Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere

Il presidente Donald Trump ha concesso all’Iran fino alle 20 di martedì 7 aprile 2026 (ora americana) per trovare un accordo ed evitare un attacco su larga scala «che potrebbe annientare il Paese in una sola notte». «Vedremo cosa succederà, stanno negoziando, credo in buona fede», ha detto il presidente degli Stati Uniti rispondendo a una domanda dei giornalisti alla Casa Bianca. «Dopo di che non avranno più ponti né centrali elettriche, torneranno all’età della pietra». Gli Usa, ha continuato, hanno infatti un piano per distruggere «in quattro ore» tutti i ponti e le centrali elettriche in Iran. Teheran, preoccupata per la minaccia, ha invitato giovani, studenti, atleti, universitari e professori a formare catene umane intorno alle infrastrutture energetiche per scongiurare che vengano annientate.

Trump potrebbe estendere l’ultimatum…

Ma cosa può succedere, qualora non si trovi un accordo entro il tempo concesso dal tycoon? Secondo un alto funzionario dell’amministrazione americana citato da Axios, Trump potrebbe estendere l’ultimatum all’Iran perché riapra lo Stretto di Hormuz, se riscontrerà progressi verso un accordo. «Se il presidente vede un accordo in arrivo, probabilmente si tratterrà. Ma lui e solo lui prende questa decisione», ha dichiarato la fonte. Un’altra ha invece espresso «scetticismo» nei confronti della possibilità di una proroga. Il vicepresidente JD Vance e i due inviati Steve Witkoff e Jared Kushner starebbero invece spingendo per raggiungere un’intesa subito, se possibile.

Quando scade l’ultimatum di Trump all’Iran e cosa può succedere
Donald Trump (Ansa).

… o attaccare subito dopo la scadenza

Scenario opposto quello delineato da Wall Street Journal, secondo cui cresce il pessimismo tra i negoziatori sulla possibilità che l’Iran accetti la richiesta di Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz entro la scadenza fissata dalla Casa Bianca. Secondo quanto riferito al quotidiano da fonti a conoscenza dei colloqui, funzionari statunitensi ritengono che il divario tra Stati Uniti e Iran sia ancora troppo ampio per essere colmato nei tempi previsti, alimentando il timore di un’escalation militare. Un eventuale ordine di attacco contro infrastrutture energetiche iraniane, spiegano le fonti, potrebbe arrivare subito dopo la scadenza fissata dal presidente. Politico ha aggiunto che il Pentagono sta ampliando l’elenco dei siti energetici iraniani che potrebbe colpire, includendovi strutture che forniscono energia e carburante sia ai civili sia alle forze armate, in quella che è ritenuta una via per aggirare le eventuali accuse di crimini di guerra. La convenzione di Ginevra concede infatti un margine di manovra quando i siti oggetto di attacchi sono usati sia dai civili sia dai militari. Prendere di mira infrastrutture civili critiche potrebbe essere considerato crimine di guerra, ma i bersagli potrebbero essere considerati validi se hanno un duplice uso (non solo civile ma anche militare).

La posizione dell’Iran: no cessate il fuoco ma fine della guerra

Intanto l’Iran ha respinto la proposta di un cessate il fuoco di 45 giorni, chiedendo invece la fine definitiva della guerra. Teheran ha comunicato la sua posizione agli Stati Uniti tramite il Pakistan, che funge da intermediario chiave. Il messaggio includerebbe una risposta in 10 punti con proposte di ricostruzione e la revoca delle sanzioni. «Accettiamo la fine della guerra solo con la garanzia di non essere attaccati di nuovo», ha dichiarato all’Associated Press Mojtaba Ferdousi Pour, capo della missione diplomatica iraniana al Cairo.

Per l’intelligence Usa e israeliana Mojtaba Khamenei «è ricoverato a Qom in stato di incoscienza»

Mojtaba Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, è «a Qom in condizioni gravi, incapace di essere coinvolto in qualsiasi processo decisionale del regime». Lo indica un memorandum diplomatico basato su valutazioni dell’intelligence israeliana e statunitense, citata dal quotidiano Times. Secondo il documento il figlio di Ali Khamenei, che ne ha preso il posto dopo la sua morte, verserebbe in stato di incoscienza. Si tratta della prima volta che un rapporto rivela pubblicamente, dall’inizio della guerra, il luogo in cui si troverebbe Khamenei, rimasto ferito il 28 febbraio negli attacchi in cui è rimasto ucciso il padre. Teheran, da allora, sostiene che la Guida Suprema abbia solo riportato ferite dalle gambe: ma da quei raid non è mai apparso in pubblico e i suoi pochi discorsi sono stati letti da speaker. Nell’ultimo, Khamenei avrebbe condannato i continui attacchi alle infrastrutture civili nella Repubblica Islamica, «crimini contro l’umanità commesso dal governo statunitense e dal sanguinario regime israeliano», puntando il dito contro «le istituzioni internazionali rimangono in silenzio e indifferenti, e forse persino complici dell’aggressione, diventando partner nell’alimentare questo fuoco».

Crosetto: “Il rischio di questo conflitto è la follia, non abbiamo imparato nulla da Hiroshima”

AGI - "Io spero che tutti si rendano conto di quello che stiamo vivendo" con la guerra in Iran, "è una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti": lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, commentando il nuovo ultimatum di Donald Trump in un'intervista al Corriere della Sera. "C'è una somma di criticità che si accumula e si autoalimenta, sempre più difficile da risolvere", ha sottolineato Crosetto, "e questo pone chi ha voglia di ragionare di fronte alla grande debolezza del multilateralismo, che non ha saputo prendere lezioni da quanto era accaduto nel secolo scorso e non ha consolidato gli anticorpi per ciò che stiamo vivendo ora".

Il timore di Crosetto è "che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più": "Perché so che l'umanità ci ha dimostrato che non esiste limite alla follia, sono esseri umani come noi quelli che hanno deciso che per far finire un conflitto fossero accettabili anche Hiroshima e Nagasaki. Purtroppo continuiamo ad avere armi nucleari e chi non le ha le cerca. Non abbiamo imparato nulla". "Il rischio è la follia e quello che stiamo vivendo è un conflitto dove ad azione corrisponde reazione di un livello superiore", ha aggiunto. Il ministro ha lamentato che l'ONU è stata "lasciata morire lentamente: le abbiamo fatto perdere ogni capacità di influenza e di ruolo".

La potenza militare e la durata dei conflitti

"In uno scenario come quello che stiamo affrontando conta purtroppo per noi soltanto la potenza," ha osservato il ministro, "ma non illudiamoci che si possa parlare di potenza tecnologica o economica, quello che davvero stanno facendo contare è la potenza militare". "Nonostante quella però il conflitto in Ucraina e quello in Iran dimostrano che a determinare la durata dei conflitti è la capacità di resistenza della parte più debole", ha aggiunto, "era successo già in Afghanistan, ma anche in quel caso nessuno ha pensato di mettere a frutto l'esperienza. E così si è alimentato il terrorismo fondamentalista".

Il ruolo di Trump e l'Iran

"Trump è il leader di una nazione sovrana e nessuno dall'esterno è in grado di influenzarlo", ha aggiunto Crosetto, che ha detto di non credere a una procedura di impeachment. "Non mi pare neppure che i suoi nemici ci pensino", ha sottolineato nell'intervista al Corriere della Sera, "Credo semplicemente che dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi. Uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il Capo. L'Iran degli ayatollah, a capo dell'integralismo, anti occidentale, che teneva sotto scacco ogni libertà era un problema di tutti. Con questa guerra decisa in due senza confronto e legittimità internazionale gli hanno fatto un regalo. Su tempi e modi sarebbe stata utile meno approssimazione".

L'Europa, l'Italia e l'alleanza con gli Stati Uniti

L'Europa "fa ciò che può ma non mi pare con successo", ha riconosciuto il ministro della Difesa, "intanto ognuno dovrebbe fare la propria parte. Io rivendico che l'Italia abbia preso una posizione importante e seria quando ha detto di non condividere questa guerra cercando di limitare al massimo i danni". "L'Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti", ha sottolineato, "soltanto chi è stupido può pensare che si possa rompere questa alleanza. Pensiamo a oggi, pensiamo all'Iran che decida di reagire lanciando un razzo contro di noi. Se non ci fosse la difesa della NATO ogni Paese rischierebbe molto di più e sarebbe molto più indifeso".

Il futuro della NATO e la diplomazia

Ma gli Stati Uniti di Trump vogliono uscire dalla NATO. "Non credo e (il presidente americano) non può farlo", ha osservato Crosetto, "gli servirebbe il voto del Congresso e dubito che sarebbe favorevole. Potrebbe invece decidere di ritirare i soldati dall'Europa. E questo ci renderebbe più deboli, meno difesi. In questo momento non siamo in grado di reagire tutti insieme sostituendoli". Servono, sostanzialmente, "dialogo e attività diplomatica. Trump ha l'agenda dettata dalla volontà di vincere in fretta anche perché dovrà confrontarsi con le elezioni di Midterm. Questa guerra sta mettendo a rischio anche gli Stati Uniti nella loro leadership mondiale". L'Italia ha negato l'uso della base di Sigonella ma c'è il sospetto che in altri casi l'abbia concesso. "Lo negherò certamente" in Parlamento, ha affermato il ministro Crosetto, "perché è falso ma non credo esista sospetto perché non è un tema gestito dalla politica ma militare. Abbiamo l'obbligo di lasciare aperte le basi perché questo prevedono i trattati e perché tutti i governi si sono comportati allo stesso modo, ma abbiamo regole. Sono accordi che non abbiamo sottoscritto noi, se ai nostri predecessori non piacevano avrebbero potuto annullarli o quantomeno metterli in discussione. Non mi risulta che ciò sia avvenuto".

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana

Tra i funzionari c’è chi scherza e liquida l’idiosincrasia con una battuta: «È arrivata Jackie Kennedy a Montecitorio». Lorenzo Fontana non ha ideato per il Palazzo che ospita la Camera un piano di restauro conservativo così elaborato come quello ambizioso che avviò la first lady statunitense per la Casa Bianca a partire dal 1961. Per lo meno, non ha riunito un comitato composto da famosi collezionisti e decoratori e direttori di musei. Allergico a quasi ogni forma d’arte realizzata dopo il 1800, la terza carica dello Stato nel tempo ha semplicemente proceduto a una sorta di restaurazione conservativa che ha portato a un restyling senza clamore del Palazzo, con lo spostamento di quadri e opere contemporanee, anche molto belli, che ora sono meno visibili.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana (Imagoeconomica).

Il quinto Stato di Ceroli e Orme di leggi di Lai trasferiti ai piani ‘bassi’

L’operazione ha riguardato in primo luogo l’ala berniniana di Montecitorio dove si trovano lo studio, la Biblioteca del presidente e la sala arredata come un salottino utilizzato per accogliere i suoi ospiti in occasione di brevi incontri. La maggior parte dei quadri di queste sale rispecchia il gusto dell’ospite e sono rimaste pochissime opere contemporanee, per lo più sistemate in posizioni poco visibili. Ma negli anni l’operazione si è allargata ad altre aree della Camera. Per esempio Il quinto Stato di Mario Ceroli (1984) è stato fatto traslocare ai piani ‘bassi’. L’opera si trovava in uno dei corridoi più ‘battuti’ del palazzo, quello che collega il Transatlantico e la galleria dei presidenti con l’ingresso principale, a pochi passi dall’accesso alle toilette e al barbiere, tra le poste, le spedizioni e il tabaccaio.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il Transatlantico di Montecitorio (Imagoeconomica).

Ora, certamente parte di un progetto più ampio, il quadro è stato trasferito nell’auletta, assai meno frequentata, al piano terra del Palazzo dei gruppi parlamentari. L’opera è proposta insieme ad altre contemporanee, Orme di leggi di Maria Lai e Macchina tessile di Gino Severini. Forse valorizzata per chi frequenta occasionalmente l’auletta per convegni e riunioni, certamente tolta dalla vista quotidiana di deputati, dipendenti e assistenti di Montecitorio che amavano ammirare l’enorme tela (4×7 metri e mezzo) che ritrae sagome umane in movimento, a richiamare la marcia dei lavoratori del capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il quarto Stato.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Il quinto Stato di Mario Ceroli (Ansa).

“Risparmiata” Look down di Jago

Macroscopica invece è stata la tolleranza del presidente nei confronti di un’opera che dallo scorso giugno è sistemata nel cortile d’onore del Palazzo, Look down di Jago. È stato l’autore a offrire la scultura dal valore milionario in prestito a Montecitorio. L’opera in marmo ritrae un neonato nudo, raggomitolato a terra e, nelle intenzioni dell’artista, rappresenta «un invito a guardare in basso ai problemi che affliggono la società e alla paura di una situazione di povertà diffusa che si prospetta essere molto preoccupante, soprattutto per i più fragili». Il presidente l’ha accolta con gentilezza. Non che gradisca la scultura – si commenta nei corridoi, con rassegnazione – ma in questo caso, da buon cattolico, non poteva rifiutare.

Montecitorio, il restyling silenzioso di Lorenzo Fontana
Lorenzo Fontana con l’artista Jago, alla cerimonia d’inaugurazione dell’opera Look Down nel cortile di Montecitorio (Ansa).

Sottoposta a fermo la nave di Sea-Watch Aurora dopo aver salvato 44 migranti

AGI - Sottoposta a fermo dalle autorità italiane il natante veloce della Sea-Watch Aurora che, nei giorni scorsi, aveva salvato 44 migranti, bloccati per cinque giorni su una piattaforma petrolifera abbandonata, e li aveva condotti a Lampedusa sabato scorso. La ong tedesca ora rischia una multa fino a 10 mila euro. La motivazione addotta è che il team non avrebbe informato le milizie libiche dei piani di salvataggio.

"Ma noi chiediamo - è la replica - perché mai avremmo dovuto informare delle milizie che abusano, torturano e rapiscono persone in cerca di rifugio? L'Italia trattiene la nostra nave di soccorso Aurora nonostante 71 persone risultino disperse dal terribile naufragio di Pasqua nel Mediterraneo". Alarm Phone aveva allertato le autorità europee in merito alle persone bloccate già dall'1 aprile, "eppure non è arrivato alcun aiuto per soccorrere i sopravvissuti". Venerdì, l'unità veloce Aurora era così salpata verso la piattaforma petrolifera e ha portato tutti a Lampedusa sabato mattina.

Oltre al trattenimento dell'imbarcazione di soccorso, l'organizzazione umanitaria tedesca rischia una multa tra i 2 mila e i 10 mila euro. La durata esatta del fermo e l'importo della multa saranno comunicati nei prossimi giorni. Secondo quanto dichiarato, i superstiti erano bloccati sulla piattaforma dal lunedì precedente. Secondo quanto ricostruito, dopo che Alarm Phone aveva allertato le autorità europee sulla presenza di persone in difficoltà già l'1 aprile, l'equipaggio della nave di soccorso Aurora era salpato verso la piattaforma petrolifera il 3 aprile. L'equipaggio ha tratto in salvo tutti i 44 migranti e li aveva portati a Lampedusa la mattina del 4 aprile.

Il fermo della nave e il decreto Piantedosi

Le autorità italiane hanno ora fermato la nave di soccorso in base al cosiddetto Decreto Piantedosi, affermando che l'organizzazione non aveva informato le autorità libiche delle sue operazioni. Poco più di una settimana fa, le autorità italiane hanno fermato anche la seconda nave di soccorso di Sea-Watch, la Sea-Watch 5.

Il commento di Sea-Watch sulla situazione nel Mediterraneo

Commenta Giulia Messmer, portavoce della ong tedesca: "Mentre centinaia di persone stanno annegando nel Mediterraneo, l'Italia blocca le navi che potrebbero salvarle. 44 persone sono rimaste bloccate su una piattaforma petrolifera per cinque giorni e nessuno Stato europeo è venuto in loro aiuto. Chiunque criminalizzi il salvataggio sceglie consapevolmente la morte al posto della vita umana". E ancora: "Negli ultimi 10 anni, nel Mediterraneo sono stati documentati oltre 70 episodi di estrema violenza perpetrati da soggetti libici, tra cui sparatorie contro navi di soccorso e persone in fuga, la maggior parte dei quali attribuiti alla cosiddetta Guardia costiera libica. Solo nel 2025, sono stati registrati oltre 20 di questi episodi".

L'alleanza Justice Fleet e le sentenze dei tribunali italiani

Il 5 novembre scorso, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno quindi formato l'alleanza Justice Fleet e interrotto le comunicazioni operative con le autorità libiche. In due casi, i tribunali italiani si sono già pronunciati a loro favore. Negli ultimi anni, i tribunali italiani hanno ripetutamente sottolineato il ruolo fondamentale della ricerca e del soccorso civile e hanno chiarito che la Guardia costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono soggetti di soccorso legittimi "e che obbedire alle loro istruzioni viola il diritto internazionale".

Il tragico bilancio dei naufragi nel Mediterraneo

Il nuovo fermo è scattato dopo un tragico fine settimana, segnato dalla tragedia di Pasqua con "71 persone - ricorda Sea-Watch - che risultano disperse a causa del naufragio nel Mediterraneo centrale. Nei giorni precedenti, almeno 104 persone avevano perso la vita nel tentativo di attraversare il mare. Il primo aprile, la Guardia Costiera italiana ha recuperato 19 corpi".

Napoli: sparano un proiettile da uno scooter in corsa, morto un ventenne

AGI - Agguato a Napoli con una giovane vittima. Questa mattina, intorno alle 5.10, i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli e del nucleo operativo di Poggioreale sono intervenuti in via Carlo Miranda, nei pressi del bar Lively. Sconosciuti in scooter hanno esploso alcuni proiettili, colpendo al torace Fabio Ascione, 20 anni compiuti il 26 marzo scorso.

Il ragazzo è stato trasportato al pronto soccorso di Villa Betania, ma è morto in ospedale. Indagini in corso per ricostruire dinamica e matrice dell'omicidio.