Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, ha ricevuto il riconoscimento European Banker of the Year 2024, che gli era stato assegnato a giugno da The Group of 20+1, associazione di giornalisti economico-finanziari internazionali. Messina è stato premiato per gli eccellenti risultati realizzati con continuità dal 2013; il valore di Borsa di Intesa Sanpaolo più che triplicato; la realizzazione nel 2024 del più alto utile netto nella storia dell’istituto; l’impegno dell’istituto a supporto della transizione ecologica; il ruolo della banca nell’ambito della responsabilità sociale.
La cerimonia di premiazione si è svolta a Francoforte
La cerimonia di premiazione si è svolta nella Sala degli Imperatori nel Römer (Palazzo Municipale) di Francoforte. Presenti l’Ambasciatore italiano in Germania Fabrizio Bucci, la vicesindaca Stephanie Wüst, il presidente di Euro Finance Group Andreas Scholz, il presidente di The Group 20+1 Albrecht Schirmacher e Sergio Ermotti, amministratore delegato di Ubs, banchiere europeo dell’anno nel 2023. «Ricevo questo significativo riconoscimento a nome di tutte le persone di una banca che unisce solidità e valori. In Intesa Sanpaolo crediamo che redditività e impatto sociale siano complementari e che trasformare i risparmi in fiducia, e la fiducia in crescita e coesione sia la missione di una banca degna di credibilità e affidabilità», ha dichiarato Messina.
Blackstone, principale gestore patrimoniale alternativo al mondo, ha annunciato che Franck Petitgas entrerà a far parte della società da gennaio 2026 come Senior Managing Director e Vice Chairman per l’Europa. Blackstone attualmente detiene investimenti per oltre 350 miliardi di dollari nel Vecchio Continente, tra private equity, real estate, credito e infrastrutture: prevede di superare i 500 miliardi di dollari di asset europei nel prossimo decennio.
Chi è Franck Petitgas
Petitgas 64 anni, ha trascorso tre decenni in Morgan Stanley, dove è stato membro dell’Operating Committee e co-responsabile del Global Investment Banking, prima di ricoprire il ruolo di Head of Morgan Stanley International. Dopo il suo ritiro dalla banca nel 2023, è stato nominato Consigliere aziendale dell’allora primo ministro britannico Rishi Sunak. A marzo del 2024 è entrato nella Camera dei Lord del Regno Unito.
Goldman Sachs ha nominato 638 nuovi Managing Director che prenderanno servizio in 54 sedi in tutto il mondo. Gli incarichi partiranno ufficialmente dal primo gennaio 2026. Tra questi ci sono anche due manager selezionati in Italia. Si tratta di Dimitris Kofitsas e Michele Barbone, ambedue provenienti dall’ufficio guidato dal country head Italia Francesco Pascuzzi. Il primo è head of Greece per l’investment banking. Il secondo è attivo nel team italiano con focus sulle attività di M&A, settore chiave per lo sviluppo e la crescita delle imprese clienti nel Paese.
Liz Martin è la nuova vicepresidente dei Prodotti di Coinbase. Lo ha annunciato lei stessa con un breve post su LinkedIn, spiegando che guiderà le attività Mercati e Derivati. «Ora è il momento di contribuire a costruire un futuro dei mercati globali onchain più veloce, trasparente e aperto a tutti», ha scritto sui social. «Onorata di entrare a far parte di un team così talentuoso che sta definendo lo standard per il funzionamento dei mercati digitali: regolamentato, trasparente e accessibile 24 ore su 24». Ex Partner di Goldman Sachs, dove ha lavorato per 25 anni dal 2000 fino allo scorso aprile, vanta una forte esperienza nel settore finanziario tradizionale, con ruoli di vertice in trading, tecnologia e finanza al consumo. La sua nomina rafforza la strategia “Everything Exchange” di Coinbase con cui evolvere in una piattaforma di trading completa, che integri strumenti come prestiti, staking, spese e guadagni.
Generali ha nominato Giulio Terzariol nuovo Direttore generale – Group Deputy Ceo. La notizia era nell’aria ed è stata ufficializzata dal Cda il 12 novembre 2025. In un comunicato si legge che al manager è stata data “la gestione del business assicurativo del gruppo e la supervisione di Banca Generali”. Non appena assumerà l’incarico, Terzariol cesserà la propria attività di Ceo Insurance. La nomina diventerà effettiva al completamento della consueta verifica dei criteri di idoneità da parte di IVASS. Terzariol vanta una lunga carriera nel settore tra Allianz e Generali.
Hsbc ha scelto di nominare Wei Sun Christiansonamministratrice indipendente non esecutiva all’interno del proprio consiglio d’amministrazione. L’ex dealmaker di Morgan Stanley Asia ha lasciato la banca d’investimento nel 2022, dopo vent’anni. Nata a Pechino 69 anni fa, Christianson è considerata una delle banchiere d’investimento asiatiche più influenti al mondo. Prima di fare il proprio ingresso in Morgan Stanley nel 1998, ha avuto ruolo regolatori di alto livello alla Hong Kong Securities and Futures Commission. Nel 2024 è entrata anche in LVMH come amministratrice indipendente nel cda. Hsbc, intanto, deve ancora trovare il successore del presidente Mark Tucker, andato in pensione il 30 settembre scorso. Attualmente l’incarico è ricoperto ad interim da Brendan Nelson.
UniCredit ha presentato un ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar riguardante l’applicazione del Golden Power da parte del governo su Banco Bpm. Le motivazioni alla base del ricorso, ha riportato Adnkronos, sono principalmente due: la prima riguarda la volontà di «avere piena chiarezza sull’intero spettro delle prescrizioni», dopo che la sentenza di primo grado aveva annullato due delle condizioni imposte, mantenendone tuttavia in vigore altre due, in particolare quelle connesse alla Russia. Il ricorso, precisano le fonti vicine al dossier, non è «contro l’esecutivo», ma intende ribadire che UniCredit non rappresenta «un pericolo alla sicurezza nazionale». La seconda ragione alla base della decisione riguarda la necessità di assicurare trasparenza e certezza a tutti gli stakeholder.
Un nuovo fronte si apre nella fragile economia europea: nove grandi banche del continente hanno annunciato la creazione di una stablecoin ancorata all’euro, un volto nuovo del denaro digitale nato non da un’istituzione pubblica, ma da un consorzio privato deciso a sfidare i giganti del dollaro nel mercato globale delle criptovalute. È un segnale chiaro: l’Europa non vuole più restare spettatrice della rivoluzione digitale monetaria.
Nomi di spicco del settore bancario, tra cui ING e UniCredit
Il consorzio fondatore è formato da nomi di spicco del settore bancario europeo: ING, UniCredit, CaixaBank, Banca Sella, KBC, Danske Bank, DekaBank, SEB e Raiffeisen Bank International. Queste nove banche hanno costituito una società con sede nei Paesi Bassi e stanno lavorando per ottenere la licenza come istituto di moneta elettronica sotto la supervisione della Banca centrale olandese. L’obiettivo è ambizioso: lanciare una stablecoin europea conforme al regolamento MiCAR (Markets in CryptoAssets Regulation) nella seconda metà del 2026, anticipando di anni la versione digitale ufficiale dell’euro prevista più avanti dalla Banca centrale europea.
La torre di Unicredit a Milano (foto Imagoeconomica).
L’obiettivo: diventare lo standard europeo per i pagamenti digitali
Questa moneta digitale sarà ancorata all’euro con un rapporto uno a uno, promettendo stabilità, transazioni quasi istantanee, accesso 24/7, pagamenti internazionali a basso costo e servizi programmabili su blockchain. In pratica, si tratta di uno strumento destinato a diventare lo standard europeo per i pagamenti digitali, offrendo un’alternativa regolamentata alle stablecoin in dollari che oggi dominano il mercato globale, con una capitalizzazione di mercato di quasi 300 miliardi di dollari, di cui solo 620 milioni in euro. L’iniziativa del consorzio mira a rafforzare la sovranità digitale europea, ridurre la dipendenza dal dollaro e favorire un’autonomia strategica nei pagamenti digitali, segnando un cambio di passo nella strategia economica del continente.
Mercato privato: ciò rende la stablecoin vulnerabile e soggetta a crisi di fiducia
Ma dietro questa immagine di progresso si cela un paradosso e un rischio non trascurabile. Le stablecoin restano prodotti del mercato privato. La loro stabilità, meno volatile rispetto alle criptovalute tradizionali come Bitcoin o Ethereum, dipende dalla fiducia che gli utenti ripongono nel fatto che il consorzio detenga riserve sufficienti in euro o titoli di Stato equivalenti per coprirle. Tuttavia, questa riserva non ha il “fiato” illimitato di una banca centrale, né può godere dell’autorità pubblica e della garanzia ultima che una moneta sovrana tradizionale offre. Ciò rende la stablecoin vulnerabile e soggetta a crisi di fiducia che, in un contesto economico già delicato come quello dell’eurozona, potrebbero amplificare gli effetti destabilizzanti.
La sede della Bce a Francoforte (foto Imagoeconomica).
La Bce, pur apprezzando la spinta innovativa, ha espresso forti riserve proprio per questi motivi, avvertendo che un uso massiccio di stablecoin private potrebbe mettere a rischio la politica monetaria e la stabilità finanziaria dell’euro. Di fatto, Francoforte spinge per il lancio di un euro digitale pubblico, ma questo non arriverà prima del 2028, lasciando spazio all’iniziativa privata in anticipo sui tempi.
Il denaro, alla fine, è pur sempre un patto psicologico
La questione centrale allora diventa quella della fiducia collettiva. Il denaro, alla fine, è pur sempre un patto psicologico più che un mero meccanismo tecnico. Le nove banche chiedono ai cittadini europei di accettare non solo l’euro come valore, ma anche il diritto di una cordata privata di emetterne una versione digitale parallela. È insomma un salto nel buio che potrebbe ulteriormente rafforzare (o al contrario frammentare) la fiducia nell’euro come sistema.
La presidente della Bce Christine Lagarde (foto Imagoeconomica).
Una sfida anche geopolitica: duello con Cina e dollaro
La sfida ha però anche una valenza geopolitica. Mentre il dollaro domina le blockchain dei pagamenti e la Cina si prepara a lanciare uno yuan digitale globale, l’Europa tenta di non restare indietro. Ma lo fa con una leadership ancora divisa tra istituzioni e mercato, in cui le banche corrono per prime a conquistare un ruolo da protagoniste nella nuova economia digitale. Non è solo un tema tecnico, insomma: è una partita di prestigio e influenza internazionale, dove chi definisce gli standard dei pagamenti digitali potrebbe dominare il mercato globale nei prossimi decenni. La posta in gioco non è solo una moneta digitale: c’è molto di più e questo riguarda la credibilità dell’euro, da un lato, e dall’altro la capacità dell’Europa di decidere da chi farsi guidare nella nuova economia globale. La fiducia collettiva sarà il vero arbitro di questo esperimento.
Il gruppo bancario olandese ING, presente in oltre 100 Paesi con più di 40 milioni di clienti, ha annunciato la nomina di Andrea Diamanti come Chief Executive Officer per l’Italia. Assumerà l’incarico dal primo gennaio, subentrando a Michal Szczurek, che ha guidato l’istituto nel nostro Paese dall’inizio del 2023 e che resterà nel gruppo come Vice-Chairman del Supervisory Board di ING Polonia. Diamanti, che vanta quasi 30 di esperienza nel settore bancario a livello europeo (prima in Commerzbank e poi in UniCredit), è entrato in ING Italia nel 2023 come responsabile del ramo Wholesale Banking e membro dell’Executive Committee.
Il Fondo Italiano d’Investimento SGR ha rinnovato il proprio Consiglio d’amministrazione per il triennio 2025-2028. Presidente sarà ancora una volta Barbara Poggiali, confermata al vertice della società di gestione di risparmio che per il 55 per cento è partecipata dalla CDP Equity. L’Assemblea di Fondo Italiano d’Investimento SGR ha poi nominato Domenico Lombardi nuovo amministratore delegato e direttore generale. Il Consiglio d’amministrazione sarà poi composto da Sabrina Coletti, Piero Cucunato (consigliere indipendente), Paolo Fabris de Fabris (consigliere indipendente), Francesca Fonzi, Katia Franchitto (consigliere indipendente), Emilio Giorgi (consigliere indipendente), Stefania Godoli, Elio Lolla (consigliere indipendente), Giorgio Piazza, Marco Elio Rottigni e Costanza Scarsi.
Fondo Italiano d’Investimento, Poggiali riconfermata
Poggiali è presidente dal 2022. In passato ha guidato la Cybersecurity di Leonardo ed è stata direttore marketing strategico per Poste Italiano, oltre che presidente di PosteMobile. Ha lavorato anche in RCS MediaGroup, Dada, Omnitel, e-Biscom e Cable and Wireless. Dopo la conferma della sua nomina ha dichiarato: «È con piacere che rivolgo a nome mio personale e di tutte le persone di Fondo Italiano il benvenuto a Domenico Lombardi, che porterà la sua esperienza e competenza al servizio del percorso di sviluppo della nostra SGR. Il triennio che ci attende sarà ricco di sfide ma anche di soddisfazioni: al fianco delle imprese italiane continueremo ad investire nel futuro del Paese, promuovendo innovazione, sostenibilità e capitale umano come leve per una crescita duratura e inclusiva».
Fondo Italiano d’Investimento, Lombardi il nuovo ad
Diverso il profilo di Domenico Lombardi. Il neo ad è un economista che vanta una lunga carriera, partita in Banca d’Italia e proseguita all’interno del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. In passato è stato anche consigliere di Monte dei Paschi di Siena. Ha affermato: «Assumo la guida operativa di Fondo Italiano d’Investimento con grande senso di responsabilità verso il sistema produttivo del Paese. La nostra economia vanta un patrimonio straordinario di piccole e medie imprese guidate da imprenditori con visione e coraggio. Il compito è accompagnarle nel salto di scala necessario per competere nei rispettivi mercati, sostenendo filiere strategiche e creando valore sostenibile per gli azionisti, i lavoratori e i territori. Fondo Italiano deve continuare a rappresentare un luogo ideale di fiducia, dove pubblico e privato cooperano non solo per investire, ma per costruire una visione di futuro condivisa, fondata su competenza, responsabilità e impatto».