Elia Del Grande, autore nel 1998 della “strage dei fornai” ed evaso una settimana fa dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia (Modena) in cui si trovava da settembre, ha scritto da una località segreta una lunga lettera a Varese News, spiegando il motivo del suo allontanamento dalla struttura a cui era stato assegnato dopo aver scontato 26 anni e 4 mesi di carcere, perché giudicato ancora socialmente pericoloso.
La lettera scritta da Del Grande a Varese News
«Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a risocializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari dismessi nel 2015», spiega Del Grande, aggiungendo che «l’attività lavorativa esistente è identica a quella dei regimi carcerari» e che «le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola con sbarre, cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenziati, regole e doveri». Poche le differenze: «Chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero, nessuna liberazione anticipata, nessun rapporto disciplinare, ma solo proroghe da sei mesi in su che servirebbero, in teoria e non in pratica, a riabituare il sottoposto a misura di sicurezza al tessuto sociale esterno». Nella lettera, Del Grande racconta di aver «ritrovato una compagna, un equilibrio, i pranzi, le cene, il pagare le bollette, le regole della società», ma che tutto questo è «svanito nel nulla per la decisione di un magistrato di Sorveglianza», che lo ha «nuovamente rinchiuso» facendogli fare «almeno mille passi indietro».
La “strage dei fornai” del 1998, l’arresto e la condanna
Il 7 gennaio 1998, quando aveva 22 anni, Del Grande sterminò a colpi di fucile la famiglia a Cadrezzate (Varese): il padre Enea, 58 anni, la madre Alida, 53, e il fratello Enrico, 27, che insieme gestivano una panetteria. Fuggì in Svizzera, ma fu arrestato e poi confessò il triplice delitto: alla base contrasti legati alla sua frequentazione con una ragazza della Repubblica Dominicana. Del Grande ha scontato in carcere 25 dei 30 anni ai quali era stato condannato in Appello, dopo l’ergastolo in primo grado e il riconoscimento della semi-infermità mentale. In libertà vigilata si è però reso protagonista di furti e molestie nei confronti del vicinato; da qui la decisione del tribunale di Sorveglianza alla misura cautelare del collocamento nella struttura dove si trovava da settembre e in cui avrebbe dovuto trascorrere in tutto sei mesi, perché ritenuto socialmente pericoloso.
