un ospite della struttura ed hanno permesso di portare alla luce diversi episodi di maltrattamento e vessazioni sugli anziani che andavano avanti da tempo.

Le operatrici socio-assistenziali, secondo quanto emerso dagli accertamenti, erano in numero insufficiente rispetto alle necessità e avrebbero adottato comportamenti ormai divenuti abituali, approfittando anche dell’assenza di controlli da parte del responsabile della comunità.

Gli anziani, riferiscono gli inquirenti, sarebbero stati lasciati in condizioni di abbandono, immersi in un clima generalizzato di indifferenza verso i loro bisogni primari.

Contestualmente, sono stati notificati cinque avvisi di conclusione delle indagini ad altrettanti indagati per gli stessi reati.

 

Ex Ilva, il Mimit dà mandato ai commissari di negoziare con Flacks

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha conferito mandato ai commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria di dar corso alla negoziazione in vista della cessione del complesso siderurgico a Flacks Group, «avendo riguardo al consolidamento di possibili partenariati industriali e nel rispetto delle procedure previste dall’art.47 della Legge 428/1990 in merito alle consultazioni sindacali». È quanto si legge in una nota del Mimit.