Nessun accordo è stato trovato sulla regolazione globale del mercato del carbonio. A fare muro i Paesi più inquinanti come Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Brasile e Arabia Saudita. La rabbia degli ambientalisti.
Delusione degli ambientalisti e di molti Paesi alla Cop25 di Madrid perché non si è riusciti a raggiungere un accordo sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi sulla regolazione globale del mercato del carbonio, il nodo più difficile da sciogliere. La plenaria dei 196 Paesi più l’Ue per il via libera al documento finale non ha trovato un accordo e alcuni delegati hanno espresso la forte delusione su questo punto dell’Agenda dei lavori. Se ne dovrebbe riparlare a Bonn nel giugno 2020.
IL MURO DEI SOLITI NOTI
I Paesi più inquinanti – Stati Uniti, CinaA, India, Giappone, Brasile, Arabia Saudita e altri – si sono sottratti alla loro responsabilità di ridurre le emissioni di gas serra. Nonostante le accese richieste di azione immediata per il clima da parte dei Paesi vulnerabili, della società civile e di milioni di giovani di tutto il mondo, rileva il Wwf, «i grandi responsabili delle emissioni di CO2 hanno ostacolato gli sforzi per accelerare la marcia e mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C. Sebbene questa conferenza fosse stata definita come la ‘COP dell’ambizione’, a Madrid è stata evidente la mancanza della volontà politica necessaria a rispondere alle indicazioni della comunità scientifica».
LA RABBIA DEGLI AMBIENTALISTI
«Sembra che la Cop25 di Madrid stia fallendo. La scienza è chiara, ma la si sta ignorando. Qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai. Abbiamo solo appena iniziato», ha scritto su Twitter l’attivista Greta Thunberg.
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è setto «deluso» dai risultati della conferenza sul clima Cop25, affermando che «la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione» nell’affrontare la crisi dei cambiamenti climatici.
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