È morto Ted Turner, fondatore della Cnn

Addio a Ted Turner, fondatore della Cnn, morto all’età di 87 anni. Lo riferisce l’emittente statunitense citando un comunicato della Turner Enterprises. Originario dell’Ohio, oltre che un imprenditore è stato un dirigente sportivo, un filantropo – ha fondato la Fondazione delle Nazioni unite -, un attivista e un ambientalista. Ha anche creato il cartone animato Captain Planet per educare i bambini al rispetto dell’ambiente. A renderlo famoso è stata la sua visione audace di fornire notizie da tutto il mondo in tempo reale, a tutte le ore. La Cnn è infatti stata il primo canale all news della storia. Nel 1991 fu nominato Uomo dell’anno dalla rivista Time per «aver influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia».

Thompson: «Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn»

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato della Cnn, ha dichiarato in una nota: «Ted era un leader intensamente coinvolto e impegnato, intrepido, impavido e sempre pronto a sostenere un’intuizione e a fidarsi del proprio giudizio. Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn. Ted è il gigante sulle cui spalle stiamo, e oggi ci prenderemo tutti un momento per riconoscere lui e il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo». Poco più di un mese prima del suo ottantesimo compleanno nel 2018, Turner aveva rivelato di avere la Demenza a corpi di Lewy, un disturbo cerebrale progressivo. All’inizio del 2025, era stato ricoverato in ospedale per un lieve caso di polmonite prima di riprendersi in una struttura di riabilitazione. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.

Hantavirus, la nave da crociera MV Hondius attraccherà a Tenerife

La nave da crociera MV Hondius con il focolaio di hantavirus attraccherà sabato 9 maggio sull’isola di Tenerife (nel porto di Granadilla) e i passeggeri stranieri saranno evacuati nei rispettivi Paesi d’origine. Lo ha annunciato la ministra spagnola della Sanità, Monica Garcia, dopo la riunione interministeriale alla Moncloa sulla crisi sanitaria. I 14 spagnoli che viaggiano sulla nave saranno sottoposti a controlli alle Canarie e trasferiti poi in aereo a Madrid, dove trascorreranno un periodo di quarantena in un ospedale militare. L’imbarcazione al momento è ancorata al largo di Capo Verde.

Il presidente delle Isole Canarie è contrario alla decisione di Madrid

Termina così lo stallo sulla MV Hondius, la nave da crociera partita dall’Argentina su cui sono verificati alcuni casi di hantavirus, con tre decessi (e probabilmente una trasmissione da uomo a uomo). Fernando Clavijo, presidente del governo delle Isole Canarie, si era infatti opposto al piano del governo di Pedro Sanchez di consentire l’attracco della nave nell’arcipelago. «Se i passeggeri sono sani e salvi, non ha senso che debbano venire alle Isole Canarie per essere rimpatriati, potrebbero farlo dall’aeroporto internazionale di Capo Verde», aveva dichiarato.

L’Oms: «Basso il rischio complessivo per la salute pubblica»

Intanto, tre pazienti affetti da hantavirus sono stati appena evacuati dalla MV Hondius e sono in viaggio verso i Paesi Bassi per ricevere cure mediche. Lo ha reso noto Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiungendo che l’organizzazione continua a collaborare con l’armatore della nave, oltre che con i governi di Capo Verde, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Sottolineando che «il rischio complessivo per la salute pubblica rimane basso», Ghebreyesus ha inoltre affermato che la situazione della nave da crociera colpita da hantavirus non è simile all’inizio della pandemia di Covid.

Zelensky: «Mosca ha violato la tregua, agiremo di conseguenza»

Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che la Russia ha violato il cessate il fuoco, con un «evidente disprezzo per la salvaguardia delle vite umane», aggiungendo che l’Ucraina, «sulla base dei rapporti serali delle nostre forze armate e dell’intelligence», deciderà come agire di conseguenza. Il cessate il fuoco unilateralmente dichiarato da Kyiv, in risposta a quello richiesto da Putin per le celebrazioni della Giornata della vittoria del 9 maggio, è scattato a mezzanotte. Stando alle accuse, sei ore dopo Mosca l’ha violato sferrando un nuovo attacco. Gli allarmi sono scattati in diverse regioni ucraine e le autorità di Zaporizhzhia hanno segnalato un raid aereo contro attrezzature industriali nella zona. «Questo dimostra che la Russia rifiuta la pace e che i suoi falsi appelli al cessate il fuoco del 9 maggio non hanno nulla a che fare con la diplomazia. A Putin interessano solo le parate militari, non le vite umane», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Quasi pronto un memorandum Usa-Iran per la fine delle ostilità

Iran e Stati Uniti starebbero finalizzando la stesura di un memorandum per mettere fine alla guerra. Lo riporta Axios, citando funzionari anonimi a conoscenza del dossier. A condurre il negoziato sull’intesa, in 14 punti, sarebbero Steve Witkoff e Jared Kushner per parte americana e diversi funzionari iraniani, sia direttamente che attraverso i mediatori. Fonti pakistane confermano i progressi. Il testo dichiarerebbe la fine del conflitto nella regione e l’inizio di un periodo di 30 giorni di negoziati su un accordo dettagliato per aprire lo stretto di Hormuz, limitare il programma nucleare iraniano, revocare le sanzioni statunitensi e rilasciare gradualmente i fondi iraniani congelati.

Le reciproche restrizioni verrebbero revocate gradualmente durante i 30 giorni

Le nuove trattative potrebbero avvenire a Islamabad o Ginevra. Le restrizioni dell’Iran sul trasporto marittimo attraverso lo stretto e il blocco navale degli Stati Uniti verrebbero gradualmente revocate durante i 30 giorni. Se le trattative fallissero, le forze statunitensi potrebbero ripristinare il blocco o riprendere l’azione militare, ha spiegato una fonte Usa. A quanto si apprende, i mediatori americani si aspetterebbero una risposta iraniana entro 48 ore. Intanto Trump ha sospeso l’operazione Project Freedom per liberare le navi bloccate a Hormuz.

Colpita una portacontainer francese in transito nello Stretto di Hormuz: ci sono feriti

La nave portacontainer francese San Antonio è stata colpita mentre transitava nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato in un comunicato CMA CGM, colosso francese delle spedizioni (è la terza compagnia al mondo), spiegando che alcuni membri dell’equipaggio sono rimasti feriti e che l’imbarcazione ha subito danni. I feriti sono stati evacuati e stanno ricevendo assistenza medica: si tratterebbe di cittadini filippini.

L’attacco nel giorno della sospensione del Project Freedom

La San Antonio è stata attaccata lo stesso giorno in cui Donald Trump ha sospeso in via temporanea il Project Freedom, cioà l’operazione lanciata il 3 maggio per facilitare l’uscita delle navi dallo Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha dichiarato di aver ordinato la sospensione per verificare se «per verificare se l’accordo con l’Iran possa essere finalizzato e sottoscritto».

Stretto di Hormuz, Trump sospende il Project Freedom

Donald Trump ha sospeso temporaneamente il Project Freedom, ovvero l’operazione lanciata per liberare le navi bloccate nello Stretto di Hormuz duramente condannata dall’Iran, «al fine di verificare se l’accordo» con Teheran «possa essere finalizzato e sottoscritto». La decisione, ha spiegato Trump su Truth, è stata presa «su richiesta del Pakistan e di altri Paesi, in considerazione del formidabile successo militare conseguito durante la campagna contro l’Iran» e anche perché «sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti iraniani». Il blocco navale imposto dalla Marina Usa ai porti della Repubblica Islamica resterà in vigore, ha precisato il presidente Usa.

Il caso degli ex agenti della Cia nell’ufficio elettorale di Meta

Il Partito democratico ha chiesto alla Commissione europea chiarimenti sulla presenza di ex membri della Cia negli Election Operations Center di Meta, struttura attivata dall’azienda di Mark Zuckerberg in occasione delle varie tornate elettorali per monitorare contenuti, campagne e flussi informativi.

Meta ha attivato questo ufficio in occasione delle Europee del 2024

Meta, ad esempio, ha attivato questa struttura in occasione delle Europee del 2024, anche in Italia. Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti, annunciando un’interrogazione al Parlamento europeo, hanno chiesto: «È accettabile che i flussi informativi durante le elezioni europee possano essere influenzati da strutture opache gestite da piattaforme private, nelle quali operano figure con un passato nei servizi di intelligence di Paesi terzi?». Già nel corso del 2022 era emerso il massiccio impiego da parte di Meta di ex membri della Cia, della National Security Agency, dell’Fbi e di altre agenzie governative americane, tutti assunti dal colosso di Menlo Park con l’obiettivo di controllare le policy di gestione dei contenuti e garantire formalmente scrutini di sicurezza più elevati.

Il caso degli ex agenti della Cia nell’ufficio elettorale di Meta
Palazzo Berlaymont (Ansa).

I nomi degli ex agenti dell’intellicence negli Election Operations Center

Sono peraltro usciti i nomi di alcune figure con esperienze in ambiti di intelligence Usa, coinvolti negli Election Operations Center: Aaron Berman, Hagan Barnett, Bryan Weisbard e Mike Bradow. Il primo, in Meta dal 2019 dove guida il team globale che definisce le policy sulle elezioni, in passato ha lavorato per 15 anni nella Cia occupandosi di influenza e analisi delle campagne informative in grado di incidere sui processi politici. Barnett, che in Meta opera nell’area legata all’IA, è un ex contractor della Cia, con un passato anche al Dipartimento del Tesoro nel settore del controterrorismo. Anche Weisbard, che fino a poco tempo fa in Meta guidava la strategia sulla privacy e sull’uso dei dati, è stato nell’intelligence Usa, oltre che nel Dipartimento di Stato. Bradow, che in Meta si occupa di fact-checking, viene invece da Usaid, ovvero l’agenzia americana che fornisce assistenza allo sviluppo economico, aiuto umanitario e sostiene il settore dell’informazione in molti Paesi.

Hantavirus, sulla nave da crociera «possibile trasmissione da uomo a uomo»

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sospetta che sulla nave da crociera MV Hondius ci sia stata una trasmissione da uomo a uomo dell’hantavirus. L’imbarcazione, sulla quale si sono verificati tre decessi, batte bandiera dei Paesi Bassi e al momento è ancorata al largo delle coste di Capo Verde con a bordo circa 150 persone. Non è ancora chiaro quando e dove verrà fatta approdare.

Ci sarebbe stata una trasmissione interumana sulla nave

Considerata la durata del periodo di incubazione (che può variare da una a sei settimane), per l’Oms l’ipotesi più plausibile è che le infezioni che hanno dato origine al focolaio di hantavirus si siano verificate all’esterno della nave, durante il viaggio in Sud America dei primi due croceristi deceduti. Successivamente ci sarebbe stata una trasmissione interumana del patogeno all’interno della imbarcazione. Tutto questo dovrà essere confermato dalle indagini in corso. «Al 4 maggio 2026 sono stati identificati sette casi: due casi di Hantavirus confermati in laboratorio e cinque casi sospetti. Tra i sette casi ci sono tre decessi, un paziente in condizioni critiche e tre persone che hanno riportato sintomi lievi», si legge in una nota dell’Oms.

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette: le cose da sapere

«Sebbene raro, l’hantavirus può essere trasmesso da persona a persona e causare gravi malattie respiratorie. Richiede un attento monitoraggio dei pazienti, un supporto adeguato e una gestione appropriata», spiega l’Oms. Si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici infetti, come topi o ratti, che eliminano il virus con la saliva, l’urina e le feci. Un morso, il contatto con questi roditori o con i loro escrementi, così come l’inalazione di polvere contaminata, possono causare l’infezione.

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»

Durante un’intervista con Hugh Hewitt sul canale televisivo Salem News Channel, Donald Trump è tornato a criticare duramente papa Leone XIV. «Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare», ha affermato il tycoon con un tempismo non proprio perfetto: il segretario di Stato Usa Marco Rubio sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per un viaggio che ha tra gli obiettivi (non dichiarati) quello di ricucire i rapporti con la Santa Sede dopo lo scontro dialettico che si era verificato a Pasqua.

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Le tappe dello scontro tra The Donald e il pontefice

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si era schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale era arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?». Successivamente, durante il suo viaggio apostolico in Africa, Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Trump: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia».

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

L’ambasciatore Usa: «Tra il papa e Rubio incontro franco»

«Le nazioni hanno dei disaccordi, e credo che uno dei modi per superarli sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico. Credo che il Segretario venga qui con questo spirito. Per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo». Lo ha detto a Reuters Brian Burch, ambasciatore americano presso la Santa Sede.

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Tensione a Hormuz, Iran: «Project Freedom senza sbocco»

Tensione a Hormuz, dove lunedì 4 maggio 2026 è scattata l’operazione americana Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto dall’inizio della guerra. Gli Stati Uniti sostengono di aver aperto un corridoio per garantire il passaggio sicuro nell’area, mentre l’Iran smentisce e annuncia di aver sparato missili contro unità statunitensi, sostenendo che l’operazione è «un progetto morto». A dirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha evidenziato: «Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati».

Trump: «Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore»

Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Ospite del programma The Hugh Hewitt Show, al presidente americano è stato chiesto se la tregua fosse finita e se gli attacchi sarebbero ripresi. «Beh, non posso dirvelo», ha risposto Trump, aggiungendo che «se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente».

Maersk: «Una nostra nave ha lasciato Hormuz sotto scorta militare Usa»

Il colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi ha attraversato con successo lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. L’imbarcazione, la Alliance Fairfax battente bandiera americana, era rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra a febbraio e le è stata offerta l’opportunità di partire scortata dalle forze armate statunitensi. Ha quindi lasciato il Golfo Persico senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi.