Decaro sarà candidato in Puglia. L’annuncio con Elly Schlein

AGI - "Io da oggi ho la responsabilità di guidare un nuovo progetto politico. Parlerò della Puglia e dei pugliesi". Lo ha detto Antonio Decaro sul palco della festa dell'Unità di Bisceglie, annunciando la sua candidatura come governatore della Regione Puglia.

"Non potevo girare le spalle alla mia terra, alla mia terra e non lo farò mai. Ho vissuto - ha aggiunto - una estate complicata. Ho scritto quel libro 'Vicino' e ho girato tutte le piazze della Puglia, incontrare migliaia di persone, toccare con mano il vostro affetto e abbraccio".

Arrivo e accoglienza alla Festa dell'Unità

Sono arrivati in auto, superando il cordone dei volontari, senza rilasciare dichiarazioni ai tanti cronisti presenti. Elly Schlein e Antonio Decaro sono entrati direttamente nel backstage della Festa regionale de l'Unità, accolti da un lungo abbraccio con i presenti, tra cui il senatore biscegliese Francesco Boccia, padrone di casa. Schlein è salita sul palco per prima, seguita a pochi passi da Decaro. La segretaria ha preso posizione al centro della scena, mentre l'ex sindaco di Bari si è attardato a salutare i numerosi cittadini radunati dietro il palco. Occhi lucidi, strette di mano, pacche sulle spalle. Qualcuno, tra il pubblico, lo ha richiamato e ha detto: "Allora, Antò?". Decaro ha annuito, silenziosamente. Un cenno che vale una conferma: sarà lui il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Puglia.

Oleg Orlov: “La pace in Ucraina? Solo facendo più pressione su Putin”

AGI - La Russia, l'Ucraina, la pace, la triade Putin-Xi-KimTrump. E il carcere. Parla a tutto campo Oleg Orlov, tra i fondatori e tra i volti più importanti di Memorial, l'associazione russa impegnata da quasi quarant'anni nel campo della memoria e dei diritti umani che nel 2022 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace.

La necessità di pressioni concrete su Putin per la pace

"La pace in Ucraina si può ristabilire solo esercitando pressioni concrete su Putin. Nient'altro potrà funzionare", dice convinto l'attivista russo. A Palermo per prendere parte a un incontro della prima Summer school di Memorial Italia, ha raccontato di avere "trascorso del periodo in carcere in Russia per avere scritto un articolo nel quale descrivevo un potere fascista che vive anche di guerre che sono un aspetto fondamentale di quel regime". La vittoria della Russia sarebbe - Orlov ne è certo - "un disastro non solo per l'Ucraina, ma anche per la Russia, e per l'Europa che dovrebbe convivere con un governo di tale natura". Per cui, "sì, la pace è necessaria: per l'Ucraina e per la Russia reale, non quella di Putin. Per questo è importante esercitare un'autentica pressione".

Il ruolo dell'Europa e l'incontro Putin-Kim-Xi

Sul ruolo dell'Europa, l'attivista ha un giudizio chiaro: "Non mi sembra che sia stata debole riguardo alla risposta al conflitto, ma il pressing esercitato non è sufficiente. Mi sembra che la posizione assunta dall'Unione europea sia assolutamente giusta; nell'incontro con Trump in Alaska si è espressa con chiarezza, ma questa posizione occorre sostenerla concretamente con l'azione e, insisto, con una adeguata pressione". L'incontro tra PutinKim e Xi non ha cristallizzato un fronte che potrebbe rendere tutto più difficile sul versante dei conflitti e degli equilibri nel mondo? A suo parere "se ne dà un peso eccessivo. Certamente dal punto di vista della rappresentazione e dell'impatto mediatico è stato molto impressionante e molto forte, ma è solo un'azione di propaganda. Da questo punto di vista, ma solo da questo, gli organizzatori hanno ottenuto quello che volevano e gli è andata molto bene". E su Trump: "A Putin è necessario come oggetto di manipolazione: finora lo ha manipolato come voleva".

 

 

Gli obiettivi falliti di Putin in Ucraina

Tornando all'Ucraina, per Oleg Orlov "è evidente" che Putin "non ha raggiunto i suoi obiettivi". Non ha raggiunto quello iniziale che "era prendere tutta l'Ucraina, non come Paese occupato, ma satellite". E non è stato raggiunto neppure l'obiettivo di "esercitare una pressione totale su tutto lo spazio post-sovietico e conseguenzialmente una forte influenza su tutta quanta l'Europa, facendo leva, ad esempio, su gas e petrolio". La vera domanda quindi oggi è: "Arriverà un momento in cui Putin dovrà far vedere e credere di avere raggiunto i suoi obiettivi e fermarsi? Io penso di sì e credo che sia abbastanza pronto, ma non siamo arrivati al punto in cui può vendere qualsiasi accordo come una vittoria. Si arriverà però a questo momento e quando avverrà si fermerà. Il punto preciso in cui si fermerà dipenderà dalla pressione esercitata dall'esterno, se sarà forte si fermerà prima, se non lo sarà tenterà di ottenere il più possibile prima di farlo".

Il terrore e la mancanza di un fronte unito in Russia

Orlov da più di un anno non è in Russia, ma assicura che ogni giorno parla con tante persone, amici e colleghi che vivono in Russia e la tecnologia in questo aiuta. Ebbene, "il terrore non solo esiste in questo contesto di dittatura, ma è ovunque, in qualunque ambito. La gente ha paura e si autocensura continuamente, non solo sui social, ma anche nelle conversazioni, per strada, nei bar... si sa che c'è un controllo. E non parlo solo di attivisti, ma anche di gente comune. Ci sono, però, molte persone che combattono, quotidianamente, anche se sanno che possono essere arrestati. Ma la battaglia continua. I prigionieri politici ricevono spesso sostegno, cibo, soldi dalla gente comune, non sono isolati. Così anche i prigionieri di guerra ucraini che hanno ringraziato i cittadini russi perché, hanno detto, senza di loro non ce l'avrebbero fatta". Se c'è terrore, di certo "non si può parlare di fronte unito. Molti sono scontenti della guerra, delle sanzioni, ma devono stare in silenzio, esprimere un dissenso è pericoloso".

Speranze di cambiamento politico e il ruolo delle sanzioni

È possibile pensare a una soluzione politica che modifichi sostanzialmente la situazione in Russia? All'inizio della guerra, risponde "c'era la speranza che una sconfitta catastrofica avrebbe portato alla fine del regime, ma questa previsione era sbagliata e non si vede nulla che faccia pensare che questa guerra finisca secondo quello scenario. C'era anche la speranza in Europa che le sanzioni avrebbero cambiato tutto, che la distruzione dell'economia avrebbe portato a una rivolta della gente, ma occorre tempo perché le sanzioni possano produrre effetti tali da portare a una ribellione vasta. È vero, i centri commerciali si sono ridotti drasticamente perché l'inflazione è alle stelle e i prezzi sono troppo alti, le principali tre case automobilistiche sono in crisi, ma tutto ciò non basta al momento, la gente preferisce adattarsi e la ribellione resta una prospettiva ancora troppo lontana". L'unica speranza sta nell'uscita di scena di Putin e quando accadrà le varie fronde proveranno a eliminarsi a vicenda per dimostrare di essere i soli in grado di riformare il sistema".

La situazione carceraria e i prigionieri politici

Infine il carcere: "La mia esperienza è stata relativamente semplice; pesante, difficile, umiliante, certo, e poi non bisogna ammalarsi perché chi si ammala muore e sarei morto anch'io se mi fossi ammalato. Ma Io sono stato liberato, mentre in questo momento ci sono migliaia di prigionieri politici e molti rischiano di morire, muoiono, e dobbiamo liberarli. È passato un anno dallo scambio attuato per la mia liberazione, speravamo fosse un modello e che ci fossero altre liberazioni e invece non è accaduto nulla. Sappiamo per certo che ci sono in Europa, anche in Italia hacker, agenti russi" che, conclude il noto attivista, potrebbero essere utilizzati per scambi e in Russia "ci sono molti cittadini europei in carcere con accuse false: nel mio scambio, la Russia ha avuto agenti segreti, hacker, assassini che servivano al regime di Putin e hanno liberato alcuni europei. Oggi il risultato è zero e i prigionieri politici continuano a morire".

 

 

Dopo il ritrovamento di armi nuovo blitz della polizia in un B&B del viterbese, cinque fermati

AGI - Sono cinque le persone controllate nel blitz della polizia a Montefiascone, in provincia di Viterbo. Lo apprende l'AGI. Gli agenti si sono recati a Corso Cavour - a distanza di poco più di 24 ore dagli arresti dei due cittadini turchi fermati in un B&B nel giorno della festa di Santa Rosa -, e hanno bloccato altri cinque cittadini provenienti dalla Turchia. La loro posizione è al vaglio e, al momento, su di loro non pende alcuna accusa. 

 

 

 

 

 

Riforma dell’esame di maturità: solo 4 materie all’orale e bocciatura per chi farà scena muta

AGI - Esame di maturità, si cambia. A partire dal nome. Dal prossimo anno, non ci sarà più l'esame di Stato ma si tornerà alla dicitura del passato: Esame di maturità. Gli studenti all'orale non dovranno più portare tutte le materie, ma solo 4 che saranno decise a gennaio dal ministero. E ancora: scompare la discussione iniziale sul documento e soprattutto, chi farà scena muta alla prova orale, sarà bocciato.

Ci sarà particolare attenzione per l'alternanza scuola-lavoro, che non si chiamerà più Pcto - Percorso delle competenze trasversali per l'orientamento - ma semplicemente formazione scuola-lavoro. Sono alcune delle novità della riforma della Maturità che ha avuto oggi il via libera dal Consiglio dei ministri. Inoltre, cambia anche l'assetto delle commissioni che saranno più agili: non più 7 docenti ma 5. Ma i commissari saranno pagati di più e per loro è prevista una formazione ad hoc. "Sarà un esame più serio e sereno - ha spiegato il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, al termine del Cdm - e chi non svolge regolarmente la prova orale sarà bocciato".

"Per quanto riguarda l'esame orale - ha specificato ancora - il tema della valutazione a 360 gradi della persona, come d'altro canto chiedevano anche gli studenti, avrà un suo ruolo fondamentale - ha proseguito - quindi si valuteranno non soltanto le competenze, le conoscenze, le abilità acquisite, ma anche quel grado di autonomia, di responsabilità conseguito dallo studente sia nel corso degli anni delle Superiori, ma anche dimostrato nel percorso dell'esame di maturità. Verranno considerate anche quelle attività in qualche modo connesse con il percorso scolastico, penso per esempio alle attività sportive o culturali connesse con il percorso scolastico, cosi' come quelle azioni particolarmente meritevoli che abbiano evidenziato senso di responsabilità e impegno da parte dello studente. Ovviamente si tratta di azioni che possono anche essere extrascolastiche". 

Gli altri provvedimenti del decreto Scuola


Discussione di un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale
Il decreto prevede che l’elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale, per gli studenti che riportino almeno sei decimi in condotta, sia oggetto di integrazione dello scrutinio finale. Si rafforza, così, il legame tra responsabilità civica e percorso formativo. Questa misura si inserisce all’interno della più ampia riforma del voto di condotta. 

Consolidamento e sviluppo della filiera formativa tecnologico-professionale
La filiera tecnologico-professionale, ossia il cosiddetto 4+2, da sperimentale diventa ordinamentale ed entra a pieno titolo nel sistema nazionale di istruzione e formazione. La misura rafforza il collegamento tra Istituti tecnici e professionali (che arrivano al diploma in quattro anni e non più in cinque) e gli ITS Academy (due anni di eventuale specializzazione) delineando un percorso formativo capace di rispondere ai talenti degli studenti e ai fabbisogni del sistema produttivo, favorendo la ricerca e l’innovazione tecnologica. 

Ad oggi sono state coinvolte nella sperimentazione 280 istituzioni scolastiche, con 395 percorsi attivati (89 nell’istruzione professionale e 306 nell’istruzione tecnica). 

Il decreto stabilisce che i dirigenti scolastici, qualora sussistano le condizioni normative, proporranno al Ministero la candidatura per l’attivazione dei percorsi, garantendo così una programmazione tempestiva e un accesso regolare all’offerta formativa, al fianco dei percorsi quinquennali tradizionali.

Risorse per il contratto della scuola
Si prevedono risorse aggiuntive, pari a 240 milioni di euro una tantum, per il contratto della scuola e ulteriori 15 milioni di euro per estendere l'assicurazione integrativa sanitaria anche al personale precario (docenti supplenti al 30 giugno). Ulteriori risorse sono previste inoltre per la formazione dei docenti, con particolare riferimento ai commissari dell'Esame di Maturità. 

Sicurezza e nuove regole per la Formazione scuola-lavoro
I Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) vengono ridefiniti come “Formazione scuola-lavoro”, in modo da stabilire in modo chiaro la loro funzione formativa e orientativa.

Passaggi tra indirizzi di studio ed esami integrativi
Si introduce una nuova regolamentazione dei passaggi tra indirizzi di studio delle Scuole secondarie di II grado: nel primo biennio gli studenti potranno beneficiare di interventi mirati di sostegno, mentre nel triennio conclusivo sono previsti esami integrativi. Si tratta di una opportunità educativa, volta a contrastare la dispersione scolastica e ridurre l’insuccesso formativo. 

Misure di sicurezza dei servizi di trasporto per uscite didattiche e viaggi di istruzione
Particolare attenzione è riservata alla sicurezza dei viaggi di istruzione e delle uscite didattiche: si favoriscono, infatti, nell’aggiudicazione delle gare relative ai viaggi di istruzione, gli operatori economici che garantiscono le maggiori condizioni di sicurezza dei veicoli e delle competenze dei conducenti, oltre che i sistemi di accessibilità per gli studenti con disabilità.

Semplificazione in materia di edilizia scolastica
È prevista la riassegnazione di eventuali risorse residue originariamente destinate a spese di locazione o noleggio di strutture temporanee a uso scolastico, anche per trasporti e arredi didattici, così da assicurare la piena funzionalità degli edifici.  

Scuola Europea di Brindisi
Si assicura la piena funzionalità dell’offerta formativa della Scuola Europea di Brindisi, consentendo di attivare i contratti relativi al personale docente e amministrativo di madrelingua o esperto, il cui apporto è imprescindibile per garantire la continuità del servizio educativo e il pieno rispetto degli standard europei che caratterizzano l’Istituzione in parola.

Pasquale D’Ascola è il nuovo presidente della Cassazione, il Csm si spacca sulla nomina

AGI - Pasquale D'Ascola è il nuovo primo presidente della Cassazione. A nominarlo è stato questo pomeriggio il plenum del Consiglio superiore della magistratura, presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La nomina di D'Ascola, che fino ad oggi ha ricoperto l'incarico di presidente aggiunto della Suprema Corte, è avvenuta con un solo voto di scarto rispetto all'altro candidato, Stefano Mogini, attuale segretario generale della Cassazione. 

Quattordici, infatti, sono stati i voti espressi in plenum a favore della nomina di D'Ascola, mentre 13 sono state le preferenze per Mogini. Cinque le astensioni: oltre al vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, si sono astenuti dal voto la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano (che la prossima settimana lascerà l'incarico per raggiunti limiti di età e alla quale succederà quindi D'Ascola), il procuratore generale della Suprema Corte Pietro Gaeta, e i due togati indipendenti Roberto Fontana e Andrea Mirenda, i quali già ieri avevano reso nota la loro scelta di astenersi spiegando che "non ha a che vedere con le qualità dei due candidati, che sono eccellenti, ma con il meccanismo di nomina previsto dal Testo Unico" sulla dirigenza giudiziaria.

Mattarella, confronto leale nell'interesse istituzionale

"Intendo rivolgere le mie congratulazioni al dottor D'Ascola con gli auguri per il compito che gli è stato affidato di presiedere la Corte di Cassazione. Al tempo stesso formulo un apprezzamento per il dottor Mogini, magistrato di elevato e indiscusso valore. Il sapere giuridico del dottor D'Ascola e la sua lunga esperienza gli consentiranno di guidare con efficacia la Corte, proseguendo anche nell'attività di rinnovata efficienza avviata durante il mandato della presidente Cassano". Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al termine della seduta straordinaria del plenum del Csm che ha eletto Pasquale D'Ascola nuovo primo presidente della Cassazione.

"Il dottor D'Ascola, certamente, rappresenterà un punto di riferimento anche per i lavori del Csm e del comitato di presidenza che auspico - sottolinea il capo dello Stato - vengano sempre improntati a un confronto leale e a un dibattito sereno sempre con l'obiettivo dell'interesse istituzionale".

Pinelli, nel Csm piena e legittima diversità vedute

La presentazione di due proposte al plenum del Csm per la nomina del nuovo primo presidente della Cassazione "non deve essere letta in termini di fragilità o addirittura di spaccatura del Consiglio stesso, ma, viceversa, come appartenenza alla fisiologia istituzionale ed alla piena e legittima diversità di vedute proprie degli organi di garanzia nelle liberal democrazie. Il Consiglio assume responsabilmente il diritto/dovere di esercitare virtuosamente la propria discrezionalità tecnica". Lo ha detto il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, prendendo la parola in plenum poco prima della votazione che ha visto prevalere per un solo voto Pasquale D'Ascola su Stefano Mogini per l'incarico al vertice della Suprema Corte.

Il vicepresidente ha poi rivolto un saluto a Margherita Cassano (che è stata la prima donna a essere nominata presidente della Cassazione e che lascerà l'incarico lunedì prossimo per raggiunti limiti di età), la quale, ha detto Pinelli, "ha autenticamente interpretato il proprio ruolo, onorando l'istituzione con una energia senza pari". 

Mattarella, decisioni trasparenti, no a visioni di parte

"Con questa ripresa dei lavori si apre l'ultima fase dell'attuale consiliatura. Anche con il rinnovo ormai prossimo della composizione delle Commissioni. Auspico come sempre che il Csm continui ad assicurare tempestivita' e trasparenza alle proprie decisioni. Siamo tutti consapevoli che queste devono essere fondate su criteri ed elementi di valutazione al di sopra di pregiudiziali e di visioni di parte". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella al termine della seduta straordinaria del plenum del Csm che ha eletto Pasquale D'Ascola nuovo primo presidente della Cassazione. 

Indiscusso maestro di moda, la vita e la carriera

AGI - Piacentino doc, Giorgio Armani era nato l'11 luglio 1934. Studi in medicina abbandonati alla fine degli anni Cinquanta, e un dna votato all’estetica che lo fa lavorare prima come buyer per i grandi magazzini la Rinascente a Milano, quindi collaborare con Nino Cerruti per poi approdare alla moda come stilista freelance. L’anno spartiacque della sua carriera è il 1975 quando, su suggerimento del socio Sergio Galeotti, decide di creare il proprio marchio.

Era il 24 luglio e con una linea di prêt-à-porter maschile e femminile nasce la Giorgio Armani S.p.A. Un marchio ma anche una visione, quella di farsi interprete di una moda capace di intercettare i bisogni di una società che stava cambiando. L’affermarsi di una figura di donna androgina e volitiva, e di un uomo meno rigido, esigevano infatti un guardaroba nuovo. E Giorgio Armani, attento osservatore, riservato quanto presente, era là con le sue linee sofisticate e senza tempo. Le giacche destrutturate il pantalone morbido.  Un successo istantaneo consacrato, nel 1980, nelle mise vestite da Richard Gere in American Gigolo e quindi nel 1982 quando il Time gli dedicò una copertina. 

Tanti i divi che lo hanno scelto per i momenti importanti, tanti i red carpet che hanno visto le sue creazioni brillare. La clientela, poi, fedele e riconoscente per sentirsi a proprio agio in un stile adeguato e mai gridato. Tanti i debutti nella sua carriera. Nel 2005 arriva la sua prima collezione di Haute Couture a Parigi. Nel 2010 apre il primo Armani/Hotel a Dubai cui segue l’Armani/Hotel di Milano nel 2011.

Nel 2006 presenta la prima One Night Only a Londra che diventerà un evento itinerante portando il mondo Armani a Tokyo, Pechino, Roma, New York e Parigi. E tanti anche i riconoscimenti e le intuizioni. Già Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica, nel 2008, a Parigi, la Légion d’Honneur, nel 2021 è Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito insignito dal Presidente della Repubblica Italiana e poi nel 2023 arriva la laurea honoris causa conferitagli dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, in Global Business Management. Sempre nel 2023 in occasione della ottantesima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Armani celebra la città di Venezia e il legame tra moda e cinema con l'ottava edizione dell'evento itinerante One Night Only, ricevendo il Leone d'Oro di vetro di Murano.

Ha sempre partecipato alle sfilate dei suoi marchi, finché è rimasto in salute. Già lo scorso giugno a seguito di un ricovero in ospedale era mancato agli appuntamenti milanesi uomo di Emporio e Giorgio Armani ed era stato assente anche alla presentazione della collezione Armani Privé autunno/inverno 2025/26 a Parigi.

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Addio a Giorgio Armani, re della moda e icona del ‘Made in Italy’

AGI - È morto all'età di 91 anni Giorgio Armani. Lo ha comunicato il gruppo con una nota.

La nota della Maison

"Con infinito cordoglio, il gruppo Armani annuncia la scomparsa del suo ideatore, fondatore e instancabile motore: Giorgio Armani.

Il Signor Armani, come è sempre stato chiamato con rispetto e ammirazione da dipendenti e collaboratori, si è spento serenamente, circondato dai suoi cari. Infaticabile, ha lavorato fino agli ultimi giorni, dedicandosi all’azienda, alle collezioni, ai diversi e sempre nuovi progetti in essere e in divenire.

Negli anni, Giorgio Armani ha creato una visione che dalla moda si è estesa a ogni aspetto del vivere, anticipando i tempi con straordinaria lucidità e concretezza. Lo ha guidato un’inesauribile curiosità, l’attenzione per il presente e le persone. In questo percorso ha creato un dialogo aperto con il pubblico, diventando una figura amata e rispettata per la capacità di comunicare con tutti. Sempre attento alle esigenze della comunità, si è impegnato su molti fronti, soprattutto verso la sua amata Milano.

La Giorgio Armani è una azienda con cinquant'anni di storia, cresciuta con emozione e con pazienza. Giorgio Armani ha sempre fatto dell’indipendenza, di pensiero e azione, il proprio segno distintivo. L’azienda è il riflesso, oggi e sempre, di questo sentire. La famiglia e i dipendenti porteranno avanti il Gruppo nel rispetto e nella continuità di questi valori.

"In questa azienda ci siamo sempre sentiti parte di una famiglia. Oggi, con profonda commozione, sentiamo il vuoto che lascia chi questa famiglia l’ha fondata e fatta crescere con visione, passione e dedizione. Ma è proprio nel suo spirito che insieme, noi dipendenti e i familiari che sempre hanno lavorato al fianco del signor Armani, ci impegniamo a proteggere ciò che ha costruito e a portare avanti la sua azienda nella sua memoria, con rispetto, responsabilità e amore". 

I dipendenti e la sua famiglia

Camera ardente e funerali

La camera ardente sarà allestita a partire da sabato 6 settembre e sarà visitabile fino a domenica 7 settembre, dalle ore 9 alle ore 18, a Milano, in via Bergognone 59, presso l’Armani/Teatro. Per espressa volontà del signor Armani, i funerali - previsti lunedì - si svolgeranno in forma privata.

Lunedì lutto cittadino a Milano

E lunedì sarà lutto cittadino a Milano. Lo ha deciso il sindaco, Giuseppe Sala, per il quale lo stilista "è stato e resterà per sempre uno dei massimi rappresentanti della moda italiana e milanese nel mondo. Armani era un uomo pieno di talento e di interessi, capace di portare nelle sue creazioni lo stile sobrio ed elegante della sua personalità, misurato, mai eccessivo - ha spiegato Sala in una nota - A Milano mancheranno il suo sguardo creativo, la sua partecipazione attiva e il suo sostegno alla vita della nostra città".

Armani, icona del ‘Made in Italy’ e creatore di immaginari

AGI - Ci sono nomi che, pronunciati, evocano immediatamente un mondo intero. Giorgio Armani è uno di questi. La sua scomparsa, oggi all'età di 91 anni, è avvenuta con la stessa discrezione che ha permeato la sua vita. Non solo un couturier, non semplicemente un imprenditore: un creatore di immaginari. Il suo percorso, dagli esordi in una provincia italiana del secondo dopoguerra fino a divenire icona universale del “Made in Italy”, è la storia di un uomo che ha saputo trasformare la sua visione della bellezza in un linguaggio universale, discreto eppure potentissimo. Re Giorgio architetto della sobrietà, custode discreto dell’anima italiana.

D’altra parte la sua massima più celebre - “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare” - contiene un manifesto: sottrarre, ripulire, rendere l’abito un gesto misurato che lascia traccia. È il filo che unisce l’intera sua parabola, dall’infanzia emiliana al laboratorio globale che porta il suo nome, passando per Milano — città che lui ha contribuito a vestire, letteralmente, di una nuova idea di sobrietà. Nato a Piacenza l’11 luglio 1934, studia per un periodo medicina a Milano, poi sceglie la pratica del “fare”. La Rinascente gli insegna la grammatica dello sguardo — vetrine, assortimenti, contatto col pubblico — e da Cerruti affina la precisione del taglio maschile.

La Svolta del 1975 e l'Alfabeto Stilistico

Nel 1975 la svolta. Con Sergio Galeotti, suo compagno di vita e di lavoro, lancia la propria casa di moda: camicie morbide e giacche decostruite diventeranno il suo alfabeto. Il cinema un megafono del suo messaggio, con i completi di American Gigolo (1980) che scolpiscono sull’immaginario collettivo una virilità senza armature.

“Il lusso non può e non deve essere veloce,” dirà più tardi. È un’anticipazione di metodo, preferire il ritmo della qualità al frastuono dell’effimero.

L'Espansione del Marchio e l'Eleganza come Sottrazione

Negli anni ’80 e ’90 il nome Armani diventa sinonimo di lusso moderno e accessibile. La maison si espande e oltre alla linea principale nascono Emporio Armani, Armani Jeans, Armani Exchange, fino ad abbracciare profumi, accessori, occhiali, cosmetici. È una galassia coerente, governata da un unico principio: l’eleganza come sottrazione. Il suo stile si riconosce immediatamente: palette sobrie dominate da beige, grigi e blu profondi; tagli fluidi e raffinati; un minimalismo che non è mai arido, ma intriso di sensualità sottile. Armani diventa il “re della moda italiana” nel mondo. Le star calcano i red carpet vestite Armani, i suoi abiti entrano nei guardaroba dei potenti, i suoi spot — essenziali, cinematografici — dettano legge nel marketing del lusso.

Tutto continuando a parlare la lingua dell’understatement. Dalla haute couture di Giorgio Armani Privé allo sport di EA7, passando per Emporio Armani, Armani/Casa e gli hotel firmati, l’universo creato da Armani è coerente come un guardaroba pensato per la vita reale, stanza dopo stanza. È anche un raro caso d’indipendenza imprenditoriale su scala globale, cresciuto senza perdere di vista il baricentro culturale: Milano. Armani ha radicato i suoi luoghi nella città: l’Armani/Teatro in via Bergognone, palcoscenico di sfilate che hanno fatto scuola (dove sarà allestita la camera ardente per sua volontà); soprattutto Armani/Silos, il museo-spazio inaugurato nel 2015 come dono alla comunità e archivio vivente di un’estetica. “L’ho chiamato Silos perché lì si conservava il grano, essenziale alla vita. Per me lo sono anche i vestiti”, ha spiegato in occasione dell’apertura. È una dichiarazione d’amore alla funzione civile della moda.

Senso Civico e Visione Imprenditoriale

Giorgio Armani non è mai stato soltanto un designer. Negli anni, ha mostrato un forte senso civico e una visione imprenditoriale che va ben oltre le passerelle. Durante la pandemia di Covid-19, nel 2020, fu tra i primi a convertire le proprie linee produttive per realizzare camici destinati agli ospedali, donando ingenti somme alle strutture sanitarie. Così come ingenti somme ha donato all’isola di Pantelleria, suo buen retiro, per far arrivare acqua potabile dove non c’era, per attrezzare l’ospedale e prevenire incendi. Di pochi giorni fa la notizia che ha acquistato

La Capannina a Forte dei Marmi, icona del costume italiano. Non per nostalgia, ma “per un gesto affettivo”, per custodire un pezzo di paesaggio culturale. Da sempre era legato anche allo sport: dal 2012 ha vestito la squadra olimpica italiana, portando il concetto di eleganza nel mondo dell’atletica e della competizione. Il suo marchio compare negli stadi (Emporio Armani sponsorizza l’Olimpia Milano di basket) e persino nell’architettura, con gli hotel Armani a Milano e Dubai, simboli di un lifestyle che va ben oltre l’abbigliamento. Nel corso della sua carriera, Giorgio Armani ha ricevuto innumerevoli premi: Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2008), Legion d’Onore in Francia, premi alla carriera da ogni parte del mondo. Nel 2021 Forbes lo colloca fra gli uomini più influenti e ricchi del pianeta, ma lui ha continuato a vivere con la stessa disciplina e sobrietà che lo contraddistinguono da sempre. A differenza di altri grandi stilisti, Armani non ha mai venduto la sua azienda a conglomerati internazionali: era unico proprietario della sua maison, geloso custode della sua indipendenza creativa. Un segno di coerenza raro nel panorama globale. La sua eredità non resterà solo negli abiti che hanno segnato un’epoca, ma nella sua idea di eleganza, sottrarre invece di aggiungere, lasciare che la bellezza emerga da sola in un mondo frenetico.

Biker trovato con 20 kg di droga e cioccolata ai funghetti

AGI - Cocaina, droga sintetica e cioccolata mista a funghi allucinogeni con istruzioni per il consumo. Un uomo di 41 anni di Chieti, appartenente a un gruppo di bikers abruzzese, è stato arrestato dalla polizia per aver usato come deposito di sostanze stupefacenti un appartamento a Spoltore. Nell'abitazione, sono stati rinvenuti quasi 20 kg di stupefacente, tra cui svariati chilogrammi di droghe sintetiche e funghi allucinogeni.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Pescara, su input del questore Carlo Solimene, hanno effettuato accertamenti e sopralluoghi per monitorare gli spostamenti dell'uomo che, nell'ultimo periodo, aveva assunto atteggiamenti sospetti. Alla guida della sua auto, nel pomeriggio di ieri, l'uomo è stato fermato dagli agenti che hanno proceduto a un controllo. Il 41enne aveva appena acquistato in un negozio di casalinghi materiale che sarebbe stato probabilmente utilizzato per confezionare dosi.

L'uomo ha lasciato aperti i finestrini, probabilmente per evitare che potesse essere avvertito l'odore di stupefacente, e si è anche allontanato dalla vettura. I poliziotti hanno deciso di procedere a una perquisizione personale, poi estesa anche alla macchina, che ha consentito di rinvenire un trolley con 3 panetti di cocaina per un peso complessivo di oltre 3 chili.

Perquisizione così estesa anche nell'abitazione di Spoltore, dove, in cucina, all'interno del frigorifero, in una borsa solitamente utilizzata per la conservazione degli alimenti, sono state rinvenute 73 tavolette di cioccolata risultate contenere Psilocybe Cubensis Mexicana (funghi allucinogeni), confezionate con etichette di noti marchi; ogni tavoletta aveva anche un foglietto illustrativo dove venivano indicate le modalità di assunzione della sostanza, spiegando di non assumere più quadratini di cioccolata di quelli specificati in categorie predeterminate.

Sempre nel frigorifero, venivano rinvenuti tre vasetti risultati contenere 2,5 grammi ciascuno di hashish caratterizzati da un altissimo contenuto di principio attivo e per tale motivo quotato sul mercato al prezzo di oltre 50 euro al grammo. Nello stesso ambiente, all'interno di un altro trolley, venivano rinvenuti, oltre al materiale per il sottovuoto, altri 2 kg di cocaina.

In un armadio nel corridoio, dentro uno scatolone, 8 confezioni di marijuana del tipo Amnesia haze, per un peso complessivo di quasi 9 kg, nonchè la somma in contanti di 2000 euro. La perquisizione estesa anche all'abitazione di residenza dell'uomo, a Chieti, ha permesso infine di trovare due involucri contenenti marijuana per un peso totale di oltre 1 chilo oltre a materiale per la ripartizione delle dosi e il confezionamento dello stupefacente.

Due turchi arrestati a Viterbo. Forse preparavano un attentato

AGI - Due cittadini turchi in possesso di armi e munizioni sono stati arrestati nel pomeriggio di ieri a Viterbo, poche ore prima del tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa a cui ha partecipato anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

I poliziotti della Digos della Questura di Viterbo hanno fermato i due uomini, sconosciuti alle banche dati italiane, in un B&B nel centro del capoluogo laziale, proprio lungo il percorso della processione. I due turchi, controllati per comportamenti giudicati sospetti, sono stati trovati in possesso di una mitraglietta, di una pistola e di decine di munizioni.

Indagini in corso e verifiche

Sono in corso accertamenti per verificare se stessero preparando un'azione nel corso della tradizionale manifestazione di Viterbo: sono stati effettuati controlli incrociati con le autorità turche, passati al setaccio cellulari, attrezzature ed esaminati vestiti e oggetti in possesso dei due fermati. Nel B&B non sono stati trovati esplosivi e, allo stato, non si può essere certi sul fatto che i due stessero preparando un attentato. Le indagini sono in corso.

La procura di Viterbo ha aperto un fascicolo per traffico di armi. Al momento, secondo quanto si apprende, non è escluso che i due, controllati per comportamenti giudicati sospetti e trovati in possesso di armi, stessero preparando un attentato, anche se non vi è alcuna certezza. 

Non sarebbe emerso allo stato alcun legame tra i due turchi e ambienti del terrorismo internazionale

In seguito agli arresti, la tradizionale sfilata della macchina di Santa Rosa si è svolta con l'illuminazione pubblica accesa per motivi di sicurezza. La decisione è stata annunciata poco prima della partenza dal capofacchino Luigi Aspromonte, senza fornire la ragione della scelta per non destare allarme. Dalla folla era anche partito qualche fischio da chi avrebbe voluto che si rispettasse la tradizione.
Ad assistere alla processione c'erano i ministri degli Esteri Antonio Tajani e della Cultura Alessandro Giuli

Tajani: "Garantita la sicurezza"

"Congratulazioni alle forze dell'ordine per l'arresto di due cittadini turchi armati, a poche ore dalla festa di Santa Rosa. Bene il sindaco ed il Prefetto che hanno garantito, in sicurezza ed evitando il panico, il trasporto della macchina della Santa protettrice della città". Lo scrive su X il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani a proposito dell'arresto, nel pomeriggio di ieri, a Viterbo, di due uomini di origine turca sospettati di preparare un attentato durante il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa.

Meloni: "Operazione decisiva"

"Congratulazioni alle forze dell'ordine e al ministro dell'Interno Piantedosi per il pronto intervento che ha portato all'arresto di due cittadini turchi armati a Viterbo, poche ore prima della festa della Macchina di Santa Rosa. Un'operazione decisiva che ha permesso di celebrare in sicurezza un evento unico al mondo, che è stato riconosciuto dall'Unesco patrimonio immateriale dell'Umanità e rappresenta una tradizione secolare profondamente sentita dai viterbesi e da tantissimi italiani". Lo scrive il presidente del Consiglio Giorgia Meloni su X.