Fca contro la «sconcertante» causa di Gm, ma in Borsa è crollo

Fiat-Chrysler respinge le accuse di corruzione arrivate da General Motors: «Un diversivo mentre diventiamo sempre più forti anche grazie al piano di fusione con Psa». Però il titolo a Piazza Affari perde quasi il 4%.

Dopo l’attacco legale promosso da una scatenata General Motors, è arrivata la dura difesa di Fiat-Chrysler. In una nota la società si è detta pronta a reagire «con tutte le forze alla causa promossa da Gm» che ha lanciato accuse di corruzione con il sindacato americano dei metalmeccanici, coinvolgendo anche l’ex manager Sergio Marchionne, morto nel luglio del 2018.

TONFO DEL TITOLO A PIAZZA AFFARI

Ai mercati però tutta questa storia non è piaciuta. A Piazza Affari Fca ha esordito nella seduta del 21 novembre cedendo il 3,9% a 13,42 euro.

«TENTATIVO DI DISTOGLIERE L’ATTENZIONE»

Fca ha comunque definito la questione «un tentativo senza basi di distogliere l’attenzione dalle sfide proprie di quell’azienda». E ha parlato di «sconcertante manovra» che «viene in un momento in cui Fca sta dimostrando di essere un concorrente sempre più forte» con il progetto di fusione con Psa, il gruppo a cui appartengono i marchi Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall Motors.

«UN MOMENTO IN CUI STIAMO AVENDO SUCCESSO»

Fiat-Chrysler ha sottolineato come tutto sia accaduto «mentre Fca continua a creare importante valore per tutti i suoi stakeholder, implementando con successo la sua strategia di lungo periodo. Ciò comprende il suo piano di fondersi con Psa, che per parte sua ha completato con successo il risanamento delle attività europee che ha recentemente acquistato dalla General Motors».

Fiat-Chrysler ha fiducia che prevarrà nel difendersi da queste accuse in tribunale e intende avvalersi di tutte le tutele disponibili

Una nota di Fca

Insomma «Fca si occuperà di questo straordinario tentativo di creare un diversivo nei modi dovuti e continuerà a concentrarsi sul produrre risultati record e realizzare la sua entusiasmante visione del futuro dell’industria automobilistica. Fiat-Chrysler ha fiducia che prevarrà nel difendersi da queste accuse in tribunale e intende avvalersi di tutte le tutele disponibili in risposta a questa causa senza fondamento».

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Torna alle stelle la tensione tra Conte e Salvini

Torna altissima la tensione tra Conte e Salvini. Il premier accusa l'opposizione di «sovranismo da operetta» dopo mesi di silenzio. Gualtieri difende il negoziato. E il M5s è in fermento.

La riforma del meccanismo Salva-Stati riporta il dibattito tra maggioranza e opposizione ai livelli di guardia, con il premier e il leader della Lega che affilano i coltelli. Giuseppe Conte, chiamato a riferire in parlamento il prossimo 10 dicembre, sembra essere tornato ad agosto, quando sfoderava la sua verve polemica contro l’alleato che faceva cadere il governo. Si scaglia contro Matteo Salvini con una inusuale forza dandogli dell’«irresponsabile» per aver sollevato un «delirio collettivo» su un argomento che la Lega di governo aveva ampiamente condiviso in vertici di maggioranza e «con i massimi esponenti» del Carroccio.

«DALL’OPPOSIZIONE SOLO SOVRANISMO DA OPERETTA»

Ora, attacca il presidente del Consiglio, c’è chi «scopre» di essersi seduto al tavolo «a sua insaputa» o «non avendo capito quel che si era studiato». In questo modo, è l’attacco definitivo, non si fa «un’opposizione seria, credibile» in difesa degli interessi nazionali ma solo «sovranismo da operetta». La replica, neanche a dirlo, è altrettanto velenosa. «Il signor Conte è bugiardo o smemorato. Se fosse onesto direbbe che a quei tavoli, così come a ogni dibattito pubblico, compresi quelli parlamentari, abbiamo sempre detto di no al Mes. Non è difficile da ammettere», ribatte Salvini.

L’ULTIMO VERO DIBATTITO IN ITALIA LA SCORSA ESTATE

Ma dal governo contestano anche questa ricostruzione e invitano ad andare a rileggere le dichiarazioni della Lega in proposito. Di certo in tutto questo marasma quel che colpisce è la tempistica. Se è vero che la riforma dell’Esm, o Mes come la si chiama in Italia, sarà al centro del prossimo Eurogruppo di dicembre dove lo stesso vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis si augura di poter «raggiungere un accordo», è anche vero che l’ultimo vero dibattito in Italia, se si fa eccezione per alcune audizioni, risale alla scorsa estate.

GUALTIERI CONFERMA LA LINEA DI TRIA

«Da marzo a giugno 2019 abbiamo avuto quattro vertici di maggioranza coi massimi esponenti della Lega, in cui abbiamo discusso di Mes, delle fasi di avanzamento del negoziato e tutti i risvolti. Oggi si scopre l’esistenza del Mes e si grida allo scandalo», sottolinea Conte. E Salvini controbatte: «Ho sempre detto a Conte e Tria che non avevano mandato a trattare. Se qualcuno l’ha fatto, l’ha fatto tradendo il mandato del popolo italiano». Ma l’ex ministro del Tesoro, Giovanni Tria, ha già dato la sua versione sulla stampa: dice di aver combattuto «una battaglia durissima» per evitare l’inserimento di regole fisse sulla sostenibilità dei debiti di Paesi e che alla fine «i parametri fissi sono stati eliminati» dalle bozze di accordo. E il suo successore conferma: la riforma non introduce «in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario. Effettivamente, all’inizio del negoziato alcuni Paesi lo avevano chiesto», ma, «anche grazie alla ferma posizione assunta dall’Italia, queste posizioni sono state respinte».

IL M5S INVOCA E OTTIENE UN VERTICE DI GOVERNO

Insomma, taglia corto Roberto Gualtieri: «Il dibattito di questi giorni su questo argomento è senza senso». Interviene anche Bankitalia, chiamata in causa da alcuni deputati secondo i quali avrebbe espresso preoccupazioni sulla revisione del trattato. «Il governatore Visco non ha espresso un giudizio sfavorevole sulla riforma del Mes», sottolinea palazzo Koch che conferma: la riforma non prevede né preannuncia «un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani». La questione intanto agita anche il M5s dopo la richiesta fatta a Di Maio dai deputati di adoperarsi per convocare un vertice di governo. La riunione è stata accordata, si terrà venerdì mattina molto presto, ma sul capo M5s è piovuta l’accusa di aver teso un sgambetto al premier, e per di più andando dietro a Salvini. Di Maio nega e il M5s lo appoggia: «Eravamo e continuiamo a essere contrari all’affidamento al Mes di compiti di sorveglianza macroeconomica degli Stati membri». Una posizione rimasta agli atti visto che a giugno il blog M5s tuonava contro la riforma e chiedeva a Conte di porre il veto. Anche per questo un sottosegretario M5s assicura: «Questa riforma non passerà o il gruppo parlamentare non lo teniamo più».

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General Motors fa causa a Fiat-Chrysler per corruzione coi sindacati

Anche Marchionne accusato di aver dato tangenti allo United auto workers per condizionare le trattative sul contratto di lavoro. E i titoli crollano in Borsa. La replica: «Vogliono fermare la nostra proposta di fusione con Psa».

E ora si passa alle vie legali. General Motors fa causa a FiatChrysler, accusandola di corruzione con lo United auto workers, il potente sindacato americano dei metalmeccanici. La notizia è stata riportata dall’agenzia Bloomberg. E subito Fca è calata a Wall Street: il titolo è arrivato a perdere fino al 3,4%, mentre Gm il 2,4%.

TRATTATIVE “INCRIMINATE” TRA IL 2009 E IL 2015

Fca ha sempre negato di essere stata a conoscenza della cospirazione fra tre suoi ex manager con funzionari dell’Uaw per indebolire le norme sul lavoro. Gm accusa Sergio Marchionne di essere ricorso a tangenti per corrompere le trattative sul contratto di lavoro fra il Uaw e le tre case di Detroit fra il 2009 e il 2015.

«CAUSATI DANNI A GENERAL MOTORS»

Craig Glidden, il responsabile legale di Gm, ha detto che «il piano di corruzione su più anni di Fca ha minato l’integrità delle trattative» per il rinnovo del contratto di lavoro e «causato a Gm sostanziali danni». Poi ha messo in evidenza come l’ex amministratore delegato di Fca morto il 25 luglio 2018 sia ricorso a mazzette per corrompere le trattative fra il Uaw e le case automobilistiche americane per diversi anni.

TRE EX MANAGER DICHIARATI COLPEVOLI E CONDANNATI

Il risultato, ha aggiunto, è stato causare costi più alti del lavoro per General Motors e una posizione meno competitiva sul mercato. Gm ritiene che parte dell’intento di Fca fosse quello di indebolire finanziariamente Gm e rendere più probabile una fusione con Chrysler. Nella causa si punta il dito contro Fca e tre ex manager della società, che si sono dichiarati colpevoli e sono condannati al carcere per il loro ruolo nello scandalo. Fra questi anche Alphons Iacobelli, che è stato vice presidente e capo negoziatore con il Uaw.

LA DIFESA: «STUPITI, UNA CAUSA SENZA MERITO»

Fiat-Chrysler si è detta «stupita» dall’azione legale «sia per i contenuti sia per la tempistica». Il commento affidato a una nota: «Possiamo solo presumere che sia per fermare la nostra proposta fusione con Psa e le trattative con lo United auto workers». E quindi «intendiamo difenderci in modo forte contro questa causa senza merito e perseguire tutti i rimedi legali per rispondere».

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General Motors fa causa a Fiat-Chrysler per corruzione coi sindacati

Anche Marchionne accusato di aver dato tangenti allo United auto workers per condizionare le trattative sul contratto di lavoro. E i titoli crollano in Borsa. La replica: «Vogliono fermare la nostra proposta di fusione con Psa».

E ora si passa alle vie legali. General Motors fa causa a FiatChrysler, accusandola di corruzione con lo United auto workers, il potente sindacato americano dei metalmeccanici. La notizia è stata riportata dall’agenzia Bloomberg. E subito Fca è calata a Wall Street: il titolo è arrivato a perdere fino al 3,4%, mentre Gm il 2,4%.

TRATTATIVE “INCRIMINATE” TRA IL 2009 E IL 2015

Fca ha sempre negato di essere stata a conoscenza della cospirazione fra tre suoi ex manager con funzionari dell’Uaw per indebolire le norme sul lavoro. Gm accusa Sergio Marchionne di essere ricorso a tangenti per corrompere le trattative sul contratto di lavoro fra il Uaw e le tre case di Detroit fra il 2009 e il 2015.

«CAUSATI DANNI A GENERAL MOTORS»

Craig Glidden, il responsabile legale di Gm, ha detto che «il piano di corruzione su più anni di Fca ha minato l’integrità delle trattative» per il rinnovo del contratto di lavoro e «causato a Gm sostanziali danni». Poi ha messo in evidenza come l’ex amministratore delegato di Fca morto il 25 luglio 2018 sia ricorso a mazzette per corrompere le trattative fra il Uaw e le case automobilistiche americane per diversi anni.

TRE EX MANAGER DICHIARATI COLPEVOLI E CONDANNATI

Il risultato, ha aggiunto, è stato causare costi più alti del lavoro per General Motors e una posizione meno competitiva sul mercato. Gm ritiene che parte dell’intento di Fca fosse quello di indebolire finanziariamente Gm e rendere più probabile una fusione con Chrysler. Nella causa si punta il dito contro Fca e tre ex manager della società, che si sono dichiarati colpevoli e sono condannati al carcere per il loro ruolo nello scandalo. Fra questi anche Alphons Iacobelli, che è stato vice presidente e capo negoziatore con il Uaw.

LA DIFESA: «STUPITI, UNA CAUSA SENZA MERITO»

Fiat-Chrysler si è detta «stupita» dall’azione legale «sia per i contenuti sia per la tempistica». Il commento affidato a una nota: «Possiamo solo presumere che sia per fermare la nostra proposta fusione con Psa e le trattative con lo United auto workers». E quindi «intendiamo difenderci in modo forte contro questa causa senza merito e perseguire tutti i rimedi legali per rispondere».

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Perché si parla dell’ingresso di nuovi soci nell’As Roma

La società di Trigoria ha confermato che sono in corso dei contatti per l'ingresso di nuovi soci, tra questi la possibile partecipazione del magnate Dan Friedkin.

L’assetto societario dell’As Roma potrebbe cambiare d nuovo. A confermarlo la stessa società giallorossa: «Sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l’opportunità di un possibile investimento in a.s. ROMA Spv Llc», si legge in una nota pubblicata su richiesta della Consob, in riferimento ad alcune indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte dello statunitense Dan Friedkin.

CONFERMATI I CONTATTI PER NUOVI INVESTITORI

«Su richiesta di Consob», ha informato il club di Trigoria, «con riferimento ad alcune indiscrezioni apparse in data odierna sugli organi di stampa in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte di potenziali investitori, AS ROMA SPV LLC, società che detiene il controllo indiretto di A.S. ROMA S.p.A. tramite la sua controllata NEEP ROMA HOLDING S.p.A, informa che sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l’opportunità di un possibile investimento in AS ROMA SPV LLC». «In caso di perfezionamento di accordi aventi ad oggetto il trasferimento delle partecipazioni detenute in A.S. Roma S.p.A., AS ROMA SPV LLC fornirà adeguata informativa al Mercato nei termini di legge».

E LA SOCIETÀ VOLA IN BORSA: +16,6%

Intanto per tutto il giorno il titolo in borsa ha fatto segnare rialzi da record. Il titolo, dopo una lunga sospensione in asta di volatilità, ha chiuso in rialzo del 16,6% a 0,59 euro.

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Se non paghi l’Imu il Comune può pignorarti il conto corrente

Lo stabilisce un emendamento alla Legge di Bilancio. Il sollecito, i 60 giorni per il ricorso, la rateizzazione del debito: cosa prevedono le nuove regole di riscossione.

Un emendamento alla Legge di Bilancio 2020 prevede che i conti corrente possano essere pignorati in seguito al mancato pagamento delle imposte locali. Il premier Giuseppe Conte aveva provato a gettare acqua sul fuoco: «I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta», aveva detto rispondendo alle indiscrezioni circolate il 19 novembre e riportate tra gli altri da Quotidiano.net e L’Economia. Secondo queste indiscrezioni, il pignoramento sarebbe scattato anche in caso di mancato pagamento delle multe stradali, che invece sono state escluse dal testo, stando a quanto si legge nella nota studi del Senato. L’emendamento in questione estende dunque l’applicazione dell’accertamento esecutivo ai tributi locali, come Imu, Tasi e Tari, equiparando le regole di riscossione a quelle nazionali.

L’AVVISO DEL COMUNE COL SOLLECITO AL PAGAMENTO

Ma cosa prevede nel dettaglio l’emendamento? In seguito alla mancata risposta da parte del contribuente all’avviso di accertamento – che dal primo gennaio 2020 dovrebbe contenere l’intimazione ad adempiere al pagamento – il Comune, al pari degli altri enti locali che avranno accesso ai dati dell’Anagrafe tributaria, potrà chiedere il pignoramento del conto corrente. Tra le altre misure previste, il pignoramento dello stipendio o il fermo dell’auto.

Sarebbe possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate

Il sollecito di pagamento verrà inviato solo in presenza di debiti di importo non superiore a 10 mila euro. Sarà possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate.

SESSANTA GIORNI DI TEMPO PER IL RICORSO

Secondo quanto previsto dall’emendamento, scompare lo step intermedio dell’iscrizione a ruolo del debito, e dunque l’invio della cartella esattoriale. Il contribuente avrà poi 60 giorni di tempo per presentare il ricorso, al termine dei quali l’atto disposto dall’ente locale diventerebbe immediatamente esecutivo.

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La banche minacciano di non comprare più Btp se cambiano le regole del Mes

Il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, avverte il governo sulle modifiche al fondo salva-Stati europeo: «Cosa fa la Repubblica per tutelare il debito pubblico?».

Le banche italiane sono pronte alla “rivolta” se le regole del Mes, il fondo salva-Stati europeo, dovessero cambiare.

Il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, non ha usato mezzi termini: «Noi siamo liberi di comprare titoli sovrani, non abbiamo un vincolo di portafoglio e in questa fase abbiamo circa 400 miliardi di debito pubblico italiano». Ma il problema è «cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico. Non si tratta di debito delle banche».

Quindi l’avvertimento: «Se le condizioni relative al debito si alterano, o per maggiori assorbimenti o per elementi che favoriscono sinistri, è chiaro che le banche sottoscriveranno meno debito pubblico, non compreremo più» Btp.

LEGGI ANCHE: Di Maio: «La riforma del Mes stritola l’Italia»

I possibili cambiamenti evocati da Patuelli si riferiscono proprio all’approvazione definitiva della riforma del Mes. Al processo manca ancora una riunione dei capi di governo europei fissata a dicembre, poi toccherà ai parlamenti nazionali portare avanti il percorso di ratifica.

Alcuni Paesi nordici dell’Eurozona hanno chiesto con insistenza di modificare le cosiddette clausole di azione collettiva (Cac), che definiscono le procedure in caso di ristrutturazione di un debito sovrano appartenente alla zona euro.

Secondo questa impostazione, in futuro il fondo salva-Stati potrebbe intervenire per aiutare un Paese in difficoltà solo se il deficit non supera il 3% del Pil e solo se il rapporto debito/Pil è inferiore al 60%. In alternativa, il Paese in questione dovrebbe approvare un piano di riforme strutturali con cui portare il differenziale alla soglia desiderata a un ritmo di un ventesimo all’anno nella media dei due anni precedenti. È inoltre richiesta l’assenza di «gravi vulnerabilità» del settore finanziario che possano mettere a rischio la stabilità.

Queste proposte di riforma hanno allarmato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco: «I piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default». E tutto è tracimato nella polemica politica quando il leader della Lega, Matteo Salvini, ha accusato di «alto tradimento» il premier Giuseppe Conte, sostenendo che avesse dato «di nascosto» l’ok dell’Italia alle nuove regole del Mes.

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Com’è andato il Forum Multistakeholder di Poste Italiane a Roma

Più di 400 partecipanti alla terza edizione del Forum Multistakeholder. L’ad Del Fante: «Essere sostenibili per Poste Italiane significa condurre il business seguendo regole, percorsi e principi condivisi con tutti i suoi stakeholder».

Poste Italiane ha riunito il 19 novembre a Roma il terzo Forum Multistakeholder per condividere i valori di responsabilità sociale e la strategia di sostenibilità 2020 con tutti i soggetti coinvolti nell’attività dell’azienda. Con questo obiettivo, Poste Italiane ha invitato per una giornata non-stop di confronto e di dialogo più di 400 fra rappresentanti delle comunità territoriali, del mondo finanziario e delle società di rating, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali, del terzo settore, del mondo delle imprese e delle professioni e dei dipendenti.

I SEI PILASTRI DELLA SOSTENIBILITÀ PER POSTE

Il Forum ha offerto un’occasione di riflessione a tutto campo con il concorso di tutte le “voci” della società, del mondo istituzionale e finanziario italiani, per condividere idee e progetti nelle aree individuate dai sei “pilastri” della sostenibilità (integrità e trasparenza, valorizzazione delle persone, sostegno al territorio, customer experience, decarbonizzazione e finanza sostenibile) che ispirano l’operato di pitch, anche in vista della preparazione del prossimo Bilancio integrato.

COSA CONTIENE IL PIANO D’IMPRESA DELIVER 2022

Il Piano d’impresa Deliver 2022 ha infatti definito una strategia di Gruppo che integra obiettivi finanziari e operativi con una chiara visione delle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), offrendo così un riferimento operativo e culturale in materia di investimento responsabile. Il Forum, svolto a Roma presso l’Auditorium della Tecnica, ha visto la partecipazione di tutte le categorie di stakeholder con l’obiettivo di raccogliere un ampio numero di contributi, di condividere il maggior numero di esperienze e realizzare una sintesi operativa in grado di svolgere un ruolo di indirizzo e guida per l’attività futura.

DEL FANTE: «SOSTENIBILITÀ NON PIÙ SOLO “PARTE NOBILE” DEL MESTIERE»

Aprendo i lavori, l’Amministratore Delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha illustrato il ruolo svolto dalla sostenibilità nella strategia del Gruppo. «Per Poste Italiane», ha detto l’Ad, «essere sostenibili significa agire in modo responsabile. Non intendiamo più considerare la sostenibilità come un capitolo separato all’interno del Piano industriale, ma renderla una sua parte integrante ed indissolubile. Vogliamo quindi superare il concetto di sostenibilità come “parte nobile” dell’agire per l’azienda: secondo noi essere sostenibili può soltanto significare condurre il business seguendo regole, percorsi e principi condivisi con gli stakeholder, soprattutto per un’azienda, come Poste Italiane, che è per sua natura e caratteristiche al servizio dei cittadini, delle imprese e della pubblica amministrazione. In definitiva, la sostenibilità è il Piano industriale, i temi ESG sono parte integrante degli obiettivi del Piano Deliver 2022, con particolare focus verso i principi definiti dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030, meglio noti come Sustainable Development Goals».

«SOSTENIBILITÀ PER LA CRESCITA FINANZIARIA»

«Se non mettiamo accanto alla performance finanziaria un percorso sostenibile sarà difficile poter replicare una crescita finanziaria significativa in futuro», ha aggiunto l’ad. «Due anni fa», ha aggiunto, «se ci avessero detto che saremmo entrati nel Dow Jones sostenibility index globale ed europeo forse non ci avremmo scommesso». Il valore del titolo in Borsa è passato dai 6,97 euro di inizio anno (02 gennaio 2019) agli 11,10 euro di oggi. Dalla nomina del nuovo management, nel 2017, il titolo è salito del 60%.

COME FUNZIONANO I “SEI PILATRI”

Al termine della sessione di apertura, Giuseppe Lasco, Vice direttore generale e Responsabile Corporate Affairs di Poste Italiane, ha illustrato le caratteristiche del “modello Poste” in tema di sostenibilità, approfondendo i contenuti dei sei pilastri e i valori di concretezza e trasparenza a servizio degli stakeholder. «Il modello Poste», ha detto Lasco, «prende avvio da contenuti che guidano il nostro modo di essere impresa: integrità e trasparenza, valorizzazione delle persone, sostegno al territorio, customer experience, decarbonizzazione e finanza sostenibile sono i nostri pilastri che, ogni anno, condividiamo e aggiorniamo in funzione delle opinioni e delle priorità dei nostri stakeholder. Raggiungere una buona reputazione è conseguenza di una solida azione in materia di sostenibilità, e consolidarla nel tempo rende più forte l’azienda sul mercato, genera valore per gli azionisti, i clienti e i dipendenti e favorisce un rapporto trasparente e paritario con tutti coloro che vivono, lavorano, utilizzano i servizi di Poste Italiane ogni giorno».  

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE AL ASSET FONDAMENTALE PER LA REPUTAZIONE

Tra gli intervenuti, il Segretario generale del Global Compact sulla responsabilità sociale, Daniela Bernacchi, ha richiamato l’importanza assunta dal valore della sostenibilità per le imprese, sottolineando come la responsabilità sociale sia diventata un asset fondamentale per la reputazione e il successo aziendale. Spunti di riflessione di notevole interesse sono stati offerti dalla tavola rotonda multidisciplinare che ha affrontato argomenti relativi a ciascuno dei sei pilastri di sostenibilità. Al dibattito hanno preso parte Marcello Grosso, Responsabile Governo dei Rischi di Gruppo di Poste, Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, Chiara Mio, docente all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, Fabio Vaccarono, Direttore generale EMEA di Google, Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente, e Amelia Tan, Head of Platform Strategy and Innovation EMEA Blackrock Sustainable Investing Team. Al termine della Tavola rotonda, il Forum è proseguito con i lavori dei Focus Group sui pilastri del Piano strategico ESG e con la sessione di networking sui temi di rilievo delle politiche aziendali di responsabilità sociale.

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I giudici frenano lo spegnimento dell’Ilva

L'altoforno 2 resta in funzione dopo la richiesta del tribunale di Milano. Mattarella incontra i sindacati e promette una soluzione. Ma il governo studia il piano B.

Continua la battaglia a tutto campo per fronteggiare l’addio di ArcelorMittal al polo siderurgico italiano. Ma, intanto, alla richiesta del giudice di Milano di non interrompere l’attività degli impianti, la società risponde con la sospensione delle procedure di spegnimento (anche se l’altoforno 2 al momento resta acceso) in attesa della prima udienza sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari, fissata per il 27 novembre.

TENSIONE SIA TRA I LAVORATORI CHE NEL GOVERNO

La tensione era rimasta alta tra i lavoratori, indotto compreso, in presidio davanti ai cancelli dello stabilimento di Taranto, ma anche nel governo, che prepara un piano B e incassa la data di un nuovo incontro tra il premier Giuseppe Conte, i ministri dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e dell’Economia, Roberto Gualtieri, e il gruppo franco-indiano. Il vertice è fissato per venerdì 22 novembre alle 18.30. La notizia giunta in serata stempera, almeno per il momento, gli animi mentre la preoccupazione dei sindacati, arrivata al Quirinale e, raccolta dal capo dello Stato, fa sentire il suo peso.

LA PREOCCUPAZIONE DEL QUIRINALE PER GLI SVILUPPI

Sergio Mattarella per lo più ascolta i problemi sul tappeto, ma afferma come l’ex Ilva sia un grande problema nazionale che va risolto con tutto l’impegno e la determinazione, non solo per le implicazioni importantissime sul piano occupazionale, osserva, ma anche per quanto riguarda il sistema industriale italiano. I sindacati appaiono sollevati dopo le notizia arrivate da Taranto e il leader della Cgil, Maurizio Landini, salito al Colle con i segretari di Cisl, Annamaria Furlan e Uil, Carmelo Barbagallo, afferma che si tratta di «un primo risultato importante ma adesso non c’è tempo da perdere». Furlan si augura che sia il primo passo per «salvare» la fabbrica.

IL TRIBUNALE DI MILANO FISSA LA PRIMA UDIENZA

«Abbiamo fatto un atto eccezionale, non è norma discutere di crisi aziendali con il presidente della Repubblica» – riconoscono le rappresentanze dei lavoratori – «ma il fatto che ci abbia immediatamente dato questo incontro credo significhi che anche il presidente condivida l’eccezionalità della situazione e la necessità di una soluzione in tempi rapidi». Sul versante giudiziario, dove si allargano le indagini anche sul fronte tributario e per false comunicazioni al mercato, arriva invece dal tribunale di Milano (una seconda inchiesta è aperta al tribunale di Taranto) la data della prima udienza sul ricorso d’urgenza dei commissari: il prossimo 27 novembre. E proprio nel fissare la data, il giudice aveva invitato ArcelorMittal «a non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti». In sostanza, a non fermarli. Invito accolto dalla multinazionale dell’acciaio che da parte sua «prende atto e saluta con favore l’odierna decisione del tribunale di non accogliere la richiesta di emettere un’ordinanza provvisoria senza prima aver sentito tutte le parti». Si apprende intanto che nel ricorso i commissari parlano dell’iniziativa «gravissima» e «unilaterale» con cui Am vuole sciogliere il contratto di affitto – e della «dolosa intenzione di forzare con violenza e minacce» un riassetto dell’obbligo contrattuale – che riguarda un impianto industriale di «interesse strategico» e che determinerebbe «danni sistemici incalcolabili». Danni in definitiva a carico dell’ «intera economia nazionale».

L’ESECUTIVO PENSA AL PIANO B

Intanto di fronte alla possibilità che ArcelorMittal non faccia passi indietro e non riveda la decisione di lasciare Taranto e gli altri siti del Paese, il governo pensa al piano B: in tal caso, per l’ex Ilva scatterà «l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte» da parte dello Stato in modo da riportare l’azienda sul mercato entro «uno-due anni», spiega il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. «Se necessario rifaremo senza alcun problema» l’amministrazione straordinaria che ha già «salvato l’Ilva dal crack dei Riva». Una «alternativa non c’è».

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Quanti soldi ha già portato a Venezia la gara della solidarietà

Dalla Russia 1 milione. L'università di Ca' Foscari ha raccolto 30 mila euro in tre giorni. Costa Crociere pronta a devolvere 100 mila euro. E altri 150 mila euro sono in arrivo grazie alla Siae. Il conto della pioggia di aiuti per la Serenissima dopo l'acqua alta.

Una “gara della solidarietà” che ha suscitato persino invidie e contrapposizioni NordSud, con Matera a fare da vittima della discriminazione. Dopo l’acqua alta, su Venezia sono piovuti aiuti in denaro. Merito del fascino della Serenissima che creato una sorta di mobilitazione internazionale tra privati, soggetti pubblici, associazioni e imprese, con raccolte fondi su conti bancari, piattaforme online, iniziative diplomatiche e culturali.

I primi canali ufficiali sono stati il numero di sms solidale 45500 della Protezione civile nazionale, i cui proventi devono essere quantificati dopo la fase di emergenza. Offerte possibili su numerosi conti correnti, tra i quali in particolare quello del Comune di Venezia e quello aperto dal TgLa7 con il Corriere della sera. In città, l’università di Ca’ Foscari ha lanciato una campagna di raccolta fondi online sulla sua piattaforma di fundraising, che in meno di tre giorni ha fatto registrare quasi 30 mila euro; per l’isola di San Servolo, sede del Collegio internazionale, sono già arrivati 4.700 euro.

Anche la rete delle ambasciate italiane all’estero è stata attivata, su input del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ed è giunto l’annuncio che in meno di 24 ore l’ambasciata italiana di Mosca ha già raccolto un milione di euro di promesse donazioni, come ha riferito l’ambasciatore Pasquale Terracciano.

Ulteriori aiuti sono attesi dal settore crocieristico, che in Venezia ha uno degli scali preminenti e controversi, vedi la diatriba sulle Grandi navi. Il presidente dell’authority portuale di Venezia, Pino Musolino, le aveva sollecitate in questo senso e il Gruppo Costa Crociere, attraverso la sua Fondazione, si è detto pronto a devolvere 100 mila euro al Comune per i primi interventi urgenti.

Un ulteriore filone riguarda gli Enti lirici, mobilitati in particolare per l’aiuto al Teatro la Fenice, a cui hanno destinato o destineranno incassi: lo ha fatto l’Arena di Verona, con il botteghino della prima dell’Elisir d’Amore al Filarmonico, lo faranno la Scala e il Maggio fiorentino, quest’ultimo con l’incasso del concerto del 30 novembre dell’Orchestra nazionale dei conservatori italiani.

Dalla Siae arrivano altri 150 mila euro e una raccolta fondi per le librerie e le biblioteche. Dallo sport si sono mosse le squadre venete del Cittadella e del Chievo, che hanno devoluto gli incassi delle loro ultime gare di campionato alla città.

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