Al via il taglio delle accise per 20 giorni contro il caro carburante

Per aiutare i cittadini alle prese con l’aumento dei prezzi del carburante, il governo ha varato un decreto che prevede il taglio delle accise in vigore già dal 19 marzo 2026. In dettaglio, il provvedimento introduce un taglio di 25 centesimi al litro sul prezzo di benzina e gasolio, con l’obiettivo di portare i costi sotto 1,90 al litro. Il prezzo del Gpl dovrebbe diminuire invece di 12 centesimi al chilo. I tagli avranno una durata di venti giorni. Il decreto contiene anche un contributo straordinario per gli autotrasportatori sotto forma di credito d’imposta per la maggior spesa sostenuta a marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026 per l’acquisto del gasolio. Criteri e modalità applicative saranno stabiliti con un successivo decreto. Un analogo credito d’imposta, in questo caso al 20 per cento, è previsto anche per l’acquisto di carburante da parte delle imprese della pesca, con uno stanziamento di 10 milioni.

Rafforzate le sanzioni per chi specula

Il governo ha anche deciso di introdurre, per i prossimi tre mesi, «uno speciale regime di controllo» contro le speculazioni, rafforzando la vigilanza lungo tutta la filiera di approvvigionamento e distribuzione dei carburanti. In particolare, si prevede che le società petrolifere dovranno comunicare giornalmente i prezzi al ministero delle Imprese e questi prezzi non potranno essere aumentati nell’arco della giornata. Le compagnie che non invieranno i prezzi andranno incontro a una sanzione pari allo 0,1 per cento del fatturato giornaliero. Inoltre Mr prezzi, organismo di controllo del ministero delle Imprese, nel caso rilevi un anomalo e improvviso aumento dei prezzi incaricherà la Guardia di finanza di accertare eventuali speculazioni su tutta la filiera, dalle compagnie ai distributori.

Biennale Arte, non solo Russia: l’appello di 182 artisti contro la partecipazione di Israele

Dopo il caso del padiglione della Russia alla Biennale e lo scontro tra il presidente Buttafuoco e il ministro della Cultura Giuli, c’è un’altra questione che riguarda la 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte che sarà inaugurata il 9 maggio 2026. Quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nell’evento veneziano hanno firmato una lettera in cui chiedono di impedire la partecipazione di Israele. Tra i firmatari, 182 in totale, figurano i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, membri del team incaricato di realizzare la visione della curatrice Koyo Kouoh, oltre che artisti legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri Paesi. 12 firmatari hanno scelto di rimanere anonimi per timore di «possibili danni fisici, politici o legali derivanti da una firma pubblica»

«Israele vuole apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura»

«Noi sottoscritti ci uniamo nel rifiuto collettivo di permettere che lo Stato di Israele trovi una piattaforma mentre commette genocidio», si legge nel documento. «Lo facciamo a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con il popolo palestinese, nella speranza profonda di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso e di vedere rinascere una Palestina libera». E ancora: «A due anni e mezzo di genocidio aperto contro la Palestina e a 77 anni dalla Nakba, lo Stato di Israele cerca nuovamente la legittimazione della Biennale per apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura». La partecipazione di Israele non avverrà nel padiglione dei Giardini, indicato come in ristrutturazione, ma all’Arsenale, l’altro principale spazio espositivo della Biennale. L’artista basata ad Haifa, Belu-Simion Fainaru, che rappresenterà lo Stato ebraico, ha dichiarato ad ArtNews di vedere positivamente il nuovo allestimento, sottolineando la possibilità di esporre accanto a paesi come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita.

Pier Silvio Berlusconi: «Al referendum voterò convintissimamente sì. Corona? Ci siamo dovuti difendere»

Pier Silvio Berlusconi a tutto campo su referendum, Corona e Signorini. In un incontro con la stampa a Cologno Monzese, il group chairman e ceo di Media for Europe ha affrontato i temi più caldi del momento, dalla politica alla televisione.

«Questo voto è un passaggio importante per un Paese democratico, civile e moderno»

«Parlo da editore, non voglio eccedere nell’esprimere la mia opinione. E da editore diamo voce a entrambi gli schieramenti», ha detto inizialmente sul voto del 22 e 23 marzo. Su questo punto, va sottolineato che i parlamentari Pd in Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto un intervento dell’Agcom denunciando una mancata par condicio dopo la trasmissione, in prima serata su Rete 4, di un’intervista alla premier Meloni relegando i sostenitori del No in orario notturno. «Ma siccome sono anche un cittadino», ha continuato Berlusconi jr, «vi dico senza problemi che votare in questo caso è davvero importante, perché parliamo di una questione fondamentale per il futuro del nostro Paese, e che io voterò convintissimamente Sí». «Non per motivi politici», ha spiegato, «ma per motivi di civiltà e modernità, considero il voto un passaggio importante per essere al passo con i tempi, per un Paese democratico, civile e moderno».

«Signorini? Non lo sento da tempo. Da Corona menzogne e odio gratuito»

Pier Silvio ha poi affrontato il tema Alfonso Signorini, affermando che «ultimamente non l’ho sentito, ma non lo sento da molto prima che partissero le questioni che riguardano anche la magistratura». Il riferimento è alla querelle nata tra il giornalista e Fabrizio Corona. «Per quanto riguarda il suo futuro», ha aggiunto, «ritengo doveroso non dare risposte, perché c’è un procedimento in corso e aspettiamo. Abbiamo apprezzato il suo gesto di auto sospendersi». Dopo le uscite dell’ex re dei paparazzi su un presunto “sistema Signorini”, con persone costrette a subire le avances del conduttore per un posto al Grande fratello, quest’ultimo aveva infatti deciso di auto sospendersi da Mediaset. A tal proposito, Berlusconi ha anche specificato che «sul Gf abbiamo fatto tutti i controlli, noi ed Endemol, ma non c’è niente. Vedremo dove porteranno poi le indagini della magistratura». Quanto a Corona, «non abbiamo perso tempo e non vogliamo perderlo oggi». «Di fronte a menzogne, insulti e odio gratuito», ha sottolineato, «l’azienda si è dovuta difendere e di questo si parla».

Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora

Sarà un po’ meno Libero di spaziare da un argomento all’altro. Fabrizio Biasin – giornalista, volto noto nei salotti tivù calcistici litigarelli e twittatore compulsivo – è stato ridimensionato. Meglio si occupi solo di sport, calcio in particolare, Inter ancora più in particolare. E non di spettacoli, come faceva ora (ha timbrato il cartellino pure all’ultimo Sanremo 2026 vinto da Sal Da Vinci). Il suo quotidiano, Libero, dove è caporedattore e grazie al quale viaggiava persino in giro per il mondo assieme ai lettori, gli ha messo dei paletti. Tramite un rimpastino firmato dal direttore Mario Sechi: il settore Spettacoli verrà associato alla Cultura, sotto il coordinamento di Lucia Esposito. Mentre Alessandra Menzani farà parte del settore e continuerà a seguire le pagine degli Spettacoli. Alessandro Dell’Orto cambia servizio e avrà il compito di supportare e sostituire nell’ideazione e fattura delle pagine di Spettacoli la collega Menzani in caso di assenza, ferie o altre incombenze. Come si nota, il nome di Biasin è stato depennato. Pare per aver pestato un… piede che non doveva pestare.

Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora

E pensare che per Biasin lo spettacolo era (anche) questione di famiglia. Visto che la moglie Gabriella Mastronardi, sorella dell’attrice Alessandra Mastronardi, lavora nell’ufficio stampa di Mediaset (dove spesso Biasin è ospite, nella trasmissione Pressing). Ora il giornalista, nerazzurro sfegatato, potrà consolarsi con i suoi 239 mila follower su Instagram e 253 mila su X, l’ex Twitter, titillandoli per fare salire l’engagement, come gli piace tanto fare. Chissà se si sarà almeno un po’ pentito di non aver affondato il colpo nella trattativa che a giugno 2025 lo vide vicino al trasferimento a La Gazzetta dello Sport. Saltò tutto, merito di una controproposta e della libertà di girare per ospitate tivù e podcast vari. Adesso però niente più Ariston. Lo spettacolo è finito.

Annunciata la Capitale italiana della Cultura 2028

La giuria di selezione ha indicato Ancona quale Capitale italiana della Cultura 2028. L’ha annunciato il ministro Alessandro Giuli al Collegio romano esprimendo le sue congratulazioni alla città «per la qualità del progetto presentato e per il traguardo raggiunto», che pone la cultura al centro come motore di rigenerazione e sviluppo. Città-porto e città-parco, crocevia del Mediterraneo, Ancona riceverà un contributo di un milione di euro destinato alla realizzazione delle iniziative previste nel dossier di candidatura. Le altre città finaliste erano Forlì, Anagni, Catania, Colle di Val d’Elsa, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia.

Le motivazioni della giuria: «Modello di progettazione culturale innovativa e sostenibile»

Queste le motivazione per cui Ancona è stata selezionata, indicate dalla giuria: «Il dossier propone un modello di valorizzazione culturale solido e coerente, capace di coniugare identità territoriale e apertura internazionale in una visione che connette le politiche culturali con più ampie dimensioni di rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione. Il programma di eventi e interventi è solido e interdisciplinare ed è adeguato per attrarre un pubblico ampio e diversificato lungo l’intero arco dell’anno. La strategia di investimento appare solida e coerente con gli obiettivi, con un impatto atteso significativo sul tessuto socio-economico. Apprezzata, inoltre, l’integrazione tra istituzioni culturali, sistema della ricerca, realtà associative e operatori del territorio, che garantisce una rete strutturata, partecipativa e orientata alla crescita». Rilevante infine, agli occhi dei giurati, «l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea, che rafforza il posizionamento internazionale del progetto, così come il coinvolgimento attivo delle comunità locali e degli enti territoriali, nonché dei giovani, considerati non solo come fruitori ma come protagonisti dei processi creativi e culturali». Quindi la conclusione: «Il dossier soddisfa pienamente gli indicatori del bando, ponendosi come un modello di progettazione culturale innovativa, sostenibile e condivisa. Il giudizio è eccellente».

Al via il bonus moto e scooter: a chi spetta e come funziona l’incentivo fino a 4 mila euro

Da mercoledì 18 marzo 2026 è possibile richiedere il bonus per acquistare moto, scooter e microcar ibridi o elettrici nuovi di fabbrica. Una misura pensata per favorire il rinnovamento del parco moto e motorini con veicoli a minor impatto ambientale. Chi ha intenzione di comprarne uno, dovrà rivolgersi al proprio concessionario di fiducia e scegliere il modello. Sarà direttamente il venditore a prenotare il contributo tramite il portale dedicato del Mimit e applicare lo sconto.

Quali veicoli si possono acquistare e a quanto ammonta l’ecobonus

Le categorie che rientrano nell’incentivo sono L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e, di cui fanno parte ciclomotori e motoveicoli a due, tre o quattro ruote. Sono quindi comprese anche alcune e-car (quadricicli leggeri o pesanti che possono superare i 45 km/h). Il contributo non ha un valore fisso ma vale il 30 per cento del prezzo per gli acquisti senza rottamazione fino a 3 mila euro e il 40 per cento per gli acquisti con rottamazione fino a 4 mila euro. Il veicolo da rottamare deve essere intestato da almeno 12 mesi all’intestatario del nuovo mezzo o a un familiare convivente. A livello di fondi a disposizione, la Legge di Bilancio 2021 aveva previsto uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro – 20 milioni annui dal 2021 al 2023 e 30 milioni annui dal 2024 al 2026.

Boccia a processo per truffa, slitta a giugno l’udienza a Pisa

È slittata a giugno l’udienza del processo che vede Maria Rosaria Boccia imputata a Pisa per truffa, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità, ai danni di un amico. A causare lo slittamento è stato un legittimo impedimento del difensore dell’imprenditrice. Secondo l’accusa, Boccia avrebbe approfittato dell’amicizia di vecchia data con un coetaneo originario della provincia di Napoli, ma residente nel pisano per lavoro, per “spillargli” 30 mila euro. Come “trappola”, secondo quanto ipotizzato dalla procura, gli avrebbe proposto di investire i suoi risparmi nell’apertura di un locale di lusso, una terrazza bar affacciata sul golfo di Napoli che avrebbe compreso ai piani inferiori anche altre attività. Progetto che, in realtà, non sarebbe mai esistito.

Le indagini dopo la denuncia dell’uomo

La vicenda risale a dicembre 2021. Le indagini erano partite dalla denuncia del quarantenne, il quale ha sostenuto di essersi fidato della Boccia proprio per l’amicizia che li legava. A conferma della serietà del progetto, lei avrebbe anche fatto i nomi di altre persone note e facoltose già coinvolte nell’operazione. Sarebbe partito a breve, per questo i soldi servivano subito. L’uomo, di fronte all’insistenza di quella che considerava una persona fidata e allettato dall’idea di poter guadagnare molto più di ciò che avrebbe investito, si sarebbe quindi convinto a mandarle quei 30 mila euro. Salvo, poi, accusa, accorgersi di essere stato ingannato. Non avendo ricevuto indietro i soldi, si è rivolto al tribunale di Pisa ottenendo un decreto ingiuntivo che obbliga la Boccia a restituirgli i 30 mila euro più gli interessi. Decreto che, però, non sarebbe stato adempiuto dalla diretta interessata. Questo processo si aggiunge a quello che l’imprenditrice dovrà affrontare a Roma per stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Caro carburanti, cosa sono e come funzionano le accise mobili

Con l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio causato dall’attuale crisi energetica, si torna a parlare di accise mobili, un meccanismo introdotto con la legge finanziaria 2008 e successivamente riformato dal governo Meloni nel 2023. Per capire cosa sono, occorre ricordare che i prezzi dei carburanti sono gravati da una doppia tassazione: le accise, imposte calcolate in misura fissa per unità di prodotto, e non in percentuale sul prezzo, e l‘Iva, applicata al 22 per cento sull’intero prezzo comprensivo già delle accise stesse (un meccanismo spesso criticato che viene definito di “tassa sulla tassa”). Quando il prezzo del greggio sale, va da sé che lo Stato incassa più Iva, essendo quest’ultima una percentuale il cui valore aumenta all’aumentare del prezzo su cui viene calcolata. Ecco che, per compensare questo rincaro, possono entrare in gioco le accise mobili. Il governo può cioè ridurre le accise (che sono invece un valore fisso) di un importo pari al maggior gettito Iva incassato.

Come funzionano le accise mobili

Per fare un esempio, supponiamo che nella situazione iniziale lo Stato incassi 0,30 euro di Iva per ogni litro di carburante venduto. Se il prezzo sale e l’Iva pagata dai cittadini balza a 0,35 euro per litro, lo Stato guadagnerebbe 0,05 euro imprevisti in più, il cosiddetto extra-gettito. Per legge, il governo può emanare un decreto di attivazione dell’accisa mobile per tagliare l’accisa di 0,05 euro, facendo così in modo che il prezzo alla pompa scenda dello stesso importo. In questo modo manterrebbe invariate le entrate per lo Stato facendo risparmiare i cittadini.

Le accise si possono abolire?

Quando si parla di accise, torna in auge anche il dibattito sulla loro abolizione. A tal proposito va sottolineato che ciò non è possibile, perché c’è una direttiva comunitaria (2003/96/CE) che obbliga a sottoporre ad accisa tutti i prodotti energetici impiegati come carburanti e stabilisce le aliquote minime unionali per i singoli prodotti energetici. Lo spazio di manovra per ridurre le accise su benzina e gasolio è quindi vincolato al rispetto dei valori minimi previsti dalla normativa europea. Un altro tema che anima il dibattito quando aumentano i prezzi di benzina e gasolio riguarda la riduzione dell’Iva. Anche in questo caso le regole sono dettate dalla normativa comunitaria, che esclude i carburanti dai prodotti assoggettabili ad aliquota ridotta. Dunque il governo non può intervenire per abbassare la percentuale.

Elicotteri Usa sul Parco delle Madonie, protesta dei sindaci e interrogazione a Schifani

È polemica in Sicilia per l’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano nel parco delle Madonie, in particolare a Piano Catarineci, area di pregio naturalistico tutelata da un apposito marchio Unesco e facente parte della rete Natura 2000, caratteristica che implica e richiede una particolare attenzione alla conservazione degli habitat e delle specie di fauna e flora selvatica presenti. Dopo aver visionato le fotografie pubblicate sul profilo social della marina statunitense che ritraggono i due mezzi sul suolo siciliano, 22 sindaci e il presidente del Parco delle Madonie hanno inviato una nota al presidente della Regione, Renato Schifani, e al prefetto di Palermo, Massimo Mariani, per chiedere se «fossero stati avvisati di esercitazioni, se e da quale ente il piano di volo sia stato autorizzato, se, in caso positivo, sia stata effettuata la procedura di valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni militari con elicotteri della base di Sigonella sul sito Piano Catarineci e se non si ritenga opportuno chiedere lo stop a tali attività, visti i rischi per la popolazione locale e l’ambiente naturale, a maggior ragione dato che ci si trova nel contesto di uno scenario bellico privo di piena legittimazione internazionale».

La marina Usa: «Volo di addestramento, squadra difende gli interessi degli Alleati»

La marina americana ha spiegato che gli elicotteri MH-60S Sea Hawk assegnati alla Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano conducendo un volo di addestramento sul monte Etna vicino alla stazione aerea navale Sigonella. La squadra, ha spiegato, «è attualmente dispiegata nell’area operativa della 6a flotta degli Stati Uniti, supportando l’efficacia dei combattimenti bellici, la letalità e la prontezza delle Forze navali americane Europa-Africa, mentre difende gli interessi degli Stati Uniti, degli Alleati e dei partner nella regione».

Il M5s chiede a Schifani di riferire in Aula

La vicenda ha scatenato polemiche politiche, con critiche da parte di Movimento 5 stelle e Partito democratico. Il capogruppo M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha parlato di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale». «Essere partner della Nato», ha evidenziato, «non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole». «Senza voler mettere da parte la questione ambientale», ha continuato il deputato «considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza».

Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

La deputata regionale dem Valentina Chinnici ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente Schifani: «L’atterraggio di elicotteri da guerra della US. Navy nel cuore della Sicilia, a Piano Catarineci, non è solo una questione ambientale, è l’ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l’Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». «Dobbiamo sapere con urgenza se Schifani e la Prefettura fossero stati avvisati, e chi ha autorizzato questo piano di volo. Non possiamo permettere che la Sicilia venga percepita come una portaerei in balia di decisioni prese altrove, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi europei e internazionali e in spregio alla sovranità nazionale», ha continuato. Quindi l’annuncio: «L’esecutivo regionale non può più tacere. Nella mia interrogazione chiederò chiarezza immediata e di valutare lo stop a queste attività. La sicurezza dei cittadini, l’integrità del nostro territorio e la sovranità nazionale non possono essere messe in discussione da voli fantasma autorizzati chissà da chi».

Famiglia nel bosco, La Russa riceverà i genitori Nathan e Catherine in Senato

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invitato la famiglia nel bosco per un incontro a Palazzo Madama. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà sui tre figli, che sono stati poi trasferiti in una comunità, saranno ricevuti mercoledì 18 marzo. All’inizio del mese il tribunale aveva disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove ci sono i tre bambini. Una decisione presa in base alle relazioni degli assistenti sociali sugli atteggiamenti tenuti dalla donna in occasione degli incontri con i figli alla presenza delle assistenti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inviato un’ispezione che si svolgerà martedì 17 marzo.

Il Pd attacca: «Il governo usa la vicenda in vista del voto»

Intanto arrivano le prime critiche al governo per un’iniziativa che, secondo il senatore del Partito democratico Walter Verini, evidenzia la «faziosità» e lo «scarso rispetto per le istituzioni» del presidente del Senato. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum», ha aggiunto. Gli ha fatto eco Enza Rando, anche le senatrice del Pd: «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno». E ancora: «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori. Le istituzioni non possono essere utilizzate per alimentare polemiche o per sostenere campagne politiche contro la magistratura, tanto più alla vigilia di un voto che riguarda proprio la giustizia».