Nicola Orsi, il manager che supporta Orsini nella corsa al dopo Boccia

Vicino a Cl e all'ex ministro Maurizio Lupi, è lui che ha convinto il numero uno di Federlegno Arredo a scendere in campo per la presidenza di Confindustria. Nonostante il tiepido supporto del suo territorio: l'Emilia-Romagna.

Si chiama Nicola Orsi ed è il direttore dei rapporti istituzionali, a livello nazionale come a livello comunitario, di FederlegnoArredo, l’associazione di categoria di cui è presidente Emanuele Orsini, uno dei candidati alla presidenza nazionale di Confindustria.

Vicino a Comunione e Liberazione Orsi è da sempre uomo dell’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi (ex Forza Italia, ora deputato nel gruppo Misto, cui toccò di dimettersi da ministro per lo scandalo relativo a Ercole Incalza che coinvolse suo figlio), che l’ha voluto membro del Consiglio Generale di Fondazione Fiera Milano.

E anche segretario generale della fondazione di Lecco “Costruiamo il Futuro” che Lupi presiede e che ha come soci fondatori oltre 100 esponenti del mondo imprenditoriale, artigianale, culturale, liberi professionisti e amministratori della provincia di Lecco e di Monza e Brianza. 

L’INVENTORE DELLA CANDIDATURA DI ORSINI PER IL DOPO BOCCIA

Orsi è l’inventore della candidatura di Orsini alla successione di Vincenzo Boccia. È lui che ha convinto il suo presidente a mettersi in gioco, nonostante (ma dall’entourage dell’interessato si afferma il contrario) il tiepido supporto del suo territorio – l’Emilia-Romagna non ha ancora deciso su quale dei diversi candidati andare – spiegandogli che in tutti i casi avrebbe comunque guadagnato un posizionamento d’immagine molto più di quello che la presidenza di Federlegno (dal 2017) e il Salone del Mobile finora gli hanno dato. 

L’APPOGGIO DEL MONDO CIELLINO

Orsini, 46 anni, titolare di una piccola impresa, la Sistem Costruzioni di Solignano Nuovo in provincia di Modena, che progetta e realizza case e edifici in legno su misura, è molto supportato dal mondo ciellino. È grazie a esso, per esempio che a suo tempo ha avuto, unitamente al personale impegno di Fabrizio Palenzona, la nomina a vicepresidente – oggi è presidente – di Unicredit Leasing. 

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Guasto a Roma Termini: treni soppressi e ritardi fino a due ore

Sul sito web, Trenitalia ha spiegato che è «in corso la riprogrammazione dell'offerta commerciale». La situazione.

Il 13 gennaio 2020 è iniziato con gravi disagi per i pendolari. A causa di un guasto tra Orte e Roma Termini, infatti, alcuni treni sono stati soppressi, mentre altri stanno viaggiando con ritardi fino a due ore. Sul sito web di Trenitalia, alla pagina “Notizie infomobilità“, la società ha stilato un elenco di tutti i convogli coinvolti direttamente e ha specificato che è «in corso la riprogrammazione dell’offerta commerciale». Al momento, la circolazione allo scalo di Roma Termini è in graduale ripresa. Da questa mattina, informa Trenitalia, sono stati cancellati cinque treni. La situazione più delicata riguarda i convogli in arrivo a Termini.

I TRENI COINVOLTI

TRENI IN RITARDO

FR 9512 Napoli Centrale (5:45) – Milano Centrale (10:50)
FR 9501 Roma Termini (7:00) – Napoli Centrale (8:12)
FR 9610 Roma Termini (7:20) – Milano Centrale (10:35)
FR 9691 Roma Termini (7:25) – Napoli Centrale (8:33)
FB 35606 Roma Termini (6:57) – Torino Porta Nuova (13:40)
IC 703 Roma Termini (7:28) – Bari Centrale (14:00)
RV 3244 Roma Termini (7:05) – Fiumicino Aeroporto (7:37)
R 12226 Roma Termini (6:42) – Civitavecchia (8:04)
R 2379 Roma Termini (6:56) – Napoli Centrale (9:50)
R 7144 Roma Tuscolana (7:03) – Ladispoli-Cerveteri (7:52)
R 26260 Roma Termini (7:15) – Avezzano (9:47)

TRENI CANCELLATI

RV 3248 Roma Termini (7:50) – Fiumicino Aeroporto (8:22)
RV 3251 Fiumicino Aeroporto (8:38) – Roma Termini (9:10)
R 21984 Colleferro (7:37) – Roma Termini (8:34)
R 22844 Latina (8:10) – Roma Termini (8:54)
R 22845 Roma Termini (9:06) – Latina (9:50)

TRENI PARZIALMENTE CANCELLATI

IC 588/589 Roma Termini (10:22) – Trieste Centrale (18:37) : origine da Orte (11:02)
IC 533 Ancona (5:47) – Roma Termini (9:35): limitato a Orte (8:50)
RV 2305 Firenze Santa Maria Novella (6:40) – Roma Tiburtina (10:49): limitato a Chiusi Chianciano Terme (8:29)
RV 2308 Roma Termini (9:02) – Firenze Santa Maria Novella (12:50): origine da Chiusi Chianciano Terme (10:58)
R 7571 Viterbo Porta Fiorentina (6:50) – Roma Termini (8:27): limitato ad Orte (7:43)
R 7145 Ladispoli-Cerveteri (7:10) – Roma Termini (8:03): limitato a Roma Aurelia (7:33)
R 7147 Ladispoli-Cerveteri (7:37) – Roma Termini (8:33): limitato a Maccarese (7:49)
R 12234 Roma Termini (8:42) – Civitavecchia (9:59): origine da Roma Aurelia (9:08)

TRENI INSTRADATI SU PERCORSO ALTERNATIVO TRA ROMA TIBURTINA E ROMA PRENESTINA

FR 9308 Napoli Centrale (7:58) – Torino Porta Nuova (14:20)
FR 9520/9522 Salerno (6:51) – Milano Centrale (12:50)

TRENO INSTRADATO SU PERCORSO ALTERNATIVO TRA ROMA PRENESTINA E ROMA TIBURTINA

FR 9595/9597 Milano Centrale (5:10) – Salerno (11:27)
FR 9603 Milano Centrale (6:00) – Napoli Centrale (10:33)
FR 9511/9513 Milano Centrale (6:10) – Salerno (12:06)

TRENO INSTRADATO SU PERCORSO ALTERNATIVO VIA FORMIA, CON MAGGIO TEMPO DI PERCORRENZA FINO A 60 MINUTI

FR 19400/9414 Napoli Centrale (8:05) – Venezia Santa Lucia (13:34)

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Guasto a Roma Termini: treni soppressi e ritardi fino a due ore

Sul sito web, Trenitalia ha spiegato che è «in corso la riprogrammazione dell'offerta commerciale». La situazione.

Il 13 gennaio 2020 è iniziato con gravi disagi per i pendolari. A causa di un guasto tra Orte e Roma Termini, infatti, alcuni treni sono stati soppressi, mentre altri stanno viaggiando con ritardi fino a due ore. Sul sito web di Trenitalia, alla pagina “Notizie infomobilità“, la società ha stilato un elenco di tutti i convogli coinvolti direttamente e ha specificato che è «in corso la riprogrammazione dell’offerta commerciale». Al momento, la circolazione allo scalo di Roma Termini è in graduale ripresa. Da questa mattina, informa Trenitalia, sono stati cancellati cinque treni. La situazione più delicata riguarda i convogli in arrivo a Termini.

I TRENI COINVOLTI

TRENI IN RITARDO

FR 9512 Napoli Centrale (5:45) – Milano Centrale (10:50)
FR 9501 Roma Termini (7:00) – Napoli Centrale (8:12)
FR 9610 Roma Termini (7:20) – Milano Centrale (10:35)
FR 9691 Roma Termini (7:25) – Napoli Centrale (8:33)
FB 35606 Roma Termini (6:57) – Torino Porta Nuova (13:40)
IC 703 Roma Termini (7:28) – Bari Centrale (14:00)
RV 3244 Roma Termini (7:05) – Fiumicino Aeroporto (7:37)
R 12226 Roma Termini (6:42) – Civitavecchia (8:04)
R 2379 Roma Termini (6:56) – Napoli Centrale (9:50)
R 7144 Roma Tuscolana (7:03) – Ladispoli-Cerveteri (7:52)
R 26260 Roma Termini (7:15) – Avezzano (9:47)

TRENI CANCELLATI

RV 3248 Roma Termini (7:50) – Fiumicino Aeroporto (8:22)
RV 3251 Fiumicino Aeroporto (8:38) – Roma Termini (9:10)
R 21984 Colleferro (7:37) – Roma Termini (8:34)
R 22844 Latina (8:10) – Roma Termini (8:54)
R 22845 Roma Termini (9:06) – Latina (9:50)

TRENI PARZIALMENTE CANCELLATI

IC 588/589 Roma Termini (10:22) – Trieste Centrale (18:37) : origine da Orte (11:02)
IC 533 Ancona (5:47) – Roma Termini (9:35): limitato a Orte (8:50)
RV 2305 Firenze Santa Maria Novella (6:40) – Roma Tiburtina (10:49): limitato a Chiusi Chianciano Terme (8:29)
RV 2308 Roma Termini (9:02) – Firenze Santa Maria Novella (12:50): origine da Chiusi Chianciano Terme (10:58)
R 7571 Viterbo Porta Fiorentina (6:50) – Roma Termini (8:27): limitato ad Orte (7:43)
R 7145 Ladispoli-Cerveteri (7:10) – Roma Termini (8:03): limitato a Roma Aurelia (7:33)
R 7147 Ladispoli-Cerveteri (7:37) – Roma Termini (8:33): limitato a Maccarese (7:49)
R 12234 Roma Termini (8:42) – Civitavecchia (9:59): origine da Roma Aurelia (9:08)

TRENI INSTRADATI SU PERCORSO ALTERNATIVO TRA ROMA TIBURTINA E ROMA PRENESTINA

FR 9308 Napoli Centrale (7:58) – Torino Porta Nuova (14:20)
FR 9520/9522 Salerno (6:51) – Milano Centrale (12:50)

TRENO INSTRADATO SU PERCORSO ALTERNATIVO TRA ROMA PRENESTINA E ROMA TIBURTINA

FR 9595/9597 Milano Centrale (5:10) – Salerno (11:27)
FR 9603 Milano Centrale (6:00) – Napoli Centrale (10:33)
FR 9511/9513 Milano Centrale (6:10) – Salerno (12:06)

TRENO INSTRADATO SU PERCORSO ALTERNATIVO VIA FORMIA, CON MAGGIO TEMPO DI PERCORRENZA FINO A 60 MINUTI

FR 19400/9414 Napoli Centrale (8:05) – Venezia Santa Lucia (13:34)

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Versamenti e restituzioni: i conti dei partiti

Con lo Spazzacorrotti le donazioni sono pubbliche. Anche quelle dei parlamentari. Ma tra polemiche, scissioni e cambi casacca non tutti sono puntuali con i pagamenti. E spesso si tratta di big: da Renzi a Bossi.

Il Movimento 5 stelle ha chiuso l’anno con la polemica sulle restituzioni. Tra chi si è messo in regola all’ultimo istante e chi invece sarà sottoposto al giudizio dei probiviri, il tema tiene banco. «L’85% dei parlamentari è in regola con le restituzioni ai cittadini», hanno fatto sapere i capigruppo cinque stelle di Camera e Senato Davide Crippa e Gianluca Perilli, annunciando l’avvio dei procedimenti per chi non è in regola. Ma la questione non riguarda solo i pentastellati: anche gli altri partiti fanno spesso i conti con le somme che i parlamentari dovrebbero versare alle rispettive tesorerie. E talvolta in primo piano ci sono nomi di peso, come insegna la vicenda dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, che si è scontrato con il Pd, suo ex partito: a fine 2017 l’allora tesoriere Francesco Bonifazi gli aveva fatto notificare un decreto ingiuntivo per recuperare oltre 80 mila euro. Ma ci sono esempi più recenti, da Matteo Renzi a Umberto Bossi. 

LEGGI ANCHE: Le sfide del 2020 su cui il governo si gioca la sopravvivenza

Lettera43.it ha infatti esaminato i documenti sui sostenitori delle forze politiche: con il cosiddetto Spazzacorrotti ogni partito deve pubblicare i nomi, parlamentari compresi, di chi fa una donazione maggiore di 500 euro. E qualsiasi partito chiede almeno quella cifra.

IL PD CHIEDE 1.500 EURO AL MESE

Le situazioni più critiche sono legate a strappi politici. Da quanto si legge sul sito del Pd, alla sezione “trasparenza“, Renzi ha fatto un solo versamento nel 2019: è di 6.500 euro e risale al 25 febbraio. Il Pd chiede ai suoi parlamentari di destinare alle casse del partito 1.500 euro al mese: l’ex presidente del Consiglio, almeno fino a novembre (e da quanto risulta sul file pubblico), ha quindi saldato poco più di quattro quote, nonostante fosse un esponente dem fino ad agosto. Nel documento, poi, il nome di Maria Elena Boschi ricorre una sola volta per un contributo, dell’11 settembre scorso, pari a 6 mila euro, un quadrimestre esatto. L’ex ministra ha però sempre ribadito di essere «in regola con i pagamenti».

inchiesta-open-matteo-renzi-perquisizioni
Matteo Renzi, leader di Italia viva.

ITALIA VIVA…GIÀ AD AGOSTO

Nell’agosto del 2019, quando Italia viva non era stata lanciata ufficialmente, Renzi ha versato 10 mila euro sul conto della nascente creatura politica. Anche Boschi, con due diverse donazioni (una da mille euro e un’altra da 500) ha dato un contributo di partenza a Iv per un totale di 1.500. Una quota che ha coperto un intero trimestre: il minimo di versamento richiesto dal partito renziano è infatti di 500 euro. Singolare è invece il caso accaduto con l’attuale viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani: continua a destinare con precisione la sua quota al Pd, ma ad agosto ha optato per una doppia contribuzione. Una ai dem e un’altra, sempre da 1.500, proprio a Iv. Ascani è tra le renziane che hanno preferito non lasciare il Pd: così dall’estate scorsa non risultano altri versamenti a Italia viva.

salvini nave gregoretti memoria difensiva
Matteo Salvini.

I CONTI DELLE DUE LEGHE

I parlamentari della Lega danno un sostegno importante: 3 mila euro. Cifra decisamente alta che, secondo quanto si è lasciato sfuggire il senatore Ugo Grassi (ex M5s), servirebbe «per contribuire alla progressiva restituzione dei 49 milioni di euro». Per risalire alle donazioni occorre consultare due diversi documenti: quello della Lega Nord e l’altro della Lega per Salvini Premier. Il vecchio Carroccio conta pochi aficionados tra i deputati e senatori: nei vari mesi ricorrono nomi di peso come l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il senatore di lungo corso, Roberto Calderoli, e l’ex sottosegretario all’Economia, Massimo Garavaglia. Sono loro, insieme a un altro sparuto gruppo di sostenitori, a rimpinguare le casse della vecchia Lega. Un’ampia maggioranza di leghisti, invece, contribuisce al rafforzamento economico del nuovo partito, quello tutto a trazione salviniana. In entrambi i casi, stando a quanto pubblicato ufficialmente sui siti, il leader storico, Umberto Bossi, non figura tra i contributori. C’è solo il suo omonimo, il senatore Simone Bossi.

LE DIFFICOLTÀ DI FORZA ITALIA

Da tempo Forza Italia è alle prese con ristrettezze economiche, tanto che il tesoriere, Alfredo Messina, ha dovuto far sentire la propria voce lo scorso anno. «Pagare è un obbligo morale, chi non paga deve capire che è un inadempiente, non si deve sentire un furbo», ha tuonato, spiegando di dover stare dietro a tutti per ottenere la quota mensile che nel caso degli azzurri ammonta a 900 euro al mese. Il documento sui contributi, che si ferma a novembre, riporta che l’ex ministro Renato Brunetta ha fatto un solo bonifico, ad aprile, di 3.600 euro, a copertura del primo quadrimestre. Plausibile che arrivi un altro maxi pagamento a saldo del resto, visto che predilige soluzioni “uniche”. Anche l’ex leader dell’Ugl ed ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini è ferma al primo ottobre con un contributo che però ha coperto il mese di settembre, in cui non figurano versamenti. Il deputato Osvaldo Napoli ha invece dato il suo ultimo contributo il 30 luglio (per coprire agosto), mentre la collega a Montecitorio Daniela Ruffino è ferma al 27 giugno. Un altro deputato, Sestino Giacomoni, ha versato in totale per il 2019 solo due quote, entrambe a ottobre. Un quadro complicato per gli azzurri, che però fa in parte tirare un sospiro di sollievo: secondo Messina solo una parte residuale è indietro con i versamenti.

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Versamenti e restituzioni: i conti dei partiti

Con lo Spazzacorrotti le donazioni sono pubbliche. Anche quelle dei parlamentari. Ma tra polemiche, scissioni e cambi casacca non tutti sono puntuali con i pagamenti. E spesso si tratta di big: da Renzi a Bossi.

Il Movimento 5 stelle ha chiuso l’anno con la polemica sulle restituzioni. Tra chi si è messo in regola all’ultimo istante e chi invece sarà sottoposto al giudizio dei probiviri, il tema tiene banco. «L’85% dei parlamentari è in regola con le restituzioni ai cittadini», hanno fatto sapere i capigruppo cinque stelle di Camera e Senato Davide Crippa e Gianluca Perilli, annunciando l’avvio dei procedimenti per chi non è in regola. Ma la questione non riguarda solo i pentastellati: anche gli altri partiti fanno spesso i conti con le somme che i parlamentari dovrebbero versare alle rispettive tesorerie. E talvolta in primo piano ci sono nomi di peso, come insegna la vicenda dell’ex presidente del Senato, Pietro Grasso, che si è scontrato con il Pd, suo ex partito: a fine 2017 l’allora tesoriere Francesco Bonifazi gli aveva fatto notificare un decreto ingiuntivo per recuperare oltre 80 mila euro. Ma ci sono esempi più recenti, da Matteo Renzi a Umberto Bossi. 

LEGGI ANCHE: Le sfide del 2020 su cui il governo si gioca la sopravvivenza

Lettera43.it ha infatti esaminato i documenti sui sostenitori delle forze politiche: con il cosiddetto Spazzacorrotti ogni partito deve pubblicare i nomi, parlamentari compresi, di chi fa una donazione maggiore di 500 euro. E qualsiasi partito chiede almeno quella cifra.

IL PD CHIEDE 1.500 EURO AL MESE

Le situazioni più critiche sono legate a strappi politici. Da quanto si legge sul sito del Pd, alla sezione “trasparenza“, Renzi ha fatto un solo versamento nel 2019: è di 6.500 euro e risale al 25 febbraio. Il Pd chiede ai suoi parlamentari di destinare alle casse del partito 1.500 euro al mese: l’ex presidente del Consiglio, almeno fino a novembre (e da quanto risulta sul file pubblico), ha quindi saldato poco più di quattro quote, nonostante fosse un esponente dem fino ad agosto. Nel documento, poi, il nome di Maria Elena Boschi ricorre una sola volta per un contributo, dell’11 settembre scorso, pari a 6 mila euro, un quadrimestre esatto. L’ex ministra ha però sempre ribadito di essere «in regola con i pagamenti».

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Matteo Renzi, leader di Italia viva.

ITALIA VIVA…GIÀ AD AGOSTO

Nell’agosto del 2019, quando Italia viva non era stata lanciata ufficialmente, Renzi ha versato 10 mila euro sul conto della nascente creatura politica. Anche Boschi, con due diverse donazioni (una da mille euro e un’altra da 500) ha dato un contributo di partenza a Iv per un totale di 1.500. Una quota che ha coperto un intero trimestre: il minimo di versamento richiesto dal partito renziano è infatti di 500 euro. Singolare è invece il caso accaduto con l’attuale viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani: continua a destinare con precisione la sua quota al Pd, ma ad agosto ha optato per una doppia contribuzione. Una ai dem e un’altra, sempre da 1.500, proprio a Iv. Ascani è tra le renziane che hanno preferito non lasciare il Pd: così dall’estate scorsa non risultano altri versamenti a Italia viva.

salvini nave gregoretti memoria difensiva
Matteo Salvini.

I CONTI DELLE DUE LEGHE

I parlamentari della Lega danno un sostegno importante: 3 mila euro. Cifra decisamente alta che, secondo quanto si è lasciato sfuggire il senatore Ugo Grassi (ex M5s), servirebbe «per contribuire alla progressiva restituzione dei 49 milioni di euro». Per risalire alle donazioni occorre consultare due diversi documenti: quello della Lega Nord e l’altro della Lega per Salvini Premier. Il vecchio Carroccio conta pochi aficionados tra i deputati e senatori: nei vari mesi ricorrono nomi di peso come l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, il senatore di lungo corso, Roberto Calderoli, e l’ex sottosegretario all’Economia, Massimo Garavaglia. Sono loro, insieme a un altro sparuto gruppo di sostenitori, a rimpinguare le casse della vecchia Lega. Un’ampia maggioranza di leghisti, invece, contribuisce al rafforzamento economico del nuovo partito, quello tutto a trazione salviniana. In entrambi i casi, stando a quanto pubblicato ufficialmente sui siti, il leader storico, Umberto Bossi, non figura tra i contributori. C’è solo il suo omonimo, il senatore Simone Bossi.

LE DIFFICOLTÀ DI FORZA ITALIA

Da tempo Forza Italia è alle prese con ristrettezze economiche, tanto che il tesoriere, Alfredo Messina, ha dovuto far sentire la propria voce lo scorso anno. «Pagare è un obbligo morale, chi non paga deve capire che è un inadempiente, non si deve sentire un furbo», ha tuonato, spiegando di dover stare dietro a tutti per ottenere la quota mensile che nel caso degli azzurri ammonta a 900 euro al mese. Il documento sui contributi, che si ferma a novembre, riporta che l’ex ministro Renato Brunetta ha fatto un solo bonifico, ad aprile, di 3.600 euro, a copertura del primo quadrimestre. Plausibile che arrivi un altro maxi pagamento a saldo del resto, visto che predilige soluzioni “uniche”. Anche l’ex leader dell’Ugl ed ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini è ferma al primo ottobre con un contributo che però ha coperto il mese di settembre, in cui non figurano versamenti. Il deputato Osvaldo Napoli ha invece dato il suo ultimo contributo il 30 luglio (per coprire agosto), mentre la collega a Montecitorio Daniela Ruffino è ferma al 27 giugno. Un altro deputato, Sestino Giacomoni, ha versato in totale per il 2019 solo due quote, entrambe a ottobre. Un quadro complicato per gli azzurri, che però fa in parte tirare un sospiro di sollievo: secondo Messina solo una parte residuale è indietro con i versamenti.

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